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LA LEGGE ACERBO SI RIPETE, CON LA FARSA ITALICUM

DI FEDERICO DEZZANI

federicodezzani.altervista.org

Il 21 luglio 1923, dopo nove mesi di governo, Benito Mussolini ottiene dalla Camera il voto di fiducia sulla riforma elettorale, legge Acerbo, che superando il sistema proporzionale del 1919 ed introducendo un maggioritario che attribuisce 2/3 dei deputati alla lista di maggioranza relativa che superi il 25% dei voti espressi, sancisce il suicidio dell’assemblea rappresentativa e l’inizio della rapida fascistizzazione delle istituzioni. Il 28 aprile 2015, dopo quattordici mesi di governo, Matteo Renzi impone al Parlamento il voto di fiducia sulla riforma elettorale, legge Italicum, che assegna il 55% dei parlamentari alla lista che superi il 40% dei voti espressi al primo turno oppure vinca il ballottaggio, abbinandola ad una riforma del Senato che abolisce il bicameralismo. Le analogie tra i due iter sono impressionati e lasciano supporre che dietro l’azione politica del premier ci sia Michael Ledeen, l’ambiguo intellettuale diviso tra studi del fascismo e servizi segreti.

La Legge Acerbo, all’insegna della Gran Loggia d’Italia degli ALAM

Nota: per la stesura del paragrafo ci basiamo su “Mussolini il fascista; La conquista del potere / 1921-1925”; Renzo De Felice, Giulio Einaudi Editore, 1966.

La serata tra il 26 ed il 27 ottobre 1922, nelle sale dell’Hotel Vesuvio di Napoli, il Consiglio Nazionale del partito fascista decide di passare all’azione: presenti Benito Mussolini, Michele Bianchi, Italo Balbo, Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi, Attilio Teruzzi, Giuseppe Bastianini e Achille Starace. La mobilitazione delle squadre fasciste scatterà il 27 e, occupate le località chiave del Centro-Nord Italia, l’ordine è di convergere velocemente verso Roma: un’eventuale opposizione da parte dell’esercito è contemplata ma sostanzialmente esclusa, anche perché le forze armate fedeli alla corona avrebbero poche difficoltà a soffocare il putsch e ad impedire ai fascisti di entrare nella capitale, qualora Vittorio Emanuele III firmasse lo stato d’assedio.

Mussolini torna prontamente a Milano, capitale di quel nord dove il fascismo è germinato e cresciuto, e sosta a Roma cambiando treno solo pochi attimi, il tempo però sufficiente per un prezioso incontro, utile a costruire il retroterra politico fondamentale per il successo dell’azione pseudo-militare: in stazione Mussolini intrattiene un colloquio con Raul Palermi, il venerabile maestro della Gran Loggia d’Italia degli ALAM, ovvero l’obbedienza massonica di Piazza del Gesù (alias il Nazareno) che pratica il rito scozzese antico e accettato. Il rito scozzese ha dato i natali agli alti gradi della massoneria speculativa (dal terzo al 33esimo) fortemente intrisi di insegnamenti alchemici, gnostici, ermetici, cabalistici ed egizi e Piazza del Gesù non ha fama di radicati sentimenti democratici.

Alla loggia di piazza del Gesù appartengono le figure di spicco del fascismo delle origini (Italo Balbo, Cesare Rossi, Giacomo Acerbo, Costanzo Ciano, Giuseppe Bottai, Edmondo Rossoni) ma soprattutto gli alti ufficiali delle forze armate (il generale Arturo Cittadini e l’ammiraglio Paolo Emilio Thaon di Revel) che ricopriranno un ruolo fondamentale nel convincere il re a non proclamare lo stato d’assedio per bloccare l’afflusso su Roma delle squadre fasciste.

Quando Mussolini risale in carrozza alla volta di Milano riferisce infatti a Cesare Rossi, anch‘egli iniziato alla loggia degli ALAM, che Raul Palermi ha rassicurato che i comandanti della guarnigione di Roma ed il generale Arturo Cittadini, primo aiutante di campo del re, assisteranno i fascisti nel loro moto e sono fidati perché tutti membri della sua osservanza: il venerabile maestro si mostra di parola e nei successivi due giorni, il 28 ed il 29 ottobre 1922, lavorerà incessantemente per tessere i fili tra Quadrumvirato, Montecitorio, Viminale e Quirinale.

Il 27 ottobre i fascisti di Pisa, Cremona e Firenze (dove il legame tra il partito e la loggia di Piazza del Gesù è simbiotico) entrano in azione, occupando le stazioni ferroviarie e gli snodi stradali; il 28 controllano Perugia e Mussolini pubblica sul Popolo d’Italia un proclama dove incita alla rivoluzione: gli uffici telegrafici sono invasi, le prefetture occupate, i treni requisiti per favorire il convergere su Roma delle milizie, i presidi militari smantellati grazie alla connivenza dell’esercito che spesso fornisce ai fascisti le armi. L’autorità dello Stato si sta squagliando e con lei il governo di Luigi Facta: il primo ministro alle 9 mattina del 28 si reca dal Quirinale per chiedere che sia proclamato lo stato d’assedio, il sovrano rifiuta ed alle 11.30 Luigi Facta presenta le dimissioni.

Il 29 ottobre nasce e muore l’idea di un governo Salandra e il 30 ottobre, infine, Benito Mussolini, neppure 40enne, sale in camicia nera al Quirinale alle 11 di mattina, per poi farvi ritorno alle 19.30 con la lista dei ministri. L’attivismo di Raul Palermi termina qui? No, nelle successive settimane viaggerà tra Inghilterra e Stati Uniti d’America per informare i fratelli muratori sugli sviluppi della situazione italiana.

La maggioranza parlamentare su cui basa il governo è quella uscita dalle elezioni del 1921, dove il “blocco nazionale”, nella cui lista sono stati eletti i fascisti, governa a fianco di popolari, nazionalisti, liberali e giolittiani: Mussolini teme persino che gli sia giocato qualche colpo basso in occasione del voto di fiducia e chiede invano al re che gli sia firmato un decreto per lo scioglimento in bianco della Camera, prontamente rifiutatogli da Vittorio Emanuele III. Superato lo scoglio del voto alla Camera il 17 novembre, gli sforzi di Mussolini si concentrano quindi sulla modifica della legge elettorale, da riscrivere affinché entri a Montecitorio il maggior numero possibile di uomini fidati. L’operazione non è semplice, considerato che sono indispensabili i voti degli alleati di governo, in primis i popolari che propugnano il mantenimento del proporzionale. Mussolini, però, da grande tattico qual’è (e infimo stratega), dosando sapientemente bastone e carota, accompagna al suicidio la Camera dei Deputati.

Falliti i tentativi di modificare la legge elettorale includendola nella materie delegate al governo e poi per decreto reale, a Mussolini non rimane che la via di una regolare approvazione da parte della Camera, dove è necessario superare la strenua difesa del sistema proporzionale da parte delle opposizioni (PSI e PCI in testa) e del partito popolare di don Luigi Sturzo. Per facilitare l’iter, Mussolini lascia cadere l’idea di abbinare alla riforma elettorale quella costituzionale.

Le prime indicazioni di quella che sarà poi la “legge Acerbo” appaiono già nel novembre del 1922 sulle pagine del Popolo d’Italia, in un articolo di Michele Bianchi: sistema maggioritario con due terzi dei deputati alla lista che ottenga la maggioranza, rappresentanza proporzionale alle altre liste per il restante terzo dei posti, circoscrizioni allargate alle regioni.

A stendere il disegno di legge nella primavera del 1923 è incaricato l’economista Giacomo Acerbo, abruzzese di nobile origine e affiliato alla Gran Loggia d’Italia degli ALAM: il 9 giugno 1923 Mussolini può già presentare a Montecitorio il disegno di legge, chiedendo che per il suo esame la presidenza della Camera nomini una commissione di 18 deputati, con l’impegno a riferire entro due settimane. Il dibattito sulla legge elettorale si infiamma e tutti gli occhi sono puntati sui popolari, gli unici in grado di affossare la riforma: se infatti i seguaci di don Luigi Sturzo sono minoritari in commissione, così non è in aula, dove possono aggregare facilmente una maggioranza contro il disegno di legge.

L’azione dispiegata da Mussolini contro il PPI è duplice: a livello provinciale è data luce verde alla squadre fasciste affinché devastino circoli e sedi delle organizzazioni cattoliche, indicano grandi manifestazioni contro il PPI, sciolgano le amministrazioni popolari e commettano aggressioni ed intimidazioni contro religiosi e laici. Messe in moto le squadre, Mussolini può quindi concentrarsi sulla seconda e decisiva manovra: convincere il Vaticano ad allontanare dalla segreteria del PPI Don Luigi Sturzo, senza il quale il partito è acefalo e sottoposto alle potenti spinte centrifughe tra cattolici di sinistra e conservatori filo-fascisti. Creando una gravosa atmosfera di minacce e repressa violenza, il partito fascista lascia intendere al Vaticano che il ritiro del sacerdote siciliano è indispensabile per evitare la rottura dei rapporti e che siano scatenate “misure eccezionali e definitive contro il popolarismo”: il Vaticano cede ed il 10 luglio, lo stesso giorno che la legge Acerbo comincia ad essere discussa a Montecitorio, don Luigi Sturzo si dimette dal PPI.

