Home / ComeDonChisciotte / LA POLITICA, L'ECONOMIA NON CONTANO UN CAZZO. SIAMO TUTTI CITTADINI DEL MONDO
14547-thumb.jpg

LA POLITICA, L'ECONOMIA NON CONTANO UN CAZZO. SIAMO TUTTI CITTADINI DEL MONDO

FONTE: LIBREIDEE.ORG

Quello che le élites neoliberiste sono riuscite a fare é così grande che non riusciamo neanche ad accorgecene. La sinistra é morta. Morta. Sopravvive in piccole nicchie, intellettuali o no. Ma dire una goccia nell’oceano forse è dire troppo. Che cos’é il cosmopolitismo? Ognuno è cittadino del mondo. Che cos’é l’individualismo? L’individuo è al centro del mondo. Questa sera ad Atene ho avuto una discussione con una ragazza spagnola e un ragazzo greco. Lui 36 anni, di Atene. Lei molti meno, credo meno di 25. Entrambi hanno girato parecchio. Lei molto di più. Fra noi ci si parla in inglese. Tre nazioni del sud Europa per capirsi fra di loro devono parlare una lingua del nord Europa. Come fare a cambiare il mondo? Lei e lui dicono all’unisono: «Per cambiare il mondo bisogna che ognuno di noi cerchi di cambiare se stesso e le persone che gli stanno vicino». Poi il mondo cambierà.
Io a lei le ho detto, mentre lui era in bagno: «Marx diceva che non è la coscienza degli uomini a creare il loro essere sociale; al contrario, è il loro essere sociale che crea la loro coscienza». Per lei non era giusto. Lui mi dice: «Se il figlio del padrone della Nike fosse un mio amico, io parlando con lui riuscirei a cambiarlo. E poi quano prenderà il posto del padre non sarà una merda come lui». E io gli rispondo: «Ma lui ha interessi diversi dai tuoi, dai miei. Davvero speri di cambiarlo?». Lui mi risponde deciso: «Sì». Lei: «Non credo nei muri e nelle frontiere». Lui: «Il cambiamento deve partire da noi stessi», e poi sparecchia al posto della cameriera. Perché dei valori buoni finiscono ad asservire gli interessi del grande capitale internazionale?
Lei ha una fotocamera Canon, lui una macchina giapponese credo, non so la marca. Mi dicono che i soldi non sono niente. Io gli dico: «Allora la birra che ci stiamo bevendo é niente?». Sguardo in un altra direzione. Nel frattempo i manager dell’Hitachi stavano brindando per l’acquisto dell’Ansaldo. I soldi che faranno non saranno redistribuiti fra i lavoratori, verranno investiti in borsa in qualche titolo ad alto rendimento. La discussione é iniziata perché lui nota al mio polso un braccialetto comprato dai giamaicani in piazza Monastiraki. Loro dicono che i giamaicani sono invandenti, non rispettano il volere degli altri e assillano la gene finché non comprano un braccialetto. Io provo a dire loro che per i giamaicani immigrati è questo il lavoro che possono fare, perché la comunità giamaicana qui fa così. Poi si é passati ai pakistani che lapidano le donne. Da lì gli ho detto che dobbiamo lasciare in pace quei popoli e dare loro la possibilità di autodeterminarsi. Da lì i lavoratori sfruttati della Nike, ecc.
Persone che viaggiano molto, vedono diverse culture, diverse storie poi non capiscono un cazzo di come funziona la società. Perché l’individuo sta al centro, le genti si mischiano, ecc. Ma in un mondo di genti mischiate, se noi viaggiamo, in realtà sarà come viaggiare sempre nello stesso posto. E gli individui saranno tutti così uguali che parlare diventerà come pensare fra noi stessi. Della politica non gliene frega un cazzo. Non conta, dicono. A lui gli ho detto io l’ultima proposta di legge di Varoufakis. Lei fa video girando il mondo, prendendo due soldi di qua e di là. E li spende tutti viggiando. Lui non so che lavoro fa. Ma a 36 anni se esci la sera a bere è perché non guadagni abbastanza. Quando provo a dirgli che i nostri genitori alla nostra età guadagnavano più di noi il discorso si blocca. La politica, l’economia, non contano un cazzo. Siamo tutti cittadini del mondo. Dobbiamo avere rispetto gli uni degli altri e tutte le cose andranno bene. Il mondo cambierà. Elites neoliberiste brindate. Un esercito di schiavi consapevoli della loro libertà vi sta dinnanzi. La spagnola me la sono giocata. E ci stava. Ma non riesco a fare sì con la testa.
(“Il cosmopolitismo individualista”, dal blog “Vox Populi” del 6 marzo 2015).

