Home / ComeDonChisciotte / LA REALTA' DI BERLUSCONI DOPO IL SUO VIDEOMESSAGGIO

LA REALTA' DI BERLUSCONI DOPO IL SUO VIDEOMESSAGGIO

DI CLACK
comedonchisciotte.org

Mi riaggancio all’articolo postato nel forum “Il video di Berlusconi è il “vorrei ma non posso”

Dal mio punto di vista continuo a sostenere che Berlusconi è una pura creazione della finta sinistra. L’articolo di cui al link qui sopra, assieme a molti altri, per quanto diffidi fortemente dal cafonismo sensazionalista di Dagospia, ne è la riprova.

La pseudo sinistra si è servita del cavaliere fino a che le ha fatto comodo.

Lo ha utilizzato in primo luogo costruendo la questione berlusconiana, ovvero lo schermo, o se vogliamo l’arma di distrazione di massa, dietro cui nascondere il sovvertimento istituzionale che sta operando da 20 anni a questa parte. In conseguenza degli accordi presi sul Britannia, che le hanno garantito il controllo politico del paese in cambio della assoluta obbedienza ai diktat eurocratici. E poi del sottomettere il paese allo smantellamento del suo tessuto industriale ed economico, necessario a garantire gli equilibri interni di una UE egemonizzata dalla Germania.

Un secondo scopo ma solo in ordine di descrizione, non certo di importanza, riguarda la gestione dell’involuzione anche a livello sociale, atta a produrre la svolta a destra nella mentalità del paese che si riteneva necessaria. Affinché quella stessa sinistra che ha rinnegato totalmente i suoi valori per abbracciare quelli dell’iperliberismo filocapitalista, potesse continuare a essere accettata e ad avere il consenso politico necessario a garantirle il controllo del paese.

In ultimo si è ritenuto necessario azzerare completamente i valori umani, per mezzo del trash a getto continuo prodotto dalle TV del cavaliere, al quale poi la TV pubblica si è sostanzialmente allineata. Questo è servito per ridurre la popolazione, senza distinzione alcuna per ideologie o ceti sociali e culturali, a quella massa informe e indistinta, pilotabile a piacimento, quale è oggi a tutti gli effetti. Tale quindi da accettare senza discutere quella pseudo sinistra che è ormai una estrema destra fondamentalista travestita in rosé.

All’interno di quella massa totalmente deideogizzata l’unico discrimine ammissibile doveva essere, per l’appunto, il porsi a favore o contro Berlusconi. Più in base a questioni di tifoseria che per altro, ridotte pertanto a elemento meramente viscerale. Dunque il più possibile scevro da valutazioni di qualunque altro genere.

A tal fine si è provveduto ad aizzare con ogni mezzo le tifoserie opposte. Iniziando dal conflitto di interesse. Di esso Berlusconi è stato dipinto come il solo e unico portatore, in base al possesso di Mediaset. Quando invece è stato lo stesso accordo partitico sulle TV a sancire lo scambio tra l’assegnazione di tre televisioni a Mediaset in cambio del controllo assoluto di Rai tre da parte dell’allora PCI.

A parte questo, che non è poco, è proprio il PD il detentore del conflitto più grave e pervasivo, dato il suo controllo di banche e assicurazioni di cui si assicura redditività e svuotabilità di bilanci e riserve a proprio piacimento per mezzo del potere politico.

Per di più il PD è tuttora portatore di un conflitto non solo di interesse, ma anche di attribuzione di poteri. Infatti fu lo stesso Violante a dichiarare in parlamento l’eleggibilità di Berlusconi, arrogandosi da parlamentare un potere non suo. Ovverosia l’interpretazione della legge 361 del 1957, che spetta invece alla magistratura. Tra l’altro quella legge non vieta solo l’elezione, ma proprio la candidatura di chi sia titolare di concessioni pubbliche.

Curiosamente è stato scelto proprio Violante per quel pronunciamento indebito, forse per via della sua figura di ex giudice, tale da rendere meno stridente agli occhi dell’opinione pubblica quel suo conflitto di attribuzione di poteri.

Chissà perché i grandi giornalisti di area pseudo progressista, primo fra tutti il Grande Travaglio, di queste cose non hanno mai parlato.

Troppo concentrati sui conflitti del berlusca per accorgersene?

