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LA FINE DEI LIBRI

DI LUCA SOFRI

wittgenstein.it

Il problema è che ne parliamo da decenni, di un declino dei libri e della loro centralità, e quindi pochi prendono sul serio quello che invece sta succedendo in questi ultimi anni e mesi, e che succederà ancora di più. Malgrado le resistenze psicologiche di nostalgici e affezionati – che sono ancora molti e protestano, ma io credo che vedano solo un pezzetto della scena – il libro non è più l’elemento centrale della costruzione della cultura contemporanea. Non parlo, insomma, dell’annosa e noiosa questione del “si leggono pochi libri” eccetera: parlo di quelli che prima li leggevano, i libri; e parlo di quello che comunque ritenevamo “fossero”, i libri, letti o no.

Le vendite dei libri sono in grande crisi, in Occidente e in Italia. Tutti i maggiori editori italiani hanno perdite più o meno cospicue e grafici in discesa: una cappa di desolazione rassegnata incombe su ogni loro riunione o incontro occasionale. Il dato insomma c’è: ma la questione è culturale, non commerciale. E sono due questioni, dicevo.

Una è che leggiamo meno libri, per due grandi fattori legati entrambi a internet. Il primo è che la Rete ha accelerato la nostra disabitudine alla lettura lunga, alla concentrazione su una lettura e un’occupazione sola, al regalare un tempo quieto a occupazioni come queste. È una considerazione ormai condivisa e assodata: la specie umana sta diventando inadatta alla lettura lunga.
Il secondo fattore è che gli spazi e i tempi un tempo dedicati alla lettura di libri stanno venendo occupati in gran parte da altro, e subiscono la competizione di videogiochi, social network, video online, e mille altre opportunità a portata di mano sempre e ovunque. Quelli che leggevano libri sui tram o nelle sale d’aspetto o sui treni oggi stanno sui loro smartphone, e non a leggere ebooks. Ormai stanno sui loro smartphone anche prima di addormentarsi, molti. Tutto quel tempo, non è più a disposizione delle lentezze dei libri: è preso.

La seconda questione centrale nella crisi dell’oggetto libro è che è diventato marginale come mezzo di costruzione e diffusione della cultura contemporanea, che invece sempre più trova luoghi di dibattito, espressione, sintesi, su internet e in formati più brevi. Che non sono necessariamente più superficiali, anzi spesso sono molto più densi e ricchi di certi saggi di 300 pagine allungati intorno a una sola idea (vediamo anche di dire che il libro ha spesso costretto, “per scrivere un libro”, a stirare in lunghezze ridondanti buone riflessioni da cinquanta pagine, se non dieci): ma qui starei alla larga dai litigi inutili su cosa sia meglio e cosa sia peggio e se il mondo peggiori o migliori con il declino dei libri. Limitiamoci a registrarlo e capire cosa succede.

Il “pubblicare un libro” come sintesi e sanzione di uno studio, una riflessione, un’idea, un tema da condividere o una storia da raccontare, è una pratica che non ha più il rilievo di un tempo. Da una parte perché quelli che leggono quella sanzione, e poi ne discutono e la fanno diventare un pezzo del dibattito e della cultura, diminuiscono ogni giorno. Dall’altra perché il mezzo è superato anche su questo. Mi capita qualche volta che qualcuno – editori o amici – mi suggerisca di scrivere un libro, per “dare un senso” e “concretizzare” le molte cose che scrivo online, e mostrarle a “un numero maggiore di lettori”, “perché restino”. Una volta rispondevo che sono pigro e non sono tanto capace di applicarmi su un lavoro di impegno e tempo così esteso e assiduo. Adesso spiego loro che le loro ragioni non valgono più e sono invertite: se c’è un posto dove quello che scrivo “resta” e “raggiunge più lettori”, è internet. I libri spariscono dalla vendita e dall’attenzione – e dall’esistenza – dopo pochi mesi, o pochi anni al massimo (salvo rare eccezioni): ne escono a centinaia ogni mese, e se non vi passano sotto il radar subito, non esisteranno mai più. Vi ricordate il successo – molto pompato – che ebbe quel libretto “Indignatevi”? Cos’era, due anni fa? Oggi è quasi impossibile che un giovane che non ne abbia ricevuto notizie allora ci si imbatta di nuovo. Mentre grazie ai social network e ai link e a Google, cose pubblicate online anche dieci anni fa continuano a trovare nuove attenzioni e tornare a essere lette. Questo post, con buona approssimazione, sarà letto da circa diecimila persone: è un numero che sarebbe considerato un buon successo per un saggio di qualunque autore di non grandissima fama come me (il mio libro Un grande paese ha venduto poco di più), e che rende economicamente sempre meno. E questo post, sarà ancora ricircolato tra un anno, tra due, tre (se non altro per rinfacciarmi di quanto poco ci avessi preso di fronte al grande boom dei libri del 2017).