Quello che le élites neoliberiste sono riuscite a fare é così grande che non riusciamo neanche ad accorgecene. La sinistra é morta. Morta. Sopravvive in piccole nicchie, intellettuali o no. Ma dire una goccia nell’oceano forse è dire troppo. Che cos’é il cosmopolitismo? Ognuno è cittadino del mondo. Che cos’é l’individualismo? L’individuo è al centro del mondo. Questa sera ad Atene ho avuto una discussione con una ragazza spagnola e un ragazzo greco.

Lui 36 anni, di Atene. Lei molti meno, credo meno di 25. Entrambi hanno girato parecchio. Lei molto di più. Fra noi ci si parla in inglese. Tre nazioni del sud Europa per capirsi fra di loro devono parlare una lingua del nord Europa. Come fare a cambiare il mondo? Lei e lui dicono all’unisono: «Per cambiare il mondo bisogna che ognuno di noi cerchi di cambiare se stesso e le persone che gli stanno vicino». Poi il mondo cambierà

Io a lei le ho detto, mentre lui era in bagno: «Marx diceva che non è la coscienza degli uomini a creare il loro essere sociale; al contrario, è il loro essere sociale che crea la loro coscienza». Per lei non era giusto. Lui mi dice: «Se il figlio del padrone della Nike fosse un mio amico, io parlando con lui riuscirei a cambiarlo. E poi quano prenderà il posto del padre non sarà una merda come lui». E io gli rispondo: «Ma lui ha interessi diversi dai tuoi, dai miei. Davvero speri di cambiarlo?». Lui mi risponde deciso: «Sì». Lei: «Non credo nei muri e nelle frontiere». Lui: «Il cambiamento deve partire da noi stessi», e poi sparecchia al posto della cameriera. Perché dei valori buoni finiscono ad asservire gli interessi del grande capitale internazionale?

Lei ha una fotocamera Canon, lui una macchina giapponese credo, non so la marca. Mi dicono che i soldi non sono niente. Io gli dico: «Allora la birra che ci stiamo bevendo é niente?». Sguardo in un altra direzione. Nel frattempo i manager dell’Hitachi stavano brindando per l’acquisto dell’Ansaldo. I soldi che faranno non saranno redistribuiti fra i lavoratori, verranno investiti in borsa in qualche titolo ad alto rendimento. La discussione é iniziata perché lui nota al mio polso un braccialetto comprato dai giamaicani in piazza Monastiraki. Loro dicono che i giamaicani sono invandenti, non rispettano il volere degli altri e assillano la gene finché non comprano un braccialetto. Io provo a dire loro che per i giamaicani immigrati è questo il lavoro che possono fare, perché la comunità giamaicana qui fa così. Poi si é passati ai pakistani che lapidano le donne. Da lì gli ho detto che dobbiamo lasciare in pace quei popoli e dare loro la possibilità di autodeterminarsi. Da lì i lavoratori sfruttati della Nike, ecc.

Persone che viaggiano molto, vedono diverse culture, diverse storie poi non capiscono un cazzo di come funziona la società. Perché l’individuo sta al centro, le genti si mischiano, ecc. Ma in un mondo di genti mischiate, se noi viaggiamo, in realtà sarà come viaggiare sempre nello stesso posto. E gli individui saranno tutti così uguali che parlare diventerà come pensare fra noi stessi. Della politica non gliene frega un cazzo. Non conta, dicono. A lui gli ho detto io l’ultima proposta di legge di Varoufakis. Lei fa video girando il mondo, prendendo due soldi di qua e di là. E li spende tutti viggiando. Lui non so che lavoro fa. Ma a 36 anni se esci la sera a bere è perché non guadagni abbastanza. Quando provo a dirgli che i nostri genitori alla nostra età guadagnavano più di noi il discorso si blocca. La politica, l’economia, non contano un cazzo. Siamo tutti cittadini del mondo. Dobbiamo avere rispetto gli uni degli altri e tutte le cose andranno bene. Il mondo cambierà.

Elites neoliberiste brindate. Un esercito di schiavi consapevoli della loro libertà vi sta dinnanzi. La spagnola me la sono giocata. E ci stava. Ma non riesco a fare sì con la testa.

(“Il cosmopolitismo individualista”, dal blog “Vox Populi” del 6 marzo 2015).

