Home / ComeDonChisciotte / LA RETORICA DELL'IMMIGRAZIONE
13289-thumb.jpg

LA RETORICA DELL'IMMIGRAZIONE

DI DIEGO FUSARO

facebook.com

La retorica dell’immigrazione, l’elogio a priori dell’immigrazione ecco un altro punto in cui emerge l’oscena complicità di sinistra e capitale. Non si tratta qui del problema dell’accoglienza dei singoli migranti, che è opera in sé umana e giusta. Si tratta, invece, del macrofenomeno dell’immigrazione che è promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente dalle sinistre. Il capitale ha bisogno dell’immigrazione per distruggere i diritti sociali e la residua forza organizzativa dei lavoratori.

Il capitale mira a renderci tutti come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza oppositiva. L’immigrazione è uno strumento della lotta di classe, è lo strumento con cui il capitale uccide diritti sociali e abbassa il costo del lavoro. Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno dell’immigrazione è un fesso; proprio come chi critica il fenomeno dell’immigrazione senza criticare il capitale.

Diego Fusaro

Fonte: https://www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/diegofusarofilosofo/posts/395283747279540

22.05.2013

Pubblicato da Davide

  • Georgejefferson

    Esercito industriale di riserva
    Espressione con la quale Karl Marx indica, nel I libro del Capitale [1], la massa dei disoccupati in una economia capitalistica e la sua funzione.
    Il filosofo-economista nota due caratteristiche apparentemente paradossali (se osservate dal punto di vista della lotta di classe) del fenomeno della disoccupazione.
    Innanzitutto è la stessa opera subordinata degli operai che concorre a rendere in parte eccedente il proprio stesso lavoro. Sono gli operai infatti, costretti a produrre plusvalore di cui si appropriano i capitalisti, plusvalore grazie al quale il capitalista può tentare, una volta raggiunto il limite oltre il quale gli è impossibile abbassare i salari, di combattere la concorrenza rinnovando i processi produttivi, quindi risparmiando manodopera [2], così come il loro stesso lavoro subordinato produce le macchine che sostituiscono in parte il lavoro loro o di altri operai.
    I capitalisti, obbligati dalla concorrenza ad aumentare la produttività, ossia a diminuire il costo unitario delle merci prodotte, sono così costretti ad aumentare l’uso delle macchine modificando la composizione del proprio capitale, aumentando la quota del capitale costante (macchinari, acquisti di materie prime) a scapito di quella del capitale variabile (salari). Ma d’altro canto i capitalisti non ricavano, come credono, plusvalore dalla quantità di capitale investito ma dal lavoro operaio che hanno comunque, come per qualsiasi loro voce di spesa, interesse a pagare il meno possibile, tendenzialmente non più del livello di sussistenza. Dall’osservazione di questa contraddizione, aumento del capitale costante e diminuzione di quello variabile (la spesa per il lavoro), il solo che produca valore, nasce in Marx la teoria della caduta tendenziale del saggio di profitto. La presenza di un gran numero di disoccupati è funzionale all’esistenza stessa del sistema capitalistico, poiché, alimentando la concorrenza tra gli operai, garantisce un basso livello di salari opponendosi alle rivendicazioni di aumenti salariali che diminuirebbero ancor di più il profitto per il capitalista e la massa totale di plusvalore di cui si appropria la classe capitalistica nel suo insieme (accelerando quindi la caduta tendenziale del saggio di profitto).
    La definizione marxiana è tratta dal linguaggio militare perché secondo Marx la disoccupazione è un’arma in mano ai capitalisti nel dispiegamento della lotta di classe.
    Marx prosegue la propria analisi definendo la disoccupazione come una sovrappopolazione relativa, e sottolineando come solo in natura, tra gli animali o le piante e senza l’intervento regolatore dell’uomo, si possa parlare di “sovrappopolazione assoluta

