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LA SACCA DI AMHERST

DI ALBERT

cluborlov.blogspot.it

Abbiamo avuto la buona sorte di essere fuori dagli Stati Uniti negli ultimi 3 mesi e perciò siamo stati in grado di leggere notizie non alterate dalla solita cricca che controlla i media. L’universo parallelo occupato dalle notizie statunitensi è particolarmente penoso quando si tratta di argomenti come la situazione in Ucraina. Ultimamente abbiamo assistito alla controffensiva dei ribelli che hanno circondato e un po’ alla volta sterminato l’armata fantoccio della NATO nella regione del Donbass, intorno al nodo ferroviario di Debaltsevo, in una manovra militare definita “sacca”.

È stata eseguita da volontari equipaggiati con armi leggere, mortai e lanciarazzi, che hanno messo a segno una memorabile vittoria contro i battaglioni dell’Impero che hanno attaccato con carri armati e artiglieria pesante e il supporto dei droni e degli AWACS della NATO. 

I russi si ricordano sin troppo bene cosa sia una “sacca”. Nell’inverno del 1941-1942, durante il Blitz della Wehrmacht su Stalingrado, il ramo settentrionale dell’offensiva tedesca fu bloccato e circondato tra le colline di Valdai, vicino alla città di Demyansk. Qui, ben nove armate di Stalin attaccarono l’Heeresgruppe Nord (il gruppo armate nord) del maresciallo Wilhelm Ritter von Leeb con l’obiettivo di rompere l’assedio di Leningrado e respingere gli invasori verso ovest, lontano da Mosca. I tedeschi avevano di fronte un nemico largamente superiore mentre si gelavano nelle logore uniformi estive.

Le unità tedesche tagliate fuori formarono dei capisaldi nei villaggi che erano stati bypassati dalle truppe d’assalto dell’armata rossa, e per conquistarli fu necessario deviare continuamente delle unità sovietiche di rincalzo. Alcuni capisaldi si arresero, mentre altri resistettero per settimane. Hitler pretese che Demyansk fosse tenuta ad ogni costo, perciò ai comandanti tedeschi fu negata ogni libertà di azione necessaria per evitare una manovra di aggiramento da parte dei Russi. Il 9 Febbraio, le linee di rifornimento via terra furono interrotte e in tal modo si creò la “Kessel” (sacca) di Demyansk. Per fortuna dei tedeschi, la Luftwaffe, con 265 aerei, riuscì a rifornire i 100.000 soldati intrappolati fin quando l’accerchiamento a Marzo venne spezzato. 

Il che ci porta al momento attuale. Ci siamo scervellati nel cercare una storia analoga con cui spiegare la guerra in Ucraina – che inaugura la nuova guerra fredda fra USA e Russia – ai cittadini americani le cui uniche fonti di informazione sono il New York Times, la CNN e la Fox. È abbastanza facile informarsi su Russia Today oppure leggere blog come il Club Orlov, eppure la maggior parte della gente non lo fa. E così assorbono le minacce di guerra dei vertici di Washington, come se ci fosse qualche pericolo reale a giustificarli. L’analogia che abbiamo fatto, sebbene imprecisa e goffa, purtuttavia aiuta a illustrare la rottura psicotica con la realtà presente nei media americani. Immaginate, come esempio, la regione del New England con New York al posto dell’Ucraina, con Albany nel ruolo di Kiev, il Maine in quello della Crimea e il Canada in quello della Russia. Per far si che questa analogia funzioni, dovremo presumere che in un certo momento New York abbia a subire un inaspettato disastro senza qui specificarne la causa.

I banchieri di Wall Street osservano con diffidenza dai loro attici il potere che viene acquisito da movimenti populisti come Occupy, specialmente ad Albany ma anche negli USA. Intenzionati a sbarrar loro la strada, per timore che la rivolta contro i loro interessi possa prendere slancio, decidono di convogliare milioni di dollari verso agitatori di estrema destra al fine di causare gravi disordini… per poi rimettere ordine nel caos che ne consegue (questa parte del loro piano è sempre un po’ vaga, ma non sono riusciti a pensare qualcosa di meglio). 