Fonte: www.libreidee.org

Link: http://www.libreidee.org/2015/03/io-il-greco-e-la-spagnola-felici-al-macello-senza-saperlo/

16.03.2015

Pubblicato da Davide

  • DaniB

    E quanta gente così c’è in giro per il mondo… 

  • GioCo

    Carino affermarlo nel luogo dove l’ideale del "cittadino" è nato. Chissà cosa avrebbero detto se avessero saputo che era un modo per cercare di distinguere l’uomo dal livello di coscienza di sé più basso, quello proprio dei barbari che erano nomadi.
    Il nomadismo non crea certezza ne abbondanza, così come la polvere del deserto non crea stabilità, ne fecondità: essere semi al vento, non significa non avere in potenza la possibilità di radicarsi, ma di certo significa non avere radici, ne coltivarle. Significa perpetuarsi nel vuoto e con il vuoto. Alcune popolazioni africane, che hanno bene imparato la lezione, hanno diviso il periodo della vita di una persona in nomade (medio periodo) e stanziale (infanzia e senilità).
    Noi pasticciamo con i "liberi arbitri" e le necessarie discipline, costruendoci su necessarie cazzate, necessariamente difese come fondamentali. Perché non c’è altro e quanto "l’altro appare" nel nostro orizzonte è istantaneamente guerra. Come Morgana nel deserto dei Tartari, annuncia solo illusorie quanto desiderabili sfighe in arrivo. Perché nessuna sfiga è peggiore della malattia della Noia così come ci ha descritto Moravia e una bella guerra è sempre un esercizio per sgranchire le fauci.
    Anche se questo significa, terminare ogni esistenza significativa su questo cazzo di stupidissimo planisfero.

  • PietroGE

    Questo articolo è un condensato di stupidaggini.

    -La visione del mondo fatta di individui cosmopoliti e umanità è una bufala.

    -L’economia e la politica contano, e come!

    -La storiella che bisogna cambiare il mondo è vecchia come il cucco. I problemi nascono quando si deve decidere in che verso cambiare il mondo.

    -Il carpe diem che domina la cultura occidentale dalla fine degli anni ’60, ha reso i giovani ciechi e senza radici, massa di manovra per la gente che veramente conta nella società.

  • oriundo2006

    Citazione..’’ Marx diceva che non è la coscienza degli uomini a creare il loro essere sociale; al contrario, è il loro essere sociale che crea la loro coscienza..’’. In base a questa interpretazione ( le cui ‘meditate origini’ sono hegeliane ) la ‘coscienza sociale’ è/diviene lo ‘spirito del mondo’ immanente e preesistente a tutto il genere umano e coessenziale a questi, semplicemente ‘separato’ dalle differenti lingue, culture, ecc. ( anche idee ? Sarebbe interessante estendere il ragionamento…). Ma a quale ‘uomo’ M. si riferiva, quale ‘umanità’ aveva in mente ? Inoltre, ‘essere sociale’ non è forse una IPOSTASI ‘metafisica’ a sua volta, essendo solo la somma dei rapporti sociali o è appunto qualcosa di più, quel ‘quid’ che determina la ‘quiddità’ chiamata ‘essere sociale’ ( ovvero essere-nel-mondo ecc. A seguire gli esistenzialisti, Heidegger, et alt. ), dunque essere relazionale, che vive di relazioni con altri della medesima specie e che in questa relazione ‘esaurisce’ le possibilità/potenzialità ( Marcuse: ma queste sono infinite..Deleuze, Guattari… ) del suo essere ? Dunque da un lato abbiamo la sfera trascendente il singolo, il mondo dei rapporti sociali preesistenti siano essi capitalisti, agrari, delle civiltà ‘idrauliche’ antiche ed antichissime, che sono il ‘datum’ immuntabile ma da cambiare, da ‘superare’, e da un altro abbiamo un ‘essere’ dotato di coscienza che per realizzarla DEVE inserirsi in questi ‘rapporti’ facendosene veicolo per cambiarli: e perchè e come, se questi sono un ‘datum’ che forma senza residui la sua coscienza ?

