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LA RUSSIA RITORNA IN MEDIO ORIENTE

DI ISRAEL SHAMIR

unz.com

Questi giorni d’autunno sono particolarmente importanti per il calendario mediorientale.

I Musulmani celebrano Eid al Adha, la Festa del Sacrificio.; gli Ebrei lo Yom Kippur, il Giorno del Perdono; e i Cristiani Ortodossi Orientali la natività della Madonna. Sorprendentemente il miglior posto dove trovarsi attualmente sembra essere Mosca, dove Putin ha ricevuto in rapida successione il Primo Ministro israeliano Bibi Netanyahu, il Presidente palestinese Mahmoud Abbas es il Capo del Governo turco Recep Erdogan.

Nessuno di loro è venuto per l”estate indiana” (indian summer) che ha rallegrato Mosca in questa settimana, con gli aceri e le betulle coperti di foglie gialle e rosse, anche se questa meraviglia appare solo in questa breve parentesi d’anno; non per le strade rimesse a nuovo con una spesa enorme, né per i parchi curati dai migliori giardinieri, per le piste ciclabili o i marciapiedi rifatti e neanche per i temuti ingorghi del traffico che sono stati alquanto ridotti.

Ufficialmente Abbas e Erdogan sono venuti ad inaugurare con Putin la Nuova grande Moschea-centrale di Mosca, una grande ed opulenta struttura dove possono pregare insieme diecimila fedeli. Questa città ospita più musulmani della maggior parte delle città musulmane; sono formalmente musulmani circa due milioni di abitanti su un totale di 14 milioni.

Essi hanno inaugurato la Moschea, certo, e approfittato di questa occasine per una lunga e proficua discussione con Putin. Così ha fatto Benjamin Netanyahu, il Primo Ministro Israeliano, che ha evitato di visitare la Moschea. Ed è venuto con il collaboratori più alti: il capo di stato maggiore ed il capo del servizio di informazioni dell’esercito, cosa non vista da tempo.

Questo improvviso interesse per Mosca è il segnale che l’ingresso della Russia nella contesa siriana cambia tutto. Quando circa tre settimane fa ho dato l’informazione circa la decisione del Cremlino, la notizia è stata presa a dir poco con grande scetticismo. E’ possibile che la Russia, dopo essere stata battuta in Ucraina, si avventuri così lontano da casa? Si pensava che i russi stessero immusoniti nel Cremlino, sotto il peso grave delle sanzioni, non che se ne andassero in giro. Adesso gli avvenimenti sul terreno hanno giustificato il mio articolo precedente. I soldati ed i marinai russi, le armi russe, gli aerei e le navi sono in vista sulla spiaggia; stanno costruendo una nuova base e combattendo il nemico, rivitalizzando la Siria in stato d’assedio.

Le voci di una Russia rinunciataria e del collasso della Siria erano un po’ premature. La spinta di Putin per la pace in Ucraina (che le teste calde criticavano) gli ha permesso di stabilizzare il Donbass. Mezzo milione di rifugiati sono tornati in quella regione fertile e sviluppata, la Ruhr russa.
Tornata la calma nel Donbass, Putin ha avuto le mani libere per agire altrove, e lo ha fatto.

Ripresasi presto, la Russia è tornata nel Medio Oriente e questo è un fatto inatteso. Inatteso perché per alcuni anni sembrava che i russi avessero perso interesse per il M.O.. Erano impegnati altrove: cercavano l’amicizia dell’Europa, preparavano i Giochi olimpici, e cercavano di tenersi quanto più distanti potevano dal problema ucraino. Inoltre le truppe degli USA e i loro carri armati erano posizionati sul confine russo negli stati Baltici, a poche ore di viaggio da San Pietroburgo. Solo all’ultimo momento, quando il collasso della Siria sembrava questione di settimane se non di giorni, i Russi si sono svegliati e son corsi a salvare il loro alleato Bashar al-Assad.

