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LA RUSSIA STA PIANIFICANDO IL PETROLIO A 40 DOLLARI AL BARILE, COME RISPOSTA ALLA PROVA DI FORZA SAUDITA


DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD

‘Vivremo in una realtà diversa’, ha dichiarato un alto funzionario del Cremlino. Il messaggio è mirato all’Arabia Saudita, in guerra per le ‘quote di mercato’.

La Russia sta preparandosi al peggio, conseguenza del biblico crollo dei ricavi provenienti dal petrolio, avvertendo che i prezzi, per i prossimi sette anni, potrebbero restare ad un minimo di 40 dollari al barile [usd/b].

Il Vice Ministro delle Finanze Maxim Oreshkin ha detto che il paese sta elaborando dei piani fino al lontano 2022, basati su una fascia di prezzo compresa fra i 40 e i 60 usd/b. Uno scenario devastante per l’Opec.

Sarebbe un disastro anche per i produttori del Mare del Nord, per i progetti off-shore del Brasile e per gli indebitati produttori occidentali. “Vivremo in una realtà diversa”, ha dichiarato in un forum ospitato dal quotidiano russo Vedomosti.

L’’esplosione a freddo’ di Mosca è arrivata quando il greggio degli Stati Uniti è precipitato a 35,56 usd/b, preso a pugni dai forti contrasti che sono emersi all’interno dell’Opec durante la riunione della scorsa settimana. Contrasti i cui effetti sono stati amplificati dalle posizioni ribassiste degli ‘hedge funds’.

Bank of America ha dichiarato che all’interno dell’Opec esiste il rischio di una vera e propria ‘guerra dei prezzi’, visto che Arabia Saudita e Iran stanno combattendosi attraverso il mercato del petrolio, nell’ambito della nota ed aspra rivalità strategica.

Il Brent è sceso a 37,41 usd/b, nonostante la domanda stia crescendo vivacemente. E’ il livello più basso dalla ‘crisi Lehman’ dei primi mesi del 2009. Ma questa volta si tratta di uno ‘shock da offerta’ con effetti positivi per l’economia mondiale nel suo complesso.

L’’Agenzia Internazionale per l’Energia’ [IEA] ha dichiarato, nel rapporto mensile sul mercato petrolifero, che l’Opec ha smesso di funzionare come un ‘cartello’ e sta ‘pompando a volontà’ con l’obiettivo di scacciare i rivali dal mercato, a qualunque costo.

Nel 2015, se i prezzi resteranno a questi livelli, i ricavi dell’Opec scenderanno a 400 miliardi di dollari, dai 1.200 del 2012. Si tratta di uno spostamento massiccio della ricchezza globale.

L’IEA ha sostenuto che le scorte mondiali di petrolio hanno quasi raggiunto il livello-limite di 2.971 milioni di barili e che potrebbero aumentare di altri 300 milioni nel corso dei prossimi sei mesi visto che, con la ‘politica della ruota libera’, l’Opec sta ulteriormente inondando il mercato.

Il ‘cane da guardia’ [l’IEA] ha minimizzato i timori relativi alla mancanza di siti dove stoccare questa sovrabbondanza, sostenendo che sta entrando in funzione una nuova capacità di stoccaggio pari a 230 milioni di barili. Quella degli Stati Uniti, inoltre, è utilizzata solo al 70pc. Ma la situazione potrebbe cambiare una volta che il greggio iraniano sarà immesso sul mercato, nel corso del prossimo anno.

I piani della Russia, basati sul prezzo del greggio a 40 usd/b, è solo l’ultimo degli eventi collegati alla ‘politica del rischio calcolato’ che è in corso fra il Cremlino e l’Arabia Saudita, già ai ferri corti sulla Siria.

I piani d’emergenza implementati dai russi trasmettono un messaggio molto chiaro a Riyadh e ai vertici dell’Opec: il paese è in grado di sopportare prezzi molto bassi a tempo indeterminato, grazie al cambio flottante del rublo che protegge il bilancio interno.

