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LA REPUBBLICA DEL COMPROMESSO E DEL SILENZIO

DI HS

comedonchisciotte.org

Da quasi due mesi sono iniziati i lavori della nuova Commissione d’Inchiesta sul caso Moro istituita sull’onda dei recenti e inediti sviluppi delle indagini relative all’agguato di via Fani e al tragico epilogo dell’“affaire” in via Caetani, rispettivamente inizio ed epilogo del più grave fra i delitti politici della nostra Repubblica.

Per parte nostra non ci resta che augurare ai membri della Commissione di svolgere al meglio delle loro possibilità il loro lavoro e di approdare a un esito che, se non arriva a certificare la verità dei fatti sul sequestro e l’esecuzione dello statista democristiano, quantomeno ne fotografi l’essenza e il significato interamente ed esaustivamente. Al di là, comunque di una certa facile, banale e intossicante retorica che da decenni insiste a tamburo battente sulla necessità di fare luce sui misteri che avvolgono e permeano i tentativi o le “intentone” golpiste, lo stragismo, i delitti mafioso “eccellenti” e la lunga stagione del terrorismo e degli anni di piombo, ci permettiamo di rimanere scettici e assai dubbiosi e, per l’occasione, di fare i “gufi d’occasione”.

Se il delitto Moro ha rappresentato per più generazioni uno snodo inquietante e irrisolto della storia della Repubblica, durante questi settant’anni abbiamo avuto modo di assistere alla strage di Portella della Ginestra e alle singolari vicende di “delinquenti comuni” come Salvatore Giuliano e la sua banda, all'”incidente” aereo fatale per il Presidente e fondatore dell’ENI Enrico Mattei, a numerosi golpes apparentemente abortiti come quelli del generale De Lorenzo (Piano SOLO), del principe “nero” Junio Valerio Borghese (operazione “Tora Tora) e dell’ambasciatore ed ex partigiano “bianco” Edgardo Sogno (il cosiddetto golpe “bianco”), a diverse nefande stragi a base di potenti esplosivi opportunamente non rivendicati come quello di piazza Fontana a Milano, piazza della Loggia a Brescia, il treno Italicus, la stazione di Bologna, il rapido 904 e quelle del biennio del “terrorismo mafioso” (1992/1993), ad incidenti dalle implicazioni “militari” come quello del DC9 di Ustica e del Moby Prince, a delitti eccellenti compiuti o rivendicati dalla mafia e dal terrorismo, oppure camuffati e coperti per schermare gli interessi dei mandanti e degli istigatori (per citare quelli più celebri ed esplorati, De Mauro, Calabresi, Pasolini, Occorsio, Impastato, Alessandrini, Pecorelli, Varisco, Ambrosoli, Reina, Giuliano, Terranova, Mattarella, Costa, La Torre, Calvi, Dalla Chiesa, Chinnici, Insalaco, Rostagno, Falcone, Borsellino, Alpi e Hrovatin). Per non parlare di delitti meno noti e dei tentativi “abortiti” come quello di eliminare il giudice Palermo con un ‘autobomba, i numerosi incidenti “strani” o provvidenziali occorsi a testimoni scomodi o a protagonisti che sanno maledettamente troppo, agli episodi coinvolgenti la mafia o la criminalità organizzata o comune ma dalle implicazioni certamente più ampie e, in proposito, si rivolga l’attenzione ai traffici internazionali di armi, stupefacenti e preziosi, alle operazioni di riciclaggio ed investimento dei capitali “sporchi” – con conseguente corollario della corruzione politica – o ai sequestri di persona compiuti per ragioni non solo e non tanto pecuniarie.

Ormai è quasi di pubblico dominio che su questi e altri “episodi” suppostamente misteriosi e sicuramente criminali della nostra storia sono stati riempiti fascicoli traboccanti non solo di atti coperti da “segreto” o colmi di omissis. Oltre alla documentazione raccolta nel corso delle istruttorie giudiziarie si possono contare gli atti delle Commissioni d’Inchiesta Parlamentare e in primis quelle Antimafia, quella sull’individuazione dei responsabili della mancata identificazione dei colpevoli degli episodi di strage e terrorismo, quella “vecchia” su Moro e quelle sulla P2 e sugli affari del finanziere massomafioso Michele Sindona, il materiale depositato negli archivi dei servizi di informazione, dell’Arma dei carabinieri, delle questure, ecc… Senza dimenticare i National Archives americane e l’archivio di stato britannico di Kew Gardens… Senza pretendere di ricostruire dettaglio per dettaglio i singoli episodi forse possiamo ragionevolmente sostenere che prove, elementi vari, indizi e testimonianze per tappare molti buchi neri non mancano da anni anche se è sufficientemente chiaro ai meno sprovveduti che occorre una volontà netta, salda e precisa di ricerca delle verità più scomode e dolorose. Ad esempio non può più essere sottaciuto quanto spesso alcuni organismi dello Stato abbiano reiteratamente occultato prove e reperti, inquinato e fuorviato le indagini, subornato testi, ecc… Eppure, a parte lodevoli eccezioni ed escludendo le manovre interessate e dal sapore ricattatorio, le forze politiche non hanno fatto sforzi per individuare i responsabili, i complici, gli istigatori e i mandanti e, anzi, hanno addomesticato la costruzione della verità ufficiale nella maniera più conveniente per tutti. Stendendo un manto di silenzio sulle vittime più o meno indiscriminate…