Questa mossa ha cambiato le regole del gioco. Gli Stati Uniti hanno rinnovato il loro interesse per la Russia e il Presidente Obama ha chiesto un incontro con il Presidente Putin durante la sua visita del 28 Settembre 2015 a New York in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per il Giubileo del settantesimo anniversario. Solo pochi giorni prima un tale appuntamento sarebbe stato del tutto impensabile.
I progetti statunitensi di disporre della Siria a loro piacere sono stati scompigliati dal coinvolgimento russo. E altrettanto i piani del Qatar e dei Sauditi. Una nuova situazione ha cominciato a prendere forma, e al momento giusto.

Turchia

L’incontro di Putin con il turco Recep Erdogan è avvenuto in un momento cruciale. La Turchia è una vittima diretta della crisi siriana, pur avendo contribuito ad aggravarla. Erdogan credette agli Americani ed agli Europei che gli dicevano che Bashar Assad sarebbe caduto entro poche settimane. Ha accettato ed invitato nel proprio paese i rifugiati Siriani, installato grandi accampamenti per i profughi, e li ha riforniti. Ora la Turchia ha due milioni di profughi Siriani e Iracheni ed ha speso otto miliardi di dollari per prendersene cura. Questo fardello è una delle ragioni principali della recente sconfitta elettorale di Erdogan e del suo partito: l’operazione profughi è troppo costosa e disastrosa per la fragile società Turca.

La proposta USA alla Turchia di aggregarsi alla coalizione a guida USA è stata accettata con riluttanza, ma è diventato presto chiaro che questa è una strada che non porta in nessun posto. Il piano Turco di definire una no-fly zone presso il confine Turco-Siriano ha accelerato l’intervento russo, poiché dopo la sua imposizione sarebbe stato impossibile soccorrere Bashar Assad e lo stato Sirano. Dopo la decisione Russa, i Turchi hanno perso ogni via d’uscita.

Essi hanno reagito lasciando andare verso l’Europa l’ondata dei profughi. Gli Europei se ne sono adontati ma devono rimpiangere le loro stesse azioni. Sono loro che hanno spinto per la rimozione di Assad, hanno favorito i gruppi anti-Assad, e non hanno voluto pagare perché i profughi restassero in Turchia. I Turchi non potevano tenere due milioni di rifugiati nel loro paese senza un considerevole aiuto dall’Europa, e quest’aiuto non arrivava. Così i Turchi hanno lasciato che gli Europei provassero sulla loro pelle l’effetto dell’ondata di profughi.

Probabilmente possiamo aggiungere che gli USA non si sono opposti a che i Turchi sfogassero il loro malumore. I vertici che governano gli Stati Uniti hanno sempre pensato che i paesi europei sono troppo omogenei e che un poco di rimescolamento con gli immigrati ne renderebbe la composizione più simile a quella degli USA.

Durante la visita a Mosca il Pressidente Erdogan ha chiamato “caro fratello” il Presidente Putin, un titolo usualmente riservato ai re della regione ed agli alleati più stretti. I suoi funzionari hanno per la prima volta anche aderito all’ idea fondamentale di Putin: ogni accordo in Siria dovrà essere fatto con il Presidente Bashar Assad. Notate che solo pochi giorni prima che i Russi entrassero in azione i Turchi aderivano inflessibilmente al mantra americano “Assad deve andarsene”.

Adesso questo forte pregiudizio è stato rimosso; Erdogan e Putin hanno ripreso la loro trattativa sul gasdotto South Stream che era rimasto congelato per mesi. I negoziati non sono terminati ma sembra che le cose comincino a muoversi.

Israeliani e Palestinesi

Per Israele l’intervento Russo ha significato che la loro precedente libertà di bombardare chiunque gli piacesse è finita, o per lo meno è stata limitata. Un conto è bombardare Siriani praticamente indifesi, come Israele ha fatto una dozzina di volte l’anno scorso, ben diverso è muovere gli aerei sotto lo sguardo vigile dei radar S-300 e degli intercettori Su-27, con gli assi dell’aviazione russa in carlinga. Questo è il motivo per cui Netanyahu si è recato a Mosca alla vigilia dello Yom Kippur.

Netanyahu era venuto per formulare uno dei suoi ultimatum . I Russi ed i loro alleati, Assad, l’Iran e Hezbollah devono scegliere se intendono salvare Bashar Assad o combattere Israele. Non si possono portare a termine entrambe le imprese. Se com
batteranno Israele, Israele distruggerà Assad.

