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LA NATO ECONOMICA

FONTE: MICHELCOLLON.INFO

Ci si fa gli occhi dolci tra le due coste dell’Atlantico. In seguito alla sconfitta delle negoziazioni internazionali condotte dall’OMC, Bruxelles e Washington rilanciano l’idea di creare insieme una delle più importanti zone di libero scambio al mondo. Secondo i nostri rappresentanti politici, se l’accordo andasse in porto, ci sarebbe la creazione di nuovo impiego, la crescita economica si riaprirebbe. In breve, noi potremmo uscire dalla crisi, noi saremmo più forti. Tutto dipende da ciò che ingloba questo «noi». Pensate di farne parte?

Ecco qualche spiegazione che potrebbe aiutarvi a posizionarvi. (IGA)
Gli Usa e l’Unione Europea negoziano da diversi anni, in maniera discreta, la messa in opera di un mercato transatlantico. Previsto per il 2015, questo progetto implica :

-l’attivazione di nuove istituzioni transatlantiche – come il Consiglio Economico Transatlantico – che agirebbe in maniera non democratica (nessun dibattito parlamentare, rappresentanti non eletti) per influenzare un numero crescente di decisioni politiche,

-l’armonizzazione di numerose legislazioni europee e americane oltre che sul piano commerciale anche sulla sicurezza,

-una diplomazia europea sempre più allineata con quella degli USA,

-la messa in opera di un governo mondiale basato sulle norme di mercato.

Concretamente, il mercato transatlantico si instaura attraverso una dozzina di accordi politici segnati tra gli USA e l’Unione Europea (e per alcuni di loro, i parlamenti nazionali) i quali riguardano tutti i campi della vita : lavoro, salute, alimentazione… Anche :

1 – il mercato transatlantico uniforma tutto quello che è necessario alla libera circolazione delle merci (beni, servizi, investimenti…) di una parte e dell’altra dell’Atlantico, scegliendo di rafforzare prioritariamente la « libera-concorrenza » e la competitività. Questo significa che i mercati finanziari e le imprese multinazionali possono agire sempre più liberamente su uno spazio geografico sempre più esteso.

2 – da questa estensione geografica della competizione economica, il mercato transatlantico favorisce la fusione/acquisizione di imprese, dando alle imprese multinazionali un controllo sempre più grande sull’economia e sulla finanza (nel 2005, le 500 più grandi imprese controllavano già la metà del commercio mondiale!) a scapito di numerose PME e di indipendenti.

3 – il mercato transatlantico minaccia l’autonomia politica degli eletti locali. Da una parte, rafforza il potere finanziario delle multinazionali anche se alcune di loro sono già più potenti degli Stati (così, Toyota è più ricca di Israele, Wal Mart più ricca della Grecia, Exxon più ricca dell’Austria..). Dall’altra parte, gli accordi transatlantici fanno la scelta di non armonizzare le norme sociali, fiscali, ambientali, instaurando anche una concorrenza tra i sistemi legislativi che favorisce la pratica del dumping… a scapito delle finanze pubbliche, delle condizioni di lavoro, dei salari, della sanità pubblica e del benessere generale delle popolazioni.

4 – Rafforzando il potere dei mercati finanziari e delle multinazionali sui poteri politici locali, il mercato transatlantico minaccia di intensificare la privatizzazione dei servizi pubblici e della Sicurezza sociale. L’accesso universale ai servizi essenziali (insegnamento, trasporti, cultura,…), il diritto a pensioni degne, delle cure di sanità accessibili, dei sussidi di disoccupazione e degli aiuti sociali minimi e incondizionati… tutte queste conquiste sociali solidali, per le quali generazioni si son battute, sono messe in pericolo. Il mercato transatlantico renderà quindi più povera una grande parte della popolazione, e accentuerà ancor più la pressione all’abbassamento dei salari e delle condizioni di lavoro.

5 – Il mercato transatlantico non risponde per caso alle esigenze delle imprese multinazionali. In effetti, le decisioni politiche che presiedono alla creazione di questo mercato sono il frutto diretto delle lobbing di potenti imprese private, che agiscono a volte in maniera ufficiosa, a volte a titolo di esperti ufficiali. La sottomissione di una parte del mondo politico agli interessi privati è qui causa (a titolo di esempio, circa l’8 % dei parlamentari europei sono membri di una lobby che difende gli interessi delle multinazionali : il Transatlantic Policy Network).