Il capogruppo alla Camera del PPI, Alcide De Gasperi, difetta totalmente del carisma e del polso di don Sturzo ed è incapace di domare le diverse pulsioni all’interno del partito, tanto più se messo di fronte ad un abile politico come Benito Mussolini, che si insinua con scaltrezza tra le fratture dentro il PPI: con un magistrale discorso tenutosi il 15 luglio 1923, Mussolini invita a votare la fiducia di governo sulla legge Acerbo rinunciando ai toni minacciosi, e dipingendo al contrario il fascismo come rispettoso del Parlamento, “elezionista”, in via di profonda trasformazione e normalizzazione, pregando i deputati di non irrigidirsi nella coerenza formale dei partiti ma di ascoltare il monito della coscienza ed “il grido incoercibile della nazione” (era pur sempre stato giornalista ed agitatore socialista e, a differenza dell’attuale premier, formulava pensieri superiori a 150 caratteri).

Il discorso di Mussolini sortisce l’effetto sperato di disorientare l’opposizione ed innescare la spinte centrifughe del PPI, facendo leva sui clerico-conservatori: un numero crescente di deputati del PPI annuncia che è disposta a votare la fiducia e tra espulsioni, dimissioni e allontanamento il popolarismo perde la sua ala destra. Si arriva così al voto di fiducia del 21 luglio 1923 che sancisce la clamorosa vittoria di Benito Mussolini: con 223 voti favorevoli e 123 contrari la legge Acerbo è approvata grazie alla decisione di un’assemblea rappresentativa che, tra intimidazioni ed interessi di piccolo cabotaggio, delibera la sua sostanziale soppressione.

Il successivo pensiero di Mussolini è quindi aggregare una lista tale da conquistare la maggioranza relativa, superando il 25% dei voti espressi, ipotecando così i 2/3 della Camera (il Senato è di nomina regia e non rappresenta un ostacolo per Mussolini che ha già trovato un modus vivendi con il Re): si tratta quindi di formare il cosiddetto “listone” per le elezioni politiche del 1924.

Prende quindi vigore il processo all’interno del fascismo iniziato già all’indomani del 1923 e concluso entro il 1929: il PNF si nazionalizza ed allo stesso tempo estingue, inglobando lo Stato. Le componenti del primo fascismo (1919-1922) sono espulse, per poi riaffiorare come un fuoco di paglia a Salò nel 1943: repubblicani, diciannovisti, interventisti, futuristi, sindacalisti, intransigenti e l’ala sinistra del partito.

Al loro posto è creato un partito-nazione il cui compito è assimilare “tutte le forze nazionali”, intendendo con questo termine “tutte quelle che si riconoscono genericamente nazionali, parte cioè di una comune collettività volontaristicamente intesa e quindi senza effettive divisioni al proprio interno”.

In sostanza si aprono le porte a clerico-conservatori, nazionalisti, monarchici, burocrati, grande industria ed alta finanza, in un processo che in pochi anni cambia volto al partito: la maggior parte dei fascisti della prima ora, quelli che aspettano la “seconda ondata” che non verrà mai, lasciano il PNF entro il ’27, cala il numero di fascisti della piccola e media borghesia produttiva ed in parallelo aumenta l’incidenza degli “ex-fiancheggiatori” ora fascisti (industriali, agrari, professionisti ed impiegati dello Stato) e semplici opportunisti che si affrettano a tesserarsi.

La legge elettorale Acerbo, con la sua impostazione fortemente maggioritaria, è quindi propedeutica alla nascita del partito-nazione, una lista di sintesi nazionale, oppure, per usare un termine attuale, un Partito della Nazione.

Il 25 gennaio 1924 la Camera è sciolta e le elezioni indette per il 6 aprile: il PCI, il PSI ed PPI si presentano autonomamente in tutte le circoscrizioni, demoralizzati e tentati dal disertare il voto, con l’unica eccezione del socialista Giacomo Matteotti che invita inutilmente all’unione delle sinistre.

Mussolini, galvanizzato invece dalla riforma elettorale tagliata a sua misura, dà alla consultazione elettorale non il carattere di voto al PNF, bensì di un plebiscito nazionale a favore della sua persona e della politica finora perseguita: la Lista Nazionale o “il listone” è già epurata di intransigenti, “veteranisti e puristi” ed al loro posto sono imbarcati i più malleabili liberali, nazionalisti ed ex-popolari.

Alle elezioni del 6 aprile il listone trionfa e, con il 60% delle preferenze espresse, elegge i parlamentati che voteranno di lì a breve le leggi fascistissime, ponendo le basi del regime.

La Legge Italicum, all’insegna della Gran Loggia d’Italia degli ALAM?

Molte sono le analogie tra la scalata al potere di Matteo Renzi e Benito Mussolini, che travalicano la semplice età anagrafica di 39 anni cui diventano premier: entrambi salgono al Quirinale non sull’onda di un’elezione ma di un’oscura crisi di governo, entrambi trovano nel Quirinale un complice decisivo nell’assegnare loro l’incarico di primo ministro; entrambi dispongono di un esiguo numero di parlamentari loro strettamente fedeli e ciò nonostante riescono ad attuare riforme decisive per le sorti dello Stato; entrambi sono tentati da mettere subito in cantiere la riforma della Costituzione e della legge elettorale, ma mentre Mussolini procrastina la prima per facilitare il voto della seconda, Renzi le porta avanti insieme, pressato dalla necessita di abolire il bicameralismo perfetto che non è contemplato dallo Statuto Albertino.

Mussolini, sebbene anticlericale da giovane ed ateo fino alla morte, non nutrì mai simpatia verso la massoneria ma, memore dell’aiuto decisivo ricevuto durante la marcia su Roma, anche dopo l’autunno 1923, quando è dichiarata l’incompatibilità tra fascismo e libera muratoria, rimane in ottimi rapporti con la loggia di Piazza del Gesù, esprimendo simpatia per “un ordine nazionale che all’infuori di ogni settarismo serve la Patria con fedeltà al Governo nazionale”.

Non esistono al momento fonti sufficientemente autorevoli per affermare con sicurezza che Matteo Renzi appartenga alla massoneria speculativa, ma quel che è certo è che i personaggi che lo hanno assistito nella fulminea carriera politica e la sua stessa azione politica sono riconducibili alla massoneria ed ai suoi principi. Massone di rito scozzese è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intimo degli ambienti nord-atlantici fin dagli anni ’701; massone è la maggioranza politica che lo insedia a Palazzo Vecchio, spodestando gli ex-PDS Leonardo Domenici e Graziano Cioni, ostili, secondo il piduista Licio Gelli, alle potentissimi logge massoniche di Firenze2; massone è Denis Verdini3, il braccio destro di Silvio Berlusconi che soprintende alla stesura ed all’esecuzione del Patto del Nazareno e che sarebbe pronto a votare l’Italicum per poi fondersi con i suoi fedelissimi nel futuro Partito della Nazione;4; di ispirazione massonica è il disegno delle riforme costituzionali che, nel silenzio assordante di media ed istituzioni ormai moribondi, sono attuate a colpi di fiducia da una Parlamento giudicato illegittimo dalla Corte Costituzionale5, tendendo verso un assetto che ricalca punto per punto il Piano di Rinascita Democratica della loggia P26.

Per Benito Mussolini è vitale il sostegno della Gran Loggia d’Italia degli ALAM, mentre il Grande d’Oriente d’Italia, la loggia rivale di Piazza del Gesù da cui si distingue per posizioni meno conservatrici e più anti-clericali, si mantiene defilato, se non ostile.

E nel caso si Renzi, quale loggia è stata determinante? Gli ALAM o Palazzo Giustiniani? Quasi sicuramente il supporto a Renzi proviene, come per Mussolini, dagli Antichi Liberi Accettati Muratori: di ambito conservatore, repubblicano e filo-israeliano sono infatti i primi contatti di Matteo Renzi negli USA (Michael Ledeen, Richard Perle, Ronald Spogli, Arthur Schneier, Martin Lipton, etc.); più coerente alla natura di catto-massone, sarebbe l’affiliazione o vicinanza di Renzi agli ALAM; chiaramente fascisteggiante è infine il disegno di un Partito della Nazione, motivo per cui, come nel 1922, sono gli ALAM gli indiziati numero uno nel sostegno a Renzi.

Mussolini e Renzi sono entrambi convulsamente nominati premier a 39 anni, con uno scarto di due mesi di vantaggio per l’ex-sindaco di Firenze: l’establishment anglosassone, che ha interessi vitali in Italia data la sua centralità nel Mediterraneo, nell’uno e nell’altro caso impone ai potentati locali, legati per denaro e cultura a Londra e Washington, una svolta autoritaria che si giustifica nella criticità in cui versa la penisola.