Sfortunatamente, gli unici agitatori di estrema destra psicologicamente normali che sono riusciti a trovare non passano l’esame fisico a causa del sovrappeso e sono permanentemente incollati alle loro enormi televisioni al plasma con le bocche piene di sandwich al formaggio, e quindi devono passare a candidati di seconda scelta: skinheads, neo-nazisti, fanatici di armi e preppers [gente che si prepara a cataclismi globali]. Un funzionario governativo ha il compito di sfamare e organizzare queste ciurma di reietti.

Dopo una improvviso e pesante crollo delle borse, l’economia precipita in caduta libera e gli eventi vanno fuori controllo. Raduni anarchici avvengono in tutto il New England. Nel Connecticut la proprietà di un noto broker della Goldman Sachs viene devastata e su YouTube sono postati dei video che mostrano i suoi preziosi candelieri e i rubinetti d’oro. In tutto il New England, le pressioni della massa spingono i legislatori a varare riforme radicali. Un nuovo “codice di comportamento” delle riforme bancarie, destinato a rompere i cartelli della finanza e perseguire le truffe viene attuato negli stati strappando l’iniziativa alla stanca burocrazia a livello federale.

Poi arriva il grande giorno che cambia tutto. Inizia con una piccola manifestazione di protesta ad Albany, contro la quale la polizia di stato, come da copione, esagera nelle repressione. A questo punto un gruppo di cecchini, alcuni di origine ignota, uccidono un centinaio di persone fra manifestanti e poliziotti. Dopo l’incidente, un gruppo di rivoltosi, alcuni dei quali al soldo di Wall Street e coordinati dal dipartimento di stato USA, conquistano il Campidoglio di Albany. Con sorpresa di tutti, la Guarda Nazionale di New York passa dalla parte dei ribelli. Nonostante gli appelli accorati del Premier canadese, Washington non invia truppe a ripristinare l’ordine.

Nell’anarchia in cui si trova Albany, uno gruppetto di facce nuove vince i referendum in tutto lo stato e forma un nuovo governo. Questo viene subito riconosciuto da altri luoghi dell’emergente “nuova Federazione del New England”, i cui stati vogliono unanimemente mettere da parte i banchieri e la loro corruzione ampliando il campo di applicazione del codice di comportamento. Ma anche le teste calde al soldo dei federali si muovono rapidamente per consolidare il potere, facendo approvare un’ampia gamma di leggi repressive. Alcuni stati nel New England provano a prendere le distanze, mentre altri li appoggiano. Il Maine sorprende tutti decidendo di non voler aver nulla a che fare con tutto questo e vota per la secessione e l’annessione al Canada. Washington dichiara di volersi riprendere il Maine ma si mette in una situazione difficile con il Canada, le cui risorse di combustibili fossili gli sono indispensabili.

Allora, Washington decide di imporre delle sanzioni. A Céline Dion viene negato il visto e deve cancellare il suo show a Las Vegas. A Steven Colbert, Justin Bieber e altri canadesi viene riservato lo stesso trattamento. I prezzi dell’oro e dell’argento vengono spinti artificialmente al ribasso, danneggiando il maggiore fondo pensioni canadese, e un attacco speculativo sul dollaro canadese fa crollare temporaneamente al ribasso il suo tasso di cambio.

Ma ora il gioco si fa interessante. Dopo aver insediato i suoi pazzoidi ad Albany, Washington non è più in grado di controllarli. È un esempio da manuale di un effetto collaterale imprevisto. Atterriti, gli stati dell’Est vedono i loro diritti civili revocati, chi non è residente a New York viene apertamente discriminato e vengono instaurate leggi draconiane e tasse esorbitanti. Tutti i newyorkesi di età fra i 15 e i 65 anni sono arruolati nella milizia di New York. Oltre 700.000 tra loro si rifiuta di servire e si rifugia in Canada, dove altri 100.000 sono fuggiti da altri stati. Con quasi tutti gli abili alle armi diretti al confine, le reclute di Albany possono essere descritte come il “fondo del barile”. Molti di loro si rivelano essere molto interessati a saccheggi e ad abusi di potere, ma quando si tratta di combattere sono molto veloci nell’abbandonare le armi e darsela a gambe oppure ad arrendersi.

