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LA MISTICA DEL LAVORO

DI GUIDO DELLA CASA
ariannaeditrice.it

C’è la disoccupazione, c’è in tutto il mondo. Alcuni anni orsono (1995) è stato pubblicato un libro intitolato La fine del lavoro (di Jeremy Rifkin) ristampato da Mondadori nel 2005: ma non c’è bisogno di scomodare tanta autorità, è sufficiente un’occhiata sommaria al mondo di oggi rispetto a quello di qualche anno fa, per rendersi conto che il lavoro per tutti non c’è più, e non potrà mai esserci, se continuiamo a pensare come prima. Dove c’erano 50 impiegati, ora ne basta uno con un computer che ha tutte le informazioni e fa quasi tutto. Dove c’erano migliaia di operai, basta qualche macchina. E si continua a pensare di dare lavoro a tutti “aumentando la produzione” e continuando con gli stessi principi di prima! Tutto questo è completamente assurdo.

Intanto l’umanità, che già conta più di sette miliardi di individui, aumenta di 90 milioni all’anno: tutti dovrebbero “trovare lavoro” in questo modo! Poi si vuole ottenere anche l’”integrazione” degli immigrati, che significa farli vivere da occidentali, si vuole in sostanza occidentalizzare tutta l’umanità, ridotta ad una massa informe ed uniforme di consumatori: un solo modello culturale. In realtà può esistere una società multietnica, ma non può esistere una società multiculturale, malgrado le parole dei politicanti: infatti tutti dovrebbero vivere secondo i principi dell’Occidente e inseguire senza posa l’aumento del processo produrre-vendere-consumare, che dovrebbe “dare lavoro” a tutti con la crescita senza fine, alimentando la spirale dell’eterno desiderio. In questo modo c’è una cultura sola, un unico modello. A chi importa se questo processo sta letteralmente divorando la Terra? A Lampedusa continuano a sbarcare migliaia di africani, ma nessuno dice chiaramente che in Africa c’erano 30-40 milioni di umani a metà dell’Ottocento e ora ce ne sono un miliardo!  

Il problema della disoccupazione non potrà mai essere risolto, ma si aggraverà sempre più se si vogliono mantenere i “sacri” principi dell’Occidente moderno. Occorre partire da altre basi, occorre abbandonare completamente: la competizione economica, la globalizzazione, la crescita, il mercato e i consumi. Invece, se si mantengono tali premesse, i problemi del mondo sono chiaramente  insolubili. Queste sono i punti-chiave che causano i guai della Terra e provocano anche la disoccupazione diffusa. Il cosiddetto lavoro, modificato profondamente nei significati, non potrà occupare mediamente più di due-tre ore al giorno a testa, e qui si continua a pensare alle otto-dieci ore al giorno, e due giorni di sosta alla settimana, magari per andare a spendere e consumare. E a dire che “bisogna lavorare di più”! Di solito nel nostro mondo si è formata l’idea che il lavoro sia sempre qualcosa di positivo, da premiare indipendentemente da ogni altra considerazione. Così si pensa che chi lavora di più debba automaticamente guadagnare di più, che in sostanza sia più bravo di chi lavora di meno: il lavoro ha acquistato un valore etico in sé, anche se spesso danneggia l’intero Organismo terrestre o contribuisce a gravi patologie della Biosfera. Non si è mai tenuto come valore etico il mantenimento in condizioni vitali della Biosfera terrestre, oppure degli ecosistemi di cui un processo fa parte. È invece indispensabile avere sempre presente questa percezione, tenere come primo valore l’etica della Terra. Anche la divisione fra lavoro e tempo libero è soprattutto propria dell’Occidente, nasce in gran parte dal mito delle origini della cultura giudaico-cristiana-islamica, che si basa sulla Genesi dell’Antico Testamento, dove un Dio esterno al mondo, dopo aver lavorato sei giorni, il settimo si riposò, cioè si prese il suo tempo libero. In tante altre culture umane questa distinzione non esisteva.  

