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JARON LANIER, IL WEB STA UCCIDENDO LA CLASSE MEDIA IL NUOVO MEDIOEVO CHE AVANZA

DI ALESSANDRO VISALLI

tempofertile.blogspot.it

Su Il Venerdì de La Repubblica, è stato pubblicato un articolo di Riccardo Staglianò (n.1372 del 4 luglio 2014) che riassume la posizione di uno dei profeti della realtà virtuale, un tipo per un terzo musicista, un terzo informatico ed un terzo imprenditore. Un tipico prodotto della subcultura di Berkeley nella quale l’ipermodernità si lega ecletticamente ai linguaggi estetici anni sessanta-settanta, e l’individualismo legittima la piena ricerca del successo ed il più spregiudicato utilizzo dei meccanismi della moda.

Larnier si è pentito: dopo aver sostenuto per anni che internet libererà l’uomo, che produrrà un anarcoide e liberato mondo della piena affermazione per tutti, depurato del potere e leggero come le idee, si è accorto che si va nella direzione opposta. O meglio, che la libertà è per pochi.

Nel suo settore più amato, la musica, ha visto che tutto cala man mano che il prodotto si diffonde “liberamente”. Che le sale da incisione chiudono, i musicisti iniziano a cambiare mestiere, i negozi restano deserti. Ma non succede solo nel mondo della musica (nel quale, ormai, con un i-phone ed una apposita app, con poche centinaia di euro si possono ottenere risultati che richiedevano decine di migliaia di euro e il lavoro di molte persone), ma ovunque. Sono nati giganti (cui Larnier ha del resto venduto ben tre “start-up”) che impiegano la millesima parte dei lavoratori che erano prima impegnati nei loro settori e le strade si svuotano dei negozi.

Secondo alcune ricerche, riportate nell’articolo, sono a rischio di ulteriore distruzione ben il 47% dei mestieri attualmente praticati negli USA e il 40% della forza lavoro. Alcuni esempi sono Kodak, che impiegava 140.000 persone, oltre ad un enorme indotto per la distribuzione e commercializzazione di miliardi di pellicole, poi per il loro sviluppo e conservazione, è stata praticamente sostituita dai telefonini, da qualche app e qualche “social”.

Instagram impiega 13 dipendenti, ed è stata appena venduta per un miliardo di dollari (Kodak ne valeva 28 con tutti i suoi stabilimenti). Le catene di viaggi cedono a Expedia, Orbitz; le librerie ad Amazon; le case editrici a Kindle e al fenomeno dei libri fai-da-te; i traduttori stanno per essere spazzati via da software di traduzione che impiegano le innumerevoli traduzioni esistenti fatte da uomini, per automatizzarle e renderle sempre migliori con l’uso; Skype sta per lanciare un servizio di sottotitoli automatico che “farà fuori” gli interpreti (magari insieme a Google glass); l’istruzione universitaria potrà essere distribuita da Berkeley in tutto il mondo, a decine di milioni di discenti, a prezzi unitari bassissimi; una app (“Uber”) farà fuori i tassisti; altre stanno facendo lo stesso con gli alberghi; arriveranno le Google Car, a sfidare i camionisti; ma la cosa non dovrebbe lasciare tranquilli neppure gli analisti di borsa (“Warren”), i giornalisti, i commercialisti, gli avvocati, gli architetti, etc.

E’ il modello della new economy, winner takes all. Ed è basato sullo sfruttamento senza restituzione di valore di una miriade di microcontenuti che sono sommati, resi significativi dall’immensa potenza del “big data”. Questo è il punto messo in evidenza da Larnier: il segreto del successo di Google Translate, di Facebook, di Amazon, di You Tube, è che tutti i contenuti che nelle loro mani diventano oro sono regalati. Ogni video, frammento di conversazione, traduzione modificata (scegliendo la parola più appropriata nella tendina a scorrimento), libro selezionato o commentato, oggetto comprato, “like”, “retweet”, trasmette informazioni che hanno un valore. Qui la sua soluzione, istituire un sistema di tracciabilità per consentire che ogni contenuto validato, per essere usato, sia fronteggiato da un micropagamento.

