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LA LOTTA CONTRO LA LEGGE EL KHOMRI E SOVRANITA'

DI JACQUES SAPIR

russeurope.hypotheses.org

La Francia sta attraversando la più grave crisi sociale dal 1995, quando si formò un movimento sociale contro le riforme di Alain Juppé, il primo ministro dell’epoca.

Tuttavia, non si tratta di una riedizione di quel movimento. Si tratta, infatti, del primo movimento sociale contro l’Unione Europea e le sue regole, benché nemmeno i suoi fautori ed autori ne abbiano ancora preso chiaramente coscienza. Che la cosa si sarebbe verificata e sarebbe esplosa un giorno o l’altro era nell’aria. Yannis Varoufakis ne aveva dato anticipazione nel luglio scorso (1).

Parlando delle condizioni imposte dal ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, Varoufakis diceva questo: “Mi spiegò (Schäuble) esplicitamente che la Grexit, l’uscita della Grecia, gli conferiva un enorme potere di negoziazione, specie nei confronti della Francia, con lo scopo di imporre a Parigi ciò a cui essa si opponeva. Qual era la questione? Spostare il potere di bilancio da Parigi a Bruxelles (2)”. In altri termini, il piano di Schäuble dell’inizio dell’estate del 2015 non aveva come scopo prioritario la Grecia, bensì di far capitolare la Francia, attraverso la Grecia, affinché accettasse di trasferire la totalità del suo potere di bilancio e di smantellare le sue regole sociali per compiacere una potenza straniera. Schäuble, infine, voleva porre sotto tutela la Francia, approfittando della crisi greca. Bisogna prenderne coscienza. Di fatto, questo movimento sociale ha posto direttamente la questione della sovranità nazionale. Il sostegno, certamente moderato, datogli da Marine Le Pen è un segno assai significativo.

Valls, l’ostinato

Il primo ministro, tuttavia, non vuole cedere. Anzi, si scatena, così come la stampa ai suoi ordini, contro la CGT. La CGT non è l’unica forza sociale del movimento. La presenza di FO, SUD e di altri sindacati di categoria è notevole. Ne è testimonianza la foto che ritrae Martinez (CGT) e Mailly (FO) spalla a spalla nella manifestazione di giovedì 26. Si stanno dicendo, quindi, tante bugie con lo scopo di far rinascere un sentimento anticomunista. Ma il tempo per queste cose è passato. Il primo ministro e la stampa ai suoi ordini definiscono gli scioperi che toccano le raffinerie forme di “terrorismo sociale”. Questo è un insulto alle vittime del terrorismo nel mondo, ma di ciò il primo ministro non ha cura. Inoltre, il discorso tenuto oggi da Manuel Valls è in piena contraddizione con quello tenuto nel 2010, quando le manifestazioni e i blocchi delle raffinerie erano state scatenate dalle leggi del governo Fillon. É il gioco delle parti, ma c’è una specie di schizofrenia nel discorso del primo ministro.

Ciò che è grave è che oggi questo governo, con la sua azione – come la gestione esclusivamente poliziesca del movimento o l’uso abusivo dell’articolo 49.3 per consentire il passaggio della legge “El Khomri” – e con il suo linguaggio, sta creando un clima da guerra civile in Francia. Le ferite inferte ai manifestanti, con due liceali che hanno perduto un occhio a causa dei colpi di flashball, o l’inqualificabile attacco ad un veicolo della polizia, che avrebbe potuto fare due vittime, ne sono la testimonianza. Erano circa trent’anni che non avevamo visione di un tale livello di violenza. L’aggravante sta nel fatto che è il governo a farlo o ad autorizzarlo, perché si capisce che i poliziotti non agiscono senza ordini, visto che viviamo nello stato d’urgenza. Questo comportamento è assolutamente irresponsabile e costituisce una minaccia concreta alla pace civile. Bisogna, dunque, capire le ragioni di questa ostinazione. Questa ragione è l’euro, dapprima per scelta di Hollande, adesso per convincimento di Manuel Valls. La scelta per l’euro si è materializzata all’inizio del quinquennato con la ratifica del TSCG negoziato da Nicolas Sarkozy. Fu chiaro, in quel momento, che questo governo e questo presidente un giorno avrebbero affondato il paese. Perché Hollande non è semplicemente e spesso inadeguato e ridicolo al contempo. Egli rappresenta oggigiorno gli interessi della UE contro i lavoratori francesi. Da questo punto di vista Jean-Luc Mélenchon ha avuto ragione quando ha ricordato, giovedì sera alla trasmissione Des paroles et des actes che gli stati sono gli unici a poterci difendere dall’UE.

