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LA COMPASSIONE DEI VEGETARIANI

DI KAPIL KOMIREDDI
aeonmagazine.com

In Asia il vegetarianismo è una forma di rifiuto della violenza che ha radici nella Cina delle dinastie imperiali e nell’India dei Maurya. Non mangiare carne è un modo per esercitare con disciplina il proprio potere sugli animali

Non è passato troppo tempo da quando George Orwell, nella Strada di Wigan Pier (1937), definiva l’essere vegetariani un insulto alle “persone per bene” e un’ossessione degli eccentrici lontani dalla gente comune. Era un sintomo, pensava Orwell, di come la causa socialista fosse caduta nelle mani di “ogni bevitore di succhi di frutta, nudista, portatore di sandali, maniaco sessuale, quacquero, guaritore naturista, pacifista e femminista d’Inghilterra”. Naturalmente i tempi sono cambiati e anche se non è una posizione maggioritaria, essere vegetariani in occidente non è più una fede di nicchia. Oggi il massimo che un vegetariano si sente dire è: “Almeno non sei vegano”.

Le opinioni di Orwell sarebbero sembrate assurde alla gente comune dell’Asia del sud, dove centinaia di milioni di persone perfettamente normali erano (e sono) rigorosamente vegetariane. L’etica vegana e vegetariana possono ancora apparire idealistiche nelle culture occidentali, ma in molte zone dell’Asia sono solo manifestazioni recenti di una millenaria aspirazione degli esseri umani: alleviare le sofferenze degli animali ed esprimere il loro potere con la moderazione e l’autocontrollo piuttosto che assecondando le loro debolezze.

Il grande imperatore cinese Wu, della dinastia Liang meridionale, 1.500 anni fa espose le sue argomentazioni filosofiche sull’immoralità dello sfruttamento degli animali per assicurare il piacere degli esseri umani, esortando alla temperanza e alla clemenza. A sua volta Wu era ispirato da un imperatore indiano dei Maurya, Ashoka, che dopo aver devastato la repubblica di Kalinga, nell’India dell’est, nel 260 aC attraversò una profonda crisi di coscienza.

Inorridito dall’alto numero di morti provocato dal suo esercito e tormentato dal rimpianto, si convertì al buddismo, abiurò la violenza, abolì il commercio di schiavi (ma non la schiavitù) e consacrò il suo regno alla lotta contro le usanze crudeli. Le leggi di Ashoka, le prime nel loro genere, estesero la protezione dello stato agli animali vietando gli sport sanguinari e proibendo i sacrifici rituali. “Nel mio regno nessuna creatura vivente deve essere massacrata o offerta in sacrificio”, dichiarava uno degli editti più importanti di Ashoka, inciso in una roccia del Gujarat. E spiegava che, mentre un tempo “centinaia di migliaia di animali venivano uccisi ogni giorno” nelle cucine di Ashoka, ora si uccidevano solo “due pavoni e un cervo, e il cervo non sempre”. “E con il tempo”, prometteva, “neppure queste tre creature saranno uccise”. A differenza di Ashoka, l’imperatore Wu non aveva spargimenti di sangue da espiare: il suo regno (464-549 dC) fu solido e prospero. Piuttosto, Wu fu ispirato dal buddismo che, nato in India, si stava rapidamente diffondendo in Cina.

Anche se si avviava a diventare una religione istituzionale, il buddismo, nella sua essenza, era una spinta radicale verso le riforme sociali e il rinnovamento spirituale. Lo stesso Budda aveva rifiutato Dio condannando la religione come una forma di sfruttamento ed esortando i suoi seguaci a onorare gli esseri viventi. Alcuni importanti monaci cinesi cominciarono ad ampliare il senso di questa esortazione fino a includere la vita animale. A differenza del clero indù, che limitava l’accesso delle persone comuni ai fondamenti della liturgia, i buddisti diffusero le loro idee tra i laici: abbiamo racconti affascinanti di semplici cinesi che, dopo aver ascoltato i sermoni del monaco Zhiwen, liberavano i loro animali e bruciavano le reti da pesca.

Wu convocò conferenze, scrisse saggi, sollecitò le critiche di ministri e monaci. Poi, all’apice del suo potere, abbracciò il buddismo, diventando il primo governante del regno a bandire la carne dalla sua dieta. Abolì la pena capitale ed esortò i sudditi a rifiutare la carne rinunciando alla caccia, alla pesca e alla macellazione per adottare la compassione e la frugalità, non come negazione della supremazia umana, ma come la sua affermazione più alta. Nella Cina del sesto secolo, si narra che fu proprio la cucina imperiale di Wu a creare il seitan, oggi conosciuto in occidente come “falsa carne”. Nelle cerimonie sacrificali si cominciò a usare animali finti. Con l’ascesa della dinastia Sung, quattrocento anni dopo, il seitan diventò, secondo H.T. Huang, l’alimento preferito dei letterati dell’epoca. Fu perino magnificato in versi dal poeta Wang Yen: “Ha il colore del latte fermentato / e il gusto è migliore del maiale e del pollo”. Wu e Ashoka non videro realizzata la loro ambizione di eliminare la sofferenza degli animali, ma contribuirono a rendere rispettabile e diffusa l’idea del vegetarianismo, perlomeno in gran parte dell’India.

Nel cinquecento, quando Muhammad Akbar, il più potente imperatore dell’India dai tempi di Ashoka, affermò malinconicamente che avrebbe voluto che chi mangiava carne “avesse soddisfatto la sua fame con il mio corpo, risparmiando altri esseri viventi”, stava dimostrando il suo rispetto per quell’aspirazione.

In Europa, ovviamente, la situazione era diversa. Nell’antichità forse i pitagorici avevano adottato una dieta priva di carne, ma il cristianesimo non invitava ad astenersi dal mangiare animali (tranne che come una forma di ascesi monastica). Convinti che la carne fosse essenziale per la salute, gli europei che viaggiarono in India dal sedicesimo secolo in poi erano stupiti di trovare una civiltà raffinatissima con un’etica di nonviolenza nei confronti degli animali. Alcuni scoprirono, con grande sorpresa, degli ospedali che si dedicavano esclusivamente alla cura degli animali. Ralph Fitch, un mercante inglese che viaggiò nel subcontinente nel cinquecento, annotò che gli indiani “non uccidono niente”. Sentendo i racconti di questi viaggiatori, Voltaire elogiò gli indiani come “amanti e arbitri di pace” entusiasmandosi per il trattamento che riservavano agli animali e introducendo la cultura orientale nel dibattito intellettuale dell’epoca.