Cosa resterà? Sicuramente una élite dotata del capitale culturale, simbolico e informatico per rendersi necessario nel mondo della iperappresentazione che ci si prepara; sono i vincenti che prendono tutto. Poi? Qui la cosa si fa difficile; una polvere di nicchie di mestieri di cura uno-ad-uno, autoprodotti e inventati; l’apologia dell’individualismo estremo. In mezzo? Se nessun meccanismo pubblico o privato (ma regolato) distribuirà le risorse che salgono ai “vincitori”, garantendo che chi veramente le produce (e non solo chi le rende aggregate, visibili e spendibili) ne abbia di che vivere, avremo un centro deserto.

In quel caso non avremo neppure i mestieri di cura. Fondamentalmente l’economia diventerà un sistema in cui i beni sono prodotti in modo automatico da una piccolissima parte dei lavoratori (la tendenza è scendere molto sotto il 10%, forse sotto il 5%), valgono poco e pagano stipendi molto bassi; i contenuti linguistici ed estetici –veicoli identitari e di senso primari- sono il vero veicolo di valore ma si concentrano in pochissime mani; il resto, la grande parte della società resterà impegnata in circuiti di auto-cura di reciprocità, poveri dal punto di vista monetario, ricchi da quello sociale e antropologico.

Una società che potrebbe ricordare il medioevo.

Alessandro Visalli

Fonte: http://tempofertile.blogspot.it

Link: http://tempofertile.blogspot.it/2014/07/jaron-larnier-il-web-sta-uccidendo-la.html

6.07.2014

Pubblicato da Davide

  • Truman

    Interessante l’inizio, dove parla di Larnier, uno dei profeti della realtà virtuale, che in realtà non era riuscito a prevedere niente, però nella mitologia di Repubblica resta un profeta.

    L’importante per i venditori di fumo è insistere, perchè le masse tendono a credere che nella ripetizione (la coazione a ripetere, direbbe il vecchio Sig) ci sia qualcosa di vero. Pochi riescono a vedere in questo comportamento compulsivo i sintomi di una nevrosi.

    Visalli cade nella trappola di credere che in ciò che dice Repubblica ci possa essere un fondo di verità. Il che solitamente funziona, se hai fede la tua religione funziona, spiegava un prete di mia conoscenza. Però ogni tanto gli dei cadono e la fede non funziona più.

    Ecco, Repubblica vende mitologie avariate, anzi tossiche. Nuoce gravemente alla salute mentale.

    Per quanto mi riguarda, già in L’informazione al tempo del colera avevo scritto che

    In Italia gli old media sono particolarmente imbolsiti, ciò fa apparire il web come rivoluzionario. Lovink ci avverte che in Olanda non è così, vecchio e nuovo coesistono sia negli old media che nei new media. Non è la blogosfera che ci salverà, quel vacuo chiacchiericcio su temi imposti dagli old media, ma un network di competenze organizzate in modo flessibile può portare forti elementi innovativi nell’informazione. (Bisogna riformare l’agenda setting cioé l’elenco dei temi di cui si discute).

  • Tonguessy

    Ecco un altro mito moderno/modernista che ci lascia per fare spazio alla disillusione e alla (o della) postmodernità. Esempi migliori (perchè più facilmente comprensibili) ce li offre Squinzi (Confindustria) che dopo avere accettato la trasformazione del capitalismo da produttivo a parassitario adesso si lamenta della "macelleria sociale" in atto. 

    Non mi si venga a dire che è solo una questione interna al capitale. No, il gioco è ben più grande e coinvolge praticamente ogni aspetto delle relazioni moderne, rappresentatività e senso della democrazia incluse. Ed i rimedi non sono facilmente individuabili: uno sciamano diceva che finito questo sogno finchè non se ne presenta un altro non c’è molto da fare. Ma molto da dire, magari.
  • Whistleblower

    Quote:

    "Ma non succede solo nel mondo della musica nel
    quale, ormai, con un i-phone ed una apposita app, con poche centinaia di
    euro si possono ottenere risultati che richiedevano decine di migliaia
    di euro e il lavoro di molte persone"

    Questa frase è un po’ strana.