Il ruolo dell’UE e dell’euro

Si tratta di una verità largamente rivelata da numerose dichiarazioni dei dirigenti dell’UE, malgrado questo governo lo neghi categoricamente. La legge El Khomri ci è imposta da Bruxelles (4). In effetti questa legge è l’applicazione fedele della “strategia di Lisbona” e dei “Grandi Orientamenti di Politica Economica” che sono elaborati dalla direzione generale degli affari economici della Commissione Europea (5). Coralie Delaume, in un eccellente articolo apparso su Le Figaro, lo dice chiaramente (6). Di fatto, i GOPE, la cui esistenza è stabilita nei trattati, e il “programma nazionale di riforme” prescrivono a numerosi stati – e da molto tempo – l’adozione di politiche di bilancio maltusiane e moderazione salariale. Questo ci da la misura del punto al quale giungono l’UE e l’Eurogruppo nell’imporre il loro stile di governance in un quadro di disciplina ferrea (7). É per questo che il governo non vuole e non può ritornare sulle sue decisioni. É per questo che tanto Manuel Valls che François Hollande danno prova di fermezza. Questa fermezza, che sarebbe ammirevole in altre circostanze, diventa odiosa quando si tratta di imporre ad un popolo delle misure decise oltre la sovranità nazionale. In tal modo, Valls e Hollande sono alla stregua di agenti dello straniero.

In qualche modo siamo “riscattati” o sottomessi ad un tributo da parte dell’Unione europea, cosa del tutto evidente visto che non siamo più sovrani. Sappiamo bene, a tal proposito, quale sia la prima conseguenza della perdita della sovranità: sacrificare delle vittime. Lo stiamo constatando in modo chiaro in Grecia. D’altronde, il commissario europeo, Pierre Moscovici, insiste sulla necessità di adottare un punto di vista europeo nel valutare questa legge (8). É d’altra parte inevitabile che, non potendo svalutare la moneta, la Francia possa recuperare competitività solo con una corsa alla riduzione dei salari. Riduzione dei salari e delle prestazioni sociali. Ci chiedono di ristabilire la draconiana “disciplina di fabbrica”. Questo significa ricondurre tutti i negoziati nel quadro degli “accordi d’impresa” a detrimento degli accordi di settore e nazionali. Il risultato di questa riforma è il drammatico indebolimento dei salariati nei confronti dei datori di lavoro. Questa è la filosofia profonda della legge, espressa all’articolo 2, la quale conduce al totale ribaltamento delle norme del Codice del Lavoro (…)