Il Massachusetts, il Vermont e il New Hampshire iniziano a protestare contro le leggi oppressive di Albany e iniziano a ritirare il loro sostegno. Albany reagisce sproporzionatamente e invia la sua Guardia Nazionale per una operazione antiterrorismo volta a schiacciare una grande manifestazione a Boston, con il pretesto di rispondere ad una richiesta di aiuto del Massachusetts . Quando i gas lacrimogeni e gli spray al peperoncino fanno infuriare la folla, la Guardia inizia a battere isolato per isolato con carri armati e blindati. Quando questa tattica non riesce a causa dell’estrema ostilità della popolazione locale, la Guarda si ritira nella periferia e inizia a cannoneggiare la città da una distanza di sicurezza.

La Guardia Nazionale si trincera nell’aeroporto internazionale di Logan e da lì inizia una cannoneggiamento sistematico di tutta la città che riduce in macerie un numero di bersagli civili simbolici, come la Boston Symphony, il museo delle Belle Arti e la Faneuil Hall. L’operazione di bombardamento fallisce totalmente: quando un missile balistico distrugge la Boston Latin School durante l’orario scolastico, interi quartieri di Boston si arruolano con i volontari del Massachusetts. Le reclute demoralizzate e i reietti pazzoidi schierati da Albany ora si trovano di fronte l’intera classe dei lavoratori di Boston, determinata a cancellarli dalla faccia della terra.

Oltre ad i residenti, numerosi alunni delle tante scuole ed università di Boston prendono le armi per difendere la loro alma mater. I dottorandi del MIT si specializzano nel disturbare e nel bloccare le comunicazioni di Albany, cosa che possono fare più o meno senza opposizione, mentre i dottorandi di Harvard lanciano una campagna di pubblicità che neutralizza la propaganda e la disinformazione di Albany. Gli studenti dell’università di Boston lavorano clandestinamente a distruggere la capacità del nemico di precisare, punteggiare e fare somme [?]. Le studentesse della scuola musicale di Berkley fanno del loro meglio per intrufolarsi nei letti dei nemici e infettarli con malattie veneree. E queste sono solo 4 di una lista di oltre un centinaio di istituzioni con un alto livello di cultura.

Quando i volontari riescono a riprendere il controllo dell’aeroporto, che è stato del tutto raso al suolo, scoprono numerosi seminterrati e tunnel di comunicazione colmi di cadaveri. Oltre ad gli schizzati di New York, identificano un gran numero di membri della Blackwater/Academi, qualche Navy Seal, qualche membro della Homeland Defense, più un certo numero di terroristi islamici. Li lasciano dove stanno e murano gli ingressi. 

Quando vengono tenute manifestazioni di supporto a Burlington e Brattleboro, Albany manda anche lì una task force antiterrorismo, clandestinamente equipaggiata dal Pentagono con missili, carri armati e artiglieria. Tuttavia, non volendo rendere troppo evidente quella mano occulta, il controllo delle operazioni viene lasciato ai pazzoidi di Albany, che, non essendo abituati alle manovre militari, si perdono e si trovano accerchiati ad Amherst, nel Massachusetts occidentale e vengono lentamente decimati dai volontari.

La Guardia Nazionale si trova ora impantanata nella neve, intrappolata nel gelo, eppure continua l’eccidio di qualsiasi residente che riescono a trovare, perché non hanno null’altro che gli resta da fare mentre Washington si trova di fronte ad un dilemma. Mandare o non mandare la 82sima divisione aviotrasportata a soccorrerli, come esige John McCain? Il Canada si fa avanti come intermediario per una tregua fra i ribelli e la guardia di New York accerchiata, ma vuoi perché nessuno ad Albany da ordine di soccorrere le unità accerchiate, vuoi perché i loro ordini vengono ignorati, i combattimenti nella sacca proseguono.