    La musica che si fa con le app o con la tecnologia sofisticata è salvo
    rarissime eccezioni di qualità scadente dal punto di vista artistico. La
    cosa quindi che dovrebbe sorprendere ed essere spiegata è come mai la
    gente si adatta a sentire dei pezzi in cui ad esempio le percussioni
    sono evidentemente delle basi preregistrate o addirittura delle sequenze
    di suoni sintetizzati organizzate da un computer secondo degli schemini
    per di più molto banali. I suoni elettronici appiattiscono e stancano
    come le luci al neon mentre gli strumenti veri suonati da musicisti in
    carne e ossa hanno un’espressività molto sduperiore perché non codificabile impossibile da emulare virtualmente.<br>Quindi internet non poteva causare né influire su questa tendenza di decadenza del gusto che è alla base degli
    sviluppi attuali del mercato e della produzione musicale.

    Il
    punto non è come dice l’articolo che "the winner takes all" a causa
    della diffusione della tecnologia (anzi questo sembra un sofisma
    interessato a propagandare una certa visione di comodo) ma piuttosto del
    fatto che il "capitale umano" ossia il patrimonio di cultura, di
    conoscenze tecniche e del mondo di una persona è aumentato enormemente
    agli alti livelli mentre per le classi più basse è diventato
    fondamentale solo il bagaglio di conoscenze minimali per trovare lavoro.

    Chi riesce ad accedere a una formazione privilegiata si trova oggi in grado
    di manipolare come animali da esperimento le classi subalterne e queste
    a loro volta uniformano progressivamente il loro livello di bisogni a
    uno standard bassissimo ma funzionale in quanto facilmente
    intercettabile da chi ha le conoscenze per farlo.

    In altre parole in breve: internet farà la rivoluzione se si riuscirà a implementare il
    software open source riuscendo a connotarlo come alternativo al sistema
    dei copyright.

  • Tonguessy

    Sono d’accordo con la prima parte (non si capisce come un iphone possa sostituire una sala d’incisione, un solo pre microfonico arriva a costare qualche migiaio di euro) e più in generale sul digitale che rappresenta per tutti gli audiofili un notevole passo indietro in termini di fedeltà e freschezza (lo scopo è farci stare "tutto" non importa come, e la compressione Freunhofer nacque appositamente per il trasferimento file audio sul web).

    Non sono invece d’accordo sulla chiusa. Non c’entra nulla il copyright con la classe media nè con il suo progressivo impoverimento ed imbarbarimento. Qui siamo su un altro piano…..
  • Whistleblower

    Ma veramente non ho affatto parlato di una relazione fra il copyright e l’imbarbarimento e l’impoverimento della classe media.
    Ritengo che i progetti di software open source abbiano un grande potenziale rivoluzionario perché si sottraggono alle logiche di mercato liberal capitaliste e perché partono dal concetto che tutti hanno il diritto di manipolare il "linguaggio".
    E’ un po’ lungo da spiegare e non voglio costringerti a leggere un papiro ma, per fare un esempio in un ambito limitato e laterale come l’arte, il copyright in musica a mio avviso è uno dei maggiori responsabili del progressivo scadimento della produzione e del gusto del pubblico. Se vedi dove la musica di buona qualità è ancora diffusa sia come attività compositiva che come pratica non solo professionistica ti accorgerai che è principalmente in paesi dove i diritti di autore non sono rispettati in maniera rigorosa come da noi.

  • neutrino

    Nel caso dell’industria musicale, le etichette sovvenzionavano la musica di qualità con i proventi della musica spazzatura, che veniva venduta in CD a enormi masse di ascoltatori.

