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LA DECRESCITA NON CI VERRA' MAI IMPOSTA DALL'ALTO

DI MANUEL CASTELLETTI
ilribelle.com

Secondo Serge Latouche [1], “decrescita non è il termine simmetrico di crescita, ma uno slogan politico con implicazioni teoriche”, “è una parola d’ordine che significa abbandonare radicalmente l’obiettivo della crescita per la crescita, un obiettivo il cui motore non è altro che la ricerca del profitto da parte dei detentori del capitale e le cui conseguenze sono disastrose per l’ambiente”.

Secondo Maurizio Pallante, “la decrescita è invece la riduzione volontaria della produzione di alcuni tipi di merci che si ritengono inutili o dannose, come chi decide di dimagrire per stare meglio e riduce volontariamente l’assunzione di alcuni cibi che ritiene controproducenti o nocivi per la sua salute” [2], dove “tra decrescita e recessione c’è un rapporto analogo a quello che intercorre tra chi mangia meno di quanto desidera perché vuol dimagrire e chi è costretto a farlo perché non riesce a procurarsi il cibo” [3].

Tra le due definizioni, pur concettualmente simili, ritengo che vi sia comunque una differenza, data dal grado di intensità con cui si dovrebbe attuare la decrescita, con la posizione di Latouche che è più netta e marginale (si tratta di “abbandonare radicalmente l’obiettivo della crescita per la crescita”), mentre quella di Pallante sembra contemplare un qualche compromesso con il Sistema (“riduzione volontaria della produzione di alcuni tipi di merci”). La decrescita che ha in mente Pallante potrebbe forse andar bene per i paesi che già sono sviluppati, ovvero dove la sfera economica ha raggiunto l’apice del proprio vigore e la popolazione è stata completamente anestetizzata dall’economia, almeno in una prima fase.

La prima fase di transizione potrebbe avvenire d’accordo con il potere politico e le istituzioni internazionali, per cercare di prendere misure volte a ridurre l’impatto ambientale senza che si arrivi a sacrifici e privazioni troppo radicali e quindi difficilmente accettabili da parte della popolazione. La ricetta che ci fornisce Pallante è quella “dello sviluppo di innovazioni tecnologiche finalizzate a ridurre progressivamente il consumo di risorse, l’inquinamento ambientale e la produzione di rifiuti a parità di produzione; della diffusione di stili di vita fondati sulla ricerca del benessere e non del tanto avere” [4], nella sostanza si tratta di migliorare l’efficienza energetica, evitare gli sprechi, ridurre il numero di rifiuti, far durare più a lungo i beni che si producono (sia migliorandone la qualità, che sensibilizzando gli acquirenti a utilizzarli finché sono funzionali), preferire l’uso dei mezzi pubblici e della bicicletta all’auto privata e via dicendo.

Occorre però tenere a mente che si tratterebbe comunque di una breve fase di transizione, utile per rovesciare i valori delle masse. Perché tutte queste misure manterrebbero comunque lo status quo (ovvero quei valori economici responsabili della tragedia della modernità) in uno scenario che nella sostanza rimarrebbe inalterato – è quella green economy che i fautori del progresso tengono in serbo come ultima e disperata carta da giocare prima del definitivo collasso.

Personalmente credo che una decrescita pilotata dall’alto sia praticamente irrealizzabile in questo contesto perché tutto, dalle scelte politiche dei seppur democraticamente eletti governi (ma di fatto al servizio delle varie lobby economiche), passando alle ultime conquiste tecnologiche (negli USA la quota preponderante della ricerca scientifica avviene nei laboratori di aziende private ed è quindi funzionale alle trimestrali che determinano i bonus dei manager e i dividendi degli azionisti) e quindi alle scelte di vita dei singoli individui (comandate ad arte da pubblicità e media posseduti dagli stessi gruppi economici che controllano ricerca e politica), sembra essere programmato per perpetuare quei valori economici necessari ad autoalimentare la società in cui viviamo.

L’unica forma di decrescita possibile è quella individuale (o legata a una piccola comunità).

