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LA CAMPAGNA ELETTORALE IN GRECIA


DI PANAGIOTIS GRIGORIOU

greekcrisis.fr

Pare che la campagna elettorale stia diventando l’argomento del giorno. O, almeno, lo è per quanto riguarda i media. E, al fine di proporre una visione se possibile dall’interno, greekcrisis presenta l’intervista di una candidata alle elezioni regionali (per la regione dell’Attica, lista di Rena Dourou). Ho incontrato Catherina Thanopoulou lo scorso Aprile, nella sede del partito della Sinistra Radicale.

Non è proprio l’ultima arrivata… e non è neanche dell’ultima Sinistra, anche all’interno della stessa SYRIZA (Coalizione della Sinistra Radicale). Il suo posizionamento a sinistra del suo partito contiene, in sostanza, tutti gli ingredienti di frattura, attuali e potenziali, circa la ristrutturazione del panorama politico greco (e non solo) intorno alla sola vera domanda: disfare, o no, l’Unione Europea.

Ed è qui che risiede la sola e unica (possibile?) “imprevedibilità” sulla possibile pratica di governo del partito di Alexis Tsipras. Per il resto – e senza commentare l’intervista – direi che in questo modo i lettori assidui di questo blog possono farsi un’idea più precisa del dibattito attuale in Grecia.

C.Th. – Sono Catherina Thanopoulou, e il mio mestiere è l’insegnamento specializzato a studenti portatori di handicap, essendo di base un’insegnante di matematica di liceo. Faccio parte del SYRIZA e, oltre al lavoro che svolgo riguardante la politica generale, sono responsabile e relatore su temi fondamentali per l’Educazione, sia a livello di regione, ad Atene, sia presso il Comitato centrale di SYRIZA, del quale sono anche membro.

Considero l’Educazione un tema chiave per chi governa a sinistra. Questo perché l’insegnamento, la cultura, la “Paideia”, possono generare anzitempo il cambiamento sociale, che è in continua gestazione. Perché per i giovani questa formazione tramite l’Educazione avverrà, da una parte a livello di sistema, dall’altra se possibile in maniera alternativa, ma comunque da un sistema di valori… da un modello differente, pertinente al nostro modello, quello della Sinistra.

P.G. – Devo dunque supporre che in questo momento è l’esatto opposto che sta avvenendo.

C.Th. – Certamente in questo momento va tutto male, molto male!

P.G. – Riguardo a questo, quale sarebbe la tua proposta?

C.Th. – Perché la situazione cambi, bisogna agire seguendo tre strade parallele. Come prima cosa bisogna cambiare nel governo la maggioranza, formarne una nuova che inverta la rotta a sinistra e modifichi la politica attuale, seguendo sempre ovviamente la scelta indicata dai cittadini. Bisognerà iniziare un cambiamento culturale, di sviluppo civile direi, anche tra gli stessi educatori, oltre che tra i genitori e tra gli alunni. Il compito sarà difficile perché tutto questo impone un reset del sistema. Tutto ciò è una previsione sul lungo termine. Inizieremo tuttavia subito cominciando da cambiamenti piccoli e lenti, introdotti dalla ridefinizione stessa delle istituzioni: questo sarebbe l’opera di un futuro governo di sinistra.

Innanzitutto adottando misure con effetti a brevissimo termine e che arresteranno in primo luogo la catastrofe sociale attuale, ovvero il completo sgretolarsi della società. Passando ad esempio dalla riapertura delle scuole che hanno chiuso, delle classi soppresse, passando dalla realizzazione del libero accesso alla conoscenza fino ad arrivare, qualora fosse necessario, all’organizzazione di distribuzione di pasti nelle scuole. Ecco alcune azioni che possono essere intraprese già da ora.

P.G. – Si può avere un’idea diciamo quantitativa del problema dei bambini malnutriti in Grecia in questo momento, magari da una tua esperienza diretta sul campo?

C.Th. – I casi numerati, censiti, sono poco numerosi se si considera la gravità tangibile della situazione. I bambini coinvolti non vogliono parlarne, non si esprimono, hanno paura e, come noto, in questi casi un sentimento di vergogna prende il sopravvento. Così, coloro i quali, genitori o figli, sono riconosciuti per così dire “ufficialmente” in questa condizione sono poco numerosi, …. nonostante questo, sono molti i bambini che ne sono coinvolti e questo si percepisce da alcuni fatti e gesti osservabili qui e là nelle scuole.

