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LA DELOCALIZZAZIONE DELLA VECCHIAIA

DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

Sarà il fosco orizzonte che si delinea in Italia, causa le prossime elezioni politiche, ma in questi ultime settimane ho ricevuto come non mai quesiti su quale paese potrebbe essere conveniente andare a vivere abbandonando per sempre l’Italia. Partiamo subito dicendo che non esiste uno stato in particolare che vince su tutti, dipende infatti da che cosa si è in grado di fare una volta traslocato con la famiglia oppure su quanto denaro si può fare affidamento allo scopo di generare una rendita mensile. Di certo il nostro paese sta vivendo una nuova ondata di emigrazione, non solo di imprenditori e giovani ragazzi che scappano dal triste destino che attende il resto degli italiani ignari, ma anche di esasperati pensionati che cercano una qualche speranza migliore su altri paesi. La pianificazione della propria vecchiaia al di fuori dei confini nazionali ormai dovrebbe essere una prerogativa obbligata. Non vi sono più dubbi: l’Italia vivrà nei prossimi 20/30 anni una lenta e progressiva fase di impoverimento e crescente conflittualità sociale, non ha senso da questo punto di vista pensare di invecchiare in un paese con tali prospettive.

Un tempo questo tipo di considerazioni sarebbero state fuori luogo o impensabili in quanto l’Italia era considerata il Bel Paese per eccellenza ovvero il luogo al mondo in cui tutti volevano trasferirsi per godersi la vita: sappiamo tutti come in meno di vent’anni siamo stati capaci di compromettere questo primato. Anche il 2012 è stato caratterizzato dalla diaspora di migliaia di pensionati italiani che hanno scelto di trascorrere il resto della loro vita in paesi che consentano maggiore convenienza di vita soprattutto a fronte di rendite pensionistiche inferiori ai 1000 euro. Per noi italiani questo comportamento rappresenta una eccezionalità, una moda fuori dal costume o in alcuni casi una vera e propria esigenza di vita, tuttavia per altre popolazioni, soprattutto quelle anglosassoni, il tutto rientra all’interno della normalità. Pensateci un momento: che senso ha una volta in pensione continuare a trascorrere il resto della propria vita nella stessa località in cui si è vissuto o lavorato (pensate alle grandi metropoli o alle grandi aree urbane), spesso caratterizzate da un clima piuttosto ostile. In molti casi più che godersi quello che resta da vivere si aspetta sommessamente di morire per essere sepolti nel cimitero della propria città.
Su questa considerazione anche un ragazzo molto giovane o una coppia appena sposata dovrebbe dedicare parte delle proprie energie mentali oltre a quelle economiche a stilare e definire il proprio retirement planning ovvero pianificare come e dove trascorrere senza pessimismo e fastidio la loro terza e quarta età, quando sarà il momento. La chiamano delocalizzazione della vecchiaia. Personalmente mi trovo in piena sintonia con questo pensiero, sarà che sono nato e cresciuto in una grande e gloriosa regione, ma ahimè fredda e poco accogliente sul versante climatico. Per questo motivo non si dovrebbe dare troppa importanza nell’investire troppe risorse finanziarie sulla propria abitazione in Italia, quella del vivere quotidiano intendo, ma pensare di accantonare le disponibilità necessarie per acquistarsi una appartamento in prossimità del mare in Tunisia o in Grecia. Addirittura abbiamo paesi come la Spagna che ne hanno fatto una scelta strategica nel sedurre ed attirare pensionati benestanti da tutta Europa i quali appoggiano l’accredito delle loro pensioni presso banche spagnole, acquistano una residenza in una gradevole località turistica e contribuiscono cosi facendo a foraggiare i consumi interni spagnoli.

Anche l’Italia dovrebbe imitare la Spagna, vedo tuttavia che ancora ad oggi nessun partito politico ha mai messo o proposto nella sua agenda una strategia di incentivazione nei confronti dell’estero che potrebbe dare molta soddisfazione e ritorno economico in particolar modo alle regioni meridionali, isole comprese, caratterizzate da un territorio accogliente, con meno impatto industriale ed un clima gradevole anche nei mesi invernali. Deltronde non vi è nulla da stupirsi, basta soffermarsi a pensare su come in trent’anni abbiamo gestito il nostro potenziale turistico. Sembrerà inconsueto sentirne parlare da un giovane (concedetemi ancora questo appellativo) tuttavia in Italia le persone anziane benestanti (over 60) provenienti dagli altri stati possono diventare una risorsa da gestire, per le ovvie motivazioni che abbiamo espresso prima, senza dimenticare i benefici indiretti che si genererebbero anche per il mercato immobiliare. Pariteticamente mi sentirei molto più sicuro e convinto nell’investire denaro e risorse in un paese che attira pensionati da tutta Europa, piuttosto che trovarmi a vivere in uno come il nostro che li fa scappare in tutti i modi.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/retirement-planning.htm
8.01.2013

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Pubblicato da Davide

  • albsorio

    Non so dove ma mi sembra di aver letto che i pensionati tedeschi vanno a finire in ospizi stranieri i loro giorni (nell’est Europa, Thailandia, Grecia etc.), quindi i vecchi italiani vanno in Tunisia e quelli tedeschi vengono in Italia… ma tu eri quello che invitava gli Italiani a comprarsi il camper per non restare a vivere per strada, dicevi che la Telecom sarebbe fallita e chissà quante altre previsioni hai sbagliato… non so se porti nera ma di sicuro mi metti sempre di cattivo umore.