    Qui è l’aporia marxiana fondamentale, quella per cui conseguentemente solo la ‘violenza’ può far uscire la farfalla della nuova società dal suo bozzolo precedente, non servendo idee, sovrastrutture mentali ( ma la coscienza non è forse questo ? ) o quant’altro: E NEPPURE LA TEORIA MARXIANA a ben vedere. 
    Dunque, giustamente, la nostra società mostra di farne a meno. Ha esaurito il lascito ideal-materialista e senza troppi rimpianti. Rimangono due vie ( ma altre ancora ): la prima è appunto potenziare la nostra coscienza di  singoli oltre ed al di là dei rapporti sociali ‘ossificati’ ( Adorno ) attraverso la ‘cultura’, il sapere ( per quanto anch’esso predeterminato socialmente e dunque negativamente: dialettica negativa ). La scienza è potente motore di modifica e rinnovamento di abiti mentali da dismettere ( ma sappiamo che non basta: ci siamo affezionati…! ).La seconda, intensificare rapporti sociali SIGNIFICATIVI  oltre quelli del ‘modo di produzione’ prevalente ( o cercandone altri all’ ‘indietro’: Levi-Strauss e terzomondisti vari ), tentando di far baluginare qualcosa d’altro oltre la legge dello scambio ( inuguale: qui le citazioni sono vastissime…). 
    I due ragazzi stanno facendo solo questo, con tutte le aporie e difficoltà di questo ‘pensiero debole’ post-moderno. Perchè criticarli ? Se i rapporti sociali sono predeterminati questi si applicano anche se non lo vogliamo. Siamo vincolati ad esssi e sarebbe un regurgito neo-sessantottino ‘volontaristico ( e ‘sorelliano’ per il passato ) volervi sfuggire con la ‘lotta sociale’ ( oltrechè inutile, come abbiamo già visto … ): ridicolo. Se sono modificabili con una coscienza superiore tantovale tentare con chiunque, col padrone della Nike o con i suoi salariati: al nostro tempo avremmo cominciato di lì, dal ‘basso’ per poi qualcheduno o piuttosto quancheduna finire a cena col primo: ma erano tempi andati e meno male che sono passati. Senza rimpianti.
    Rimane una terza ipotesi: la ‘coscienza’ NON è predeterminata socialmente ma ‘spiritualmente’ e dunque da TUTTO il nostro ‘residuo’ psichico ANCHE in base ( ad esempio ) alle nostre vite precedenti. Insomma, non nasciamo nudi e crudi come una tabula rasa su cui la ‘società’ può inscrivere i suoi ‘dati’ e noi poi girarci intorno come criceti in gabbia. Non siamo ‘prodotti’ come delle cipolle o delle  zucche. Alla fine la spirale essere-mondo si riavvolge intorno a ‘noi’, di un noi differente da quello di partenza : è finalmente un TUTTI ‘noi’: ma non è che sia il vecchio ‘idealismo’ di partenza ?
  • Hamelin

    Non è solo la si sinistra ma è l’intera l’umanità ad essere morta sostituita da un cazzo di Iphone , Facebook e WhatsApp .

    Quando l’elitè spegneranno la lampadina anche all’involucro fisico di questi esseri loro nemmeno se ne accorgeranno…

    Tanto la parte che conta in loro è già andata e quando va via quella nulla piu’ conta .

  • DaniB

    A bello.. sveja!!! L’IMPIANTO DELL’ARTICOLO E’ IRONICO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    l’autore pensa la pensa proprio come te!!!
  • gimo

    BOH!

    Non ho capito molto!
      «Per cambiare il mondo bisogna che ognuno di noi cerchi di cambiare se stesso e le persone che gli stanno vicino»


    Su questo non credo ci siano molti dubbi. Anzi io toglierei persino "le persone che gli stanno vicino".


    Quale sarebbe la conclusione di questo "articolo" che gli schiavi sono quelli che non credono alle frontiere e schifano i soldi?
    Quelli che invece di trovarsi un lavoro vivono "attorno" alla società perchè non riescono ad adattarsi al mondo "surreale" che per la massa è "normale"?

    Il greco e la spagnola non sono interessati alla politica. Per questo sono cattivi cittadini?
    Lei viaggia e vive alla giornata e lui guadagna poco…. 

     "i nostri genitori guadagnavano di piu"? 
     
    (che confronto veramente misero, ottuso, cieco e cretino!)

    Cioè dovremmo tutti pedalare di piu per guadagnare di piu e fare una vita piu dignitosa che da quello che capisco da questo pessimo articolo, sarebbe vivere secondo le regole di questa società?

    Dovremmo tutti impegnarci in politica e fare i volontari?

    Davvero non ho capito.  Se qualcuno vorra farmi chiarezza, grazie!


  • Truman

    Non riesco a rintracciare chi l’aveva scritto, ma il mio riferimento per capire questi fenomeni è la frase:
    "Tendiamo a razionalizzare gli insulti ricevuti che non riusciamo a vendicare".
    Proprio questo mi sembra di rintracciare nel testo, coloro che sono stati profondamente insultati dal sistema si rassegnano e assumono su se stessi la colpa di ciò che non va.

    Preferivo un altro motto del ’68 (o del ’77): "Se hai un problema di cui nessuno si cura, sii tu stesso il problema".

  • DaniB

    Semplicemente gimo: il greco e la spagnola vivono nel mondo di "fantàsia", quel mondo principalmente popolato dalle figlie e dai figli di papà (leggi "borghesi ipocriti col culo degli altri"), che non hanno quell’esperienza del mondo e della vita necessaria per capire che fra la decrescita felice e l’attuale espropriazione di diritti e possibilità c’è di mezzo l’oceano pacifico.