L’Arabia Saudita, al contrario, è intrappolata dal cambio fisso [con il dollaro], che la costringe al sanguinoso utilizzo delle riserve in valuta estera per coprire un deficit di bilancio arrivato al 20pc del Pil.

La Russia sostiene di avere forza strategica a sufficienza per mettersi a sedere ed aspettare la fine del lungo assedio. Il paese sta perseguendo una politica volta alla sostituzione delle importazioni, per far rivivere il suo ‘cuore’ industriale e tecnologico. In ultima analisi, la Russia può nutrire se stessa. Gli Stati ‘Opec’ del Golfo sono, al confronto, dei ‘one-trick ponies’ [1].

A Settembre, il Vice Premier Arkady Dvorkovich ha dichiarato al Telegraph che l’Opec sarà costretta a cambiare rotta: “… ad un certo punto è probabile che cambieranno la loro politica. Possono durare da un paio di mesi ad un paio di anni”.

I Funzionari del Cremlino sospettano che l’obiettivo della politica saudita sia quello di costringere la Russia al tavolo dei negoziati, obbligandola ad aderire all’Opec, in un super-cartello che controllerebbe la metà della produzione mondiale.

Abdallah Salem el-Badri, leader dell’Opec, lo ha quasi ammesso la scorsa settimana, sostenendo che l’Opec non è grande a sufficienza per poter agire da sola e che non taglierà la produzione a meno che non entrino [nell’organizzazione] anche i produttori esterni: “Stiamo cercando di negoziare con i paesi produttori non-Opec per poter fare uno sforzo collettivo. Stanno tutti valutando come poterlo fare”.

Ma la Russia, invece, ha preferito ‘chiamare il bluff’ pensando di avere una maggiore capacità di resistenza. L’Opec non può tagliare la produzione facilmente perché i suoi maggiori produttori sono costituiti da società quotate, devono rispondere agli azionisti. Qualsiasi accordo non potrebbe che essere molto sottile.

Il Sig. Dvorkovich ha risposto in modo obliquo alla domanda se la Russia potrebbe mai raggiungere un accordo: “Non abbiamo intenzione di tagliare artificiosamente le forniture. Le compagnie petrolifere agiranno per conto loro. Passeranno in rassegna le forze del mercato e decideranno se investire di più o di meno. Se i prezzi resteranno bassi, è nella natura delle compagnie petrolifere stabilizzare o anche tagliare la produzione”.

Che la Russia possa davvero sostenere lo sforzo per anni ed anni è una questione aperta. La sua economia è in profonda recessione. La produzione è diminuita del 4pc nel corso dell’ultimo anno, mentre i redditi reali sono diminuiti del 9pc. L’ultima mossa potrebbe anche essere, nella realtà, un negoziato.

Il Sig. Oreshkin ha detto che i prezzi del petrolio a 40 usd/b costringerebbero il governo ad utilizzare, nel corso del prossimo anno, 1.500 miliardi di rubli del suo ‘fondo di riserva’, ovvero il 2pc del Pil.

Standard & Poor sostiene che il deficit di bilancio ha raggiunto il 4.4pc del Pil, compreso quello dei governi locali. Ulteriori 40 miliardi di dollari saranno necessari per salvare il sistema bancario.

Lubomir Mitov di Unicredit ha detto che: “… semplicemente, non hanno più soldi. Il deficit sta dirigendosi verso il 5pc del Pil. Il pericolo più grande è che il fondo di riserva possa esaurirsi entro la fine del 2016. In questo caso dovranno monetizzare il deficit o tagliare la spesa reale di un altro 10pc. Non possono ridurre le spese per la difesa per investirle nel benessere sociale”.

I mercati obbligazionari russi sono deboli. Il paese non può sperare di ottenere prestiti dall’estero fino a quando sarà sottoposto alle sanzioni occidentali. I leaders dell’Arabia Saudita sono pienamente consapevoli della dolorosa situazione del Cremlino. In un lungo duello, sono certi di sopravvivere alla Russia.

