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LA NOSTRA SIMPATIA AI LUDDISTI

DI PAUL KRUGMAN
nytimes.com

Nel 1786, alcuni tessitori di Leeds, un centro industriale dove si lavorava la lana- nel nord dell’Inghilterra, cominciarono una protesta contro il crescente utilizzo delle macchine per “cardare la lana”, che si stavano usando sempre di più per svolgere un lavoro che fino allora aveva sempre fatto una manodopera qualificata. “Come faranno quegli uomini, che sbattono fuori dal lavoro a dar da mangiare alle loro famiglie?” – chiedevano quelli che protestavano:
“E che lavoro dovranno insegnare ai loro figli ?”

Quelle non erano domande stupide.
E’ vero che alla fine la meccanizzazione – in un paio di generazioni – portò ad un notevole miglioramento del tenore di vita degli inglesi. Ma non è mai stato assolutamente chiaro quanti furono quei lavoratori specializzati che, improvvisamente si trovarono senza sapere come guadagnarsi la vita e che, nelle prime fasi della rivoluzione industriale, rimasero colpiti da questo processo. Spesso i lavoratori che ne soffrirono di più furono proprio quelli che, con fatica, avevano acquisito delle competenze preziose, che poi improvvisamente si rivelarono svalutate.

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Stiamo vivendo in un’altra epoca come quella? E, se stiamo vivendo di nuovo un momento come quello, che abbiamo intenzione di fare ?

Fino a poco tempo fa, un buonsenso convenzionale sugli effetti che la tecnologia poteva aveva sui lavoratori era, in un certo senso, rassicurante. Certo, molti lavoratori non sono mai stati completamente convinti – e, in molti casi non ne erano convinti affatto – dei benefici che avrebbero ricevuto dall’aumento della produttività, anche perché stavano vedendo che la maggior parte dei guadagni andava solo verso una minoranza di quelli che lavoravano. Ma questo, per come è andata la storia, è successo perché la tecnologia moderna stava spostando la domanda su lavoratori altamente istruiti, riducendo la domanda di lavoratori meno istruiti. Quindi la soluzione era “più istruzione”.

Ma ci sono sempre stati problemi a capire bene questa storia. In particolare, mentre si potrebbe dare una spiegazione al divario salariale che aumentava tra i lavoratori che avevano un diploma di scuola superiore e quelli che non avevano un diploma, resta molto più difficile spiegare perché solo un piccolo gruppo – il famoso “uno per cento” – sta, generalmente, aumentando i propri guadagni in modo sproporzionato, anche rispetto ai lavoratori altamente istruiti.

Ma per questa storia forse avremmo potuto fare qualcosa una decina di anni fa.

Oggi, comunque, sta emergendo un quadro molto più oscuro sugli effetti che sta portando la tecnologia sul lavoro. In questo quadro, i lavoratori maggiormente istruiti, come anche quelli con minor istruzione rischiano di trovarsi espulsi e svalutati, e la volontà politica di insistere per creare una classe lavoratrice con una istruzione maggiore potrebbe creare tanti problemi quanti ne potrebbe risolvere.

Avevo accennato sopra che in America la natura di queste disuguaglianze è cambiata intorno al 2000, infatti fino ad allora, il sistema permetteva di scegliere un lavoratore piuttosto che un altro, come distribuire il reddito tra lavoro e capitale – tra salari e profitti – e tutto era rimasto stabile per decenni. Da allora, però, la fetta del lavoro nella divisione della torta del capitale è diventata molto più piccola e da quello che si può vedere, questo non è un fenomeno tipicamente americano.

Un nuovo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro mette in evidenza che la stessa cosa sta accadendo in molti altri paesi, cosa, del resto. che tutti si aspettavano visto il verso che stavano prendendo le tendenze tecnologiche nei confronti dei lavoratori in tutto il mondo.

E qualcuno di questi cambiamenti radicali potrebbe arrivare all’improvviso.
Il McKinsey Global Institute ha recentemente pubblicato un rapporto su una dozzina di
nuove importanti tecnologie che probabilmente potranno avere un effetto “dirompente”, e capace di sconvolgere sia il mercato che gli attuali assetti sociali. Anche solo con una rapida occhiata alla lista del rapporto si può capire che alcune delle vittime del disfacimento del sistema saranno i lavoratori che sono attualmente considerati altamente qualificati e che hanno investito molto del loro tempo e del loro denaro per acquisire una professionalità. Ad esempio, il rapporto indica che ci si sta avviando verso una alta “automazione del lavoro della conoscenza”, per mezzo di software, capace di fare cose che prima richiedevano il lavoro di laureati. La robotica avanzata potrebbe far diminuire ulteriormente l’occupazione nel settore manifatturiero ma potrebbe anche sostituire il lavoro di alcuni medici specializzati.