    Con l’avvento della pirateria digitale e degli MP3 che la rendono possibile gran parte di questi profitti sono spariti, dato che i musicisti "di massa" devono guadagnarsi il pane (un po’ di più, almeno) e fare parecchi concerti.
    Purtroppo la musica di qualità ne fa le spese, dato che, riducendosi i profitti delle etichette, non rimane molto per sovvenzionarla.
    Questo però dimostra che l’industria musicale era ipertrofica rispetto ai reali bisogni del pubblico.
    La musica di qualità non è sparita, ma probabilmente il mercato per questo genere si sta assestando su quelli che sarebbero stati suoi i numeri "reali" in assenza del sovvenzionamento privato da parte delle etichette musicali che ne ricavavano prestigio e credibilità (e forse semplicemente rispondevano a logiche non solo di mercato, ma alla sensibilità artistica dei loro produttori).
    Per fortuna il pubblico della musica di qualità è meno disinvolto nella pirateria, ed inoltre molto del business musicale di un certo livello è nelle esibizioni dal vivo, che resteranno sempre impossibili da replicare.
  • Whistleblower

    Ho i miei dubbi che la musica di qualità si sia "assestata".
    Al di fuori della classica che è un discorso un po’ a sé il paragone con gli anni’60, ’70, ’80 è obiettivamente impietoso; la classica poi si ascolta sempre di meno e lo testimoniano in Italia i programmi delle stagioni che si sono diradati di molto rispetto ai tempi d’oro di qualche decennio fa (tra l’altro non se ne può più di roba che ha come minimo 100 anni ma d’altra parte la classica contemporanea il pubblico non la segue moltissimo).
    Di buono c’è stato l’interesse per la musica etnica che però è un rovistare in soffitta più che un’espressione di reale creatività.
    Inoltre la musica ha perso quasi tutto il suo significato di cultura alternativa se non in cose come hip hop, rap etc, che però abbiate pazienza dal punto di vista strettamente musicale non è che siano evolutissime, e nella musica filologica barocca ma anche qui più come "fuga" un po’ elitaria che altro.
    Ma lo stesso discorso, sia per la qualità che per l’aspetto più o meno politico di controcultura, vale per il cinema.

    La chiave secondo me è il modo di produzione artistico che si è definitivamente appiattito sulle logiche di mercato della grande produzione e mi pare che il discorso del copyright non sia del tutto estraneo alla questione.

  • Whistleblower

    Per dire: sono cinquant’anni che si fa solo musica in quattro quarti. Una musica di qualità avrebbe dovuto cominciare da tempo a tentare (riscoprire) strade un minimo diverse.

  • mazzam

    L’articolo mi pare molto interessante. Profetizza infatti, al di lá dell’imminenza e della probabilità dell’evento, la brutalitá insita nella sostituzione generale di un modo di fare.

    Il "nuovo modo di fare" non arriva forse ad alcune eccelenze (magari non ora) ma è soddisfacente e a buon costo. Un costo che la grande massa può permettersi.
    La conseguenza è l’abbandono di gran parte della sapienza acquisita e il surplus della forza lavoro. 
    Condizioni ottimali per un mondo di schiavi malpagati.
    Che i barbari semplificatori (vedi Baricco) siano al lavoro mi par fuor di dubbio e l’appiattimento della sensibilità civile, sociale, culturale é sotto gli occhi di tutti i non lobotomizzati. Almeno noi grassi occidentali tiamo svendendo oggi il nostro restante umanesimo in cambio della tecnologia accomodante e della comoditá tecnologica come ieri sacrificammo le arti magiche alla "civiltà" e al razionalismo. Sarà un’affare?
  • Truman

    Non sono un esperto, ma ho il sospetto che Bob Marley suonasse a tre quarti. E anche alcuni ritmi afro-cubani (mi tornano in mente i Talking Heads, che suonavano una musica un po’ diversa dagili altri).