    Il confronto con i nostri genitori non è ottuso, ne cinico e nemmeno misero. Non solo non è cieco, ma è indice del ragionamento di chi, per capire quello che ci stanno facendo, vuol usare riferimenti storici e sociali e non i libercoli di Osho. E’ un modo per vedere di più, non di meno.
    Perchè se il greco e la spagnola sono convinti che il denaro non sia niente (soprattutto quello che gli da il papi), continuano a usarlo per bersi le birrette e viaggiare?
    L’autore, come il sottoscritto, vuol far notare che questa ggente, troppo avanti, è talmente avanti che per concepire il cambiamento non usa le categorie che storicamente vengono usate per dominarci (l’economia e la politica) ma al contrario si chiude dentro ad un solipsismo new-age ignorante delle dinamiche e degli interessi che invece tengono su la baracca.
    Questi non cambieranno mai niente, ma continueranno a credersi "così avanti" da essere a posto con la loro coscienza, continuando a bersi le birrette e ad aspettare di diventare amici del capo della nike o della monsanto. 
      
  • Georgejefferson

    Perche la dicotomia sempre e comunque, perche una concezione deve escludere l’altra per forza?

    I rapporti con gli altri determinano la coscienza, oppure la coscienza a determinarli?

    E perche non vero entrambi? Dato il tempo due posizioni che si auto condizionano a vicenda.

    Puo essere un’ipotesi, magari in contrasto al divide ed impera.

  • BillyMartini

    Articolo che propone un’ ottimo tema, sebbene poco elaborato e comprensibile nei suoi molteplici ed importanti risvolti solo da chi gia abbia pensato in questi termini. Nondimeno il tema e’ importante e sarebbe utopico sperare che tutti I commentatori ne abbiano compreso la portata. 

    Ritorna ancora una volta attualissimo il mito della caverna Platonica, e i piu recenti Orwelliani "ministero della pace", "ministero della verita’" ecc ecc.

     

  • makkia

    Eccellente sintesi.

    Aggiungerei che c’è un altra tematica, implicata proprio dal confronto coi genitori o dai riferimenti a Marx: l’Eterno Presente.
    L’incapacità di pensare il futuro e il passato, l’evolversi delle cose, il proiettare se stessi: la ragazza guadagna poco con un lavoretto inutile, ma quello che conta è che per il momento quel poco le permette di viaggiare, e questa è l’unica cosa che le interessa. Può finire domani o fra 5 anni e lei non vuole pensare a cosa farà a qel punto.

    Ma non è solo il morettiano "giro, faccio, conosco ggente". Non è solo mancanza di visione storica, politica, economica, in salsa di disimpegno.

    E’ molto peggio. E’ un handicap indotto, deliberato.
    Privi di emozioni che non siano passeggere, di passioni civili o morali che non siano di cortissimo respiro (la New Age, dici bene). Una consapevolezza ovattata.
    Come dei gatti domestici castrati.

    E non sono forse gli eunuchi gli schiavi perfetti?

    nota: "Castrato" in inglese e in spagnolo si dice "neutralised/neutralizado".
    E’ un peccato che in italiano non sia così così evidente la somiglianza con neutralizzare, rendere innocui…

  • BillyMartini

    DOVRESTI LEGGIERE ALCUNE VOLTE UN ARTICOLO PRIMA DI POSTARE UN COMMENTO.

  • esca

    Già. Come darti torto?

  • Ossimoro
     Mi vengono in mente i personaggi del "mondo nuovo" di Huxley. Esseri "prodotti" e alimentati nel senso desiderato dal potere, che non devono interrogarsi su nulla ma solo pensare a godere dell’attimo fuggente, senza obiettivi e piani a lungo termine.
    Esseri liberi, senza vincoli, senza famiglia e figli dei quali occuparsi responsabilmente e per i quali preoccuparsi…
    Esseri dediti solo al proprio edonismo… Nel trionfo di un individualismo egoistico, contro natura per l’essere umano.
    Così si arriva ad essere (forse) genitori in età sempre più avanzata, con sempre meno figli..
    Forse l’evoluzione della teoria gender mira proprio a giungere alla produzione in vitro degli esseri umani, con la scelta dei tratti e manipolazione su richiesta dei caratteri genetici, eliminando la possibilità per le donne di far crescere dentro di sé la vita…
    Perché solo eliminando il miracolo della maternità sarà raggiunta la tanto agognata "uguaglianza"… 🙁
  • furibondius

    Se ci stava, te la dava anche se la pensi diversamente…..

  • Primadellesabbie

    Ho letto i commenti, molto attenti, "importanti".