E allora basterà che i lavoratori si preparino semplicemente ad acquisire altre e nuove competenze?
I lavoratori della lana di Leeds del 18° secolo si erano già posti la stessa domanda nel 1786: “Chi manterrà le nostre famiglie, mentre noi affronteremo l’arduo compito di imparare un nuovo mestiere?”
Ma si chiesero anche “Che cosa accadrà se il lavoro nuovo che impareremo, sarà svalutato ancora per l’arrivo di altre macchine e altra tecnologia?

E le controparti moderne di quei lavoratori della lana potrebbero anche chiedersi qualcosa di più “Che succederà se – come già fanno tanti studenti – continueremo tutti ad indebitarci per acquisire le nuove conoscenze che – ci è stato detto – serviranno a farci lavorare e poi ci diranno che quello che abbiamo imparato a fare non serve più per far funzionare l’economia?”

L’istruzione, quindi, non è più la risposta giusta alla crescente disuguaglianza, se mai lo sia stata (cosa di cui dubito).

Allora, qual è la risposta?

Se il quadro che ho disegnato è giusto, l’unico modo in cui potremmo vivere in qualcosa che assomigli a una società borghese – una società in cui i cittadini comuni abbiano una ragionevole certezza di mantenere un livello di vita dignitoso, lavorando molto e rispettando le regole – dovrebbe fondarsi su un sistema forte di sicurezza sociale, che non solo garantisca l’assistenza sanitaria a tutti, ma anche un reddito minimo.
E considerando che una quota sempre crescente del reddito andrà al capitale, piuttosto che al lavoro, quel sistema di sicurezza sociale dovrebbe essere pagato in misura importante dalle imposte sui profitti e/o sui redditi da capitale.

Sento già le urla dei conservatori che protestano contro quel diavolo della “redistribuzione”. Ma, esattamente, loro che avrebbero da proporre ?

Paul Krugman
Fonte: www.nytimes.com

Link: www.nytimes.com/2013/06/14/opinion/krugman-sympathy-for-the-luddites.html
12.06.2013

Traduzione per www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

Pubblicato da Bosque Primario

  • Aironeblu

    Simpatica la comclusione che per tenere in vita la società borghese (esattamente quel tipo di società liberista basata sull’imprenditoria privata, con il denaro a definire i gradini sociali al posto dei titoli nobiliari, in poche parole, la società capitalista) si debba ricorrere alla redistribuzione socialista ( anche se sul NYT la parola è censurata, il succo è quello).

  • Aironeblu

    In realtà questa rapida riflessione proposta da Krugman affronta l’argomento in maniera incompleta, prendendo in considerazione solamente il fattore Produttività, con la competizione tra il sapere dei mestieri di ieri, o l’istruzione specializzata di oggi, e gli sviluppi tecnologici che permettono di adattare i processi produttivi ad ogni esigenza senza la necessità di ricorrere a questo saper fare umano. Con la soluzione avanzata di una più equa redistribuzione dei profitti in nome di una solidarietà che contraddice palesemente i principi della società borghese capitalista che si cerca di difendere.

    Questa contraddizione si eviterebbe se si allargasse il discorso oltre il ristretto ambito del fattore “produttività”, e si mettessero sul piatto della bilancia sociale tutti i fattori che vengono interessati nel processo produttivo. Un di essi è l’uso delle risorse naturali, che sono l’essenza stessa del principio di Bene collettivo, ma che sono state usurpate e spremute fin dall’inizio dell’era industriale, dai pochi che hanno avuto i mezzi per sfruttarle, senza la minima opposizione da parte del resto della popolazione, che vantava uguali diritti su quelle risorse. Il petrolio non è una risorsa privata dei pochi petrolieri, anche se se ne sono approppriati con qualche accordo commerciale tra potenti, così come i terreni non sono una proprietà privata dei latifondisti multinazionali, anche se sono riusciti a firmare contratti per il loro sfruttamento in esclusiva, così come i fiumi e i mari non sono proprietà privata di chi li prosciuga dellecloro risorse ittiche o li inquina cone le proprie attività produttive, anche se lo fanno in maniera legalizzata. La stessa aria che respiriamo non è proprietà privata di chi la riempie di veleni mortali con i suoi stabilimenti industriali.

