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LA CRISI UCRAINA FA PARTE DEL PIANO TRANSATLANTICO USA

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“L’obiettivo che si sono dati gli Stati Uniti nel conflitto ucraino è mettere una chiara linea di demarcazione tra i membri della NATO e la Russia e creare una comunità politica, economica e militare transatlantica” è quanto ha riferito a RT John Laughland dell’Institute of Democracy and Cooperation di Parigi.

Il Vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden nel suo discorso all’Istituto di Scienze Politiche alla Harvard University, la scorsa settimana, ha ammesso che il governo degli Stati Uniti ha spinto l’UE ad imporre sanzioni alla Russia per la crisi ucraina, benché l’Europa fosse contraria ad accettare di fare questo passo.

“E’ stata la leadership americana e il Presidente degli Stati Uniti ad insistere, spesso quasi fino a mettere in imbarazzo l’Europa, minacciando di alzarsi e mettere in atto misure economiche pur di imporre e far accettare i costi delle sanzioni” ha detto Biden.

Le sanzioni, prima imposte nei confronti di singoli politici e uomini d’affari, e poi contro banche e industrie dell’energia e della difesa, hanno provocato ingenti perdite per le economie europee, oltre alle prevedibili contromisure prese dalla Russia.

RT: Durante il fine settimana il vicepresidente americano Joe Biden ha ammesso apertamente che le restrizioni sono state una imposizione su Bruxelles. È veramente questo, quello che è successo?

John Laughland: Assolutamente si. E mi congratulo molto sul risalto dato a questa osservazione, buttata là. Mi chiedo se Biden abbia voluto dirlo o se gli sia semplicemente sfuggito. Perché naturalmente qui in Europa le persone che si oppongono alle sanzioni, sono convinte che queste sanzioni siano state una imposizione degli americani sull’Europa. E possiamo vedere Biden che ammette, in altre parole, che il costo economico delle sanzioni decise dall’America e imposte all’Europa non sarà pagato dall’America ma interamente dall’Europa. Questo si chiama mettere davanti gli per combattere la nostra guerra.

RT: Come possono riuscire gli USA a imporre proprie decisioni all’ Europa?

JL: In un certo senso non ho una risposta a questa domanda, perché penso che il problema sia molto più radicato del semplice problema delle sanzioni. Penso che per molti decenni la classe politica europea sia stata sotto l’influenza, sia stata permeata e controllata dagli americani, fino al punto che oggi non è più possibile – come non lo è ormai da molto tempo – parlare di una qualsiasi politica estera europea indipendente, indipendente dagli Stati Uniti. Al contrario, i leader europei per decenni si sono sempre allineati agli americani con l’unica eccezione di cenno di reazione, che avvenne nel 2003, quando Francia e Germania si rifiutarono di partecipare alla guerra in Iraq. A parte quel cenno poi hanno continuato sempre a marciare insieme e a tenere il passo.

RT: Berlino, per esempio, sente la pressione che spinge a mantenere queste restrizioni?

JL: No è solo Berlino a sentirla, anche la Francia la sente. La Francia ha un contratto enorme, e la UE lo sa molto bene, per una fornitura di portaelicotteri. Se questo contratto non dovesse andare a buon fine, la Francia subirebbe una perdita finanziaria mostruos. Come si spiega questo fatto? Lo spieghiamo solo come effetto del controllo che l’America, attraverso varie forme, esercita sulla classe politica europea. Questo è un problema che va ben oltre la questione attuale delle sanzioni. E ‘un problema che va avanti da molto tempo, costantemente e che ci affligge ormai da molti decenni.

RT: Durante un importante forum sugli investimenti, tenuto a Mosca, il presidente Putin ha definito le sanzioni una assoluta follia, ha detto che servono solo a concedere un vantaggio ai partner orientali della Russia. Questa affermazione deve preoccupare l’Europa?

JL: Sì, è una affermazione preoccupante e anzi a volte penso che questo sia l’obiettivo. L’obiettivo finale, l’obiettivo americano: mi aveva chiesto come ha fatto l’America ad arrivare a questo punto, è difficile per me sapere esattamente che tipo di pressioni stia esercitando, ma l’obiettivo è molto chiaro. L’obiettivo è quello di strappare il continente europeo in due metà e di tracciare una linea di demarcazione in l’Europa occidentale, con la NATO da una parte e la Russia dall’altro. E il motivo che spinge a questo è la creazione di una zona di libero scambio transatlantico, un trattato di libero scambio e, quindi, di una comunità economica e politica del libero scambio transatlantica. Questo è l’obiettivo geopolitico. Osserviamo la NATO, che è già un’organizzazione militare transatlantica, integrata e sostenuta da una zona di libero scambio transatlantico. Sia Biden che Victoria Nuland, il vice segretario di Stato, hanno iniziato a parlare di una comunità transatlantica, e questo è il progetto politico. Il conflitto ucraino è un conflitto che serve come mezzo per la creazione di una comunità politica, economica e militare transatlantica. E il gioco finisce qui.

Fonte: http://rt.com

Link: http://rt.com/op-edge/193536-sanctions-eu-russia-biden-ukraine/

6.10.2014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • MarioG

    Piu’ chiaro di cosi’…

    Quanto ai mezzi, beh dispongono di tutta una gamma dal soft all’hard. Uno l’abbiamo visto oggi. Uno simile nel 2010 , quando mezzo governo polacco e’ precipitato negli stessi cieli. Anche lo scoppio della fabbrica chimica  a Brema il settembre scorso lascia adito a dubbi… Giusto per confermare che le sanzioni devono durare. 
  • lanzo

    La casta, nel senso piu’ lato possibile, dai politici a forze armate con il piu’ alto numero di generali, sa perfettamente che se sta al gioco la pacchia andra’ avanti per ancora parecchio.

    Di certo, in uno scenario di blocco di gas, state tranquilli che le loro case sarenno ben riscaldate.
    Sanno che – se si azzardassero… – una bella rivoluzione colorata, ma di quelle toste con morti e linciaggi, e’ sicuramente gia’ in programma – just in case.