La violenza nei rapporti sociali

Torniamo ai metodi impiegati dagli oppositori. Sappiamo che questo argomento entusiasma alquanto i giornalisti (…) Giammai, però, abbiamo sentito una parola sui metodi e le pratiche dei datori di lavoro e dei sostenitori di questa legge. Perché ci sarebbe molto da dire a proposito del ricorso all’articolo 49-3 e del licenziamento della giornalista Aude Lancelin, che ha pubblicamente sostenuto il movimento sociale (10). Torniamo, d’accordo, alla questione degli scioperi e dei blocchi. C’è un conflitto. Ciò è del tutto evidente. Questo conflitto contrappone il governo, sostenuto da gran parte della classe politica di sinistra e di destra e la quasi totalità degli editori, alla maggioranza della popolazione, dato che i sondaggi danno gli elettori contrari alla legge in una percentuale tra il 70 ed il 74 per cento (11). Ciò non fa che richiamare alla nostra memoria il referendum sulla costituzione europea del 2005. Poiché il governo sapeva di non avere la maggioranza (ndt. nel paese) ha deciso di prendersi la responsabilità di attivare la procedura dell’articolo 49,3 della Costituzione, che è un sistema per aggirare il Parlamento (ndt. La procedura in questione corrisponde alla nostra “questione di fiducia” con la non indifferente differenza che l’Assemblea Nazionale non è chiamata a votare la fiducia ma a non votare la sfiducia. In tal modo, se non ci sono le condizioni per sfiduciare il governo, il disegno di legge non è nemmeno discusso in aula) (12). Date le condizioni, è inevitabile e legittimo adottare forme estreme di lotta contro misure contenute in una legge imposta da stranieri a dispetto delle regole della democrazia. Questa legittima difesa sociale è dunque giusta. Questa lotta serve a creare una posizione di forza, un’espressione che spaventa, ma che si impone perché il nostro non è un mondo di “orsetti del cuore” come pensa Emmanuelle Cosse. Non può farsi una buona trattativa se non si ha una posizione di forza.

Ci vuole coerenza

C’è dunque molta ipocrisia nelle condanne ai blocchi espresse dai deputati dell’opposizione sovranista, tra i primi ad indignarsi contro le misure europee e la perdita della sovranità nazionale, ma che sono dispiaciuti quando i lavoratori passano concretamente all’azione contro tali misure. Sbagliano le loro battaglie. Il movimento contro la legge El Khomri è un movimento per la sovranità, contro l’UE e l’euro. La coerenza che dobbiamo esigere da tutti i sovranisti è che lo sostengano, benché possano avere riserve circa alcuni dei suoi metodi. La Francia è oggi minacciata dalla testardaggine di un governo diretto da una potenza straniera e che, per non dispiacere i suoi veri mentori, è pronto ad annegare il paese in una guerra civile e dall’incoerenza di certi sovranisti. Perché, bisogna ripeterlo ancora, i nostri avversari, quelli di Bruxelles e di Francoforte, quelli che cercano d’imporre in Francia quello che hanno già imposto alla Grecia, alla Spagna e all’Italia, loro sì che sono coerenti.

Jacques Sapir

Fonte: http://russeurope.hypotheses.org

Link: http://russeurope.hypotheses.org/category/thematiques/geopolitique

27.05.2016

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da Nicola Palilla

NOTE

[1]Voir Sapir J., «Varoufakis et le plan B», note publiée surRussEurope le 3 août 2015,https://russeurope.hypotheses.org/4177
[2]Voir http://www.omfif.org/media/1122791/omfif-telephone-conversation-between-yanis-varoufakis-norman-lamont-and-david-marsh-16-july-2015.pdf
[3] http://carnetsdesperances.fr/2016/05/25/la-france-exasperee/
[4]Voir http://www.lefigaro.fr/vox/politique/2016/05/17/31001-20160517ARTFIG00137-ce-que-la-loi-el-khomri-doit-a-l-union-europeenne.php
[5] Voir le «Rapport pour la France» établi en février 2016 par les services de la commission européenne, pp. 82 et ssq.http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/csr2016/cr2016_france_fr.pdf
[6]http://www.lefigaro.fr/vox/politique/2016/05/26/31001-20160526ARTFIG00104-l-union-europeenne-assume-la-loi-el-khomri-c-est-elle.php
[7]Voir Sapir J., «Euro et gouvernance», note publié surRussEuropele 6 avril 2015,https://russeurope.hypotheses.org/4840
[8]http://www.20minutes.fr/economie/1847339-20160518-pierre-moscovici-renoncer-loi-travail-lourde-erreur
[9]https://fr.sputniknews.com/radio_sapir/201603301023812199-droit-travail-el-khomri/
[10]https://blogs.mediapart.fr/christian-salmon/blog/250516/petition-contre-une-presse-aux-ordres-du-pouvoir
[11]http://leplus.nouvelobs.com/contribution/1512903-les-francais-hostiles-a-la-loi-el-khomri-le-peuple-a-ete-et-reste-tres-mal-informe.html
[12]Voir Sapir J., «Nous y voilà (49-3)» note publiée sur le carnetRussEuropele 11 mai 2016,https://russeurope.hypotheses.org/4941

