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JFK, IL FALSO MITO DI UN PRESIDENTE DI PACE

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Nel 50° anniversario della morte di Kennedy, nell’orgia di retorica delle celebrazioni cominciano ad affiorare timidamente, almeno in Europa, dei dubbi sulla leggenda del «presidente più amato dagli americani». Dei dubbi che, per quel che mi riguarda, avevo già espresso nel 1988 (il 25°) in un articolo sul Giorno intitolato ‘Delitto di immagine’.

Proprio con John Fitzgerald Kennedy inizia un’era sinistra della politica, non solo americana, in cui l’immagine fa premio sulla sostanza, la forma sul contenuto, la parola sulla realtà. Con Kennedy si entra a vele spiegate in quella politica-spettacolo, oggi diventata norma, dove il successo di un leader dipende dalla capacità, sua e del suo staff di pubblicitari, di bene impressionare, con la complicità di media compiacenti, l’opinione pubblica, più che da ragioni di sostanza. Dwight Eisenhower, il predecessore di JFK, fu eletto perchè era il generale che aveva guidato gli Stati Uniti alla vittoria sui nazisti.

Quando Kennedy divenne presidente era solo il rampollo più ruspante di una potente famiglia, piuttosto losca, che si era arricchita durante il proibizionismo. Ma era «bello e di gentile aspetto», giovane, sorridente, aveva un bel ciuffo biondo, la moglie fica e si faceva scrivere dai suoi ghostwriter, Goodwin e Sorensen, frasi del tipo: «Non chiedetevi ciò che il Paese può fare per voi, ma ciò che voi potete fare per il Paese». E fu subito mito. Ciò consentì al ‘bel ciuffo’ di tentare un vergognoso e disastroso colpo di Stato a Cuba, di dare inizio alla guerra del Vietnam, di accellerare la corsa agli armamenti nucleari che in quel periodo superarono di tre volte quelli dell’Urss, ma di passare ugualmente alla storia come il presidente degli Stati Uniti che più aveva amato la pace e la coesistenza. La presidenza di Kennedy fu caratterizzata da un nepotismo, un clientelismo e una corruzione scandalosi, ma ciò non gli impedì, sempre in virtù del ‘bel ciuffo’, d’essere considerato il campione duro e puro della democrazia. Inoltre, attraverso il mafioso Sam Giancana, aveva contatti con Cosa Nostra. Nixon invece era brutto, aveva una faccia antipatica, e a nulla gli valse non essere mafioso, aver chiuso la guerra del Vietnam, essersi riaccostato alla Cina con una felice e anticipatrice intuizione politica che ebbe benefici effetti sulla distenzione internazionale, averla fatta finita con la truffa del ‘gold exchange standard’. Rimase sempre, e per sempre, in Europa, «Nixon boia».

Nel processo di beatificazione Kennedy è stato spesso accomunato a Kruscev, entrambi considerati, più o meno per gli stessi motivi di immagine, come gli interpreti di una mitica età dell’oro, della pace e della speranza. Di Kruscev piaceva ai media l’aria bonacciona, contadina e furba, il suo parlar per antichi proverbi russi, l’umoralità che lo portava a sfilarsi una scarpa all’Onu e a sbatterla sul tavolo, cosa che lo rendeva umano, molto umano. Poco importa che al momento del dunque, quando gli ungheresi insorsero per togliersi di dosso il tallone di ferro dell’Urss, il contadino tanto umano si sia comportato esattamente come si sarebbe comportato Stalin, mandando i carri armati a spianare nel sangue la rivolta bollata, in perfetto stile Ghepeu, come «complotto di elementi nazifascisti».

Troppo spesso e troppo disinvoltamente si è rimosso che è proprio durante questa mitica ‘età dell’oro’ del binomio Kennedy-Kruscev che il mondo, con la crisi dei missili di Cuba, andò più vicino di quanto lo sia mai stato alla terza guerra mondiale. Kruscev, sconfitto il comunismo, è ormai dimenticato. Kennedy rimane un mito.

Retorico. Perchè la retorica, come scriveva Savinio, «è sproporzione fra immagine e realtà».

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
30.11.2013

Pubblicato da Davide

  • dana74

    COSPIRAZIONE massonica? Doveva essere un pazzo questo presidente. Ah vi sembra che i posti chiave siano tutti occupati da grembiulini? Siete dei visionari allucinati

    Kennedy: il Secondo Attentato è Fallito

    di Viator

    Quest’anno ricorreva il cinquantesimo anniversario dello attentato in cui fu ucciso il 35° presidente degli USA John Kennedy, di conseguenza l’apparato che amministra la comunicazione di massa ha pensato di intercettare il riflusso di interesse approntando un bouquet di prodotti mediatici appositamente studiati per stroncare a colpi di ottusità qualsiasi tentativo di intavolare una discussione proficua sui motivi che condannarono JFK a quella tragica fine.

