Home / ComeDonChisciotte / LA MANIPOLAZIONE MEDIATICA DEL DISCORSO DEL VALDAI DI PUTIN
13952-thumb.jpg

LA MANIPOLAZIONE MEDIATICA DEL DISCORSO DEL VALDAI DI PUTIN

DI ULSON GUNNARD

journal-neo.org

Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato, davanti ad una platea internazionale, di un ordine internazionale che ha approfittato della fine della guerra fredda per rimodellare il mondo in base ai propri interessi mettendo da parte i concetti di base delle relazioni internazionali, il diritto internazionale, i sistemi di equilibrio di potere arrivando persino a minare il concetto stesso di sovranità nazionale. Nel suo discorso, Putin condanna gli Stati Uniti per l’appoggio dato a neofascisti e terroristi, ed il disprezzo per la sovranità nazionale mostrato in giro per il mondo.

Il rigetto dell’occidente

Curioso è il linguaggio utilizzato nel resoconto del New York Times sull’incontro del Valdai International Club tenutosi a Sochi, sulle rive russe del Mar Nero, dove il presidente Putin ha recitato il discorso. In un articolo intitolato “Putin accusa gli Stati Uniti di appoggiare ‘neofascisti’ e ‘fondamentalisti islamici’”, il NYT prova ad inquadrare le affermazioni di Putin, riguardo il supporto dato a neofascisti e terroristi, come semplici accuse senza fondamento.

Scrive il NYT, “invece di appoggiare la democrazia e gli stati sovrani, ha detto Putin durante un’apparizione di tre-quattro ore alla conferenza, gli Stati Uniti appoggiano gruppi ambigui che vanno dai neofascisti dichiarati ai fondamentalisti islamici”. Il NYT riporta anche, “’Perchè appoggiano persone del genere’, ha chiesto all’incontro annuale noto come Valdai Club, che quest’anno si è tenuto nella città di Sochi. ‘Agiscono in questo modo perché decidono di usarli come strumenti per ottenere i propri scopi, ma poi si scottano le dita e subiscono il contraccolpo.”

È difficile capire perché il NYT prova a dipingere queste affermazioni come particolarmente controverse, o come un’“invettiva”, per usare le parole del NYT, piuttosto che come una puntuale e necessaria osservazione basata sui fatti.

Il NYT riporta inoltre, “La Russia è spesso accusata di aver provocato la crisi in Ucraina annettendo la Crimea, e di prolungare l’agonia della Siria aiutando a sopprimere le rivolte popolari contro il presidente Bashar al-Assad, ultimo grande alleato di Mosca. Alcuni analisti hanno suggerito che il presidente Putin mira a recuperare il potere e l’influenza perduti dell’Unione Sovietica, o addirittura dell’Impero Russo, in un tentativo di prolungare il proprio governo.”

Tecnicamente, la Russia è accusata regolarmente di tutto ciò, sebbene il NYT ometta di ricordare ai lettori quanto tutte queste accuse siano ridicole.

Per cominciare, la crisi in Ucraina è iniziata quando dei neofascisti hanno rovesciato con la forza il governo eletto, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 con il pieno appoggio degli Stati Uniti. Le forze politiche che hanno preso il potere sono costituite da partiti dichiaratamente fascisti, compresi Svoboda ed il “Fatherland Party”, e sono state apertamente appoggiate da gruppi armati neo-nazi come “Right Sector”. È stato solo allora che gli ucraini dell’est hanno iniziato a scappare verso la Russia, che ha quindi supervisionato un referendum per il ritorno della Crimea sotto la propria sovranità.

Allo stesso modo per quanto riguarda la Siria, non c’è alcun dubbio oggi che il conflitto che sta combattendo Damasco non è una “rivolta popolare contro il presidente Bashar al-Assad”, ma piuttosto una guerra contro Damasco combattuta per procura da sette estremiste che spaziano da affiliati di Al Qaeda, al recentemente battezzato “Stato Islamico”, che costituiscono gruppi terroristi che in nessun modo possono essere paragonati ad una “rivolta popolare”.

Per quanto concerne le affermazioni del NYT, secondo cui il presidente Putin stia cercando di “recuperare il potere e l’influenza perduti dell’Unione Sovietica, o addirittura dell’Impero Russo”, i lettori potrebbero rimanere confusi, considerando che l’Unione Sovietica e l’Impero Russo erano due sistemi politici diametralmente opposti, eppure, nessuno dei due ha mai aspirato né raggiunto l’egemonia globale, ottenuta invece dall’Occidente con l’espansione militare ed economica.

Gli Stati Uniti sono il proprio peggior nemico

I commenti del presidente Putin riguardo gli Stati Uniti, che userebbero intermediari come “strumenti” per ottenere i propri scopi, ma con cui si “scotterebbero le dita e per poi subire il contraccolpo” durante il processo, potrebbe essere meglio esemplificata con l’armamento di Al Qaeda ed altri gruppi militanti in Afghanistan da parte degli Stati Uniti durante gli anni ’80. Al Qaeda sarebbe poi diventata una minaccia globale che gli Stati Uniti oggi sostengono di dover affrontare con una guerra globale, ovviamente senza successo.