E’ la verità che viene addomesticata, negoziata e concordata dalle parti “interessate” – non necessariamente implicate nei crimini ma, comunque, in qualche misura testimoni – che, quindi, i presenta come una verità distorta, deformata, fuorviante… In definitiva una grande menzogna…
Ma come può una Repubblica formalmente sovrana e democratica sopportare tutto questo. Quali sono le ragioni di questo vulnus ? In qualche modo si deve prendere atto di tale aspetto congenito e “strutturale” e, quindi, risalire alle radici della storia repubblicana d’Italia…

Con grande intelligenza, acume e una sensibilità difficilmente riscontrabile, Pasolini aveva intuito la natura della giovane Repubblica italiana quando, con il suo stile inconfondibile e incisivo, scriveva che l’Italia, in realtà, era composta da una pluralità di “nazioni” e”popoli” che, di volta in volta, collidono, si scontrano, negoziano, concludono armistizi e stringono anche alleanze insospettabili. Almeno questo è anche il senso di alcuni suoi saggi o di certi articoli pubblicati sul “Corriere della Sera” diretto da Piero Ottone e, in primis, il famoso “Romanzo delle stragi” che non è solo la perentoria affermazione di essere riuscito a fotografare l’oggettiva realtà dei fatti e, quindi, le responsabilità inerenti la “strategia della tensione” – Pasolini non era riuscito tanto a sapere tanto a comprendere determinati meccanismi di gestione e distribuzione del potere – ma, soprattutto, l’efficace e penetrante spiegazione delle ragioni per cui gli italiani erano destinati a non conoscere la verità. Una presa d’atto anche dolorosa per un uomo di sinistra che si professava marxista, ma che molti, infastiditi dalle parole del poeta, fecero finta di non aver bene compreso.
Il punto non secondario della questione è che la retorica resistenziale e dell'”antifascismo”, che poi ha assunto forme più o meno militanti, ha finito per coprire il fatto che dietro la Costituzione repubblicana e democratica se ne era imposta una materiale e ben più solida perché risultato delle mediazioni e dei contratti fra poteri “più o meno forti”. Troppo spesso dimentichiamo che, se è certo vero che la fine del conflitto aprì la strada a un sistema di tipo parlamentare, l’Italia usciva dalla guerra con le ossa a pezzi, come un paese sconfitto costretto ad accettare le imposizioni delle superpotenza vincitrici del conflitto – USA, URSS, Gran Bretagna più la Francia gaullista – contenute nel Trattato di Parigi (1946). Occupata dalle truppe degli alleati angloamericani, la nostra penisola ricadeva necessariamente nella sfera di influenza occidentale e conseguentemente e successivamente, entrava a far parte dello schieramento del Patto Atlanti
co. L’impellente necessità di ricostruire la nazione e di restaurare il tessuto della società civile così profondamente lacerato costringeva il Presidente de Consiglio Alcide De Gasperi – un democristiano certo non sospetto di eccessive simpatie conservatrici e, neanche, “anglofone” – ad accettare le condizioni americane per ottenere i fondi stanziati nell’ambito dell’European Recovery Program, il programma di aiuti americani ai paesi europei più conosciuto come Piano Marshall, dal nome del Segretario di Stato dell’amministrazione Truman. Ormai gli americani avevano rimpiazzato i declinanti britannici nel ruolo di superpotenza imperiale dai confini globali e lo stesso Presidente Truman aveva rivendicato in maniera arrogante il ruolo egemone e dominante degli States, potenza in espansione capace di sostenere lo sforzo bellico degli “alleati” sovietici e britannici e con sconfinato diritto di ingerenza e di interferenza negli affari politici ed economici interni dei partners europei. La cosiddetta “Dottrina Truman” esposta al Congresso americano il 12 marzo del 1947 sanciva ufficialmente l’inizio della “Guerra Fredda”, un conflitto combattuto con mezzi non convenzionali e “psicologici”.
Il nuovo assetto formalmente democratico dell’Italia repubblicana – dal 2 giugno del 1946 – doveva essere rinegoziato e concordato dai vari soggetti politici, economici, finanziari e militari tenendo conto della “presenza” della superpotenza statunitense.
Sicuramente il risultato di uno dei compromessi raggiunti nell’Italia del Dopoguerra è stato quello di dotare lo stato e il paese di una Costituzione avanzata dal punto di vista delle istanze politiche e sociali e a forti tinte progressiste, frutto della mediazione e degli accordi fra le culture politiche e le ideologie espresse dai partiti emersi dalla lotta resistenziale e, quindi, fra la dottrina cristiano sociale, quella marxista dei socialcomunisti e i principi repubblicani, democratici e liberali.
Tuttavia, se si vuole realmente comprendere l’accidentato e travagliato percorso storico della giovane Repubblica italiana, non si possono più trascurare gli altri due “compromessi” sanciti, rispettivamente, a livello internazionale e a livello interno. Due “compromessi” e accordi, fra l’altro, che si intrecciavano e sovrapponevano inscindibilmente…