Putin ha detto che non si intende combattere Israele. Assad è in una situazione di debolezza tale che non può combattere Israele. Anche solo salvare lui è abbastanza dura, dato che controlla tra il 20 ed il 30 % del territorio nazionale, anche se questa è la parte più popolosa della Siria, mentre il resto del territorio è prevalerntemente desertico.

Netanyahu rivendicava la sua libertà di bombardare Iraniani ed Hezbollah ogni volta che gli pare. E’ continuamente ossessionato dall’Iran, poiché gli Iraniani, secondo lui, riarmano Hezbollah, ne ammodernano gli armamenti, e progettano di aprire un secondo fronte contro Israele sulle Alture del Golan. Mentre le prime due affermazioni possono essere vere, la terza è pura invenzione.

Netanyahu è preoccupato che gli avanzati sistemi d’arma dei Russi possano prendere la strada del Libano, e questo possa limitare il diritto, che Israele ha per concessione divina, di bombardare il Libano. Neanche i Russi vogliono che le loro armi più moderne escano dalla Siria cosicchè non c’è un gran disaccordo tra loro e Israele. Tuttavia Israele dice che questa fuoruscita di armi si verifica e i Russi lo negano con vigore. Ora, e durante il loro precedente incontro, il Leader Israeliano ha affermato che lui sa (“credetemi!”) che le armi Russe più avanzate prendono la strada del Libano, mentre Putin ha accantonato l’affermazione come non provata.

Sembra che Netanyahu smani per combattere. Il Presidente americano ha rigettato il suo “innocente” desiderio di distruggere l’Iran ed ha fatto un accordo con il suo nemico mortale. Peggio ancora, come abbiamo appreso dal suo precedente Ministro della Difesa Ehud Barak, anche i generali di Netanyahu si sono ribellati al pano di Bibi (Netanyahu) di attaccare l’Iran. Ma Netanyahu non molla. Vuole distruggere l’Iran o almeno Hezbollah, la più agguerrita forza combattente nell’area.

Israele è molto più forte di Hezbollah, e non ha ragione di temere un attacco da Hezbollah. Se Israele non attacca, nessuno attacca Israele. Ma questa equazione di minaccia reciproca, (simile alla MAD: Mutual Assured Destruction della guerra fredda – n.d.t.) non è accettabile da Netanyahu: egli vuole l’immunità e l’impunità per i suoi attacchi. Hezbollah gli nega questa impunità e potrebbe far pagare un prezzo pesante per una nuova campagna di bombardamenti.

Una “Linea calda”

A richiesta di Netanyahu i Russi e gli Israeliani si sono accordati per una “hotline”, linea di collega-mento privilegiata tra i loro comandi militari, per ridurre al minimo la possibilità di uno scontro tra di loro. Questa è normale prassi: una hotline simile ha funzionato nel 1974 tra i belligeranti Israele ed Egitto durante il cessate il fuoco, cosicchè un eventuale scontro a fuoco locale non si allargasse ad una indesiderabile conflagrazione generale.

Questa non è cooperazione, non è programmazione comune, non è un accordo tra alleati. E’ solo un modo per prevenire combattimenti a fuoco indesiderati. Ed è una buona cosa. Israele e la Russia non possono essere alleati: perseguono obiettivi opposti e i loro alleati sono totalmente diversi. Israele appoggia Jabhat an Nusra, una succursale siriana di Al Quaeda, un gruppo sunnita estremista. Duemila combattenti di Nusra hanno avuto cure mediche in Israele e poi sono tornati a combattere Assad. Israele è abbastanza ostile a Bashar Assad, ha bombardato le postazioni dell’Esercito siriano ed attaccato le sue basi con l’aiuto di Nusra. Israele è implacabilmente ostile agli alleati della Russia in Siria, Iran ed Hezbollah, ed è del tutto indifferente all’ISIS.
Per queste ragioni le chiacchiere su un’alleanza Russo-Israeliana in Siria sono solo un tentativo di fuorviare la pubblica opinione.