Parte del crescente problema degli Stati Uniti sul piano globale, problema che sta irrimediabilmente causando una perdita di rispetto e credibilità, risiede nei mass media ed il completo fallimento nel ritenere responsabili le politiche fallimentari guidate da interessi corrotti e criminali. Lasciare al presidente Putin il compito di indicare lo stato imbarazzante della politica estera americana garantisce alla Russia il rispetto e la legittimazione di cui avrebbero goduto gli Stati Uniti se fossero stati in grado di mettere ordine in casa propria. L’incapacità dei media americani di servire l’interesse pubblico è essa stessa un sintomo del grande disagio dell’America.

Naturalmente, come per ogni nazione, la Russia agisce in base ai propri interessi. Talvolta, questi interessi coincidono con interessi comuni, ed in questo caso globali. La politica estera degli Stati Uniti è diventata una minaccia per tutti, non solo per la Russia. Comunque, essendo la politica estera americana una minaccia anche per la Russia, la Russia deve necessariamente contestarla in sedi come il Valdai International Club.

Per questo motivo, le parole del presidente Putin suonano molto popolari.

Dall’Afghanistan, all’Iraq, alla Siria, all’Ucraina e, ironicamente, di nuovo in Iraq, gli Stati Uniti hanno lasciato una scia di distruzione dietro tutte le loro missioni all’estero. Gli stati che sono stati risparmiati da queste catastrofi stanno molto probabilmente considerando cosa accadrebbe se fossero i prossimi. Non è l’abilità del Cremlino di deviare le menti del mondo ad essersi ritorta contro l’America rendendola non credibile, ma le sue stesse azioni ed il rifiuto di riconoscerle o cambiarle.

Quando l’agenda dell’America diventa l’agenda “globale”

Il presidente Putin continua, “sembra che i cosiddetti ‘vincitori’ della guerra fredda abbiano intenzione di prendersi tutto e rimodellare il mondo in modo che possa servire al meglio solo i loro interessi.”. Afferma inoltre, “in un mondo dominato dal un solo paese ed un gruppo di stati satelliti, il processo di ‘decision-making globale’ spesso si riduce a spacciare le proprie ricette come proposte universali. Questo gruppo è infatti diventato così ambizioso, che le sue soluzioni sono adesso passate come decisioni di tutta la comunità internazionale.

È difficile non essere d’accordo. Con l’ascesa dei BRICS che evidenzia quanto non siano “globali” le “ricette” americane, l’“invettiva” del presidente Putin si trasformerà presto in una serie di fatti dolorosamente ovvi e largamente compresi in tutto il mondo, che metteranno ancora più in difficoltà l’occidente che nel frattempo prova a fabbricarsi autorità e legittimazione sempre più dal nulla. In effetti, come suggerisce Putin, non c’è nulla di “internazionale” in quello che viene definito “consesus” internazionale. Si tratta invece di una serie di “satelliti” attorno agli Stati Uniti, e spesso anche di stati costretti con la forza ad aderire al loro “consensus”. Quando stati che rappresentano un miliardo di persone si rifiutano di aderire all’agenda americana, o un intero continente rifiuta l’autorità delle cosiddette istituzioni “internazionali” americane, possono davvero essere definite “internazionali”?

Queste tattiche, tuttavia, ricordano molto quelle dei tiranni, proprio dei tiranni dei quali un tempo si pensava che gli Stati Uniti fossero i più accaniti oppositori. È ironico che siano diventati ciò che un tempo avevano combattuto, dall’inizio fino all’apice del loro potere e della loro influenza. Il vento cambierà quando il messaggio del presidente Putin sarà meglio compreso e il vero consensus globale avrà sviluppato il potere e le risorse per opporsi al “consensus” che gli Stati Uniti impongono a livello mondiale. Nonostante sia possibile che gli Stati Uniti cambino rotta prima che questo accada, è improbabile.

Come dimostra il NYT, quelli che hanno il compito di mantenere gli interessi particolari degli Stati Uniti responsabili hanno chiaramente fallito, finendo per fare esattamente il contrario.

Ulson Gunnar

Fonte: http://journal-neo.org/

Link: http://journal-neo.org/2014/10/26/putin-exposes-criminal-global-order/

26.10.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LELLOMAN

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    Tra quelli che gli USA hanno armato per poi scottarsi mettersi Saddam Hussein…

  • Aironeblu
    [i]Queste tattiche, tuttavia, ricordano molto quelle dei tiranni, proprio dei tiranni dei quali un tempo si pensava che gli Stati Uniti fossero i più accaniti oppositori.[/i][p]
    Quali?
  • makkia

    "Questo dice Bruto, e tutti sanno che Bruto è un uomo d’onore"

    Un Putin che si ispira all’anglo-sassonissimo Shakespeare è ironia esterna all’ironia intrinseca della frase.