Pubblicato da Davide

  • A-Zero

    "Il movimento contro la legge El Khomri è un movimento per la sovranità, contro l’UE e l’euro"

    Sovranisti andateci voi a lavorare! Qualunque movimento, qualunque rivolta è sempre e sempre sarà contro il lavoro e il suo sfruttamento.

    Chi è costretto a lavorare lo sa. Farsi sfruttare per un americano, un cinese, un mafioso, o per lo stronzo sovrano a km 0 della porta accanto è sempre sfruttamento e alienazione.

    Cambia il colore, cambia il nome, imbrgoliano i motivi e le monete, ma la vita da vendere in cambio della sopravvivenza è sempre quella dei dominati.

    Sovranisti o mondialisti, andate a quel paese.

    Gentilemnte, con garbo, senza violenza, ma andate!

  • Denisio

    Fanno quello che devono fare, LORO i Francesi che si ribellano e si riversano in strada, fanno bene ad impostare la lotta di classe fuori dal parlamento perchè la democrazia è inesistente.

    Come minimo affrontando la dittatura sulle strade affrontano la paura e il terrorismo mediatico che giornalmente viene propinato dal regime e questo è l’esperienza concreta che nei cuori della gente unita al di fuori degli schieramenti e delle fazioni serve.

    Farebbero bene quelli che non hanno coraggio o non sostengono la lotta dura in strada ad incrociare le braccia o ad occupare le fabbriche.

    Il regime nulla può contro il popolo unito.

    Naturalmente questo vale solo per il popolo Francese.
    In Italia ci si azzuffa su quale teoria economica sia migliore o peggiore, come quel tale in mezzo al deserto che si ferma a pensare se sia meglio un bicchiere di acqua tonica o una granatina quando l’unica cosa da fare è camminare per raggiungere l’oasi.

  • venezia63jr

    Sono curioso di sapere se gli organizzatori di queste manifestazioni
    hanno pensato all’intervento della BCE, se hanno pensato che le
    loro vite sono in pericolo. Credo che costoro stiano per rischiare la
    pelle, la bce dara’ un esempio facendo intervenire la eurogenfor,
    e verrano trattati come terroristi e proveranno la Extraordinary rendition,
    un ritorno ai bei tempi del bagno penale dell’isola della Cayenne

  • Tao

    Perché in Italia si parla poco della grève francese?

    Fonte: Pauperclass

    Grève – sciopero in lingua italiana – è un’espressione poco usata che incute sempre meno timori nei dominanti, di questi tempi. Ciò è particolarmente vero in Italia, in cui le manovre piddino-renziane contro il lavoro, che partono da Monti e dalla Bce (troika), non hanno suscitato, nel mondo del lavoro, una sola reazione degna di nota. Del resto, con sindacati come quelli guidati da Camusso, Furlan e Barbagallo la passività sociale è una certezza e l’inerzia delle maestranze è assicurata.