In primo luogo – confinata ad un ruolo secondario la “perfida Albione”, ma non per questo irrilevante e privo di significato – l’URSS di Stalin riconosceva agli States di disporre del suolo e delle istituzioni italiane, sancendo una precisa divisione di confini da rispettare e da proteggere ad ogni costo. In cambio gli statunitensi avrebbero tollerato la presenza di un forte schieramento socialcomunista e, soprattutto, del partito comunista più forte d’occidente, diretto da Palmiro Togliatti, uomo di fiducia di Stalin e fedele alla linea di politica internazionale della Terza Internazionale ad egemonia sovietica. Si accettava una certa “rendita di posizione” da parte del PCI, ma, secondo il principio della “conventio ad excludendum”, ai comunisti era negato l’accesso alle compagini governative anche in caso di vittoria elettorale. E’ facile immaginare quali sarebbero state le conseguenze di una violazione di questo tacito patto fra la potenze vincitrici: direttamente o indirettamente sarebbero intervenuti gli americani per imporre una soluzione di “forza” a cui Stalin non avrebbe risposto per evitare conseguenze imprevedibili su tutto lo scacchiere europeo. E’ la rigida logica di Yalta forse non ancora abbastanza studiata e analizzata dagli storici.

Da questo compromesso ne discendeva un altro che era stato certamente anticipato dagli accordi fra i partiti antifascisti e, a larga maggioranza, progressisti e di sinistra, del CLN e lo schieramento monarchico e conservatore che faceva riferimento al re Vittorio Emanuele III e al maresciallo Badoglio e dal Patto di Salerno (marzo del 1944) che suggellava il ruolo del PCI togliattiano dietro l’evidente impulso dell’orso sovietico. In maniera apparentemente paradossale si delinea un compromesso fra classi, forze e gruppi sociali contrapposti. Da un lato quelle a cui avevano fatto riferimento gli angloamericani durante il conflitto, vale a dire Cosa Nostra italoamericana e l’Onorata Società siciliana – il cui ruolo era stato fondamentale per occupare e mantenere il controllo prima della Sicilia e poi del meridione italiano -, ampi settori della massoneria, il Vaticano, la grande imprenditoria e l’alta finanza… Dall’altro gli operai, i braccianti e le classi lavoratrici rappresentate soprattutto dal PCI e guidate dai suoi vertici. Nel primo caso si trattava prevalentemente di quelle forze e di quei soggetti che avevano dato un appoggio totale e incondizionato al Duce del fascismo fino alle soglie del conflitto mondiale e che, evidentemente, dimostravano ampie garanzie agli Alleati sul piano delle convinzioni “anticomuniste”. Nell’altro, i dirigenti del PCI, perfettamente consapevoli del ruolo assegnato loro nel nuovo sistema di relazioni interne ed internazionali, si impegnavano a contenere e ridimensionare gli impulsi e i furori “rivoluzionari” largamente presenti nella propria base assumendo una posizione sostanzialmente moderata e, in certi frangenti, conservatrice sul piano sociale. Fra la dirigenza comunista l’eccezione era rappresentata da Pietro Secchia, riferimento principale del filone comunista e antifascista della “Resistenza tradita”. In tal modo si comprende quello che è passata alla storia come “doppiezza togliattiana” che non incarnava quell’ambiguità politico – ideologica dettata dalla compresenza di una posizione fondamentalmente rispettosa dei processi democratico- parlamentari e di una politica internazionale rigidamente filosovietica, ma soprattutto nel mantenimento di un’anima moderata dentro un involucro modellato dall’ortodossia marxista leninista.
Come parte di questo tacito compromesso sociale e politico non deve poi essere sottaciuto che, per ricostruire la macchina statale e della pubblica amministrazione, c’era bisogno di reintegrare nei loro ruoli quei soggetti che avevano ricoperto importanti posti chiave e di responsabilità anche per garantire una certa continuità con il passato fascista. Magistrati, prefetti, generali, questori, ufficiali, ecc… Inoltre i nuovi servizi segreti dell’Italia repubblicana – il SIFAR e l’Ufficio Affari Riservati del Viminale – funzionali e pronti all’uso per la “Guerra Fredda” venivano istituiti con semplici circolari ministeriali e senza l’esercizio di alcun tipo di controllo democratico ereditando uomini, risorse, strutture e archivi del SIM e dell’OVRA, i servizi segreti dell’Italia fascista. Ovviamente questa continuità non solo “ideale” è gradita agli alleati angloamericani che hanno sempre temuto non solo il PCI ma anche l’affermazione decisa e il consenso popolare tributato al CLN e alla sua componente di sinistra. Naturalmente non solo ciò comporta l’occupazione non trascurabile di gangli vitali dello Stato da parte di militari e funzionari conservatori e reazionari – e, quindi, anche visceralmente anticomunisti – e di provata fede monarchica o fascista, ma anche la protezione di veri e propri criminali di guerra da riutilizzare nella maniera più opportuna. Allora si può comprendere perché molti fascicoli scottanti vennero occultati nei cosiddetti “armadi della vergogna”- A ulteriore dimostrazione di una sorta di accordo o di “compromesso” sancito sulla questione, quando il segretario del PCI Palmiro Togliatti era ancora Ministro della Giustizia (aprile 1946), venne concessa l’amnistia per i reati “politici di cui beneficiarono innanzitutto i fascisti. Un bello smacco per quella Repubblica che doveva essere fondata sui valori e principi dell’antifascismo…

