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LA DEMOCRAZIA E' FINITA

DI MASSIMO FINI

ilfattoquotidiano.it

All’indomani delle elezioni amministrative della primavera del 2012 in un articolo intitolato “Ecco perché il voto del 2013 potrebbe segnare la fine della democrazia” (Il Gazzettino, 11 maggio 2012) di fronte a un’astensione che stava montando di tornata in tornata, scrivevo: “Nel 2013 (…) l’astensione potrebbe diventare valanga. I partiti non sembrano rendersi conto che stanno ballando sull’orlo di un vulcano in eruzione. La crisi ha aperto gli occhi ai cittadini che scoprono di essere presi in giro da almeno trent’anni, governasse la destra o la sinistra o tutte e due insieme”. E concludevo: “Le elezioni del 2013, Grillo o non Grillo, potrebbero segnare, con un’astensione colossale, la fine della democrazia rappresentativa ”.

Nel 2013 ci fu un’ ulteriore erosione dell’elettorato, ma quell’ “astensione colossale” che io prevedevo già per quell’anno è arrivata ora, nell’autunno del 2014.
E solo adesso, tranne Renzi che fa il pesce in barile e definisce l’astensione “secondaria” e Matteo Salvini
che finge di aver vinto un’elezione che invece ha perso, come tutti, perché dai 116.394 voti delle europee è passato ai 49.736 di oggi, tutti gli esponenti di partito, i commentatori, i giornalisti scoprono l’esistenza del fenomeno.

Naturalmente cercano di sminuirne la portata attribuendolo al tempo ridotto per votare, agli scontri in atto all’interno del Partito democratico e a quelli con i sindacati, agli scandali emersi in Emilia Romagna,
alle inchieste della magistratura e a qualsiasi altra causa cui possano appigliarsi. Ma tutte queste ragioni non possono aver avuto che un’incidenza molto parziale, direi minima, su un fenomeno così esteso.

La realtà è che la gente non crede più a questo sistema, non crede più al balletto delle elezioni, non crede più alla democrazia rappresentativa e, forse, alla democrazia tout court.

I partiti che si scannano per dividersi quel poco di elettorato che gli è rimasto appiccicato fanno la stessa impressione di chi, in un castello che sta andando in fiamme, si preoccupi di assicurarsi comunque gli appartamenti migliori, mentre là fuori sono circondati da milioni di arcieri che non hanno ancora trovato il loro Robin Hood, ma che prima o poi occuperanno quelle macerie fumanti.

Il fenomeno non è solo italiano. Negli Stati Uniti un deputato, in un momento di sincerità, ha affermato che “gli elettori contano poco o nulla e non sanno neanche perché e per chi votano”. Tuttavia, come ho già avuto modo di osservare, l’Italia è, storicamente, un “paese laboratorio” e la fine della democrazia da noi potrebbe preludere alla fine anche delle altre democrazie occidentali.

A differenza di quanto ha scritto Antonello Caporale sul Fatto Quotidiano, non ha vinto “il partito della pantofola”. Chi è rimasto a casa è uno che ha esaurito ogni pazienza e, non essendo vincolato, a differenza di Grillo, a una rivluzione pacifica che agisca all’interno delle regole democratiche, il giorno che, esasperato, deciderà di uscire allo scoperto lo farà, per usare un eufemismo, con le mazze da baseball. E saranno guai.

Perché, come dice la Bibbia, “terribile è l’ira del mansueto”.