P.G. – Puoi essere più precisa?

C.Th. – Effettivamente ci sono esempi concreti, a cominciare dall’abbandono degli studi sempre più frequente nei licei, e addirittura prima per alcuni bambini. O, ancora più evidenti, ci sono dei disagi che si moltiplicano tra gli alunni. Per i ragazzi c’è un vero e proprio “crollo” in classe e allora l’insegnante, l’educatore, per quanto poco considerato ora in questa società, deve agire con urgenza. Non è più solo insegnante, perché è costretto dalla natura delle cose a diventare anche psicologo, infermiere, consigliere, incarna in sé tutto un ventaglio di competenze che il ministero fa mancare terribilmente in questo momento alla scuola greca.

E così ultimamente l’educatore ricopre sia il ruolo di insegnante sia di nutrice, a ogni malessere l’insegnante deve prima occuparsi del bambino che ha ceduto, per poi prendere contatto con i genitori. Ed è allora che si scopre .. quanti genitori si ritrovano disoccupati, o che la famiglia, bambini compresi, non sono coperti dalla Previdenza Sociale, e che si tratta di una popolazione emarginata, discriminata. E’ proprio in casi come questi che si dovrà bloccare l’emorragia sociale.

P.G. – E per quanto riguarda la cultura?

C.Th. – La cultura rappresenta una delle tre strade che indicavo prima. Più in generale dovrebbe essere la vera e propria base civile di una società. Per esempio, passando dalla riscoperta (e ri-attualizzazione) della memoria storica attraverso l’insegnamento, e direi che questo bisogno è ormai urgente, dovendo ri-acculturare la scuola e la società, a partire dai nostri quartieri con pratiche quotidiane. Bisogna, se possibile, far rinascere quello che un tempo riconoscevamo nella cultura popolare, quell’espressione dei bisogni e la rappresentazione della gente, piuttosto che riprodurre le forme culturali imposte dell’élite. Perché in fin dei conti il sapere, quando è messo in pratica, è sia modo di agire, sia modo di esprimersi, di aprirsi all’altro e, in definitiva, modo di relazionarsi.

Per esempio, è grazie alla mia iniziativa, e allo scopo di “coniugare” cultura e azione politica, che già da un mese nel centro di Atene gli attori della compagnia “Peiragma” hanno aderito alla mia idea con entusiasmo. L’iniziativa era di mostrare il Ploutos (dio della ricchezza) di Aristofane visto da una prospettiva più prossima a noi. Due estratti di quest’opera acclamata sono stati incarnati dagli attori, quello della Pénia, la personificazione della povertà, l’impoverimento attuale, vero e proprio “processo educativo”, e l’altra scena celebre del Sicofante, il delatore di professione nell’antica Atene, incarnato qui dalla figura del fascista.

Abbiamo già rappresentato cinque volte questo spettacolo riadattato. E alla fine dei trenta minuti di rappresentazione, la sua durata, un dibattito e allo stesso tempo una discussione aperta prendono forma tra il pubblico, noi i … politici, e gli attori. Inutile dire quanto ogni volta si genera una vasta ma essenziale tematica.

Si parla di educazione e “fascizzazione” poiché quest’ultima fa parte ormai del quotidiano nelle scuole. Il fascismo quotidiano veicola i suoi propri modelli educativi, se così posso dire, la sua propria “Paideia”, e quindi non bisogna ignorare questo fenomeno. Ecco allora che la problematica che esce da questi incontri è come evitarlo, come combatterlo in maniera indissociabile dall’impoverimento crescente, compreso l’impoverimento concettuale e, va detto, del sistema educativo stesso.

Questa esperienza ha da subito funzionato molto bene nei quartieri centrali di Atene; questo spettacolo non è più un modo di fare teatro o di fare politica in modo convenzionale, in altre parole dall’alto, senza la partecipazione effettiva dei diretti interessati. Attraverso il nostro Aristofane il pubblico partecipa come creatore stesso dell’evento, del dibattito, e quindi del suo significato vero e proprio. Un vero, autentico “teatro di strada” come ogni tanto si sente dire.