  • Whistleblower

    Il reggae veramente mi risulta che sia un quattro quarti con gli accenti forte-mezzo forte spostati sul secondo e quarto tempo invece che sul primo e terzo.
    Poi non so se Marley suonasse in tre, non lo seguivo, ma così di primo acchitto mi sembra strano.

    I Talking Head so solo chi sono di nome.

    Se vuoi c’è "Buonanotte Fiorellino" che è in 3/4 ma come sai è una ninna nanna amorosa quindi quel ritmo è stato scelto proprio per dare un’atmosfera di insolita bontà zuccherata.
    Poi c’è Dave Brubeck che usava i ritmi in cinque (che mi stanno sul cazzo)…

    Sono eccezioni, il ritmo è ormai in grandissima prevalenza in quattro e qualcuno (la cui opinione condivido pienamente) suggeriva che fosse il ritmo della "macchina" ma aggiungerei che è anche il ritmo dell’irregimentazione.

    Nemmeno il due quarti viene usato, ritmo che a volte rappresenta la foga un po’ orgiastica (tutte le polke ossia ad esempio il celebre Can Can di Offenbach).

    Ma la cosa che mi stupisce è che neanche dopo la diffusione della moda della etno music ci si è smossi da questa quaternaria fissità; la musica cubana di una volta aveva una certa varietà di ritmi e comunque loro il quattro quarti lo pensano su due battute, non una come facciamo noi. Una in levare e una in battere il che almeno da un minimo di flessibilità al ritmo.

    Ma se uno va a vedere non dico i ritmi indiani o asiatici ma quelli più vicini dei balcani trova una complicazione di formule che pare non ci abbia portato a tentare strade nuove.
    Il flamenco usa spessissimo una rudimentale poliritmia di 6/8 e 3/4 complicata da una metrica abbastanza irregolare. E nemmeno lì che ce li abbiamo in casa siamo andati a pescare.

    Ma poi c’è il problema dei bassi tutti regolarmente in battere che è una cosa assurda; la musica classica è castigatissima ritmicamente ma intanto modula (cosa che non esiste minimamente nel jazz e nel rock) e poi ha una struttura estremamente complessa in cui i singoli incisi della frase vengono isolati e sviluppati in tutti i modi.

    Oggi in generale si fa tema-ritornello-tema mettendo tutt’al più qualche passaggio di collegamento o scegliendo la formula della variazione su un schema armonico fisso e immutabile (e variazione non tematica per di più)…un’assurdità di appiattimento che qualcosa vorrà pur dire, immagino.

  • Tonguessy

    Mah, ti stai dimenticando che il Blues classico (Robert Johnson per citare forse il maggior compositore) è in 12/8. Quindi a divisione ternaria, con il classico andamento zoppo (accento sulla prima nota della terzina, pausa sulla seconda e terza che si lega alla prima della terzina successiva). E non è un panorama musicale secondario. Certo che se lo vogliamo dimenticare….Ci sono un’infinità di altre cose che il Blues ha introdotto. Prova ad ascoltare Derek Trucksad esempio: riesce a suonare scale indiane grazie al fatto che con lo slide (bottleneck) si abolisce di fatto la terribile scala temperata e si introducono spazi espressivi letteralmente infiniti, dove non esiste più il semitono come divisione minima replicabile. E anche senza slide i chitarristi Blues hanno introdotto da un secolo affetti come il bending per ovviare a queste limitazioni espressive, effetti poi ampiamente usati in qualsiasi altro genere e non solo (ogni sinth ha il pitch shift, per dire…)

    Non so poi come fai ad avere simpatie per i ritmi balcanici quando detesti il 5/4 di Take Five. Mistero.
    E non ho assolutamente capito cosa intendi qui: "la musica classica è castigatissima ritmicamente ma intanto modula (cosa che non esiste minimamente nel jazz e nel rock)".