Non a caso il PD non ha mai promulgato una legge sul conflitto di interessi. Non per scarsa volontà o incapacità, ma perché proprio non poteva.

Più che mai, al momento del bisogno la querelle pro o contro Berlusconi è stata rilanciata mediante le numerosi questioni sollevate dalla sua figura di gaudente. Quelle che hanno dimostrato di essere di gran lunga le più gradite a tutti i livelli, attorno alle quali non a caso l’intero paese e la sua magistratura si sono trastullati molto a lungo.
Tutto questo per creare l’Emergenza Unica Nazionale su di lui, tale da far passare in secondo piano qualsiasi altro problema del paese, a prescindere dalla sua gravità. Scelta peraltro confacente a produrre quell’immobilismo totale che da sempre è il peggiore problema italiano.
Insomma, Berlusconi quale elemento essenziale e più che sufficiente a circostanziare una contrapposizione di schieramenti totalmente fittizia.
Il resto doveva essere pensiero unico. Come del resto la storia si è incaricata di dimostrare. Prima con la collaborazione di PD e PDL al governo Monti e poi con la sua riedizione attuale nella quale Letta ha solo funzioni di facciata.

In tutto quanto descritto, che è solo una parte di ciò che si è fatto per conseguire gli scopi elencati in precedenza, il PD, i vertici dello Stato e gli organi di controllo hanno una responsabilità enorme. Che però nessuno sembra avere intenzione di sollevare. Consiste nell’aver tramato e agito al fine di conseguire una modificazione spinta fino alla genetica del paese e su ogni livello: sociale, culturale, politico, industriale ed economico. Ma soprattutto istituzionale.
Tale da conformarlo e sottometterlo alle necessità conseguenti al progetto definito da poteri esterni alla sovranità nazionale.

Nel corso di questi 20 anni c’è stato un numero incalcolabile di avvisi di garanzia, processi, rinvii, legittimi impedimenti, assoluzioni, prescrizioni. Tutto ciò si è concretizzato solo ora in una condanna. Che sinceramente non so quanto sia in grado di giustificare un simile cumulo di atti giudiziari. Che tra l’altro hanno avuto il loro costo, scaricato ovviamente sulle spalle dei contribuenti. Chiamati giustamente a pagare per lo specchietto per le allodole con il quale si è ritenuto necessario percularli durante tutto questo tempo. Allo scopo di trasfigurare completamente il paese in cui vivono, ma senza che se ne accorgessero.

Dall’altra parte della barricata si ipotizza in 400 milioni di euro la spesa affrontata dal Cavaliere per difendersi. Somma che rappresenta il migliore deterrente nei confronti di chiunque abbia intenzione di provare a contrastare realmente il passo al potere politico che vuole restare padrone assoluto dei destini del paese.

Dopo la sua condanna, e alle polemiche ad essa susseguitesi, si attendeva la reazione di Berlusconi. E in particolare il suo videomessaggio, dal quale si riteneva potesse uscire chissà cosa.
Invece è stato una totale delusione.

Ma come, il grande comunicatore, l’affabulatore capace di ipnotizzare e galvanizzare milioni di elettori e convincere altrettanti indecisi, il politico che ha dimostrato di essere in grado di riproporsi più forte che mai dopo ogni crisi. Che fine ha fatto?

Semplice, non è mai esistito. E’ anche questa un’invenzione della finta sinistra. Quella che lo ha creato e ha favorito il suo predominio a livello politico e culturale. Si veda al proposito la legge del governo D’Alema che gli ha dato l’uso delle frequenze TV per l’1% del fatturato Mediaset. E che soprattutto lo ha rimesso in piedi a ogni rovescio, almeno fino a che ha ritenuto che il suo compito non fosse portato a termine.

Come nel 2007, quando dai suoi stessi alleati era definito un ectoplasma politico.

Prodi aveva vinto le elezioni, sia pure con uno scarto minimo e il cavaliere sembrava avviato irrimediabilmente sul viale del tramonto. O meglio della scomparsa dalla scena politica.

E allora il suo inventore che ti fa? Invece di pensare a rinforzare la maggioranza che si reggeva sul voto dei Senatori a Vita, decide improvvisamente di cambiare ancora una volta pelle e denominazione, dando vita al PD.

Non solo, a poco più di un anno dalle elezioni precedenti, e a quasi quattro dalle successive, decide di indire le primarie con le quali designare il futuro candidato premier. Mai vista una cosa simile a tale distanza dalla consultazione successiva.