6 – Lontano da essere uno spazio di libertà per tutti, il mercato transatlantico prevede importanti misure di sicurezza : per difendere il diritto alla proprietà intellettuale, ma anche per sorvegliare più strettamente le popolazioni. In nome della lotta anti terroristica, gli USA e l’UE mettono in opera degli accordi giudiziari, penali e polizieschi che contravvengono gravemente ai principi stessi della democrazia (diritto alla vita privata, processi equi, separazione dei poteri,…). Definendo l’atto terroristico come la volontà di destabilizzare uno Stato o di influenzarlo nelle sue decisioni, le legislazioni sulla sicurezza transatlantica possono essere utilizzate a scopi repressivi contro i sindacati, ONG e movimenti sociali. Con, « alla chiave », dei metodi di inchiesta speciali, una segnalazione generalizzata delle popolazioni e una rimessa in causa di certi diritti elementari della difesa (come il divieto di accesso ai posti classificati « segreto di difesa »).

7 – Infine, il mercato transatlantico ha ugualmente come fine l’estensione delle logiche del mercato competitivo all’insieme del pianeta, accordando così alle imprese multinazionali il diritto di sfruttare le popolazioni e le risorse naturali senza limiti. Il mercato transatlantico contribuirà quindi ad aggravare la povertà e le inuguaglianze tra « Nord/ Sud », deteriorando sempre più gli ecosistemi, la biodiversità, il clima. Facendosi, esso moltiplicherà i rifugiati climatici, rincarerà il prezzo delle derrate di base e ipotecherà l’avvenire e il benessere delle generazioni future.

8 – la dinamica transatlantica prosegue allargando il processo europeo di mercato unico, sostenuto dai governi nazionali che occultato troppo spesso le responsabilità nascondendosi dietro le autorità europee. Tuttavia, i poteri nazionali non sono senza potere, e questo lo prova il loro veto alla decisione della Commissione europea di autorizzare l’importazione in Europa di polli americani trattati con agenti chimici (poulet clorati). Un progetto che gli Stati sono giunti a fermare, anche se il braccio di ferro prosegue in seno all’organizzazione Mondiale del Commercio. Più che mai, è grande il pericolo di vedere i rapporti sociali sottomessi ad una logica sempre più di mercato.

La nostra denuncia degli accordi di mercato tra gli Usa e l’Europa non deve essere soprattutto confusa con l’antiamericanismo primario. Essa focalizza al contrario una rimessa in questione dei trattati che, dall’Atto Unico Europeo (1986) al trattato di Lisbona (2009), rendono l’Europa più dei mercati a discapito dell’Europa dei popoli. In questa logica, il mercato transatlantico permetterà di passare ad una velocità superiore. Mentre è necessario fare marcia indietro !

In quanto cittadini, noi esprimiamo il nostro disaccordo fondamentale per questo progetto :
Contro chi spoglia il mondo politico dei suoi poteri sovrani a profitto del mercato.
Contro chi privilegia gli interessi privati del mondo degli affari, a scapito delle preoccupazioni democratiche, sociali, ambientali, sanitarie, e umaniste che sono per noi uno dei valori fondamentali.

Condannando il mercato transatlantico (così come i progetti europei o americani simili condotti con altri paesi), noi vogliamo che i nostri responsabili politici si posizionino chiaramente contro questo progetto mettendoci un termine esigendolo dalle istituzioni europee (Consiglio, Commissione, Parlamento) :

-una rimessa in discussione degli accordi intenazionali che concedono dei poteri estesi alle imprese private e ai mercati finanziari (via l’estensione geografica delle « libertà economiche),

-una separazione stretta tra i rappresentanti politici e le lobby d’affari, la sottomissione dei responsabili politici agli interessi puramente privati essendo in sé inaccettabili,

-delle garanzie democratiche di legittimità elettorale e di trasparenza per i dibattiti e per le decisioni dal momento in cui le istituzioni (europee, transatlantiche, mondiali) esistenti sono messe in opera,

-l’adozione di legislazioni che accordano all’umano, al sociale e all’ecologia una priorità politica sulle norme di mercato e sulle esigenze commerciali, questo implica notoriamente una regolazione e un controllo pubblico delle attività delle multinazionali e dei mercati finanziari,

-la soppressione delle legislazioni riguardanti la sicurezza che contravvengono alle libertà fondamentali e democratiche

Fonte: www.michelcollon.info
Link: http://www.michelcollon.info/Ce-que-l-accord-de-libre-echange.html?lang=fr
25.03.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CLAUDIA BEGNIS