Tuttavia il Presidente Putin è molto amichevole con Israele e gli Ebrei. La sua amicizia non farà si che lasci loro la Siria o che rompa con l’Iran, ma anche il più grande amico di Israele su questo pianeta, gli USA, è attento ai propri interessi. In molte occasioni Putin ha promesso di salvare gli Ebrei se le cose si mettessero davvero male per loro. Sembra che pensi a un’ evacuazione di massa degli Ebrei di Israele verso la Russia, come soluzione estrema, come la Russia fece per gli Ebrei polacchi nel 1939 salvando milioni di essi dalla furia nazista. E’ inutile dire che siamo ben lontani da una tale prospettiva apocalittica.

Sembra che Putin abbia degli amici personali tra i Russi Israeliani, perché spesso afferma che la comunità russa forte di un milione e mezzo di persone (in effetti circa mezzo milione al massimo) è il tramite e la garanzia della loro amicizia. Ha fatto un generoso regalo di circa 5 miliardi di rubli (90 milioni di dollari) all’anno agli Ebrei russi di Israele per il loro fondo pensioni. (Gli USA danno ben di più, ma soprattutto per gli armamenti, e questo ai generali di Israele).

Putin ha accolto calorosamente Netanyahu, come un vecchio amico. Ed è stato Netanyahu a dire che è stanco degli Americani. Putin non ha raccolto: non crede possibile che Netanyahu abbandoni gli Stati Uniti per amoreggiare con i Russi. Ma entrambi si sono mostrati entusiasti dei loro sentimenti di amicizia. Putin ha augurato a Bibi (Netanyahu) di essere iscritto nel “libro della vita” ( ovvero di essere beato nell’aldilà – n.d.t.) mostrando un’ inattesa conoscenza degli usi ebraici.

Putin é così amichevole con gli Ebrei in Russia che il quotidiano Israeliano Haaretz ha detto che gli Ebrei russi non sono mai stati così bene. Egli permette al movimento religioso Chabad -Hassids (o Chabad -Loubavitch) (nel seguito Assiditi) di ricostituire la comunità ebrea in Russia, dopo che la vecchia si è dispersa per la massiccia emigrazione in Israele e per l’integrazione sociale ed i matrimoni interreligiosi. Solo in Mosca si costruiscono trenta sinagoghe ( a fronte di appena due moschee e circa trecento chiese), anche se ci sono al massimo poche centinaia di ebrei praticanti in tutta Mosca,

Gli Assiditi fanno venire famiglie di Ebrei da Israele, dagli Stati Uniti e dall’Europa, e spesso li si vede in giro per la città nei loro costumi caratteristici. Resta da vedere se progettano di costituire una nuova comunità ebraica, o se sfruttano il momento favorevole per una speculazione edilizia, come dicono alcuni. Praticamente in ogni città russa ci sono una sinagoga ed un centro comunitario installati e gestiti dagli Assiditi, nelle zone più ricercate e costose, mentre le tradizionali comunità ebraiche sono state spodestate dagli Assiditi e sono scomparse.

Putin è così amichevole con gli Ebrei perché pensa che sia una buona strategia? Forse. Se ancor oggi è descritto come un nuovo Hitler nei mezzi d’informazione occidentali, sarebbe ancor peggio se gli Ebrei russi o israeliani lo considerassero un nemico. D’altro canto forse è sincero, dato che ha studiato legge all’università di San Pietroburgo ed aveva molti amici Ebrei. Ha anche lavorato con il sindaco di San Pietroburgo che aveva molti ebrei nel suo entourage. La sua scelta in favore degli Assiditi non è facile da spiegare , ma forse perché sono educati a condurre una vita di stile ebraico e a tenersi lontani dalla politica.

Maestro di Judo

Nè lo danneggiano le sue buone relazioni con Netanyahu. Netanyahu è ancora un uomo molto potente, capace di raccogliere la maggioranza nel Senato degli Stati Uniti, alleato dell’Arabia Saudita, che è lo stato più influente nel mondo arabo (letteralmente: è l’uomo forte del mondo arabo).
Il comportamento di Putin è quello di non accettare il confronto; campione di Judo, non discute con il suo oppositore, raramente da’ voce alla sua disapprovazione. Tuttavia ha accettato la proposta di Netanyahu della linea diretta , o di una commissione congiunta tra i vertici militari. Dubito che una tale commissione sarà fruttuosa. Se Bibi preavvertirà i Russi dei suoi piani di attacco alle posizioni siriane, gli attacchi saranno inutili; tuttavia la commissione e la linea diretta ridurranno il pericolo di scontri fortuiti.