Massimo Fini

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

29.11.2014

Pubblicato da Davide

  • leone_zingales
    Con semplici parole, uomini folli uccidono interi popoli, ne annientano il passato, ne distruggono il presente e li privano del futuro. 
    La fine ufficiale della Democrazia in Italia è avvenuta il 21 luglio 2011 con la lettera della BCE. L’apatia partecipativa che porta i cittadini italiani a non andare a votare è una cosa completamente diversa e di tutt’altro significato. Ovviamente gli uomini di propaganda alla Massimo Fini cercano di deviare l’attenzione dal vero problema ed è per questo che bisogna fare chiarezza. 
    Le parole sono armi, capirne il significato è un dovere e diviene necessità in periodi di feroce ladrocinio come quello attuale. I popoli dell’eurozona sono vittime di Crimini contro l’umanità. Il solo rimedio alla follia … è la verità. 
    Lettera della BCE al governo italiano del 21 luglio 2011, la fine della democrazia in Italia.
    ANALISI E VALUTAZIONI
    Possiamo dall’analisi degli obiettivi ricavarne gli effetti, valutarne le conseguenze e trarne delle conclusioni. 
    Si analizzano obiettivi: di bilancio; di indicatori macroeconomici; normativi e sociali.
    Obiettivi di bilancio: 
    1. Pareggio di bilancio entro il 2014 e surplus ventennale tramite il fiscal compact; costo di circa 90 MLD nel 2014 (pareggio di bilancio) e 130 con quote crescenti dal 2015 (surplus di bilancio); 
    2. Versamento quota per la creazione del ESM (sistema di stabilità europeo)con un costo totale di 125 MLD in cinque anni, quote da 25 MLD all’anno per cinque anni;
    Obiettivi di indicatori Macroeconimici
    Per ristabilire la fiducia negli investitori bisognerà alzare il valore dell’indice NEIRU, dunque avremo un tasso d’interesse d’equilibrio che deprimerà ancora di più la domanda aggregata in modo da generare un tasso ancora più alto di disoccupazione, al fine di convincere i detentori di ricchezza internazionale a non aspettarsi inflazione, nemmeno nel futuro. Nel calcolo di questo indice la BCE considera solo l’inflazione salariale come calcolo totale d’inflazione, dunque si chiede esplicitamente di aumentare la disoccupazione per raggiungere un indice errato.
    Obiettivi normativi e sociali:
    1. Contrazione dei diritti dei lavoratori tramite la deregolamentazione del mercato del lavoro e conseguente aumento della precarietà e dell’instabilità sociale;
    2. Aumento del livello di cessione della sovranità in favore di un organismo sovranazionale autonomo non eletto, rappresentato dal Meccanismo di Stabilità Europea;
    Per il raggiungimento di tali obiettivi la BCE prescrive:
    1) Privatizzazione dei servizi pubblici essenziali, con possibilità di generare profitti da parte degli investitori tramite operazioni di: captive demand e slimming down operations (1);
    2) Riduzione salariale e contrattazione a livello aziendale (NON NAZIONALE!);
    3) Cessioni di parti sempre crescenti dei diritti dei lavoratori, attraverso la deregolamentazione del mercato del lavoro. Si mira ad ottenere un mercato del lavoro con un’offerta molto ben superiore alla domanda, quindi in pieno obiettivo NEIRU con alti tassi di disoccupazione.
    Si consiglia di essere celeri nell’adottare queste ricette, anticipando la possibilità di centrare gli obiettivi portando a regime le suddette prescrizioni con un anno di anticipo. 
    COME FARE ACCETTARE QUESTE SCELTE ALL’OPINIONE PUBBLICA
    Si può raggiungere questo obiettivo e giustificare la perdita di ricchezza netta derivante dai tagli alle spese, utilizzando l’arma che trova nel mito del deficit pubblico e del debito pubblico la sua illusione moderna. Tali tagli alle spese nel settore pubblico dovranno avvenire in tempi rapidi utilizzando:
    1) l’innalzamento dell’età pensionabile e la riduzione degli stipendi del settore pubblico. Si precisa che in aggregato conta solo la quantità del livello di riduzione totale del costo per la spesa del settore pubblico, viene data quindi la possibilità alle oligarchie ed alla politica italiana l’onere di distribuirne costi e sacrifici, con prevedibile mantenimento dei contratti di lavoro stabilizzati e non rinnovo dei contratti in scadenza dei lavoratori del settore pubblico, quindi un aumento prevedibile di disoccupazione generata dal mancato rinnovo dei contratti precari.
    2. Le regole fiscali da utilizzare per raggiungere questi obiettivi dovranno essere di tale severità che il mancato raggiungimento in tempi certi degli indici prefissati verrà punito con sanzioni severissime e misure di aggiustamento automatici attraverso il meccanismo del Macroeconomic Imbalance Procedure o con sentenze dirette della Corte di Giustizia europea. Si incentivano inoltre tagli automatici lineari di spesa pubblica da parte di un organo non eletto e sovranazionale alle nazioni della zona euro.
    3. Viene prescritta la possibilità dello Stato di agire per il benessere dei propri cittadini tramite la spesa a deficit.
    Il settore pubblico dovrà adattarsi a valutazioni di indicatori di performance privati, dovrà generare reddito e diventare di conseguenza un settore incapace di politiche anticicliche. Si richiede un riordino degli assetti amministrativi intermedi, quali le Provincie, considerato che con la ratifica del trattato di Lisbona dell’8 agosto 2008 non hanno più motivo di esistere, in quanto completamente prive di sovranità ed operativamente più facilmente sostituibili da operatori più efficienti e meno costosi. Si invita ad effettuare ogni sorta di riduzione del costo del lavoro nel settore pubblico anche con tagli del livello medio di retribuzione.
    EFFETTI
    Sulla domanda aggregata: 
    1. diminuzione spesa per consumi;
    2. riduzione spesa per investimenti;
    3. riduzione spesa pubblica;
    4. surplus della bilancia commerciale generato non da un aumento delle esportazioni ma da una riduzione delle importazioni causata dal collasso del potere di spesa della domanda interna;
    Sul sistema legislativo e sociale:
    1. cessione di sovranità democratica;
    2. adozione di un sistema giuridico di puro mercato, iniquo e razzista;
    3. abolizione del ruolo dello Stato quale creatore di ricchezza al netto;
    4. aumento costante e persistente di alti livelli di disoccupazione;
    5. aumento costante e persistente Di altissimi livelli di tassazione;
    6. aumento di degrado, fame, indigenza ed abbandono dei territori;
    OSSERVAZIONI
    Valutati gli effetti economici recessivi e le drammatiche conseguenze sociali che tali terapie infliggeranno al sistema economico Italia. Viste le violazioni palesi della Carta Costituzionale Italiana di 15 art: 4, 11, 35, 36, 41, 42, 43, 47, 54, 81, 97, 98, 100, 117, 134. 
    Viste le insanabili violazioni col diritto internazionale all’art. 55 e 56 della Carta delle Nazioni Unite del 1945 ed all’art. 23 della Dichiarazione Universale Dei Diritti Umani.
    CONCLUSIONI
    In un’anali obiettiva ed imparziale, al fine di raggiungere un beneficio per l’interesse pubblico (unico obiettivo di uno Stato), in una visione globale, si ritiene giusto rigettare completamente le misure ordinate dalla BCE tramite la lettera recapitata in segreto al Primo Ministro del Governo Italiano dal Presidente Jean-Cloud Trichet e dal suo vice Mario Draghi il 21 l
    uglio 2011. 
    Si invitano inoltre gli ordini competenti a voler attuare tutte le verifiche del caso per valutare se tali ordini di richieste possano essere inquadrati come suscettibili di leggi che regolano i reati di Colpo di Stato, Alto Tradimento ed Attentato alla Costituzione.
    Confidiamo in azioni celeri e risolute da parte del Governo Italiano per scongiurare il riproporsi di ennesimi attentati istituzionali in futuro. Si consiglia la revisione dei trattati a livello Europeo che possano limitare il perseguimento dell’interesse pubblico.
    Certi di Vostre giuste e celeri decisioni nel Nome e nell’Interesse del Popolo Sovrano Democratico, Vi auguro Buon Lavoro.
    Leone Zingales
  • Tonguessy