Nel caso di Benito Mussolini sono il biennio rosso (1919-1920) ed il timore che in Italia si instauri un governo comunista a spingere la City di Londra ad avvallare la marcia su Roma. Nel caso di Renzi è invece il biennio dello spread rosso (2011-2012) ad obbligare la finanza anglosassone ad intervenire: l’euro, anziché partorire gli Stati Uniti d’Europa, conduce l’Italia ad un passo dal default che, la storia insegna, quando si consuma è spesso accompagnato da stravolgimenti di alleanze e schieramenti. Renzi è quindi, come Mussolini nel 1922, l’uomo che garantisce lo status quo.

Sia Mussolini che Renzi, infatti, si insediano in corrispondenza di situazione economiche-finanziarie molto cupe. L’economia del 1919-1922 è fiaccata da scioperi ed agitazioni nelle campagne; i salari reali, fatto pari a 100 il 1913, sono a 101 nel 1922 e scendono a 92 entro il 1924; il bilancio è in disavanzo cronico ed i settori dell’alta finanza premono affinché sia instaurato un solido ed autoritario governo che persegua il pareggio di bilancio, obbiettivo rincorso da Mussolini fino al disastroso rientro della lira nel sistema aureo a “quota 90” (1927).

Nel caso di Renzi la situazione è persino peggiore perché l’impossibilità dello Stato di emettere moneta e l’attuazione di politiche di austerità per distruggere la domanda interna e salvare il sistema a cambi fissi noto come “euro” ha prodotto un’esplosione del debito pubblico, della disoccupazione e la distruzione del 25% della base industriale. Renzi, come Mussolini, è incaricato di attuare improbabili risanamenti dei conti a colpi di fiducia, attingendo dalla cassetta del neoliberismo che contiene strumenti come privatizzazioni e precarizzazione del lavoro.

Renzi, come Mussolini, sa però che la propria posizione è periclitante ed ha urgenza di blindarsi modificando in senso maggioritario la legge elettorale (abrogando anche il bicameralismo perfetto) e fissando le elezioni il prima possibile, previo lo scioglimento del Parlamento da parte del Presidente della Repubblica, versione aggiornata di Vittorio Emanuele III di Savoia.

La modifica della legge elettorale, di cui uno dei più indefessi sostenitori era ed è Giorgio Napolitano7, è infatti la stella polare dell’azione di Renzi sin dalla sua nomina a segretario del PD nel dicembre del 2013 e, durante una direzione del PD nel gennaio del 20148, un mese prima dell’ingresso a Palazzo Chigi, l’ex-sindaco di Firenze delinea già a grandi linee la riforma elettorale cui affibbia il nome “Italicum”: premio di maggioranza che porti al 53%-55% chi ottiene il 35% dei voti; ballottaggio se nessuna lista raggiunge questa soglia; mini-liste bloccate da sei candidati per ogni circoscrizione. La minoranza del PD insorge già allora, tanto più che Renzi, conscio probabilmente di non poter contare sui voti degli ex-DS, allaccia un canale diretto con Silvio Berlusconi, sigillato quegli stessi giorni dal Patto del Nazareno.

È proprio grazie all’accordo sovrainteso da Denis Verdini se l’Italicum può superare il 27 gennaio 2015 l’unico vero scoglio che minaccia di affondare la riforma elettorale: il voto a Palazzo Madama, dove Matteo Renzi, senza i determinanti voti di Forza Italia, non è autosufficiente. Il Patto del Nazareno svolge però alla perfezione il suo scopo e l’Italicum è approvato con il sostegno decisivo di Silvio Berlusconi, che rinfaccia a Renzi di non avere più la maggioranza nella camera alta9.

Il 31 gennaio l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale provoca la rottura (sostanziale o di facciata?) del patto del Nazareno,dallo stantio odore di massoneria10, come lo definisce Ferruccio De Bortoli. L‘iter dell’Italicum è però ora in discesa: il 20 aprile 2015 Matteo Renzi epura dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera i dieci esponenti della minoranza interna al Pd, in modo da impedire che siano apportate modifiche alla riforma licenziata dal Senato (dove ora la maggioranza è in forse), e li sostituisce con deputati di fiducia (problema che non ha Mussolini, dato l’ostruzionismo proviene solo dai deputati popolari, socialisti e comunisti).

Quindi, fedele allo schema mussoliniano, Matteo Renzi indice un consiglio dei ministri lampo il 28 aprile 2015, che autorizza la questione di fiducia sulla riforma elettorale, poi posta lo stesso pomeriggio dal ministro per le riforme Maria Elena Boschi11. L’approvazione dell’Italicum, tra minacce di voto anticipato e promesse di un posto nelle liste bloccate, è praticamente scontata ed il governo incassa già il 29 aprile la fiducia sul primo articolo della riforma, cui succedono senza intoppi le successive due in attesa del voto finale previsto per il 4 maggio.

Cosa prevede la riforma elettorale in votazione alla Camera, in cui più di un costituzionalista ravvisa peraltro forti criticità12? In sostanza l’Italicum è una legge Acerbo edulcorata dal doppio turno che consente alla lista di maggioranza relativa il controllo della Camera in due riprese, anziché una: la lista che superi infatti il 40% dei voti espressi al primo turno ha infatti diritto ad un premio di maggioranza del 15%; se nessuna lista supera la soglia del 40%, i due partiti più votati si affrontano al ballottaggio ed al vincitore spettano comunque 340 deputati su 630 (circa il 55%).

Gli effetti prodotti dall’Italicum sono quindi simili alla legge Acerbo: un lista che raccogliesse il 26% dei voti espressi al primo turno, con l’Italicum potrebbe conquistare il 55% dei deputati e con l’Acerbo il 66%. La differenza sono quisquilie, tanto più se si considera che il minor numero di deputati di cui Matteo Renzi disporrebbe è compensato dall’incredibile facilità con cui l’ex-sindaco di Firenze sta ottenendo l’approvazione della riforma elettorale.

Abbiamo visto come Benito Mussolini, alle prese con il temibile PPI di don Luigi Sturzo che difende strenuamente il sistema proporzionale, deve ricorrere ad un’articolata manovra per ottenerne il voto di fiducia: squadre fasciste per intimorire le organizzazioni cattoliche; velate minacce al Vaticano affinché allontani don Sturzo dalla segreteria del PPI; sinuosa retorica per presentare il partito fascista come una forza sulla strada dell’istituzionalizzazione; blandizie verso i clerico-conservatori garantendo loro un futuro nel PNF. Il PPI, considerata la divisione delle sinistre e l’acerbità del PCI, è poi l’unica ma temile forza che possa contendere la vittoria elettorale al listone fascista: l’eliminazione politica di Don Sturzo travalica la semplice necessità di approvare la legge Acerbo e punta ad indebolire strutturalmente il popolarismo, privandolo della sua guida carismatica.

Per Matteo Renzi la strada per l’approvazione dell’Italicum è stata invece spianata dal Patto del Nazareno, grazie a cui è stato superato senza colpo ferire il voto del Senato.

Anche quando Silvio Berlusconi ha tolto per meri fini tattici il suo sostegno alla riforma elettorale, non sono mai mancati i potenziali voti per approvare la legge alla Camera: a riempire i vuoti dell’ala sinistra del PD si sono dichiarati disponibili i deputati di Denis Verdini ed una ventina di grillini13, confermando che il M5S è un finto partito d’opposizione, creato per catalizzare il voto di protesta e sterilizzarlo, permettendo così a Matteo Renzi di governare indisturbato.

La parte che fu del PPI nell’iter di approvazione della legge Acerbo è oggi giocata dagli ex-DS e dall’ala sinistra del PD che, sfilacciata ed acefala, non ha mai rappresentato una minaccia all’approvazione dell’Italicum neppure lontanamente paragonabile al pericolo che il popolarismo costituisce per la legge Acerbo: specialmente se si considera che Renzi non ha nessuno interesse ad inglobare l’elettorato della minoranza PD e può quindi attaccare frontalmente i suoi rappresentati.

Arriviamo infatti ora all’ultima, macroscopica analogia, tra Benito Mussolini e Matteo Renzi: la riforma delle legge elettorale è la premessa per la radicale trasformazione del partito che li accompagna alla Presidenza del Consiglio e, più nel dettaglio, per la sua sublimazione in un partito-Stato, alias partito-nazione, alias Partito delle Nazione.

A gettare le fondamenta teoriche della “nazionalizzazione-estinzione” del PNF è, all’indomani della Marcia su Roma, Dino Grandi, anch’esso affiliato alla Gran Loggia d’Italia degli ALAM ed in contatto con gli ambienti anglosassoni fin dalla campagna interventista del 1914-1915. Scrive Grandi:

“Man mano che lo Stato si organizza e si rafforza e il Fascismo entra attraverso un processo di assorbimento osmotico in tutti i gangli nervosi dello Stato, i partiti scompaiono, anche il nostro”.