    Il fatto è che sul piatto della bilancia sociale non si sono mai messe le risorse naturali (e umane, culturali, sociali), che sono la base comune su cui alcuni privati erigono le loro torri di potere. Il fatto è che con la tecnologia, una ristretta cerchia di privati ha dato fondo alle risorse di tutti noi senza rimborsarci adeguatamente per il furto, di cui nessuno pare essersi accorto. E se prima la cosa era evidente solo per il contadino ecuadoreño a cui Del Monte sottraeva la terra per il proprio sostentamento, oggi il fenomeno si manifesta anche nella realtà industrializzata occidentale.

    I pochi privati che ci hanno depredato in sordina, non solo del nostro lavoro, ma anche e soprattutto dei nostri beni comuni e delle nostre risorse, hanno scaricato sulle nostre spalle il prezzo altissimo della prossima crisi ambientale, senza che nessuno se ne sia accorto.

  • neutrino

    O più tasse sui capitali, o una grande redistribuzione iniziale, con l’istituzione di leggi che rendano impossibile l’accumulazione eccessiva del capitale nelle mani di pochi.

  • Tonguessy

    Krugman dimentica un dato essenziale: il numero degli addetti nei vari comparti. Attualmente il settore primario (agricoltura, allevamento) assorbe il 2% del totale, il secondario (industria, trasformazione) il 20% ed il rimanente va al terziario (trasporti, logistica, banche, finanza). Inoltre esiste una feroce battaglia tra secondario e terziario, ovvero tra il capitalismo produttivo e quello speculativo, al punto che Squinzi (Confindustria) ha parlato di “macelleria sociale”. Quindi il problema non è il comparto produttivo, tanto per numero che per potere, ma quello finanziario. Non mi sembra che le automazioni possano impensierire Goldman-Sachs (per dirne una). Il Luddismo, (o neoluddismo) funziona storicamente come protesta contro gli apparati produttivi, che attualmente sono delocalizzati e non hanno molti addetti qui da noi.
    Un ultimo appunto sui rapporti tra istruzione e lavoro: mai come oggi l’istruzione di tipo umanistico rappresenta il migliore metodo per creare disoccupazione. In base a questa osservazione bisogna concludere che tutti quegli studi vanno aboliti per non aumentare disagi e tensioni sociali.
    Krugman poi denuncia: “L’istruzione, quindi, non è più la risposta giusta alla crescente disuguaglianza”, dimenticando che il capitalismo non può che offrire disuguaglianze. Che ormai neanche il luddismo riesce a scuotere. Forse l’assalto collettivo a banche, assicurazioni e istituti finanziari sarebbe un possibile segno di insofferenza verso il nuovo potere del terziario avanzato.

  • Giovina

    Un grande magnate d’una grande multinazionale – si riferiva da dichiarazione della Confindustria – affermo’ pochissimo tempa fa, in piena crisi di disoccupazione, che a lui e ai suoi colleghi non interessava la flessibilita’ in entrata ma quella in uscita. Cio’ sta a significare il perpretare di un crimine ben piu’ grave di quello d’esser fautori della dissocupazione, ossia quello dello sfruttamento e dello schiavismo dei “fortunati” lavoratori in essere che sopportano e sopporteranno a vita le stesse condizioni di lavoro dei loro fratelli agli albori della rivoluzione industriale.

