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LA POLVERIERA STORICA: IL 2014 COME 1914 IN EUROPA E NEL MONDO ?

DI MICHAEL WERBOWSKI
globalresearch.ca

I giornalisti internazionali hanno predetto un’ archetipica “situazione Sarajevo” per quest’anno. Una scintilla che potrebbe causare una detonazione come quella che circa un secolo fa vedeva protagonista l’arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo. Difficilmente accadrà anche quest’anno che un nazionalista radicale spari al successore al trono dell’impero, nonostante ciò esistono oggi una serie di sconvolgimenti potenziali in Europa e altrove.

Esaminiamo la situazione. La Germania, “fortezza economica” dell’Europa, sembra essere entrata in un periodo di incertezze, proprio come prima dello scoppio della “grande guerra”. All’inizio del nuovo anno, la caduta improvvisa della cancelliera tedesca (forse un presagio della rottura dell’eurozona?) è stato un evento infausto. La Sig.ra Merkel, che appariva come una figura politica indebolita (anche a causa delle stampelle), è riuscita ad assemblare una “grande collazione”, la cui durata è incerta.

La diseguaglianza sociale ed economica nel paese è peggiorata con la Merkel. Ma anche prima del piccolo incidente sportivo, la cancelliera non sembrava disposta a fare grandi passi (come spesso accade nella miglior tradizione autoritaria ereditata da Guglielmo di Prussia e Germania) e aveva già indicato un “erede al trono”(1), per assicurare stabilità e continuità anche nel periodo post-Merkel. In altre parole, le politiche economiche neoliberali probabilmente continueranno ad essere applicate in Germania e in Europa per ancora un po’ di tempo.

Il 2014 ripropone la situazione del 1914: una possibile Germania imperialista del XXI secolo; il declino della monarchia spagnola e una repubblica italiana fatiscente….

Con la sua “volontà d’acciaio”, nel suo terzo mandato (2), la cancelliera sembra determinata a proseguire le politiche draconiane di austerity (distruggendo ulteriormente la crescita economica e favorendo la disoccupazione). Questa scelta implica più fatica e meno guadagni per le milioni di persone che riceveranno questo trattamento, come ad esempio gli spagnoli. A differenza di Berlino e della sua calma apparente, la capitale spagnola si trova ad assistere a continue proteste. Nel frattempo, un vecchio re (a sua volta zoppo per una brutta caduta e costretto ad usare le stampelle per camminare) sta affrontando una “crisi della fiducia in se stesso”. Il re di Spagna Juan Carlos, la cui popolarità un tempo era il simbolo del ritorno alla democrazia dopo il regime franchista, sta assistendo ad una crescente ondata di proteste popolari. Il crescente dissenso della popolazione è fomentato da interminabili scandali dovuti ad episodi di corruzione. La figlia è attualmente coinvolta in uno scandalo per truffa e riciclaggio di denaro (3). Nel calderone, anche una costante crisi economica. La Spagna riuscì a rimanere neutrale allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Nel 2014, il paese è ancora in prima linea nella lotta contro l’austerity in Europa. Il futuro della monarchia resta incerto.

In tutto il Mediterraneo, il 2013 si è concluso con le strade invase da proteste, come ad esempio in Italia (una repubblica decrepita, se mai è stata una repubblica) con la “protesta dei forconi”. Come la Spagna, l’Italia è contaminata da una profonda corruzione, instabilità sociale, sistematica instabilità istituzionale (a causa delle associazioni criminali), che ostacolano il processo democratico. Ne consegue una diffusione di movimenti demagogici o clownesco-populistici e la crescente xenofobia. Il movimento anti-politico da quelle parti, sta sfruttando l’ondata di rabbia contro Roma e Bruxelles (il quartier generale dell’Unione Europea). I Balcani, storica polveriera d’Europa, sono nuovamente pronti ad esplodere.

Non ci saranno omicidi in programma forse per il prossimo anno nei Balcani ma sicuramente troverete sul menù, un radicale cambiamento politico. Gli scioperi di massa e i movimenti di protesta che sono scoppiati in Grecia nel 2008, si sono estesi agli stati del sud dei Balcani. Le proteste di massa contro l’aumento del costo della vita, che ha raggiunto livelli usurari (sull’onda della privatizzazione di massa), e contro il costo dell’energia imposto ai consumatori locali, stavano per rovesciare il governo in Bulgaria. Nella vicina Romania, la corruzione dilagante e la lotta epica tra il movimento civile sociale e un’azienda mineraria canadese, sono quasi riusciti a scuotere le fondamenta del governo rumeno (5). Nonostante quest’elenco di situazioni esplosive, Bruxelles rifiuta ostinatamente di allentare le restrizioni connesse alla libertà di movimento imposta ai cittadini di questi due stati. Il loro ingresso nella “zona Schengen” è stato nuovamente rimandato a data da definirsi. Sicuramente una politica di contenimento di questo tipo sarà pericolosa nel 2014.

Possiamo ancora una volta dire che la Turchia sia “la pecora nera” d’Europa ?