  • Fedeledellacroce

    Beh ne ha sparata un’altra delle sue, nel senso che é da paesi ricchi pensare al “retirement” in paesi accoglienti, ma c’é di piú, chi espatria o almeno dovrebbe espatriare é il giovane. Eh si perché il giovane ha energie e prospettive, mentre il 50enne o il pensionato non sa proprio dove sbattere la testa.
    Chi se n’é andato e chi se ne sta andando é “LA MEGLIO GIOVENTU'”.
    Altro che pensionati.
    Mentre chi rimane e prospera sono i tipi come Benetazzo.

  • oriundo2006

    Mi sembra che B. arrivi un po’ in ritardo: dovunque ho viaggiato ho visto legioni di italiani di RECENTE immigrazione ( non le solite vecchie fole su i nostri emmigrati poverelli in ammerica che i tg ogni tanto ci fanno vedere ad uso e consumo delle litanie ripetitive spacciate per grandi verità storiche … ) che si davano da fare in bar, pizzerie, ristoranti, spiagge, negozi, posti sperduti come in luoghi famosi, uomini come donne, tutti che si davano da fare, parecchi coi capelli grigi, tanti anche più giovani, coi loro figli di lì, ma tutti che appena hanno potuto con il famoso gruzzoletto hanno fatto le valige e hanno detto addio all’Itaglia. Non hanno aspettato di certo la rottamazione di stato colla pensione… ( anche se diversi lo hanno fatto, rifacendosi un vita ex novo specie in paesi dove si bada alla sopravvivenza quotidiana… ). E devo dire che questo mi ha dato due sensazioni contrapposte: di dolore, vedendo quanto abbiamo perso in questo trentennio di persone valide e capaci e piene di voglia di industriarsi, e di soddisfazione invece, come gli italiani, sovente criticati e spesso disprezzati dai messeri europei che ci comandano, siano duttili ed intelligenti ( ma ci sono anche i mascalzoni… ) quando appena appena ci siano le minime condizioni. Dunque, consiglio a tutti di viaggiare prima di scrivere…

  • nigel

    Che meraviglia… continuo ancora a stupirmi, avendo seguito i tuoi scritti ed i tuoi video in passato. Da critico esasperato del Sistema, sei diventato il compiaciuto alfiere del NWO, che considera superata la guerra tradizionale ( costosa e comportante la distruzione dei beni dell’aggredito) e preferisce di gran lunga lo strangolamento economico dell’aggredito. Parimenti superata è anche la deportazione di un popolo nei vagoni piombati. Perchè deportare? E’ costoso e platealmente violento: meglio creare condizioni di invivibilità nel Paese e costringere anziani e inabili a fuggire dalle proprie radici e tradizioni, per sopravvivere. E’ un processo ugualmente violento, sottilmente violento, ma certamente “politically correct” ed in linea con i dettami del Sistema. Ma il trauma dell’eradicazione dal proprio Paese, con i traumi che questo comporta (in un’età in cui i meccanismi di adattamento ed inserimento sono inesistenti) ti è completamente ignoto, “caro” Benetazzo. TU, d’altro canto”…cresciuto in una grande e gloriosa regione, ma ahimè fredda e poco accogliente sul versante climatico.. ” ritieni che non “…si dovrebbe dare troppa importanza nell’investire troppe risorse finanziarie sulla propria abitazione in Italia…” e inviti a prendere in considerazione Grecia, Turchia e magari, perchè no, Bangladesh o Indonesia. Ma vai, Benetazzo, vai…..

  • eresiarca

    Benettazzo non sa più cosa scrivere.

  • nigel

    L’ultima spiaggia sono improponibili cazzate, a quanto pare

  • antsr

    Veramente non è come scrive lei, perchè io da fresco pensionato insieme ad altri (non abbiamo una lauta pensione, ma è piuttosto modesta) con tanta voglia di vivere, industriarsi, rendersi utili stiamo programmando per una emigrazione in paesi extracomunitari (l’hanno già fatta altri amici con successo) dove il costo della vita è più basso con maggiori soddisfazioni nella qualità della vita, perchè è importante vivere anche in un ambiente più umano che non ti faccia sentire sempre le solite menate di politici, industriali,… Forse sbagliamo, ma dopo una vita di fabbrica, turni, stress, area infetta e nociva di lavoro, senza nessuna copertura per malattie ecc… vogliamo cambiare a 360 gradi ambiente.
    auguri x voi che restate

  • Fedeledellacroce

    Grazie per la rettifica. E’ interessante sentire di prima mano che ne pensano i neopensionati.
    Credo che avete preso la decisione giusta, ve lo dice uno che l’italia l’ha lasciata nel 1983.