    E se tutto questo lo considerassimo come un passaggio obbligato, e cominciassimo a pensare come uscirne al meglio, evitando di guardare troppo indietro e, allo stesso modo, facendo attenzione a non farsi coinvolgere al punto di non uscirne più?
    E se riducessimo all’indispensabile i punti fermi e provassimo a ricostruirci facendo finalmente tesoro di quello che ognuno ha capito, approfittando del momento, e risolvendo, per quanto ognuno di noi é capace, i problemi esistenziali che, irrisolti, ci avvelenano da secoli?
    Se ne risultassero delle donne e degli uomini capaci di accettarsi per quello che sono, finalmente, e degli individui con i bisogni e le esigenze che la coscienza consente loro di vantare, anziché quelli della classe o del rango o della fantasia seducente? 
    Allarmarsi é legittimo, ma tanto, qualsiasi strada si intraprenda, non verrà percorsa fino in fondo, non é nelle nostre possibilità.
  • gimo

    Sono d’accordo e in disaccordo:  

    "fra la decrescita felice e l’attuale espropriazione di diritti e possibilità c’è di mezzo l’oceano pacifico."
    Su questo nulla da aggiungere.
    "Il confronto con i nostri genitori non è ottuso, ne cinico e nemmeno misero. Non solo non è cieco, ma è indice del ragionamento di chi, per capire quello che ci stanno facendo, vuol usare riferimenti storici e sociali e non i libercoli di Osho. E’ un modo per vedere di più, non di meno."


    Ok.  Però nell’articolo si fa un confronto su quanto si guadagna. Non sul "benessere" in senso generale.


    "Perchè se il greco e la spagnola sono convinti che il denaro non sia niente (soprattutto quello che gli da il papi), continuano a usarlo per bersi le birrette e viaggiare?"


    Per cos’altro lo dovrebbero usare? Per un mutuo per una casa? 


    Diciamo che sul tuo discorso, in generale, concordo.

    Però attenzione che è molto facile così, tacciare di "fancazzismo new-age" chicchessia.  Non so i tizi raccontati in questo (ripeto pessimo) articolo, ma non si puo generalizzare, come mi pare si stia facendo, accomunando gli stili di vita alternativi tutti al fancazzismo.
    Dal mio punto di vista si tratta di livello di comprensione.
    Ovvero, fino a un certo livello, quando si inizia a capire di più la politica e la geopolitica e la storia allora vien voglia di impegnarsi e di migliorare il mondo, si va volontariato, ci si iscrive a un partito, si partecipa alle manifestazioni.

    C’è, a mio modo di vedere, un  altro "step". Una volta capito "meglio" come funzionano certe cose e allargando la comprensione ad altri aspetti della vita, non si può che "ritirarsi in buon ordine" facendo il meglio per sè, trovando una maniera di avere i soldi necessari per sopravvivere, si "abbassa l’asticella" per cosi dire, e si vive di qualcosa d’altro.
    Che non significa rifiutare soldi e comodità. Significa rifiutarsi di vivere secondo schemi di una società, che ripeto, anche secondo me è totalmente surreale. Ma nemmeno per princicpio e presa di posizione ma solo per "impossibilità" di adattarsi.

    Allora fare dei video, girare e viaggiare senza preoccuparsi del domani e di come si spendono quei due soldi (mi pare lo faccia la spagnola) o trovare un lavoretto dove mi avanzano giusto i soldi per una "birretta" non la trovo una cosa così schifosa.

    Trovo piu schifoso chi BUTTA LA SUA INTERA VITA A FARE CARRIERA AD ACCUMULARE SOLDI E BENI, illuso che lì si celi il benessere e la felicità.

    Il "carpe diem" del ’68 è una enorme stronzata se non si capisce bene cosa si deve "carpire". Qui nasce la manipolazione new-agiana.

    Ma dietro la new-age c’è la gnosi e la Conoscenza (volevo mettere una "C" piu grossa ma non ci riesco) e buttare via tutto questo a causa della falsa Conoscenza New-age mia pare una sciocchezza.
  • Oxymen