    Detto in lingua francese, le droit de grève – il mitico diritto di sciopero, espressione moderna, un po’ edulcorata, dello scontro sociale – acquista una certa solennità e un’indiscussa concretezza, come accade in questi giorni nel paese d’oltralpe. Solennità e concretezza che in Italia, terra delle grandi lotte operaie negli anni sessanta e settanta, oggi mancano completamente. Dopo gli ultimi scioperini testimoniali, pacifici, democraticissimi di otto ore o addirittura di quattro, orchestrati dalla triplice per far passare contratti-truffa e controriforme su lavoro e pensioni, la rassegnazione, la paura e l’apatia dilagano. I lavoratori nostrani lo prendono in culo quotidianamente, dallo jobs act alla diffusione di milioni di voucher in tutti i settori, senza neppure accorgersene.

    A differenza di quella italiana, la popolazione francese è cosciente dei rischi che sta correndo e un po’ più combattiva. Per tale motivo ha reagito all’imposizione dello jobs act/loi travail (Renzi docet!) da parte dei socialistoidi di Hollande e Valls, euroservi e filo-atlantisti. E’ possibile che la fecciaglia al governo in Francia abbia sbagliato i suoi calcoli – se la riforma è passata senza scosse in Italia, potrà passare anche in Francia – e sottostimato la reazione popolare, confondendo i francesi con gli italiani. Inoltre, la minaccia jihadista concretizzatasi al Bataclan sembra non aver aiutato a sufficienza Hollande e Valls, diffondendo il terrore nel volgo e distogliendo l’attenzione dalla prioritaria questione sociale. Sono certo che questi due infami, servi delle City finanziarie e di Soros, invidiano il loro compare italiano Matteo Renzi, che può contare sull’encefalogramma piatto di gran parte degli italiani.

    Se il governo socialistoide francese è simile a quello sinistroide e collaborazionista della troika insediato in Italia (stesso gruppo al parlamento europeo, alleanza progressista dei socialisti e dei democratici!), i francesi mostrano, per loro fortuna, di non essere troppo simili agli italiani, cioè di non essere ridotti a gregge di miti pecorelle belanti da condurre, senza troppe difficoltà, alla tosatura.

    Da noi, sarebbero inconcepibili occupazioni di raffinerie e centrali nucleari (che in Italia non sono attive …) appoggiate dai sindacati, oppure scioperi illimitati nei trasporti pubblici, capaci di paralizzare un paese per settimane. Il trio Camusso, Furlan e Barbagallo è già tanto se partecipa a inutilissimi tavoli di discussione con l’esecutivo (come quello per l’uscita anticipata dal lavoro), quando glieli concede. Qui, da noi, si è passati in una manciata d’anni dalla concertazione governo-sindacati, su materie riguardanti il lavoro, alla concertazione, dietro le quinte, delle sole inculate a lavoratori e pensionati.

    I francesi hanno subodorato che restando inerti avrebbero fatto la fine degli italiani, perciò sono passati alle vie di fatto, in una situazione che sembra evolversi dallo sciopero alla rivolta. La fine che fanno i lavoratori in Italia la conosciamo, basta guardarsi intorno, ascoltare le storie di quelli che incontriamo quotidianamente. Qui, siamo già oltre lo jobs act, che si sta sgonfiando con il crollo dei contratti (fintamente) a tempo indeterminato perché sono finiti gli sgravi fiscali. La diffusione abnorme dei voucher non è che il passo successivo di flessibilizzazione del lavoro e la punta dell’iceberg del lavoro nero.

    Un piccolo insignificante caso può servire per comprendere in che direzione sta andando il mercato del lavoro in Italia e perché i francesi, che non vogliono fare la nostra fine, sono disposti alla rivolta e all’uso della violenza di piazza, contro i collaborazionisti socialistoidi euroservi che vogliono imporgli la loi travail.

