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LA PRODUZIONE MONDIALE DI GREGGIO DEL 2013 SENZA LO SHALE LA STESSA DEL 2005

DI MATT MUSHALIK
Resilience.org

Senza che la cosa sia stata evidenziata dai media mainstream, il petrolio shale degli Stati Uniti ha colmato il recente calo della produzione di greggio pari a 1,5 mb/d del resto del mondo (valutando i dati fino a ottobre 2013). Ciò significa che senza lo shale oil degli Stati Uniti il mondo sarebbe in una crisi profonda, simile a quella della fase 2006/07 quando i prezzi del petrolio salirono alle stelle. Il declino è da imputare a molti paesi, ma è anche dovuto alle guerre per il petrolio e ai problemi relativi all’Iran, alla Libia e ad altri paesi in simili condizioni.

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Fig. 1: grafico della produzione mondiale di greggio a ottobre 2013

La produzione incrementale per ogni paese viene calcolata come la differenza tra la produzione totale e la minima quantità prodotta tra gennaio 2011 e ottobre 2013. La somma dei minimi ci dà la produzione di base. I paesi che hanno avuto modifiche sostanziali nella produzione sono quelli che nei grafici compaiono con le aree maggiori. La Russia ha fornito, con una certa attendibilità, il più forte incremento mentre il Mare del Nord (Regno Unito e Norvegia) ha avuto le maggiori perdite. Le nazioni che hanno avuto le prestazioni più positive sono Venezuela (col minimo della produzione nel gennaio 2003 a causa di uno sciopero), Iraq (bassa produzione in aprile 2003 durante la guerra), Libia (guerra nel 2011), Iran (sanzioni) e Arabia Saudita (per l’incremento di produzione dal 2002 e per il suo ruolo compensativo).

La produzione viene sovrapposta partendo dal fondo in con questo ordine:

(1) paesi con una produzione in crescita: Kazakistan (recentemente piatta), Russia (solo +100 kb/d nello scorso anno), Colombia (+60 kb/d), China (di recente piatta) e Canada (+200 kb/d di greggio sintetico dalle sabbie bituminose);

(2) paesi piatti o in declino come il Regno Unito e la Norvegia;

(3) paesi che hanno avuto da poco il picco: Brasile e Azerbaijan;

I Gruppi da (1) a (3) hanno toccato il massimo nel novembre 2011 e sono declinati da allora di 1,2 mb/d;

(4) i paesi OPEC come Iraq, Arabia Saudita e Libia;

(5) gli Stati Uniti sono in testa per l’impatto del petrolio shale.

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Fig. 2: il petrolio shale degli USA maschera il recente declino del resto del mondo.

Il mondo senza il petrolio shale è calato dopo il picco recente del febbraio 2012, con una media di 73,4 mb/d nel 2013, grosso modo la stessa media che si è avuta dal 2005 quando la produzione era di 73,6 mb/d.

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Fig. 3: produzione annua di petrolio e di shale USA contro le proiezioni di IAE e WEO.

Il resto del pianeta sta percorrendo un plateau irregolare nella produzione. La domanda di petrolio e le proiezioni sulla fornitura dell’International Energy Agency del 2004 e del 2008 non si sono avverate. Solo quella del 2010 del WEO è arrivata più vicina alla realtà, ma solo per l’incremento non previsto del petrolio shale.

Ora diamo un’occhiata ai principali attori nella parte superiore della Figura 1:

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Fig. 4: produzione incrementale di greggio di Iraq, Iran, Libia, Arabia Saudita e USA.