Nel suo romanzo epistolare Le lettere di Amabed, Voltaire si faceva gioco delle incongruenze della cultura occidentale vista con gli occhi di un giovane visitatore indiano a corte. “La sala da pranzo era pulita, grandiosa e ordinata… spirito e allegria animavano gli ospiti”, osserva il visitatore, per poi scoprire che “nelle cucine scorrevano il sangue e il grasso. Pelli di quadrupedi, piume di volatili e le loro interiora erano ammucchiati alla rinfusa, opprimendo il cuore e diffondendo il contagio”.

Ma non tutti furono colpiti dall’etica vegetariana. Nel seicento un gesuita tedesco, lo studioso Athanasius Kircher, lanciò un attacco contro gli indiani (e contro cinesi e giapponesi) perché non mangiavano nulla che provenisse “da un animale vivo”, una pratica che considerava non cristiana. Attribuiva questo comportamento “abominevole” a un “bramino molto peccaminoso imbevuto di pitagorismo”, probabilmente lo stesso Budda.

Ipocrisie

Il progresso morale dell’umanità”, scrisse Lev Tolstoj nel 1892, “è sempre lento” e nei dibattiti sul cibo della nostra epoca l’intolleranza di Kircher sembra eclissare l’apertura mentale di Voltaire. Se le pelli e le interiora nella cucina reale descritta da Voltaire ci disgustano, che dire degli allevamenti industriali? Io sono sbigottito dalla mancanza di indignazione. Qualche libro o documentario, gli appelli di scrittori come il sacerdote anglicano Andrew Linzey e il giornalista statunitense Matthew Scully, le proteste sporadiche degli attivisti: tutto svanisce davanti alle cifre colossali spese per far apparire accettabile il massacro degli animali su scala industriale.

Nel 2009 un sondaggio Gallup affermava che il 96 per cento degli statunitensi ritiene “che gli animali meritino almeno una qualche difesa dal dolore e dallo sfruttamento”. Ma è difficile non considerarlo paradossale, perché lo scarso valore della vita animale è un fattore essenziale per il sistema alimentare americano.

Un attaccamento teorico all’idea dei diritti degli animali non significa riconoscere il punto centrale, e cioè che gli animali hanno il desiderio di vivere e che noi umani, in quanto esseri superiori, abbiamo le capacità per capire e rispettare tale desiderio.

Una cosa è proclamarsi del tutto indifferenti ai diritti degli animali. Una persona di questo tipo non finge di essere interessata alla questione. Ho molta meno comprensione, invece, per quanti cercano di conciliare i diritti degli animali e il consumo di carne definendosi carnivori etici che mangiano solo animali uccisi “con umanità”. Particolarmente ripugnante è il modo in cui il consumo di carne viene magnificato da critici gastronomici e cuochi celebri. Il professore di studi internazionali B.R. Myers ha passato in rassegna gli scritti di alcuni dei più stimati esperti di cucina e ha messo a nudo la loro quasi totale indifferenza per la realtà brutale del massacro degli animali.

Nel suo libro di ricordi Blood, bones and butter, del 2011, la chef Gabrielle Hamilton ha scritto: “È un’esperienza importante penetrare a mani nude nel didietro di un animale e prelevarne le budella ancora calde”. Il critico gastronomico Jefrey Steingarten ci ha dato una descrizione vivida e minuziosa dei venti minuti che quattro uomini hanno impiegato per uccidere un maiale, mentre lo chef britannico Fergus Henderson gode nel mangiarlo tutto intero, nose to tail, dal naso alla coda. Non è difficile trovare questo approccio quasi lascivo al contatto fisico con la carne fresca e gli organi degli animali: è onnipresente nei programmi di cucina in tv, nelle rubriche di ricette dei giornali e nella pubblicità. Alcuni esperti di cucina sostengono addirittura che sarebbe irresponsabile consentire la scomparsa di alcune varietà di bestiame, come accadrebbe con una rivoluzione vegetariana delle nostre abitudini alimentari. Questa è crudeltà che si maschera da sollecitudine.

È un argomento che Matthew Scully ha sentito invocare spesso quando ha attraversato gli Stati Uniti in lungo e in largo per scrivere il suo libro Dominion. “La cosa peggiore che puoi fare nel North Carolina”, gli ha detto un agricoltore quando Scully gli ha chiesto perché non liberava i suoi maiali, “è lasciare le bestie al freddo”. A me sembra che la cosa peggiore che si possa fare ai maiali è destinarli al mattatoio e farli crescere in allevamenti industriali intensivi. Più di 53 miliardi di animali terrestri saranno macellati quest’anno per soddisfare i nostri appetiti. Sullo sfondo di questa carneficina, scagliarsi contro McDonald’s o mangiare solo la carne di animali “allevati eticamente” è una concessione puramente simbolica e formale. I vegani hanno deciso che l’unica risposta accettabile è rinunciare a qualunque prodotto di origine animale. Possiamo ironizzare, ma malgrado l’apparente severità della loro filosofia, sono proprio loro a dar voce ai nostri istinti migliori. La verità è che oggi nessuno ha bisogno di mangiare la carne, indossare una pelliccia o usare prodotti di origine animale per sopravvivere. Trattiamo in questo modo gli animali perché possiamo permettercelo.

Nell’estate del 2004 negli Stati Uniti è stato celebrato il centenario del grande scrittore yiddish Isaac Bashevis Singer. Le opere di Singer, profondamente radicate nelle tradizioni chassidiche della Polonia prebellica, trascendono le loro origini e – come ha dichiarato l’Accademia svedese nell’assegnargli il premio Nobel per la letteratura nel 1978 – “fanno rivivere la condizione umana universale”. Ma, una commemorazione dopo l’altra, gli statunitensi sono riusciti ad applaudire Singer continuando a trascurare la preoccupazione centrale della sua vita, l’unico argomento che sia mai diventato la sua “religione”: il trattamento che riserviamo agli animali e gli inganni che lo sostengono. Nessun altro autore o attivista dell’ottocento e del novecento, neppure Gandhi o Tolstoj, ha mai sofferto così profondamente per le condizioni degli animali.

È un tema che pervade tutta l’opera di Singer: quasi tutti i grandi protagonisti dei suoi libri sono vegetariani o stanno per diventarlo, come Herman Broder, superstite dell’Olocausto e libertino impenitente, nel romanzo Nemici, una storia d’amore (1966). Quando gli offrono un galletto, lui lo rifiuta: “Da qualche tempo pensava di diventare vegetariano”. Singer richiama sarcasticamente l’attenzione sui paradossi dei nostri rituali più privati, in cui la sofferenza e la liberazione dell’uomo sono celebrate consumando la carne di animali torturati: “Un pesce del fiume Hudson o di un qualche lago”, scrive, “aveva pagato con la vita perché Herman potesse ricordare i miracoli dell’esodo dall’Egitto. Un pollo aveva donato il collo alla commemorazione del sacrificio di Pesach”.