  • arno

    Krugman si dimentica o non vuole parlare di Stato sovrano che ha il compito di aumentare e salvaguardare il benessere sociale di cittadini?

    http://memmt.info/site/quei-ciarlatani-della-mmt/

    Considera l’assistenza sanitaria a tutti come una gentile concessione e riporta il concetto di reddito minimo come ulteriore delizia. Ormai è constatato da autorevoli studi accademici che un reddito minimo è controproducente per due ordini di motivi principali: 1) Si immette massa monetaria senza creare beni e servizi; 2) si priva la società del lavoro di un individuo che può accrescere il benessere collettivo. Stò parlando insomma di PLG ( programma di lavoro garantito) dove lo Stato occupa i disoccupati per un periodo transitorio, finchè non verranno riassorbiti dal settore privato, in settori come servizi agli anziani o disabili, verde pubblico , istruzione etc etc . In questo caso non c’è nessun rischio inflazionistico.
    vedere pag 18 di :

    http://memmt.info/site/programma/

    Insomma ancora una volta si gira intorno e Krugman considera il sistema economico come transizione monetaria del quantitativo esistente all’interno del circuito monetario senza SVELARE , che lo stato a moneta sovrana può emettere moneta per il benessere dei cittadini spendendo a deficit positivo e senza doverla restituire a nessuno. E’ possibile, è una volontà politica , basti pensare solo a quanta moneta viene spesa per le guerre e per le ricerche tra la Luna e Marte eec .. e ci dimentichiamo della terra…

    http://memmt.info/site/15-agosto-1971-devo-pretendere-la-piena-occupazione/

    http://www.slideshare.net/memmt/inflazione-la-piena-occupazione-un-bene-per-tutti

    Krugman sà che la moneta non cresce sugli alberi , ma non lo dice :

    http://memmt.info/site/certo-che-i-solid-non-crescono-sugli-alberi-mica-e-una-merce/

    Isteria o buon senso ?

    http://www.slideshare.net/memmt/debito-e-deficit-questione-di-isteria-o-buonsenso

  • Aironeblu

    Inoltre esiste una feroce battaglia tra secondario e terziario, ovvero tra il capitalismo produttivo e quello speculativo

    Non accomuniamo così semplicisticamente l’occupazione del settore terziario (categoria peraltro ormai decisamente antiquata) con il capitalismo speculativo: rientrano ne terziario tutte quelle attività che non producono beni materiali su standard industriali, ma servizi e assistenza, che non hanno nulla a che fare con capitali e speculazioni. Altrimenti sembra che un medico, un pediatra, un architetto, un avvocato, un qualunque artigiano, un camionista o un insegnante possano rientrare nella congrega dei finanzieri, che sono piuttosto quell’1% a cui accennava l’articolo.

    Giustissime le tue osservazioni relative al ruolo dell’istruzione, e ai goffi tentativi di riparare i danni prodotti dal sistema capitalista senza rimettere in discussione il sistema stesso.

    Piccola curiosità: sei per caso laureato in discipline umanistiche, magari in filosofia?

  • Aironeblu

    Questo del “Programma di Lavoro” è certamente una soluzione molto più intelligente del “Reddito Minimo”, e non ci vorrebbero grandi statisti ad organizzare un’occupazione temporanea utile e flessibile per chi si trova senza lavoro. Purtroppo chi ha il potere decisionale preferisce favorire i piccoli interessi che quelli collettivi.

  • Hamelin

    E questo Tizio sarebbe un premio Nobel?
    Poi cosa ci sarebbe da redistribuire?Chi ha i soldi li detiene in conti Offshore di paradisi fiscali o in trust a scatole cinesi inattaccabili.
    Il lavoro è finito e con esso le classi basse le quali se vogliono sopravvivere si dovranno prostrare alla stregua dei Cinesi ed Indiani.
    Tanto lavoro, poca sicurezza, ancor meno paga e nessun diritto.
    Tutte queste Quazzate sul multiculturalismo servono appunto per creare una razza indistinta di schiavi senza identità che servano ciecamente il loro padrone.
    La Globalizzazione è questo: Un nuovo medioevo fatto di masse di poveri ignoranti la cui vita non varrà piu’ nulla ed una Elitè di poche famiglie con diritto di vita o di morte.
    Questa cosa diverrà palese quando instaureranno ufficalmente lo stato di polizie perenne , cosa che sta già accadendo in parecchi stati.

  • Hamelin

    La verità è che il lavoro c’è alle loro condizioni di schiavitu’.

  • Tonguessy

    Mi spiace che quanto ho scritto abbia potuto essere interpretato in questo modo. In realtà intendevo dire che il luddismo oggi non ha alcun senso, a meno che, come scrivevo, non venga inteso come atti violenti contro banche, assicurazioni ed enti finanziari (occupy wall street non può definirsi neoluddismo, secondo me). Certamente non contro l’assistenza sanitaria o l’istruzione.