Mentre la Guardia Nazionale si arrende e scappa, abbandonano ai volontari una ottantina di carri che difettano solo di batterie nuove, di un cingolo o di un pieno di carburante, centinaia di blindati in condizioni in simili, vagoni ferroviari colmi di munizioni, artiglieria e mortai in quantità e innumerevoli mitragliatrici. I volontari del Massachusetts ora hanno tutte le armi che servono ad equipaggiare 100.000 combattenti e marciare fino ad Albany, ma lo scontento della Guardia Nazionale potrebbe farla esplodere prima che possano arrivare.

Qual’è ora la risposta di Washington? In una sorta di psicosi collettiva, il primo ministro canadese viene incolpato per tutto quel che è accaduto. La flotta di Norfolk viene spostata appena fuori Halifax, dove perde tempo a vagare senza meta. Altre stelle del cinema e della musica, tra cui Anna Paquin, Seth Rogan, Ellen Page e Mike Meyers vengono individuate e viene loro negato il visto. Circolano vocii di piani che contemplano un’invasione delle sabbie bituminose dell’Alberta se il Canada non cessa di armare i ribelli, nonostante non vi sia alcuna evidenza che i volontari del Massachusetts stiano usando qualcosa in più alle armi che hanno sottratto alla guardia nazionale, più altri trofei presi come bottino nelle molte battaglie vinte.

Albany è presentata come il difensore della libertà della regione e del governo legittimo, con l’implicazione che ciò porterà tutta la regione sotto il potere di Washington se vengono concessi più tempo, denaro ed armi. Nessun giornalista si è preso il disturbo di intervistare gli abitanti del Vermont oppure di andare nel Maine per cercare di capire come stanno andando le cose ora che questo è diventato una provincia del Canada. Sicuramente nessuno si avventura nei dintorni di Amherst, che è diventata una zona pesantemente minata e un cimitero di carri armati e cingolati abbandonati. E nessuno sforzo viene fatto per cercare di capire cosa sia successo; invece, si fa ogni sforzo per presentare i canadesi come dei criminali assetati di sangue con ambizioni imperiali.

La reazione canadese a tutto ciò resta, come era da aspettarsi, di basso profilo. Sembra che il clima rigido del nord non faciliti le tempestose manifestazione dell’opinione pubblica. Nonostante le provocazioni e la sospensione degli stipendi, i canadesi si rifiutano di tagliare l’elettricità proveniente dalla HydroQuébec. Dopo aver dato il benvenuto al Maine all’interno della Confederazione, i canadesi limitano il loro impegno nel conflitto alla fornitura di aiuti umanitari tramite lunghissimi convogli di camion con il simbolo della foglia bianca di acero, ad aprire i loro confini meridionali a tutti i rifugiati, e ad una diplomazia molto attiva mirata alla cessazione delle ostilità.

Questa non è affatto una perfetta analogia, ma considerate ciò che i media statunitensi stavano raccontando quando gli eventi della sacca di Debaltsevo sono stati rivelati. Non c’è stata quasi nessuna menzione della sacca, o dei i motivi dell’ultima tregua per la quale sono state necessarie 17 ore di negoziati, e che è durata solo pochi minuti, fino a quando le forze ucraine hanno riaperto di nuovo il fuoco, ignorando apertamente gli ordini ricevuti. La MSNBC ha solo letto per la stampa le direttive del Dipartimento di Stato e il resto dei media ha per lo più riciclato le dichiarazioni di noti chiacchieroni deliranti come Bill O’Reilly e Rush Limbaugh. 
Una differenza evidente fra le due narrative è che è molto improbabile che le masse rincitrullite degli Stati Uniti potrebbero mai organizzare una efficace opposizione alla loro oligarchia che li domina, quindi il nostro racconto è destinato ad essere solo una fiction. 
Ma in Ucraina l’incubo è reale, va avanti e non finirà bene per nessuno, nemmeno per gli oligarchi che lo hanno iniziato. 