    "La
    realtà è che la gente non crede più a questo sistema, non crede più al
    balletto delle elezioni, non crede più alla democrazia rappresentativa
    e, forse, alla democrazia tout court."

    Purtroppo Fini non riesce ad andare molto oltre questa analisi. Occorre chiedersi: PERCHE’ la gente non crede più alla democrazia? Semplice: perchè si è resa conto di non oartecipare più alle scelte ( “gli elettori contano poco o nulla e non sanno neanche perché e per chi votano”, nelle parole del deputato USA).E com’è successo questo passaggio? Semplice, . il preambolo della Costituzione USA è molto chiaro: "WE, THE PEOPLE". Chi sarebbero quei "noi, il popolo"? il neanche 50% dei votanti? Oppure neanche quell’1% scarso dei lobbisti? Chi decide cosa?
    E qual’è stato il compito storico della democrazia moderna, se non l’instaurare il sistema mercantile soppiantando quello feudale con l’aiuto della scienza? Perchè alla gente dovrebbe interessare mantenere i feudi postmoderni dove regnano le lobbies invece che  conti e marchesi, specialmente tenuto conto che le attuali politiche non sono di "condivisione programmata" come nel secolo scorso ma di "spoliazione progressiva" di tutti i ceti che non siano elites?
    Si torna sempre ed irrimediabilmente all’analisi economica, ovvero al rapporto di forza tra le varie classi ed ai risultati che tali rapporti producono. L democrazia è diverntata inutile; il neoliberismo, anima pulsante della postmodernità, funziona meglio con le dittature (Cile docet). Prepariamoci, che ormai è l’ora: monti l’aveva eletto qualcuno oppure era la prova che "we, the people" (o il popolo italiano della nostra Costituzione) si è ristretto, ridotto a poche persone: quelle che decidono alle spalle della tanto decantata democrazia.

