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LA PROSPETTIVA DI UNA GUERRA NUCLEARE E I COMMENTATORI DEL WEB

DI PAUL CRAIG ROBERTS

Una gran parte degli americani vive in un mondo tutto suo, un mondo di miti, che rende immuni dai fatti reali. Molti si arrabbiano quando si vedono sbattute in faccia certe informazioni che sono in contrasto con i loro preconcetti. Ho cominciato a rendermene conto già all’epoca della carta stampata e delle lettere, poi la mia convinzione è stata confermata anche leggendo le e-mail e i commenti nelle sezioni dei siti Web.

Sia le lettere che le e-mail servono a permettere ad un lettore di sfogarsi e di criticare apertamente lo scrittore, ma i commenti riportati sui siti Web permettono ai lettori di condividere la loro personale indignazione con tutti i lettori, oltre che con lo scrittore, ma permettono anche che tutti si possano coalizzare insieme per sputtanare lo scrittore.

I siti web – es.: OpEdNews e Information Clearing House – che mi permettono di pubblicare i miei articoli mi restituiscono il favore pubblicando anche la rubrica dei commenti, nella quale si può pescare di tutto, gente arrabbiata contro il governo, pazzi di ogni genere, nemici di Reagan, e disinformati assoluti che possono diffamare, oltraggiare la mia reputazione, travisare quello che scrivo e, la cosa peggiore che possono fare, è sminuire il valore delle informazioni che fornisco ai lettori. I giganti dell’informazione e chi li sostiene fanno la stessa cosa con tutti gli scrittori che cercano di bilanciare con altre informazioni, l’assenza di onestà dei media occidentali. Cercate di comprendere chi è sotto attacco. Non sono le presstitutes – le puttane dell’informazione – del New York Times, del Washington Post, e del Fox News; NO : sono Julian Assange e Glenn Greenwald, per esempio.

Di uno si dice che sia uno stupratore, e dell’altro che abbia dato una mano a rubare dei documenti.

Non ho mai capito a cosa serva, veramente, la sezione dedicata ai commenti. I commenti invariabilmente, sia che vogliano lodare o disprezzare il lavoro degli scrittori, sono una serie di battibecchi tra soggetti che discutono, il più delle volte, su argomenti su cui sono scarsamente informati.

Ho sentito dire che i siti lasciano aperte queste sezioni di commento per attrarre più lettori e per aumentare le visite o gli “hitche fanno alzare la vendibilità del sito per gli inserzionisti. Tuttavia, Information Clearing House, per esempio, non pubblica nessun annuncio a pagamento e i commenti sugli articoli pubblicati su OpEdNews sono solo una piccola percentuale, l’1%, dei lettori dell’articolo. Pertanto, concludo che queste ragioni per tenere aperte le sezioni dei commenti sono irrazionali.

C’è chi dice che la sezione dei commenti è come le “lettere al direttore” dei giornali, dove i lettori possono dire la loro. Ma gli editori della carta stampata potevano recensire le lettere e pubblicare solo quelle poche che veramente avevano qualcosa da dire. Questo però non è il caso dei post inseriti nella sezione dei commenti del sito dove qualsiasi sciocco e qualsiasi voce ha libero accesso a tutta l’audience dello scrittore.

Non sto dicendo che la soluzione adottata dagli editori della carta stampata fosse perfetta, e l’intento di queste righe non è assolutamente una condanna per tutti coloro che commentano gli articoli. Il punto è che queste sezioni di commento dovrebbero esprimere una conoscenza più approfondita, una maggior disciplina, da parte di menti più aperte, ma spesso non è così. Ci vuole un sacco di tempo per scrivere un articolo che sia leggibile e sappia esprimere nuove informazioni e analisi da una prospettiva diversa da quella dell’opinione pubblica prevalente, ma basta solo un attimo per coprire tutto di fango e di mistificazioni.

Le voci dei commentatori (di quelli infiltrati) spesso nascondono la loro vera identità con dei nicknames ed il loro approccio più comune è un attacco a quello che l’autore ha da dire, con un attacco personale, sul privato dello scrittore. Per esempio, in questi commenti io vengo smascherato” – nei siti progressisti e di sinistra – come uno che ha lavorato per l’amministrazione del-diavolo-Reagan e, quindi, sono inaffidabile. Dall’altra parte vengo “descritto” come uno dell’ala sinistra che pubblica su CounterPunch. Questi unmaskings-smascheramenti degli scrittori aiutano solo quelli che non vogliono far arrivare al pubblico informazioni che non combaciano con i loro preconcetti che vogliono ignorare altre informazioni.