    Mi ci vorrebbe troppo tempo per smontare pezzo per pezzo quello che dici. Basti pensare al ruolo e al metodo della filosofia fino ad Hegel: senza alcun collegamento con i rapporti sociali fino a lui, denso di analisi sui rapporti sociali dopo di lui. Il romanticismo in filosofia vede l’estetica come pietra miliare dell’individualismo, e non si cura degli aspetti sociali. Anzi è essenzialmente un movimento asociale, personale, di sfida (possibilmente vittoriosa) verso il mondo. Non ne intacca le strutture intime, le sfida sperando che al cambiamento interiore possa corrispondere un cambiamento esteriore. Ma tali cambiamenti, proprio perchè destrutturati, non possono che essere formali, ovvero estetici.
    Hanno vinto loro, non c’è dubbio. Thatcherismo, reaganomics e neoliberismo si basano proprio sui principi così brillantemente esposti dai due "cittadini del mondo" dell’articolo (splendido nella sua sinteticità): " La società non esiste. Ci sono solo individui e famiglie" diceva la Thatcher.
    Dare ancora peso a questo postromanticismo significa quantomeno negare l’importanza che da Hegel in avanti ha avuto una certa filosofia che analizza i processi storici a danno di quelli metafisici. Ormai l’idea che sia l’individuo a cambiare sè stesso per cambiare il mondo è entrato nel DNA occidentale, e non si pensa (specialmente oggi con la crisi della sinistra) che possa essere il mondo a cambiare l’individuo. Si preferisce vedersi eroi valorosi in un mondo decadente disposto (questo l’assunto base, se il mondo avesse regole non modificabili tuttla la narrazione crollerebbe miseramente) al cambiamento. L’ignorante (nel senso che ignora analisi post-hegeliane) afferma con una certa sicumera che saprebbe lui come convincere il figlio del padrone della Nike ad abbandonare lo sfruttamento minorile, e tutti vivranno felici e contenti. L’ipotesi che ci siano forze in grado di manovrare qualsiasi figlio di buona volontà non viene presa in considerazione. Il rapporto con il mondo è sempre di 1:1, le forze in campo non esistono, esiste solo la volontà di cambiamento dell’individuo.
    Questo atteggiamento di vittoria obbligatoria necessariamente finisce per trasformarsi in nichilismo (non di Nietzsche ma postmoderno diciamo) oppure nell’esaltazione dell’ego. Si tratta pur sempre di mettere il Sè (e mai il sociale) al centro del discorso.
    Tante persone anche qui su cdc insitono nel dare manforte alla Thatcher ed il suo individualismo, insistono nell’affermare come l’unico cambiamento possibile sia quello individuale mentre se esiste una via d’uscita da questo pantano neoromantico e neoliberista e proprio un’azione coordinata. Ma questo significherebbe negare tutta l’importanza fittizia che la postmodernità ha regalato (non disinteressatamente) ai "cittadini del mondo" del nuovo millennio: ci si crede migliori a dire "signorsi" quando il mercato del lavoro prevede lo spostamento di masse di lavoratori in posti lontani con culture e lingue diverse. In fin dei conti si visitano posti e si imparano usanze diverse, che c’è di male ad abbandonare la terra in cui si è nati e cresciuti?

  • Oxymen

     Il romanticismo in filosofia
    vede l’estetica come pietra miliare dell’individualismo, e non si cura
    degli aspetti sociali. Anzi è essenzialmente un movimento asociale,
    personale, di sfida (possibilmente vittoriosa) verso il mondo. Non ne
    intacca le strutture intime, le sfida sperando che al cambiamento
    interiore possa corrispondere un cambiamento esteriore. Ma tali
    cambiamenti, proprio perchè destrutturati, non possono che essere
    formali, ovvero estetici.
    Hanno vinto loro, non c’è dubbio.
    Thatcherismo, reaganomics e neoliberismo si basano proprio sui principi
    così brillantemente esposti dai due "cittadini del mondo" dell’articolo
    (splendido nella sua sinteticità): " La società non esiste. Ci sono solo individui e famiglie" diceva la Thatcher.
    Dare
    ancora peso a questo postromanticismo significa quantomeno negare
    l’importanza che da Hegel in avanti ha avuto una certa filosofia che
    analizza i processi storici a danno di quelli metafisici. Ormai l’idea
    che sia l’individuo a cambiare sè stesso per cambiare il mondo è entrato
    nel DNA occidentale, e non si pensa (specialmente oggi con la crisi
    della sinistra) che possa essere il mondo a cambiare l’individuo. Si
    preferisce vedersi eroi valorosi in un mondo decadente disposto (questo
    l’assunto base, se il mondo avesse regole non modificabili tutta la la
    narrazione crollerebbe miseramente) al cambiamento. L’ignorante (nel
    senso che ignora analisi post-hegeliane) afferma con una certa sicumera
    che saprebbe lui come convincere il figlio del padrone della Nike ad
    abbandonare lo sfruttamento minorile, e tutti vivranno felici e
    contenti. L’ipotesi che ci siano forze in grado di manovrare qualsiasi
    figlio di buona volontà non viene presa in considerazione. Il rapporto
    con il mondo è sempre di 1:1, le forze in campo non esistono, esiste
    solo la volontà di cambiamento dell’individuo.
    Questo atteggiamento
    di vittoria obbligatoria necessariamente finisce per trasformarsi in
    nichilismo (non di Nietzsche ma postmoderno diciamo) oppure
    nell’esaltazione dell’ego. Si tratta pur sempre di mettere il Sè (e mai
    il sociale) al centro del discorso.
    Tante persone anche qui su cdc
    insitono nel dare manforte alla Thatcher ed il suo individualismo,
    insistono nell’affermare come l’unico cambiamento possibile sia quello
    individuale mentre se esiste una via d’uscita da questo pantano
    neoromantico e neoliberista sarebbe proprio un’azione coordinata. Ma questo
    significherebbe negare tutta l’importanza fittizia che la postmodernità
    ha regalato (non disinteressatamente) ai "cittadini del mondo" del nuovo
    millennio: ci si crede migliori a dire "signorsi" quando il mercato del
    lavoro prevede lo spostamento di masse di lavoratori in posti lontani
    con culture e lingue diverse. In fin dei conti si visitano posti e si
    imparano usanze diverse, che c’è di male ad abbandonare la terra in cui
    si è nati e cresciuti?