    Sulla curiosità: non sono laureato, “tecnicamente” ho la terza media. Ma ho imparato a leggere….

  • Aironeblu

    Quindi sei la dimostrazione delle tesi di Krugman sull’inutilità dell’istruzione… ^^

    Se la cosa in qualche modo ti aggrada, comunque, te lo chiedevo perchè riconosco spesso nei tuoi commenti quella forma mentis e quella struttura dialettica tipica di molti filosofi, anche se non saprei come descriverla.

  • Truman

    La cosa preoccupante di queste analisi è che vengono dalla parte migliore dei mass media. Insomma, le migliori analisi sono poco più che aria fritta, quelle più comuni sono solo sterco.

    Non si capisce quello che succede se non si individua che il capitalismo è giunto alla fase cannibale: mangia carne umana e mangia anche se stesso, distruggendo le proprie basi.

    Non poteva essere diversamente se si accetta l’idea che la ricerca di profitto abbia la precedenza su altre regole. Così il capitalismo ha abbandonato la proprietà dei mezzi di produzione come suo elemento distintivo, ma continua a cercare profitto ad ogni costo.

    Per continuare a garantire rendite dell’ordine del 5% all’anno, le attività produttive non erano più adeguate, per cui il capitalismo si è rivolto alla finanza, l’unica attività capace di fornire il profitto voluto.
    E la finanza ha dato il profitto cercato (anche grazie a quella moneta forte che è l’euro), con il piccolo effetto collaterale che sta distruggendo nazioni intere. (E in prospettiva tutta la Terra).

    Ma le cosiddette elite non sono in grado di concepire un mondo che non sia basato sul profitto. Percepiscono vagamente il fatto che se si continua così potrebbe esserci qualche problema grosso, ma sono incapaci di ragionare diversamente.

    Per questo il sistema capitalistico va abbattuto. Nel breve tempo che ci resta sarebbe bene avere delle idee alternative. Ma forse non servono grandi cambiamenti. Potrebbe bastare applicare seriamente la nostra Costituzione (quella del 1948), quella che per Berlusconi è “comunista”.

  • Hamelin

    Le Elitè non è che non concepiscano un mondo senza profitto …
    Le Elitè concepiscono un mondo solo per loro , creato da loro per I loro bisogni.
    E’ questo che le masse non comprendono…
    Il giorno che le Elitè acquisiranno abbastanza potere elimineranno le masse partendo dai “dissidenti” ovvero I liberi pensatori.
    Il fatto che l’automazione robotica e la tecnologia scientifica facciano passi da gigante facendo scomparire molti dei lavori eseguiti prima da umani dovrebbe far gelare il sangue nelle vene alle persone accorte…Perchè una volta che le persone verranno ritenute inutili e solo sprechi di risorse…queste verranno eliminate…
    Stanno creando uno Stato di Polizia assoluto , con un controllo Mediatico totale e questo è un grande pericolo.
    Un giorno potranno tranquillamente uccidere milioni se non miliardi di persone “per capriccio” rimanendo impuniti.

  • alvise

    Ho acquistato un paio di anni fa un libro di Benettazzo, “Duri e Puri”.Lo so questo soggeto non è ben visto da buona parte degli utenti di CDC, tuttavia il libro uscì 4 o 5 prima, quindi già 6-7 anni fa benetazzo diceva che istruirsi un giorno non servirà a nulla, investire in oro o altri beni non servirà perchè l’oro e il denaro non si mangia.Diceva anche che, meglio che l’istruzione sarebbe imparare un mestiere (lo so che oggi i “mestieri” sono obsoleti, o anacronistici), e l’unico investimento buono sarebbero stati i terreni agricoli, e guarda caso proprio alcuni giorni fa in un TG dicevano che molti giovani stanno prendendo la strada dei contadini.Questo, perchè aveva già analizzato l’attuale progrom economico (analizzato non indovinato, perchè Benetazzo sarà antipatico e poco preparato, personalmento non penso, ma direi che quì aveva sopravanzato Krugman).

  • cavalierenero

    veramente non si possono leggere nel 2013 ste fregnacce sul luddismo.
    ahhh bei tempi quando nei campi si arava con il bue dall’alba al tramonta
    e il ricavato manco bastava a sfamarsi.
    di certo senza progresso tecnologico e i fertilizzanti saremmo molti meno sulla terra, certo con la pancia vuota e con una vita di fatica nei campi
    fino ai 40 e poi addio.