  • tania

    Mammamia , ma come siamo messi…
    In realtà il capitalismo neoliberista
    necessita di libertà di movemento per le merci , ma contemporaneamente di
    assoluta illibertà di movimento per gli esseri umani ( tranne quelli dotati di
    capitale da spendere ) : muri ai confini ( nel subSaharan , tra Palestina e
    Israele , Spagna e Marocco , Messico e California eccetera , in quasi tutto il
    mondo ) e dentro ai confini , "centri d’accoglienza" per l’ Altro , creazione di
    ghetti , bantustans , club privati , zone esclusive sono la prassi ovunque
    .
    L’accumulazione di plus valore non esisterebbe senza la differenziazione
    tra esseri umani ( PS : l’idea di razza nel senso moderno non a caso non ha
    storia prima della conquista dell’America ecc. ) . Il processo di accumulazione
    capitalistico ( e quello contemporaneo in particolare ) si fonda su una politica
    delle differenze : differenze fra generi , persone e nazioni che si riflettono
    nella divisione del lavoro , nella segmentazione dei mercati del lavoro e nelle
    differenze dei prezzi . Tali differenze si traducono in un sistema di
    differenzizione dei diritti ( che include lo "status" dei migranti ) , in
    divergenze salariali e riproduttive facilmente sfruttabili.
    Il fatto è che
    le economie di mercato hanno interesse a mantenere determinate distinzioni
    socili e geografiche attraverso una distinzione sessuale , razziale e
    territoriale dell’umanità . I confini ( reali o immaginari ) sono essenziali per
    l’ordine economico mondiale . Le politiche migratorie di selezione umana servono
    a riattualizzare la vecchia distinzione tra "cittadino" ( gli europei ) e
    "suddito" ( gli abitanti delle colonie ) essenziale per l’accumulazione di plus
    valore .

  • Ercole

    Ottima riflessione  dal momento che i migranti sono nostri fratelli dobbiamo batterci per l’unità delle lotte contro chi ci sfrutta e vuole shiavizzarci  vedi le lotte nella logistica ( ikea ,granarolo ,esselunga ,sda, il gigante di basiano ,ortomercato di Torino riportata oggi sulla stampa , ecc..ecc.. ) controllate dalle cooperative gestite dalla mafia  che continuamente si scontrano con la polizia che difende  sempre i padroni anche perchè i servi dello stato fanno la spesa gratis nei supermercati ,e  la digos si fa portare la spesa a casa in camb io della repressione questo è quanto denunciano i lavoratori dei magazzini dei supermercati .Contro la repressione capitalista lotta di classe internazionalista , non può esserci opposizione sociale sè non è contro il capitale sono queste le parole d’ordine che il proletariato deve fare proprie ,e non le cazzate di GRILLO. RENZI E TUTTA LA COZZAGLIA PARLAMENTARE.

  • Georgejefferson

    Quindi?Non si comprende bene l’opinione

  • tania

    Quindi ( al contrario della demagogia destroide dell’articolo ) in realtà
    nell’agenda politica ed economica del capitalismo non rientra affatto l’idea di
    un mondo senza confini (  materiali e di "status" ) per le persone .

  • Georgejefferson

    Questa e’ una tua opinione.La mia e’ diversa,e nessuna demagogia nell’articolo,nemmeno "destroide",che sono identita "immaginarie"ed "esclusiviste"utili a seconda della parte di appartenenza.Sono contento almeno che esista ancora liberta di esprimere le proprie opinioni.

  • Raziel79

    … in totale accordo con il marginalismo, oltretutto….

    Caro George inutile insistere…
    Nemmeno se lo sentissero dalle parole di Marx stesso, certi individui comprenderebbero quant’è lontana dall’essere marxista la politica di partiti come SEL che se da un parte hanno ormai abbandonato la lotta al capitalismo,dall’altra sostengono una deregolamentazione immigratoria, peggiorando di fatto la condizione dei lavoratori nazionali.
    In questo breve scambio di battute si estrinseca la seconda delle differenze che il capitale sfrutta : quella fra chi tenta di comprendere e chi si limita a "sentire". 
  • babuskin
    Proletari di tutti i paesi unitevi! C.Marx e F.Engels

    In guesto grido di battaglia è riassunto il credo dei comunisti rivoluzionari.

    Gli sfruttati non hanno patria ne colore ma un mondo da conquistare, senza più confini senza barriere, solo lottando contro il capitalismo mondiale, contro  la proprietà privata si possono liberare le enormi forze produttive e metterle al servizio dei nostri bisogni.

  • babuskin

    Ben detto!!!

    Né patrie né razze né religioni,
    solo sfruttati e sfruttatori,
    i proletari non hanno nazioni,
    non più confini non più barriere,
    L’ unica strada, lotta di classe internazionale.

