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LA CINA TAGLIA I TASSI D’INTERESSE PER ARGINARE LA CRISI, MA CRESCONO I DUBBI SULLA REALE CONSISTENZA DELLE SUE RISERVE

DI AMBROSE EVANS PRITCHARD

telegraph.co.uk

Citigroup ha dichiarato che “… ci sono parecchie ragioni per mettere in discussione la solidità delle riserve cinesi”. Contrariamente alla credenza generale, la Cina ha uno dei più bassi coefficienti di riserva tra i mercati emergenti.

La Cina ha iniettato 100 miliardi di dollari nel sistema finanziario del paese e ha tagliato i tassi d’interesse fino a minimi-record, nel tentativo ‘shock-and-awe’ [colpisci e terrorizza] di ripristinare la fiducia, ma persistono preoccupazioni sul fatto che tutto questo possa non essere sufficiente per evitare una crisi, visto il montare della fuga dei capitali.

La mossa è arrivata quando le Autorità hanno abbandonato i loro inutili sforzi per puntellare il mercato azionario, permettendo all’indice ‘Shanghai Composite’ di precipitare di un ulteriore 7.6%, Martedì scorso. Negli ultimi quattro giorni ha ceduto il 22%.

Mark Williams di ‘Capital Economics’ ha detto che Pechino ha preso la decisione strategica di lasciare che il mercato azionario trovi da solo il livello cui attestarsi, dopo il ‘fiasco’ delle ultime settimane, preferendo stimolare, al suo posto, l’economia reale del paese.

La Banca Centrale [PBOC] ha tagliato il ‘coefficiente di riserva obbligatoria’ [RRR] di 50 punti base, portandolo al 18%, liberando circa 100 miliardi di dollari di denaro fresco. Ha anche tagliato il ‘Tasso di Rifinanziamento’ ad un anno di 25 punti-base, al 4,6%.

Il Sig. Williams ha detto che i tagli combinati [Tassi + RRR] sono piuttosto rari e, fatti in queste quantità, somigliano ad una dose di ‘shock-and-owe’, nel linguaggio politico cinese. “Significa che i politici stanno facendo sul serio”, egli ha detto.

Wei Yao della Société Générale ha detto che il taglio dello ‘RRR’ è stato ‘assolutamente necessario’, sia per fermare la perdita di liquidità che per invertire la ‘stretta’ meramente passiva delle ultime settimane, causate dal deflusso dei capitali. Ma aggiungere stimoli netti all’economia potrebbe non essere sufficiente: “La liquidità è ancora sottoposta ad un’immensa pressione”.

La PBOC è intervenuta pesantemente sui ‘mercati dei cambi’ per difendere lo yuan, usando le sue riserve ad un ritmo pazzesco. L’indesiderato effetto collaterale è stato una ‘stretta’ nella politica monetaria. E’ un caso da manuale sul perché può essere così difficile, per un paese, utilizzare le riserve in valuta – per quanto grandi esse siano – in una fase di recessione.

La grande incognita riguarda l’esatta quantità di denaro che sta lasciando il paese, dal momento che la PBOC, l’11 Agosto, ha stordito i mercati affossando il cambio con il dollaro e scatenando lo schianto globale.

Alcuni reports sostengono che, da allora, la PBOC abbia bruciato circa 200 miliardi di dollari di riserve. Se così fosse sarebbe necessario un taglio molto più grande dello ‘RRR’ – e questo solo per mantenere una posizione neutra.

Wei Yao ha detto che la strategia delle autorità cinesi è impraticabile nel lungo periodo. Se continuano a difendere il ‘tasso di cambio’ dovranno continuare a far sanguinare le riserve e a tagliare sincronicamente lo ‘RRR’, e questo solo per evitare un ulteriore inasprimento. Potrebbero ‘lasciar andare’ la valuta, ma anche questa mossa sarebbe potenzialmente pericolosa.

Ed ha continuato dicendo che la Cina può usare altri 900 miliardi di dollari prima di arrivare ai limiti di sicurezza, secondo la ‘metrica standard per lo sviluppo degli stati’ del Fondo Monetario Internazionale: “La ‘cassa di guerra’ della PBOC è consistente, ma non illimitata. Non è una buona idea fronteggiare questa battaglia di stabilizzazione monetaria troppo a lungo”.

Il Citigroup ha anche avvertito che le riserve valutarie della Cina – tutt’ora le più grandi al mondo, con 3.650 miliardi di dollari, ma in veloce caduta – non sono così schiaccianti come potrebbero apparire a prima vista, tenuto conto del livello del debito estero a breve termine. La ‘linea di confine’ sarebbe posta a quota 2.600 miliardi di dollari.

Ed ha aggiunto che: “Ci sono parecchie ragioni per mettere in discussione l’adeguatezza delle riserve valutarie. Per gli standards dei mercati emergenti quella cinese è piuttosto bassa: solo Sud Africa, Repubblica Ceca e Turchia hanno raggiunto punteggi più bassi, nel gruppo di paesi che abbiamo esaminato”.

Le autorità cinesi sperano che quest’ultima mossa possa essere sufficiente a calmare i mercati, in attesa che gli effetti completi degli stimoli fiscali e dell’aumento del credito raggiungano l’economia reale.