Oltre ai confini meridionali d’Europa, troviamo ancora forti instabilità nel 2014, che ricordano misteriosamente le tensioni del 1914, quando stava per iniziare la guerra. La promessa di una benigna “primavera araba” si è trasformata in un incubo terribile. In Egitto, Tunisia, Libia, Yemen e, più recentemente, in Libano, si stanno sviluppando conflitti somiglianti a guerre civili. Nel caso della Siria, non è una somiglianza ma una tragica realtà. Questa instabilità regionale rischia di contagiare la Turchia (gli Stati Uniti chiudono le alleanze nella regione). A quei tempi la Turchia era senza dubbio il fulcro dell’Impero Ottomano che governava sulla maggior parte del Medio Oriente. Circa un secolo fa entrò sfortunatamente, già distrutta, nella “grande guerra”. Questo accelerò la sua rovina e condusse al genocidio armeno del 1915. Per quanto tempo ancora Ankara potrà stare a guardare prima di essere risucchiata nel più ampio conflitto dei suoi vicini? Il 2014 probabilmente sarà determinante.

Internamente la Turchia è afflitta da forti dissensi e scossa da continue proteste dal giugno scorso. Il dissenso popolare nei confronti dell’autoritarismo del Primo Ministro Ergodan non si è placato. La continua lotta tra il movimento laico (Kemalista) e quello neo—islamico (e all’interno del partito AKP stesso, Adalet ve Kalkınma Partisi, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo turco, n.d.t.) rischia di distruggere lo stato turco nel 2014, con le modalità già sperimentate un secolo fa dall’Impero Ottomano.

Il potere del governo ha inoltre subito un ulteriore indebolimento negli ultimi tempi a causa degli scandali per corruzione che hanno interessato i vertici dello stesso (6). La conseguente epurazione dei corpi di polizia e di pubblica sicurezza ha inasprito la situazione. La tregua con i ribelli curdi nelle zone orientali del paese rimane instabile. In ultimo, il tentativo della Turchia, ormai vecchio di decenni, di diventare un membro dell’Unione Europea, è essenzialmente congelato a causa della repressione contro attivisti e giornalisti locali. Quindi, come nel 2014, il paese è un calderone che galleggia nel mare di instabilità che caratterizza la regione.

Le ripercussioni asiatiche della rivoluzione messicana

Passando all’Asia, troviamo crescenti movimenti di protesta in Tailandia, Cambogia e Bangladesh, o rivolte in corso contro le trincerate e corrotte oligarchie locali. Fino ad ora questi sollevamenti sono stati brutalmente repressi con l’ausilio delle forze militari. Chissà se gli eventi attuali saranno la scintilla di un’esplosione simile a quella del 1914? Probabilmente no. Tuttavia questi paesi emergenti sembrano essere nel mezzo di quella che io chiamo “situazione pre-rivoluzionaria”. Quello che vedremo accadere da queste parti nel 2014 somiglia moltissimo allo scenario della rivoluzione messicana (1910-1920), un decennio di dure lotte per liberarsi di quel regime corrotto conosciuto come “Porfiriato”.

Se aggiungiamo a quanto detto il rischio di uno scontro militare tra i “grandi poteri” locali, siano essi in crescita o in crisi, così come accadeva nel 1914 (lo dimostra l’attuale ostentazione militare sulle contese Diaoyu e Tiaoyutai nel lontano oriente), si ha realmente l’impressione che la storia si ripeta ancora una volta.

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Note:

(1) ‘Heir to Angela Merkel’ appointed Germany’s first female defence minister, The Telegraph.

(2) Angela Merkel chairs first cabinet meeting of third term, Zeenews.

(3) A scandal for a king is no menace to Spanish democracy, Financial Times.

(4) Bulgarian Students Intensify Effort To Topple Government, Radio Free Europe.

(5) Romania rejects Rosia Montana gold mine, The Ecologist.

(6) Turkish Government, Shaking Up Police, Now Seeks More Power Over Judiciary, The New York Times.

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Michael Werbowski

Fonte: www.globalresearch.ca

Link: http://www.globalresearch.ca/historical-powder-keg-is-2014-going-be-a-1914-redux-for-europe-and-the-world/5364428

10.01.2014

Traduzione (del 2014) per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTINA REYMONDET FOCHIRA

Pubblicato da Davide

  • clausneghe

    Analisi abbastanza precisa,condivido le tesi dell’Autore.

    Aggiungerei l’osservazione del fatto che da quel 1914 il filo rosso della guerra planetaria tra Nazioni non si è mai rotto. Si è assottigliato,si è sfilacciato si è ingrossato ma non si è mai spezzato.
    Abbiamo vissuto la Guerra Globale dei cent’anni che a breve andrà alla sua logica conclusione, cioè l’ultima battaglia globale, quella di Armageddon.
  • lucamartinelli

    Articolo interessante ma c’è un punto che non mi convince. Forse l’autore non è ben informato. Non credo che la Germania abbia incertezze dal punto di vista della sua economia. Potrebbe far da sola da subito. Il 70% del suo export è verso paesi non Ue. Il legame con la Russia è solido, le forniture energetiche anche. Sappiamo che riceve energia dal North Stream, gasdotto non soggetto a capricci di nessuno. Il valore tecnologico della sua produzione elevato ed elevatissimo a certi livelli, cosa che le permette di fare il prezzo (vedi treno a levitazione magnetica).  Le disparità denunciate nell’articolo andrebbero dimostrate. L’indice economico Ifo, uscito pochi giorni fa, è al punto più alto degli ultimi 3 anni. Ricordo che la Vw ha distribuito a tutti i dipendenti un premio di produzione di 7000 euro…….oppure, stando più bassi, chiedo se è poco avere le autostrade gratuite. Dalle mie parti andare a lavorare a Milano, solo di autostrada, costa l’equivalente di uno stipendio e mezzo all’anno.  Tesi simili mi fanno sorridere, mi ricordano i finti economisti che cercano di consolarci dicendo che la Cina è in crisi perchè la sua crescita è "solo" del 8%…….