    Se per modulazione intendi l’uso della settima (sensibile) per effettuare un passaggio tonale, beh ti devo informare che il Blues ha fatto piazza pulita di tutte quelle astrusità classiche (leggiti un po’ la storia della minore melodica, che ascendente è una maggiore con la terza minore, e discendente è una minore naturale) per instaurare un tipo di armonia completamente diverso, dove ad esempio non esiste alcuna settima maggiore ma solo minore (tanto per le tonalità maggiori che per quelle minori). E tanto Jazz che Rock nascono (con differenti intenti e scopi e con tutti i distinguo del caso) dal Blues. Insomma mi sembra che tu stia usando strumenti e criteri sbagliati. Mi sbaglio?
  • Whistleblower

    Quote:

    "Mi sbaglio?"

    Abbastanza, grazie.

    12/8 ovviamente è un tempo in quattro (così come 6/8 è in due, 9/8 in tre e via dicendo).

    Oh, sull’andamento zoppo avrei una tesi "rivoluzionaria" che riguarda anche il noto "andamento zoppo" del 6/8 barocco (che guarda caso si ritrova soprattutto nei pezzi denominati "pastorale", guarda un po’) ma mi dilungherei troppo.

    Sul 5/4 mi sono spiegato male: non è il ritmo in sé che mi dà fastidio ma il fatto che Dave Brubeck (splendido musicista) o altri lo usino per "fare una cosa strana"; in un brano autentico balcanico c’è una freschezza e una spontaneità che nei pezzi composti dagli europei o americani si perde e resta solo lo sforzo di farsi notare.

    Sulla modulazione.

    E questo è interessantissimo, perché essendo un musicista non classico dimostri di non sapere bene cos’è la modulazione, come testimonia la frase sulla sensibile e il "passaggio tonale" che non è chiarissima (quindi confermi pienamente quello che ho detto).
    Modulazione significa che io parto in do maggiore (esempio) poi facco una serie di progressioni armoniche e vado a finire in un’altra tonalità, ad esempio mi maggiore.
    Come qui, nella Waldstein:

    http://www.tubechop.com/watch/3282612

    Come vedi il passaggio a mi maggiore avviene posizionandosi su si maggiore ossia sull’accordo di dominante di mi.

    La modulazione è un passaggio obbligato della musica classica a partire dal seicento (prima non lo so); ha una doppia funzione ossia dà dei "colori" diversi cambiando di volta in volta gli ambiti armonici e fa sentire il procedimento del passaggio da una tonalità a un’altra che è ricchissimo di potenzialità espressive.
    Naturalmente nel primo settecento veniva fatta in maniera molto apollinea, Beethoven comincia a complicarla (ad esempio quel passaggio da do maggiore a mi maggiore è assolutamente insolito in quella "zona" di un primo tempo di sonata dove da prassi si dovrebbe passare da tonica a dominante, da do a sol); nell’800 diventa una cosa sempre più complessa e colossale, nel ‘900 si sfalda tutto e non restano che le macerie. Ci sarà un motivo, non credi?

    Questa cosa della modulazione nella musica leggera si è semplicemente persa e sarebbe interessante capire perché.
    Capisco lo svecchiamento, capisco la maggiore ricchezza e libertà ritmica che obiettivamente era necessaria ma tutta questa rivoluzione ha portato a un cammino di progressiva e inarrestabile semplificazione e uniformazione.

    Quindi dire che la "dominante effettua un passaggio tonale" non ha significato primo perché proprio non si sa che vuol dire ma secondo (attenzione) la modulazione riguarda le armonie mentre la sensibile è un grado della scala ossia una nota singola (forse intendi il fatto che la sensibile sale alla tonica, ma lì non è una questione di accordi, piuttosto di movimenti delle parti ma è un’altra cosa; se invece volevi dire che si modula con la sensibile stai affermando una imprecisione nel senso che si modula in maniera estremamente più complessa).
    La settima maggiore ad esempio è un intervallo (in musica leggera è un accordo) e non capisco bene se tu invece lo intendi come un grado; credo che sia quest’ultima ipotesi nel qual caso faccio presente che la settima del blues viene da una scala pentatonica tipica delle musiche africane (infatti ripresa abbondantemente dai francesi in vena di fauveries come Debussy, Ravel etc) ma tipica anche delle musiche celtiche molto presenti nelle aree in cui è nato il blues.
    Ossia come per il flamenco, come per la musica cubana, la sintesi di culture ha prodotto qualcosa di splendido e di nuovo; perché non succede più?
    E qui ti beccheresti 800 pagine di trattato sui massimi sistemi che generosamente ti risparmio.