Poi, ripeto, restano gli appassionati “romantici” dei libri: lo siamo un po’ tutti, e c’è il piacere e c’è la bellezza, eccetera (e internet offre loro nuovi spazi di sopravvivenza, anche se sempre più riserve indiane). E ci sono libri bellissimi, se uno li legge. Come per il teatro, la cui importanza e meraviglia nessuno mette in discussione, ed è bello che esista ancora. Ma non “esiste” più, il teatro: è una nicchia laterale della cultura contemporanea che non interagisce più con la sua crescita e le sue evoluzioni. I libri non sono ancora arrivati a quel punto lì, e magari non ci arriveranno. Ma entrerei nell’ordine di idee che sia plausibile.

p.s. ho ritrovato questo, in America se n’erano già accorti tre anni fa.

Luca Sofri

Fonte: www.wittgenstein.it

Link: http://www.wittgenstein.it/2014/01/08/la-fine-dei-libri/

8.01.2014

Pubblicato da Davide

  • clausneghe

    Valide riflessioni che condivido. Sono stato un "divoratore di libri" piuttosto onnivoro, ma da una decina di anni a questa parte non ho più o quasi aperto un libro. Li trovo tutti e di più e a gratis su Internet,ovviamente. E, sovra regalo, posso anche scriverci, sull’Internet. La carta stampata è destinata ad una fine progressiva e geometrica, resterà solo come "bella arte" da museo.

  • Giovina

    Non potrei mai fare a meno dei libri cartacei.
    Internet non me li sostituisce. Il web mi aiuta a scegliere meglio, a evitare fregature, a trovare i libri che desidero.
    Ma nulla puo’ sostituire l’odore del libro, la sensazione nel girare le sue pagine, la sensazione di quando la mia mano lo accarezza nel richiuderlo e riporlo.
    E’ un tesoro che rimane per me, li’ dove lo custodisco, pronto a rivelarmi di nuovo i suoi segreti e le stesse sensazioni ogni volta che lo desidero.
    Se i libri un giorno non ci fossero piu’ per me me sarebbe un secondo ma vero fahrenheit 451……un romanzo di fantascienza che mi mise il batticuore. Anche il relativo film non fu male, con Oscar Werner, grande e intenso attore, che fu tra l’altro eccezionale pure accanto a Simone Signoret in un altro fantastico film, La nave dei folli…. Scusate…tutte associazioni…..ma splendidi ricordi.

  • vraie

    il mondo in cui vivremo in futuro non sarà certamente deciso dai miliardi di persone che non leggono libri ma . come accadeva anche prima –  da una decina di famiglie, che li leggono marginalmente. Quelli che li leggono abitualmente cercheranno di costurire un mondo migliore … forse senza riuscirci

  • cardisem

    Vorrei aggiungere un elemento che mi sembra sfugga completamente all’autore dell’articolo. Premetto che io con i libri ho sempre avuto consuetudine e continuo ad averla…

    I libri hanno un costo e un copyright.

    Se ci si sposta a 70 anni prima delle morte di un detentore di copyright si ha come pubblico dominio tutta la produzione a stampa dal 1476 (invenzione della stampa) al 2014-70 = 1944.

    È un patrimonio immenso che è disponibile gratuitamente solo che qualcuno si prenda la briga di metterlo in rete.

    Vi sarebbe poi tutto il materiale inedito degli archivi che potrebbe essere messo in rete.

    Non credo che il libro sia finito ma cambiano le regole di scrittura certamente.

    Posso confermare che libri che si snodano per centinaia di pagine spesso sono prolissi e il loro contenuto potrebbe essere espresso in poche pagine, ma ancora oggi per avere una monografia "accademica” da utilizzare nei concorsi bisogna stare come minimo sopra le 150 pagine e quanto più il libro contiene pagine tanto più si reputa che contenga sapere e scienza…

    Io ormai considero un blog tematico come l’equivalente di una monografia.
    Il vantaggio è tutto del blog perché sia sotto l’aspetto formale sia sotto quello contenutistico può essere aggiornato e migliorato per tutto l’arco di vita del suo autore.

    Comunque il fenomeno è in evoluzione e possiamo stare ancora a vedere quel che succede sotto i nostri occhi.

  • Notturno

    [quote]Posso confermare che libri che si snodano per centinaia di pagine spesso sono prolissi e il loro contenuto potrebbe essere espresso in poche pagine [/quote]
    Una volta Baricco disse che anche la prolissità, quand’è voluta e ricercata, assolve a un suo preciso compito.

    Ne parlò a proposito di Madame Bovary, mi pare, e sosteneva che dilatare una fase che (in apparenza) era poco utile serviva ad amplificare l’attimo, sottolineandone l’importanza.

    Ho sempre trovato carina quell’idea….

  • Notturno

    Molto acuta l’annotazione sulla riduzione del tempo di attenzione, di concentrazione su tempi lunghi.