Il PD di Matteo Renzi che, in base agli ultimi sondaggi14, conquisterà il 55% dei deputati di Montecitorio grazie al 37% dei voti espressi a fronte di un’astensione superiore al 40% (quindi con il voto favorevole del 22% del corpo elettorale) non potrà più esprimere nessuna politica di “parte”, salvo spingere all’insurrezione il restante 80% dei cittadini con diritto di voto. Si limiterà quindi all’amministrazione del potere, con un’attenzione particolare verso la propria base elettorale e tanta retorica nazional-popolare che Matteo Renzi già sfoggia: “L’Italia e’ un grande Paese e non prende ne’ reprimende ne’ lezioni”, “Avremo un ruolo leader nei prossimi vent’anni”, “Basta lezioni dall’Unione Europea”, etc. etc.

Solleticato da Washington e Londra, Renzi ha anche accarezzato nel febbraio del 2015 l’idea di un intervento militare in Libia, per risvegliare l’ardore coloniale degli italiani.

L’ex-sindaco di Firenze è intenzionato persino a completare il processo che a Mussolini balena solo nella mente: sciogliere formalmente il partito che presiede e rifondarlo attribuendogli un nome che espliciti chiaramente la sua funzione, ossia Partito della Nazione.

Qualsiasi richiamo alla sinistra così scomparirebbe e sarebbe molto più facile inglobare, come fece il PNF dal 1922 in avanti, gli strati più moderati e conservatori della società italiana, espellendo gli “intransigenti” che non sarebbero più gli squadristi alla Farinacci ma gli ex-comunisti come Bersani e Cuperlo: si sfonderebbe quindi nell’elettorato della media borghesia, degli impiegati dello Stato e degli astensionisti interessati a ritorni economici dal loro tesseramento al PdN. La stella polare del Partito della Nazione, ennesima analogia con il PNF fascista, sarebbero però l’alta finanza (la grande industria è scomparsa) in tutte le sue forme (FMI, BCE, BlackRock, JP Morgan, Goldman Sachs) e le potenze anglosassoni, dove Washington prende le veci che Londra svolge per Mussolini.

Il ruolo di Michael Ledeen

In conclusione si può affermare che le analogie tra gli esordi di Benito Mussolini e Matteo Renzi non sono solo lapalissiane ma così stringenti da suscitare più di un interrogativo: leggendo “Mussolini il fascista; la conquista del potere 1921-1925” dello storico reatino Renzo De Felice, sembra di scorrere il copione dell’azione politica di Matteo Renzi che, punto per punto, ricalca le mosse di Benito Mussolini, dall’Italicum/Acerbo al Partito della Nazione/partito-nazione. È una portentosa coincidenza? Probabilmente, no.

Uno degli studiosi con cui collabora a lungo Renzo De Felice (1929-1996) è infatti il filosofo, scrittore, intellettuale neo-conservatore Michael Ledeen (1941), che dallo storico reatino mutua in particolare il concetto difascismo-movimento contrapposto a fascismo-regime: i due ne discuto insieme nel controverso libro edito da Laterza nel 1975 “Intervista sul fascismo”, poi tradotto in inglese col titolo “Fascism: An Informal Introduction to Its Theory and Practice”.

Il proteiforme Ledeen non si limita allo studio della storia italiana, con un particolare focus su fascismo e Niccolò Macchiavelli (da cui estrapola l’idea della dittatura temporanea di un Principe virtuoso per risollevare una società in crisi15), ma allarga i propri interessi al campo della politica e dei servizi segreti. Nella veste di intellettuale neo-conservatore partecipa infatti al pensatoio statunitense American Enterprise Institute, dove, attraverso illustri personaggi come Paul Wolfowitz, John R. Bolton, Frederick Kagan, è prima architettata “la guerra al terrore” contro Afghanistan, Iraq e “stati canaglia” vari e poi la sanguinosa destabilizzazione del Medio Oriente (Siria, Libia e nuovamente Iraq) con l’attiva collaborazione di Israele, Turchia e monarchie del Golfo.

Il Levante e il vicino Oriente è un terreno che Ledeen conosce bene, considerato che negli anni dell’estenuante guerra tra Iran ed Iraq del 1980-1988, quando gli USA ed Israele armano ora l’uno ora l’altro belligerante in modo da protrarre il conflitto, il nome dell’intellettuale neo-con spunta nell’affare Iran-Contras: Ledeen si accorda nel 1985 con le autorità di Tel Aviv per vendere segretamente armi a Teheran16 usando canali israeliani. Il ricavato è poi dirottato in Nicaragua per finanziare le operazioni sporche della CIA contro il sandanista Daniel Ortega.

In quello stesso anno Leeden fa una capatina in Italia, balenando nella crisi di Sigonella: quando i caccia americani intercettano l’aereo su cui viaggiano i terroristi palestinesi dell’Achille Lauro, è Ledeen che sveglia Bettino Craxi all’hotel Raphael per chiedergli che il Boieng sia fatto atterrare a Sigonella. Sebbene Craxi acconsenta, l’inafferrabile Giulio Andreotti, con un democristiano “ci sono dei problemi”17, salva l’onore dell’Italiano impedendo che la Delta Force americana agisca sull’isola siciliana come una polizia coloniale.

Dichiarato già negli anni ’80 persona “non grata” dall’ammiraglio Fulvio Martini a capo del SISMI18, non solo Ledeen non si allontana dall’Italia ma interferisce ancora con la politica nostrana, segnalando a Washington gli amici fidati di USA ed Israele: risale infatti al 2007 l’articolo19 che Ledeen scrive per l’influente rivista conservatrice National Review, dove racconta di aver avuto due anni prima (2005) uno scambio di battute con con giovane amico italiano sui vini del Bel Paese. Il commensale con cui discetta di bottiglie è un rampante e brillante politico toscano, appena rieletto alla presidenza della provincia di Firenze: Matteo Renzi.

Abbiamo quindi uno storico del fascismo, studioso e collaboratore di Renzo De Felice, invischiato in traffici illegali d’armi, inserito nei servizi segreti americani e forse israeliani, neo-conservatore affiliato all’American Enterprise Institute, che diventa mentore di Matteo Renzi fin dal 2005 e, quasi sicuramente, ne segue passo dopo passo la scalata al potere.

È lecito supporre che alla base delle incredibili somiglianze tra gli esordi di Benito Mussolini e Matteo Renzi, ci sia lo studioso del fascismo Micheal Ledeen? Sì, è lecito.

Il Partito della Nazione, nella sua gestazione e nei tratti che sta assumendo, è la versione aggiornata del fascismo-regime o partito-nazione che Dino Grandi e Benito Mussolini concepirono nel 1922-1923.

Micheal Ledeen sta suggerendo a Matteo Renzi come resuscitarlo, passo dopo passo, fiducia dopo fiducia, giorno dopo giorno.

Federico Dezzani

Fonte: http://federicodezzani.altervista.org

Link: http://federicodezzani.altervista.org/la-legge-acerbo-si-ripete-con-la-farsa-italicum/

30.04.2015

NOTE

1 Link

2 http://corrierefiorentino.corriere.it/politica/articoli/2008/12_Dicembre/15/licio_gelli.html

3 http://www.repubblica.it/politica/2010/08/15/news/verdini_statera-6296433/

4 http://www.huffingtonpost.it/2015/04/24/verdini-berlusconi-strappo-definitivo_n_7134016.html

5 http://www.ilgiornale.it/news/interni/porcellum-fuori-legge-parlamento-abusivo-973463.html

8 http://www.repubblica.it/politica/2014/01/20/news/direzione_pd-76436260/

13 http://www.huffingtonpost.it/2015/04/28/italicum-grillo-renzi_n_7161978.html

15 http://www.loccidentale.it/node/17040

16 https://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/US-Israel/Iran_Contra_Affair.html

18 Link

19 http://www.nationalreview.com/article/222402/toast-columbus-michael-ledeen

Pubblicato da Davide

  • cardisem

    Ottima sintesi!
    Credo che sia giunto il momento di andarmi a leggere l’opera di De Felice, che occupa un intero scaffale della mia Biblioteca, ma che dorme lì da anni…
    Però se ho ben inteso:

    «Alle elezioni del 6 aprile il listone trionfa e, con il 60% delle preferenze espresse,»

    Mussolini ottiene comunque il 60 % dei voti, ben al di sopra del 25 per cento…

    Se è così (e cerco di capirci meglio), questo vuol dire molto sulle basi di “legittimità” del nascente fascismo, direi comunque superiori a quelle dell’attuale governo Renzi, terzo governo “non” eletto da un corpo elettorale già di per sé depotenziato dalla vigente legge elettorale, perfino dichiarata “incostituzionale”… Avrebbe dovuto esserci uno scioglimento e nuove elezioni… È già questo un “colpo di stato” del “colpo di stato permanente” che sta caratterizzando il momento politico…

    Se le cose stanno come stanno, il ruolo che nel 1923 fu don Luigi Sturzo e dei popolari, oggi è di Beppe Grillo e del Movimento Cinque Stelle, certamente gravato da problemi interni e da una campagna di diffamazione mediatica che sembra essersi attenuata e trasformata in una campagna promozionale della carta Salvini…

    Se l’Italicum passa, se le restanti forze politiche saranno capaci di superare il loro settarismo, dovranno convergere su un Movimento che si impegni ad abrogare subito l’Italicum, dando vita ad una democratizzazione del Paese creando quanto più possibile forme di democrazia diretta… La “democrazia diretta” non è una “idiozia” come dice il filosofo Cacciari (a suo tempo intellettuale organico del PCI), ma il solo modo il cui il “popolo” può diventare “sovrano” e darsi una costituzione vera che sia espressione della sua effettiva volontà e non di un “comitato di saggi”… una costituzione che sarà perciò sempre difesa a prezzo dell’estremo sacrificio…

    Quanto al Fascismo, che dovrebbe poi essere giudicato per le sue effettive realizzazioni in 14 anni di potere (1925-1939), la sua debolezza è stata proprio la Legge Acerbo… Se si vuole per davvero rappresentare un popolo, nel bene e nel male, non ci si può affidare ad artifici elettorali, ad un gioco delle carte che trasformano un 25 % nel 100 %. Anche perché se poi si sarà trascinati in guerra, si combina assai poco con un dubbio 25 % anziché un effettivo 100 % di un popolo che rinuncia piuttosto alla vita anziché alla “sua” costituzione, quale che ne sia il concreto contenuto.