P.G. – E poi?

C.Th. – Continueremo questa esperienza. Bisogna sottolineare anche che, in generale, le manifestazioni politiche.. “chiavi in mano” create dai partiti politici e quindi .. messe in scena, non funzionano più. Per esempio, far venire un “esperto” tra virgolette – il che non vuol dire che l’esperto in questione non abbia competenze, anche gli specialisti hanno un’indubbia utilità – però far intervenire uno specialista davanti a un pubblico per predicare la buona parola, e alla fine chiudere sempre il dibattito al momento delle domande, poco prima della fine, ebbene questo modo di fare non porta da nessuna parte, anche perché si rivela essere.. nella migliore delle ipotesi, e velocemente, priva di significato. E, dunque, ha sempre meno successo. E’ per questo che altre forme di interazione con i cittadini devono essere ricercate e praticate.

Da qui parte una, per così dire, “interferenza” nelle espressioni della cultura attiva, attraverso il teatro e non solo, ad esempio abbiamo articolato alcuni dibattiti politici intorno ad esposizioni di arti plastiche, in particolare di sculture. Prima di un dibattito del genere, degli alunni avevano esposto le loro sculture sul tema (o quanto complesso!) della scuola dei loro sogni. La discussione che ne è seguita è stata appassionante, a tratti commovente. Tutto questo deve far riflettere.

P.G. – E riguardo al contesto politico attuale?

C.Th. – Innanzitutto le elezioni di questo mese rendono evidente questa fase importante, di transizione direi. In primo luogo lo scrutinio è triplo: elezioni europee, municipali e regionali. Bisogna sperare che già per quelle europee ci sia un barlume di cambio di direzione. In Grecia, le elezioni europee possono, infatti, introdurre un nuovo “varco” critico per quanto riguarda i politici in carica nella gestione catastrofica attuale, poiché per noi lo scrutinio europeo è un’elezione chiaramente politica e politicizzata, senza tuttavia sottostimare l’importanza degli scrutini a livello locale.

Certo, c’è una questione che si presenta: quella della programma di SYRIZA a ogni livello.. e questa proposta esiste e ha forza, e si è arricchita, come è doveroso, continuamente. Poiché la situazione è sempre così dinamica e le aggressioni al corpo sociale così violente e veloci, senza tregua, come le leggi del Memorandum ognuna di cinquecento pagine solamente su due o tre articoli.. ebbene, questa velocità, questa corsa verso l’abisso indica quanto le posizioni e le proposte di SYRIZA devono tener conto di questa pesante realtà, anche e soprattutto attraverso un continuo aggiornamento.

Questo non vuol dire che le nostre posizioni di base debbano essere dimenticate, soprattutto quella che consiste nel mettere in atto la pura e semplice cancellazione del Memorandum o l’annullamento di buona parte del debito e, infine, dell’organizzazione di una conferenza europea sul debito perché questa è fondamentalmente una questione europea. Allo stesso tempo, bisognerà ricostruire l’economia greca, restituirle i suoi propri mezzi di produzione ed evidentemente ricostruire il nostro substrato culturale.

Qui ritorno al nuovo modello di educazione, che si deve riferire ad altri valori, a un’altra filosofia in pratica. E, prima che sia troppo tardi, la pagina deve essere voltata.

P.G. – Ho sentito dire di recente (Aprile 2014) sull’emittente 105,5 (radio SYRIZA), che se si dovesse precisare l’eventualità di un prossimo governo SYRIZA (anche tramite una coalizione), i governanti attuali hanno fatto capire che partirebbero.. lasciandosi alle spalle le casse vuote, e che poi un tale governo, principalmente di sinistra, sarebbe subito e duramente osteggiato dall’esterno, ovvero da chi muove gli scacchi attualmente in Europa. Se fosse così, in che modo quindi premunirsi da un tale eventualità?