  • Fedeledellacroce

    C’é da dire che la situazione economica é precipitata anche nel resto del mondo, ed ho visto italiani rimpatriare in italia dalla spagna e da paradisi tipo polinesia o costa rica perché non ce la facevano a mandare avanti la baracca con moglie e figli.
    Ti parlo di localitá turistiche, che hanno sofferto particolarmente il calo di afflusso di turisti e quindi $$
    Mi sembra che da un annetto in italia le cose siano peggiorate ulteriormente e non si prospetta un futuro migliore, anzi.
    Comunque forza e coraggio a chi decide di partire verso nuovi orizzonti e nuova vita. Anche se, secondo me, il viaggio e la scoperta dovrebbero essere parte integrante della vita e non un atto di disperazione.
    Per questo esorto i giovani, non tanto ad abbandonare l’italia, quanto a viaggiare per il mondo.
    E’ il nostro mondo dopo tutto……..

    P.S. Da uno che a 18 anni se n’é andato dall’italia, viaggiato per oltre 10 anni e poi stabilito un po’ qua e un po’ la’, ma non in italia.

  • albsorio

    Se posso chiedere dove pensate di stabilirvi? E quanti nuclei familiari siete? Avete già qualche connazionale nel Paese di destinazione come supporto? Grazie

  • oriundo2006

    Ti do ragione, anche io ho saputo di gente che ho conosciuto in Brasile che hanno fatto le valige ( e parecchi sono stati anche truffati, non da ultimo da connazionali ): ma conviene tutto questo andare e venire ? E’ giusto quello che dici, prima viaggiare poi decidere. Mi limito ad aggiungere che il suggerimento vale anche per tanti che postano commenti qui e li sui siti: si vede che non hanno mai viaggiato…molte delle teorie e delle ideologie degli anni passati hanno potuto diffondersi e prosperare solo grazie ad una autarchia anche cerebrale notevole…Certo, tornare poi in Italia colla cappa mentale e le idee meschine della massa è terribile ( ed anche quando si è assaporata la libertà anche sessuale di tanti altri paesi ). Ciao

  • lucamartinelli

    Quasi tutti i paesi dei Caraibi ti permettono la residenza se dimostri un reddito di almeno 350 euro al mese. Con quella somma in Italia sei un pezzente mentre là sei benestante. saluti.

  • Sven

    Dal titolo mi attendevo una analisi più approfondita.
    Scusate ma…la fuga della vecchiaia dovrebbe essere dovuta non a fattori come clima e accoglienza, ma quali..ad esempio..

    – assistenza sanitaria per gli anziani (qualità dei servizi, posti letto, costi, ecc.)
    – sicurezza urbana e sicurezza domestica
    – coesione e serenità sociale
    – servizi vari (verde, attività ricreative, trasporti urbani, ecc.)
    – erosione del potere di acquisto delle pensioni e pressione fiscale

    E’ evidente che l’Italia in questi settori non garantisce un granchè, avrà anche il sole ma per il resto..
    Per chi ha molti soldi i paesi dove vivere meglio sono tanti (Svizzera, Montecarlo, USA, Paesi Scandinavi) per chi ne ha pochi il costo della vita sarebbe insostenibile in luoghi come Olanda, Svizzera, Danimarca, ecc. sebbene i servizi per gli anziani siano senz’altro migliori rispetto all’Italia.
    Mi sono spesso chiesto come si viva in Uruguay, Cile, Paraguay, in Centro America..alcuni luoghi sono notoriamente ricoveri di terroristi rossi, ex- ribelli, faccendieri (es. LAVITOLA è fuggito laggiù, come tanti altri negli anni 70-80 e da ultimo Battisti in Brasile), ma sono luoghi dove il costo della vita è minore di quello italiano..I servizi non credo siano buoni.
    Cuba ha servizi sanitari buoni per tutti, come credo qualche altro paese (nell’Est europeo non più), ma ha una popolazione poverissima e credo anche qualche serio problema di sicurezza.

    Insomma continuiamoci ad interrogare.

  • albsorio

    Abito a Verona e mia moglie è bielorussa, devo dire che se dovessi scegliere non saprei che fare, mi sovviene solo un detto nordafricano: con i soldi sei a casa in tutto il mondo, senza sei uno straniero anche a casa tua… anch’io continuo a pensare… che meglio se resto e lotto per il mio Paese.

  • mystes

    Quella che vo chiamate Italia è Terzo Mondo, è colonia. Emigrate, vi troverete meglio in SudAfrica o in Bolivia, ex terxomondo!

  • grillone

    anche a me piacerebbe andarmene; e se troverò la forza e le condizioni, non aspetterò certo la vecchiaia. non mi interessa andare a cercare il benessere anglosassone oppure qualche “paradiso” socialista; mi basterebbe trovare meno burocrazia, piu lentezza(come dicevano negli anni 70), un popolo piu unitio e cosi via