Finora il nostro sguardo si è posato e ha “cristallizzato” il Dopoguerra italiano, periodo fondante e fondativo della Repubblica, tuttavia &egrav
e; necessario rammentare come i compromessi e gli accordi più o meno espliciti o taciti siano stati ridefiniti e rielaborati dalle circostanze e dalle contingenze politiche, sociali ed economiche, perché la storia è un grande flusso incessante e tumultuoso che richiede aggiustamenti ed adattamenti. Quindi lasciamo agli studiosi l’ingrato compito di esplorare questa dimensione diacronica, catturandone i fotogrammi principali… Per quanto mi riguarda, secondo la mia personalissima opinione, le successive rinegoziazioni dei compromessi “repubblicani” – che quindi coinvolgono poteri e forze interne e internazionali – si identificano con le seguenti date: 1964, 1969/1970, 1974, 1978/1981, 1988/1994 (il lungo periodo che segna il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica anche in corrispondenza del crollo del Muro di Berlino e della caduta dell’impero sovietico)… Probabilmente oggi stiamo assistendo a una nuova fase di ridefinizione e rielaborazione dei “compromessi” sociali e politici di cui il cosiddetto Patto del Nazareno dell’incredibile coppia Renzi/Berlusconi non è che la manifestazione più visibile agi occhi del grande pubblico. In questo travagliato e complesso periodo sappiamo che l’Italia è stata testimone di tentativi o ricatti golpisti, di stragi indiscriminate, di omicidi mirati, ecc… Sono convinto che un filo neanche tanto invisibile attraversi e colleghi molti episodi e che, spesso, si è tentato di ridefinire gli equilibri di potere “forzando la mano” con quelli che qualcuno ha eufemisticamente chiamato “colpi bassi”. Però quando le parti riescono a trovare anche faticosamente un punto d’incontro, nessuno ritiene conveniente svelare determinati retroscena al popolino… Nessuno vuole o può dire la verità facendo i nomi e i cognomi di esecutori, istigatori, ispiratori e mandanti dei crimini più efferati e più gravi dal punto di vista politico.

E’ assordante il silenzio dei compromessi, ma forse dentro questa assenza abita un silenzio ancora più sotterraneo e profondo… Un secondo silenzio che trascende e sovrasta i compromessi… Semplicemente si impone come una realtà insopprimibile…

Funzionari dei servizi di informazione, alti ufficiali delle forze armate, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, prefetti e questori, ministri, parlamentari, stimate personalità politiche, petrolieri, imprenditori, finanzieri, banchieri, manager del settore pubblico e di quello privato, esponenti dell’alta burocrazia statale, editori, tycoon di successo, uomini di spettacolo, ecc… Apparentemente si direbbe che nessuno del bel mondo dell’establishment sia rimasto fuori da questo gran calderone per cui una domanda pressante e impellente ha agitato i sonni di “cultori del complotto” e di dietrologi. Ma è mai possibile che un oscuro materassaio di Arezzo dalla fama piuttosto dubbia sia riuscito a mettere insieme quel che rimaneva dello stato e a controllarne i posti chiave per un periodo piuttosto lungo ? Eppure erano in molti – affiliati alla nota loggia coperta oppure no – a fare anticamera presso la suite del Maestro Venerabile all’Hotel Excelsior di Roma per ricevere consigli, raccomandazioni e istruzioni. Perché, quel che è certo, è che, se l’Italia repubblicana è sempre stata fondata sui “compromessi”, le “officine” del cosiddetto Raggruppamento Gelli/P2 si è affermato come il luogo del collegamento e della mediazione degli interessi finanziari e politici. Per circa un decennio, al riparo dall’indiscrezione di ampi settori dell’opinione pubblica, la Loggia coperta Propaganda Due deve, anzi, essere stato la Stanza Principe di compensazione per la gente che contava. Tale caratteristica dovrebbe averne fatto una sorta di consorzio di logge, circoli e associazioni interessate al mantenimento di un certo ordine istituzionale, politico e sociale. Si dovrebbe candidamente ammettere che la loggi gelliana non costituiva questo gran potere “occulto” e che la sua esistenza – così come la sua influenza – non fosse un mistero per nessuno a certi livelli. Arrembanti, ambiziosi e selezionati politici dell’intero “spettro” politico – ideologico – democristiani, socialisti, missini, socialdemocratici, repubblicani, liberali e, forse, perfino alcuni comunisti e radicali – premevano per consultare il Maestro Venerabile e, probabilmente, per pendere dalle sue labbra. Eppure se la nostra mente ritorna alla catena di “misteri”, delitti e scandali del periodo compreso fra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta i nomi di affiliati più o meno illustri e potenti ricorrono con una frequenza incredibile tanto da far giustamente sospettare un qualche ruolo di questa “snella ed efficiente” organizzazione nelle stagioni più buie e sanguinose della Repubblica. Ma come è potuto accadere ? Come mai un personaggio oscuro e dall’apparenza mediocre e dimessa ha potuto fare sfoggio di tutta questa inspiegata influenza ? Quali le ragioni di tanto silenzio ?