Albert

Albert

Fonte: http://cluborlov.blogspot.it

Link: http://cluborlov.blogspot.it/2015/02/the-amherst-cauldron.html

24.03.2015

Traduzione per www.comedonchsciotte.org a cura di THERSITHES (rivisto e corretto da OLDHUNTER)

Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    A proposito della sacca di Debalstevo, qualcuno sa dove trovare gli esiti
    dell’identificazione di morti, feriti e prigionieri? Tutti a giurare che non
    erano solo ucraini, ma le percentuali?

  • geopardy

    Caro Alberto, penso che, se fosse vero della presenza della Nato o Blackwater tra i combattenti, saranno stati presi accordi a Minsk per non rivelarlo, almeno fino a crisi finita (speriamo presto).

    Se fosse vero, credo, sarebbe una pessima pubblicità per la Nato, messa all’angolo da un manipolo di ribelli.
    Per ora solo ipotesi, anche se, sinceramente, credibili, visto il contesto di non adesione di tantissimi ucraini e fufhe verso la Russia e non solo dei russofoni.
    Conosco un paio di famiglie ucraine che vivono qui ed hanno rifiutato il richiamo alle armi di Poroscemo, perchè avevano zii in Donbass e non avrebbero mai combattuto contro i loro zii.
  • AlbertoConti

    Grazie, penso anch’io che sia come dici tu.
    Del resto si sa che la prima
    vittima di ogni guerra è la verità.

    Tuttavia questo è un caso speciale,
    delicatissimo, che contiene implicazioni enormi, come la possibilità di un
    conflitto nucleare, chiaramente coinvolgente il mondo intero.

    Ci si
    lamenta continuamente delle manipolazioni mediatiche sull’argomento, e parimenti
    della colpevole indifferenza dell’opinione pubblica verso i mezzi d’informazione
    alternativi, accessibilissimi via internet, che dipingono un quadro opposto a
    quello maistream.

    Un accordo tra le parti per nascondere un’informazione
    così dirimente, coprendola col segreto militare, non mi pare tollerabile in
    questo caso, soprattutto da parte russa, che si proclama (e ne sono
    convintissimo anch’io) la vittima di un agressione pretestuosa quanto
    gravissima.

    Siamo tutti coinvolti, ed abbiamo il diritto alla verità
    subito.

  • Neriana

    Non se se c’erano soldati NATO a Debaltstevo, ma sicuramente c’erano le PMC( private militarz company, almeno secondo questo link

    http://www.pressenza.com/it/2015/02/usa-e-blackwater-nel-conflitto-ucraino/ [www.pressenza.com]

    che dice :

    Secondo fonti ancora da confermare sembra che tra le truppe rimaste intrappolate nell’accerchiamento dei separatisti, ci siano  anche 150 soldati nordamericani, [www.globalresearch.ca] certa è la presenza nel Dombass di circa 400 mercenari dell’impresa americana Academi, [rt.com] prima meglio conosciuta come Blackwater. I soldati fanno parte di una divisione di contractors privati  della società americana “Academi” chiamata “409th Contracting Support Brigade” [www.army.mil]  sbarcati in Ucraina già a partire del Settembre 2014 a supporto dell’operazione “Rapid Trident 14″ [www.eur.army.mil],  missione riportata anche nel sito “Eur.army.mil”, dichiarato pagina ufficiale del United States Army in Europe (Esercito USA in Europa).


    Confermata anche la presenza di soldati USA  in Ucraina che hanno fornito addestramento e supporto logistico alle truppe dell’esercito ucraino di Poroshenko. [www.defensenews.com] 


    Così come parrebbero essere confermate anche le notizie di un coinvolgimento di   truppe russe equipaggiate di armamenti pesanti e impegnate  [www.dailymail.co.uk]nel fronte del Dombass


    Confermato inoltre il supporto logistico e
    l’addestramento dell’esercito ucraino da parte degli Stati Uniti,
    infatti sempre secondo il sito ufficiale dell’esercito statunitense
    Army.mil,  il 12 Febbraio viene pubblicato un articolo dal titolo “ Radar mission to Ukraine proves challenging, successful” [www.army.mil] (Importante
    successo della missione Radar in Ucraina), altro non è che il resoconto
    dell’addestramento all’uso di tecnologie Radar fornite dall’esercito
    degli Stati Uniti alle truppe ucraine.