  • consulfin

    «Ma ci sono sempre stati problemi a capire bene questa storia. In particolare, mentre si potrebbe dare una spiegazione al divario salariale che aumentava tra i lavoratori che avevano un diploma di scuola superiore e quelli che non avevano un diploma, resta molto più difficile spiegare perché solo un piccolo gruppo – il famoso “uno per cento” – sta, generalmente, aumentando i propri guadagni in modo sproporzionato, anche rispetto ai lavoratori altamente istruiti.».
    Per quanto mi risulta, tanti problemi non ci sono stati: se viviamo in un sistema basato sul capitalismo e i capitalisti scelgono le regole del gioco, è chiaro che quell’ormai retorico 1% trarrà beneficio dalle sue stesse regole. Mi sembra, peraltro, una tautologia. Se poi vogliamo scomodare Marx possiamo sempre farlo! Il signor Krugman, però, scrive manuali di economia, e questo mi impensierisce non poco: gli studenti che si formano sui suoi libri, come affronteranno i problemi economici? Come li affronta lui? Come li affronta la stragrande maggioranza (almeno a quanto ci è dato sapere) degli “intellettuali” americani, per i quali il capitalismo è un pessimo sistema ma è l’unico possibile?
    A parte ciò, dico che i luddisti, per quanto mi possano essere simpatici (e nutro molta simpatia per loro), pur individuando correttamente il problema, giungevano ad una soluzione completamente sbagliata. Non c’è dubbio che le macchine tolgano lavoro (pensiamo ad uno sportello automatico al casello autostradale: con poche migliaia di euro si risparmiano quattro turni di lavoro), ma è proprio quello cui dobbiamo aspirare. E dobbiamo lottare affinchè il lavoro svolto dalle macchine sia tolto all’essere umano e redistribuito sotto forma di salario costante/crescente e orario di lavoro decrescente.
    Se persino il partito fascista, negli anni Trenta, concludeva che la maggiore produttività ottenibile con il progresso tecnologico dovesse essere redistribuita anche al lavoratore sia sotto forma di salario, sia sotto forma di riduzione dell’orario di lavoro, se fin da allora e finanche da quella parte si discuteva di questo, a maggior ragione si deve fare oggi, “aiutati” anche da una straordinaria eccedenza di offerta sulla domanda

  • consulfin

    a parte i fertilizzanti, di cui sembrano finalmente venir fuori i limiti, sono d’accordo con te. V. sotto

  • A-Zero

    Chiedo scusa, ma devo apportare delle indicazioni sulla solita secolare mistificazione del movimento Luddista. Tale misitificazione è dovuta per lo più a Marx, il quale lungi dal riconoscereil valore della prima lotta anti-capitalista, da buon borghese e difensore dell’ideologia borghese (non a caso Krugman mette in relazione piccola borghesia e ridistribuzione socialista), calunniò i luddisti come redrogradi contrari agli avanzamenti tecnologici. Falso. I luddisti si ribellarono perchè erano la prima plebe che fu sottoposta allo spossessamento da parte dle capitalismo. Prima, in linea di massima, i villani lavoravano i tessuti 3 giorni a settimana nelel case, il resto lo dedicavano ai campi comuni, alla caccia e raccolta nei demani comuni e a ubriacarsi (il lunedì non si lavorava). Ebbene avevano autonomia di TEMPO e decidevano il PREZZO dei tessuti prodotti contro i mercanti (frnitori di lana e compratori dei rispettivi tessuti). I quali mercanti si fecero industriali. Per farla breve, dopo aver distrutto con le mazze e col fuoco (una vera guerriglianotturna a cospirazione popolare) diverse fabbriche (le prime erano anonime per evitare la rabbia dei popolani) la corona dovette richiamare migliaia di soldati dal fronte contro Napoleone, in Spagna, per debellare il movimento luddista. E ci riusci a forza di esecuzioni sommarie, pubbliche impiccagioni, anni di carcere e altre vili rappresaglie sulla popolazione. Morale della favola dal luddismo (pirma lotta sindacale di fatto) scaturì la legislazione che consentiva le trade Unions (prima le organizzazioni sindacali erano ritenute al pari di cospirazioni punibili con la morte) e la riduzione dell’orario di lavoro: cioè i primi capitalisti decisero che era meglio comicniare adare qualcosa piuttosto che perdere il primo capitale e la prima accumulazione. Oggi ci troviamo in modo specularmente inverso allo stesso bivio dei luddisti, dopo sli duecento anni. Invito chi legge ad informarsi meglio sulla storia, visto che a squola certo non ce le insegneranno mai certe vicende se non per calunniare, minimizzare e mistificare. Come fece il “probo” Marx. Non si tratta di avversare la tecnologia, ma di autonomia della scelta tecnologica, cioè avversare le tecnologie che determinano lo spossessamento materiale e mentale e favorire quelle che apportano miglioramenti in temrini reali di dignità e felicità della popolazione (non dei pochissimi a scapito dei tantissimi).