A cosa servisse quella sceneggiata ancora non lo si è capito, o forse lo si comprende fin troppo bene. Di sicuro a delegittimare Prodi, anche se il mainstream mediatico ha fatto come sempre finta di non vedere.

L’unico vero risultato ottenuto è stato quello di designare ufficialmente quel Veltroni che già aveva ricevuto l’investitura dagli organi interni del partito, dandogli così la possibilità di compiere il suo unico, vero capolavoro politico. Quello di resuscitare un avversario morto e rimetterlo in sella. E poi, grazie a una campagna elettorale tra le più scialbe e povere di contenuti, dargli su un piatto d’argento la maggioranza più schiacciante mai verificatasi nella storia della Repubblica Italiana.

Grazie alla caduta del governo Prodi, notoriamente verificatasi dopo che la magistratura, di nuovo lei, aveva incriminato i coniugi Mastella e la moglie per l’inchiesta Why Not. La vendetta del segretario Udeur è stata il far mancare il suo puntello essenziale in Senato, con conseguente votazione di fiducia finita nel brindisi pidiellino a champagne e mortadelle. L’aprile successivo, sotto le elezioni che vedevano Mastella traghettato nella coalizione del PDL, il Gip dichiarerà che non c’erano nemmeno le prove per poter iscrivere Mastella nel registro degli indagati.

Mai a nessuno era riuscito nel corso della storia, in Italia o all’estero ciò di cui è stato capace Veltroni, ovviamente con la collaborazione di tutto il suo partito e non solo: rianimare un morto e fargli vincere le elezioni con uno scarto così ampio.
Davvero un colpo magistrale.
Ma anche la riprova che la pseudo sinistra ha sempre trovato il modo di risollevare Berlusconi a ogni rovescio, almeno fin quando le ha fatto comodo.

Oggi sembra che non lo faccia più e le carte vengono finalmente calate in tavola, rivelando una realtà che può apparire sconcertante ai più. Non lo è assolutamente, però, in base a questa chiave di interpretazione.

Oggi finalmente vediamo la vera faccia di Berlusconi: personaggio sostanzialmente amorfo a livello ideologico, sulla scena politica, a livello di programmi, stante la scontata riedizione di Forza Italia, e nella capacità di influenzare l’opinione pubblica.

Ma soprattutto incapace di una visione in grado di dare un orizzonte per quale che sia alla sua destra populista. Che in base agli schieramenti attuali potrebbe fin quasi passare per una sinistra moderata.
Non per merito suo, ovviamente, ma a causa dello spostamento su posizioni di destra molto più estrema da parte del PD e in parte di SEL.

In quest’ottica la posizione del M5S appare poco comprensibile.
Mancando una mossa di contropiede da parte di Berlusconi, che a questo punto sembra alquanto improbabile, non sembra avere molto senso criminalizzarlo e combattere questa battaglia. Che dal punto di vista storico è di retroguardia, dato che non sembra tenere in alcun conto la reale valenza di Berlusconi. Ovverosia quella di schermo atto a mimetizzare la deriva destrorsa che il PD ha voluto imprimere al paese.

Così facendo il M5S otterrà solo di dare maggior fiato alle trombe piddine, che già echeggiano in maniera fin troppo roboante, finendo per favorire quel partito di rinnegati e di comprovarne la valenza di avversario storico del PDL. Quando invece sarebbe il caso di rivelarne finalmente al pubblico che è stato e resta il creatore, sostenitore e migliore alleato di Berlusconi.

Così facendo, il M5S facilita anche il compito del mainstream mediatico, che deve imporre all’opinione pubblica la consueta falsa immagine del PD, dipingendolo costretto all’attuale collaborazione governativa solo a causa del senso di responsabilità nei confronti del paese. Quando invece è il suo massacratore.

In questo modo è proprio il M5S a garantire al PD un ampio consenso a livello popolare, che aggiunto a quello degli idolatri del Partito, e a quello proveniente da clientele, sottobosco politico e vari comitati d’affari, potrebbe riportarlo ancora una volta a ricevere la maggioranza dei voti. Così da permettergli di compiere il definitivo sovvertimento istituzionale del paese, che a quel punto sarebbe irrevocabile.

Clack
Fonte: www.comedonchisciotte.org
19.09.2013

Pubblicato da Davide