Certi siti espongono se stessi e i loro scrittori a attacchi di qualsiasi tipo. Il fatto che RT abbia una sezione commenti è inesplicabile, perché in questo modo presta il fianco a commenti e contraddittori con infiltrati governativi. Qual è il motivo per cui un sito si deve sconfessare da solo? Infatti i siti che hanno una sezione commenti permettono che interessi particolari di organizzazioni politiche sotto-taglino l’importanza dei loro propri articoli e (la credibilità) dei loro scrittori. Ci sono persino certi siti che permettono a lettori anonimi, le cui credenziali sono sconosciute, di dare un giudizio sul sito stesso. Dato che partecipano solo pochi lettori, la classificazione del sito può essere determinata da una manciata di persone sconosciute.

Così come denuncio la disonestà di presidenti, funzionari governativi, press-titutes, polizia e banchieri e ne chiedo conto, denuncio la disonestà degli infiltrati e dei loro simili e li invito a giustificarsi.

Quest’anno in parecchi articoli ho fatto notare che le continue e aggressive bugie di Washington sulla Russia e sulle intenzioni di Putin, che il colpo di stato appoggiato da Washington nel rovesciare il governo ucraino eletto per instaurare dei burattini di Washington, e che la forzatura sulla NATO fino ad una frenesia militare contro la Russia siano state tutte azioni sconsiderate e pericolose che potrebbero portare ad una guerra nucleare.

I commenti degli infiltrati servono a minimizzare questa preoccupazione, come se fossero vaneggiamenti di una persona squilibrata, caduta vittima di presagi di sventura e di diffidenza nei confronti del suo governo. La guerra nucleare, hanno detto, è irrazionale e, pertanto, non potrebbe accadere, sono i profeti di sventura che devono essere tutti ignorati.

Questo nonostante i fatti concreti che dimostrano che i neoconservatori sono sostenitori delle armi nucleari e del loro impiego, oltre al fatto che la maggioranza degli americani sia stata convinta dalla loro propaganda che Putin è un delinquente” e che è peggio di Hitler“, e che il New York Times scrive che “gli USA stanno lavorando per un grande Rinnovamento delle Armi Nucleari”.

Sono contento che Noam Chomsky, una persona intelligente e percettiva, che è stata a lungo la coscienza morale dell’America, sia al mio fianco nella schiera dei profeti di sventura che hanno la percezione che Washington stia portando il mondo verso una guerra nucleare.

Paul Craig Roberts, ex Assistant Secretary del US Treasury e ex Associate Editor al Wall Street Journal, ha raccontato di casi scioccanti e di abusi persecutori per vent’anni. Una nuova edizione del suo libro The Tyranny of Good Intentions – scritto insieme a Lawrence Stratton, è un documento che racconta come gli americani abbiano perso la protezione della legge – è stata pubblicata da Random House. Vedi il suo website.

Fonte: http://www.lewrockwell.com

Link: http://www.lewrockwell.com/2014/11/paul-craig-roberts/the-prospect-of-nuclear-war/

12.11.2014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • guru2012

    Al di là delle considerazioni geo.politiche dell’autore, credo che la libertà di accesso e di commento alle informazioni sia FONDAMENTALE anche se (il mio commento ne è prova) espone a molti rischi. Spesso si trovano notizie e idee più interessanti nei commenti dei lettori che nei post degli autori. E poi, se Roberts ha lavorato per Ronald… è bene che sappia. O no?

  • TheLazy

    Credo che non tutti i commenti contrari siano manipolati.

    Anzi, come dice lo stesso Roberts, molte persone vivono in "un mondo tutto loro, un mondo di miti". Questo li porta a rifiutare qualsiasi cosa sia troppo brutto per essere vero
  • RicardoDenner

    I commenti rozzi hanno la funzione di abbassare qualsiasi articolo a chiacchiera da bar..


    Non nel senso della bontà..ma in quello del rispetto operativo e della credibilità funzionale dello stesso  ad essere preso sul serio…come alternativa concettuale  credibile.. all’andazzo..
    Queste..sono le sensazioni subliminali..ma non c’è soluzione..bisogna imparare a distinguere i diamanti dal fango…
  • GioCo

    Mi limito ad esprimere il mio personale contributo a un tema che Roberts tenta di chiarire a un pubblico prevenuto e poco sensibile (cioè restio a comprendere) premettendo che da ormai più di un decennio continuo a ripetere in ogni sede che "internet è il problema non la soluzione".
    Potrebbe essere uno slogan per chiarire prima di tutto che non si può curare una malattia grave con i salassi e internet è principalmente una macchina per salassi (di risorsa critica).

