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LA PIU’ GRANDE MINACCIA PER L’EURO E’ IL SURPLUS COMMERCIALE TEDESCO, NON LA GRECIA

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD

telegraph.co.uk

Se il Diritto Comunitario fosse correttamente applicato, la Germania dovrebbe essere multata perché sta mettendo in pericolo la stabilità dell’Eurozona, violando per il quinto anno consecutivo la “Macroeconomic Imbalanced Procedure” [Procedura per gli Squilibri Macroeconomici]

Il surplus delle Partite Correnti [le transazioni internazionali in merci, servizi, redditi e trasferimenti unilaterali correnti] della Germania è fuori controllo. Le “Previsioni di Primavera” della Commissione Europea evidenziano che quest’anno il surplus supererà qualsiasi precedente record, raggiungendo il picco del 7.9% del PIL, record dell’era moderna. E nel 2016 sarà del 7.7%.

Le vaghe rassicurazioni sul fatto che questo surplus sarebbe diminuito nel corso del tempo hanno ancora una volta portato al nulla. Questo paese è ora il più grande trasgressore delle regole di stabilità dell’Eurozona. La Germania dovrebbe essere oggetto di sanzioni punitive, se le regole previste dai Trattati Europei fossero applicate.

Un anno fa Bruxelles disse alla Germania di fare il suo “dovere”

(http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/eu/11207721/Why-do-France-and-Germany-keep-breaking-EU-rules.html), ma poi non ha intrapreso azioni di sorta. Vedremo se la Commissione di Jean-Claude Juncker, questa volta, farà di meglio.

In caso contrario, un cinico potrebbe legittimamente concludere che i grandi paesi possono giocare in Europa con delle regole proprie, e che la Germania può sfidare tutte le sue Leggi.

La macchina punitiva dell’Unione Monetaria [UEM] è, in ogni caso, di tipo altamente politico. La storia della crisi del debito dell’UEM mostra che le autorità europee operano costantemente in favore dei creditori, piuttosto che del benessere macroeconomico generale (che è una cosa completamente diversa).

Questo è il quinto anno consecutivo che il surplus [delle Partite Correnti] della Germania è superiore al 6% del PIL. La “Macroeconomic Imbalanced Procedure” precisa che la Commissione deve avviare una “procedura d’infrazione” se il surplus dovesse verificarsi per tre anni di seguito, a meno che non ci siano delle chiare ragioni per non farlo.

In questo caso, però, ci sono poche circostanze attenuanti. Il surplus della Germania non è causato da uno shock una-tantum. Continua ad essere enorme anche dopo averlo rettificato per tener conto della riduzione dei costi per l’importazione dell’energia.

Si tratta di un abuso strutturale cronico, che a lungo andare renderà impraticabile l’Unione Monetaria. E’ sicuramente più pericoloso, per l’unità dell’Eurozona, di qualsiasi altra cosa stia accadendo in Grecia (http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11583755/Anglo-Saxon-world-would-rip-apart-Europe-after-a-Grexit-says-Juncker.html).

“La Commissione Europea dovrebbe smetterla di trattenersi: la Germania deve essere sanzionata”, ha dichiarato Simon Tilford, dal “Centre for European Reform”. E ha continuato: “Il suo surplus deve essere trattato nello stesso modo in cui sono stati trattati in precedenza i deficits dei paesi del sud, ovvero come un’equivalente minaccia alla stabilità dell’Eurozona. Quello che più preoccupa è che, in questa fase del ciclo economico, il surplus dovrebbe essere, al contrario, in rapida discesa”.

Il “Tasso di Disoccupazione” della Germania è al 4,7%, il livello più basso nel periodo post-riunificazione. Questo paese dovrebbe quindi godere di un aumento dei consumi. Ma questo non sta accadendo perché il meccanismo di riequilibrio si è inceppato. Tutto questo dimostra che l’UEM rimane fondamentalmente sbilanciata e destinata a passare da una crisi all’altra, anche se c’è una ripresa in atto.

Ogni rimbalzo [della crescita] in Europa meridionale porterebbe ad una crescita analoga degli squilibri commerciali intra-UEM, e quindi agli stessi flussi di compensazione del capitale e di finanziamento del debito [venditore-acquirente], per arrivare infine alle stesse bolle speculative che hanno portato alla crisi dell’UEM [nel 2008].