  • Tetris1917

    Chiaro e limpido. Ottimo Diego. Aggiungo che basta andare all’interporto a Torino e vedere come gli immigrati se la combattono, per avere maggiori diritti e condizioni di lavoro piu’ umane. Ditemi voi se questa non e’ guerra di classe, seppur a bassa intensita’.

  • Giaurro

    "Si tratta […] del macrofenomeno dell’immigrazione che è
    promossa strutturalmente dal capitale e difesa sovrastrutturalmente
    dalle sinistre"

    Storicamente la destra e la sinistra si distinguono per avere un
    approccio diverso nei confronti di un tema fondamentale, che è
    l’inclusione simbolica dei marginali (donne, stranieri, poveri, devianti, ecc.)
    all’interno dello Stato. L’inclusione simbolica nello Stato si
    costituisce a partire dall’uguaglianza dei diritti. L’estensione dei diritti a beneficio dei marginali è dunque la cifra storica di
    ogni sinistra. Esclusione simbolica dallo Stato, ovvero la conservazione
    (o sottrazione) di una quota fissa di diritti è la cifra della
    destra. Ma il punto fondamentale, nel discorso della sinistra, non è
    l’acquisizione del diritto in sé stessa, ma la sua acquisizione in
    quanto è elemento d’uguaglianza. Il valore storico della
    sinistra è dunque, strumentalmente, l’estensione dei diritti ai
    marginali, ma quello sostanziale è l’uguaglianza che mediante quel
    processo si raggiunge, al punto che smettano d’esserci marginali e
    centrali. E’ evidente che la sinistra odierna, esprimendo apertura
    nei confronti dell’immigrazione, non fa che esprimere la propria
    storica cifra d’azione e pensiero. Perché, che tutti abbiano
    gli stessi diritti, o che tutti non ne abbiano alcuno, ciò che conta è che
    tutti siano eguali nella forma dell’umanità. E negli effetti lo stesso insipiente Fusaro
    accenna a questo fondamentale passaggio nel suo intervento,
    pur non capendone affatto il senso e la portata:

    "Il capitale mira a renderci tutti [corsivo mio, ndr]
    come migranti, senza diritti, senza lingua, senza coscienza
    oppositiva"

    Ciò che mira a rendere tutti eguali è appunto ciò che si
    identifica col pensiero e l’azione storica della sinistra. Se a
    Fusaro ciò non piace, il motivo è evidente: è perché Fusaro è di
    destra. Fusaro infatti, come tutti i critici del fenomeno migratorio
    odierno (che, sia detto di passata, non è affatto un caso
    eccezionale nella Storia, fosse mai che qualcuno ne avesse studiata),
    mira ad escludere l’accoglienza per preservare la qualità
    sostanziale e simbolica della vita dei ceti subalterni del Miliardo
    d’oro. Ma questi ceti sono subalterni soltanto rispetto ai ceti superiori del
    Miliardo d’oro. Presi come assieme, però, subalterni e superiori del
    Miliardo d’oro sono entrambi dominanti, per quei dominati che sono i
    marginali del Terzo e Secondo Mondo. I ceti subalterni del Miliardo
    d’oro sono, in altri termini, tra i dominanti dei marginali del Terzo
    Mondo. E questo, senza andare troppo indietro, già Marcuse (che
    qualcosa in più di Fusaro vale) lo aveva capito. La posizione di
    Fusaro è di destra, o meglio, che lui ne sia o meno consapevole, si
    inscrive nella tendenza storica della destra, nella misura in cui
    tende a perpetuare la disuguaglianza strutturale che separa i
    dominanti subordinati del Miliardo d’oro dai dominati marginali del
    Terzo Mondo. Difendendo i diritti dei ceti subordinati del Miliardo
    d’oro (costruiti proporzionalmente al crescere della miseria e
    dell’esclusione nel resto del mondo: si legga un po’ i teorici della
    Dipendenza e del Sistema-Mondo – Wallerstein, Frank, Amin, ecc. – il
    Fusaro) Fusaro squalifica automaticamente i dominati e marginali del
    Terzo Mondo dall’inclusione ai quali. Perché, nuovamente, che
    l’inclusione degli stessi a quei diritti significhi l’assoluta
    uguaglianza nel diritto, o fuori, per tutti, dal
    diritto, ciò sarebbe sempre e nondimeno uguaglianza.