    Per concludere: dopo due secoli, dalla rivoluzione francese da cui è sorto lo stato moderno, è ormai giunto al suo capolinea il principio stesso della “rappresentanza politica”. Se non si vuole andare a morte certa, non solo degli uomini ma del pianeta stesso per trasformazione climatica indotta da un capitalismo feroce e anti-umano, allora occorre superare la “rappresenta politica” non cercando nuove forme di “cesarismo” ma istituendo forme di "democrazia diretta” e smantellando il sistema mediatico, funzionale alla “rappresentanza politica” e responsabile dell’istupidimento della “gente”, delle “masse”… Il sistema delle libertà: di pensiero, di sua manifestazione, di insegnamento, di ricerca, di cura medica, di critica politica, di manifestazione politica, di riunione (gratuita) in spazi pubblici coperti e scoperti, deve essere al numero 1 di un’ipoteca Nuova Costituzione del Popolo Sovrano… Solo così, a mio modesto avviso, vi è speranza che il Popolo esca dal suo torpore e prenda in mano il suo destino…

  • cardisem

    Renzi le porta avanti insieme, pressato dalla necessita di abolire il bicameralismo perfetto che non è contemplato dallo Statuto Albertino.
    ——

    Posso certamente sbagliarmi, e per evitarlo dovrei immergermi in lunghe e faticose letture (non solo di “storici” quanto soprattutto di “documenti”, gli stessi che sono serviti a De Felice per scrivere i suoi libri, che sono sostanzialmente una sintesi interpretativa dei documenti visitati negli archivi), cosa di cui non ho né il tempo né la voglia, MA a lume di naso mi sembra che il RENZISMO sia qualcosa di assai peggio del FASCISMO storico…

    Basti questa considerazione, credo oggettiva:

    Pur dicendo tutto il male possibile del Fascismo, l’Italia è all’epoca ancora una stato che conserva la sua formale indipendenza e sovranità… A parte la piaga della Massoneria, Mussolini non si è mai proposto come un agente al servizio di potenze straniere… Addirittura cerca una “grandezza” contro potenze mondiali che avevano ben altra stazza e peso che non l’Italietta… Quanto poi alla “dittatura fascista” non si possono ignorare i due maggiori poteri con cui il Fascismo doveva fare sempre i conti: la Corona e la Chiesa. Il Re fu artefice del potere di Mussolini (nel 1923), ma fu anche quello che al fascismo tolse il potere nel 1943, quando apparve che il Duce aveva sbagliato i suoi calcoli e il Nemico era alle porte…, recando a tutti morte e rovina… senza che vi fosse un Governo i grado di difendere gli organi e disgraziati italiani…

    Renzi (e prima di lui Monti e Letta) nasce per conto e nell’interesse di potenze straniere, che vogliono mettere in vendita il Paese, tutte le sue aziende (private e cooperative), tutti i suoi beni, vedere la gente alla fame e alla disperazione, sostituita da più malleabili “migranti” da “accogliere”… sono appunto queste le necessarie “riforme”: tutte nell’interesse di una «Finanza» che non appare nei talk show ma produce talk show (Lilli Gruber donna del Bilderberg)…

    Ripeto: NON faccio e NON ho mai fatto professione di “fascismo”, ma fra “renzismo” e “fascismo” mi sembra un male di gran lunga peggiore il “renzismo”.

  • cardisem

    abolire il bicameralismo perfetto che non è contemplato dallo Statuto Albertino.
    ——-

    Nei Manuali di diritto costituzionali sui quali ho studiato era spiegato chiaramente che il “bicameralismo perfetto” era un artificio appositamente pensato affinché NON potesse ripetersi il meccanismo procedurale con il quale il Fascismo ebbe a conquistare il potere in modo assolutamente “legale”.

    E dunque se adesso si vuole abolire il “bicameralismo perfetto” cosa vuol dire?
    Che si riconoscono come perfettamente fondate le critiche che il fascismo muoveva all’impianto costituzionale basato sul sistema proporzionale? Che una “rappresentanza politica” espressione diretta di un popolo degradato da povertà, ignoranza, disinformazione e quanto altro, non può produrre un certo politico davvero in grado per capacità e onestà di rappresentare la Nazione tutta? Che i parlamentari (al pari dei Professori Ordinari, dei Magistrati, dei Giornalisti, degli Avvocati….) si facciano i “cazzi loro” è ormai di evidenza assoluta…

    Rousseau, padre della nostra democrazia, ebbe a scrivere che su 100 cittadini, di cui 90 era schiavi o servi di qualcuno, era giusto che a decidere fossero i restanti 10 cittadini “virtuosi”…

    Dunque, Renzi giunge alle stesse conclusioni di Mussolini, ma con minore onestà di intenzioni ed anche minori capacità gestionali degli “interessi pubblici”… e minore pietà per un popolo sofferente e sconfortato…

  • cardisem

    una ventina di grillini 13 [federicodezzani.altervista.org], confermando che il M5S è un finto partito d’opposizione, creato per catalizzare il voto di protesta e sterilizzarlo, permettendo così a Matteo Renzi di governare indisturbato.
    ——

    Non sono per nulla d’accordo con questa analisi, che ritengo che infondata anche diffamatoria.
    Quanto alla ventina di teste di c… di cui sopra, io mi spiego così la cosa:
    – tutti quelli che erano nelle liste di Forza Italia, ad esempio, erano stati messi lì credo da Verdini… Lo stesso sistema della “nomina” è stato seguito da tutti gli altri partiti, eccetto il Movimento Cinque Stelle…
    – Qui bastava aver partecipato a una sorta di videogioco, dove bastava mettere il proprio nome (risultando iscritti certificati per via telematica) per poter essere messi in lista… In molti casi sono bastati qualche decina di voti per trovarsi in Lista e quindi catapultati in Parlamento con 20.000 euro al mese, che dei morti di fame sono stati una tentazione fortissima…

    – Quindi i parlamentari del movimento cinque stelli sono assimilabili ad una forma di sorteggio, ad una casualità, del tutto assolutamente distinta dalle “nomine” mirate di tutti gli altri parlamentari… Ad esempio, una Nirenstein, messa in quota Fini, suppongo, mai di altri si è occupata nel parlamento italiano che di fare gli interessi di uno stato estero…

    Certamente, il Movimento Cinque Stelle ha al suo interno tante contraddizioni che sono difetti di nascita, sanabili o meno… ma attribuire intenzioni e finalità assolutamente estranee a militanti di base (come il sottoscritto, che pure ha non poche critiche da fare al “suo” Movimento) trovo che sia cosa inventata di sana pianta…

    E comunque se l’Italicum passa, anche i critici e denigratori del Movimento dovranno probabilmenti trovarsi a scegliere fra Renzi e il Movimento, se non avanza Salvini e va lui al ballottaggio…

  • cardisem

    per la sua sublimazione in un partito-Stato, alias partito-nazione, alias Partito delle Nazione.
    ——-

    Se per Mussolini e il Fascismo mi sembra incontestabili che calzi bene la dizione “Partito della Nazione”, la vedo proprio dura una simile qualifica data a Renzi ed alla aggregazione che riuscirà a creare. Se mai gli si può attribuire il logo di “svendita della Nazione”.

    Mi sono chiesto quale possa essere l’elettorato di riferimento di Renzi. Posto che è una posizione non condivisibile da me che qui scrivo, i casi sono due: 1°) o sono persone in buona fede che si sbagliano 2°) oppure fanno parte di uno strato sociale che trae profitti di regime dal tentativo di Renzi: gente che ha campato, continua a campare o spera di poter campare dal fatto di essere un sostenitore del partito di Renzi, piuttosto che di un altro partito… Se è fondata questa seconda ipotesi, è del tutto inutile parlare con questa gente. Per la prima ipotesi, è pure arduo andarci a parlare e si può solo sperare che la dura lezione dei fatti apri gli occhi a chi li ha tenuti chiusi finora…
    Non so darmi altra spiegazione del “successo” di Renzi.