Il Fondo Monetario Internazionale [FMI] ha avvertito, lo scorso anno (http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/10980824/Juncker-faces-political-test-as-fines-loom-on-illegal-German-trade-surplus.html), che il surplus tedesco – dell’8.25% del PIL, se si tiene conto del ciclo – è distruttivo per l’UEM nel suo insieme. E’ fra i tre e i sei punti percentuali più alto rispetto a quanto sarebbe “desiderabile”, ovvero giustificato dai fondamentali. Tutto questo non è nell’interesse economico della Germania, e rende ancora più difficile, per i paesi in crisi dell’UEM, di trovare il modo per tirarsi fuori dai guai.

Il FMI ha detto che il tasso di cambio della Germania è del 18% al di sotto di quanto indicato dalla “teoria dell’elasticità” relativa al commercio, anche se prima della recente svalutazione dell’euro [il dato del 18% è in rapporto, palesemente, all’economia mondiale e non a quella intra-UEM dove, per alcuni paesi, è decisamente più alto]. Questo risultato è stato ottenuto comprimendo i salari, nei primi anni dell’Unione Monetaria, per battere sul prezzo le economie del Sud.

Gli sforzi compiuti in quest’ultima fase da Francia, Spagna, Italia, Portogallo e Grecia (la super-competitiva Irlanda è irrilevante ai fini di questo dibattito) per recuperare il terreno perduto [palese il riferimento alla deflazione salariale attuata in questi paesi], è esattamente ciò che ha spinto il sistema UEM, nel suo complesso, al crollo quasi-deflazionistico del 2011-2014.

La Germania nega di essere un trasgressore seriale della “Macroeconomic Imbalanced Procedure”. Ammette che gli effetti dell’UEM l’hanno lasciata con un tasso di cambio sottovalutato, ma nega che questo sia il risultato di “distorsioni politiche”, per non parlare di una deliberata, cinica ed egoistica strategia di sfruttamento mercantilista.

Non è un mistero la ragione per cui lo squilibrio sta peggiorando. La struttura normativa e fiscale tedesca è orientata a favore della produzione e delle esportazioni, e contro il consumo. Essa è l’immagine speculare della Gran Bretagna. Ma nessuna delle due formule può essere considerata sana.

“La Germania deve tagliare l’IVA e le tasse sui redditi bassi. Avrebbe molte ragioni di tipo fiscale per agire in questo senso. Ma ha scelto di non farlo”, ha detto il Sig. Tilford.

Berlino ha rifiutato di compensare la sua anemica domanda con una maggiore spesa pubblica. Gli “Ordoliberisti” del Ministero delle Finanze tedesco stanno invece ottenendo, al contrario, un avanzo di bilancio dello 0.6% del PIL, in una glorificazione quasi religiosa del risparmio.

Lo fanno anche se il “Canale di Kiel” [canale artificiale di 98 chilometri che collega il Mare del Nord (Brunsbüttel) al Mar Baltico (Kiel)] sta sbriciolandosi e le infrastrutture della Germania stanno lentamente cadendo a pezzi. Marcel Fratzscher, responsabile del tedesco “DIW Institute” e autore di “Die Deutschland Illusion”, ha affermato che gli investimenti sono scesi dal 23 al 17% del PIL a partire dai primi anni ’90, mentre gli investimenti pubblici netti sono negativi da 12 anni.

Il surplus tedesco non aveva importanza nei giorni del “marco”. Il paese lo rivalutava di volta in volta correggendo il problema. Come la Germania conduceva gli affari interni era in gran parte un problema suo. Ma, come ribadito più volte dal FMI, la questione è completamente diversa in un’Unione Monetaria. Il surplus tedesco è alla radice del divario Nord-Sud che dilania l’Unione Monetaria.

Nell’ambito della “Macroeconomic Imbalanced Procedure” – che la Germania ha voluto pensando che sarebbe stata sempre e soltanto utilizzata contro i deficits dei “peccatori” – l’Eurozona può ordinare alla Germania di presentare un “piano d’azione” per tagliare il surplus. Se non funziona, i ministri dell’UE possono portare in giudizio questo paese. Possono costringere Berlino a depositare fino allo 0.1% del PIL (2,4 miliardi di euro) in un conto speciale, mentre si trova in “libertà vigilata”. Questi soldi, in definitiva, possono essere sequestrati, se non viene fatto niente.

Inutile aggiungere che tale sanzione causerebbe una forte indignazione nel Bundestag, e rischierebbe di distruggere il consenso politico tedesco per l’euro. La maggior parte dei cittadini tedeschi pensa che la Germania stia già spendendo troppo nella molle Europa meridionale.