    Ancora oggi le mummie continuano a interrogarsi con aria crucciata sulla possibilità che a Dallas 50 anni fa possa essersi consumato un complotto. Eh già, perché – nonostante i molti elementi che indicano con chiarezza cristallina la matrice cospirativa dell’attentato – incredibilmente continua ad esistere un agguerrito esercito di ‘uomini di cultura’ che sostiene la tesi ‘ufficiale’ del cecchino solitario che spara pallottole telecomandate, per poi essere ucciso a sua volta – appena 24 ore più tardi, all’interno di una stazione di polizia – da un altro sparatore folle.

    Ci si scorda di contestualizzare, aggiungendo che dopo di John fu la volta di chi aveva il potere ed i mezzi per risalire ai mandanti, ossia il fratello Bob prima, ed il figlio John John dopo, vittima di uno ‘strano’ incidente aereo nel 1999.

    Ci si scorda di dire che la madre dell’attentatore ‘ufficiale’ ha sempre sostenuto che il figlio lavorasse per i servizi segreti statunitensi, e che fosse stato incastrato ed usato come capro espiatorio.

    Ci si scorda di indicare – verbali alla mano – gli atti politici compiuti da Kennedy prima di essere ucciso. E’ possibile che abbia assunto dei provvedimenti capaci di motivare una simile – ESEMPLARE – esecuzione pubblica? E chi lo sa? Qui stranamente ci si concentra sulle sue presunte intenzioni; su ciò che forse avrebbe potuto fare (o non fare) se fosse scampato all’attentato. Ottimo passatempo, poco rischioso.
    Se invece ci si focalizzasse sui reali provvedimenti politici ed economici entrati in vigore durante la presidenza JFK prima di quel fatale 22 Novembre 1963 – magari confrontandoli a quelli che contraddistinsero altri celebri uomini delle istituzioni cui fu riservato lo stesso trattamento forse, chi lo sa, ci si capirebbe qualcosa.

    Ma soprattutto i censori delle teorie cospirative tendono sbadatamente a ‘scordarsi’ di sottoporre alla attenzione dei loro spettatori un curioso discorso tenuto dalla vittima in persona, lo stesso presidente Kennedy, nel 1961. Un discorso che come minimo esigerebbe di essere citato da ogni giornalista degno di questo nome, tutte le volte che sia incaricato di occuparsi dell’omicidio più famoso del XX secolo, e che invece non sembra godere dell’interesse della informazione main-stream. Che peccato.

    “Signore e signori, la parola ‘segretezza’ è ripugnante in una società libera e aperta e noi, come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete (ops! n.d.r.), ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete.

    Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una cospirazione (ops! – n.d.r.) monolitica e spietata basata su mezzi segreti per espandere la sua sfera d’influenza, sulla infiltrazione anziché sulla invasione, sulla sovversione anziché sulle elezioni, sulla intimidazione anziché sulla libera scelta.

    È un sistema che ha reclutato ampie risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina affiatata altamente efficiente la quale combina azioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche.

    Le sue azioni non vengono diffuse, ma tenute segrete. I suoi errori non vengono messi in evidenza, ma vengono nascosti. I suoi dissidenti non sono elogiati, ma ridotti al silenzio. Nessuna spesa è contestata. Nessun segreto è rivelato. Ecco perché il legislatore ateniese Solone decretò che evitare le controversie fosse un crimine per ogni cittadino.

    Sto chiedendo il vostro aiuto nel difficilissimo compito di informare e allertare il popolo americano. Sono convinto che con il vostro aiuto l’uomo diventerà ciò per cui è nato: un essere libero e indipendente.”

    John Fitzgerald Kennedy – dal discorso tenuto presso l’Hotel Waldorf Astoria di New York il 27 aprile 1961 – (Audio originale).

    Mi piacerebbe conoscere l’opinione di certi ‘autorevoli giornalisti’ in merito al tema affrontato da Kennedy in questo discorso.

    Di contro, ciò che di JFK tende ad essere evidenziato con ‘sospetta’ insistenza, sotto le mentite spoglie di pseudo-celebrazioni con velleità veristiche – ad esempio nella serie televisiva I Kennedy – oppure indirettamente, tutte le volte che viene narrata la biografia di personaggi come Marilyn o Frank Sinatra – è che fosse un tossicomane, un fedifrago, un malato di sesso puttaniere e impenitente (splendida idea quella di giocare sulla associazione di idee assegnando a Rob Lowe il ruolo del presidente nel film Killing Kennedy) ed un burattino manovrato dal padre e dal fratello.