    Il discorso che fa Fusaro oggi è, a titolo di esempio, lo stesso che facevano i medi e
    piccoli borghesi del primo Novecento caduti nelle braccia degli
    autoritarismi nazifascisti: essi, che erano certo subordinati di
    fronte ai grandi industriali e proprietari terrieri, ma sicuramente
    dominanti rispetto ai marginali dell’epoca, i ceti operai, vollero a
    tutti i costi escludere dalla sfera simbolica dello Stato questi
    marginali che, pensavano, di certo ne avrebbero compromesso a ribasso
    le condizioni di vita generali. Questo temevano, i piccoli borghesi
    nazifascisti: che tutti diventassero proletari. Proprio come
    oggi Fusaro teme che tutti divengano migranti.

    "Chi critica il capitale senza criticare il fenomeno
    dell’immigrazione è un fesso"

    Può essere, ma io so senz’altro cosa è chi si permette di fare
    affermazioni come le soprastanti, corroborandole in ultima istanza
    con l’ausilio di insulti: costui non è un filosofo.

  • Giaurro

    Non è una sua opinione. L’idea espressa da Fusaro nel breve
    intervento è obiettivamente di destra. Fusaro oggi sceglie di
    difendere un ceto subordinato della classe dominante (piccola-media
    impresa e maestranze occidentali) piuttosto che i ceti subordinati
    della classe dominata (migranti del mondo sottosviluppato),
    consapevolmente e deliberatamente ponendo come condizione della
    difesa di quello l’opposizione alla difesa di questa. Il che è come
    dire: Fusaro sceglie i dominanti (ancorché i subordinati dominanti)
    piuttosto che i dominati. Questo è quello che ha sempre pensato e
    fatto la destra. Un tempo i dominati erano i ceti operai, ed anche
    all’epoca i subordinati dominanti (media e piccola borghesia)
    sceglievano di opporsi alla loro ascesa sociale. Durante il
    trentennio dorato quei ceti dominati sono diventati dominanti
    (ancorché subordinati nell’economia del proprio insieme) per nuovi
    dominati. Per lo stesso esatto motivo oggi, chi è di destra,
    difenderà la piccola-media impresa e maestranza occidentale contro
    i migranti del mondo povero, così come chi è di sinistra difenderà
    i migranti del mondo povero, anche a costo di andare contro i
    ceti subordinati nell’Occidente ricco ma dominanti del mondo
    povero.
    Se condividi l’opinione di Fusaro e continui a reputarti
    di sinistra, o se la condividi e ti vergogni di essere reputato di
    destra, direi che non sei esattamente in chiaro delle tue posizioni.

  • Valdo

    Quindi, qual è la tua soluzione "di sinistra"? Non lo chiedo polemicamente eh, ma per capire. Se la difesa della (sempre più numerosa, tra l’altro) povera gente d’Italia e d’Europa è secondo te "di destra" perché il precario, la partita Iva, l’operaio specializzato, il piccolo imprenditore e negoziante italiano, spagnolo o francese fa parte della parte dominante, seppure come subordinato, allora promuoviamo ancora più immigrazione incontrollata di quella che c’è, magari tenendoci l’euro e le sue politiche di austerità, in modo che la disoccupazione, già altissima, aumenti ancora e i salari vengano di conseguenza schiacciati verso il basso ancora di più di quanto sta avvenendo? Per solidarietà coi migranti, facciamo in modo che i "subordinati dominanti" diventino anche loro dei miserabili totali?

  • Giaurro

    Io non ho un’idea di soluzione, nel
    senso che non credo che qualcuno possa mutare radicalmente il corso
    degli eventi. Non credo cioè nella capacità trasformatrice delle
    soggettività storiche. Credo nel mutamento, che è ovvio, ma non nella capacità soggettiva di dirigerlo o addirittura produrlo. Quello che posso limitarmi a dire è che, di
    fronte alla trasformazione storica e sociale, sono possibili due
    atteggiamenti: uno che l’accetta, l’altro che la rifiuta. E, se la
    trasformazione storico-sociale di cui parliamo è il processo di
    impoverimento dei ceti subordinati dell’Occidente ricco collegato a
    una sorta di ascesa dei ceti dominati del mondo povero, una serie di
    raffronti a casi storici mi induce a credere che il primo
    atteggiamento sia di sinistra, il secondo di destra. Va considerato peraltro che io stesso, quando dovessi trovarmi di fronte alla stringenza del fatto e la mia vita andasse a dipenderne, dubito che reagirei con un atteggiamento di sinistra. Forse il destino dei ceti subordinati occidentali in questo preciso momento storico non può che essere quello di cercare di conservare disperatamente il benessere acquisito: alla fine è la logica della vita stessa. Insomma, non ho una soluzione, ma non ne ho una perché qua io vorrei
    fare teoria, non politica.