Gli analisti sono crudamente divisi sulla possibilità che per l’economia cinese il peggio sia passato, dopo che si era schiantata contro un muro nella prima metà dell’anno, a causa soprattutto della forte contrazione della spesa fiscale – da Dicembre a Marzo – conseguenza della riforma della governance locale, che è andata per storto.

Ma la spesa è ora di nuovo ‘in pista’, conseguenza della nascita del nuovo e cruciale ‘mercato delle obbligazioni’. La PBOC ha anche iniettato 180 miliardi di dollari nella ‘China Development Bank’ perché possa finanziare dei nuovi progetti.

Ci sono segnali, in effetti, di una parziale ripresa. I prezzi delle case sono aumentati negli ultimi tre mesi. La domanda di petrolio per il trasporto è aumentata a Luglio del 17% rispetto all’anno precedente. Le importazioni di alluminio sono aumentate del 144%, suggerendo che la crisi in questo settore sia in forte diminuzione.

Mentre la produzione è ancora in crisi, il ‘settore dei servizi’ è diventato di due volte più grande e sta crescendo ad un tasso del 10% annuo, man mano che la leadership cinese porta l’economia fuori da un tipo di crescita trainata solo da esportazioni ed investimenti in eccesso. Il settore dei servizi è passato dal 45 al 50% del PIL negli ultimi tre anni, rendendo quasi inutili le vecchie ‘misure’ sulla salute economica della Cina.

L’Europa e l’America stanno entrambe prendendo velocità. Il ‘Conference Board’s Index of Consumer Confidence’ statunitense è salito da 91 a 101,5 nel mese di Agosto, la seconda più alta lettura dal 2007.

Il ‘Chicago Fed’s National Activity Index’ è tornato positivo nel mese di Luglio – fino ad ora è il valore massimo dell’anno – ed indica, per i prossimi mesi, una robusta espansione. I volumi del commercio mondiale sono aumentati del 2% nel mese di Giugno, dopo essersi contratti all’inizio dell’anno, secondo il ‘CPB World Trade Monitor’ [CPB Netherlands Bureau for Economic Policy Analysis].

Questi dati sono difficili da far quadrare con le preoccupazioni, peraltro molto diffuse, che l’economia mondiale stia andando in tilt. Molte delle grandi banche globali e dei ‘fondi d’investimento’, questa settimana, si sono posizionate sul ‘call’, sostenendo che la violenta svendita del mese di Agosto rappresenta un’opportunità di acquisto [Call-Option: diritto ad acquistare azioni, o altro, a condizioni prefissate, ad una certa data oppure al verificarsi di determinati eventi].

La Goldman Sachs ha detto che il crollo dei prezzi delle materie prime è stato travisato. Non è un segno dell’imminente crisi economica, ma la conseguenza di un aumento delle forniture [produzione], ed è quindi benigno: “I mercati stanno sovra-stimando il crollo del petrolio e delle materie prime, interpretandoli come un segnale negativo per la crescita”.

La Bank of America ha detto che nelle ‘borse’ globali i titoli sono stati ‘ipervenduti’, esattamente come lo furono nel pieno della crisi Lehman, nell’Ottobre del 2008. Un episodio che fu seguito da un rally del 20% in due giorni. Ed ha aggiunto: “Tutto quello che serve per innescare un rimbalzo a ‘V’, dopo la ritirata di Agosto, è un semplice ‘catalizzatore’”.

Che il taglio dello ‘RRR’ possa essere il catalizzatore del rimbalzo è una questione aperta.

Ma potremmo dover trattenere il respiro … e sperare che la spinta della fiducia duri abbastanza a lungo perché la ripresa economica negli Stati Uniti, in Europa e nella stessa Cina, possa guadagnare trazione.

Se così fosse, i timori per un’imminente Götterdämmerung [Crepuscolo degli Dei] andranno ad esaurirsi.

Ambrose Evans-Pritchard

Fonte: www.telegraph.co.uk

Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11823176/China-cuts-rates-to-stem-crisis-but-doubts-grow-on-foreign-reserve-buffer.html

25.08.2015

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da FRANCO

Fra parentesi quadra [ … ] le note del Traduttore

Pubblicato da Davide

  • mincuo

    Il Citigroup ha anche avvertito che le riserve valutarie della Cina –
    tutt’ora le più grandi al mondo, con 3.650 miliardi di dollari, ma in
    veloce caduta – non sono così schiaccianti come potrebbero apparire a
    prima vista, tenuto conto del livello del debito estero a breve termine.
    La ‘linea di confine’ sarebbe posta a quota 2.600 miliardi di dollari.

    Ed ha aggiunto che: “Ci sono parecchie ragioni per mettere in
    discussione l’adeguatezza delle riserve valutarie. Per gli standards dei
    mercati emergenti quella cinese è piuttosto bassa: solo Sud Africa,
    Repubblica Ceca e Turchia hanno raggiunto punteggi più bassi, nel gruppo
    di paesi che abbiamo esaminato”.
    Davvero?
    http://data.worldbank.org/indicator/FI.RES.TOTL.DT.ZS

  • Toussaint

    L’articolo di AEP parla del rapporto fra riserve e ‘debito estero a breve termine’ nel 2015. Mi sembra che ci sia una qualche disomogeneità con i dati da lei proposti (media 2010-2014 e ‘debito totale’).

  • Aironeblu

    Bene, continuiamo a sperare che la data del crack si sposti un po’ più in là dandoci il tempo di un ultimo giro di valzer.