C.Th. – Come prima cosa c’è la priorità assoluta di cacciare i governanti attuali. Perché con il passare dei giorni e dei mesi la catastrofe sociale ha sempre maggiore impatto e così anche il rischio, sia per il paese sia per la sua politica, di diventare vassalli dei potenti internazionali. E poiché le casse si svuotano comunque ogni giorno, questo governo, che agisce sotto ordine dei creditori, e tra l’altro con una brutalità estrema, ebbene questo governo deve essere cacciato.

E sul secondo punto della tua domanda si, tutto questo sarà difficile, molto difficile, in altre parole mettere in atto una diversa politica. Perché non facciamoci ingannare, l’architettura, la struttura dell’UE al momento non lasciano spazio a una politica che prenda in considerazione gli interessi collettivi, o, per dirla in altri termini, dei popoli, in Grecia come altrove. E’ per questo motivo che SYRIZA deve porsi e agire tenendo conto degli interessi della società, dell’interesse comune. E certamente partendo da qui bisognerà portare il messaggio a destinazione dell’UE nel suo insieme: la struttura stessa della zona Euro deve essere rivista, così come quella dell’UE. Il problema, il muro a questo livello è tanto di natura istituzionale quanto politica. Questo problema è fondamentale, e direi molto grave.

E’ quindi un elemento decisivo, il fatto che tutto dipenda dalla nostra azione in Grecia e soprattutto che ogni cosa sarà deciso dagli altri popoli. Da qui l’importanza di questo terzo parametro cruciale che entra in gioco, ossia il popolo e la sua coscienza, la sua determinazione, i modi un cui si rappresenta. Queste persone dovrebbero prendere il loro destino in mano, capire in sostanza che senza la loro partecipazione non ci saranno cambiamenti, e che la soluzione cosiddetta “individuale” è solo un’illusione. La soluzione quindi dovrà essere prima di tutto comune, o non ci sarà proprio. Aggiungo a tal proposito che la cultura malata di clientelismo, sia dei partiti sia dello Stato, dovrà cessare.

Ogni popolo dovrebbe esercitare un controllo effettivo sul proprio governo, a maggior ragione in un governo di sinistra, poiché senza l’implicazione di ognuno i migliori intenti di governo possono alla fine fallire, e anche rapidamente. Non è più tempo per restare passivi, è necessario che sia detto e soprattutto fatto in modo che tutto questo sia messo in pratica a tutti i livelli, nei quartieri, tra le altre cose attraverso il tessuto associativo.

P.G. – E se questo non dovesse accadere?

C.Th. – non risponderò in maniera ipotetica. Considero che le crudeli esigenze attuali lo impongano.. se tutto ciò non accadesse, sarebbe possibile ogni scenario, perché si sente spesso che sarebbero da temere violenti scivoloni verso un’altra situazione..

Ebbene, queste evocate “supposizioni” sono invece spesso delle fobie orchestrate al fine di controllare i cittadini nelle loro reazioni. Non entrerò quindi in questo processo di amplificazione del sentimento di paura. Proprio all’opposto, un uomo o una donna che partecipano nell’ambito politico e sociale del proprio paese, dovranno amplificare la speranza. Un’aspirazione in questo caso attiva, attraverso la partecipazione e la praxis, lontana, molto lontana dalla paura.

Panagiotis Grigoriou

Fonte: www.greekcrisis.fr/2

Link: http://www.greekcrisis.fr/2014/05/Fr0346.html#deb

5.05.2014

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da AGARTHI

Pubblicato da Davide

  • Georgios

    Io, oltre al bisogno di organizzare iniziative culturali, di concreto, non ho visto altro.
    Ma forse sono pervenuto o scemo.
    Che si fa con l’infrastruttura produttiva del paese di cui gli ultimi pezzi vengono venduti come scrap all’estero?
    Che si fa con le 500 leggi votate che hanno cambiato l’assetto giuridico del paese?
    Che si fa con gli ospedali e le scuole chiuse?
    Che si fa con la Costituzione che e’ stata violentata ripetutamente?
    Che si fa con i ladri traditori che hanno combinato tutto questo?
    Che si fa con i 2 milioni di disoccupati?
    Che si fa con i 3 milioni di pensionati, chi li paga la pensione?
    Che si fa con il 175% del PIL di debito?
    Che si fa con la gente che si e’ suicidata?
    Che si fa con quelli che non possono curarsi anche se hanno pagato i loro contributi?
    Che si fa con quelli che possono perdere la casa anche per 500 euro di tasse non pagate?
    Che si fa con gli impegni presi dai suddetti ladri verso i creditori?
    …dopo un migliaio ulteriori "di che si fa"…
    Che si fa con sto c@@@o di euro?
    Si aspetta la rivoluzione culturale paneuropea?
     