Sensibili alla sofferenza

Una sola iniziativa, in Pennsylvania, ha ricordato ai partecipanti “la rigorosa dieta vegetariana di Singer”, ma le motivazioni filosofiche della sua scelta non sono state prese in esame. Poteva anche sembrare una semplice preferenza alimentare, un capriccio personale. Ma come ci ricorda Janet Hadda nella biografia Isaac Bashevis Singer: a life (1997), “la sua decisione di non mangiare carne era legata alla repulsione per la crudeltà umana, l’abuso di potere e il disprezzo della vita suscitata dalla Shoah”. E continua: “Negli anni cruciali dell’Olocausto, Bashevis arrivò a credere che, mangiando la carne, stava accettando l’uccisione di esseri innocenti”. Lo stesso Singer spiegò che vedere “quanto è scarsa l’attenzione della gente verso gli animali e con quanta facilità accetta che l’uomo possa farne tutto ciò che vuole” lo rendeva infelice. “Esemplificava”, ai suoi occhi, “le teorie razziste più estreme, il principio che la ragione è del più forte”. Probabilmente è per questo che nello Scrittore di lettere, un racconto breve pubblicato nel 1968, Singer descriveva la realtà degli animali come “un’eterna Treblinka”. Per molta gente un confronto di questo genere è inconcepibile.

All’epoca del centenario, nel 2004, Singer è stato biasimato da Allan Nadler, direttore degli studi ebraici alla Drew University, perché mangiava focaccine e sognava “puttane polacche e diavoli yiddish” mentre gli altri “combattevano i nazisti insieme ai partigiani nelle foreste della Lituania”. Ma Singer, che aveva perso la madre e il fratello minore nei campi di lavoro sovietici, non intendeva sminuire l’Olocausto: lo evocava per sottolineare che gli esseri umani sono capaci di commettere atrocità spaventose ai danni di esseri indifesi, senza neppure scalfire la splendida immagine che hanno di sé.

Gli straordinari progressi tecnologici della nostra epoca hanno confermato il dominio umano sul mondo naturale come non era mai accaduto finora. Ma Isaac B. Singer ci ha insegnato che questa, nella migliore delle ipotesi, è solo una fragile assicurazione contro l’irrazionalità, e il progresso tecnologico non ci ha mai impedito di precipitare bruscamente nel caos e nei massacri. Gli esseri umani hanno sempre mostrato un’immensa capacità di distruzione, ma anche di moderazione e automiglioramento. Dovremmo sforzarci di temperare il nostro dominio con la pietà e la compassione. Insistere su questi princìpi, come fanno alcuni di noi, non significa odiare la gente comune. Significa sollecitare un esercizio più empatico della nostra autorità nella speranza che, diventando sensibile alle sofferenze degli esseri su cui ha potere di vita e di morte, l’umanità possa sfuggire alla sua primordiale propensione alla violenza.

Pubblicato in «Internazionale», n. 1026, 15-21 novembre 2013, pp. 58-61

Visto su http://serenoregis.org/

Pubblicato da Davide

  • aNOnymo

    La compassione non viene dall’essere vegetariani. I vegetariani non sono più sensibili o migliori delle altre persone. Queste sono solo supposizioni schizocentriche di un vegetariano. Molti vegetariani abbracciano le culture orientali e sono sensibili verso gli animali, ma non verso gli altri uomini. Sono indifferenti alle sofferenze del mondo. Non è l’essere vegetariano che ti permette di essere un uomo migliore, ma è solo la cura della tua coscienza e spiritualità che può farlo. Se l’uomo cura VERAMENTE e PROFONDAMENTE la propria coscienza allora potrà produrre azioni buone, pensieri sani e parole giuste. Fintanto che l’uomo non capirà che è fatto di spirito allora il mondo continuerà a perire. Sopraelevarsi al rango di specie umana superiore solo per essere vegetariani mi sembra un azzardo.

  • nigel

    I vegetariani hanno soltanto una diversa forma di sensibilità e, in molti casi, un modo diverso di porsi nei confronti della natura. Il loro ideale è vivere in punta di piedi, rifiutando di infliggere ad esseri a loro vicini inutili sofferenze. Il fatto che queste sofferenze non siano concepibili dai carnivori, che vedono nell’animale una macchina biologica, da “terminare” per divertimento o per tradizione (capretto natalizio, agnello pasquale, ) come se fossero dei semplici oggetti, dà l’esatta misura del grado di consapevolezza di costoro, frutto di una cultura antropocentrica che pone la specie umana al centro del Creato (cosa in sè profondamente ridicola).

  • nigel

    Per chi è interessato, e ha la fortuna di reperirlo in Libreria, segnalo il volume di Guido Ceronetti, “Albergo Italia”, Edizioni Einaudi, che tratta molto bene l’argomento

  • ottavino

    Il problema con i vegani è che fanno appello continuamente alla compassione, all’evitare le sofferenze, ecc.
    Questo sentimentalismo è limitato e in fondo conduce a un approccio “sentimentale” che produce il solito stucchevole “volemose bbene”, il quale non ha mai attecchito tra gli umani (vedi religioni, vedi cristianesimo).
    Il concetto giusto da proporre è invece il “Sei quello che mangi”, anche se normalmente non si comprende quanto va in profondità questa affermazione. Nel caso del carnivorismo mangiare animali vuol dire diventare animali. Molto semplice.
    Mangiare animali provoca l’assunzione “di qualità animali”. E questo non significa che le “qualità animali” abbiano soltanto connotazioni negative. Vuol dire solo che possiamo fare di meglio.
    Mangiare animali, implica che il nostro corpo costruirà le proprie proteine con il materiale che gli mettiamo a disposizione, cioè altre proteine animali. Perciò in questo caso avremo degli individui con una specie di “condizionamento” animale. Diversa è invece quella situazione in cui il corpo umano costruisce le proprie proteine partendo da alimenti vegetali. Insomma dovremmo fare quello che fanno gli animali vegetariani. La mucca ad esempio, mangia l’erba (che non contiene proteine) eppure riesce con quel materiale a produrre le sue proprie specifiche proteine.
    Poi ci sono anche altri elementi di questo articolo che non mi piacciono, come il fatto di vivere il veganesimo come un assoluto. Altro errore….

  • AlbertoConti

    Noi, vegani compresi, siamo i discendenti dell’uomo cacciatore e raccoglitore, poi agricoltore e allevatore. E allora non capisco perchè estremizzare la questione della compassione verso altre specie, quando invece la si può molto più efficacemente rapportare all’industrializzazione dell’allevamento per scopi alimentari, che è fonte di indicibili sofferenze per gli animali durante l’intera loro troppo breve vita, con nefaste conseguenze non solo morali, ma anche materiali vista la “qualità” del “prodotto”. Certo, se tutti noi 7 miliardi diventassimo vegani il problema si risolverebbe alla fonte, ma intanto che aspettiamo l’utopia impossibile miliardi di esseri viventi come noi subiscono l’insulto estremo provocato dalla nostra incapacità politica di affrontare il problema economico, e quindi, di conseguenza, anche alimentare e sanitario. E’ lo stesso errore stigmatizzato da Krugman verso gli imbecilli che sostengono l’inazione con la puerile, per essere clementi, scusa che occorre guardare al lungo temine piuttosto che al breve.

