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LA CATASTROFE TACIUTA DELLA CINA: L’11,6% DELLA POPOLAZIONE, OVVERO 114 MILIONI DI PERSONE, HANNO IL DIABETE – PI CHE NEGLI USA

DI TYLER DURDEN

ZeroHedge

Mentre la Cina assorbiva tutto quanto di meglio “l’Occidente” poteva esportare negli ultimi 30 anni (carte di credito, MTV, inflazione, applicazioni, youtube), essa importava anche il peggio, come ad esempio uno stile di vista sedentario e pigro che, su larga scala, di solito ha una sola inevitabile conclusione: il diabete.

Anche se il mondo è concentrato su tutte le altre crisi incombenti offerte dalla Cina, come quella delle abitazioni, quella del credito, quella demografica, esso ignora diffusamente quella che sta diventando rapidamente un’epidemia “catastrofica”. Secondo Bloomberg, che cita alcune scoperte appena rilasciate dal Journal of the American Medical Association, “l’indagine sul diabete più completa mai condotta in Cina su scala nazionale mostra che l’11,6% della popolazione adulta, cioè 114 milioni di persone, sono affette dalla malattia.

Questo significa che alla [precedente] stima del 2007 si sono aggiunti altri 22 milioni di diabetici, quanto la popolazione dell’Australia, mostrando che nel mondo un diabetico su 3 si trova in Cina. Al confronto, negli USA il diabete è stato diagnosticato “solo” all’11,3% della popolazione.”

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A differenza degli altri Paesi “sviluppati”, che hanno una rete di sicurezza sanitaria la quale fornisce assistenza statale ad una popolazione malata e obesa (come visibile nel grafico, l’insostenibilità dell’assistenza medica è una delle spese maggiori del governo USA), per la Cina il problema maggiore è che non ne ha nessuna e crearla richiederebbe il tipo di riforma strutturale in cui il Paese cerca di impegnarsi da anni senza mai implementarla a pieno.

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Quindi, “quanto” è catastrofico il problema del diabete in Cina? Bloomberg spiega:


i ricercatori hanno scoperto che i cinesi stanno sviluppando la malattia metabolica con un indice di massa corporea inferiore rispetto agli americani, il che significa che i cambiamenti nel regime alimentare e nell’attività fisica stimolati dal rapido sviluppo economico si stanno tramutando nell’insorgere anticipato della patologia legata all’obesità. L’epidemia peggiorerà, coinvolgendo il 40% dei giovani tra i 18 ei 19 anni, già sull’orlo di sviluppare il diabete, con maggiori rischi di infarto, ictus e insufficienza renale.

“In Cina, il diabete è diventato una catastrofe”, ha dichiarato Paul Zimmet, presidente onorario della International Diabetes Federation e direttore emerito del BakerIDI Heart and Diabetes Institute di Melbourne. “Il boom economico ha portato con sé un problema di salute che potrebbe mandare in bancarotta il sistema sanitario. La questione maggiore è se la Cina potrà affrontare un problema sanitario di tali proporzioni”.

In quanto a diabete, la Cina supera gli Stati Uniti:

Il rapporto di ieri è basato su un’indagine condotta nel 2010 su un campione di 98.658 adulti cinesi. Nel 2007, un sondaggio simile aveva fissato al 9,7% la prevalenza di casi di diabete nella popolazione, cioè 92,4 milioni di adulti. Gli ultimi risultati mostrano che ora il diabete è più comune in Cina rispetto agli Stati Uniti, dove ne soffrono l’11,3% degli adulti.

L’ International Diabetes Federation di Bruxelles stima che ci sono altri 371 milioni di persone in tutto il mondo affetti dalla malattia, tra cui 92,3 milioni in Cina.

In un’intervista telefonica, Zimmet ha affermato che l’aumento della prevalenza di diabete in Cina, fissata a circa l’1% nel 1980, è stata “impareggiabile su scala mondiale”.

“Oggi la Cina è tra i Paesi con la più alta prevalenza di diabete in Asia e possiede il maggiore carico di diabete in assoluto nel mondo”, scrivono gli autori della squadra a capo di Guang Ning del laboratorio per le malattie endocrine e metaboliche presso la National Health and Family Planning Commission. “Un’alimentazione povera nell’utero e nei primi anni di vita combinata con un’alimentazione eccessiva nella vita adulta più contribuire ad accelerare l’epidemia di diabete in Cina”.