    Che Kennedy fosse o meno l’uomo privato descritto in molti film e documentari, oggi non fa molta differenza. Ciò che invece la differenza la fa, è il trattamento riservato dai media alla memoria di molti altri celebri uomini pubblici, i cui vizi privati non sono mai descritti con la passione, minuziosità ed efficacia riservati alla figura di JFK. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i meccanismi della meta-comunicazione sa che da anni è in corso una campagna finalizzata allo infangamento della memoria di un uomo che ancora oggi – grazie al suo eccezionale esempio di insubordinazione ai poteri forti – per i burattinai continua a rappresentare un problema, un precedente da seppellire sotto quintali di pettegolezzi e illazioni

    La buona notizia è che la campagna sta facendo un buco nell’acqua. Un recente sondaggio della CNN conferma che JFK sia ancora oggi il presidente più’ popolare del dopoguerra, con il 90% degli americani che approva in pieno il suo operato.” Per non parlare del nostro Paese, nella cui toponomastica Kennedy è il personaggio straniero al quale sono state dedicate più vie e piazze.

    Perciò niente da fare; missione fallita. La memoria di leader come JFK (e qualsiasi altro leader abbia esercitato il proprio libero arbitrio per disattendere le aspettative dei burattinai) continuerà a rammentare a politicanti, magistrati, intellettuali e giornalisti asserviti che differenza passi tra un uomo e uno strumento. Ancora per molto, molto tempo.

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    fonte: Anticorpi

  • vraie

    l'”organico” M.F. per fare uesti commenti si ispira a Buñuel … di conseguenza è credibile per una mucca o per un extarterrestre (purchè poco perspicace)

  • polidoro

    Basta dire il contrario ed hai la verità. Grande originale invenzione.

    Anche se fosse stato un cialtroncello di bell’aspetto il Filosofo Fini dimentica che il processo di beatificazione è potuto avvenire grazie al fatto che qualcuno ha avuto la necessità di ucciderlo. E si è dovuto uccidere il fratello. E si è dovuto uccidere molta altra gente.

    E lui riesce solo a dire che è retorica e che aveva la moglie “fica” ?

    Cazzo ! Fini ? Pur di dire qualcosa ?

  • andyconti

    Kennedy: ha accettato di malavoglia la Baia dei Porci, pressionato dalla Cia, poi ne ha estromesso il coordinatore, generale Cabell, il cui fratello Earl era sindaco di Dallas nel 1963. Ha inviato in Vietnam i Berretti Verdi, poi nel 1963 firmo’ per l’inizio del ritiro. Aveva iniziato le trattative per la riduzione della proliferazione nucleare. Nixon: non pose fine al Vietnam ma fu costretto al ritiro a causa del disastro militare. Annullo’ la convertibilita’ del dollaro in oro ma rese il dollaro la riserva valutaria mondiale, e’ stato molto meglio? L’avvicinamento alla Cina fu idea di Kissinger, per motivi ovviamente opportunistici e non per idealismo. Non nascondo i difetti di Kennedy, ne’ alcune mosse produttive di Kissinger, allo stesso modo non si possono negare i meriti di Kennedy ne’ la nullita’ come personaggio di Nixon. Questo dovrebbe fare un giornalista storico-politico.

  • GioCo

    Sono abbastanza d’accordo con Polidoro, anche se il massacro di una fazione di potere rispetto a un altra non giustifica la beatificazione: è sicuro che Nixon aveva l’appoggio di banchieri e industriali che poi hanno dato il via all’era moderna della deregolamentezione bancaria, cosa che non era certamente nei programmi di Kennedy che invece portava avanti interessi di tipo meno raffinato.
    Certo che se ragioniamo in termini di sacrificio, dobbiamo metterla in quella sfera di potere sullo stesso piano di un riequilibrio da cupola mafiosa: quando Lima è rimasto a terra nella guerra tra clan è finita un era, ma starei attento a dire per questo che rispetto a Riina o Provenzano era meglio Ciancimino o dell’Utri, nonostante la loro “immagine più pulita” (rispetto agli altri due) dovuta all’attività politica, in un senso o nell’altro. Kennedy era un uomo potente ed è arrivato al potere perché aveva le cordate giuste per riuscire, si tratta di rampolli pesantemente pre-selezionati per quella carica, come principi di un regno che viaggia per dinnastie. Si chiamano presidenti ma solo per prendere per il culo la gente che vota.

  • albsorio

    Il green dollar e l’ordine esecutivo 11110 dove sono nell’articolo di Fini?

  • AlbertoConti

    “averla fatta finita con la truffa del ‘gold exchange standard'” == certamente, ma sostituendola con una truffa ben più grande, quella stessa truffa che ci ha portato ai giorni nostri, a questa catastrofe economico-politica, il “dollar exchange standard”. Nixon è stato in proposito il “mariuolo” giusto al momento giusto, per radicalizzare gli USA come “Stato Canaglia” per antonomasia, rivoltando tale realtà contro gli Stati vittime delle aggressioni USA stesse, in perfetto linguaggio orwelliano ovviamente. Il decreto presidenziale del 15 agosto 1971 ha sancito ufficialmente la truffa di Bretton Woods, sostituendola col bullismo del delinquente più muscoloso. 42 anni dopo, poco meno dell’età di Kennedy quando fu ammazzato dal suo vice, questa storia sta per finire nel peggiore dei modi. Confidiamo solo nell’antica saggezza cinese.