Agli atti della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia P2 risulta che l’affiliazione massonica di Licio Gelli coincide con la fine della “missione” del “fratello” italoamericano Frank Gigliotti il quale, dopo aver profuso le sue energie a promuovere l’unificazione delle due grandi “famiglie” della massoneria italiana – quella di Palazzo Giustiniani e quella di Piazza del Gesù – fece ritorno negli States. Alto dignitario massone ed ex reverendo evangelico, Gigliotti non era un personaggio qualsiasi, ma un agente di alto livello dell’OSS americano prima e della CIA poi. Aveva fatto parte di quel nucleo di agenti americani e italoamericani che, durante la Seconda Guerra Mondiale, si erano attivati per mobilitare tutte le risorse possibili e utili a intensificare il controllo territoriali, istituzionale, politico ed economico dell’Italia. In tal modo, grazie all’impegno di queste risorse di intelligence – alcune delle quali evidentemente ritenute in buona intimità con i mafiosi italoamericani e quelli siciliani vennero indicate come facenti parte di una “mafia cercle” -, vennero allestiti numerosi canali di collegamento e network da sfruttare nella maniera più opportuna. Indubbiamente a guerra conclusa Gigliotti si incaricò di mantenere il contatto con la massoneria italiana anche per orientarla in senso filoamericano e intensificarne l’impegno anticomunista. Questo attivismo raggiunse il culmine quando – nel luglio del 1960 – il Governo italiano, nella persona del Ministro delle Finanze Trabucchi, firmò l’accordo per la restituzione della storica sede del Grande Oriente d’Italia Palazzo Giustiniani che era stata confiscata dal regime mussoliniano. L’accordo venne sancito alla presenza dell’Ambasciatore americano Zellerbach e, naturalmente, del “fratello” Gigliotti. Nonostante i trascorsi fascisti, Gelli venne iniziato alla massoneria del Grande Oriente d’Italia dal “fratello” Roberto Ascarelli, uomo di fiducia del Gran Maestro Giordano Gamberini, da sempre indicato come personalità gradita agli americani. La rapida carriera massonica di Gelli è difficilmente spiegabile se si esclude la protezione e la raccomandazione prestata dai “fratelli” americani e, in particolare, proprio da agenti segreti come Gigliotti. Questa condotta è probabilmente dovuta ai presumibili servizi prestati da Gelli agli americani e agli Alleati fin dal conflitto, quando, nel 1944 sarebbe stato reclutato dai CIC – i Counter Intelligence Corps della V Armata americana – per “spiare” contemporaneamente i partigiani comunisti e i repubblichini della sua zona. Si può immaginare che, tempi di Guerra Fredda, l’efficiente agente Gelli – la cui carriera di “spione” era iniziata in giovanissima età nel SIM fascista – avesse partecipato a importanti operazioni con soddisfacenti risultati, altrimenti non si potrebbe spiegare tutta questa fiduc
ia accordatagli dai “colleghi” d’oltreoceano. Così gli vennero affidate le cure della prestigiosa Loggia coperta del Grande Oriente d’Italia, la Propaganda Due per trasformarla in una pedina strategica essenziale nello “scacchiere” italiano. Il compianto Presidente – “gladiatore” Francesco Cossiga fornì un particolare fondamentale di questa storia attribuendola ad un’attendibile fonte militare: la Loggia P2 era stata “ricreata” come organizzazione di “civil servants” degli americani – civili e militari – presso la base militare di Bagnoli. A tale proposito, proprio fra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, in corrispondenza con la fase più rilevante della missione del “fratello” della CIA Gigliotti, in Italia venne fondata una serie di logge riconducibili alla “presenza americana” sul territorio italiano come la Loggia Colosseum presso l’Ambasciata statunitense di via Veneto, la George Washington del comando SETAF di Vicenza, la Verona American Lodge del comando FTASE di Verona, la H. Truman della base di Bagnoli, la Benjamin Franklin di quella di Livorno, ecc… Se ne può inferire che la loggia P2 fosse parte di questo solido network della massoneria diplomatica, militare e di intelligence USA e NATO, una sorta di “GLADIO” interna alla massoneria.