  • Hamelin

    Argomentazione filosoficamente fallace.
    Se si ha una compassiano per i viventi , la si dovrebbe avere per tutte le forme di vita .
    Evidentemente per i vegetariani le forme di vita vegetali non sono degne di compassione tanto quanto quelle animali.

  • Mariano6734

    Parlare di veganismo agli italiani é cosa senza senso e non capisco perché qui a comedonchisciotte ci si ostina. Non si ottiene nulla di buono. Anche l articolo spiega benissimo come lo sfruttare animali sia una cosa profondamente radicata alla cultura cattolica. Noi italiani siamo sempre parti di questa cultura, specialmente quelli che si professano atei anti-clericali. 20 Secoli non si scrollano via con una scrollata di spalle.

  • antsr

    Perfetta analisi

  • nigel

    grazie

  • aNOnymo

    Premettendo il fatto che sfamare quasi 8 miliardi di persone con gli ortaggi e il grano mi sembra abbastanza improbabile. Credo però che il rispetto verso gli animali e il creato non sia una prerogativa innata dei vegetariani. L’industrializzazione dell’allevamento ed il commercio di massa delle carni volto alla massimizzazione dei profitti crea dei veri e propri laboratori di morte dove gli animali vengono mantenuti in condizioni pietose, dove vengono dopati per sostenere i ritmi estenuanti della produzione di massa. Credo che siano la deviazione malvagia nell’uomo,la rincorsa e la brama del denaro i veri architetti di questa società che compra per buttare, anche il cibo stesso. Siamo spreconi, inquiniamo, usiamo e gettiamo senza alcun criterio e senza alcun pensiero. Il vegetariano non compra carni perchè ha una sensibilità particolare e non accetta questo trattamento disumano nei confronti degli animali. Poi si compra un’Iphone dove gli operai della Foxconn sono trattati peggio degli animali da macello, poi acquista scarpe Nike che vengono appositamente confezionate da schiavi-bambini, oppure compra un bel profumo di Chanel creato e testato prima sugli animali, oppure si bevono una bella Coca Cola dove la produzione della frutta destinata alle bibite viene fatta da altri schiavi, oppure un bel cioccolato Nestlè dove il cacao anche questa volta viene coltivato e raccolto da bambini schiavi, la Unilever fa esperimenti sugli animali, Philip Morris, Bayer, Johnson & Johnson, Adidas, Monsanto sono solo alcune delle aziende che per produrre fanno del male all’uomo, alla flora e alla fauna di questo pianeta . Qundi potrei definire schiavista chiunque acquisti questi prodotti, ma non lo faccio perchè la coerenza legata ad aspetti troppo macro è difficile da avere per noi uomini d’occidente abituati ad avere ogni cosa. Me compreso.

  • nigel

    Nel pool dell’Azoto (N) non entrano proteine, ma aminoacidi. Il valore biologico delle proteine dell’uovo (e cioè l’apporto ottimale di AA essenziali e non essenziali per promuovere la sintesi proteica) è superiore a quello della carne. L’assunzione di alimenti carnei è un problema di cultura, non di necessità biologica

  • nigel

    Ignorando il grado di sensibilità di un cavolfiore, di un piatto di fagioli o di lenticchie, continuerò a cibarmene come male minore

  • nigel

    Sembra che percentualmente i vegetariani siano molto rappresentati in Italia

  • nigel

    Domanda non polemica: quanti di coloro che si nutrono di animali continuerebbero a farlo se fossero costretti ad ucciderli con le proprie mani?

  • aNOnymo

    Scusa ma che discorso è? Anzi che teoria è? L’uomo mangia carne no per strane leggi di mercato o di qualche complotto internazionale o per religione, o per la rivoluzione industriale.
    La natura dell’uomo è questa. “Sei quello che mangi” è una barzelletta, non può reggere.
    Semmai sei un uomo, un essere onnivoro.

  • ottavino

    Che cosa significa : “la natura dell’uomo è questa”. Quale? Che è un onnivoro?

  • aNOnymo

    Si. l’uomo è onnivoro.
    Il discorso legato al maltrattamento degli animali è un altra cosa. Non condivido il fatto che una persona non mangia una bistecca perché è troppo sensibile contro il maltrattamento degli animali e poi si compra un profumo testato e sperimentato e prodotto con la morte di migliaia di animali, oppure acquista prodotti generati dalla schiavitù umana. A me sembra ipocrita come ragionamento. I vegetariani hanno una sensibiltà sopraelevata? Dai che non ci credi neanche tu! Ciao
    Comunque Respect per tutti. Sempre!

  • ottavino

    L’uomo in effetti è onnivoro, ma questo non vuole dire nulla. L’uomo è uno che indaga, si chiede, analizza, deduce e conclude. Perciò anche su come alimentarsi crea tutta una “cultura”. Se ti fermi all’onnivoro è come se ti fermassi all’inizio.

  • AlbertoConti

    Che fa il paio con l’altra domanda: quanti di coloro che si nutrono di animali continuerebbero a farlo se fossero costretti a conoscere fino in fondo in che modo vengono allevati e alimentati? (idem per i vegetali)

  • luiginox

    La vita su questo pianeta e’regolata dal meccanismo della catena alimentare :produttori come le piante, consumatori primari cioe’erbivori, consumatori secondari cioe carnivori, riduttori cioe’funghi e batteri.ognuno si posizioni dove meglio crede e smettiamola di essere disneyani.

  • aNOnymo

    Allora cerchiamo di abituare i cani e i gatti a mangiare crocchette vegetali. Sicuramente molti vegetariani lo fanno. Associare il vegetarianismo o vegetarismo a radici religiose significa inevitabilmente spostarsi ad Est. La religione Cattolica non spinge all’uccisione di animali come molti sciocchi ignari pensano.
    Posso stimare profodamente un monaco tibetano che decide di intraprendere una vita fatta di vegetarianismo e rinunce materiali perché coerente con il suo pensiero e credo, ma le donne che fanno le vegetariane e si comprano i prodotti di bellezza o gli uomini che fanno i vegetariani per una semplice questione di benessere alimentare allora non possono certo questi innalzarsi e puntare il dito sull’umanità, ma soprattutto elevarsi al rango di specie superiore e umanamente più sensibile. Forse 500 anni fa il vegetarianismo era basato su valori saldi. Oggi nella nostra società occidentale sono troppe le contraddizioni di un vegetariano. Quindi non credo che il vegetarianismo nostrano abbia tanto a che vedere con la storia millenaria del vegetarianismo orientale.