  • leopardo

    L´indole del popolino italiano, oltretutto altamente ignorante, é quella di correre in Piazzale Loreto per ludibriare il corpo senza vita di un  personaggio che, soltanto qualche anno prima, avevano osannato. Trovare tra "eroi" di questo tipo il  nostro Robin Hood, é pura chimera.
    Siamo tutti in  attesa  del volano che dia inizio alle  danze, quelle che  mettano un  fine  all´ attuale sconcio di un  sistema non piú tollerabile.
    Ma é molto piú probabile che siffatta iniziativa abbia luogo in paesi come la Fancia o addirittura la  Germania per poi estedersi anche al  nostro,  di riflesso.
    L`alternativa nazionale sarebbe che, qualche centinaio di giovani assolutamente determinati e disposti a sacrificare anche la propria vita, per il bene del proprio paese, risponda alla violenza delle forze d´ordine, (unico ostacolo che si frappone tra noi e la resa dei conti) con una determinazione raddoppiata, che potrebbe sfociare nella morte stessa di molti dei dimostranti di prima linea.
    A questo punto, lo sdegno dell´intero popolo non  sarebbe piú arginabile e la caccia alla casta che si é anche macchiata di sangue dopo averci ridotto alla schiavitú, sarebbe implacabile. Tanto piú che oggi, col semplice ricorso di una stampante 3D, il popolo é anche in grado di armarsi.
    Sempre piú prossimi al collasso definitivo, ci si avvicina inesorabilmete al momento della veritá: O la casta col suo sistema putrefatto, o noi con un  sistema giusto ed etico, che ci restituisca dignitá e libertá.

  • Franco-Traduttore

    Non ricordo più chi ha scritto che:

    "Siamo nelle mani di una classe
    dirigente politica che si è macchiata e si sta macchiando del più orribile
    crimine che in tutte le civiltà, presso tutte le etnie, in tutte le epoche, è
    sempre stato considerato come l’atto più vile e tragico che si possa compiere:
    il tradimento della propria comunità e la svendita del territorio della propria
    cittadinanza allo straniero. 

    Perché una cosa è il dramma delle
    guerre, dove l’invasore prepotente si appropria, con la violenza delle armi, di
    beni che non sono suoi.

    Ben altra cosa è avere la certezza di
    essere capitanati da un manipolo di solerti impiegati che hanno scelto di consegnare
    i forzieri nazionali – riempiti grazie al lavoro di centinaia di generazioni
    diligenti, industriose e parsimoniose – nelle mani dei nostri più agguerriti
    competitori internazionali, invitando a nozze gli invasori e dicendo loro:
    prego signori, accomodatevi, svendiamo il tutto al prezzo migliore".

  • Ossimoro

    Esiste la storica figura della "borghesia compradora", che svende lo sfruttamento delle risorse della propria nazione in cambio di vantaggi economici personali (spesso, nei tempi recenti, accreditati direttamente in paradisi fiscali).

  • Simulacres

    La democrazia rappresentativa è il più subdolo sistema di dominio della storia. Un sistema geneticamente autoritario e autoreferenziale, dove gli “eletti” finiscono inevitabilmente per formare coalizioni sottobanco per dividersi, come un’orda si divide un impero conquistato, tutte le cariche e le ricchezze del “popolo sovrano”. Pertanto, è attestato nella Storia, quello che più balza agli occhi è che checchè se ne dica questa pseudodemocrazia né organizza né tollera la libera autodeterminazione della società civile in relazione all’uguaglianza, ai diritti sociali e al bene comune, bensì ne determina le regole e gli obblighi cui deve sottostare. 

    I partiti politici nostrani – più di qualunque altro paese cosiddetto "civile" – rispecchiano meravigliosamente questa tirannia e così finisce sistematicamente che il “popolo sovrano” da controllore si ritrova “fatalmente” controllato, da amministratore amministrato, da imprenditore dipendente, da sovrano materiale umano da sodomizzare e sfruttare come bestia da soma, qual è sempre stato, perennemente "votato" a 90 gradi sull’altare “democratico” dello Stato.  