Guarderemo con interesse a come il Presidente Juncker sceglierà di navigare fra questi infidi scogli politici, soprattutto perché ha ottenuto il suo attuale lavoro attraverso il patronage tedesco. E’ stata la Cancelliera Angela Merkel a fargli da calzante, lo scorso anno a Palazzo Berlaymont [edificio istituzionale di Bruxelles], contro le obiezioni britanniche.

Con poche lodevoli eccezioni – come ad esempio quella del Sig. Marcel Fratzscher [Presidente del più prestigioso Istituto tedesco di ricerche economiche, il “DIW Berlin] – le élites politiche tedesche rifiutano di riconoscere che c’è qualcosa di sbagliato nella loro “politica del surplus”, e ritengono inoltre che non c’è alcuna necessità di discutere l’argomento con tutti.

Questo rifiuto di vedere le cose anche dal punto di vista degli altri è un “test di pazienza” per tutto il mondo. La Germania ha spodestato la Cina nel ruolo di arci-cattivo nei reports che il Tesoro USA sottopone al Congresso riguardo la manipolazione valutaria, e per ovvie ragioni.

I surplus cronici non sono che un modo per “rubare domanda” da qualche altra parte. Essi esportano disoccupazione negli altri paesi, e questo è un fatto importante in un’epoca di “stagnazione secolare” e di “risparmio globale” in eccesso. Le società hanno il diritto di reagire quando questo [il surplus] sfugge di mano.

Questa politica mercantilista non ha alcun senso per la stessa Germania. Le eccedenze vengono riciclate in flussi di capitali verso l’estero a tassi di rendimento negativi, erodendo la base della ricchezza di cui il paese avrà bisogno nei prossimi 10 anni, visto il rapido declino demografico. Gli storici considereranno l’era Schroder/Merkel come quella degli errori politici in serie.

Quanto prima la Germania abbandonerà il feticismo fiscale per investire il proprio denaro nel proprio paese, per il suo stesso bene, meglio sarà per tutti.

Ambrose Evans-Pritchard

Fonte: http://www.telegraph.co.uk

Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/11584031/Germanys-record-trade-surplus-is-a-bigger-threat-to-euro-than-Greece.html

5.05.2015

Scelto e tradotto per www.comedonchjisciotte.org da FRANCO

Fra parentesi tonda ( … ) le note dell’Autore

Fra parentesi quadra [ … ] le note del Traduttore

Pubblicato da Davide

  • lucamartinelli

    Ariecco l’Ambrogio. Mi verrà l’ulcera….

  • PietroGE

    Ambrose dimentica che c’è stata una svalutazione dell’euro rispetto al dollaro di circa il 30%, che cosa si aspettava? Con le merci  che costano il 30% in meno nell’area del dollaro è ovvio che l’export tedesco aumenta a dismisura.

    Quello che dovrebbe notare è che purtroppo i Paesi del Sud e l’Italia in particolare non sembrano profittare della situazione. Questo perché la produttività è diminuita in questi ultimi anni. Invece di introdurre sempre più macchine e di razionalizzare la produzione si è scelto di pagare meno i lavoratori e di impiegare sempre più manodopera del terzo mondo, sottopagata e ricattabile. Il risultato è quello che vediamo : produttività in declino, crollo dei consumi, aumento della spesa pubblica e sempre più tasse.

  • adriano_53

    Ambrose Evans-Pritchard legge studia i nostri Bagnai, Rinaldi ecc.

  • Toussaint

    La ripresa dei consumi in Germania non può avvenire perché il
    tasso di disoccupazione ufficiale, nella realtà, è un falso.

    Nel 2004, con le riforme Hartz, hanno in pratica preso un
    posto di lavoro “intero” e l’hanno tagliato in 4, creando i mini-jobs. Grosso
    modo (sarò un po’ impreciso) fanno lavorare le persone 10 – 20 ore settimanali,
    e non oltre le 40 ore mensili, con una retribuzione che, fino  poco tempo fa,  era di 400 euro/mese, senza tasse e
    contributi sociali, non saprei per la sanità.

    Se pensiamo che i titolari di mini-jobs sono, mi pare, circa
    9 milioni, comprendiamo che i posti di lavoro “interi” sarebbero stati circa 9/4
    = 2,25 milioni, e i disoccupati (9 – 2,25) = 6,75 milioni, i quali, aggiunti ai
    disoccupati conteggiati ufficialmente (il 4,7%), avrebbero portato la
    disoccupazione reale molto, molto più in alto (credo ben oltre il 12%).