Per penetrare a fondo il nodo della P2, forse il più grave degli scandali dell’Italia repubblicana, e scioglierlo completamente è assai difficile trascurare i risvolti “americani”, peraltro l’Ambasciata statunitense – presso cui era stata anche fondata la Loggia Colosseum – si trovava a brevissima distanza dall’Hotel Excelsior e, anche sulla base delle rivelazioni del solito Cossiga, Gelli doveva essere di casa fra i diplomatici di oltreoceano. Secondo le testimonianze rese da autorevoli e importanti personalità politiche italiane come il segretario del PSI Bettino Craxi e quello del PSDI Pietro Longo – peraltro egli stesso piduista – rese davanti alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Loggia P2 all’epoca ci si recava a conferire dal Venerabile Maestro Gelli perché autorevolmente accreditato da ambienti d’oltreoceano. Quindi non si deve fare un eccessivo sforzo di fantasia immaginando il nostro mentre, dopo aver discusso con il ministro, il parlamentare o l’ennesimo esponente politico, si dirigeva presso l’Ambasciata statunitense ove, peraltro, ha sempre avuto sede la centrale dell’intelligence americana. Peraltro non è un mistero per nessuno che negli elenchi noti degli iscritti alla P2 figurano due facoltosi americani che nel corso degli anni Settanta dirigevano la CIA nel nostro paese. Già al termine del decennio precedente, in un anno cruciale come il 1969, quando venne “rivitalizzata” la Loggia P2 e, al contempo, venne compiuta la prima terribile strage indiscriminata, quella della Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana e Milano, Gelli sarebbe stato immediatamente sollecitato da tutorevoli personaggi riconducibili all’Amministrazione Nixon a iniziare e affiliare alcune centinaia di alti ufficiali delle forze armate per costituire probabilmente l’esercito “segreto” di un possibile golpe in Italia. Solo due anni prima – nell’aprile del 1967 – la stessa CIA aveva appoggiato un golpe militare in Grecia per cui la prospettiva di un analogo destino per l’Italia poteva essere messa in conto. Anche se nel 1970 al “filoamericano” Gamberini – grande sponsor di Gelli – succede il Gran Maestro Lino Salvini – un socialista – lo spartito non muta. Le tendenze “destrorse” di Gelli e le sue frequentazioni non propriamente conformi agli ideali della massoneria sono note e sono anche state denunciate da un gruppo di massoni progressisti e democratici, mentre i tre rapporti del questore Santillo, direttore dell’Ispettorato Antiterrorismo, denunciavano il coinvolgimento del capo della P2 nel terrorismo “nero” eppure il nostro gode di amicizie e protezioni di livello troppo elevato. Semplicemente Gelli è diventato un alto dignitario della massoneria, il più importante e potente delle “famiglie” italiane, stimato e apprezzato dalla muratoria internazionale. Non si deve dimenticare che in questi anni il Grande Oriente d’Italia incassa importanti successi come il riconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (1972), sintomatico del grande credito di cui anche il Gelli all’epoca godeva presso i “fratelli” britannici. Sotto la sua egida per qualche tempo sembrò avverarsi il “sogno” del “fratello” Gigliotti e degli americani in genere: unificare le due grandi “famiglie” massoniche italiane possibilmente sotto l’insegna di un più saldo e determinato anticomunismo. A quanto pare – probabilmente a partire dal biennio 1972 – 1973 – Gelli passò all’incasso guadagnandosi l’ammissione alla P2 da parte di personaggi italiane di primissimo piano provenienti dalla più facoltosa loggia coperta della “Famiglia” di Piazza del Gesù, di Rito Scozzese Antico e Accettato e, quindi, già parte della “famiglia” massonica britannica. Fra i nomi che vi compaiono si possono annoverare il patron di Mediobanca Enrico Cuccia, il “big” dell’industria petrolifera e chimica Eugenio Cefis Presidente della Montedison e già successore del compianto Mattei alla guida dell’ENI, il finanziere “massomafioso” Michele Sindona e due prestigiosi e discussi militari come il generale Giovanni De Lorenzo e il generale Giuseppe Aloja. Per quel che riguarda gli ultimi due il primo è stato il direttore del SIFAR che ha siglato l’accordo con la CIA che segnava l’avvio dell’attività della GLADIO, la sezione italiana della STAY BEHIND e il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri implicato nella pianificazione del Piano SOLO mentre il secondo era quel capo di Stato Maggiore della Difesa che aveva organizzato il famoso convegno sulla “guerra rivoluzionaria” presso l’Hotel Parco dei Principi a Roma (3 – 5 maggio 1965) ritenuto il vero inizio della “strategia della tensione” da molti studiosi e osservatori. Nonostante l’aspra rivalità fra questi pezzi da novanta delle forze armate c’è chi ha avanzato il sospetto che entrambi avessero ricoperto un ruolo importante nella carriera di Gelli all’interno dei servizi segreti militari tanto da promuoverlo al rango di “capo occulto” almeno nel periodo più caldo della “strategia della tensione”. Tanto più che il futuro Venerabile Maestro avrebbe sempre mantenuto ottimi rapporti con l’intelligence statunitense. Per quale ragione, infatti, fra il 1967 e il 1968 un fedelissimo del generale De Lorenzo ed ex direttore del SIFAR come il generale Giovanni Allavena avrebbe consegnato parte del prezioso materiale informativo del servizio segreto del Ministero della Difesa all’oscuro materassaio di Arezzo ? Non c’era nessuno che garantiva per lui ?