Ma se 114 milioni è catastrofico, quale aggettivo verrà usato quando il quasi mezzo miliardo che già registra alti livelli di glucosio svilupperà la malattia? Quanto massiccia dovrà essere la rete di sicurezza sanitaria per affrontare una spesa di centinaia di miliardi per i bisogni annuali dell’assistenza sanitaria?

Nella sua diagnosi, lo studio comprendeva misurazioni di emoglobina glicata (A o HbA), utilizzando le linee guida aggiornate della American Diabetes Association e altri test eseguiti in studi precedenti: le letture del glucosio registrate dopo che i pazienti avevano passato un periodo a digiuno e le misure del tasso di zucchero nel sangue due ore dopo che i pazienti avevano assunto una bevanda dolce.

Guang e i suoi colleghi scrivono che il criterio in più potrebbe avere contribuito in parte all’aumento della prevalenza. Gli scienziati stimano che la metà degli adulti in Cina, cioè 493,4 milioni di persone, hanno livelli di glucosio sopra la norma, il che li colloca in uno stato pre-diabetico.

“Questi dati documentano un rapido aumento dei casi di diabete nella popolazione cinese”, secondo lo studio degli autori, che comprende ricerche del Chinese Center for Disease Control and Prevention di Pechino e della John Hopkins University del Maryland. “Il diabete potrebbe aver raggiunto un livello di allerta tra la popolazione cinese, con l’eventualità di una diffusione di complicazioni ad esso legate, tra cui malattie cardiovascolari, infarti e patologie renali croniche”.


Dal momento che quasi due terzi di coloro che hanno il diabete non hanno idea di esserne affetti, è possibile che il numero reale dei cinesi diabetici superi i 300 milioni, ovvero quasi quanto la stima totale mondiale.

Gli autori hanno scoperto che quasi due terzi dei pazienti in cura per diabete non procedevano a controlli adeguati dei livelli di glucosio nel sangue. Per ogni persona alla quale viene diagnosticato il diabete, almeno altre due non saranno consapevoli di averlo.


Perché si stanno ammalando improvvisamente così tanti cinesi? Stessa ragione dell’America: cambiamenti comportamentali, in questo caso riguardanti soprattutto una popolazione che è ancora più suscettibile degli occidentali.

“I rapidi cambiamenti nello stile di vita cinese hanno causato l’aumento della tendenza all’obesità, il che ora sta facendo emergere l’anormalità di una popolazione biologicamente più vulnerabile al diabete”, ha affermato Juliana Chan, professoressa di medicina alla Chinese University di Hong Kong, in un’intervista telefonica.

Per quanto riguarda il resto dell’Asia, il peso del diabete si sta abbattendo in maniera sproporzionata sui giovani e sugli adulti di mezza età, affermano gli autori. Casi di pre-diabete sono presenti nel 40% degli individui tra i 18 ed i 29 anni e nel 47% di quelli tra i 30 e i 39 anni di età.


Infine, i costi per la prevenzione (oppure per le cure, se la prevenzione fallisce) per centinaia di milioni di pazienti, saranno ovviamente sbalorditivi:

L’aumento della prevalenza del diabete in Cina ha stremato i servizi sanitari e ha contribuito ad una crescita annuale del 20% della vendita di medicinali, alimentando il bisogno di medicine più innovative e più costose di compagnie come la Merck & Co., la Novo Nordisk A/S e la Sanofi.

Il governo cinese sta cercando di combattere la piaga espandendo la copertura medica di base, comprando più medicine in gran quantità per diminuire i costi e conducendo un’indagine sulla corruzione dei produttori farmaceutici internazionali, tra cui la GlaxoSmithKline Plc.


A questo punto, una domanda è d’obbligo: nonostante la recente crisi dell’assistenza sanitaria occidentale, la Cina permetterà alle maggiori compagnie farmaceutiche occidentali di accedere al mercato cinese a condizioni che esse finanzino parte dei bisogni di assistenza preventiva per la popolazione cinese? Se è così, dato che nel mondo le Glaxo campano di persone malate e obese (mazzette o meno), dubito che questa “catastrofe” avrà un lieto fine.