Pubblicato da Davide

  • Tao

    La NATO economica, soluzione USA alla crisi

    Nel corso del suo discorso annuale sullo stato dell’Unione, il presidente Barack Obama ha annunciato unilateralmente l’apertura di negoziati su un partenariato globale transatlantico per il commercio e gli investimenti con l’Unione europea (12 febbraio). Poche ore dopo, questo scoop veniva confermato da una dichiarazione congiunta del Presidente USA e dei presidenti del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e della Commissione europea, José Manuel Barroso.  Il progetto di Zona di libero scambio transatlantico ha visto ufficialmente la luce a margine dei negoziati per l’Accordo nordamericano per il libero scambio (NAFTA) nel 1992. A seguito di un processo di espansione, Washington voleva estendere questo spazio all’Unione europea. Tuttavia, all’epoca, si sollevarono delle voci negli stessi Stati Uniti, intese a rimandare questo assorbimento, lasciando il tempo affinché l’Organizzazione mondiale del commercio fosse messa i campo e consolidata. Temevano che i due progetti entrassero in collisione anziché rafforzarsi.

    La creazione di un mercato transatlantico è solo una parte di un più ampio progetto, che comprende la creazione di un autentico governo sovra-istituzionale con un Consiglio economico transatlantico, un Consiglio politico transatlantico e un’Assemblea parlamentare transatlantica. Questi tre organi sono stati già creati in modo embrionale senza che sia stata data loro alcuna pubblicità.

    La loro architettura ricalca un vecchissimo progetto volto a creare un vasto blocco capitalista che unisca tutti gli Stati sotto l’influenza anglo-americana. Possiamo trovarne traccia nelle clausole segrete del Piano Marshall e soprattutto nel trattato dell’Atlantico del Nord (articolo 2). È per questo che si parla indifferentemente di Unione transatlantica o di NATO economica.

    Da questo punto di vista, è sintomatico notare che, dal lato statunitense, questo progetto non viene seguito dal Dipartimento del Commercio, ma dal Consiglio di sicurezza nazionale.

    Abbiamo un’anteprima di quel che sarà il funzionamento dell’Unione transatlantica se osserviamo il modo in cui sono stati risolti i conflitti sulla condivisione dei dati personali. Gli Europei hanno norme di tutela della privacy molto esigenti, mentre gli statunitensi possono fare qualsiasi cosa in nome della lotta contro il terrorismo. Dopo aver fatto spola, gli Europei si sono sdraiati davanti agli statunitensi che hanno imposto il loro modello a senso unico: hanno copiato i dati europei, mentre gli europei non hanno avuto accesso ai dati stati statunitensi.

    In materia di economia, si tratterà di abrogare le tariffe doganali e le barriere non tariffarie, vale a dire le norme locali che rendono impossibili certe importazioni. Washington vuole vendere tranquillamente in Europa i suoi OGM, i suoi polli trattati con il cloro, e i suoi bovini agli ormoni. Vuole usare senza ostacoli i dati riservati di Facebook, Google, ecc.

    A questa strategia a lungo termine si aggiunge una tattica a medio termine. Nel 2009-2010, Barack Obama aveva costituito un comitato di consiglieri economici presieduto dalla storica Christina Romer. Questa specialista della Grande Depressione del 1929 aveva sviluppato l’idea che l’unica soluzione alla crisi attuale negli Stati Uniti consista nel provocare un trasferimento dei capitali europei verso Wall Street. A tal fine, Washington ha fatto chiudere la maggior parte dei paradisi fiscali non anglo-sassoni, poi ha giocato con l’euro. Ciononostante, i capitalisti in cerca di stabilità hanno avuto difficoltà a trasferire il loro denaro negli Stati Uniti. La NATO economica renderà la cosa più facile. Gli USA salveranno la loro economia attirando i capitali europei, dunque a spese degli Europei.

    Al di là del carattere iniquo di questo progetto e della trappola che rappresenta nell’immediato, la cosa più importante è che gli interessi degli Stati Uniti e dell’Unione europea sono in realtà divergenti. Gli Stati Uniti e il Regno Unito sono potenze marittime che hanno un interesse storico al commercio transatlantico. Era anche il loro obiettivo espresso nella Carta Atlantica durante la seconda guerra mondiale. Al contrario, gli Europei continentali hanno interessi comuni con la Russia, specie in materia di energia.

    Continuando a obbedire a Washington come durante la guerra fredda, Bruxelles offre in pasto gli Europei.