Forse bisognerà abbandonare anche il denaro: dopotutto moltissime culture ne hanno fatto a meno per migliaia di anni. Non stiamo parlando di qualche articolo di legge sul lavoro o di ritoccare il sistema fiscale, o delle miracolose ricette di qualche giuslavorista, stiamo parlando della fine dell’Occidente, che è qualcosa di molto più grande. Che dire poi dei “valori” di questo mondo attuale? Solo un esempio: ha più “prezzo monetario” qualche metro quadrato di uno squallido parcheggio urbano, fatto di inerti puzzolenti di benzina e di gas di scarico, che non qualche ettaro di bosco, complesso di esseri senzienti in grado di vivere e autosostenersi a tempo indefinito. E’ proprio un mondo alla rovescia, quindi non è pessimismo pensare che la sua fine è vicina. Speriamo che dopo nasca qualcosa di meglio.  

Guido Dalla Casa

Fonte: www.arianneditrice.it
17.05.2013

Da Rassegna di Arianna del 29-4-2013 (N.d.d.) – via http://www.giornaledelribelle.com                

Pubblicato da Davide

  • Georgejefferson

    Se sarai al caldo,magari.Potrai assistere

  • Fedeledellacroce

    Qualcosa da dire ce l’avrei….
    Sono d’accordo che non c’é lavoro per tutti, o meglio, non c’é impiego remunerato per tutti!
    Da qui un paio di riflessioni:
    Primo, permettere una vita decente a chi non é impiegato. Come? Semplice, fornendo i servizi primari GRATIS (luce, acqua, connessione internet, un appezzamento da coltivare in comune).
    Secondo, un reddito di cittadinanza.
    Perché dopotutto, sono proprio i disoccupati che permettono agli “occupati” di essere impiegati e ricevere uno stipendio. Pensate se tutti i disoccupati di oggi si sforzassero al massimo nel cercare un impiego, sicuramente qualche milione di persone troverebbero lavoro. Si, peró quanti altri perderebbero il loro lavoro a causa delle nuove assunzioni?
    Qualcosina questi disoccupati choicy se la meritano pure!

  • geopardy

    Che il sistema “occidendale” fosse improponibile per l’intera umanità non ci vuole un genio per capirlo, bastava mio nonno.

    Per capire che una crescita infinita è impossibile, bastava mia nonna.

    Che mettere in concorrenza macchine ed esseri umani fosse una follia, bastava una qualsiasi persona affetta dalla Sindrome di Down per capirlo.

    Che facciamo una finaccia se continuiamo a ragionare così, basterebbe chiederlo a un qualsiasi scimpanzè, ammesso e non concesso che la nostra intelligenza sia alla sua altezza.

  • Ercole

    Se questo sistema sociale non si addice ai bisogni dell’umanità ,bisogna porsi il problema del suo superamento è tutta qua la questione : non cè troppo da girarci intorno.

  • Aironeblu

    Sarebbe un articolo sincero e condivisibile se non fosse completamente impostato su una evidente confusione tra “Occidente” e “Capitalismo”: l’idea per cui l’occidente ha sempre seguito l’attuale modello iperproduttivo e consumista che sta portando all’autodistruzione, fin dai tempi in cui un Dio con la barba bianca decise di farsi una pennica la domenica, è una pura e arbitraria opinione di Dalla Casa.
    La civiltá occidentale ha sviluppato il suo percorso attraverso molteplici forme di civiltà antiche, imperiali, tardo-imperiali, medioevali, Rinascimentali, Cinquecentesche, barocche, e neoclassiche, e tutto è sempre filato in maniera più o meno sostenibile fino all’avvento al potere della borghesia del denaro, quella che adesso domina e dirige i processi economici e sociali dell’intero pianeta secondo le folli logiche del profitto che sono la causa dell’attuale disastro. Fino all’era del Capitalismo, che è diventato un’entità tentacolare trans-culturale, un virus che ha contaminato i sistemi politici dei cinque continenti, compresi i paesi come la Cina o l’India, che di Occidentale hanno ben poco.