Quasi immediatamente dopo la riunione con Netanyahu, Putin ha incontrato il Presidente palestinese Mahmoud Abbas (noto anche come Abu Mazen – n.d.t.). Anche questo un incontro molto cordiale. Abbas gli ha riferito dei contrasti intorno alla Moschea di Al Aqsa in Gerusalemme, dove fanatici religiosi Ebrei producono danni e causano scontri. Ha ricordato la confisca dei territori cristiani intorno a Beit Jalla e molti altri problemi, compreso il nuovo arbitrio israeliano di sparare ai bambini Palestinesi con armi da fuoco calibro 0.22. Abbas ha incitato Putin a salvare la Siria dalla disintegrazione, ed ha sentito le spiegazioni di Putin circa i progetti russi. Sembra che Mahmoud Abbas non andrà in pensione né restituirà le chiavi dell’Autorità Nazionale Palestinese in occasione dell’assemblea generale dell’ONU fra pochi giorni, come si aspettavano alcuni commentatori, anche se questo non è ancora definitivo.

Questo doppio colloquio ha sollevato la diplomazia russa ad un nuovo livello. Finora solo i Presidenti americani erano riusciti a incontrare sia gli Israeliani, sia i Palestinesi amichevolmente ed a offrire il loro patrocinio. La Russia adesso si è posta in questa posizione di vertice e questo è certamente un grande risultato per Putin, e giustifica la sua decisione di impegnarsi in Siria.
Prossimamente ci occuperemo delle discussioni Russo-Americane sulla crisi siriana e vedremo ciò che si dicono l’un l’altro.

Israel Shamir pùò essere contattato su adam@israelshamir.net

Fonte: www.unz.com

Link: http://www.unz.com/ishamir/russia-comes-back-to-the-middle-east/?highlight=shamir

25.10.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49

[n.d.t. = nota del traduttore]

Pubblicato da Davide

  • oriundo2006

    Non riesco a vedere le cose così ‘rosee’ per gli israeliani. L’approccio dell’articolo dimentica l’imperialismo sionista che vuole un ‘Eretz Israel’ dal Nilo all’Eufrate, probabile zona in cui i nomadi Habirù circa 4/5 mila anni fa pascolavano le loro greggi ( e poco più ). La presenza russa dimostra che questa idea è solo una fantasia, un sogno ( allucinatorio ) e nulla più: oramai anche se ridimensionata la ‘nuova Siria’, perchè tale è diventata suo malgrado, rimarrà lì ad intralciare i piani sionisti e a sua guardia la Russia non permetterà alcuna espansione di chicchessia. Quanto al resto del Paese è ben probabile un Kurdistan siro-irakeno, con gran disappunto di Erdogan, ed una fascia sunnita autonoma, almeno fin quando i siriani non imporranno con la forza la riunificazione del Paese, cioè mai. Quello che è successo è irreversibile: il caso-Libia lo attesta ampiamente. Il ‘Piano Ynon’ è stato oramai realizzato ( a meno di improbabili ‘recuperi’ territoriali da parte siriana od irakena ) ma non ha portato all’ ‘eretz Israel’. Quello che ne risulta è una divisione attuale di questi Paesi per una loro riunificazione successiva in una ‘Grande Umma’ musulmana dall’ Atlantico all’oceano indiano. Un bel risultato, non c’è che dire, lavorare per il Re di Prussia…

  • giannis

    Secondo me contrariamente a quanto dice l articolo la Russia ha vinto nella crisi ucraina

  • mda1

     Sembra che pensi a un’ evacuazione di massa degli Ebrei di Israele verso la Russia, come soluzione estrema, come la Russia fece per gli Ebrei polacchi nel 1939 salvando milioni di essi dalla furia nazista


    ah ah ah questa è fantastica.
    e io che pensavo che  1,7 dei 6 milioni fossero da computare proprio ai sovietici.
    israel posa il fiasco che il vino fa male.
  • Tashtego

    6 milioni? sicuro?