Comunque il quesito ineludibile per chi si voglia accostare alla scottante e intricata materia non può che riguardare la natura stessa della Loggia P2. Tutto ciò non spiega sufficientemente e in maniera convincente perché in una determinata fase della nostra storia e di quella internazionale c’era bisogno di dotarsi di una struttura come la famigerata loggia “coperta” e di elevare Gelli e il sodale Ortolani al grado di “agenti di influenza” d’alto livello e in conformità con determinate logiche. Tale circostanza si spiegherebbe con il fatto che, fra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, non solo determinati circoli finanziari, politici, diplomatici e militari – americani e “atlantici” – erano preoccupati dalla grande attrattiva elettorale esercitata dalla DC, ma anche dai cedimenti della DC che, con gli auspici di un leader come Aldo Moro, cominciava a guardare sempre più a sinistra. In effetti dal centrosinistra – la linea di politica governativa basata sull’asse DC – PSI – si passa alla “strategia dell’attenzione” nei confronti dei comunisti, per approd
are poi al noto Compromesso Storico e ai governi di Solidarietà Nazionale. E’ stato ampiamente documentato come vasti settori dell’establishment “euroamericano” non avessero mai condiviso tali prospettive che, anzi, erano reputate sciagurate per l’Italia, per la stessa Alleanza Atlantica e per gli interessi americani. In qualche modo – come è stato giustamente rimarcato – la “strategia della tensione” venne contrapposta alla “strategia dell’attenzione” morotea. In aggiunta, in mancanza di validi interlocutori partitici – intesi come partiti nella loro interezza -, si pensò di costruire una sorta di “partito occulto” e in questo senso lo schermo della massoneria risultava utilissimo. Tuttavia, in senso stretto, la loggia P2 non era stata concepita solo come lo strumento principe per la salvaguardia della fedeltà “atlantica” dell’Italia e per la strategia “anticomunista”, ma, parimenti, come una pedina nelle mani dell’establishment occidentale, “plutocratico” e tecnocratico. Non è un mistero per nessuno che sono rilevabili evidenti affinità fra il manifesto “programmatico” della Commissione Trilaterale (Rockefeller, Kissinger, Brzezinski, Huntington) – Crisis of Democracy – e il celebre e piduista Piano di Rinascita Democratica, sostanzialmente la versione “trilateralista” approntata e adattata al contesto italiano. L’impianto congegnato da solerti e intraprendenti esperti di ingegneria sociale e istituzionale è noto: non ci si può più permettere di sostenere i costi degli “eccessi” di democrazia per cui occorrerà promuovere le condizioni adatte a diffondere apatia e indifferenza “politica” fra i cittadini occidentali anche e soprattutto attraverso i mass media – televisione e stampa in primis -.
Così sorge il dubbio che il Piano di Rinascita Democratica non fosse esclusivamente “piduista” e che vi contribuissero anche altre “entità”. Altrimenti non si comprende come mai, nel momento di estrema difficoltà, il Venerabile Maestro non trovò di meglio da fare che lanciare messaggi più o meno ricattatori. Come non ricordare che fece intenzionalmente sequestrare una borsa con alcuni documenti scottanti come lo stesso Piano di Rinascita all’aeroporto di Fiumicino ? Era il 4 luglio del 1981, giorno in cui la prima compagine governativa laica della storia, guidata dal repubblicano Giovanni Spadolini, si presentava alla Camera per la fiducia… Il 4 luglio del 1776 era stata approvata la Dichiarazione d’Indipendenza americana al Congresso di Philadelphia. Non è certo da escludere una valenza “simbolica” nella condotta del Venerabile…

Alla metà degli anni Settanta la carriera del Venerabile è a un punto di svolta e ormai pare anche ben inserito nell’ambito dell’establishment internazionale. Forse una serie di circostanze anche “fortunate” hanno contribuito a migliorare notevolmente la posizione di Gelli, infatti molte illustri personalità italiane riconducibili a certi circoli di potere non se la stanno passando troppo bene… Basti pensare che, sia Sindona che Cefis sono “costretti” a lasciare l’Italia seppure in frangenti diversi, mentre altri “confratelli” piduisti di Gelli – o comunque vicini alle sue posizioni – sono nel mirino della magistratura. Il rinnovato prestigio di quel figlio di un modesto mugnaio di Pistoia viene rimarcato dalla sua presenza alle cerimonie di insediamento di ben tre Presidenti statunitensi, Gerald Ford (1974), Jimmy Carter (1977) e Ronald Reagan (1981) anche se, anno dopo anno, si fanno più precisi e chiari i segnali dello sgretolamento della sua enorme influenza… Sul periodo del declino “gelliano” e della Loggia P2 (1978 – 1981) si dovrebbero forse scrivere altre numerose pagine di un libro ancora in gran parte da inventare…

Insomma di Gelli, Ortolani e della “famiglia” piduista si parla spesso e si parla troppo e, tuttavia, permane una fitta linea d’ombra e si avverte costante la presenza di tutto un territorio in cui il “silenzio è d’oro”. Come rimane impenetrabile il silenzio che avvolge le stragi, il terrorismo, gli omicidi “mafiosi” eccellenti e diversi attentati mirati… Ma quali sono stati i risultati delle perizie balistiche condotte e disposte durante le varie inchieste giudiziarie ? Quante volte è accaduto che reperti di un certo valore probatorio venissero inquinati o sottratti ? Da dove provengono gli esplosivi, i mitra, le pistole, i proiettili, ecc… adoperati in alcuni attentati eclatanti ? Da arsenali militari ? Da depositi allestiti nelle caserme ? Da quelli “naturali”, i NASCO dell’operazione GLADIO/STAY BEHIND ? Oppure occorre ricostruire i percorsi e le rotte di certi traffici internazionali ? Non si può escludere che molte risposte potrebbero venire da quelle clausole segrete e aggiuntive del Protocollo della NATO siglate nel 1949. In posizione strategica nello scacchiere mediterraneo l’Italia accoglie forse il più grande numero di basi e siti militari USA e NATO di tutta l’Europa e, al contempo, si situa al grande crocevia di ingenti e criminali traffici internazionali (armi, stupefacenti, preziosi, rifiuti, uomini, ecc…).