    Il problema è il sistema Capitalista, non la civiltà Occidentale

    E per superare questo sistema di produttivo insostenibile e altamente distruttivo non si potrá certo contare sull’iniziativa dei poteri dominanti, che sul sistema capitalista si sono fondati e cresciuti dall’800, ma occorrerá purtroppo attendere che compiano ulteriori danni fino all’auto-annientamento. Solo di fronte al tracollo potrà emergere finalmente questa nuova etica ecosistemica capace di recuperare il rapporto con il nostro habitat naturale, e integrarlo con le radici culturali delle varie civiltà, tra cui la nostra occidentale che non é tutta da buttare.

    Un’altra grave imprecisione dell’articolo è la generalizzazione dell’idea di “lavoro”, quando invece, in questa nuova ottica ambientalista e umanitaria, dovrebbe diventare fondamentale la distinzione tra lavori benefici e lavori dannosi: finché mettiamo sullo stesso piano le attivitá di salvaguardia e riforestazione con le attività produttive del petrolchimico, senza distinguere quali siano i lavori da incentivare e quelli da eliminare, allora non si farà molta strada verso il miglioramento. I lavori che producono benefici ambientali SONO un valore, e vanno incentivati, quelli che procurano danni ambientali e umani sono un disvalore, e vanno fermati.

  • Mariano6734

    la soluzione é in ció he dice l autore alla fine e ció che nessun lettore ha voluto considerare seriamente: abbandonare il denaro. Vivendo senza denaro si riesce ad emancipare la Vita da tutto questo sistema basato su una crescita indefinita.

    Vivere senza denaro é possibile, per chi é pronto a rinunciare ad una serie di comoditá, che nonostante tutto non sono il senso della vita. vivere senza soldi non é per tutti, perché dopotutto la felicitá e la libertá non sono per tutti (no non sono dei beni che si possono comprare in un supermercato, od un premio per chi é pronto a lavorare duramente per tutta la vita). Peró é un modo di vivere che é possibile e fornisce soddisfazioni non contemplabili dalla nostra cultura cristiano-giudaica-comsumista.

    Guardate qui: https://www.youtube.com/watch?v=5uTyjvAO6ww e

    qui: http://www.progettopecoranera.it/index.php?page=progetto

    e qui:http://orangeblossomfarmgreece.blogspot.de/

    e qui: http://www.linkiesta.it/non-ho-un-conto-ne-soldi-vivere-senza-denaro-si-puo

    e qui: http://www.youtube.com/watch?v=cmPDGw9Kczk

    e qui:http://www.youtube.com/watch?v=21j_OCNLuYg

    …solo per citare alcuni esempi. Ovviamente molti ridicolizzeranno e criticheranno, restando sempre nello stesso punto. Peró questi signori negli esempi qui roportati hanno passato da un pezzo certe problematiche. Premesso ció, ora potete sparare a zero.

  • AlbertoConti

    C’è lavoro e lavoro. Anche respirare è un lavoro. L’uso della moneta non significa necessariamente mercificazione totalizzante, lavoro e vita comprese, ma significa essenzialmente riconoscimento di valore, che è sociale o non è. Robinson Crusoe non aveva bisogno della moneta. Allora pulire un bosco, risanare i fiumi, coltivare l’arte può essere monetizzato al di fuori della logica esclusiva del profitto privato, e richiede senso del sociale, del bene comune, di tutto il contrario del concetto di “privare” la collettività del “bene” che naturalmente le appartiene. Senza infrastrutture pubbliche nessuna economia decolla, e le si paga con la “privazione” di parte del profitto “privato”. Questa è l’organizzazione sociale. L’averla tradita per ignoranza dei principi elementari è fonte di guasti gravissimi. Tutto qui, nella cessione di potere sociale al potere del denaro, che è “privatistico” per definizione. Se non si doma la bestia se ne patiscono le conseguenze.

  • qasiqasi

    ricordate le scritte sui muri di molti anni fa?”LAVORARE MENO,LAVORARE TUTTI”.beh, non avevano poi tutti i torti..