  • cardisem

    Bellissimo articolo. Complimenti per CDC. Lo leggo con godimento, ma non intervengo con miei commenti.

  • makkia

    Veramente i sovietici hanno salvato quasi due milioni di ebrei, soprattutto polacchi.
    Con la "complicità" dei nazisti.
    Infatti nei primi tempi dell’occupazione nazista, la fuga degli ebrei verso la Russia era incoraggiata, era considerato un modo di liberarsi di loro: si era ancora molto distanti dal concepire "la soluzione finale" ma comunque 5 milioni di ebrei non sapevano dove collocarli nella Polonia germanizzata.

    E quindi i nazisti non ostacolavano gli ebrei nella direttrice orientale, ma anzi conferivano lasciapassare a semplice richiesta.

    Erano i polacchi che non ci volevano andare.
    Essendo spesso benestanti, avevano paura di venire "proletarizzati" (cosa inesatta: i sovietici non sono mai stati contrari alla proprietà privata, ma solo alla proprietà dei mezzi di produzione).
    Essendo attaccati ai beni e alle loro attività, molti preferivano pensare che quella nazista non fosse una crisi così grave e che alla fine "ci si sarebbe messi d’accordo".
    E anche quelli che sceglievano la fuga in Russia, spesso si trovarono male perché le paghe e le condizioni di lavoro erano parecchio diverse da come erano abituati nella mitteleuropea Polonia. E d’altra parte i russi non sapevano che farsene di raffinati artigiani e tecnici specializzati nella produzione di beni di lusso.

    Ma quando volevano tornare indietro incontravano un doppio muro, la frontiera russo-tedesca non era a doppio senso di marcia. I tedeschi non li rivolevano e li accusavano di essere spie comuniste, i sovietici guardavano con sospetto questi che non apprezzavano il paradiso proletario (fossero contro-rivoluzionari e spie tedesche?). In effetti i russi non volevano neanche arruolare quelli che volevano combattere i nazisti e formare dei "battaglioni polacchi" pur avendo fagocitato mezza Polonia, la cui parte orientale era di fatto una repubblica socialista in fieri (avevano brutti ricordi dei reparti troppo omogenei che si ribellavano e combattevano per sé stessi invece che per la Rivoluzione)

    Molti tornarono clandestinamente in Polonia e alcuni finirono nei gulag di Stalin. Anche se in verità erano campi di detenzione all’acqua di rose, perché erano solo "sospetti" e la paranoia stalianiana era ancora lontana dal suo culmine. Secondo alcuni racconti di ebrei, le condizioni erano del tutto tollerabili e non ci sono memorie di alcuno che morì di stenti.

    Se non avessero avuto diffidenza per i sovietici e se avessero avuto migliore percezione del dramma che stava montando in Polonia, si sarebbero salvati in molti di più. Ma comunque le cifre parlano di 1,7 milioni di ebrei accolti in Unione Sovietica.

    Fra l’altro ci furono anche un paio di episodi curiosi:
    alcuni reparti tedeschi, nella prima offensiva, si spinsero oltre i confini previsti dal Molotov-Ribbentrop e cominciarono subito a "ramazzare" ebrei. I russi protestarono violentemente e comicniarono ad ammassare truppe. I comandi tedeschi non erano pronti a un confronto e fecero ritirare i militari entro quanto previsto dal Patto e consegnarono ai sovietici i prigionieri ebrei. I sovietici li trattarono da cittadini dell’Unione Sovietica. Quelli si salvarono tutti.

    Altra cosa curiosa è che gli ebrei transfughi cominciarono a viaggiare per l’Unione Sovietica, cercando di riunirsi alle comunità ebraiche, dove avrebbero trovato supporto… per scoprire che i loro correligionari non li volevano! Erano molto più arretrati e guardavano con disgusto questi "cittadini" troppo mondani e di osservanza molto rilassata. Mentre scoprirono che i russi li trattavano da pari a pari.

    Comunque l’idea che l’Unione Sovietica abbia sterminato ebrei è una colossale idiozia.