    Thierry Meyssan
    Fonte: http://www.megachip.info
    Link: http:// http://www.megachip.info/rubriche/67-cronache-internazionali/9884-la-nato-economica-soluzione-usa-alla-crisi.html
    3.03.2013

    Traduzione a cura di Matzu Yagi.

  • zara

    “Toyota è più ricca di Israele”!
    Sì, certo, è per questo che la Toyoya non ha bisogno di miliardi di dollari omaggio degli States e nemmeno di elemosinare sottomarini con siluri atomici dalla Germania.

  • ficodebahia

    Gli accordi transatlantici sono decisi da i soli rappresetanti degli Stati, come ad esempio quello proposto al Brasile da parte di USA e UE, che prevedeva l’accettazione degli scambi commerciali internazionali secondo la legge interazionale sottoscritta e denominata come “accordo” del GATS, e si applica su tutti i prodotti dei 2 tipi Agricoli e industriali.
    Questi accordi dovevano ricevere il consenso del Brasile apponendo una sola firma sul documento da parte di Dilma Rusself ovvero il Capo dello Stato, la quale non ha firmato quell’accordo ( accordo con affari pari a 200 miliardi di $ all’anno) essendo sana di mente. Di fronte a tali pressioni, ha dovuto usare una scusa x defilarsi agilmente da quella talesituazione usando una scusa….dopo che era avvenuto un incendio in discoteca dovesonokorti 250 ragazzi…ha fatto una fuga rimpatriata molto frettolosa, salvando il presidente daquella enorme responsabilkità e levandolo dall’imaccio di doversi giustificare con argomenti scomodi anche da dire ai signori potentissimi chesiedevano a quel tavolo di Santiago del Cile ! Dei numerosi vantaggi che lorsignori assicuravano al Brasile, com la ratifica degli accordi, non cen’era 1 che convincesse il presidente a firmare….Il Brasile sarebbe stato invaso dai prodotti agricoli degli altri paesi in giro x l mondo in modo diretto e con una concorrenzacosì agguerrita che non si può immaginare che i problemi che questi prodotti avrebbero creato si riconducano direttamente all’ocupazione e al lavoro. Gli industriali e Agricoltori Brasiliani hanno capito in tempo cosa si tramava sotto e il pericolo mortale x la loro economia. Certamente il Brasile ha bisogno di quelle tecnologie avanzae + moderne, di cui non dispone x aumentare la crescita già elevata dell’economia, ( e che grazie a quelle arebbe in grado di spazzarci via in un attimo con le sue potenzialità agricole di zoocenia e clima favorevole…) ma non lo vuole fare a discapito della sua sicurezza interna, creata dalla crescita della disoccupazione e dalla perdita del potere salariale delle classi + povere ! NO! loro ( brasile) comunque, non sono dei Santi ! In quanto: hanno fatto delle richieste precise alla UE per aprire totalmente il loro mercato alle merci straniere, e specialmente quelle Agricole, e cioè, finchè la UE continua a elargire aiuti economici all’Agricoltura, sotto forma di: rimborsi, sussidi di disoccupazione, calamità indennità di disoccupazione, e detassazioni degli investimenti, sgravi fiscali sui carburanti, ( tutte cose che loro non hanno ) loro….non apriranno il loro mercato interno (Brasiliano) agli stranieri, e di conseguenza, non avranno la possibiltà di esportare i loro prodotti. Un male minore, xchè, possono essere semplicemente assorbiti dal florido consumo interno brasiliano. Questa condizione, è un modo x dire con fermezza, che loro temono la concorrenza (sleale) della Ue ( ma anche quella criminale degli USA (i + incentivati del mondo, e dal loro governo)) ma anche quella dei nostri Grandi Agricoltori, ( imprese agricole, ormai, di dimensioni industriali, compresa la zootecnia) escludo dal gruppo, i piccoli A. che non ricevono nessun incentivo o aiuto dalla UE.
    Avendo così la possibilità di fare prezzi molto bassi, proprio xchè sfruttano questi aiuti economici a loro vantaggio, possono attaccare paesi scarsamente supportati dai governi locali.Spesso usando politiche basate sui prezzi, (esageratamente sgonfiati o con “il trucco” ) spazzando così via la concorrenza interna dei paesi che non hanno questo supporto comunitario, li fanno fallire. Questo li avvantaggia indubbiamente proprio sul terreno dei mercati.
    Loro, ( brasile) sanno la verità ! Mentre a noi continuano a prenderci x il c….!