  • Truman

    Ottime precisazioni di A-Zero.

  • flucekk76

    Cercare il modo per fare un cosa nell’ ambito sbagliato è difficile trovare la soluzione
    Come il Redistibuire in una societa di base materialista.
    Sono venuti meno i principi a cui l’uomo è tenuto a conformarsi come lo sviluppo delle sue capacità
    Intellettuali e i sui bisogni spirituali i quali dovrebbero essere al vertice .
    Lui è un essere di capacità più ampie ed elevate e non solo un raccogli patate.
    Produrre più beni ci rende più materialisti quindi più egoisti e molto ottusi e da tutto ciò non nasce la giustizia!

  • consulfin

    grazie per la preziosa precisazione.
    Se mai ce ne fosse stato bisogno, è un altro tassello che rinforza le tesi di chi ritiene che il sistema attuale altro non sia che fondato sul furto: come tu scrivi, i luddisti avrebbero reagito contro un furto: il furto del loro sostentamento da parte di quel commerciante di tessuti che Marx prende a pretesto nella sua opera più voluminosa per spiegare la nascita del capitale.
    Su una cosa però non mi trovi d’accordo: a mio parere non esistono “tecnologie che determinano lo spossessamento materiale e mentale“, come tu scrivi, in quanto la tecnologia è in certo senso neutra. Lo spossessamento avviene a prescindere dalla tecnologia ed è consentito o impedito dal potere politico che (se fosse libero dal potere economico) dovrebbe permettere a tutta la collettività di partecipare ai benefici consentiti dal progresso tecnologico, il quale non è altro che una spinta alla liberazione dalla schiavitù del lavoro (per chi crede, un affrancamento da quella maledizione biblica secondo cui l’uomo deve guadagnarsi il pane col sudore della fronte).
    In altri termini, i luddisti mi sarebbero stati molto più simpatici se avessero rivendicato diritti sulle macchine. E avrebbero potuto farlo: le macchine, che permettono di accumulare capitale a scapito del fattore lavoro, sono costruite da operai e progettate da inventori i quali non sono remunerati in proporzione al beneficio che quella macchina porterà ma in base al costo di mantenimento in efficienza della forza lavoro stessa (insomma, chi vince è il reverendo Malthus). Per di più, quell’invenzione è frutto di un sedimento culturale che viene dall’età della pietra. Questo sedimento rimane imprigionato nella macchina di cui si appropria il capitalista il quale si guarda bene dal riconoscere una benché minima remunerazione all’umanità che l’ha preceduto
    Questa, se vuoi, è una rivendicazione che è sempre a portata di mano. Serve solo un soggetto organizzato in grado di metterla sul tavolo.

    Accidentalmente, proprio ieri ho cominciato a leggere un articolo di Marx (Bolìvar y Ponte, tomo III de The New American Cyclopaedia, consultabile qui: http://www.marxists.org/archive/marx/works/1858/01/bolivar.htm [www.marxists.org]) che dipinge Simòn Bolìvar come un traditore che fa arrestare con un intrigo degno delle peggiori corti europee il generale in capo degli indipendentisti (Miranda). Ora, dato che negli stati latinoamericani Bolìvar è considerato un eroe e come tale è venerato, ¿potrebbe essere un’ulteriore “interpretazione” marxiana dei fatti?