    Notizia invece mai confermata dalla NATO ma pubblicata  dall’agenzia Sputnik [sputniknews.com]  su grossi quantitativi di armi pesanti che sarebbero state fornite dalla NATO all’esercito regolare dell’Ucraina. A
    conferma della notizia, l’agenzia Sputnik riporta il documento
    trafugato dagli hackers, dove si può vedere il contratto di fornitura
    firmato dalla segreteria della Casa Bianca e il ministero delle difesa
    ucraino.


    Più di 300 soldati ucraini che si sono arresi oggi alle truppe separatiste, hanno dichiarato che “il
    comando statunitense, dal quali prendevamo informazioni logistiche, ci
    indicava di dirigere il fuoco in zone in cui a nostra insaputa erano
    presenti forti concentrazioni di abitazioni civili.”

  • viviana

    io ricordo bene di aver letto che non pubblicherano dati di questo tipo proprio da parte dei separatisti. A distanza di un mese e dura trovare il post che penso era Colonnello Cassad (dopo il 17 febbraio,  http://colonelcassad.livejournal.com/2015/02/12/ ) o Voicesevas.ru (dopo 17 febbraio,  http://voicesevas.ru/page/103/ )

  • viviana
  • Iside

    Era stato creato un corrdoio per far uscire le truppe ucraine che si arrendevano, non sono morti tutti. I morti sono quelli dei combattimenti prima della resa. Credo che sia probabile che si siano accordati per far uscire i militari nato (inclusi militari usa, germania e francia) per questo corridoio. 

    Credo che sia piú che plausibile, dato il modo con cui la merkel e hollande si sono precipitati a mosca non appena la sacca si era chiusa.
  • Cataldo

    Se non dobbiamo cascare nella propaganda di segno US-NATO nemmeno dobbiamo farlo  in quella di segno opposto

    "È stata eseguita da volontari equipaggiati con armi leggere, mortai e lanciarazzi".
    Non mi risulta proprio, si è trattato invece di una operazione molto ben coordinata, con precisi bombardamenti di GRAD, che non sono certo armi leggere, operati dall’unita indipendentista "Fantasma" che ad oggi è il vero asso nella manica dei resistenti del’est ucraino, che quando appare sul campo bombarda con velocità e precisione figlie di un ampio ed efficace supporto informativo tattico di livello avanzato, che comprende sicuramente una base satellitare ed aggiornamenti in tempo reale humint e con droni a corto raggio.  Il corridoio si è reso necessario sopratutto  per esfiltrare i vari cani da guerra esteri presenti, ma le armi pesanti le hanno dovute lasciare .

  • clausneghe

    Amici, la verità è sempre nascosta..per questo Diogene usava la lampada..

    Ma per sentire buone voci fuori dal coro stonato della catena mainstream, consiglio questi tre Siti web, io li seguo da molti mesi, e posso dire che mi danno un buon polso della situazione reale, a patto naturalmente di conoscere il Russo o almeno di aver un buon traduttore google e saperlo ben interpretare, traducendo i noti sfondoni del robot.
    Questi sono i siti , non vi metto il link perchè mi sarebbe difficoltoso, ma li potete trovare con il motore di ricerca digitando: Colonel Cassad (è un analista militare Russo e possiede una buona abilità di Blogger, pubblica tre pezzi interessanti al giorno, il più affidabile sulle questioni belliche, a mio parere. Poi c’è l’ormai famoso Saker. Blogger anche lui ex analista militare Russo, emigrato in America da dove scrive. E’ intelligente e sa scrivere bene. Ancora, e forse è il più informato, Igor Strelkov anche lui colonello artefice della prima vittoria di Novorossya, poi cacciato, sembra, da gruppi politicamente gelosi e rivali. Hanno anche loro le mafie ecc.
    Il tutto supportato da autentici video, a volte presi in streaming direttamente dai campi di battaglia.
    Le informazioni ci sono, solo che come si sa, non c’è peggior sordo di chi ecc. ecc.. come i nostri idioti politicanti dimostrano fin troppo bene.
  • viviana

    Touché!