  • Georgios

    prevenuto

  • Gil_Grissom

    La signora ha perfettamente ragione nell’indicare i mali e le soluzioni ai problemi della Grecia e dell’Europa, ma sbaglia nel considerarla una crociata della sola sinistra: ora piu’ che mai e’ necessario che tutti, ma proprio tutti, dall’estrema destra all’estrema sinistra contribuiscano prima di tutto ad abbattere questo Moloch chiamato Europa che si sta mangiando i nostri risparmi, il nostro lavoro, le nostre pensioni e soprattutto la nostra dignita’. Per fare questo e’ necessario il concorso di tutti, dall’elettore di estrema destra che vota Le Pen e Alba Dorata, a quello di estrema sinistra che vota Tsipras , Sel o un qualunque altro partito di ispirazione marxista. Cominciamo ad abbattere il mostro e a riprenderci la nostra liberta’, poi ognuno potra’ tornare al proprio schieramento. Del resto un buon ospedale, una buona opera pubblica, una buona scuola non sono di sinistra o di destra, sono indispensabili per la crescita di qualunque societa’. 

  • Georgios

    Soffro di ipertensione e non oso misurarmela dopo aver letto questa intervista. Purtroppo e’ un’esperienza quotidiana qui in Grecia, quando capita accidentalmente di sentire dei rappresentanti del SYRIZA perché certo non li vado a leggere. Ci tengo alla pelle.
    Non ci ho neanche pensato scrivendo la lista del precedente intervento. E’ uscito tutto spontaneo eppure ho lasciato fuori un sacco di cose.
    Voglio però fare una domanda alla "compagna".
    Tu parli del bisogno di educare la gente. Il che significa che la gente almeno un poco ignorante lo sia. Implicitamente anche nel senso di maturità sociale, di voglia di lottare. Il che a sua volta significa, perché l’ho sentito dire tante volte dai "compagni", che la gente se ne sta a casa seduta sulle poltrone, non va in piazza, e vi lascia soli nell’ardua impresa di far fronte ai Memoranda e al governo. E alla crisi. Ah, questa crisi! Crisi umanitaria. E cosi che voi chiamate il genocidio dei greci.
    E allora ti chiedo:
    Che avete fatto quando, nel maggio 2010, un vostro rappresentante ha denunciato che il Contratto di Prestito (madre di tutti i Memoranda) non e’ mai passato dal parlamento che lo doveva approvare con la maggioranza dei 3/5? Che avete fatto durante il 2010, il 2011 e il 2012 quando la gente si faceva gassare e massacrare dai robo-cop pretoriani del regime in centinaia di migliaia e in un milione e passa in piazza? Che avete fatto quando nel giugno 2012 siete diventati il principale partito di opposizione? Quale e’ stata l’unica volta (che fosse una sola) che avete chiamato la gente in piazza? E perché non avete chiamato, ufficialmente, come primo partito di opposizione, la gente a NON fare la dichiarazione dei redditi? A NON pagare l’affitto in casa propria? Lo sapevate che tutto andava agli avvoltoi, no? Lo sapevate che c’erano dei Tedeschi nei ministeri.
    E perché subito dopo l’ennesima denuncia di procedura anticostituzionale non vi siete dimessi in blocco dal parlamento, cosa che avrebbe trascinato dietro a voi almeno altri due partiti minori, lasciando la banda dei quisling da soli? Con il popolo accanto a voi fuori. Con almeno 3000 suicidi in meno. Con non so quanti altri scappati alla morte. Con non so quanti bambini nati invece di non venire mai alla luce.
    Cosi adesso vi tocca il triste compito di gestire il fallimento completo: quello sociale e nazionale sulla lunga via dei Memoranda ammazza-gente già approvati con voi come spettatori, concordati con voi a balbettare proteste e firmati con voi a guardare fuori dalla finestra. Vi tocca il triste compito di rimanere nella storia come l’ultimo governo greco di un paese che si chiamava Grecia. E perciò avete una paura matta di governare perché lo sapete che avrete una granata in mano con la sicura tolta. E percio fate di tutto per non essere votati. Perché ve la fatte sotto.
    Per vostra disgrazia vi informo che non riuscirete a scappare. Sarete eletti a furor di popolo. E avrete due sole possibilità: O baciare la mano ai mafiosi di Bruxelles o mandarli all’inferno con il popolo al vostro fianco.
    In ogni caso questo paese non si arrenderà. Con voi o senza di voi riuscirà a farcela. Sta a voi decidere, sia pure all’ultimo minuto, se avrete un posto nella storia oppure nel tribunale speciale che ci sarà per tutti i quisling.