  • ottavino

    Hai ragione. Ma stiamo parlando di una idea, di una “teoria”. Non mi sembra giusto pensare a quello che il “vegetariano” fa dopo, a casa sua. Limitiamoci a giudicare l’idea, la teoria, la filosofia. In ogni caso, il mondo dell’alimentazione “etica” è pieno di contraddizioni come quella che dici tu. A me spesso viene da pensare agli “equosolidali” che consumano la cioccolata “equosolidale”. Questo per me è un comportamento stupido, perchè non ci si domanda se la cioccolata fa bene o fa male. Semplicemente si consuma quella “equosolidale” per stare in pace con la coscienza. Si vuole essere “etici”, ma l’etica in questo caso è una cazzata. L’unica domanda che bisogna farsi davanti a un cibo è: è appropriato questo cibo per me?

  • RicardoDenner

    Il mangiar carne non è un problema morale ma energetico..
    Nei clini freddi è quasi obbligatorio farlo..basta vedere in Tibet..sono buddisti ma carnivori..perché il clima lo richiede..invece in India essere vegetariani è quasi un obbligo se non vogliamo crepare di caldo..

  • aNOnymo

    Sono d’accordo

  • Aironeblu

    Non è l’essere vegetariano che ti permette di essere un uomo migliore

    No, infatti. È l’essere un uomo migliore che ti permette di essere vegetariano.

  • Aironeblu

    Premettendo il fatto che sfamare quasi 8 miliardi di persone con gli ortaggi e il grano mi sembra abbastanza improbabile.

    Con questa premessa dimostri tutta la tua ignoranza in materia alimentare, e non vale la pena di affrontare una discussione seria in questi termini. Si può tutt’al più lasciarti come input iniziale per un approfondimento sulla questione un semplice dato numerico: sappi che, a parità di fattori nutrizionali del prodotto finale, l’industria dell’allevamento per crescere gli animali da macello consuma suolo e prodotti agricoli in misura superiore da 8 a 14 volte rispetto all’industria agricola (semplificando un carnivoro consuma quanto 8-14 vegetariani). E che dunque, se fossimo tutti vegetariani, il pianeta reggerebbe tranquillamente la dieta di 40-60 miliardi di esseri umani.

    Altro input di natura più generica: quando vuoi argomentare una tesi, non serve scappare sui piani inclinati per deviare il discorso su altre questioni, come cerchi di fare con gli esempi della coca-cola o delle nike: se un vegetariano compra le nike contribuendo al mantenimento del sistema schiavistico-industriale delle grandi aziende commerciali, questo non toglie nulla alla bontà del suo gesto verso il mondo animale, ed è di questo che si sta parlando. Ragion per cui gli argomenti che hai buttato giù per attaccare i vegetariani valgono quanto un fico secco (che è sempre meglio di una bistecca, comunque…), a meno che tu non riesca a dimostrare che è proprio il fatto di essere vegetariani che ti fa comprare nike e coca-cola, mentre i carnivori non farebbero mai una cosa tanto disdicevole.

  • Aironeblu

    Evidentemente non sei molto ferrato sui processi digestivi e metabolici: le proteine che mangi da cibo di origine animale o vegetale (nei legumi ad esempio ve ne sono alte percentuali) devono essere decomposte in amminoacidi per poi essere ricomposte in proteine differenti, usate per costituire alcuni tessuti del nostro organismo. E le proteine maggiormente assimilabili sono quelle di origine vegetale.

    Sulle proteine poi, occorrerebbe aprire una bella parentesi sulla sopravvalutazione incredibile del loro ruolo ad opera della FDA americana, che si è riflessa in tutto l’occidente, naturalmente su pressione delle lobbies produttrici di carne e latte. In realtà il nostro organismo ha bisogno di quantità veramente minime di proteine, che si trovano in qualunque cibo, dai legumi alla frutta, alle verdure (anche la lattuga, pensa un po’), e un eccesso di proteine – cosa a cui sono soggetti il 99% degli occidentali, anche vegetariani – causa un’elevata produzione di acido urico, con conseguente acidificazione del PH sanguigno, che degenera in tumori, diabete e malattie cardiache.

    Che noi “siamo quello che mangiamo” è una cosa verissima, ma nel senso che ci nutriamo di alimenti più o meno sani e nutrienti per il nostro organismo. E tra un pezzo di cadavere in decomposizione cotto in padella, e un qualsiasi frutto coltivato senza additivi chimici la differenza non è poca.

  • Aironeblu

    Forse è per questo che si distingue, anche tra gli scienziati carnivori, tra mondo animale e mondo vegetale.

  • Aironeblu

    Infatti non basta una scrollata di spalle, ma così come abviamo superato laprassi della lapidazione per l’adulterio possiamo ancora continuare ad evolverci dalle tavole della legge di Abramo.

  • Aironeblu

    Simpatica questa nuova teoria della carne come fonte calorifera… Evitando commenti, allora perchè non provare ad accendere un fuocherello?

  • Aironeblu

    Articolo corretto, anche se un po troppo “americano”. In realtà la tradizione vegetariana è ben più ampia e radicata di quanto descritto, in tutti i continenti, compreso quello degli ostinati carnivori yankee, dove numerose tribù native erano completamente vegetariane. Nella nostra tradizione culturale, oltre ai citati pitagorici, troviamo anche Empedocle di Agrigento, Epicuro, Diogene, Socrate, Platone, Ovidio, Plutarco, Porfirio, Seneca, Francesco di Assisi, Leonardo da Vinci, Newton, Voltaire, Wagner, Einstein, Rousseau, Bernard Shaw, Kafka, Mahler, Tolstoj… A dimostrazione di come anche la Storia occidentale sia stata permeata da questa visione, ma di come, a differenza di altri luoghi , sia stata sopraffatta dalla cultura dominante mainstream degli ultimi milleni: il cristianesimo, quel ramo dell’ebraismo sviluppatosi e codificato nel 325 d.C. con il Concilio di Nicea, basato sulle sacre scritture dell’ “occhio per occhio”, del “vai e sottometti la tua terra”, e dell’ “agnello sacrificale espiatorio”, che ha dominato il panorama spirituale con tutti i pro e tutti i contro di ogni sistema arcaico, dogmatico e intollerante.

    Chissà cosa si mangerebbe oggi sulle nostre tavole se i redattori dei vangeli ai tempi di Costantino invece di inventarsi le immacolate concezioni avessero rivelato che Gesù era vegetariano?