  • Raziel79

    @ Giauro ….
    Provo a spiegarti il mio punto di vista con una domanda provocaria:
    un colpo di mitra sulla folla rende i colpiti tutti uguali…. è di sinistra?
    Esiste (in politica) un piano ideologico, e un piano reale in cui contano anche cose come la tattica e la strategia. Vediamo se riesco a chiarire con un altro esempio: mettiamo il caso che il nuovo ministro dell’infrastrtture riesca a fare arrivare i treni in orario, siccome storicamente lo hanno fatto i fascisti questo è fascismo, no? Abbandonare la retorica dell’immigrazione non vuol dire necessariamente marginalizzare il diverso.
    Invito a pensare ai migranti come nostri figli e non come fratelli. Secondo me, sarebbe più utile alla causa anticapitalistica se questi migranti tronassero nei loro paesi di appartenenza a lottare contro il proprio capitalismo nazionale ( che è con molta probabilità ciò da cui scappano).
    Fermo restando l’ innegabile accoglienza per i rifugiati politici che per quelli di guerra.
    Il migrante nel momento in cui decide di partire dalla sua terra per cercare una "fortuna" personale fa qualcosa che sul piano universale rispetto ma sul pianopolitico no. Sta rinunciando alla lotta…. anche per questo motivo POLITICO…. io non posso accettarlo.

  • Valdo

    Si, capisco…

  • Giaurro

    Sarei d’accordo, se non credessi che identificare i ceti subordinati
    occidentali e i migranti del mondo povero a eguali vittime di un
    medesimo gioco, cioè considerarli entrambi parti di una medesima
    classe, magari opposta ai grandi proprietari di imprese e capitali
    transnazionali, sia un’operazione illegittima.

    Basta guardare a semplicissimi indici
    di qualità della vita materiale (Gini, PIL e consumi energetici pro
    capite, aspettativa media di vita, tassi di scolarizzazione, accesso
    a servizi igienici migliorati, ecc.) e a quelli, meno evidenti, della
    qualità della vita dipendente dall’inclusione sociale e relazionale,
    per persuadersi che tra ceti subalterni occidentali e migranti c’è,
    al meglio, un’ampia differenza, e, al peggio, un abisso. La
    stessa differenza, talvolta abissale, che c’è tra classi
    socio-economiche distinte, o, se preferiamo, tra dominanti e
    dominati.

    In effetti, l’opinione che ceti
    subalterni occidentali e migranti siano un comune fronte è un
    dispositivo ideologico corrispondente alla falsa coscienza dei ceti
    subordinati occidentali, che proponendo la propria povertà di fronte
    ai veri poveri tentano di preservare la propria superiorità effettiva nei
    loro confronti. Perché i ceti subordinati occidentali, godendo a
    piene mani del flusso di benessere che sgocciolava dal banchetto dei
    ceti superiori occidentali durante il trentennio dorato, andavano
    costituendo la propria dominanza nel rapporto di quei marginali e
    poveri, di quei dominati del Sud del Mondo che parallelamente,
    proporzionalmente e spesso causalmente vedevano i propri indici di
    qualità della vita precipitare fin sotto il suolo. Ora che i ceti
    subordinati occidentali cominciano ad assaggiare qualche timido morso
    della povertà soprassaltano, additando i ceti superiori
    come responsabili della miseria del Mondo e si infingono da sé
    d’essere indigenti al livello dei poveri del Sud del Mondo. Questa,
    come è noto, si chiama ideologia, e, nella misura in cui si colloca
    a difesa dei privilegi acquisiti, è ideologia di destra.

