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LA DIRETTIVA HANNIBAL: ISRAELE ASSASSINA I SUOI SOLDATI PER IMPEDIRNE LA CATTURA

DI RICHARD SILVERSTEIN

richardsilverstein.com

Ho dedicato una gran parte della mia vita ad Israele. Vi ho studiato, letto, l’ho visitata, vissuta, respirata. Non nel modo in cui i fanatici pro-Israele duri a morire fanno, ma in una maniera diversa, che si confacesse alle mie propensioni intellettuali e politiche. E’ un soggetto ricco, vario, complicato, dannato ed entusiasmante. Ma di quando in quando imparo qualcosa che non avrei mai ritenuto possibile; e non intendo in maniera positiva.

Oggi, la mia fonte Israeliana mi ha informato che il Serg. Guy Levy (nella foto), di ruolo nelle Forze Armate, e’ stato catturato dai combattenti di Hamas. Egli faceva parte di una unita’ armata di Genieri specializzati nella ricerca di condotti e tunnels sotterranei. Le truppe avevano trovato una struttura e si erano introdotti nel tunnel.

Improvvisamente, dall’ imbocco sono schizzati fuori due militanti che hanno afferrato e trascinato all’ interno uno dei soldati. Nello scontro armato, uno dei Palestinesi e’ stato ucciso, mentre l’ altro e’ fuggito, presumibilmente con il soldato.

Il rapporto israeliano, che e’ stato censurato dall’ IDF, dichiara solo che il tentativo di cattura del soldato è fallito. Non dice nulla riguardo al suo destino. Chiunque legga, si apetterebbe che il soldato sia stato liberato. Ma non e’ così. Al fine di impedire il successo dell’ operazione, il soldato e’ stato ucciso dall’ IDF (Israel Defense Forces). Nana riferisce che che l’ IDF ha sparato un proiettile di ariglieria nell’ edificio, che e’ lo stesso modo in cui un altro soldato catturato e’ stato ucciso dall’ IDF durante la operazione Cast Lead.

Presumo che, una volta che i militanti sono fuggiti nel tunnel con il loro prigioniero, l’ IDF ha distrutto la galleria e sepolto tutti al suo interno, incluso il soldato. Suppongo altresì che l’ IDF sappia che è morto, dato che hanno recuperato il suo corpo.

Ai non avvezzi, questo puo’ apparire un gesto terrribilmente sospetto, incivile e anche immorale. Ma qui ho imparato qualcosa di cui prima non ero a conoscenza, sull’ IDF. Esiste una regola non scritta e segreta, redatta dall’ Alto Comando dell’ IDF, ma introvabile su carta. La sua esistenza è protetta dalla censura militare. I giornalisti ne hanno scritto raramente, e quando lo hanno fatto era di solito in codice o con allusioni.

Si chiama Direttiva Hannibal. Malgrado l’ articolo su Wikipedia non spieghi il riferimento ad Hannibal (Annibale), suppongo si riferisca alla morte del grande Generale Cartaginese, che preferì avvelenarsi puottosto che cadere nelle mani del suo mortale nemico, i Romani. Anche se Sara Leibovich-Dar scrisse, nel 2003 , che il nome proveniva da un computer militare!

Nella mia lunga storia di dedizione a tale soggetto, raramente ho visto qualcosa di altrettanto disturbante. La Direttiva Hannibal e’:

…Una direttiva segreta dell’ IDF con lo scopo di prevenire la cattura di soldati israeliani da parte di forze nemiche nel corso di combattimenti.

L’ ordine, emanato da un gruppo di Ufficiali Israeliani di alto grado nel 1986, dichiara che al tempo del rapimento la direttiva principale diventa il forzare il rilascio dei soldati rapiti dai loro sequestratori, anche se questo significa cagionare danno ai soldati Israeliani.

L’ ordine autorizza i comandanti a prendere qualsiasi misura necessaria, inclusa il mettere a rischio la vita di un soldato rapito, al fine di interrompere il sequestro.

Come accade così spesso in simili casi, un Comandante dell’ IDF addetto ad applicare l’ ordine ha negato la orripilante logica della direttiva ed ha poi offerto un esempio di come lui procederebbe, il che ha solo confermato:

“In una rara intervista ad uno degli autori della direttiva, Yossi Peled…ha negato che essa sottendeva un ordine non scritto di uccidere i soldati israeliani piuttosto che lasciare che fossero catturati da forze nemiche. L’ ordine semplicemente consentiva all’ esercito di rischiare la vita di un soldato catturato, non di prenderla. “Non sgancerei una bomba di una tonnellata sul veicolo, ma la colpirei con un proiettile di artiglieria”, Peled ha riferito. Ha inoltre aggiunto che avrebbe personalmente “preferito essere abbattuto piuttosto che cadere prigioniero degli Hezbollah”.