  • aNOnymo

    Lo sprint iniziale con cui ti rapporti alle persone è, con tutta probabilità, l’emblema del tuo modo di essere e di confrontarti con gli altri. Non posso comunque controbattere sulla mia ignoranza in materia alimentare. Ti ringrazio di non affrontare con me un discorso serio in questi termini, tu che te lo puoi permettere. Inoltre, ci tengo di cuore a ringraziarti per gli “imput” che gentilmente hai deciso di offrirmi dall’alto della tua sapienza . Ad ogni modo la mia non è stata un’ affermazione categorica, bensì un opinione(il “mi sembra” è chiaro). Sinceramente trovo per me abbastanza arduo e noioso inoltrarmi dentro gli aspetti nutrizionali dei cibi, infatti, nelle mie opinioni non ne faccio riferimento, ma visto che oggi sei in “forma” e desideri darmi delle dritte alimentari allora le accetto volentieri. Inoltre non mi sembra che l’articolista volesse focalizzare l’attenzione sui principi nutrizionali delle patate, ma piuttosto sopraelevare a razza superiore i vegetariani nostrani, perché custodi di un senso di sensibilità innato.
    Sul secondo imput che gentilmente decidi di donarmi credo che sia meglio fare alcune personalissime precisazioni. Innanzi tutto non mi serve “scappare” su piani inclinati per argomentare una tesi.Evidentemente non ti è ben chiaro il significato che l’articolista voleva dare al suo pezzo. Egli, voleva spostare l’attenzione sull’elevato livello di sensibilità e compassione dei vegetariani ed elevarli a “razza superiore” per la loro sensibilità formidabile.
    A me questo sembra una cazzata. A me, quindi, secondo la mia legittima opinione personale. I motivi per i quali questo delirio pseudospirituale mi sembra ipocrita credo di averlo chiaramente espresso nei commenti precedenti. Il vegetarianismo ha una radice millenaria, niente a che vedere con questi movimenti radical-chic. La coerenza è importante quando si hanno valori ed ideali genuini e puri. Ciao

  • ottavino

    Non ho mai detto che occorre mangiare molte proteine. Ho detto che noi costruiamo le nostre proprie proteine, partendo da quelle ingerite. E ho detto che le proteine animali lasciano una traccia “animale” che va oltre la semplice chimica. Assumendo proteine animali “diventiamo” più animali. Per questo è certamente meglio essere vegetariani, ma senza assolutismi. Se ogni tanto ci scappa del pesce, un uovo o del pollo, non c’è niente di male. Noj “siamo quello che mangiamo” molto oltre la semplice chimica. Il cibo non è solo una somma di elementi chimici. La differenza tra il cadavere e il frutto è enorme, ma non è corretto credere che il frutto avrà impatti solo positivi.

  • aNOnymo

    Mi sembri confuso sulle religioni. Gesù era vegetariano? Chi lo afferma questo? Aiutami gentilmente a capire perché leggendo il libro della genesi al capitolo 9 mi sembra chiaro il concetto. Genesi 9 2-3.
    http://www.vatican.va/archive/bible/genesis/documents/bible_genesis_it.html#Capitolo 2 ,
    Ciao

  • Aironeblu

    Cristo santo (scusa ma mi sembra appropriato…), ma tu per conrestare il fatto che Gesù fosse vegetariano mi citi un passo della Genesi, dell’Antico Testamento?!?

  • Aironeblu

    Hai ragione per il mio approccio un po’aggressivo nei tuoi confronti, ma il fatto è che nelle discussioni tra vegetariani e “carnivori” capita spesso di cadere in atteggiamenti provocatori dalle due parti. Non era il tuo caso e me ne scuso, vedendo con piacere la tua pacifica disponibilità al dialogo, aggiungendo che da parte mia cerco di essere vegetariano per due motivi essenziali: per empatia e compassione con le altre specie animali, e per questioni salutari, a cui sono giunto dopo parecchi approfondimenti sull’aspetto nutrizionale della nostra alimentazione.

    Naturalmente questa empatia e compassione verso il mondo animale la riverso anche verso gli animali della mia specie, con le dovute distinzioni tra i vari esseri umani e le loro pulsioni. E così come evito di uccidere animali per mangiare, evito anche di foraggiare gli abusi degli umani sugli altri umani con le mie scelte e azioni quotidiane. Non so se si tratti di un maggiore livello di civiltà o sensibilità, ma sento che è la cosa giusta da fare e mi fa stare meglio.

    Poi, sono d’accordo con te su quanto possa diventare fastidioso vedere la tradizione vegetariana trasformarsi in una moda radical-chic. Ciao.

  • Quantum

    Qua la mano fratello!

    Vegano da alcuni anni ho sconfitto 2 patologie e dimagrito 18kg.

    La mia compagna vegana da 2 anni ha perso 20kg e guarita da 3 patologie.

    Non è solo una questione etica, carne e anche l’esagerare col glutine e gli zuccheri raffinati è deleterio per la salute.

    Poi se fa bene a noi e nel contempo anche agli animali, io sono molto felice di contribuire al benessere mio e di loro.

  • Quantum

    Non è vero l’uomo non è onnivoro! È un crudista fruttariano raccoglitore. Nasce come tale nell’Africa e nel medio oriente, e si riesce a diffondere anche in aree meno ricche di vegetazione mangiando anche animali, ma a discapito della salute e della longevità.

    Lapponi e Inuit per motivazioni ambientali mangiano solo carne, la loro vita media è di 35 anni.

    Congolesi dell’entroterra con alimentazione tradizionale senza cottura e prevalentemente fruttariana, li vedi a 70 anni arrampicarsi sugli alberi di papaya.

    Sono stati cottura e dieta carnea i peggiorativi della condizione di salute umana.

  • Quantum

    Il problema non è solo la carne, ma anche la cottura. La frittura, la brace, il forno ad alta temperatura e la pentola a vapore andrebbero banditi e questo sia per la carne che le verdure.

    Tutto ciò che supera 110°c produce glicotossine. E le cotture che ho elencato superano tutte questa temperatura.

    Le proteine animali arrosto inoltre producono molti idrocarburi policiclici aromatici che sono cancerogeni.

    Inoltre nella carne cotta si sviluppano sostanze simili ad oppiacei, che rendono i soggetti che se ne nutrono dipendenti. Per questo molti carnivori hanno reazioni avverse contro chi minaccia di togliergli il loro cibo preferito, agendo esattamente come tossici e fumatori. Perché i carnivori in fondo sono tossicodipendenti.

    Inoltre il dire siamo quello che mangiamo non significa granché letto così superficialmente.

    Ma già da un punto di vista scientifico si sa che l’animale al macello per il terrore rilascia enormi quantità di adrenalina nel sangue che va nei tessuti e che poi viene ingerita dal carnivoro alterandone l’indole ed il carattere sul lungo periodo.