Giusto per avere un’idea dell’entità dell’epidemia di diabete mondiale, ecco un promemoria della AFP:

Fonte: www.zerohedge.com
Link: http://www.zerohedge.com/news/2013-09-04/chinas-unspoken-catastrophe-116-population-or-114-million-have-diabetes-more-us

4.09.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO

Pubblicato da Davide

  • massea

    Quando hanno l’ occasione di mettere in cattiva luce paesi non occidentali, non si fanno scappare l’ occasione : ” …. il PIL cinese e’ rivisto al ribasso dal 7.2 % di crescita al 7.1% …… ” . Ed altre cose simili. Cari colleghi lettori. Diffidate da articoli come questi. Vi e’ nascosto il messagio subliminale delle riforme strutturali che ancora non sono state fatte.

  • Earth

    La disinformazione in questo articolo e’ di alto livello, e’ un articolo da cestinare.
    I piccoli villaggi in India hanno uno stile di vita che i medici occidentali consigliano per evitare e come cura del diabete, essere magri, mangiare tanta verdura e muoversi tanto. I pazienti di Ranjan Yajnik fanno tutte queste cose dalla nascita eppure hanno il diabete di tipo 2.

  • ilsanto

    Si forse se ci mettono tutti alla fame in fin dei conti lo fanno per il nostro bene grazie mi ricorda molto ” Il lavoro rende liberi ” di vecchia memoria ma mio cognato è quasi anoressico e vegetariano ma ha il diabete. Per piacere se non siete in malafede ammettete che non ci capite una beata fava di niente.

  • Aironeblu

    Invece l’articolo purtroppo è del tutto veritiero, non si tratta della solita propaganda anticinese. Il passaggio dal comunismo all’ipercapitalismo ha comportato anche questo, stravolgendo le abitudini alimentari e lo stile di vita che qualche anno fa era decisamente più sano. Chi non conosce i paesi asiatici non ha idea delle schifezze con cui si imbottiscono le nuove generazioni fin dalla tenera età – molto peggio che da noi – fritte, dolcificate, avvelenate con conservanti, coloranti, glutammati della peggiore specie, e accompagnate dalle immancabili schifezze gasate di ogni tipo. Aggiungiamo l’aumento del consumo di carne, la nuova sedentarietà urbana, e soprattutto gli stupidissimi canoni di bellezza di stampo agreste che prediligono donne (e uomini) grassi e pallidi. Una zia di mia moglie, tanto per fare un esempio dal Vietnam (che è molto simile alla Cina quanto epidemia di diabete), ha mangiato palate di zucchero puro ogni giorno con lo scopo di ingrassare, per diventare, secondo lei, più “bella”, finchè, dopo qualche svenimento, si è accorta di avere un diabete in stato avanzato, che le ha praticamente distrutto l’esistenza.

    Niente da stupirsi sui dati forniti dall’articolo. Piuttosto criticherei l’approccio farmacologico proposto nei confronti della pandemia: la sola e unica cosa da fare per guarire da questa e tutte le malattie, è quella di tornare ad un alimemtazione sana, a base principale di frutta e verdure, e imporsi uno stile di vita più salutare.

  • Aironeblu

    Guarda che il fatto di essere vegetariani c’entra veramente poco con il diabete: se ti spari un chilo di zucchero e un panetto di burro nel sangue ogni giorno, qualche conseguenza ti potrà pur capitare. Poi, magari ti puoi ammalare anche per altre ragioni, ma sicuramente una dieta iperglicemica porta verso il diabete.

  • massea

    Per quelli che non sono in malafede e che capiscono di fave beatificate,
    si veda il link dello studio realizzato dalle d.sse Laura Sampson Kent, Mary Franz, Jennie Brand Miller del Dipartimento di Nutrizione della Harvard School of Public Health e dal dottor Walter Willett dell’Università di Sidney, Australia.
    http://www.nutrientdataconf.org/PastConf/NDBC35/4-2_Sampson.pdf

  • ilsanto

    touchè è che vedendolo così magro non ci ho pensato ma in effetti era goloso di dolci.

  • geopardy

    Tanto per essere precisi.
    Alcuni dati presi da fonti sanitarie come “Diabete Italia”:

    Usa intorno al 10% della popolazione adulta (ancora ha il primato)

    Italia 9,2 %

    Asia: 7,6% (era irrisoria fino al 2000

    Lo studio più aggiornato (sino-giapponese) dà la Cina a quasi 100 milioni con problemi glicemici.

    Il tutto è imputato allo stile di vita occidentale (compreso l’aumento del consumo di certe tipologie di cibi), ad un maggiore invecchiamento della popolazione ed alla diminuzione della sedentarietà (tipica occidentale anch’essa).