    Però, detto questo, ho il dubbio che tanta attenzione ai libri sia (per molti) più un sintomo di feticismo che di sensibilità culturale.

    Troppi, infatti, sono i rinvii alle sensazioni tattili e odorose date dal maneggiare un libro.

    Niente di male, per carità…. però magari si potrebbero anche superare e rivolgersi di più al contenuto o alla funzione.

  • Giovina

    Personalmente io mi rivolgo sempre prima al contenuto che alle sensazioni tattili ed odorose, e queste ultime non sono poi nemmeno fini a se’ stesse ma voglioino in qualche maniera esprimere una gratitudine per quanto ci viene offerto di sapere, di conoscenza, di bellezza, di arte…. nei libri.
    Quella del feticismo per i libri  mi e’ nuova…….pero’ non mi e’ nuova la schiavitu’ da internet.

  • Mattanza

    Io devo rilevare che leggere i testi in formato elettronico e’ fastidiosissimo e molto scomodo,fai fatica a leggere a letto,in varie posizioni ecc,e quando i libri sono lunghi me lo vieni a dire che lo leggi in formato elettronico comodamente…poi come si fa a dire che spesso i libri lunghi potrebbero non esserlo e veicolare lo stesso messaggio…ma avete mai letto dei saggi fatti da chi ha le palle?tipo le opere di KarlGustavJung….prova a riassumere…si puo’ fare,perdendo vari dettagli che davano una visione d’insieme molto articolata e che riassumendo perdi di vista.
    Oltrtutto col cavolo che trovi di tuttio in rete gratis da leggere…se non sai cosa leggere trovi di tutto,se sai cosa vuoi facile che non lo trovi…e te lo devi comprare carissimo alla Feltrinelli.

  • Bigrex

    C’è una cosa che i libri posseggono e che internet o i libri digitali non anno: i libri non necessitano di alcun supporto per essere letti. Potrò avere la più vasta biblioteca digitale del mondo ma senza lo strumento per leggerla sarà come se non avessi nemmeno un libro. Un libro "vero" potrò sempre leggerlo anche nel cuore delle foreste del Congo. Se tra qualche migliaio di anni non dovessero esserci più i mezzi (computer lettori ecc.) di ora nessuno potrà leggere i contenuti di server, dischi rigidi dvd o altro, ma tutti potranno leggere la scrittura che sia su pietra come i graffiti su papiro, argilla, pergamena  e soprattutto su carta. Un bel punto a favore dei libri "veri".

  • Bigrex

    non sparatemi lo so che non anno va scritto con la acca. quindi "….i libri digitali non hanno…."

  • Terence

    Suvvia, non fare il paranoico. S’era
    capito che sei una persona imparata.

  • Bigrex

    No no è che ebbi stato male e mi sono incrociati li occhi…. 🙂

  • Primadellesabbie

    I libri non hanno bisogno di supporto e si può comodamente tornare indietro qualche pagina a cercare una frase con facilità.

    Il computer non si legge all’aperto. Io ho sempre in tasca un libro.
    L’internet offre possibilità straordinarie, si hanno a disposizione testi che ci voleva mesi ad individuare e permessi e viaggi per averli in mano.
    Siti come la Gallica, la Bodleian, la biblioteca del Congresso…roba da sogno! 
    Inoltre, a parer mio (ma diciamolo sottovoce), alcune Universitá ed altre istituzioni in giro per il mondo si fanno un baffo dei diritti.
    L’internet può aver influito sull’andamento dell’editoria nel senso di togliere tempo a potenziali lettori, ma credo che, se soffrono crisi devono guardare principalmente in altre direzioni.
    Come per molti altri settori industriali, dopo i fuochi artificiali bisogna aspettarsi un buio surreale.
  • Ercole

    Forse ci sarà la fine dei libri ma sarebbe  più oppurtuno la fine dei pennivendoli del capitale in tutte le salse ,solo così ci libereremo della  falsa storia che ci hanno raccontato a scuola (ideologia borghese ) e ci riappropieremo della verità volutamente nascosta .

  • Truman

    Il mondo sta andando indietro ed il libro stampato è ormai uno strumento troppo moderno. Io quando vado in giro mi porto dietro una penna e un quaderno su cui appuntare le mie idee ed impressioni.

  • Alex84

    Non vorrei risultare paranoico, ma un libro cartaceo è meno rintracciabile di un libro elettronico, che dobbiamo scaricareacquistare ad un sito. Senza dimenticare che se utilizziamo piattaforme come google books, i gestori possono intervenire quando vogliono sui tuoi acquisti una volta connessi alla rete.
    Insomma, i libri elettronici sono "aperti" sulla rete, mentre quelli cartacei rimangono chiusi nell’intimo della tua casa. E’ una questione di privacy e di principio.

  • Primadellesabbie

    Ti ruberò questa coraggiosa osservazione.

  • Truman

    Fai pure, non è un vero furto.