Possiamo vedere che l’Arabia Saudita ha calato nel 2006/07 (con i prezzi alti), pompando di più nell’anno del picco 2008 (ma non abbastanza e i prezzi sono schizzati in alto), ha svolto un ruolo (negativo) della produzione durante la crisi finanziaria del 2009, è rientrata (in ritardo) dopo l’inizio della guerra in Libia e ha continuato a pompare a livelli record quando sono iniziate le sanzioni contro l’Iran. Il petrolio shale degli USA non ha abbattuto i prezzi del petrolio in modo sostanziale, e gli Stati Uniti non riescono ad avere un ruolo di compensazione sul mercato. La gran parte dei paesi produttori di petrolio andrebbero in fallimento se smettessero di pompare. L’Arabia Saudita apparentemente sta cercando di compensare le perdite di produzione in Libia e Iran, ma non può ridurre la propria produzione grazie al petrolio shale degli Stati Uniti. L’Iraq dovrà tornare nelle quote fissate dall’OPEC. Sarà interessante sapere quale livello verrà fissato, e se l’Iraq vi aderirà. In ogni caso, tutti i produttori di petrolio nel Medio Oriente hanno bisogno di sanare i propri bilanci, come evidenziato in questo post.

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Fig. 5: solo Medio Oriente.

Il calo in Siria e Yemen è stato compensato dagli incrementi in Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar. L’Iraq non ha potuto compensare il calo della produzione iraniana.

Russia ed ex Repubbliche Sovietiche

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Fig. 6: Eurasia

Le ex Repubbliche Sovietiche: Azerbaijan sta calando di 50 kb/d dopo il suo picco nel 2010. Il Kazakistan è piatta dal 2010.

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Fig. 7: la produzione russa di greggio sta rallentando

La Russia, che produce al momento circa 10 mb/d, sta ancora crescendo al ritmo di circa 100 kb/d, ma questo passo sta rallentando dal 2010 e dal 2012.

Le previsioni dell’IEA per il 2013 riportano: “La produzione di petrolio in Russia si sta avvicinando ai record dell’era sovietica, ma il mantenimento di questo trend potrebbe essere difficoltoso, vista la necessità di contrastare il declino degli enormi giacimenti della Siberia occidentale che al momento stanno facendo la parte del leone.”

Europa

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Fig. 8: Il Mare del Nord in pieno declino

Africa

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Fig. 9: produzione incrementale in Africa

Indipendentemente da quello che succede in Libia, l’Africa ha già raggiunto il picco

America Latina

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Fig. 10: America Latina

Il Brasile sembra aver raggiunto il picco, mentre la Colombia ha di poco aumentato la sua produzione. I dati del Venezuela sono stabili, perché non sono stati aggiornati da gennaio 2011

Sommario

Dalla fine del 2010, il gruppo dei paesi la cui produzione sta ancora crescendo (+1.2 mb/d) non è riuscito a compensare il declino del resto del mondo (-2,4 mb/d), portando a un calo di 1,2 mb/d o 400 kb/d p.a. Si tratta di un declino determinato fondamentalmente dalla geologia.

L’OPEC, che di solito viene sollecitato per fornire la differenza tra la domanda e la produzione dei paesi non OPEC, ha avuto alcuni problemi (conseguenze geopolitiche dovute al picco della produzione petrolifera) e non è stato in grado di colmare questa forbice. La produzione globale di greggio senza lo shale del Stati Uniti è sotto 1,5 mb/d dal picco del febbraio 2012.

Conclusione

Mentre i media mainstream coccolano il pubblico raccontando che il petrolio shale degli USA è una rivoluzione, il picco della produzione petrolifera in molti paesi sta divorando come un cancro il sistema di fornitura globale. Il problema è dato dal fatto che si continua a costruire un’infrastruttura dipendente dal petrolio, proprio mentre lo shale degli USA tocca il picco e il declino degli altri paesi è oramai palese.

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MATT MUSHALIK
Resilience.org

Link: World crude production 2013 without shale oil is back to 2005 levels

26.03.2014

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da SUPERVICE

Pubblicato da supervice

  • Phitio

    interessante che nessuno abbia ancora commentato. Ma capisco.

    E’ come avere sei anni e scoprire non solo che babbo natale e la befana non esistono, ma che sono tuo padre e tua madre, e che ora stanno progettando di venderti al traffico dei mercanti di schiavi per comperarsi le loro dosi di crack.

    Per la cronaca, la IIEA ha da poco revisionato al ribasso le riserve estraibili di uno dei piu’ grossi giacimenti di tight oil (70% della riserva tight USA).

    L’ha tagliata di un modesto 96%, da 13 miliardi di barili a circa 600 milioni (pari al consumo USA di un mese)

    Saluti