  • cardisem

    La serata tra il 26 ed il 27 ottobre 1922, nelle sale dell’Hotel Vesuvio di Napoli,
    —–

    Se la mia memoria non difetta (ed è assai probabile che ricordi male o confonda con altro episodio: chi può mi corregga, o confermi) a questa riunione era presente Benedetto Croce, che applaudì…. Successivamente, diede una giustificazione di questo fatto. Se Benedetto Croce è stato il principale oppositore del fascismo, è anche vero che visse indisturbato per tutto il ventennio…

    Non credo che oggi gli oppositori dei regimi oggi al potere in Europa, godano della stessa libertà intellettuale concessa a Benedetto Croce, e ad altri…

  • cardisem

    le forze armate fedeli alla corona avrebbero poche difficoltà a soffocare il putsch e ad impedire ai fascisti di entrare nella capitale, qualora Vittorio Emanuele III firmasse lo stato d’assedio.
    ——-

    Basta questo fatto per poter dire che il “fascismo” fu sostanzialmente voluto dalla Corona per un verso e dal Vaticano per l’altro, dal Vaticano che tolse di mezzo don Luigi Sturzo, il solo – a quanto si legge – сhe avrebbe potuto essere un argine contro Mussolini… Sturzo, non Matteotti…

    Qui apro una digressione su l’assassinio di Matteotti, attribuito in tutti i libri di scuola al fascismo e a Mussolini, che nella famosa seduta del 3 gennaio 1925 (se non ricordo male) si assunse ogni responsabilità.

    A parte ciò che si trova al riguardo nel libro "Il golpe inglese”, dove si parla genericamente di petroli e di una scandalo corruzione dove c’era di mezzo la Corona, mi ha molto colpito una spiegazione sentita a voce da un amico che aveva la passione per queste storie:

    – Mussolini non aveva nessun interesse politico a ordinare l’assassinio di Matteotti. E viene escluso dalla mia fonte che c’entrasse qualcosa. La Libia, lo scatolone di sabbia, era stata conquistata dall’Italia giolittiana nel 1911. Negli anni venti sarebbe stato scoperto da ingegneri italiani che la Libia era invece uno scrigno pieno di petrolio. Gli inglesi avevano interesse a che questa scoperta venisse mantenuta segreta e l’Italia non avviasse una industria petrolifera. Sarebbe stato pagato alla Corona (al re? a membri della casa reale?) un milione di sterline (o somma ingente, peraltro investita in titoli del debito pubblico britannico) perché mettesse tutto a tacere e di petrolio libico non si parlasse… Il petrolio sgorgò dal suolo solo dopo il 1945, quando ormai non ne potevamo avere nessun giovamento… La mia Fonte mi aveva espressamente detto che NON esiste nessun documento che possa provare il fatto… La scoperta l’aveva fatta Matteotti di ritorno dall’Inghilterra… Era di questo fatto che voleva parlare alla Camera, non di Mussolini… Il suo assassinio si spiegherebbe così, non altrimenti…

    Questa non è fare storia, e noi qui non facciamo storia, ma non è vietata l’arte della congettura. La posizione di Mussolini era dunque sotto il ricatto della Corona… Quando incomincia questo ricatto?

    Sulla “fedeltà” della Corona all’Italia nutro poche illusioni… L’unificazione piemontese dell’Italia non fu meno “fascista” del modo in cui Mussolini andò al potere… I piemontesi svaligiarono la banca borbonica… Il fatto è ormai noto…

    Se queste congetture dovessero avere una qualche fondamento, la figura di Mussolini mi fa quasi pena… Ed è istruttivo qui riflettere sulla natura del “Potere”, del modo in cui lo si acquista, lo si conserva, lo si perde…

  • cardisem

    il governo di Luigi Facta: il primo ministro alle 9 mattina del 28 si reca dal Quirinale per chiedere che sia proclamato lo stato d’assedio, il sovrano rifiuta ed alle 11.30 Luigi Facta presenta le dimissioni.
    ——-

    Da una serie di trasmissioni televisive (Nascita di una dittatura, di Sergio Zavoli) ricordo questa intervista:

    – quando si mosse la "Marcia”, gli ufficiali responsabili della sicurezza andarono ad avvertire Facta… Lo svegliarono… Entrarono nella sua camera da letto, credo in un albergo… Come trovarono Facta? Siccome la notte era fredda, e vi era bisogno di una coperta, sentendo freddo Facta si mise sopra i suoi pantaloni anziché chiamare e farse portare una coperta supplementare…

    Commento dell’intervistato:

    "questa era l’immagine offerta dal governo italiano la notte della Marcia su Roma”.

  • cardisem

    con Raul Palermi, il venerabile maestro della Gran Loggia d’Italia degli ALAM, ovvero l’obbedienza massonica
    —-

    Le spiegazioni e interpretazioni "massoniche” dei fatti politici mi convincono poco, anche se ritengo più che fondate invece la pressione di Potenti Lobbies (massoniche o meno). In altri termini: il punto è l’effettivo potere di una Lobby, non la veste, la cornice o l’ideologia di cui si copre… Quanto poi ai suoi collegamenti si rischia di non vederli, se si segue la pista della sola e mera ideologia…

  • GioCo

    Pur con le dovute cautele, rimango mediamente soddisfatto del fatto che ci si accorga di certi strani accostamenti, nel titolo stesso "presi per assodati".
    Anche se tutto ciò si produce solo nel ristretto campo mediatico di una riserva indiana.
    Dall’accostamento evidente in superficie e del "salto temporale" non mi soffermo, quanto invece agli stretti legami politici di un Italia che insegnò al mondo cos’era la dittatura morbida e che non citano mai i tedeschi (la stessa versione di dittatura ma rigida).
    Infatti all’epoca era necessario capire se e come sostituire gli Imperi coloniali e basati su architetture vetuste e rigide, cerimoniali scomodi e pomposi che estendevano le ritualità addirittura ai conflitti armati, con sistemi più elastici, più adeguati ai tempi, insomma più snelli di Governo.
    C’erano un sacco di risposte urgenti da dare a domande urgenti, come la riforma dell’istituzione educativa, l’introduzione (mai immaginata) di un sistema economico che supportasse la base povera della società e i suoi bisogni, la sostituzione del concetto di lavoro come elemento di liberazione delle dipendenze della quotidiana vita, ad asservimento di massa. Bisognava insomma trasformare l’idea di stato in un idea di libertà per nascondere un processo che avrebbe portato le masse dalla volontaria sottomissione a un volere divino comune, alla voluta degradazione di sapersi oggetti in vendita nel grande mercato e tutto questo sarebbe stato chiamato al solito con suo rovescio.
    E’ un vecchio trucco quello di rovesciare i significati, ma i dominanti dell’epoca avevano paura, si chiedevano come si poteva governare una massa tanto grande di persone senza temere che si ribellasse e portato il caos e il disordine, portanto indietro la civiltà di millenni.
    Nelle stanze del potere le porcate stellari che si combinano sono evidenze che è necessario dare per scontate. Si parla di come gestire le conseguenze, perché si sa già che la porcata è inevitabile.
    Sartre ci ha provato a spiegarlo, ma la massa è sorda, cieca, berbera, segue i venticelli che gli pare e dove gli pare e preferisce le cose semplici che coltiva assieme a lagnanze e i sospetti da portinaia. Preferisce coltivare il malanimo e quindi chi è al potere si arrende in fretta all’idea che "sfruttare" vuol dire solo "convincere".
    Vale per il singolo come per la massa: la richiesta rimane di poche cose, stare sereni, essere felici, magari se si riesce pure avere accesso facile a sesso, cibo, feste. Ma non è essenziale, se si raggiunge stabilità in India gli imperi basati sullo sfruttamento dei semplici ridotti a meno di bestie sono durati millenni e tutt’ora non sono nella sostanza molto diversi solo perchè "hanno conosciuto la demoniocrazia" del mercato. In effetti in quanto a schiavitù e tenebra, gli orientali rimangono indiscutibilmente sommi conoscitori del tema.

  • cardisem

    Mussolini torna prontamente a Milano, capitale di quel nord dove il fascismo è germinato e cresciuto,

    —–

    Spero che nessuno mi prenda per un nostalgico e un fan di Mussolini, ma sulla scorta dei documenti a me noti, me ne sono fatto l’immagine di un “patriota”, sia pure a suo modo e nel contesto dato… Le violenze “fasciste” di cui si parla nel testo NON mi sono assolutamente a me congeniali e le rigetto completamente: se ascrivibili a Mussolini, ne appannano certamente l’immagine  sopra detta di “patriota”. Ma del resto che dire e pensare di un Mazzini che addirittura progettava “omicidi politici”, secondo una citazione fatta da Craxi (se non ricordo male).