In altre parole, l’ IDF farebbe praticamente qualsiasi cosa in suo potere per prevenire la cattura dei suoi soldati, incluso l’ ucciderli. Non esploderebbe un proiettile direttamente alla loro tempia, ma certamente bombarderebbe una abitazione o un veicolo in cui sarebbe situato.

Forse vi e’ un rimanente barlume del Sionista liberale che un tempo ero, ma ho sempre sentito che Israele non lascia mai indietro un soldato. Essa fa tutto il possibile per portare le sue truppe a casa, e se catturate, fa tutto il possibile per recuperarle o liberarle.

Ero in torto marcio, per tutto questo tempo. Quando ogni speranza di liberare il soldato dalla prigionia è persa, egli muore. Ciò che è egualmente disturbante è che la esistenza della direttiva e’ un finto segreto. I Comandanti ammoniscono i soldati che nessuno dovra’ cadere in mani nemiche, e che se ciò accadesse, dovrebbero suicidarsi. Se non riesci a farlo, saranno loro a fare del loro meglio per eliminarti. Forse non lo dichiarano con precisione, in quei termini, ma questo è il chiaro intento.

Prima che pensiate che Hannibal sia una direttiva teorica, essa e’ stata ratificata gia’ da prima e soldati Israeliani catturati sono stati uccisi dall’ IDF. Proprio di recente, è accaduto durante la Operazione Cast Lead:

Durante la guerra, vi fu un caso in cui fu invocata la direttiva Hannibal. Un soldato Israeliano fu colpito e ferito da un combattente di Hamas durante la perquisizione di una abitazione in uno dei quartieri di Gaza. I compagni del soldato ferito evacuarono l’ edificio per timore che fosse minato. Secondo le testimonianze dei soldati presenti, la casa fu bombardata per prevenire la cattura del soldato ferito da parte di Hamas.

Avete ogni diritto di chiedere: Quale soldato sano di mente eseguirebbe un tale ordine. Vi sono fortunatamente esempi di alcuni che si sono rifiutati. Ma vi sono molti che non lo hanno fatto, incluso quel comandante di carro armato che ha sparato all’ edificio a Gaza, uccidendo il suo commilitone.

E’ legittimo inoltre che vi chiediate come l’ IDF possa approvare una simile direttiva. La risposta e’ che non lo ha fatto. Non e’ mai stata questionata da avvocati militari, se lo fosse stata, l’ Alto Comando potrebbe essere stato informato che era una direttiva illegale ed immorale, che non aveva titolo d’ essere. Quindi l’ IDF avrebbe dovuto rendere operativo un ordine le cui proprie massime autorita’ legali avevano dichiarato nullo. Cosi’ ne’ i Generali, nè la Corte dei Giudici si e’ mai addentrata nella questione. E’ un ulteriore esempio di come lo stato di sicurezza nazionale si rifiuti di esaminare i piu’ profondi e problematici principi su cui si basa.

La stesura della direttiva Hannibal giunge sulle ali della liberazione di Gilad Shalit dopo cinque anni di prigionia. La nazione libero’ 1000 prigionieri Palestinesi per ottenerne il rilascio. Lo zoccolo duro Israeliano urlo’ il suo sdegno di fronte alla liberazione di assassini con le mani sporche di sangue. Alcuni sostennero che Shalit avrebbe fatto meglio a morire piuttosto che sopportare tale ignominia.

Io credo che Benny Gantz e Bibi Nethanyahu non sono pronti a fronteggiare nuovamenente un simile trauma. Essi credono che la loro costituente capirebbe se loro uccidessero un soldato piuttosto che perderlo nella cattura. Non inganniamoci: si tratta di un calcolo puramente politico. Un palesemente cinico calcolo politico. Suggerisce che l’ interesse nazionale prevarica quello dell’ individuo. Queste sono considerazioni di uno stato autoritario, non di uno democratico. Una democrazia da’ valore all’ individuo. Essa riconosce che la nazione non puo’ essere senza l’ individuo. Addirittura che la nazione non dovrebbe esistere se non per rispettare e dar valore all’ individuo.

La direttiva Hannibal corrompe simili principi. Essa adotta una prospettiva fascista secondo cui l’ individuo e’ sottoposto alla massa. Esso non ha peso specifico individuale, a meno che non assolva ai compiti assegnatigli dalla nazione. e i suoi interessi possono, ove necessario, essere sacrificati per il bene comune.

Ringrazio Dvorit Shargel per aver posto una importane e spinosa questione. Mi ha supplicato di considerare il dramma della famiglia Levy nel venire a conoscenza che il loro figlio era stato ucciso non gia’ dai Palestinesi, il che sarebbe gia’ doloroso a sufficienza, ma dal fuoco amico dei suoi stessi commilitoni.