    Questo non ci dice sostanzialmente che sia una apparecchiatura infernale, come i sempre meno numerosi detrattori volevano sostenere ai suoi esordi, ma che l’uso è massivamente e (per ora) senza alcun freno inibitore, usato nel peggiore dei modi.
    Proviamo con un esempio a chiarire il concetto. Da Madame Curie sappiamo delle radiazioni e sappiamo con il lavoro di molti altri successivi che si tratta di rilasci di energia dovuta all’architettura della materia che con Einstein ormai abbiamo capito essere solo uno stato particolare d’energia. Tuttavia non mi risulta che per "ricaricarsi" si facciano abluzioni di materiale radioattivo e questo per mille buone ragioni, tra cui che questo particolare tipo di rilascio di energia non è compatibile con la biologia del corpo umano. Questo lo sa anche l’ultimo degli imbecilli in quest’era buia e illuminata dai cattivi maestri, eppure mi è capitato di sapere di comunità ascetiche che andrebbero a meditare in caverne ricche di uranio per "prendere energia" dalla roccia. Per fortuna per "prendere radiazioni" di quel tipo è necessario il contatto con l’epidermide (avere dei guanti pare sia una protezione sufficiente) tuttavia è anche noto che la roccia tenda a permanere in forma di particelle in sospensione in quei posti, per ciò rimanere a lungo in caverne di roccia radioattiva non è proprio una idea brillante.

    Detto questo, è possibile che i suddetti "adoratori dello Yoga radioattivo" potrebbero anche offendersi e rispondere che un simile giudizio è frutto di ignoranza e di mancanza di esperienza pratica e che chi ha provato invece ne ha tratto evidente e immediato giovamento, contrariamente a tutti gli sforzi della scienza moderna che vuole farci credere una storia diversa.

    A me tuttavia non importa la verità, non sono un cercatore di verità, rimango nella posizione socratica di "sapere di non sapere" e ammetto che questa assurdità può avere la sua ragion d’essere. Tuttavia, se scegli di provare è sufficiente che tu conosca il potenziale rischio noto e pubblico e se poi invece vuoi coltivare un idea diversa, questa deve essere certamente difesa ma confinata a una scelta individuale. Del tipo che se vuoi provare l’ebbrezza dello "Yoga radioattivo" lo fai senza pretendere di trascinare altri nella tua scelta. Tipo i tuoi figli e/o altri soggetti senza sufficienti residui di autonomia critica.

    Qui è nodo gordiano della rete. Cioè la difficoltà di stabilire qual’è per il navigante (potenzialmente chiunque) la residua autonomia critica e difensiva dentro la rete (del ragno) "internet". Per "chiunque" dobbiamo metterci "chiunque", minori, anziani, disabili, solo per citare alcune categorie più a rischio. Ma dovremmo includere anche militari e altri soggetti con specifici interessi manipolatori (tipo banche e multinazionali) persone biologicamente sane ma banalmente con Qi molto inferiore rispetto la media, persone con bassa istruzione, con precedenti penali e che sfruttano l’industria del sesso (in vari modi anche spregevoli). Dovremmo poi aggiungere gruppi di orientamento politico non evidente, catalizzatori spirituali di varia foggia e stramberia, il tutto gestito con mezzi ad altissimo impatto emotivo (come social network, filmati e videogame).

    Mi sembra (e non ho toccato molti altri punti ben più oscuri e critici) che anche così, sia sufficiente il materiale per non esaltarsi sotto la bandiera della rivoluzione digitale, più di quanto non faremmo oggi per i "figli dei fiori", LSD e plastica degli anni ’60-’70 (questo senza togliere nulla alle giuste lotte di quel movimento sociale e politico). Al contrario la passiva positività alternata all’esaltazione ascetica del "viva internet" trovo che sia davvero completamente fuori luogo, per la sua dimensione priva di buon senso e di una anche semplicemente accennata critica (costruttiva) sociale accettabile.

  • MespE

    Internet è uno strumento che ha enormi potenzialità, sia positive che negative. Credo perciò che sia sbagliato "cassarlo" in toto. E’ vero che l’uso che se ne fa oggigiorno, ed i suoi effeti, sono principalmente negativi, perlomeno da un punto di vista quantitativo. Ma la diffusione della conoscenza non può essere negativa. Può essere fonte di manipolazioni, questo è certo, ma anche di maggiore pluralismo delle idee. Quello di cui però sono certo è che internet da solo non è sufficiente ed è anzi dannoso. Deve essere accompagnato da una società che aiuti l’individuo a sviluppare un senso critico sempre più forte. Allora sì che si potrà vedere tutto il potenziale positivo di internet.