    D’altro canto, 9 milioni di persone a 400 euro al mese che
    capacità di spesa hanno? Come possono riprendere i consumi, in Germania? Ben 9
    milioni di persone, in quel paese, stanno facendo letteralmente la fame.

    Lo stesso Schroder dichiarò, con un moto d’orgoglio, che
    stava generando la più grande massa di lavoro precario mai creata nel mondo
    occidentale.

    Sono i mini-jobs alla base del vantaggio competitivo
    illecitamente ottenuto dalla Germania (illecito perché non concordato,
    contrariamente a quanto previsto da Maastricht per tutte le decisioni
    economiche importanti, e perché generatore degli squilibri commerciali che lo stretto
    Trattato, almeno teoricamente, sanziona).

    E che fa Renzi? Protesta, s’indigna? Macché. Ha appena dichiarato
    che magari avessimo fatto anche noi così, nel 2004. E’ per questo che ha
    cercato di riguadagnare il tempo perduto con il job-act, la cui conseguenza
    immediata è un’ulteriore caduta dei consumi e del Pil.

    Complimenti, grande leader della sinistra italiana. Lei sì
    che se se ne intende.

  • Vocenellanotte

    E chi dovrebbe di grazia invertire la rotta? Marchionne, Padoan, Renzi? Questi
    sono i deliri di un incompetente alla Bagnai.

  • Toussaint

    Le invierò un po’ di melissa che cresce nel mio orto. Rilassa e favorisce il sonno. A volte aiuta anche a non dire cazzate. 

  • Cataldo

    Quando Ambrose E-P non si occupa di petrolio è più interessante 😉

  • clack

    Hai la stessa identica spocchia, sia pure in sedicesimo, del tuo (falso) guru.