In un certo senso tutto ciò sovrasta, sommerge e trascende i nostrani “compromessi” imponendo quel grande silenzio su cui tutti – da destra a sinistra – non possono far altro che calare costantemente il sipario…

In attesa della fine del sonno e del principio di un giorno finalmente nuovo…

Saluti

HS

Fonte: www.comedonchisciotte.org

1.12.2014

Pubblicato da Davide

  • Ercole

    Ottima analisi dettagliata  di tutti i passaggi storici e dei crimini  di cui si è macchiata la classe politica nostrana dal dopoguerra ad oggi ,non ce bisogno di aprire gli archivi di stato è la prova provata che la storia ci ha insegnato: tutti i crimini li organizza lo STATO.

  • IVANOE

    Tutte cose che già sappiamo trite e ritrite.
    La storia dice che il punto di svolta per tutto lo schifo che c’è oggi in italia  è stato nel 1945 quando i traditori venduti agli USA, amendola e togliatti  e pertini convinsero i veri partigiani rossi a deporre le armi.
    Quello fu il punto di non ritorno perchè i partigiani rossi armati e dislocati strategicamente sull’appennino avrebbero sicuramente fatto da contrappeso per una  nuova società italiana orientate verso il socialismo ed un capitalismo più adatto al popolo italiano.Un capitlaismo per dirla breve alla adriano olivetti…e invece con questa mossa una volta tolti i denti ai partigiani rossi con finte promesse ecco venir fuori il pci di berlinguer, i licio gelli i paglietta i bertinotti gli epifani i cofferati le camusso i landini i grillo di turno buoni solo per prendere per il culo le masse… e tutti allineati con le politiche usa…

  • Pensieridiunmuratore

    Solo una nota da eccepire,leggo: "la loggia coperta della "Famiglia" di Piazza del Gesù, di Rito Scozzese Antico e Accettato e, quindi, già parte della "famiglia" massonica britannica."
    Piazza del Gesù non ha mai fatto parte dell’orbita britannica, ne prima ne dopo ne durante gli eventi narrati. Nell’altro articolo di HS per altro mi pare si citasse espressamente e correttamente l’emulation come costante richiesta degli inglesi per riconoscere gli italici. Emulation che è alternativo al citato RSAA di Piazza del Gesù. Per il resto non sono in grado di notare altri errori manifesti. Anzi mi pare colmi alcuni buchi in modo più che plausibile.

  • lucamartinelli

    Mah, a me risulta che il punto di svolta fu determinato dalle clausole segrete dell’armistizio di Cassibile.

  • lucamartinelli

    Non ce l’ho fatta a leggerlo tutto, quindi mi limito a segnalare che una commissione parlamentare (l’ennesima) è una non-notizia. Sappiamo già che non approderà a nulla. Tempo e danaro buttati via.

  • IVANOE

    Questo non lo dico io ma un libro 8 ovviamente non diffuso nei canal itradizionali ) di  un ex agente segreto britannico di origini italiane che dal 1944 al 1945 fece parte della resistenza italiana, ovviamente come infiltrato, e che in modo trasversale attraverso tutta la resistenza partigiana da quelli bianchi della poi futura DC che ebbero alla fine della guerra tutti posti di rilievo fino a quella rossa.
    Partecipò insieme ad angleton della cia a tutti gli incontri segreti e tanto erano forti nel 1944-45 i partigiani rossi che la cia ( conosciuta prima con un’altra sigla ) era preoccupatissima perchè nell’emilia ed  in toscana i partigiani rossi erano pronti a realizzare dei soviet stile russia di stalin.
    I partigiani rossi erano molti e ben armati e avevano percepito il pericolo che gli "alleati occupanti" avrebbero fatto carne di porco dei sentimenti e dei principi socialisti e di giustizia che li avevano fatti combattere con il sacrificio di migliaia di loro compagni contro il nazi-fascismo, in sostanza avevano percepito che se non realizzavano i soviet la loro azione era stata solo usata in funzione di restaurazione di una società per pochi e ingiusta verso i molti ( come oggi è diventata la società italiana, in effetti ).
    In aiuto agli alleati occupanti arrivarano i nostri amendola e togliatti che convinsero i rilittanti partigiani rossi a deporre le armi accatastandole nei depositi degli americani, con la promessa di fare dell’italia un paese per tutti…e invece una volta spuntati gli artigli ai rossi…marameo… ( è storia scritta che alcuni partigiani rossi non convinti da amendola e togliatti nascosero le armi nei boschi e poi  vennero recuperate alla fine degli 60 dal terrorismo ).
    Questo è quanto.

  • lucamartinelli

    Sarà, ma nel libro "il golpe inglese" (molto documentato) si legge tutta un’altra cosa.. saluti

  • Stopgun

    Chi era l’agente?  Max Salvadori, per caso?