  • Tonguessy

    Scusami Leone, non ho ben capito se questa è una tua versione dei fatti oppure è la nuda lettera della BCE. Perchè la lettera che conosco io è datata 5 Agosto 2011, non 21 Lugli. Puoi chiarire? Grazie

  • luiginox

    se ho ben capito aveva allora ragione capoccione  che strepitava a incolpava le "plutocrazie (governi dei ricchi) giudaico-massoniche".sono passati ottant’ anni e siamo daccapo

  • ilsanto

    Si la democrazia è morta anzi non è mai nata.

    Ma insieme alla democrazia è morta la politica oramai totalmente sputtanata .
    Sono morte anche le nazioni ( almeno l’Italia ).
    Sono morti l’ONU, l’FMI, la Banca Mondiale, l’Europa, la BCE, la FAO, e tutti gli organi sovranazionali.
    Sono morte la Provincie, le Regioni, i Comuni.
    E’ morta la giustizia con i suoi timbri molli o duri, con le prescrizioni, con le 100.000 leggi assurde e fuori da ogni ragionevole dubbio di non essere uguale per tutti.
    E’ morta la finanza ed equitalia.
    E’ morta la chiesa, e persino Dio.
    E’ morta l’idea stessa di società 
    sia maledetto chi ha fatto tutto questo.
  • Simulacres

    Amen!…

  • Simulacres

    …perennemente POSTULANTE "votato" a 90 gradi sull’altare “democratico” dello Stato.  

  • Truman

    Non sono sicuro che le democrazia sia del tutto morta, ma se così fosse bisognerebbe cominciare ad apprezzare i vantaggi delle altre forme di governo. Infatti la democrazia è molto difficile da correggere, troppi elementi in gioco, invece le dittature di solito si riescono a correggere più rapidamente.

  • cardisem

    Leggo:
    "I partiti che si scannano per dividersi quel poco di elettorato"
    Commento:
    – ai “partiti” basta anche il 5 % di elettorato votante.
    Diranno che hanno ottenuto il 40% del 5% e dunque hanno avuta una grande vittoria…
    Il disprezzo degli elettori non mai stato così alto…
    Le "mazze" non funzionano… Il Sistema ha raggiunto una tale capacità di repressione che qualsiasi ribellione può essere facilmente domata ed essere messa sotto controllo…

    Attualmente la repressione maggiore è quella esercitata attraverso la comunicazione: giornali, televisioni, talk show, celebrazioni, apparato educativo, lavaggio del cervello di insegnati e studenti… controllo delle più recondite connessioni neurali…

  • leone_zingales

    Si, hai ragione tu, errore mio. è la lettera del 5 agosto. In alcune alcune traduzioni ci sono parole differenti. Per completezza riporto il testo della lettera su cui ho fatto l’analisi e le valutazioni…..

    Caro Primo Ministro, Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori. Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali. Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti. Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure: 1.Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed é cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro. a) E’ necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala. b) C’é anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione. c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi. 2.Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche. a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. E’ possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi. b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali. c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio. 3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’é l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali. Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate. Con la migliore considerazione, Mario Draghi, Jean-Claude Trichet  
  • leopardo

    Adolf aveva previsto tutto giá negli anni venti del secolo scorso. Basta leggere il suo " Mein Kampf". Ha lottato, ma tutto é stato vano. Hanno  vinto loro. Almeno nel mondo occidentale, occupano tutti i  gangli nevralgici del potere. La totale schi avitú dell´europa alla lobby giudaica, che Adolf tanto temeva, é servita, anche grazie al contributo dei nostri politici che col  tradimento piú triviale hanno svenduto il nostro paese ed hanno favorito l´invasione di milioni di disperati costretti a fuggire dai loro paesi, in seguito alle aggressioni di usa ed israele. A  loro il petrolio ed il gas rubato. A noi le orde di affamati proprio nel mezzo di  una crisi micidiale avviata da due regalini della lobby bancaria: euro e derivati. Eppure, anziché prendere le distanze da  un "alleato" cosí scomodo, i politici pagliacci eu, ne subiscono supinamente il diktat dell´obbligo delle sanzioni alla Russia, nonostante che le stragrande maggioranza dei cittadini europei, che ha capito l´andazzo, sia assolutamente contraria.

