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LA GUERRA DEI DRONI IN EUROPA

DI CHRIS COLE
commondreams.org

Anche se sicuramente i mass media dedicano molta attenzione alla guerra di droni degli Stati Uniti in Pakistan e Yemen, c’è una “guerra di droni” molto diversa però non presa in considerazione che sta avvenendo proprio adesso in Europa. Nelle stanze parlamentari, nei consigli di direzione delle compagnie e nelle strapiene riunioni pubbliche, abbondano le discussioni circa la decisione se l’Europa debba o meno rifiutare l’uso di droni armati.Molte forze armate europee possiedono già nei loro arsenali veicoli aerei senza personale di bordo (VAST), conosciuti comunemente come droni, con la funzione di riconoscimento, intelligenza e vigilanza. In effetti, i paesi europei sono ogni volta di più sotto pressione per seguire gli Stati Uniti e appoggiare l’uso di droni armati.

Il Regno Unito è stato un vecchio partner degli Stati Uniti nell’uso dei droni armati. Le forze armate britanniche hanno usato droni Predator statunitensi in Iraq sin dal 2004 prima di acquistare i suoi propri droni Reaper per usarli in Afghanistan nel 2007. Da allora, il Regno Unito ha lanciato più di 400 missili e bombe dai suoi droni in Iraq e Afghanistan ed è probabile che ciò aumenti quando il Regno Unito raddoppi la sua flotta di droni armati l’anno prossimo, mentre adesso adopera droni sia dal proprio suolo che da quello statunitense.

Finora nessun altro paese europeo ha usato droni armati. Le forze francesi hanno usato droni Harfang senza armi (basati ad Heron in Israele), in Afghanistan, Libia e Mali; le forze tedesche in Afghanistan hanno usato droni Luna ed Heron israeliani e l’Italia ha adoperato dei droni senza armi insieme agli Stati Uniti in Libia ed Afghanistan da una stazione di controllo congiunta italo-americana ad Amendola nel sud-est dell’Italia.

Però, a prescindere dall’ampia opposizione pubblica, la crescente pressione della lobby pro droni e delle compagnie militari spinge i paesi europei ad acquistare dei droni armati. Dopo un lungo dibattito, il ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian annunciò improvvisamente in estate che la Francia comprerà droni armati dagli Stati Uniti. Con grande prontezza i piloti francesi hanno cominciato ad allenarsi su droni Reaper negli Stati Uniti e sembra probabile che la Francia collocherà dei droni armati in Mali per la fine dell’anno. In Germania, nonostante una gigante opposizione, il ministro della Difesa tedesco Thomas de Maiziere ha dichiarato: “ Non possiamo continuare ad usare dei carri mentre gli altri costruiscono le ferrovie”.

In tutta Europa, l’acquisto di droni armati è una questione molto controversa. Molti partiti politici sono divisi sulla questione- o si oppongono direttamente- e c’è molto ostilità pubblica. Un sondaggio di Pew Research realizzato nel 2012 ha mostrato una larga opposizione agli attacchi dei droni, includendo il 59% della gente in Germania, 63% in Francia, 76% in Spagna, 55% in Italia ed un colossale 90% in Grecia. Solo il Regno Unito non ha avuto la maggioranza del suo popolo contro l’uso di droni armati, però solo il 44% era a favore.

Negli Stati Uniti, l’opposizione alle guerre di droni si è concentrata sull’uso di aerei senza pilota per massacri collettivi. In Europa, comunque la prospettiva si focalizza molto di più sul fatto che se la natura cosiddetta di “libertà dal rischio” della guerra dei droni- quantomeno per le sue proprie forze- condurrà semplicemente a più conflitti armati, all’espansione dei massacri selettivi e ad una riduzione della sicurezza globale in generale. In tutta Europa aumentano le proteste, le sessioni parlamentari e le riunioni pubbliche circa l’uso dei droni.