Manuel Castelletti (lettore de La Voce del Ribelle)
Fonte: www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/5/20/la-decrescita-non-ci-verra-mai-imposta-dallalto.html
20.05.2013

[1] Serge Latouche. La scommessa sulla decrescita (2009). Feltrinelli editore, pag. 11.

[2] Maurizio Pallante. La felicità sostenibile (2009). Rizzoli –edizione digitale, pos. 68-70.

[3] Ibid, pos. 56-57.

[4] Ibid, pos. 245-48.

Pubblicato da Davide

  • TarasBulba

    A me sembra proprio l’esatto contrario.
    Chi controlla la moneta, come diceva il chiarissimo Giacinto Auriti, soprattutto in condizioni di forte indebitamento pregresso ( e ciò a prescindere dalle cause e dalle modalità….) , controlla indirettamente tutto il sistema : anche la domanda ( per mancanza di liquidità) e quindi produzione e vendita di quasi tutto ciò che si consuma.
    La decrescita dall’alto può essere praticamente realizzata controllando i rubinetti monetari da un lato e agendo sui prelievi dall’altro (Tasse, spese energetiche, etc…).
    Perdonate il paragone della ” liquidità” semplice ma efficace : è come in un grosso acquario in cui si chiude progressivamente il rubinetto di mandata e allo stesso tempo si apre un grosso scarico.
    Non occorre essere un esperto di dinamica dei fluidi o , per tornare all’applicazione modello empirico, un blasonato economista, per capire che nota la portata P dell’ingresso, C la capacità della vasca, S quella dello scarico…..etc..etc..etc… dopo un tempo T si vedranno tutti i pesci sul fondo a boccheggiare.

  • albsorio

    Spero solo che chi è nella stanza di comando non sia troppo fatto di bamba e capisca che un aereo se rallenta troppo precipita, ovvero se continuiamo cosi la decrescita potrebbe andare fuori controllo e diventare esponenziale…

  • Aironeblu

    Molto sintetico, ma essenziale: considerate le differenti sfumature tra la teoria di Pallante e quella di Latouche, i fatti sono che siamo al collasso del modello ottocentesco di iperproduzione a crescita continua, abbiamo superato da tempo i limiti fisiologici delle capacità umane e ambientali, e adesso stiamo pagando con una recessione in picchiata libera da 5 anni, senza prospettive di ripresa. Il modello di “crescita per la crescita” è arrivato al tracollo dimostrando la sua insostenibiltà.

    Questi sono i dati di fatto, di fronte ai quali si può continuare ostinatamente a correre verso il precipizio, o prendere coscienza della situazione e correggere il nostro comportamento. Una volta presa coscienza di come LA CRESCITA ECONOMICA NON CORRISPONDE AL NOSTRO BENESSERE, ma a quello dei grandi capitali, non si farà farica ad abbandonare il modello obsoleto della crescita continua per iniziare a pensare al nostro benessere reale. E, d’accordo con Castelletti, non potrà che essere una “rivoluzione” individuale, dal basso.

  • Tonguessy

    La ricetta che ci fornisce Pallante è quella “dello sviluppo di innovazioni tecnologiche finalizzate a ridurre progressivamente il consumo di risorse, l’inquinamento ambientale e la produzione di rifiuti a parità di produzione
    Mettiamo adesso a confronto Pallante con Einstein.
    “Dobbiamo guardarci dal sopravvalutare la scienza e i metodi scientifici quando si tratta di problemi umani”
    “I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di conoscenza che li ha creati.”

    “The horrifying deterioration in the ethical conduct of people today stems primarily
    from the mechanization and dehumanization of our lives — a disastrous byproduct of
    the development of the scientific and technical mentality.”

    Pare quindi che se la tecnologia è il problema, non possa essere anche la soluzione contemporaneamente in base ad un altro suo aforisma:
    “Non si puo’ prevenire e preparare una guerra allo stesso tempo. “

  • Truman

    Sulla decrescita abbiamo pubblicato di recente:

    Decrescita,di cosa?

    DECRESCENTI ANCORA UNO SFORZO…!

  • Manuelc

    Le mando il link ad un articolo scritto dal sottoscritto in risposta alla posizione del Prof. Bagnai in merito alla decrescita.
    http://www.decrescita.com/news/?p=5426

    Buona lettura. Cordialmente