  • Truman

    "Quis custodiet custodes?" si interrogavano gli antichi. In altre parole, chi decide chi ha diritto a scrivere e pubblicare?
    Finchè a questa domanda non sarà fornita una risposta valida, resto convinto che il potere dei lettori di esprimere il loro punto di vista è un dovere dei media. Certamente in questa logica ci sono dei difetti, ma mi sembrano mali minori.
    E questa è la scelta fatta su Comedonchisciotte.

  • geopardy

    Concordo.

  • bstrnt

    Giusto quanto affermi, ma sostanzialmente non si può dar torto a GioCo.

    Mi sembra si attribuisca a Sun Tsu il detto: "se vuoi sottomettere un popolo, educane i figli"; siamo oltre: "se vuoi sottomettere un popolo, rincoglioniscine i figli".
  • Merlin

    e per questo motivo apprezzo CDC da molto tempo, anche quando mi limitavo a lurkare. Sono appena reduce da un controllo della mia pagina sul Corriere della Serva, ma è inutile: io sono censurato sempre, a prescindere. Sono proprio stupido? o hanno paura di me? affascinante dilemma 🙂

  • GioCo

    Credo che non si possa dare torto a CDC ma nemmeno difendere la rete e la società a partire dall’esistenza delle riserve indiane e dalla tutela (sempre più discutibile) delle minoranze.
    Le persone che commentano qui mi pare siano mediamente selezionate ed è anche certamente un lavoro positivo e di discreto successo svolto da chi mantiene in piedi con evidente fatica il blog.

    Ovviamente non mi sognavo di criticarlo ne di mettere in discussione i principi che lo tengono in piedi, il mio era un discorso molto più vasto e in cui CDC rappresenta meno di fotone nel cosmo anche come assunto di principio.
    Prendiamo ad esempio un bersaglio mediatico militare di preferenza per le battaglie sull’informazione che si avvicina all’assunto di CDC: wikipedia.
    E’ abbastanza chiaro ormai da tempo per chi lo gestisce che non basta più l’assunto "dell’autoregolazione", stupida come stupida era l’idea che il mercato in un regime economico libero sia capace di trovare da se le regole d’equilibrio sociale. Per entrambi gli esempi è un po’ come dire che se ti tuffi nella lava di un vulcano attivo, la macchina corporea è così spettacolare da adattarsi al nuovo ambiente. L’assunto della spettacolarità della macchina corporea e della sua straordinaria adattabilità (mai messa in discussione) rende vera per induzione la proposizione, ma è (in questo caso) un evidente manipolazione.

    Nel mio post ho sottolineato come il problema sia la residua capacità critica che viene lasciata all’utente medio: iniziamo adesso ad avere un vago accenno di dimensione critica televisiva e grazie a internet. Chiaro che abbiamo però la coperta mentale corta e così rimaniamo senza dimensione critica verso internet. Quindi il problema non è internet o la sua presunta pericolosità, ma l’ignoranza crassa che lo avvolge come un sudario impenetrabile e uccide ogni intento critico alla fonte. Credo (e qui sono costretto a fare supposizione creativa) che sia perché temiamo l’assenza di internet e la conseguenza  di dover fare i conti con la disabilità sociale a cui induce con lenta ma inesorabile determinazione elettronica.

  • makkia

    Ho commentato qui e altrove sulla dannosità della TV. Dannosità intrinseca, "da progetto" e abbondantemente documentata.
    La differenza fra la TV e Internet è definitiva, dirimente: non c’è un progetto di dominazione delle coscienze.
    Se avesse quello scopo sarebbe stata progettata malissimo, perché ha la potenzialità opposta.
    Questa potenzialità rende ragione delle laudi che Internet riceve. E trova riscontro nel costante tentativo di demonizzarla e irregimentarla.

    Ci sono molti modi in cui il Potere cerca di controbattere la potenzialità democratica (o, per chi ama esaltarsi, "rivoluzionaria") di Internet, ed è su QUELLI che bisognerebbe concentrarsi, invece di cascare nel manicheismo internetbuona/internetcattiva. O di infognarsi nell’analisi sterile delle cause esterne a internet, come ad esempio lamentarsi della mentalità/preparazione della gente che usa il mezzo, il che è una fallacia logica del tipo (a valore invertito) dibattere a partire dalla premessa "non è la pistola in sé ma l’uomo che la impugna".