  • Quantum

    L’ultimo censimento in Italia nel 2012 dava 5 milioni di vegetariani e 500 mila vegani. Ed in costante aumento.

    In USA tra 2011 e 2012 i vegani sono raddoppiati.

    A New York aprono ogni anno decine di ristoranti e fast food vegan e gluten free.

  • Quantum

    Ed io che credevo che fosse obbligatorio solo per carenza di vegetazione commestibile.

    Il carnivorismo si paga con la longevità ridotta, lapponi e inuit hanno 35 anni di vita media.

  • ottavino

    Non mi piacciono la scienza e le idee “americane”, come quelle crudiste.
    Per me vale: “l’invenzione del fuoco (senza la quale non si potrebbe cucinare) ha un significato molto profondo: segna il punto dal quale il cammino dell’uomo si discosta da quello di tutti gli altri animali”. Io mi fido solo della tradizione di migliaia di anni. L’uomo, nel passato, non ha mai sviluppato tradizioni esclusivamente crudiste. Quindi se sei crudista, non possiamo proprio dirci nulla. Ciao

  • Quantum

    Per produrre 100gr di carne ci vogliono 10kg di cereali, ed ovviamente il terreno per coltivarli.
    Con quei 10kg di cereali ci mangia una famiglia per una settimana. O un individuo per 3-4 settimane. Anzi se il terreno usato per quei 10kg di cereali lo pianti con più varietà o frutteti hai anche una maggiore varietà alimentare per chi è vegetariano.

    Senza valutare lo spreco d’acqua, petrolio e altre risorse. Per la trasformazione dei vegetali in mangimi e poi l’allevamento, la macellazione, il trasporto.

    Ma che senso ha mangiare carne?

  • Quantum

    Il crudismo fruttariano (frutta, ortaggi, vegetali a foglia verde, semi e noci, germogli) non sono solo il vero cibo dell’uomo primordiale, ma oggi si è scoperto essere terapeutici.

    Il crudismo fruttariano igienista con 90% dei vegetali crudi e 10% di legumi e cereali cotti, è terapeutico.

    Il Dr. Max Gerson usava questa dieta con l’ausilio della disintossicazione del fegato per curare patologie croniche e tumori.

    Col metodo Gerson è stato curato Re Giorgio V d’Inghilterra e tutti i reali inglesi si curano col crudismo fruttariano come ha spesso detto il Principe Carlo.

    Il Dr. Gabriel Causens cura il diabete col crudismo. Guarisce completamente i diabetici di tipo II con 30gg di crudismo. Ed ha 5 casi di diabetici di tipo I guariti totalmente col crudismo.

    Le storie dei Dottori Gerson e Cousens li trovi in film come “Se solo avessimo saputo, guarire col metodo Gerson” e “Crudo e Semplice”.

    Ci sono oltre 500 pubblicazioni scientifiche internazionali sia della relazione tra malattie croniche e dieta carnea, che per i benefici delle diete vegane e soprattutto crudiste.

    La Dr.ssa biologa Jaqueline Lagacé ha scritto un libro sul rapporto tra cottura e patologie infiammatorie riprendendo molti studi dei Dottori Seignalet e T Colin Campbell, e che trovi riassunti nel libro “L’alimentazione anti dolore”.

    Il cibo non va cotto. Gli elementi vitali sono nel cibo crudo. Un seme se lo pianti ed aggiungi acqua cresce. Ma se prima lo esponi a congelazione o temperature superiori a 45°c muore e non germoglia più.

    E quell’elemento vitale che devi trasferire nel tuo corpo se vuoi avere una vita sana e senza patologie. Perché dell’80% di ciò che c’è nel cibo cotto l’organismo non sa cosa farsene, ed il lavoro di tutto l’apparato digerente, immunitario ed emuntore è di eliminare quell’80% di scarto.

    Inoltre la prestazioni fisiche sono superiori. Carl Lewis ha detto di aver fatto i suoi record e le migliori performance quando era crudista fruttariano.

    E ci sono stati moltissimi atleti crudisti nella storia, anche culturisti come Mr. Universo del 1972.

    Ed inoltre io sono guarito da 2 patologie col crudismo. Dimagrito 18kg e gettato via le stampelle su cui andavo. Mi erano stati dati 6 anni prima di una sedia a rotelle per una spondiloartrite. Oggi sto molto molto bene.

    La mia compagna attuale era una donna alta e in sovrappeso. Quando mi ha conosciuto si è avvicinata anche lei al crudismo e al veganesimo, ed ha perso 18kg in 6 mesi ed è guarita da ipertensione, reflusso gastrico ed un altro problema metabolico.

    Ho fatto abbandonare la carne a mia madre di 73 anni. Migliorata anche lei dei suoi problemi di cuore. E la sto portando verso il crudismo, e mi dice che è tornata a cucire in sartoria e che si sente 20 anni meno, le è migliorata anche la vista che si stava impigrendo.

    Sia ben chiaro io racconto solo ciò che ho imparato e che ho provato sulla mia salute e quella dei miei cari. Perché ho 2 dottoresse nutrizioniste che mi hanno insegnato molto sul crudismo, ed una di loro è crudista.

    A me in fondo non interessa nulla della tua salute o di tutti coloro che hanno un atteggiamento come il tuo. Mi lasciate totalmente apatico. E le vostre abitudini alimentari e relative patologie sono ciò che l’industria alimentare e quella farmaceutica vogliono.
    La vostra morte precoce inoltre lascerà posti di lavoro vacanti e ridurrà la sovrappopolazione.

    Quindi dal consigliarti le diete crudiste non ho nulla da guadagnarci, per cui ignorami pure e continua con le tue credenze sulla cottura e il cibo in genere…

  • ottavino

    Fai attenzione. Quelli che “so tutto io” fanno una brutta fine….

  • Quantum

    Quello che ho scritto è quello che ho studiato.

    La differenza a questo mondo non è tra chi ha più muscoli o è più cattivo, ma tra chi sa più cose.

    Io ho imparato quello che ho scritto e l’ho applicato su me steso ed i miei familiari che ci hanno creduto, e invece di fare una brutta fine ho gettato via le stampelle, mi sono disintossicato dal Methotrexate ed ora ho una vita più felice.

    La mia compagna in tutto tra dieta vegana e dopo la gravidanza è dimagrita 25kg, non prende più pillole per la pressione ed ha gettato l’ultima scatola di Gaviscon farmaco per il reflusso gastrico.

    Mi pare che come fine sia stato lieto per noi due. E nostro figlio di 1 mese seguirà la stessa strada, con la fortuna di poter avere una vita totalmente crudista e vegana se lo desidererà.
    I figli dei vegani non si ammalano quasi mai, e non hanno quasi problemi di carie ai denti se stanno anche lontani dai cibi industriali.