    Esistono insomma più termini della "lotta" in gioco, e non dobbiamo per forza cadere nell’ossequio al principio di non contraddizione ammettendono soltanto due. Ci sono dominanti, che sono i superiori occidentali e i subordinati occidentali; dunque i dominati, che a loro volta si distinguono in superiori marginali e inferiori marginali. I dominanti si scontrano al proprio interno ma mantegono una fortissima solidarietà, tra loro, nell’opporsi all’esterno, ai dominati, che, a loro volta condividono dinamiche affini nei reciproci rispetti. E questi sono ancora schemi troppo semplici.

    In altre parole, secondo me il tuo discorso funzionerebbe se la solidarietà che lega i subordinati occidentali ai dominati del mondo povero fosse superiore a quella che lega i primi ai propri superiori occidentali. Ma a me pare il contrario, dunque non è un discorso che posso accettare. Nota aggiuntiva può essere che io qui non mi pongo in termini moralistici: secondo me essere di sinistra non è meglio che essere di destra. Anzi, reputo logico e naturale che oggi i ceti subordinati occidentali condividano una prospettiva teorica di destra, ovvero di difesa poco o nulla inclusiva del benessere acquisito. In fondo mi pare la logica stessa della sopravvivenza, a cui io stesso devo o dovrei piegarmi, in quanto membro del mio ceto. Credo in effetti che oggi la storia chiami i ceti subordinati dell’Occidente allo schieramento della conservazione, laddove magari il ruolo storico dei marginali del mondo povero può essere quello della trasformazione dei rapporti di peso sociale. Così come, secondo la vulgata marxista, un tempo erano i ceti subordinati occidentali, e prima ancora la borghesia che poi ne sarebbe diventata nemica, a rappresentare la trasformazione seppellitrice di fronte ai dominanti che la rifiutavano.

  • tania
    Non saprei risponderti “sulla politica di partiti come SEL”( non
    ho avuto modo di seguere molto ) , ma con “l’esercito industriale di riserva”
    Marx non vuole criticare la libertà di movimento e l’uguaglianza del genere
    umano ( di cui era , come noto , uno strenuo difensore ) : semplicemente
    aggiunge un’ulteriore critica al lavoro salariato .

  • tania
    @Raziel79

    ( Mi scuso per l’intromissione ) . Ho
    l’impressione che ci sia un equivoco nella tua impostazione . 
    Lo ha già anticipato Giaurro , in un commento sopra , richiamando
    l’attenzione sul marxismo strutturalista ( Wallerstein eccetera ) : l’antinomia
    borghesizzazione vs proletarizzazione ( concetto quest’ultimo che andrebbe
    integrato insieme a qello di “aggregato domestico” eccetera )
     si dà solamente dall’analisi del sistema mondo . La maggior
    parte degli attuali stati-nazione non esisteva nemmeno meno di un secolo fa :
    sono una conseguenza della divisione assiale del lavoro all’interno
    dell’economia mondo che ha generato una divisione spaziale del lavoro . Il
    trasferimento del plusvalore oltrepassa
    quindi i confini nazionali . Si chiama "scambio ineguale" , noto meccanismo
    globale nel processo complessivo dell’appropiazione del plus valore . Ne
    consegue che molti borghesi si dividono il plusvalore di un proletario : il
    quale quasi sempre non risiede nello statonazione dei borghesi o , quando vi
    risede , di solito non ha diritto di cittadinanza .

  • tania
    Aggiungo un’osservazione
    . Esistono due concezioni della cittadinanza che si oppongono
    . Una è astratta e autoritaria al contempo , può richiamarsi ad alcuni obiettivi
    della trasformazione sociale e dell’eguaglianza ma non riuscirà mai a sganciarsi
    dall’assioma dello Stato , “la legge è sempre la legge” , che presume
    l’illegittimità del conflitto sociale . L’altra tenta di articolare
    concretamente i diritti dell’uomo e i diritti del cittadino , responsabilità ed
    impegno militante . Quest’ultima idea di cittadinanza non può darsi senza il
    progresso della storia civile e senza le lotte , per cui nel passato è stato
    necessario non solo “fare la parte dei senza parte” ( J.Rancière) ma forzare le
    porte della città e ridefinirla attraverso una dialettica del conflitto . Ciò è
    accaduto per la plebe antica medievale , per il terzo stato , per gli operai ,
    per le donne non si è concluso : i soggetti dell’oggi sono gli stranieri ( o
    meglio certi “stranieri”, quelli sprovvisti di capitale ) ; coloro i quali
    vengono “dall’altrove” ma sono “di qui” e vivono qui ; i proletari moderni , gli
    immigrati .