Scopriremo, nel corso del tempo, quale di questi due giganti-petroliferi è il più forte – ma potrebbero entrambi finire in ginocchio.

Ambrose Evans-Pritchard

Fonte: www.telegraph.co.uk

Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/12046185/russia-opec-saudi-arabia-bluff-40-oil-price.html

11.12.2015

Scelto e tradotto per www.comedonciciotte.org da FRANCO

Fra parentesi quadra [ … ] le note del Traduttore ed inoltre:

[1] Anglicanismo che sta per persona (o altro) limitata ad un solo talento, capacità o qualità.

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    I tempi stanno accelerando e questo per me non è del tutto una cattiva notizia, ma le ragioni per cui non valuto male gli avvenimenti non hanno molto a che fare con la morale o l’etica, ma più con la presa di coscienza (obbligatoria) collettiva.

    Forse è sfuggito ai più che il drastico abbassamento del costo del petrolio era una manovra non prevista dei grandi pianificatori. Questo non vuol dire che non sia una decisione da loro sostenuta, altrimenti credo che la situazione muterebbe velocemente, Re Salman d’accordo o meno. I Sauditi politicamente dipendono integralmente dai partner più o meno dichiarati e che garantiscono le loro fortune e la solidità della reggenza. Se ci hanno messo pochi mesi a mettere a soqquadro l’Iraq dell’ex alleato dittatore Saddam, in 24 ore potrebbero ribaltare Riyad come un calzino in caso i Saud stessero veramente minando le sorti economiche delle plutocrazie made in U.S.A. in modi non da loro considerati.

    Come qualunque manovra "creativa" è facile capire che dovesse avere corto respiro e (nell’auspicio) brevi e drastici risultati politici. Che però non si sono avverati ed anzi, hanno in verità rilanciato la posta sul piatto della Roulette Russa (che specifico ancora una volta è riferita alla tendenza di questo gioco ad essere suicida più che alla russia di Putin). Un po’ come truccare la pistola perché faccia fuoco alla tempia giusta, ma che putroppo si inceppa sul più bello.

    Ora la guerra di resistenza sarà planetaria ma la povertà relativa che ci attende, tutti quanti, dovuta alla recessione globale e al proggressivo rallentamento degli scambi commerciali, avrà come ogni evoluzione degna di una storia demoniocratica complessa come questa, ricchezza soprattutto di paradossi. Il rilancio della produzione nei paesi artificialmente depressi avrà l’effetto di ingrossare la speculazione, dato che la disponibilità di greggio a basso costo non avrà senso in un futuro collettivamente miserabile. Un miliardo di formiche che consumano una goccia di petrolio, fanno di più che dieci che ne consumano cento, ma quel miliardo non potrà consumare niente nell’indigenza. Questo renderà necessaria quindi la guerra per consumare le eccedenze, che dovrà essere diffusa e minuta, per durare tanto. Forse per sempre. Accelerando i progessi disgregativi della biosfera in corso.
    Di contro andremo velocemente verso un futuro in cui non esisterà il denaro: la virtualità sostituirà la realtà da cui dovremo venire sradicati. Perché saranno diponibili tecnologie che renderanno a pochi la possibilità di fare tutto e devono essere pochi ad accedervi.
    Perché non devono essere quei pochi che comandano, dato che quelli sono a corto tanto di idee, quando di voglia di metterle in pratica. Chi comanda, comanda e disprezza chi crea. Che la creazione avvenga con la mente o le mani, poco importa. La femminilità (che è sinonimo di creatività) è per ciò simbolo di sottomissione per una mente di questo tipo.

    Un tempo erano i liberi muratori – in genere alrtisti e carpentieri – a costruire servilmente per il Signore del Castello, che sbranava famelicamente ogni buona cosa per restituirla in forma di disprezzo, quello verso la maggioranza dei suoi servi. Perché servi. Il nobile era il parassita che faceva proprio quello che realizzava un altro, nell’ingegno così come nel lavoro manuale. Non è cambiato molto se non che oggi è il denaro che realizza questa magia.