  • Whistleblower

    Errata corrige.

    NON: Quindi dire che la "dominante effettua un passaggio tonale"

    MA:   Quando dici che la "SENSIBILE effettua un passaggio tonale"

  • Tonguessy
    "essendo un musicista non classico dimostri di non sapere bene cos’è la modulazione"

    sicuramente non sono un musicista classico, pur avendo frequentato per alcuni anni il conservatorio. Ma resto sempre basito davanti a certe affermazioni. Riprendo wiki:

    "In  musica [it.wikipedia.org] la modulazione corrisponde ad un cambio di  tonalità [it.wikipedia.org] all’interno di un brano."

    Ora, visto che fu Bach (1675-1750) a ratificare e rendere operativa la scala temperata proprio a causa delle leggere difformità nelle varie accordature, non si capisce come prima di Bach la musica avesse potuto effettuare cambi tonali di una certa sostanza, visto che tutta la questione ruota proprio attorno alle differenti accordature (dalla scala pitagorica in avanti) che causano (ripeto: PRIMA della scala temperata) la necessità di strumenti accordati a seconda della tonalità da eseguire. Quindi impossibile eseguire cambi tonali o fughe, pena la necessità di cambiare FISICAMENTE lo strumento, suonando quindi uno strumento identico ma accordato nella nuova tonalità (modulazione).

    "Quindi dire che la "dominante effettua un passaggio tonale" non ha significato primo perché proprio non si sa che vuol dire"
    Se non sai cosa vuol dire puoi sempre informarti prima di scrivere. Prendi il ciclo delle quinte: è solo ed esclusivamente una successione di dominanti, quindi una questione che riguarda la settima (sensibile). Se non hai capito il ruolo della sensibile nella musica moderna (Blues, Rock e Jazz) e classica (vedi l’accenno alla scala minore melodica di cui a questo punto sono sicuro non hai capito nulla) non è possibile proseguire con il ragionamento, mancando le basi ed il vocabolario su cui sviluppare la discussione. 
    Per sommi capi: la dominante con la sua settima minore (unico accordo maggiore con settima minore) è il maggiordomo che annuncia il personaggio importante (tonica) e questo gioco può andare avanti per molto. Ad esempio il La7 può annunciare il Re che diventa Re7 che annuncia il Sol, che diventa Sol7  che annuncia il DO (vero ed unico capo armonico). Quindi La7, Re7, Sol7 e DO (semplificando). Questo per 4 battute, per 8 si può complicare di più.

    "La settima maggiore ad esempio è un intervallo (in musica leggera è un accordo)"
    Qui non so proprio cosa risponderti, sicuramente il mio maestro del conservatorio ti avrebbe bocciato. Come fai a non distinguere un intervallo da un accordo? La settima maggiore è SEMPRE E SOLO UN INTERVALLO. Punto e a capo. La settima è la discriminante che permette di distinguere (in ambito classino o Jazz) tra dominante e tonica (o sottodominante, ma più rara), basta che tu sappia osservare la progressione degli accordi costruiti sulla scala maggiore (3 terze sovrapposte). Sulla questione dominante i classici si sono arrampicati su specchi molto scivolosi, vedi la questione cui accennavo della minore melodica, che sembri ignorare del tutto. Per i classici (e per i jazzisti) è essenziale che ci sia ancora una gerarchia di valori che si estrinsecano negli accordi: il 7maj è (con l’esclusione della sottodominante) il vero ed unico padrone, mentre l’unico accordo con la 7min ammesso è la dominante, ovvero il maggiordomo che annuncia il padrone. Beh, il Blues ha fatto piazza pulita di tutto questo, e ha dato PARI DIGNITA’ a TUTTI gli accordi di dominante. Sana anarchia che rivaluta il maggiordomo mettendolo alla stregua del RE! Tonica, sottodominante e dominante sono TUTTI con la 7min.
    Se non hai un’adeguata preparazione in armonia il discorso diventa difficile da seguire, ne sono consapevole. Ma almeno evitiamo di dire frasi senza senso storico e musicale.
  • Whistleblower

    Ho capito, sei un dilettante totalmente digiuno di studi, non sai l’abc.