  • Primadellesabbie
    Sospetto che nessuna Thatcher avrebbe fatto presa, nel senso che richiami, se non ci fosse stato lo sviluppo delle comunicazioni che vediamo attorno a noi.
    Ti faccio notare che dici:"L’ipotesi che ci siano forze in grado di manovrare…..non viene presa in considerazione." e poi;"se esiste una via d’uscita da questo pantano neoromantico e neoliberista sarebbe proprio un’azione coordinata".

    Ma le forze in campo impediscono proprio l’azione coordinata, dopo che i cambiamenti intervenuti a modificare la situazione ambientale hanno frantumato la coesione.

    "Hai ragione, adesso per sperimentare il tuo buon senso vai a provare a fermare la colonna di auto che va a passare la domenica al mare, spiega loro (ma lo sanno già) che passeranno una giornata di m…. tra incolonnamenti, parcheggi impossibili, cibo pessimo, bambini che piangono, e stasera saranno sfatti dalla stanchezza e di pessimo umore, poi vieni a raccontarmi come ti é andata", mi diceva un vecchio mentore, quando ero ragazzino, se mi accaloravo a dimostrare le mie evidenti ragioni critiche rispetto a qualcosa di ineluttabile, che stava accadendo.
  • Oxymen

    Se per "sviluppo delle comunicazioni" intendi propaganda allora siamo d’accordo. Se invece (come testimonia l’esempio del mare) intendi infrastrutture logistiche, allora vieni da me: il solipsismo autocratico non tiene conto di quelle infrastrutture che condizionano la vita di tutti noi, ma solo il solipsismo stesso, ovvero l’idea tutta romantico-thatcheriana secondo cui l’individuo può, e la società in qualche modo si adegua. Idea che come dicevo veicola un’impressione di onnipotenza smentita dai fatti: credi forse di essere più bravo se non fai balneazione fluviale ma ti immetti nel gorgo infernale dei turisti dominicali che vanno al mare? E perchè i fiumi non sono più balneabili come un tempo? Come reagisce il "cittadino del mondo" davanti a queste richieste di spiegazioni che mettono in campo conoscenze di dinamiche sociali se non nicchiando, così come l’articolo sottolinea magistralmente? Viene così messa in luce una evidente schizofrenia: ipotesi di potenza smisurata nei confronti del proprio Sè (a patto che tale potenza non comporti indagini che metterebbero in cortocircuito i teoremi fondanti dell’eroismo postromantico) condita da consapevolezza di estrema impotenza nei confronti delle dinamiche sociali, che vengono bellamente ignorate. Insomma un’apoteosi di edonismo reaganiano in chiave filosofica e comportamentale.

  • Primadellesabbie

    Con sviluppo delle comunicazioni intendo la possibilità di comunicare, di muoversi e di ricevere informazioni che si é sviluppata poderosamente, dall’inizio del secolo scorso, contribuendo in modo determinante a mettere in moto ciò che abbiamo davanti agli occhi. Compreso il modo di pensare ed il costume oramai diffusi e radicati. 

    L’idea secondo la quale l’individuo può ecc., per come la descrivi, era un chiaro invito a lasciar fare alla cabina di comando, cosa che si voleva ottenere in quegli anni. E si é ottenuto, se segui alcuni effetti secondari, come l’evoluzione del comportamento nel privato, tutto diviene più chiaro..
    Oggi non ci provano perché sanno che otterrebbe l’effetto opposto, cioè rischierebbe di distogliere le persone dalla vita di consumo attivo e acritico, di tutto ciò che viene proposto, giorno e notte, in cui sono riusciti ad intrappolare la quasi totalità.
    L’accenno alle forze coinvolte non é sufficiente, ma svilupparlo qui mi pare difficile.
    Mi sembra che sopravvaluti la diffusione del concetto che "l’individuo può", come dici, che comunque, usato a proposito e non certo come fenomeno di costume, e mirato come invito a non rassegnarsi alla banalizzazione soffocante, sarebbe un discreto rimedio per distrarre dall’assedio dai luoghi comuni (li ascolti i dialoghi per la strada?), che pervadono la comunicazione ad ogni livello.
    Per il ragazzo dell’articolo sembra essere più una copertura che un imperativo, e questo vezzo é diffuso, ma non ha alcun peso.
    PS – Hai notato che l’estensore lamenta che devono usare l’inglese, anziché dolersi di non conoscere lo spagnolo?
  • Teopratico

    Alla fine si potrebbe paradossalmente affermare che i due ragazzi in questione, molto probabilmente istruiti e ben nutriti, non abbiano una coscienza non solo di classe ma di esistenza.