    Voglio confessare una cosa. Oggi non so perché ma sono molto inca%%ato. C’è qualcosa che ha agitato il mio animo nel profondo e adesso ho voglia di dire qualcosa. Sono solo senzazioni le mie, non c’è nulla di concreto e diverso dal solito quotidiano che vivo. Quindi restituirò sensazioni che valgono quel che valgono. Niente.

    Quando noi usiamo il denaro, fateci caso, non abbiamo nella mente "denaro" ma il suo contrappeso in beni o servizi. Quando vado a comperare una nuova automobile, il denaro "è" quella macchina, perché nella mia mente non c’è il denaro, ma la macchina. Il denaro non fabbrica la macchina, in verità non serve neppure come incentivo per ottenerla. E’ l’esigenza che muove l’intenzione, non il denaro. Tant’è che chi è molto ricco è facilmente anche molto avaro. Il denaro quindi funziona come un ostacolo, una fortezza mentale serrata e protetta da guardiani per l’accesso ai beni e ai servizi che ci sono indispensabili. Ma il denaro (moneta fisica) non è indispensabile quanto l’idea per bloccare l’accesso, anzi, come guardiano è persino controproducente, perché è difficilmente tracciabile. Così vengono ingrassati i furbi, ma hanno spazio per esistere anche i miserabili. In una società dove circola denaro, è più difficile imporre una guida rigidamente razzista e plutocrate stabile, senza che si creai un groviera di minuscole resistenze.

    Peccato che gli ultimi in questo mondo non abbiamo voce in capitolo per descriverci queste interessanti dinamiche e tante altre. Nemmeno per offrirci l’evidenza evidente oltre ogni ragionevole dubbio della ferocia degli ignavi. Cioè della massa, oggi più che mai preoccupata di fare shopping e sostenere così il malessere econocentrico che ci devasta che di essere umana. In cambio di cosa? Di denaro, che circola così sempre più abbondante nelle vene della società. Ma il denaro è solo un idea, l’idea di stabilire un mediatore cognitivo per impedire di avere una cosa qualunque a chiunque. Quindi più c’è denaro, più ci sono porte e sbarre, più c’è tentazione frustrata. E come puoi soddisfare la tentazione compulsiva, frustrata da infinite "ansie"? Dando via la tua capacità di creare e di amare, costruento ad esempio qualcosa per qualcuno di cui non ti frega niente. Ma stai attento, tu che leggi: la proprietà sottratta con l’idea del denaro in questo modo, stabilisce la capacità di creare o di saper rubare la creatività?

    Ieri erano mattoni e cattedrali che il signore sottraeva mettendoci il suo nome in cambio del suo consenso vigilato, cioè del nulla cosmico, ma c’era sempre un rifugio dove scappare, mafgari dal Signore dell’invidioso nulla cosmico accanto. Oggi con la proprietà intellettuale la plutocrazia può prendersi ogni cosa del pianeta voglia e presto lo potrà fare spremendo a piacere persino direttamente la materia grigia che gli occorre. La tecnofreina correrà dentro i paradossi, perché l’accesso a quella roba, come per la cocacola, sarà sempre facile facile.

    E nella società demoniocratica econocentrica, ci dovrebbe venire il dubbio del perché … no?

  • giannis

    i soldi sono il problema di tutto

  • robotcoppola

    La Russia avrebbe problemi solo se avesse una classe di dirigenti come quella italiota al servizio completo di interessi speculativi letali al Paese.

    La Russia per sostenere la propria economia può contare sul suo gas (maggiore produttore al mondo), non vedo dove possa essere la difficoltà.

    Avrebbe avuto un grosso problema se c’erano i renziani a gestirlo ma hanno Putin 🙂

  • mda1

    Che fine ha fatto il progetto del 3° indice di riferimento per scambiare il petrolio?