  • Ercole

    Credo che in GRECIA ci siano i presupposti di una rivoluzione sociale ma purtroppo il proletariato è vittima dei partiti nazionalisti o sedicenti sinistri o imparano sulla propria pelle che l’unica alternativa che hanno è la stada del comunismo o rimarranno vittime dell’ideologia borghese che continua a tendergli la trappola del voto ,spero che ci siano delle avanguardie seppure minime che agiscono con un programma di rivolta contro la propria borghesia per la costruzione dell’internazionalismo proletario.

  • Georgios

    Io rispetto il tuo credo e tieni presente che ideologicamente lo condivido pure. Ma non mi venire a parlare di corda nella casa dell’impiccato.
    Tu credi male e speri sbagliato.
    Non e’ questione di proletariato qui. L’internazionalismo presuppone l’esistenza delle nazioni, per questo si chiama cosi. Al comunismo si passa attraverso la democrazia e non ci può essere democrazia senza nazione. Una cosa e’ essere internazionalisti un’altra essere cosmopoliti. E non credo tu sia cosmopolita.
    Se esiste in Grecia il presupposto per una rivoluzione oggi quella e’ per una rivoluzione per l’indipendenza. Tieni presente patria y libertad? Oppure patria o muerte?
    Ecco, questo e’ lo scenario di lotta in Grecia (e non solo, aspetta e lo vedrai anche là). Che e’ pure di classe sotto diverse sembianze. Perché la lotta di classe e’ a fronte unico. Se il borghese prende le armi contro l’occupante il proletario che fa? Apre un nuovo fronte contro il borghese?
    E poi lo sai quanti erano i proletari in Grecia all’inizio della crisi? Basta dirti che il terziario si aggirava attorno al 80%. Figurati oggi.
    Qui tutte le classi, ad eccezione dell’alta borghesia, scivolano verso il sottoproletariato. Che vuol dire miseria e ignoranza, altro che coscienza di classe.

  • RosannaSpadini

    Caro Georgios, anche tu però non sei niente male nell’analisi della situzione politica greca …

  • Georgios

    Ti ringrazio.
    E’ difficile sopportare dei discorsi cosi vaghi e fuorvianti in un quadro di olocausto sociale.
    Tutto qui.

  • dana74

    le ottime e puntuali osservazioni di Georgios fanno molto dubitare della buona fede degli eurolecchini di Syriza. No alla Merkel, ma si ad euro ed europa.

    Come? Ridiscutendo i trattati….CERTO, CON LE BANCHE

    Questa che parla di cultura quando i bambini greci e loro famiglie MUOIONO DI FAME.
    Roba da salottini radical chic
  • Georgios