    Quando dici:

    "Ora, visto che fu Bach (1675-1750) a
    ratificare e rendere operativa la scala temperata proprio a causa delle
    leggere difformità nelle varie accordature, non si capisce come prima di
    Bach la musica avesse potuto effettuare cambi tonali di una certa
    sostanza, visto che tutta la questione ruota proprio attorno alle
    differenti accordature (dalla scala pitagorica in avanti) che causano
    (ripeto: PRIMA della scala temperata) la necessità di strumenti
    accordati a seconda della tonalità da eseguire. Quindi impossibile
    eseguire cambi tonali o fughe, pena la necessità di cambiare FISICAMENTE
    lo strumento, suonando quindi uno strumento identico ma accordato nella
    nuova tonalità (modulazione)."

    riesci a ammassre una quantità di assurdità veramente fantastica.

    La modulazione ha relazione con l’accordatura? Ma sei sicuro? Guarda che è una scemenza che dovresti evitare di dire in pubblico, eh?
    L’accordatura riguarda la relazione fra gli intervalli non la possibilità di modulare, di che diavolo straparli? La tonalità ce l’hai in funzione di un "ambiente armonico" che si crea con una successione di accordi mica di come strutturi gli intervalli fra i gradi di una scala.

    Sulla settima maggiore inutile dire che non hai capito una mazza di quello hce ho scritto, ma mi rendo conto che il dialogo con te va precipitosamente interrotto.

    E’ terribile vedere il livello musicale disastroso del grande pubblico; la cosa addirittura dolorosa è che cerchi di spiegargli le cose, loro non ti capiscono perché hanno fatto studi superficiali e per la rabbia ti si rivoltano contro.
    Eviterò di leggere le tue risposte sennò mi rattristo troppo.

  • Whistleblower

    No, una precisazione per i posteri, che palle.

    La modulazione diventa importante quando si afferma l’armonia tonale.
    L’accordatura temperata la rende più agevole ma al contempo fa perdere la sensibilità per le diverse colorature di ogni tonalità che invece si mantiene con i cosiddetti inequabili o "buoni temperamenti".
    Esistono varie accordature che consentono l’esecuzione in tutte le 24 tonalità e anzi secondo alcuni il temperamento equabile in origine era più una teoria che una prassi.

    Non perdo tempo tanto è inutile quindi mi limito a citare questo passaggio di cui poi metto il link.

    "Secondo la "storia ufficiale", invece, il "temperamento equabile"
    sarebbe stato presentato per la prima volta, o addirittura scoperto,
    intorno al 1700 da Andreas Werckmeister (falso!). Esso permetterebbe un
    modulare continuo da un tono all’altro con delle frequenze le
    più semplici possibili e le più idonee per ogni
    orecchio (falso!). Secondo tale coacervo di menzogne, l’accordatura a
    gradi equalizzati avrebbe avuto immediatamente successo nella musica
    classica contemporanea di allora (falso!), in quanto tale sistema
    d’intonazione, o meglio "compromesso con la natura" (Schonberg), lo si
    è teoricamente conosciuto e propagandato soltanto nel corso
    del XIX sec., trovando credito unicamente presso i teorici monisti."

    http://www.initlabor.net/controeducare/dibenedetto-bach.html

  • Tonguessy

    Inutile argomentare con chi non ne capisce una beata fava. Rileggiti la storia delle accordature, e poi ci risentiamo.