    Come ho detto non ci guadagno nulla dal dirti queste cose, un onnivoro/carnivoro malato fa vivere medici e ricerca scientifica, industria alimentare e farmaceutica, e se muore presto sarà anche una persona in meno con cui doversi contendere i sempre meno posti di lavoro disponibili…

  • ottavino

    Ci sono migliaia e migliaia di persone che hanno ottenuto i tuoi stessi risultati seguendo altre strade. Ma tu non te ne occupi. Vedi solo la tua via. Vivi nell’esclusivismo. Cosa ne sai della mia dieta? e dei risultati che ho ottenuto? Calmati e stai tranquillo. Stai parlando con uno che sa il fatto suo. Lo so che si possono ottenere risultati col crudismo, ma a dire il vero oggi come oggi con qualsiasi cosa. La dieta dei moderni è talmente disordinata che basta mettere un pò d’ordine….

  • Quantum

    Se tu dici alla gente alcune verità ossia che:

    l’uomo non è onnivoro, ma crudista fruttariano raccoglitore;
    che l’alimentazione vegana crudista è anche terapeutica e garantisce vita lunga e fisico forte e disintossicato;

    avrai il seguente effetto:

    meno dentisti perché il sangue carico di tossiemia e infiammazione causata da sostanze di scarto della cottura e delle proteine animali avvelena la radice dei denti e causa carie e altri problemi.

    meno agenzie alla Cesare Ragazzi. Le proteine animali e il cibo industriale produce sebo acido che atrofizza e uccide i bulbi piliferi e causa alopecia.

    Molti scheletri di nostri antenati morti di vecchiaia e che alle analisi mostravano un’alimentazione fruttariana avevano anche tutti i denti e capelli;

    meno medici. I vegani e in particolare i crudisti si ammalano pochissimo e necessitano meno farmaci, e quindi meno farmacie e farmacisti;

    meno persone nel campo della ricerca scientifica. Fagocitano cifre importanti per ricercare cure ad una marea di malattie che sono tutte riconducibili ad intossicazione, infiammazioni al metabolismo ed alla tossiemia causate dall’industria alimentare, le glicotossine da cottura e le proteine animali.

    Oltre 500 pubblicazioni scientifiche confermano quanto ho scritto.

    Sono raccolte in numerosi libri, il China Study è il più famoso.

    Poi abbiamo la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana in Italia il vicedirettore è il Dr. Leonardo Pinelli, solo lui ha +250 pubblicazioni scientifiche sull’alimentazione vegetariana e rapporto tra patologie e proteine animali.

    A Bergamo c’è quel “pazzo furioso” del Dr. Valdo Vaccaro della Scuola di Igienismo Alimentare. L’igienismo alimentare che promuove il crudismo, oggi non è riconosciuto come scienza, ma io l’ho sperimentato sulla mia salute con risultati eccezionali, sto guarendo da una spondiloartrite degenerativa che mi avrebbe portato in sedia a rotelle in 6 anni.

    Io non torno più indietro. Ed egoisticamente però dico di evitare di evangelizzare la gente. A me danno fastidio solo le menzogne e le inesattezze su cibo, alimentazione e salute.

    Cambiare stile di vita è difficilissimo per molte persone, e passa attraverso un lungo percorso di presa di coscienza, oppure tramite una patologia grave che se curata con l’alimentazione ti fa cambiare stile di vita definitivamente.

    E poi tanta gente malata che mangia carne e porcherie industriali fa vivere numerose categorie che ho elencato oltre a tutta l’industria alimentare. E se muore rapidamente libera posti di lavoro e riduce il problema della sovrappopolazione.

    Oggi non sopravvive chi è più forte, ma chi ha la migliore cultura anche sull’alimentazione.
    Io l’ho imparato, su di me ha funzionato, degli altri preferisco disinteressarmi, anche perché è solo tempo perso.

  • Quantum

    Non puoi mettere ordine se non hai conoscenze molto profonde su ciò che mangi ed il suo effetto sull’organismo.

    Per esempio uno screening sulla popolazione ed una ricerca della ULSS20 di Verona dove lavorano membri della società scientifica di nutrizione vegetariana hanno scoperto che la maggiore carenza di vit. B12 ce l’hanno i carnivori. Perché il bovino da allevamento intensivo muore prima di 4 anni, e non ha tempo di formare la flora batterica che crea la B12. Inoltre prende antibiotici e questo gli rende ancora più difficile formare qualsiasi flora probiotica.

    La B12 la dovrebbe addizionare l’allevatore, ma non essendoci leggi che glielo obbligano, per lui è solo un costo inutile e quindi non addiziona. E la popolazione che mangia carne crede di avere alimentazione completa, ed invece non è vero.

    Il vegano che ha alimentazione variata necessita della sola integrazione di B12. Che non gli serve se ha un orto e si produce in proprio molti ortaggi e verdure.

    Poi anche se ci sono molti modi per stare in salute, i risultati del crudismo sono semplicemente fantastici, per qualità e proporzione.

    30 giorni di crudismo fanno buttare via l’insulina e tutti i farmaci a qualsiasi diabetico di tipo II. E guariscono alcuni diabetici di tipo I ancora giovani e fisicamente in buono stato.

    Il crudismo permette di curare molti tumori e malattie metaboliche come fanno in 5-6 ospedali nel mondo.

    Quale altra prova serve per capire che carne e cottura sono cose estranee al corpo?
    Io l’ho provato ed in inverno il 70% della mia dieta è crudista in estate il 90%, e sto ogni giorno sempre meglio. Articolazioni sbloccate e non faccio più neppure le influenze stagionali.

    Io sono felicissimo, e sinceramente degli altri non me ne frega nulla, non sono qui per evangelizzare, ho scritto nomi di medici ed ho dato tracce perché ci si metta un attimo su Internet o si vada in libreria a trovare tutte le informazioni che si vuole…

  • ottavino

    Per me sei completamente fuori strada. Infatti la salute non è solo quella del corpo (della quale nel tuo caso comunque dubito), ma anche quella della mente. E leggendoti si ha l’impressione di una persona fortemente squilibrata. Ma ora non mi ripetere, la solita tiritera “degli altri non me ne frega nulla, non sono qui per evangelizzare, ecc”. Levati semplicemente dai coglioni!!!!!

  • Quantum

    Io faccio meditazione con amici il venerdì, curo molti hobby tra cui l’elaborazione dei motori, e mi sono iscritto a neuroscienze sperimentali per la seconda laurea.

    Ho avuto il mio primo figlio, ed ora conto di avere una vita lunga e piena di emozioni. Specie dopo che ho mandato a fanculo i medici che mi intossicavano col Methotrexate.

    Per me salutarti è solo un immenso piacere.

    Ciao!

  • Mariano6734