    Un cinquantaseienne senza lavoro del basso isontino, appena uscito dal fallimento di un’attività commerciale che gestiva da anni, inseguito dall’agenzia delle entrate (50.000 mila euro contestati per il solo 2013), è andato in cerca di un’occupazione qualsivoglia per riuscire a sopravvivere. Finiti i tempi in cui possedeva la Bmw, una moto e uno scooter e se ne andava regolarmente in vacanza, l’unico lavoro che ha trovato, quasi per miracolo e su “raccomandazione”, è quello di lavapiatti in un ristorante giapponese posticcio gestito da cinesi. Rischiando di perdere anche la casa e avendo esaurito i risparmi, costui accetta di lavorare per sei giorni la settimana una caterva di ore, con giorno libero a discrezione dei cinesi che glielo comunicano, a sorpresa, la sera prima e una retribuzione non superiore ai settecento euro mensili.

    Il protagonista di questa storia riceve dai datori di lavoro con gli occhi a mandorla qualche sparuto voucher, acquistabile e pagabile in tabaccheria assieme alle sigarette, e gran parte del salario di lavapiatti in nero. Il primo mese, un buono lavoro da 45 euro e circa 600 euro in nero, il secondo mese ben tre voucher da (udite, udite!) sette euro ciascuno e circa 650 euro in nero.

    Non c’è da stupirsi, dunque, che ci siano in circolazione migliaia e migliaia di buoni lavoro non pagati e che quelli pagati, in molti casi, servano come specchietto per le allodole, mascherando il nero, che rappresenta il massimo della flessibilità imposta ai lavoratori, oltre gli stessi voucher e lo jobs act.

    Non bisogna prendersela con i datori di lavoro cinesi dell’italiano “caduto in disgrazia”, perché i figli dell’impero di mezzo, immigrati nel basso isontino, non fanno che assumere comportamenti generalizzati e diffusi in tutto il paese, favoriti dalle controriforme degli ultimi anni e dall’imposizione di una flessibilità esasperata, che non si accontenta neppure dei voucher ma porta a preferire la totale irregolarità e, implicitamente, lo schiavismo “di ritorno”.

    I francesi, sospesi fra gli scioperi della Confédération Générale du Travail e la rivolta violenta di piazza, tenuti a bada con difficoltà da polizia e gendarmerie nationale, rifiutano coscientemente di scivolare per la china sulla quale siamo scivolati noi.

    E’ facile capire perché in Italia si parla poco della grève francese, grazie ai pennivendoli dei giornali e ai media asserviti a Bruxelles, Francoforte e New York.

    I motivi sono essenzialmente due:

    1)    La loi travail del governo euroservo di Valls è l’equivalente dello jobs act italiano, ma rincara la dose elevando l’orario di lavoro. Non si deve spiegare chiaramente agli italiani assopiti che i francesi sono in rivolta contro una riforma che soggiace alle stesse logiche che hanno portato allo jobs act renziano, e alla diffusione in tutti i settori dei voucher. Meglio che gli italiani continuino a dormire.

    2)    Ciò che stanno facendo i lavoratori francesi, se dovesse avere qualche riscontro positivo, anche soltanto edulcorando la riforma e/o diluendola nel tempo – visto che Hollande e Valls non sono disposti a ritirarla – potrebbe essere d’esempio per milioni di lavoratori italiani, che negli ultimi anni hanno solo subito. Meglio non favorire “comportamenti imitativi” dei cugini d’oltralpe, diffondendo troppe notizie.

    Resta il fatto che se i francesi otterranno qualche vittoria contro il governuncolo euroservo e socialistoide (gemello di quello renziano/piddino), la portata della cosa non potrà più essere nascosta alle masse e allora, forse, ne vedremo delle belle anche qui …

    Una piccola speranza è meglio di niente.

     

    Eugenio Orso

    Fonte: http://www.ariannaeditrice.it [www.ariannaeditrice.it]

    Link: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=54290 [www.ariannaeditrice.it]

    29.05.2016

  • PietroGE

    La Francia è sotto tutela da quando ha imposto alla Germania e all’Europa una moneta che non ha nessuna nazione dietro e che non poteva e non può, come si è visto, rispecchiare la forza molto differente delle economie dei singoli Paesi. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

    Quanto ne capisca Varoufakis di economia lo si è visto lo scorso anno. Credere ancora a quel che dice questo tipo vuol dire credere alle favole. La svalutazione interna è la conseguenza della mondializzazione, in primo luogo, e poi dell’euro. Si parla sempre della seconda causa e mai della prima.