  • Roma

    Balle! Chi non vota la piglia solo in culo punto.

  • giannis

    le votazioni sono truccate

  • Primadellesabbie

    E allora com’é che non ci riesce ancora di ricostituire una dinamica sociale, degna di questo nome, nonostante siano passati 71 anni?

    Al punto che una buona parte di noi, a turno destra o sinistra, si é rassegnata a seguire qualsiasi marionetta ci venga messa davanti agli occhi.
  • Simulacres

    Vista da vicino si tratta di una situazione assolutamente suicida nella quale storicamente la democrazia rappresentativa è potuta sopravvivere grazie a un intreccio di potere perverso, al voto di scambio partitocratico e alla perenne sonnolenza collettiva della società civile. E in una democrazia rappresentativa, una collettività addormentata, incapace di spirito critico, di ribellarsi, non può che ritrovarsi in una condizione di sudditanza, la più pericolosa: la Schiavitù!

    Che è quella sulla quale stiamo tutti naufragando e sulla quale ancora oggi non si riflette abbastanza. 

    Oggi sappiamo che la democrazia rappresentativa nelle forme attuali è insostenibile; tanto più la crisi della società si acuisce, tanto più i tentativi di aggiustamento falliscono, tanto più si allarga l’astensione. Quindi non c’è occasione migliore che addestrarsi a una nuova concezione di democrazia diretta che parta dal basso e cominciare a praticarla. Non c’è altro da fare se vogliamo uscire da questa condizione che induce sempre più alla rassegnazione, all’acquiescenza che spiana la strada e fortifica sempre più i nostri carnefici.

  • Petrus

    Le plutocrazie sono i governi nascosti, quelli che tirano i fili da dietro le quinte.

    Comunque si, aveva ragione appieno anche su questo, il capoccione…
  • neroscuro2014

    Umilmente chiedo, se davvero si può ritenere compatibile un sistema dittatoriale con il livello di "modernità" richiesto attualmente.
    Cerco di spiegarmi meglio: se non si vuole sprofondare al livello di un Paese del terzo mondo, come si fa ad essere all’avanguardia scientifica e tecnologica, a gestire sistemi complessi e informatizzati, a produrre cose nuove e innovative, senza un alto tasso di educazione e scolarizzazione? Un’educazione che confligge con l’idea di popolo asservito e acritico. Come si fa a mantenere la popolazione ad un livello bovino e contemporaneamente a non finire per essere una  colonia del primo Stato meglio organizzato vicino a te, che ti apre come una cozza?
    Queste non vogliono essere domande retoriche, perché credo che negli U.S.A. ci sia in effetti un sistema che solo apparentemente è libero, ma non si può chiamare dittatura tout-court, né si può dire che tale sistema sia disfunzionale (anzi) se consideriamo il retroterra culturale degli statunitensi. Inoltre quel sistema è culturalmente separato e addirittura si impone sugli altri Paesi, cosa che impedisce ai cittadini di rendersi conto della qualità della propria libertà e di subire pericolose influenze esterne.
    Come potrebbe avvenire una dittatura in Italia? Ci dovrà essere un qualche collante ideologico che permetterà alle persone di accettare tutte le imposizioni che verranno. Un collante che io ora non vedo. La democrazia sta morendo, ma la dittatura secondo me non sarà il prossimo sistema di governo che avremo.

  • Tonguessy

    In realtà le cose sono abbastanza semplici: il neoliberismo ha bisogno di governi forti, leggi dittature. In tutto il Sudamerica pose le sue solide basi grazie alle dittature. Quando le cose cambiarono e alle dittature subentrarono le democrazie, come per incanto le politiche neoliberiste vennero fortemente ridimensionate (Chavez docet).
    Sul rapporto tra formazione e dittature: forse non ti sei reso conto che nell’attuale fase capitalistica la produzione non ha più l’antica rilevanza, essendo più remunerative le speculazioni finanziarie. Quindi non servono più quadri da immettere nel mercato del lavoro, il gioco attuale è far precipitare la middle class nel sottobosco del proletariato. Quindi l’istruzione così come l’abbiamo conosciuta non è più utile al sistema come un tempo. Oggi la disoccupazione ha sostituito l’istruzione come ruolo fondamentale nel funzionamento del sistema.