  • A-Zero

    Mi fa piacere del vostro interesse. Purtroppo io ho solo un’infarinatura della questione e il mio dare contro Marx è solo frutto della mia antipatia pregiudiziale un pò meno sulla parte analitica di Marx, quanto più su quella politica, dittatura del proletariato, ecc… Non sono in grado di rispondere sulla questione di Bolivar. Riguardo il luddismo c’è molto da conoscere, per esempio ci sono alcuni testi fra cui quello di Julius Van daal “La colère de Ludd” (vedi: http://laguerradeimondi.noblogs.org/post/category/la-minaccia-luddista/)

    Prendo altresì spunto dalla tua divergenza sul concetto ideologico di “tecnologia”. E cerchero di marcare e allargaare ulteriormente questa divergenza per rendere più chiaro il nodo, importantissimo, della questione. Da alcuni anni, specie conoscendo le critiche del cosidetto ‘primitivismo’ ai concetti di progresso e civiltà (anche condivido solo in piccola paerte le conclusioni propositive del primitivismo), sono passato a pensare che “la tecnologia non è mai neutra”. Ciascuna tecnologia è una materializzazione di rapporti sociali. Ciascuna tecnologia è una soluzione a un problema. Ma la sua concezione, la sua realizzazione e la sua applicazione incorporano i bisogni di chi la concepisce e di chi la sviluppa e la favorisce, non di chi la subisce o la eredità come dato di fatto poi acquisito. A mio parere i luddisti non potevano che rifiutare quella tecnologia. Il problema era che loro stavano bene (diaciamo si accontentavano) del loro assetto tecnologico e non erano in grado (perchè non combattevano il proprio spossessamento culturale evolvendo autonomamente sul piano del sapere) di affrancarsi e di superare nè quel sistema cmmerciale a cui si appoggiavano per integrare le loro vite, nè quell’assetto tecnologico su cui si erano, diciamo, “adagiati”. Invece la borghesia mercantile, e qui Marx a perfettamente ragione, non si adagiava affatto su quell’assetto tecnologico e, forte della capacità propria di sviluppar sapere e cultura autonoma, materializzaono tale sapere, tale cultura e tale volontà di potenza in innovazioni tecnologiche che sbaragliarono il campo della lotta sociale. E Marx aveva ragione nell’individuare la borghesia come classe dinamica che naturalmente assurgeva al potere. E allo stesso Marx si deve la chiarificazione del concetto di “spossessamento” materiale dei proletari che sta alla base del processo di accumulazione dei borghesi (usiamo questi termini per facilità, anche se non corrispondono alla complessità del reale sociale). Quello che in cui ravvedo malafede in Marx è il fatto che non rimprovera alla pebe inglese luddista il suo spossessamento culturale, ma dice che sono dei retrogradi che non si arrendono alla fatale ascesa della borghesia e che quindi, come dici tu, non reclamano nuovi diritti sulle macchine. Io in questo non ci vedo niente di rivoluzionario, bensì ci vedo una grossa mano alla normalizzazione dei nuovi rapporti di potere. Marx sottovaluta grandemente il concetto di tecnologia. Egli venera la tecnologia e la classe che la introduce. Così facendo, ignorando la “non-neutralità” di ciascuna tecnologia e dell’insieme delle tecnologie che costituiscono l’assetto tecnologico, consegnamo gli umanisubalterni alla fatalità di adattamento alle tecnologie. E se tu guardi dove siamo arrivati ormai sono le tencologie che ci determinano. Che hanno intaccato la natura di libertà dell’umano, la sua autonomia di essere e quindi di vivere e di scegliere. Quando entra nel mondo un assetto tecnologico poi quello ti determina, e tu lo subisci trasformandoti. Qui la critica primitivista svolge l’utile funzione di riazzerare la coscenza umana ad una tabula rasa primordiale che ti consenta di rifolrmularti daccapo. non so se mi sono vagamente spiegato. ma ce molto da rfilettere su queste cose.

  • Quantum

    Ehm, tu sai chi da il premio Nobel per l’economia ed a chi lo da?

    Il Nobel per l’economia non lo da lo stesso istituto che da gli altri Nobel, ma lo da una banca centrale, assolutamente collusa con tutte le altre.
    E lo da solo a quegli economisti che si tengono ben lontani dal mettere in discussione lo status quo economico finanziario istituito oggi nel mondo…

  • Quantum

    Quoto tutto perché sono uno spiritualista anch’io…
    E come si è letto anche qui su CDC la società capitalista, ha tolto a tutti i livelli lo spiritualismo nella società…