    Ne aveva parlato Ahmadinejad una decina di anni fa.
    Chiaro che fino a quando non ci sarà, i prezzi li faranno a Londra e NY.
  • clausneghe

    Naturalmente i nostri governanti, sempre a caccia di soldi facili da rubare ai loro sudditi, noi, fanno finta di non sapere che il petrolio è calato di prezzo da lungo tempo e come dicono i Russi  rimarrà ancora per anni sotto i 40 dollari.

    La benzina non l’abbassano, anzi! Gentaglia meschina e disonesta fino al midollo.
  • GioCo

    Ho pensato a lungo anche io che il denaro era il problema di tutto, tuttavia non si risolve con il baratto o altri sistemi, prima di tutto perché il sistema monetario è alla base dell’impianto produzione-consumo e senza un alternativa di buon senso, quindi perché non è possibile alcun progresso positivo, rimaniamo bloccati al giudizio e non riusciamo (se non in minima parte) a produrre poi comportamenti che siano adeguati al giudizio.
    In altre parole il denaro è il problema di tutto ma se è così allora non si può fare niente, non ci evolviamo, non si va avanti umanamente. Ergo, siamo destinati senza appello alla nostra cancellazione dalla storia (perché se rimaniamo fermi la storia però va avanti, non sta ferma), siamo obbligati a dare il peggio fino in fondo, a stare nella insostenibile posizione del sacrificio volontario ma non quello cristico (il sacrificio per il bene dell’intera umanità) ma per l’esatto opposto, il sacrificio personale volontario (portato avanti con passione coercitata) per poter cancellare dalla faccia della terra l’intera l’umanità.
    Per denaro? A me così suona demente, non so a te …

    Quindi, ben prima dei risultati già estrememante gravi, come l’impatto sul clima dell’attività umana imbecille (tipo "andiamo a fare la spesa in automobile" o altre attività perfettamente sostituibili con altre più sane e di buon senso verso cui siamo proggressivamente disincentivati) c’è un problema umano che riguarda l’animo e il pensiero. Cioé la sfera affettiva e la sfera intellettivo-cognitiva.

    Il denaro non può essere allora il problema di tutto in quelle sfere. Ragioniamo. Se come mestierie construisco porte e serramenti, non posso dire che il problema è che esistono le porte e i serramenti, nonostante sia evidente che un mondo serrato dietro trincee e muri che hanno bisogno di porte e serramenti, è un mondo in guerra e che l’assenza di porte e serramenti sarebbe auspicabile per tutti perché disegnerebbe un mondo di fiducia reciproca e costruita sull’affetto generalizzato tra simili. Come non posso dire che la soluzione è che si può fare a meno delle porte e dei serramenti perché se siamo in guerra, non si può evitare la difesa personale verso chi mi vuole male. Allora sembra che il problema sia che "c’è il male" sempre incarnato in qualcuno (anche se disincarnato nel suo "aspetto cognitivo generalizzato) che, di volta in volta, costruisce l’identità verso cui è bene difendersi. L’identità dell’aggressore.

    Quindi il denaro non può essere affrontato come unità materiale, deve essere affrontato come unità cognitiva-comportamentale sociale e con un approccio antropologico "olistico", cioé legato ad altri aspetti socio-cognitivi apparentemente indipendenti dal denaro. Come la propaganda, detta anche carosello o pubblicità. Noi invece insistiamo a pensare il denaro come techné, come geometria, tra l’altro con buchi evidenti dal punto di vista sociale. Ad esempio, la compravendita è di base sempre esemplificata con due attori, venditore e compratore. Peccato che questa equazione è sbagliata, da momento che manca il terzo attore fondamentale: lo schiavo. Nessuna compravendita è possibile senza lo schiavo, che può essere anche un servo o uno chiamato altrimenti, ma è in effetti colui che rende possibile la compravendita, dato che essa non realizza nulla se non passaggi rituali.

  • Earth

    Perche’ la bolletta elettrica non si abbassa?

  • stemphonyx

    é un complotto per i maró. Solo Putin potrá salvarci!

  • stemphonyx

    perché dobbiamo pagare gli avvocati per i Maró