    Non c’è spazio per ridiscutere. Assolutamente nessuno. E’ la natura stessa dell’ESM che esclude una tale possibilità anche nel caso che la Merkel (dico per dire) fosse d’accordo.
    L’unica cosa da fare e’ rifiutare unilateralmente il debito e uscire dalla gabbia dei matti dell’euro-zona ritornando alla propria moneta nazionale.
    Questa non e’ una decisione arbitraria e menefreghista "malgrado gli impegni presi da un paese". Non e’ il rifugio degli scansafatiche buoni a nulla.
    E’ supportato da due fattori uno di tipo giuridico e l’altro di tipo morale e storico. Che vanno oltre la stessa moneta assassina.
    In base alle numerose delibere dell’ONU (la più recente del 2010), un governo nel scegliere tra l’accontentare i creditori di un paese e il garantire la sopravvivenza dignitosa dei propri cittadini deve assolutamente prendere quest’ultima decisione. Non a caso il trattamento riservato alla Grecia dalla troika equivale ad una azione di guerra proprio in base a queste delibere.
    La Grecia già prima di ottenere la propria indipendenza nel 1828 si era indebitata alle cosiddette "potenze protettrici" in termini scandalosi. Questo indebitamento (mediato da politici corrotti che facevano gli interessi di queste potenze) era la garanzia che il paese non sarebbe mai stato veramente indipendente ed infatti fino alla 2a GM la Grecia era andata in bancarotta ufficiale per ben 3 volte. Inutile dirlo, sempre con delle monete "forti" come l’euro. Non proprie.
    Dopo la guerra e dato il contributo offerto dal paese alla causa alleata, era richiesta comune, espressa da tutte le parti politiche, la cancellazione del debito. Infatti per una quindicina d’anni non se ne parlò. Poi, nel 1963, il nonno quisling del quisling Papandreou, ha ufficialmente e per intero (come se non avessimo dichiarato fallimento per 3 volte) riconosciuto il debito greco aumentato del 70% per "risarcimento per danni morali" agli strozzini.
    Ed eccoci qui a pagare gli interessi sugli interessi dei vari debiti che includono anche debiti del sultano (per le regioni liberate durante le guerre balcaniche) e debiti contratti durante la guerra civile del 46-49. Cioè soldi che ci avevano dato per ammazzarci tra noi.  

  • Georgios

    Riporto qui la mia risposta al commento della signora/-ina dana74, perché e’ di fondamentale importanza per capire l’essenza del debito greco.

    Non c’è spazio per ridiscutere. Assolutamente nessuno. E’ la natura
    stessa dell’ESM che esclude una tale possibilità anche nel caso che la
    Merkel (dico per dire) fosse d’accordo.
    L’unica cosa da fare e’
    rifiutare unilateralmente il debito e uscire dalla gabbia dei matti
    dell’euro-zona ritornando alla propria moneta nazionale.
    Questa non
    e’ una decisione arbitraria e menefreghista "malgrado gli impegni presi
    da un paese". Non e’ il rifugio degli scansafatiche buoni a nulla.
    E’
    supportato da due fattori uno di tipo giuridico e l’altro di tipo
    morale e storico. Che vanno oltre la stessa moneta assassina.
    In base
    alle numerose delibere dell’ONU (la più recente del 2010), un governo
    nel scegliere tra l’accontentare i creditori di un paese e il garantire
    la sopravvivenza dignitosa dei propri cittadini deve assolutamente
    prendere quest’ultima decisione. Non a caso il trattamento riservato
    alla Grecia dalla troika equivale ad una azione di guerra proprio in
    base a queste delibere.
    La Grecia già prima di ottenere la propria
    indipendenza nel 1828 si era indebitata alle cosiddette "potenze
    protettrici" in termini scandalosi. Questo indebitamento (mediato da
    politici corrotti che facevano gli interessi di queste potenze) era la
    garanzia che il paese non sarebbe mai stato veramente indipendente ed
    infatti fino alla 2a GM la Grecia era andata in bancarotta ufficiale per
    ben 3 volte. Inutile dirlo, sempre con delle monete "forti" come
    l’euro. Non proprie.
    Dopo la guerra e dato il contributo offerto dal
    paese alla causa alleata, era richiesta comune, espressa da tutte le
    parti politiche, la cancellazione del debito. Infatti per una quindicina
    d’anni non se ne parlò. Poi, nel 1963, il nonno quisling del quisling
    Papandreou, ha ufficialmente e per intero (come se non avessimo
    dichiarato fallimento per 3 volte) riconosciuto il debito greco
    aumentato del 70% per "risarcimento per danni morali" agli strozzini.
    Ed
    eccoci qui a pagare gli interessi sugli interessi dei vari debiti che
    includono anche debiti del sultano (per le regioni liberate durante le
    guerre balcaniche) e debiti contratti durante la guerra civile del
    46-49. Cioè soldi che ci avevano dato per ammazzarci tra noi.