    E, visto il bottino, hanno preso gusto e adesso (vicino a Mariupol, Shirokino) stanno dando la caccia ad un nuovo acquisto degli ucraini > battle tank K2 "Black Panther" ( https://twitter.com/hashtag/shirokino )

    http://dnr-news.com/video/16908-tank-chernaya-pantera-v-shirokino.html
    https://translate.google.com/translate?hl=it&sl=ru&tl=it&u=http%3A%2F%2Fdnr-news.com%2Fvideo%2F16908-tank-chernaya-pantera-v-shirokino.html

  • MassimoContini

    condivido Cataldo

  • lucamartinelli

    La tua analisi è ineccepibile. Certamente c’è l’assistenza di intelligence (e forse di più) dei Russi.

  • Valdez

    Anche io seguo le stesse fonti: the Saker, sputnik ecc., e ho seguito Colonel Cassad e Igor Strelkov, poi mi è capitata una traduzione da Aurora Sito di Alessandro Lattanzio, quello dei quattro froci 🙂

    Dunque, Alessandro Lattanzio traduce un pezzo tratto Friend, che è un sito in russo e viene tradotto dal russo in inglese da Kristina Rus per il sito Fort Russ. Qui c’è il link di Aurora Sito:

    https://aurorasito.wordpress.com/2015/03/08/i-due-pilastri-della-russa-maidan-o-cosa-hanno-nemtsov-e-strelkov-hanno-in-comune/

    Questo è il link originale in russo:

    https://friend.livejournal.com/1762463.html

    e questa è la traduzione in inglese di Fort Russ:

    http://fortruss.blogspot.it/2015/03/the-two-pillars-of-russian-maidan-or.html

    Non ho capito chi è l’autore, ma se questo ha ragione, ‘sti due sono dei traditori. Non so dare un giudizio ma comunque una scampanata me l’ha data.

  • Valdez

    Mi sembra il minimo. Mai fare i conti senza l’oste.

  • Iside

    tra questi seguo costantemente the saker, almeno lui non ha dato dettagli a riguardo.

  • geopardy

    Hai ragione sulla pretesa, ma appunto, proprio per la delicatezza della questione la segretezza, anche da parte russa, è doverosa.

    Bisognerebbe conoscere gli accordi per far tacere i russi sulla eventuale questione, altrimenti…
    Cosa è cambiato da Minsk, a parte il relativo cessate il fuoco?
    Da ieri l’Ucraina non prende più il gas "direttamente" dalla Russia, ma prende quello inverso dalla UE, il fatto è che, sia dall’Ungheria (il principale fornitore attuale), che da qualsiasi paese limitrofo, il gas "inverso" è sempre quello russo (sembra un gioco delle parti, ma è così), quindi, glielo rivendono al prezzo maggiorato, sicuramente, di quello che avevano prima dei casini di Kiev.
    Oggi ho letto una dichiarazione di Jantsenjuk, nella quale sosteneva che, a causa della guerra del Donbass, l’Ucraina ha perso un quarto della propria economia e che era ora di cambiare la costituzione e per via, addirittura, referendaria.
    In più il governo sta cercando di privare l’oligarca israelo-ucraino dei capitali plubblici depositati nella sua banca privata e che riguardano la più grande compagnia energetica del paese.
    Non sembrano più i toni bellicosi di qualche tempo fa, ma molto più concilianti per tutte le parti in causa e molto più democraticamente (almeno a parole) rispetto alle nostre istituzioni.
    Una cosa non detta, magari, potrebbe convenire, chissà?