E’ molto remoto che la IDF sia disposta a raccontare la verita’ ai parenti a meno di non aver altra scelta. Quindi ora la domanda e’ questa: dovremmo permettere alla IDF di mentire allo scopo di coprire la direttiva Hannibal e lasciare che la famiglia creda che sia stato ucciso dal nemico invece che dai suoi?

Rispondo, con riluttanza, no. Il Bene piu’ grande e’ servito dalla trasparenza. Conoscendo la verità, dicendo la verità, forzando chiunque sia coinvolto a spiegare ciò che hanno fatto e perchè. La segretezza e l’ insabbiamento non aiutano alcuno, neanche le famiglie dei soldati morti. Mi dispiace se cioò causa loro ulteriore sofferenza. Ma dare la colpa a me e’ dar la colpa al messaggero, e non al reale colpevole.

Qui vi sono alcune delle dissertazioni sull’ argomento, fatte da diversi studiosi di Etica militare (se può esistere una simile cosa).

Il dottor Avner Shiftan, un fisico dell’ esercito col grado di maggiore, venne a conoscenza della direttiva Hannibal mentre era in servizio nel Sud del Libano, nel 1999. In un resoconto dell’ esercito, “divenne consapevole di una procedura che ordinava ai soldati di uccidere ogni compagno dell’ IDF che fosse caduto in mani nemiche degli Hezbollah. Questa procedura mi colpì come immorale e in disaccordo coi principi del codice morale dell’ IDF. Capii che non era una procedura locale, ma generata all’ interno dello Stato Maggiore, ed ebbi la impressione che un approccio diretto con le autorita’ non avrebbe avuto seguito, ma si sarebbe risolto in un insabbiamento”. Egli contattò Asa Kasher, , il filosofo Israeliano noto per essere l’ autore del Codice di Condotta dell’ IDF, il quale “trovo’ difficile credere che un simile ordine esistesse”, dato che “è eticamente, legalmente e moralmente sbagliato”. Egli dubito’ che “vi fosse qualcuno nell’ esercito” che credesse che un soldato morto è meglio di un soldato catturato.

Su questo punto tuttavia Asa Kasher era apparentemente in torto. Nel 1999 il Capo di Stato dell’ IDF Mofaz StaffShaul
dichiaro’ in una intervista col quotidiano Yedioth Ahronoth: “In un certo senso, con tutto il dolore che una simile affermazione puo’ implicare, un soldato sequestrato, al contrario di un soldato ucciso, può essere un problema nazionale”. Chiestogli se si stesse riferendo ai casi di Ron Arad, un pilota dell’ Aviazione Militare catturato nel 1986, e Nachshon Wachsman , un soldato rapito ed ucciso in seguito ad un tentativo di liberarlo, nel 1994, egli ha risposto “assolutamente, e non solo”.

IDF. Secondo il Professor Emanuel Gross, della facolta’ di legge all’ Universita’ di Haifa, “le ordinanze come questa devono essere filtrate dall’ Ufficio Generale del Collegio Militare, e se essi non fossero stati chiamati in causa, ciò sarebbe davvero grave”, dice. “La ragione e’ che una ordinanza che permetta consciamente il provocare la morte di un soldato, anche se le intenzioni fossero differenti, sventola una bandiera nera ed e’ in flagranza di reato e pone in discussione i valori più centrali delle nostre norme sociali”.

Odio far sviolinate su tutto cio’, ma i Liberali Sionisti amano sostenere che Israele sia una Nazione di Diritto, vale a dire che fa rispettare la regola della legge. Ma chiaramente non e’ questo il caso. Nessuna nazione democratica permetterebbe una simile direttiva dopo che questa fosse passata al vaglio di una revisione legale. Dunque la risposta in Israele è semplicemente di prevenire una sua qualsivoglia analisi giuridica. Ciò permette il fiorire di un codice segreto che sovrintende gli aspetti critici dell’ Esercito Israeliano.

Richard Silverstein

Fonte: www.richardsilverstein.com

Link: http://www.richardsilverstein.com/2014/07/26/israel-murders-idf-soldier-to-prevent-his-kidnapping/

26.08.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIORGIO GANDOLFO

Pubblicato da Davide

  • gigio

    "rapito". Tutto pur di non scrivere "fatto prigioniero".

    Caro Richard smettila di voler essere chi non sei.

  • Fedeledellacroce

    Che lungaggine. E che miopia vomitevole.
    Lo stato di Israele forse non é democratico perché non vuole che i suoi soldati assassini vengano fatti PRIGIONIERI (e non ostaggi, o rapiti).
    Travisatore ipocrita, ma allora il genocidio che stanno compiendo sul popolo palestinese? Eh?
    Uno schifo!  Senza il minimo ritegno massacrano donne e bambini.