  • AlbertoConti

    @PietroGE
    complimenti per la capacità di concentrare tante fesserie in poche righe, ci vuole una notevole abilità.

    "La Francia è sotto tutela da quando ha imposto alla Germania e all’Europa una moneta che non ha nessuna nazione dietro e che non poteva e non può, come si è visto, rispecchiare la forza molto differente delle economie dei singoli Paesi."

    L’euro ha dietro non una, ma addirittura due nazioni, la Germania e gli USA.

    "Quanto ne capisca Varoufakis di economia lo si è visto lo scorso anno. "
    Quanto ne capisci tu di economia lo si vede qui.

    "La svalutazione interna è la conseguenza della mondializzazione, in primo luogo, e poi dell’euro. Si parla sempre della seconda causa e mai della prima."
    L’euro è simbolo, strumento, ideologia, metodo di governo della mondializzazione.

  • makkia

    E allora?

    Il mio amministratore di condominio è un ladro. Raccogliendo pareri per cacciarlo via, mi sono sentito fare il seguente ragionamento:
    "Se ne prendiamo un altro magari è un ladro anche lui. E magari è pure peggio di questo. Meglio tenerci lui, almeno sappiamo che ruba e siamo costretti a controllare con attenzione i conti"

    Il ragionamento "non facciamo scioperi troppo duri altrimenti…" mi ricorda l’atteggiamento dei miei condòmini: quello di chi preferisce essere SICURO di prendere le bastonate invece dell’INCERTEZZA insita nel provare a non farsi bastonare.

    Ma si può ancora chiamare "vivere", quando si ragiona così?

    [nota: a posteriori i conti dell’amministratore non li controllano MAI. Le poche volte che è successo qualcosa di talmente eclatante da saltare agli occhi anche senza spulciare ricevute e fatture glielo hanno contestato ma non hanno chiesto indietro i soldi: hanno messo a verbale che quella somma non era giusta, senza imporre la ripresentazione del bilancio, ma solo indicando di "fare attenzione l’anno dopo". E a me sono venuti pure a dire "però glie l’abbiamo fatta vedere, eh?"]

  • PietroGE

    Alberto, perché non ti informi invece di sparare simili scemenze?

    -L’euro è stato imposto da Mitterand a Kohl come prezzo per la riunificazione tedesca. Aveva persino minacciato di mettere il veto. Basta fare una ricerca su Google.

    -Non c’è bisogno di commentare il casino che hanno fatto Varoufakis &Co in Grecia.  I lettori di CdC lo conoscono molto bene e i greci lo stanno ancora pagando.

    -L’euro non c’entra niente con la globalizzazione finanziaria perché è limitato all’Europa ed è venuto dopo. Il Big Bang finanziario, inizio della globalizzazione, è cominciato prima.

    Comincia a leggere qui : https://en.wikipedia.org/wiki/Big_Bang_(financial_markets)

  • Denisio

    Che tristezza e che desolazione….poi questa gente frustrata quando scende in strada si mette a strombazzare a destra e manca con il primo che gli fa perdere 5 secondi di tempo al semaforo, oppure con il ciclista o il pedone che lo fa rallentare, questi diventano i capri espiatori del loro malessere accumulato e fungono da valvola di sfogo mentre la società sembra un manicomio.
    Eppure a ben vedere questi non sono deterrenti al pricipio di abbattere il sistema ma sono esattamente i motivi principali. La qualità della vita è andata proprio scemando per gran parte della gente e molti non possono più sviluppare pensieri critici perchè avilluppati da una realtà totalmente distorta, non possono concepire il senso di una frase: "se devi vivere per strisciare alzati e muori" perchè l’incubo che vivono è come una specie di sonnifero degli istinti di sopravvivenza e accettare di svegliarsi dal sonno soporifero e mistificatorio della realtà spesso provoca una paura più grande della morte perchè sarebbero costretti a rivedere quasi tutti i loro credo ad iniziare dai loro passatempi o vizi preferiti quindi rimangono sempre così.. Inutile insultarli.