  • rebel69

    Per non parlare del fatto che l’Unione sovietica invase l’Ungheria perché brutti e cattivi e non perché in difesa dalle spinte imperialiste degli USA in medio oriente e i continui boicottaggi per l’ingresso del URSS nella comunità internazionale.Un po superficialotto Fini,un tipico esempio di articolo da dare in pasto ai lettori del Fatto.Peccato perché Fini conosce bene l’argomento

  • Jor-el

    Il volto di Jaqueline, fortemente asimmetrico, era una sfida al concetto corrente di bellezza femminile.

  • yago
  • regixx

    Ma non e’ proprio piu’ un mistero per nessuno o quasi, se si esclude massimo fini, il motivo per il quale Kennedy fu assassinato a Dallas, il suo famoso ordine esecutivo 11110 che di fatto esautorava la Fed del potere esclusivo di emissione dei dollari non vi sembra abbastanza? Hanno scatenato una guerra mondiale per analoghi motivi, buttato due bombe atomiche che, quando proprio non se sarebbe potuto fare a meno ne sarebbe certamente bastata solo una, bombardato Dresda a guerra conclusa, con la germania in ginocchio, era chiaro che non avrebbero permesso che cio’ che accadde a Berlino potesse realizzarsi sotto il loro naso a Washington. Il discorso di Berlino fu tenuto pochi giorni dopo aver firmato quell’ordine esecutivo, coincidenza strana? Il fatello che era avanti nei sondaggi e avrebbe certamente portato avanti il progetto iniziato da Kennedy, specie dopo il discorso sul pil era chiarissimo il suo punto vista sulle questioni monetarie, fu anch’egli assassinato. Il fatto che Kennedy ad inizio mandato fosse costretto ad assecondare i progetti gia’ estesi ed iniziati dai suoi predecessori fa parte della normale amministrazione di qualsiasi carica di qualsiasi ordine e grado, quindi questo massimo fini e’ un proprio un poveraccio!

  • andyconti

    Ma e’ ovvio, gli imperialismi e i capitalismi sono di destra o sinistra, ma sempre imperialismi e capitalismi sono. Ma in fondo, credo che Fini sia molto sopravvalutato, non so perche’.

  • Davide71

    Concordo sia con l’articolo sia con il tuo commento. Per me Kennedy non era una brava persona. Ed era facilmente legato alla mafia irlandese e italiana. E i suoi tentativi di smantellare il sistema di potere esistente erano solo funzionali all’aumento del potere suo e della sua famiglia. Tuttavia qualcosa di buono lo ha fatto. E in ogni caso è vero che lui è entrato nella Storia molto più pulito di Nixon, che ha fatto anche lui delle cose buone. Un film su Kennedy come quello di O. Stone su Nixon non potrà mai farlo nessuno…
    A proposito: entrambi hanno rischiato la Terza Guerra Mondiale; il primo con la Baia dei Porci (prodromo della Crisi dei Missili Cubani), il secondo con la bufala dei missili turchi.

    In definitiva la Storia la si conosce soltanto perché si scontrano due gruppi di disinformatori (cosicché riusciamo a sapere metà della verità da uno e metà dall’altro) oppure perché si è allenati a riconoscere le frottole. Sennò…

  • regixx

    Nixon era l’espressione di quelle lobby di cui Kennedy fece cenno nel discorso sulle societa’ segrete. Kennedy duro’ in carico troppo poco per poter trarre un giudizio negativo sul suo operato, ma abbastanza per tesserne le lodi. In politica estera, come ho scritto sopra, non poteva che gestire delle operazioni gia’ sul tavolo, quando si occupa una carica politica, i primi mesi non puoi che assecondare quanto fino a quel momento programmato prima di renderti conto di cio’ che puoi o non puoi fare, quindi con l’operazione baia dei porci non poteva fare molto, a meno di non voler licenziare meta’ dell’amministrazione cosi’ su due piedi. La crisi cubana fu una vera crisi, perche’ quanto Kennedy si sarebbe proposto di fare(vedi sopra) solo qualche mese piu’ tardi, era gia’ giunto all’orecchio degli interessati. Non e’ un caso che Kennedy parlo’ a Berlino e parlo’ del comunismo, che e’ l’altra faccia del capitalismo con la quale si maschera l’usura. Kennedy si mise contro gli usurai, e lo fece per noi tutti. Thats’s all!!!