Però, la lobby pro droni non issa ancora bandiera bianca. Dietro lo scenario, la lobby dei droni prova a persuadere i governi europei in modo che ignorino la preoccupazione pubblica e si affidi ai sistemi armati senza piloti. I suoi articoli d’opinione strategicamente collocati elogiano la virtù economica dello sviluppo dei droni armati e del non “rimanere indietro”. Allo stesso tempo, funzionari della NATO e dell’Unione Europea premono affinchè i paesi europei aumentino le spese per i droni. Le compagnie militari statunitensi provano attivamente a modificare i trattati internazionali in modo da esportare la tecnologia dei droni armati in Europa. E gli alti esecutivi delle compagnie di armamento stanno premendo direttamente sui paesi europei in modo che si impegnino a sviluppare e costruire un futuro drone armato europeo. Le compagnie militari europee dedicano già molti sforzi e risorse ai futuri droni da combattimento. Ci sono programmi di sviluppo che comprendono i droni Taranis e Mantis del Bae System, Neuron di Dessault e Talarion di EADS. Ci sono anche programmi segreti che non sono venuti ancora alla luce.

Nel frattempo che le forze di combattimento statunitensi ed europee si ritirino dall’Afghanistan nei prossimi 12 mesi, è probabile che la guerra per i droni in Europa si faccia più intensa. La lobby dei droni proverà a siglare accordi affermando che è poco probabile che un popolo stanco di guerre sostenga che vi siano dei soldati sul terreno in ogni momento e che per questo motivo sosterrà una guerra di controllo remoto. Gli scettici esigeranno più trasparenza ed informazione sull’esatto utilizzo dei droni in Afghanistan- includendo dati adeguati sulle vittime- al fine di valutare la cosiddetta precisione degli attacchi dei droni armati in modo che si prendano decisioni informate sul loro uso futuro. E gli antagonisti aumenteranno le loro proteste. Per il momento, almeno, non ci sarà un cessate il fuoco nella guerra di droni in Europa.

Chris Cole è un esperto in droni e direttore del Drone Wars UK
Fonte: www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=176100
29.10.2013

Traduzione dallo spagnolo per www.comedonchisciotte.org a cura di DOMENICO VITALE

Versione originale: http://www.commondreams.org/view/2013/10/26

Pubblicato da Davide

  • rossland

    Ho visto ieri questo film, visione free in straming per un tempo limitato:
    http://unmanned.warcosts.com/stream
    Lo scopo del film è sensibilizzare quante più persone possibili sull’uso dei droni killer.
    All’inizio c’è l’intervista a un ex militare americano che per qualche anno, davanti a uno schermo, in un “ufficio” nel deserto del Nevada, premeva
    il pulsante fuoco del drone che volava sul Pakistan o sul Wazirizistan, uccidendo quelli che alla stampa americana (e di rimbalzo quella nostrana), vengono poi puntalmente presentati come “terroristi”.
    Si scopre che il militare ha ucciso in pochi anni circa 1650 persone, gli danno pure una medaglia per il lavoro eccellente. Una guerra fatta da un solo uomo senza sentir mai odor di sangue e senza aver mai imbracciato un fucile, andando la mattina in “ufficio” e la sera a casa per cena…
    Ma pare che nemmeno per lui questo uccidere chirurgico sia stato privo di “effetti collaterali”.
    Tant’é che è ora un ex militare e da raccontare ne ha parecchie.
    Il film è da vedere e far girare, se possibile…

  • rossland

    Finito di vedere il film, mi sono chiesta: “Siamo sicuri che i droni che ci volano oggi sulla testa coprendo il cielo con quelle scie chimiche che solo un cieco è giustificato a non vedere, non saranno un giorno utilizzati per la caccia mirata ai “terroristi” di casa nostra? Cioè di quelli definiti tali dal sistema anche se si tratta in realtà di persone comuni che lottano per difendere il proprio territorio o per opporsi a installazioni militari pericolose per la salute, oltre che dannose per le casse dello Stato?”

  • ilsanto

    Uccidere con la spada sbudellando il nemico o schiacciano un grilletto per far partire una raffica di mitragliatrice da un elicottero o un pulsante per far partire una bomba intelligente da un drone o girare la chiave per scatenare l’apocalisse nucleare non fa differenza sei sempre un assassino.