  • Earth

    VOGLIO LE PROVE

  • neroscuro2014

    Il neoliberismo finanziario ha bisogno di trasferire ricchezza, ma se nessuna ricchezza viene prodotta, cosa trasferisce?
    Il parallelo con il  Sud America mi pare fuorviante. Là si sono potute creare delle dittature perché l’America latina ha delle enormi risorse minerarie e naturali da sfruttare e il grado di istruzione di un popolo è ininfluente o addirittura controproducente rispetto allo scopo. Queste dittature facilitavano gli investimenti esteri e proteggevano gli investitori da scioperi e nazionalizzazioni, tuttavia qualcosa si produceva o si estraeva.
    In Italia, e in quasi tutta l’Europa, le ricchezze non stanno né nel suolo né nel sottosuolo, ma nella capacità di trasformazione di materie prime e semilavorati e questo richiede istruzione. Inoltre si tratta di un mercato sostanzioso che da 60 milioni di potenziali consumatori avanzati dovrebbe essere ridotto a parco di lavoratori minacciati dal precariato o persuasi con altri metodi a produrre senza consumare. Anche se un finanziatore medio non sa nemmeno dove si trova l’Italia sul mappamondo, ha un’idea di massima che affinché egli stesso possa guadagnare, da qualche parte l’economia reale deve muoversi. Non si specula su una situazione cristallizzata come in una dittatura o su un mondo indistintamente ridotto alla fame. A tal proposito, mi ricordo l’intervista di un gongolante broker che parlava di opportunità da cogliere di fronte alla crisi globale. Quando il mercato fa su e giù, loro sono euforici, non quando c’è una dittatura vera e propria.

  • Primadellesabbie

    Considera però che, a fronte di un gran numero di persone "tagliate fuori" o ridotte a consumi di sopravvivenza, i consumi totali si sono ridotti in percentuali modeste, e forse, in alcuni settori sono aumentati. La borsa non sembra soffrire troppo.

    Viene ridisegnandosi la mappa sociale in funzione dei nuovi padroni palesi, per i quali la politica, come la conosciamo, rappresenta una seccatura costosa visto l’alto numero di figure chiave da controllare, e portatrice di incertezze vista la "fantasia" che può indurre nelle componenti sociali.
    Si sta attrezzando una caserma semplificata, presumibilmente autogestita, tendenzialmente nazionale e, vedrete, "invocata dal popolo".
    Al proposito guardate il prevalere della stizza incontrollata, dalla quale si fanno prendere gli autori dal crescente numero di riferimenti agli "errori" dei 5 stelle, unico imprevisto bastone popolare, tra le ruote dello svilupparsi della trasformazione in corso.
  • Truman

    @Primadellesabbie: evidentemente la democrazia non è del tutto morta e quindi (per fortuna o sfortuna) non siamo ancora arrivati ad uno stadio di dittatura. Eppure, come fai notare, ci sono molti segni del regime.

  • paolodegregorio

             
    democrazia:
    smettiamola con i giochi di parole   –

    di Paolo De
    Gregorio, 1 dicembre 2014

     

    Titola Massimo
    Fini su “il Fatto Quotidiano” a pag. 18 del 29 novembre scorso: “non è
    disaffezione la democrazia è finita”, a proposito delle ultime elezioni in Emilia
    Romagna e Calabria dove hanno votato rispettivamente il 37% e il 44% degli
    elettori aventi diritto.

     

    Desidero
    rispondere in modo secco, senza fronzoli, senza dotte citazioni né del
    presente, né del passato: la democrazia nel suo significato originario (potere
    del popolo), non è mai esistita, figuriamoci oggi che la globalizzazione ha
    espropriato gli stati nazionali dal controllo sulle proprie economie, che
    dipendono da banche, multinazionali che oggi possono delocalizzare
    tranquillamente dove pagano meno la manodopera, dove pagano meno tasse, e sono
    decine di migliaia gli imprenditori che hanno licenziato e chiuso attività in
    italia per riaprire dove gli conveniva.

     

    In Italia, come
    negli USA, dove già da tempo la percentuale dei votanti è sotto il 50%, i
    cittadini si rendono conto proprio di questo fatto fondamentale, che non è la
    politica che comanda, ma l’economia, che tra l’altro ha la capacità di comprare
    e far eleggere i propri compari (li chiamano educatamente “lobbysti”), che non
    sono né democratici, né repubblicani, ma sono li per lasciare le cose come
    sono, ossia che la politica estera la decidano il Pentagono, la CIA, e il
    complesso militare industriale, guerre comprese, e se da Presidente prendi
    decisioni diverse, la pacifica e democratica America ricorre al vecchio buon
    piombo.