    I francesi sono famosi per gli sport estremi, credo che in alcuni di loro si possa far largo l’idea di sfidare il sstema per provare il proprio autocontrollo e spirito di squadra, ho visto alcuni video dove si vede che sanno muoversi in gruppo e probabilmente l’ideale comune non è nemmeno messo in discussione.
    Quello che mi dispiace è pensare che qualcuno di loro aspetterà che la protesta infiammi anche in italia…

  • venezia63jr

    Makkia,
    tu non mi capisci. Io non sono per fare sceneggiate, prima di tutto
    miconvinco che se mi prendono mi fanno nero e io non ho
    voglia di essere torturato. Poi inutile andare in piazza per sfilare sotto
    i manganelli, mentre i responsabili si guardano lo spettacolo in
    tv. Io ho avuto una illuminazione quando moltissimi anni fa lessi
    un libro sulla rivoluzione russa, la famosa polizia ceka, ricevette
    l’elenco delle persone influenti che potevano costruire una opposizione,
    li trovarono in ogni luogo della vasta russia e li zittirono.
    Se tagli la testa al toro, il resto della mandria si disperde.
    Siccome abbiamo visto che non sisachi non vuole lo sfaldamento
    dell’europa, questo nonsisachi ha gia’ preparato un esercito europeo
     fatto dapolacchi e una polizia anche questa con licenza di uccidere,
     io al posto dei capi sindacalisti mi preoccuperei, si fa presto a sparire.
    Se bisogna giocare duro bisogna mettersi in mente che si muore.

  • Denisio

    Se hai paura di morire, tanto vale che vivi da schiavo di merda, finchè la politica diluirà il tuo decesso in qualche lustro per non avere responsabilità dirette e pesi sulla coscienza. Stanne certo.

  • makkia

    Non è che non ti capisco.
    E’ che conosco l’alternativa.

    A parte le storie personali, mi viene in mente un filmato della primissima occupazione dei posti di polizia nel Donbass da parte dei "filo-russi".

    Invadono la centrale incazzatissimi, un poliziotto li aspetta sulle scale con un mitra, perfette Termopili dove fare una strage rischiando poco.
    Terrorizzato, urla: "Indietro! Adesso sparo!"
    Nessuno indietreggia di un passo. Si fermano e gli urlano "E spara, finocchio, spara" e "quanti proiettili hai nel caricatore?" poi cominciano a salire le scale.
    Il poliziotto ha continuato a urlare istericamente "sparo" finché sono arrivati a disarmarlo. Gli altri poliziotti si sono arresi.

    Non è che erano tutti pazzi. E’ che arriva il momento "o la va o la spacca". Difficilmente lo incontri quando sei solo, questo momento. Ma in gruppo funziona così.

    E’ comprensibile aver paura della polizia che ti viene a prendere a casa, o dei servizi che ti "suicidano". Ma la rivolta, la piazza, sono un’altra cosa.

    In Sudamerica non li hanno fermati neanche con gli squadroni della morte e con lo sterminio indiscriminato di centinaia di migliaia di persone.
    Perché è così che sono fatti gli uomini.
    Non "machos" super-eroistici: tranquilli padri di famiglia e ragazzi che normalmente vogliono solo sbaciucchiare una ragazza. Quando sono in gruppo e pensano che ne vale la pena, non li fermi. E non hanno bisogno del leader, per essere inarrestabili. Gli basta pensare quello: stavolta ne vale la pena.

  • Denisio

    Bravo. Non c’è bisogno di aggiungere altro se non che …dopo… sbaciucchiare la ragazza diventa ancora meglio