  • ilsanto

    Beh ma quì ci sarebbe da parlare per una vita.
    Tanto per cominciare già con “I limiti dello sviluppo” del club di roma e del MIT nel 1973 si diceva che il modello consumista occidentale NON era applicabile a tutto il mondo per carenza di M.P. e per la distruzione dell’ecosistema.
    Poi nel 1990 crolla il comunismo e l’URSS ed al grande capitale non par vero di produrre in Cina a costi ridicoli e vendere in Europa e USA ai nostri prezzi non solo ma appoggiandosi ai paradisi fiscali non pagare neanche le tasse.
    Questo ha provocato una serie di effetti micidiali l’espansione del sistema capitalista in tutto il mondo ha accelerato il consumo delle materie prime, con l’aumento del prezzo dell’energia ed il raggiungimento del picco del gas e del petrolio e la distruzione dell’ecosistema.
    Ha favorito il gigantismo delle multinazionali e l’assorbimento o il fallimento delle realtà minori.
    Ha favorito l’arricchimento di pochissimi a scapito dei più.
    Ha favorito l’evasione fiscale impoverendo gli stati.
    Ha creato disoccupazione nei paesi “ex ricchi”.
    Ha distrutto i sindacati.
    Ha ridotto gli uomini a schiavi.
    Ha ridotto la politica ad una oligarchia corrotta e servile paravento di una falsa democrazia.
    Ha annullato gli stati.
    Ha annullato la dissidenza anche attraverso i mass media di loro proprietà o ad essi asserviti.
    Ha installato i loro tecnici nei gangli del potere sovranazionale ed anche nazionale.
    Ha privatizzato la creazione della moneta.
    Ha costruito leggi a loro beneficio.
    Ha creato le basi per un nuovo ordine mondiale che ovviamente li vede padroni incontrastati di ogni potere.
    Fomenta disordini, rivoluzioni e guerre al fine di portare avanti i loro disegni.
    etc. etc.
    Ora il numero delle persone funzionali al “Sistema” crolla decisamente
    grazie all’automazione, meccanizzazione, razionalizzazione, standardizzazione, informatizzazione, la disoccupazione è endemica.
    Questo non influisce minimamente sulle loro dinamiche che si svolgono appunto nell’ambito degli eletti sempre più fedeli e terrorizzati dal non farne parte.
    Solo la macchina ora non è più in uno stato ne in un gruppo ( occidente,OCSE, NATO, G7 ) ma globale.
    Così mentre la gente è occupata a cercare lavoro, a mettere insieme il pranzo con la cena, a votare inutilmente a destra o sinistra, ad invocare il governo, a maledire i politici, a discutere se stare o meno nell’euro, a inveire contro la corruzione, a fare marce contro la mafia o la TAV, a discutere dei matrimoni gay, o dell’ormai nauseante scudetto di calcio, mentre tenta la fortuna nelle sale giochi, il sistema li emargina, gli toglie voce, rappresentanza, soldi, potere, li illude di una ripresa IMPOSSIBILE, anzi NON VOLUTA, ed alla fine semplicemente se ne disinteressa oramai invisibili, inutili ed innocui per la politica, il governo, le multinazionali.
    Ora o lasciamo che le cose vadano avanti così lasciandoci illudere dalle mille scuse, e capri espiatori che ci metteranno d’avanti per dividerci o per farci aspettare una soluzione miracolistica ( vedi MMT, ABECONOMICS, etc ) o ci rendiamo conto della realtà; viviamo in un immenso campo di sterminio, dove chi non è nel sistema ( e saranno sempre meno ) viene prima spogliato di tutto e poi fatto fuori.
    O ci inventiamo un nuovo sistema rispettoso dell’equilibrio demografico, ecologico, dell’uomo, della vita.

  • guidallacasa

    Sono d’accordo che si tratta di affermazioni evidenti, bastavano mio nonno, mia nonna, e così via. Però bisogna continuare a scriverle e a dirle perchè, malgrado questa evidenza, il 95% degli umani (non so quanti degli scimpanzè) non ci credono, o non ci pensano affatto. E continuano a inseguire il sistema occidentale…

  • guidallacasa

    Direi che la dizione più corretta è "civiltà occidentale nella sua versione attuale" (cioè la civiltà industriale) e mi dispiace avere abbreviato togliendo la precisazione. La parola "capitalismo" potrebbe far sorgere idee "politiche" ormai relegabili nei libri di storia. Il vero problema è la manìa della crescita. La Cina e l’India sono oggi fra le aree più "occidentalizzate" e pericolose da questo punto di vista.