     

    Qui in Italia è
    stranamente nato l’unico progetto politico che io conosca, per ora ancora
    immaturo e imperfetto, di far decidere ai cittadini i nomi dei candidati in
    modo che possa venir eletto chi è conosciuto sul territorio per la sua onestà,
    per le sue iniziative politiche, per le sue capacità di organizzatore e di
    comunicatore.

    Solo in questo
    caso non si hanno i nominati dalle segreterie dei partiti e si incomincia a
    diventare una democrazia e, per non farlo diventare una professione a vita,
    basta la regola della ineleggibilità dopo due legislature.

     

    Spero che la
    “stanchezza” di Grillo sia in realtà una presa d’atto e di coscienza che tutte
    le decisioni politiche devono essere prese  dagli eletti in Parlamento e che sia lui che
    Casaleggio hanno funzioni solo organizzative e di garanzia.

    Solo il lavoro
    di base sul territorio, protratto nel tempo, potrà dare i frutti di una
    democrazia compiuta e segnare una diversità, anzi un abisso, con tutti i vecchi
    partiti, sempre che non ci si dimentichi che l’ultima parola spetta sempre agli
    iscritti che devono votare su ogni tema importante.

    Paolo De
    Gregorio

     

     

  • paolodegregorio

             
    democrazia:
    smettiamola con i giochi di parole   –

    di Paolo De
    Gregorio, 1 dicembre 2014

     

    Titola Massimo
    Fini su “il Fatto Quotidiano” a pag. 18 del 29 novembre scorso: “non è
    disaffezione la democrazia è finita”, a proposito delle ultime elezioni in Emilia
    Romagna e Calabria dove hanno votato rispettivamente il 37% e il 44% degli
    elettori aventi diritto.

     

    Desidero
    rispondere in modo secco, senza fronzoli, senza dotte citazioni né del
    presente, né del passato: la democrazia nel suo significato originario (potere
    del popolo), non è mai esistita, figuriamoci oggi che la globalizzazione ha
    espropriato gli stati nazionali dal controllo sulle proprie economie, che
    dipendono da banche, multinazionali che oggi possono delocalizzare
    tranquillamente dove pagano meno la manodopera, dove pagano meno tasse, e sono
    decine di migliaia gli imprenditori che hanno licenziato e chiuso attività in
    italia per riaprire dove gli conveniva.

     

    In Italia, come
    negli USA, dove già da tempo la percentuale dei votanti è sotto il 50%, i
    cittadini si rendono conto proprio di questo fatto fondamentale, che non è la
    politica che comanda, ma l’economia, che tra l’altro ha la capacità di comprare
    e far eleggere i propri compari (li chiamano educatamente “lobbysti”), che non
    sono né democratici, né repubblicani, ma sono li per lasciare le cose come
    sono, ossia che la politica estera la decidano il Pentagono, la CIA, e il
    complesso militare industriale, guerre comprese, e se da Presidente prendi
    decisioni diverse, la pacifica e democratica America ricorre al vecchio buon
    piombo.

     

    Qui in Italia è
    stranamente nato l’unico progetto politico che io conosca, per ora ancora
    immaturo e imperfetto, di far decidere ai cittadini i nomi dei candidati in
    modo che possa venir eletto chi è conosciuto sul territorio per la sua onestà,
    per le sue iniziative politiche, per le sue capacità di organizzatore e di
    comunicatore.

    Solo in questo
    caso non si hanno i nominati dalle segreterie dei partiti e si incomincia a
    diventare una democrazia e, per non farlo diventare una professione a vita,
    basta la regola della ineleggibilità dopo due legislature.

     

    Spero che la
    “stanchezza” di Grillo sia in realtà una presa d’atto e di coscienza che tutte
    le decisioni politiche devono essere prese  dagli eletti in Parlamento e che sia lui che
    Casaleggio hanno funzioni solo organizzative e di garanzia.

    Solo il lavoro
    di base sul territorio, protratto nel tempo, potrà dare i frutti di una
    democrazia compiuta e segnare una diversità, anzi un abisso, con tutti i vecchi
    partiti, sempre che non ci si dimentichi che l’ultima parola spetta sempre agli
    iscritti che devono votare su ogni tema importante.

    Paolo De
    Gregorio