  • Gil_Grissom

    Se una tale direttiva di fatto esistesse, perché siamo di fronte ai soliti si dice si mormora si sa e’ risaputo ci hanno riferito, mi spegherebbe signor Silverstein con quale articolo del codice militare israeliano sarebbe in contrasto? Oppure con quale convenzione internazionale? Oppure con quale legge ?

  • Whistleblower

    Ma no, Silverstein ha scritto recentemente un articolo sempre a proposito di questo soldato catturato dove accusa esplicitamente il Times di usare il termine rapito per gli israeliani e catturato per i palestinesi.

    Scrive Silverstein:
    "This is an entirely unacceptable usage.  The Times does not say that the IDF “kidnaps” Palestinians arrested by the IDF in the West Bank, and these are civilians.  It says they were arrested.  But they are arrested under no legal authority.  Hence they should by rights, use the term “kidnapped.""
  • Whistleblower
    Guarda che stai confermando quello che scrive Silverstein.
    Intanto la direttiva sembra effettivamente esistere perché ne parla come di un fatto assodato anche Haaretz (che alcuni considerano un giornale anti semita ma forse non lo è…).
    Però il punto centrale non è la conformità o meno della Hannibal a qualche legge o convenzione ma della sua conformità o meno rispetto a una legge etica che S. considera essenziale all’idea democratica di sionismo.
    Secondo S. questa direttiva non contravviene a delle leggi o accordi scritti fra Stati ma rappresenta il punto (forse) di non ritorno di una deriva fascista in cui l’individuo viene sacrificato sull’altare di un bene comune che è diventato appannaggio di un piccolo gruppo che si identifica con l’interesse di Israele tradendone i principi.
    Ora il fatto che tu che sei pro Israele sei molto critico nei confronti di Silverstein mentre contemporaneamente  altri due utenti che sono contro la politica militare di Israele sono anch’essi contro Silverstein ma per accusarlo di doppio gioco per poter fare da sostenitore occulto di Israele penso che costituisca una presunzione di obiettività per Silverstein.
  • clausneghe

    A ciascuno il suo: Dopo Hannibal avranno Masada (spero tutti sappiano cosa significa Mesada) tanto per restare in tema.

  • cardisem

    Mah! Non è che la logica del soldato meglio morto che catturato non sia un modo per non far vuotare loro il sacco?
    Di quanto porcherie Israele abbia da nascondere non è difficile immaginare.
    Catturarne uno di quelli messi in posti chiave significherebbe forse un vulnus formidabile al sistema militare israeliano…
    Mi riesce difficile credere a una questione di tigna…

    Era regola di certu crociati medievali combattere fino alla morte, per non farsi catturare… Ma non mi pare sia questo il caso.

  • regixx

    La logica c’è, per quanto cinica, ed è la stessa che fu adottata da Stalin nel secondo conflitto mondiale quando fu emanato il famigerato ordine 227, meglio noto come "non più un passo indietro", nel senso che, chi lo avesse fatto, sarebbe stato ucciso, medesima sorte per chi si fosse arreso. Fu stalin stesso a chiarirne alcuni dettagli quando gli fu chiesto di aderire alla convenzione di ginevra, alla domanda infatti se avesse permesso che i prigionieri potessero ricevere la posta dei loro cari, rispose che non aveva nessuna intenzione di pagare un servizio postale per coloro che fossero caduti suoi prigionieri, adottando il principio di reciprocità fu chiaro che a lui non interessava la sorte dei propri che fossero caduti in mani nemiche.

  • Gil_Grissom

    Visto che sei stato garbato, lo saro’ anche io nella risposta: non sono affatto per Israele, non sono ebreo e non sono sionista, trovo solamente che la questione israelo palestinese sia molto complessa e che i buoni non siano tutti da una parte e i cattivi dall’altra, la realta’ come spesso accade nella vita non e’ bianca o nera, ma grigia. Per quanto riguarda etica e legge, spesso le due cose non vanno a braccetto, ma questo non significa nulla, l’etica e la morale hanno una funzione, la legge un’altra. Non sempre ad una condanna morale ne corrisponde una giuridica e viceversa, ma sarebbe preoccupante se questo avvenisse. Del resto Israele, anche in passato, con una linea di condotta simile a quella della direttiva Hannibal(della cui esistenza non sono tuttora convinto) ha sempre dichiarato di non trattare coi terroristi in caso di rapimento: gli ostaggi sanno cioe’ gia’ in partenza che si tentera’ di liberarli con la forza, ma non verra’ intavolata alcuna trattativa coi rapitori, la morte dell’ostaggio e’ dunque considerata un’opzione accettabile, la migliore dopo la liberazione coatta. Ed e’ l’unica via possibile se si vuole evitare il ripetersi di simili episodi: i rapitori sanno in partenza che finiranno comunque morti o prigionieri.

  • albsorio