    Al confronto di Renzi non riesco proprio a pensare a lui come un “patriota”… Se mai come un “traditore” della patria, una "traditore" però in compagnia assai ampia…

  • alvise

    Ho letto sufficientemente con scioltezza (cioè non pesante) i tuoi post. Alcune citazioni storiche del fascismo non le conoscevo, segno che questo blog ha sempre qualcosa da insegnare visti gli interlocutori- Le tue considerazioni personali le ho trovate egualmente interessanti, ma come per te, tua ammissione, ad un certo step dici "….dovrei immergermi in lunghe e faticose letture", questa proposizione vale anche per me perchè hai stimolato la mia parziale ignoranza, e per riempire le lacune penso che dovrei immergermi in lunghe ed estenuanti letture se voglio capire bene, che, da "Grillino" il bagaglio di conoscenza mi porterebbe ad analizzare meglio la vicenda renzi-massoneria. Ma per ora mi fermo al tuo intervento (che ho copiato/incollato in un unico testo), ed al testo di Dezzani, che da attivista in tutte le piazze di genova, sono di per se un utile apporto per far capire quanto il connubio mussolini-renzi sia formidabile. In ultima analisi penso che la "vita dell’uomo scritta" (etimologia di STORIA), al di la del fattore interpretativo, sia sempre pesante, anche se la brama di sapere ti fa superare le difficoltà La storia serve a dare una profondità al presente.Aumenta d’importanza quando ti trovi ad immaginare soluzioni per
    risolvere i torti sociali o una decisione politica migliore per
    affrontare un problema, proprio come sta succedendo oggi. Solo che oggi sono un "vecchio" dal cervello stanco, e parte dei miei neuroni sono solo un ricordo, ma ho la testa dura, la voglia di sapere e imparare, nonostante tutto  è sempre latente, e non demordo.

    saluti

  • oriundo2006

    Lungo e pregnante articolo, da leggersi e rileggersi per bene. Vorrei solo far presente che le similitudini che la storia italica presenta sono anch’esse inscritte in una più estesa ripetizione di attori, moventi, circostanze del periodo precedente la II G.M., ripetizione infausta che sta riprendendo le fila del ‘discorso’ interrotto dalla lunga ‘apnea’ postbellica. Non ho le capacità di poter dimostrare alcunchè ma per chi non credesse a questa ‘storia-che -si-ripete’ consiglierei di guardare con occhio critico la questione Ucraina: anche G. Chiesa si chiedeva perchè gli Usa sponsorizzassero così apertamente i filonazi sino a ‘premere’ con Maidan per un colpo di stato quando bastava aspettare le elezioni che di li a poco avrebbero defenestrato senza spargimenti di sangue Yanukovitch. Giusto: perchè ? Nel caso italiano la risposta è forse più semplice: evitare con Renzi l’emergere di un forte movimento di protesta che si stava annunciando con il ‘primo Grillo’ ( non quello di oggi, assolutamente anatra zoppa forse sotto ricatto ).

  • Stevenson

    Mussolini ottiene comunque il 60 % dei voti, ben al di sopra del 25 per cento…

    Se è così (e cerco di capirci meglio),
    questo vuol dire molto sulle basi di “legittimità” del nascente
    fascismo, direi comunque superiori a quelle dell’attuale governo Renzi

    Non direi.
    Nell’articolo è precisato che molti popolari, socialisti e comunisti boicottarono le elezioni. Inoltre bisogna tenere conto che nelle elezioni dell’Italia liberale era solo una piccola fetta della popolazione a votare, sopratutto facente parte della borghesia. Inoltre si votò in un clima di minaccia…

    Per il resto condivido quello che dici.

  • Stevenson

    Mah, non so quale è peggiore dei due. Entrambi sono male per me.

    Io dico che il fare il bene nazionale nel fascismo fu pura retorica e infatti nella realtà si impose peggiorando le condizioni del popolo e, come è specificato nell’articolo, ebbe l’appoggio di potenze straniere, oltre che della massoneria e della grande industria, peggio di così…

  • Stevenson

    Tanto che Churchill in un primo tempo elogiò pubblicamente Mussolini…

  • cardisem

    Le tue precisazioni riguardano solo un dato di fatto del quale io stesso mi dichiaravo dubbioso e chiedevo lumi all’eventuale Lettore del mio commento.

  • cardisem

    Veramente non sono convinto… Qui si tratterebbe di tirare fuori libri, carte, documenti, non per fare apologia o denigrazione di principio, ma per sapere le cose… E mettendo insieme le mie cognizioni acquisiste nel tempo, anche i racconti dei miei genitori che vissero durante il ventennio (senza essere “fascisti"), io credo che si sia troppo calcato la mando sul fascismo, essendo poi comunque passati da una condizione di di indipendenza e sovranità nazionale a una di sostanziale e aperta occupazione e di “sovranità limitata”, come recita perfino la nostra costituzione…
    Il “benessere” materiale poi va misurato con criteri comparativi più che quantitativi… Certo, se si considerano i frigoriferi, o altri beni di consumo che i nostri nonni e bisnonni non avevano, allora certamente il confronto con il fascismo è perdente… Ma se invece si passa alle case, all’urbanistica, allora il discorso è diverso: le case “popolari” costruite dal Fascismo mi sembra architettonicamente e urbanisticamente migliori di quelle dei palazzinari del dopoguerra liberato…
    Ripeto, alla noia: non faccio nessuna professione di fascismo e non ne faccio nessuna “apologia”. Per me il fascismo è un qualcosa morto e sepolto per una ragione semplice ed elementare: ha condotto il Paese in guerra, senza poi essere capace di difenderlo… È finito perché è stato sconfitto e debellato: non da una “rivoluzione” (magari!), ma dal nemico straniero e invasore che da allora lo tiene asservito: ancora oggi paghiamo le conseguenze di quella sconfitta… Solo degli ottusi possono parlare (e festeggiare) una «Liberazione» che è stata solo sconfitta, devastazione, umiliazione, lavaggio del cervello…. Oggi con Renzi quella sconfitta, quell’asservimento, fa un ulteriore progresso.

  • cardisem

    Sai il sigaro di Churchill per me fa poco testo… Mi trovavo a Londra in un museo (Windsor) e davanti al suo busto sentivo forte pulsioni di vandalismo… Ovviamente mi sono trattenuto. Le potenze straniere potevano ben avere una loro valutazione sul fascismo. Ciò che credo oggettivamente conti è che nessuna di esse aveva basi militari in Italia… Noi abbiamo ben oltre 130 basi militari USA in Italia, pare pagate da noi stessi, con inquinamento ambientali e piena impunità per i danni e le vittime che provocano (vedi i soldati della funivia, condannati da un giudice e graziati da napolitano: più servi di così! In ultimo Renzi ti va da Obama che neppure gli dice di aver ammazzato il “cooperante” italiano in Afganistan (!)… Più disprezzo (consensuale) di così! Con Mussolini (che sarà tutto quello che vuoi tu) questa umiliazione accettata e subita sguaiatamente io non me la immagino…

  • cardisem

    Post Scriptum e OT:

    Ho seguito per tv, su canali 51 (mediaset) le cronache in tempo reale degli incidenti milanesi non ancora conclusi.
    Al solito lo stesso giornalista idiota e fazioso, embedded, che cerca di incastare passanti per farsi rilasciare dichiarazioni da parte dei passanti, per poi metterli alla gogna…

    A parte ciò, ormai questi episodi sono così frequenti e ripetuti che ogni volta bisogna chiedersi:

    a) sono “autentici”? e se lo sono, quale interpretazione e giudizio se ne può dare?
    Nel caso di specie è significativo che sia stata assaltata, bruciata, devastata una Banca, che non c’entra con l’Expo… Potrebbe darsi che l’Expo sia soltanto l’occasione per una “protesta” molto più ampia: ad esempio, contro il “colpo di stato” che è in corso sotto i nostri occhi… Se è “violenza” quella dei manifestanti, come possiamo giudicare e valutare il “colpo di stato permanente” che è in atto almeno a partire dal governo Monti, fino a Renzi ultimo stadio?

    b) si tratta di un “false flag”, magari ordito dallo stesso Renzi o dai suoi soci
     (palesi o occulti) per potenziare e favorire il “colpo di stato” in corso?

    Il ragionare per ipotesi e congetture, in mancanza di dati e informazioni certe e verificate, non mi sembra un modo di procedere scientificamente sbagliato.

    Mi correggo: un “dato” lo si può desumere dal modo in cui i media riportano e interpretano i fatti. Ormai, dovrebbe essere diventato un luogo comune (almeno per chi segue le cose) che l’informazione è “parte integrante e strutturale” del Sistema. I Signori Giornalisti non stanno lì per rendere a noi un servizio, ma fanno il loro mestiere in nome e per conto di chi li paga… o anche per volontaria servitù davanti a un regime da cui si attendono vantaggi e carriere.

    Io ormai, in linea di massima e di principio (ma non in modo manicheo e meccanico), considera la Stampa, i grandi quotidiani, il mainstream come il Nemico da cui occorre stare sempre in guardia.