    Nel momento in cui si dice che il mezzo è inadatto a "certa" gente o a "certi" contenuti si sta pavimentando una strada pericolosa: quella della censura.
    E si fa il gioco del Potere, che in internet vede un ostacolo. Alleanza inconsapevole e in buona fede, sicuro, ma proprio perché inconsapevole è, a mio avviso, colpevole.

    Quella di Craig-Roberts (e mi dispiace, perché lo stimo) è un’istanza elitaria e censoria:
    Solo i "buoni", gli informati, gli eletti (e perché non "gli Illuminati"?), possono usare il mezzo. Perché il mezzo è buono ma anche potente e dunque pericoloso.
    Sorry: già visto questo film. Io a creare il Politburo, che decida chi può usare Internet e chi può solo fruirne i contenuti senza crearli, non ci sto.

    Mia personalissima opinione è che chi vuole parlare di Internet in senso "filosofico" (cioé del suo valore come mezzo di comunicazione) dovrebbe, come minimo, dimostrare di sapere cos’è la "net-neutrality" e la "netiquette". Dovrebbe almeno sapere che forma e contenuto sono fortemente interlacciati. E se sa questo, sa che non è possibile fare a meno di tener conto delle differenze (che sono sostanziali) fra i vari formati con cui Internet si manifesta: Portale ("pagina web"), Forum, Blog, social network… e magari avere almeno l’infarinatura su cosa sono il p2p e la Darknet.

    Oppure si ricade nelle chiacchere da bar: i Grandi Sistemi discussi a partire da conscenze a livello TG regionale. Internet è un luogo del pensiero reale e vitale, non una marmellata di luoghi comuni sui g-giovani d’oggi e sul Grande Fratello.

  • makkia

    Il rimbecillimento è a livello di società. Internet non c’entra o, se c’entra, è marginale.

    Stanno abituando la gente a una percezione di realtà diversa.
    Il problema "Memento" (il film), anche chiamato "sindrome del pesce rosso": ogni nuova versione della realtà fa piazza pulita della visione precedente e, anche se viene proposto l’esatto contrario di ciò che il giornoo prima era "verità" (realtà), il destinatario del messaggio non percepisce contraddizioni perché è stato addestrato a non memorizzare e confrontare. Entrambe le visioni, quella di ieri e il suo contrario oggi, sono comunque proposte dall’alto. L’importante è che ci sia l’assalto combinato dei media a proporre in blocco la nuova versione.

    Alcuni hanno teorizzato che sia colpa di Internet: non ho più bisogno di memorizzare niente perché "tanto me lo posso sempre guardare su Wikipedia".

    Falso bersaglio. L’Italia, con la sua scarsa penetrazione telematica è un ottimo terreno dove verificare che non è Internet il problema: la stessa "sindrome" colpisce abbondamente anche gli analfabeti informatici.

    Il problema è la TV, il cinema, i quotidiani, la comunicazione di massa in generale. La spinta a ignorare l’ieri e a vivere l’oggi è stata ottenuta col sovradosaggio di messaggi (vecchia tecnica: troppa informazione è uguale a nessuna informazione) e colla banalizzazione dei messaggi (se ricevo troppi segnali, quelli più semplici e veloci da interpretare saranno gli unici che riuscirò a trattenere).

    Chiaramente questa modalità è stata esportata anche alla comunicazione via Internet. Twitter è stato creato apposta: messaggi di massimo 140 caratteri, i "like" gratificano l’utente che riesce a creare uno stimolo nei suoi lettori, cioé colui che riesce a "colpire" con messaggi veloci, raramente incisivi, più spesso divertenti e superficiali.
    Si tratta di una trasposizione in internet degli SMS. E’ modalità "telefonica", non originata nel mondo informatico.

    Internet rimane COMUNQUE il luogo dove una comunicazione non sterilizzata e autenticamente comunitaria può sopravvivere (non è un caso che le aggregazioni degli utenti di forum o delle vecchie chat si chiamassero "community", mentre con facebook e twitter hanno voluto cambiare il nome al tipo di aggregazione, chiamandola "social").
    Gli altri mezzi di comunicazione sono comunque monodirezionali.

    Prendersela con internet per una modalità di interazione che viene indotta dagli altri media e che su internet è solo riportata e non è neanche la modalità esclusiva è semplicemente inquadrare il bersaglio sbagliato.