  • Raziel79

    Scusa se ti associato a SEL ma quel
    poco che ho capito del tuo intervento mi ha portato alla memoria
    discussioni avute con sostenitori di quel partito.
    Mi pare che cmq
    SEL sia uno di quei partiti che utilizza la "retorica dell’
    immigrazione" nel modo in cui si parla nell’articolo … per
    chiarezza mai ho pensato che Marx criticasse la libertà di
    movimento; volevo sottolineare che se si è capito il meccanismo con
    cui agisce il capitale, non ci sono molte possibilità su come agire
    per bloccarlo… e che in ottica strategica talvolta bisogna fare
    scelte “severe”.

  • Georgejefferson

    Dissento totalmente e ti spiego anche il perchè in poche parole. La tua posizione che idealizzi come di sinistra, in realtà e’ di destra in termini filosofici, perchè e’ sottomessa alle logiche deterministe e naturaliste (il corso degli eventi naturale ed indipendenti dalla prassi trasformatrice umana), quindi "credi" nell’impossibilita di qualsiasi azione umana collettiva di emancipazione possibile a lungo termine,e quindi non vedi l’azione reazionaria della coalizzazione delle elite contro i popoli tutti nel lungo termine. Il contrario della fu sinistra storica in termini filosofici. Questa e’ la piu grande conquista della destra elitaria, aver "religiosizzato" tante persone con la fede indotta del destino rivelato.Storia vecchia e sempre attuale.E questo ti serve inconsciamente per pulirti la coscienza dando una parvenza di giustizia rivelata da una presunta "necessita" non dissimile dal destino da accettare dei preti medioevali.E questo lo si puo fare nella teoria, solo quando si e’ ben al sicuro nella propria esistenza materiale, oppure quando si diventa totalmente credenti nel destino.

  • Georgejefferson

    Il tuo ragionamento e’ sempre quello. Assolutizzi lo stato di cose presenti come naturale e deterministico. E’ un dogma religioso che ti impedisce di vedere il divenire storico come possibilità a più strade. Secondo questa credenza religiosa, qualsiasi progresso di miglioramento sociale  diventa un "privilegio" escludente perche l’unico modo per non esserlo sarebbe il "tutto e subito" in tutto il mondo,cosi da mettere al pari ceti subalterni di ogni paese,una utopia evidentemente irrealistica come istantanea. Quindi ogni rivendicazione diventa "cattiva", senza distinguere la persona in difficolta reale da altri messi meno peggio.Un tutto unico del ceto subalterno occidentale che sarebbe "cattivo" a prescindere senza tenere conto della manipolazione sistemica delle coscienze che annichilisce le genti e reprime collettivamente la coscienza infelice. Quindi un ragionamento altamente moralistico anche se lo neghi che ti impedisce di vedere le sofferenze in occidente in quanto miope ideologicamente.

  • Georgejefferson

    E come mai ti scandalizzi per presunti da te percepiti insulti, dove tu stesso insulti ogni sussulto di difesa verso l’omologazione forzata alla poverta giudicandoli come "privilegiati" tutti in occidente come un unico calderone? 

    Diritti per tutti va benissimo idealmente, ma nella realta dello stato di cose presenti non esiste un "governo mondiale buono" che lo garantisce.Ed ogni possibile protesta e’ ovviamente ristretta nello spazio e nel tempo per il presente,dato che i ceti subalterni non hanno mezzi ne cultura per imporre l’uguaglianza dei diritti a miliardi di persone "tutto e subito".. ma non e’ detto che lo sia sempre nel futuro,specie se l’esempio di parte porta incoraggiamento diffuso.Di sicuro non lo sara mai sicuramente se ogni tentativo passo a passo, viene distrutto dalla retorica finta moralista, che (come ti piace a te dire) consapevolmente o meno, contribuisce agli interessi del capitale a rendere perenne la poverta e loro interessi tutelati.
    Insomma tutto quello che hai studiato lo percepisci perfettamente in funzione di interesse elitario, e nemmeno te ne accorgi.Contento tu.Io te l’ho detto.