    Ma non ti preoccupare, se continui così in qualche anno non avrai difficoltà a raggiungere il suo stesso livello di insolenza e maleducazione.
    Allo scopo ti basterà continuare a ripetere la lezioncina a pappagallo, comprese le sfumature più deprecabili, nessuna esclusa, e soprattutto convincerti di essere chissà chi. 
    Magari sarai anche in buona fede, ma non hai capito che sei al servizio, full time, degli stessi che dalla moneta unica hanno tratto i vantaggi maggiori.
    E ora si accingono a ripetere la stessa operazione, sia che l’euro resista, sia che venga travolto dalle sue stesse contraddizioni.
    Quando voi devoti seguaci, o meglio fedeli, dei guru economici più di moda aprirete gli occhi, semmai ciò avverrà, capirete che sono solo dei gatekeeper, che si comportano con voi nello stesso esatto modo con cui le chiromanti abbindolano i loro sventurati clienti. 
    Fanno ciò approfittando bassamente della loro credulità, che deriva dalle sofferenze che patiscono e dalla speranza che un domani possano finalmente terminare. Si arrampicano sulle loro spalle, scucendogli fino all’ultimo centesimo con false promesse di un futuro migliore.
    Che però non arriverà mai perché sono quelle stesse chiromanti le prime ad adoperarsi, usando le risorse umane e materiali che voi stessi mettete loro a disposizione, affinché la situazione resti perennemente immutata. 
    Del resto e’ così comoda per loro, dato che è proprio sfruttandola che si sono arrampicati con il loro arrivismo compulsivo fin dove si trovano.
    Come gatekeeper peraltro sono maldestri, dato che sono talmente pieni di sé stessi, compiaciuti delle posizioni raggiunte, determinati a conservare i cospicui vantaggi che ne derivano ma soprattutto terrorizzati di ricadere nell’anonimato, che basta contraddirli un minimo, sulla base delle loro innumerevoli e plateali dimostrazioni di incoerenza, per fargli perdere le staffe e indurli a dire ciò che non dovrebbero.
    E’ evidente per chiunque voglia vederlo che il loro scopo non è quello di porre termine alle condizioni che gli hanno permesso di acquisire notorietà e reputazione presso gli sventurati meno svegli: non sono mica stupidi.
    Il loro obiettivo è soltanto lo scalzare gli avversari di casta bocconiani dalle posizioni di preminenza che detengono, come servi del capitale e delle oligarchie, e fruttano poltrone, onorificenze e denari, che vogliono ovviamente per sé stessi.
    Rispetto ai loro avversari sono del tutto intercambiabili ideologicamente, malgrado professino giorno per giorno la loro falsa fede democratica e progressista. Questo torna molto utile esclusivamente come elemento di distinzione. Che ci deve pur essere, altrimenti non riuscirebbero a capire neppure loro di quale delle opposte fazioni fanno parte.
    Allo stesso tempo, però, nutrono il disprezzo più profondo proprio per coloro i quali dovrebbero beneficiare dalla loro azione, e quindi approfittano di ogni occasione per svilirli e insultarli usando quale pretesto l’involontaria e sia pur minima deriva dalla discutibile ortodossia che provvedono a modificare quotidianamente, così da reperire senza difficoltà nuove vittime su cui scaricare tutta la loro violenza verbale.
    Il fatto che così facendo si finisca fatalmente per dimostrare falle sempre maggiori in termini di coerenza non ha nessuna importanza. La fiducia è cieca e quella che i fedeli nutrono nei loro confronti è assoluta e incrollabile.  
    Sempre per mantenere le distanze da coloro che disprezzano in maniera tanto viscerale, ritengono e soprattutto trattano come inferiori, sono perennemente intenti alla marcatura del proprio territorio, proprio come fanno i cani più inclini a seguire il dettato del loro istinto animalesco. Ecco perché non perdono occasione per sottolineare e far pesare la loro appartenenza alle élite, che però sono e restano quelle dei maggiordomi, in maniera più o meno esplicita. 
    Tanta presunzione però ha il difetto di evidenziare la loro contraddizione principale: se si sentono parte di un’élite, per quale motivo al mondo dovrebbero adoperarsi per favorire il destino degli avversari di classe che tanto disprezzano? Mistero. Del resto nella storia del mondo non si è mai visto un appartenente alle élite che non si adoperasse esclusivamente per rendere più profondo possibile il divario nei confronti delle classi subalterne.
    Proprio per questo, hanno atteso che le conseguenze di tutto quanto fingono di avversare si manifestassero nella forma più compiuta e acquisisse i caratteri di una sostanziale irreversibilità, prima di iniziare la loro opera ingannevole.  
    Così facendo inoltre ritengono di mettere in posizione di inferiorità i loro interlocutori, secondo la Sindrome di Re Pippetto che in loro è congenita. Essa prende il nome dall’ultimo re d’Italia, il cui carattere era dominato da un vistoso complesso di inferiorità dovuto alla statura ridicolmente bassa, che lo induceva a dare udienza ai sudditi sempre e solo nei pressi di una scaletta appositamente predisposta. Sulla quale poteva arrampicarsi alla bisogna, così da trovarsi, e soprattutto sentirsi, sempre più in alto rispetto a chi aveva di fronte. Anche i falsi guru oggi più in voga hanno la loro scaletta d’emergenza al seguito, fatta di grafici parziali e mistificanti, dati falsificati in base alle esigenze del momento, regole pretestuose e sempre piegate al servizio degli interessi delle classi dominanti, sulla quale arrampicarsi lesti, per ristabilire la loro posizione nei confronti di chiunque abbia qualche probabilità di non uniformarsi alla piattezza stagnante e passiva propria dei loro seguaci. I quali per indole hanno bisogno di una guida che indichi loro la strada da seguire e soprattutto come pensare, in modo da non doversi affaticare a scoprirlo in proprio. Servizio ai fini del quale trovano conveniente l’abdicazione a qualsiasi forma di ragionamento autonomo, che peraltro non è assolutamente tollerata dal capo supremo, che al riguardo adopera la prassi del colpiscine uno per educarne cento.
    Proprio come Brancaleone da Norcia farebbe con la sua mazza ferrata, arma di dissuasione e predominio nei confronti dei quattro gatti che compongono quello che crede essere il suo glorioso esercito.  
  • Toussaint

    Mamma mia! Mi permetta comunque di ringraziarla. Deve essersi
    impegnato veramente a fondo per scrivere cotanto commento.

    No, non credo che per lei sia sufficiente la melissa del mio
    orto sul fiume. Per lei credo sia necessario un buon psicologo che possa
    liberarla dal senso di solitudine, che la spinge a rompere le palle anche a chi
    non la pensa nemmeno.

    Ad maiora, Mr. Clack. Graditissima una sua mancata risposta.

  • clack

    Toussaint, il tuo fanatismo di gregario fa tenerezza.

  • Valdo