  • SanPap

    Ovviamente non so se i black bloc siano veri o falsi, ma sono sicuramente più credibili della signorina che ha contestato Draghi; non so se ha notato il di lei  l’abbigliamento: ai piedi scarpe ‘ballerine’ che si sfilano al primo tentativo di fuga precipitosa (nel ’68 erano d’ordinanza le Clark Pedula allacciabili alla caviglia); pantaloni aderentissimi e comodi, modello Dolores Ibárruri; e le mutande infrachiappe !

    (mamma: cara dove vai ?    lei : a contestare Draghi      mamma : te le sei cambiate le mutande ? non si sa mai !     lei : certo, ho messo le infrachiappe; ci sono dei bodyguard mica male)

  • Stevenson

    Però se compariamo il fascismo con il precedente periodo borghese-liberale il livello di povertà non mi pare fosse cambiato molto, le famose immagini di Matera, il racconto di Levi nella Lucania, quello che so della mia terra in Veneto…

    La mia opinione non vuole basarsi su ideologia, ma sulle mie cognizioni storiche. Spesso sento questa idea che il fascismo facesse l’interesse della popolazione, ma a me pare si basasse sopratutto su istanze retoriche, celebrative e militari, molto meno su basi concrete.

    Di fatto il fascismo ha continuato l’opera risorgimentale rappresentando la classe dominante e infatti ha posto le sue basi sull’oppressione dei lavoratori (bienno rosso appunto).

  • cardisem

    Mah, la materia è difficile e non voglio manifestare certezze che non ho.cRedo comunque che qualsiasi discussione e valutazione che si voglia fare e dare del fascismo, debba però essere liberata di tutta la zavorra creata ad arte da quello che io chiamo l’«antifascismo fascista», ossia una posizione intellettuale che si costruisce a fini strumentali una sua propria narrativa del fascismo, per poi essere nei fatto ancora più “fascista” di quegli che egli chiama “fascista”. Tipico ad esempio l’«antifascista» che non concede libertà di pensiero a chi egli ritiene “fascista”, non solo, ma per giunta gli nega qualsiasi “dignità” come essere umano per la gravissima colpa, vera o presente, di essere appunto un “fascista”.

    Con questa ideologia andiamo avanti da almeno 70 anni. Credo che sia ora di farla finita, se davvero vogliamo cercare di capire un ventennio della storia d’Italia.

    Quanto poi ai supremi maestri della nostra Repubblica, ricordo Norberto Bobbio che in una intervista a Buttafuoco dichiarava che lui negli anni critici di passaggio da un regime all’altro, in presenza di fascista si professava fascista, in presenza di antifascisti si diceva invece antifascista…

    Se questi sono i Maestri…

  • cardisem

    Non so, non ho seguito il caso di questa signorina e delle sue mutande… Non sono in grado di risponderti su questa materia. Mi sono però appena finito di sorbire la Signora Lilli Gruber con i suoi ospiti, fra cui Beppe Severgnini, che non si stancava mai di parlare degli "idioti neri” che sarebbero questi black blog, che io non so assolutamente chi siano e cosa pensino…

    La mia rabbia più che verso questi “idioti neri” è invece verso tutti questi giornalisti che vengono ogni volta chiamare a interpretare i fatti che accadono, come se le loro c…. coincidessero necessariamente con il modo di pensare di ognuno di noi.

    Questa assoluta violenza di sovrapporre a ognuno di noi il giudizio di una Assoluta … come pressochè ognuno di queste esternatori di giudizi gratuiti io la percepisco come una violenza di gran lunga più grande di quella degli "idioti neri”.

    Se mi fossi trovato a tu per tu con questa testa colorata di bianco, come la farina, senza voler rischiare una querela, gli avrei detto su per giù:

    il termine greco “idiotes” indicava nel V secolo a. C. il cittadino greco che era attivo in politica. Nel IV secolo le condizioni generali della democrazia greca peggiorano e il “cittadino” (idiotes) scade di molto nella qualità del suo impegno politico, diventa sempre più limitato ed angusto nelle sue posizioni pubbliche e nelle sue opinioni… Il termine “idiotes” incomincia ad assumere quel significa deteriore che è giunto fino a noi. Dunque un “idiota” (se ben ricordo il mio studio del greco antico) è persona di vedute anguste.

    Orbene, se torniano ai “black blog” (pur condannando per principio ogni genere di violenza, sempre e comunque), per quel che se ne può capire, esprimono la loro “protesta”, persino affrontando dei rischi fisici e personali, oltre che giudiziari e penali, in omaggio a un principio universale: la lotta al capitalismo, assunto come principio di ogni male, la lotta per la protezione dell’ambiente devastato dalle multinazionali alla Monsanto, ecc.

    Dunque, fanno quel che fanno (sbagliando) per un principio "universale”.

    Ma l’universalità di un Severgnini in cosa consiste? Per non parlare di un Sechi, che ricordo alle manifestazioni pro-Israele…

    Severgnini (Sechi, la Gruber Bilderberg) sono forse più “universali” nel loro punto di vista di un Black Block?

    Chi è più “idiota”?

  • cardisem

    Aggiunta:

    Posto che la violenza deve essere sempre condannata, anche per non rischiare guai giudiziaria. Non dovrebbe però essere proibito cercare di comprenderla nelle sue cause e nelle sue manifestazioni. Oggi ho fatto un’ubriacatura di media e talk show, essendo rimasto sempre in casa, abulico. Vedo una generale preoccupazione per la condanna e l’esorcizzazione della “protesta” milanese all’expo. Nessun tentativo di comprenderla: non la si vuol comprendere. Eppure i black block hanno dato loro documenti fatti di slogan gridati e di scritte lasciate sui luoghi della violenza. Un ragazzo, “intervistato”, ha detto che si trattava di “protesta”. Che altro doveva dire? Come poteva essere più chiaro? Si è poi sentito un grido contro la BCE. Che altro si vuole di più, per capire e sapere? Chi studia il catechismo si legge a proposito della preghiera che è una pia elevazione dell’anima a Dio. Ma la “protesta” sociale come la si potrebbe definire? Proviamo a dire che è una manifestazione visibile in luogo pubblico della rabbia e della disperazione sociale. Ci si può poi chiedere: questa rabbia sociale è giustificata? Quei ragazzi (17 anni) che manifestano così la loro disperazione hanno forse un futuro? Ci interessa davvero tanto del loro destino? Sono per noi poco più che spazzatura? Dico e intendo: spazzatura nei fatti, non nella retorica che ci viene servita ogni giorno. Ecco, ciò che vogliamo che tanti poveri disgraziati si vadano a suicidare senza fare rumore, in silenzio, senza dare nell’occhio, senza disturbare o creare problema alla nostra coscienza… A scanso di equivoci e contro ogni malafede, ripeto che NON vado qui giustificando nessuna forma di violenza. Vado dicendo invece che se davvero si vuol prevenire quella rabbia e disperazione sociale, bisogna rimuoverne le cause sociali, economiche, culturali… Prevenire non significa per me arrestare in via preventiva il giorno prima tutti quelli che si pensa possano “protestare” in forme non consentite…

    Ed allora se quella “protesta” aveva lo scopo di far riflettere, per quel che mi riguarda è tutto il giorno che rifletto, senza però che le mie conclusioni siano le stesse di quelle di un Severgnini o di tutte gli altri giornalisti che non si stancano di far uscire del fiato dal loro lurido becco.

  • SanPap

    La Gruber non la guardo mai, la detesto; in genere a quell’ora sono a cena e non me la voglio rovinare.
    Continuando la nobile tradizione inaugurata dalla ‘nostra’ Rossana vorrei proporre la poesia di Jacques Prévert

    La retta via
    A ogni chilometro
     ogni anno
     alcuni vecchi dalla fronte ottusa
     indicano ai fanciulli la strada
     con un bel gesto di cemento armato.

    I fanciulli di nero vestiti intuiscono qual’è la retta via e ignorano vistosamente i gesti più di silicone che di cemento armato.
    La Gruber e i suoi accoliti mi stupiscono: dopo aver rubato a questi giovani, vuoi direttamente vuoi reggendo il sacco vuoi facendo il palo, il futuro cosa si aspettano che facciano, che si dilettino con Crozza ?
    Non so se ha notato che le automobili date alle fiamme sono in prevalenza di marca tedesca e di grossa cilindrata. Scelte accuratamente. Che non gradiscano la Troika, la BCE ? la Germania e il patto indicibile che l’assilla:
    J.W. Goethe – Faust e Urfaust
    T. Mann – Doctor Faustus

    Noi abbiamo il Principe, loro Faust, altri l’impossibilità di essere Idiota. Demoni per tutti.

  • Stevenson

    Su questo concordo.

    Per dirti, quando frequentavo l’università avevo un compagno skinhead che girava con la spilla del duce sul petto. Molti gli negavano l’amicizia a priopri, io ero tra i pochi che non lo faceva.

    Però da un punto di vista prettamente storico la mia visione del fascismo resta negativa, certo ciò non significa che sia un entusiasta del periodo successivo in cui vi sono state le pesanti ingerenze USA che sottolineavi.