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ITALIA ILLEGITTIMA

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

E così siamo tutti illegittimi…anzi, sono loro ad essere illegittimi…tutti: da Grillo a Letta ad Alfano. Ed illegittimo è anche il decadimento di Berlusconi, un bel rompicapo.
Illegittimo è anche – oltre ai vari nomi che potete leggere sulla stampa mainstream, sui quali non mi dilungherò – il governo Monti e tutti gli atti che ha prodotto, come sono da invalidare tutti gli atti del governo Berlusconi e di quello precedente, ossia del secondo governo Prodi.
Viene da chiedersi come la medicheranno e spunta il sospetto che “qualcuno” abbia desiderato il colossale rimescolamento di carte, perché questo è/può essere il crollo di una prima-seconda-terza Repubblica, come preferite.Attenzione: non crolli finti come i precedenti che hanno generato le macchiette della seconda o terza repubblica bensì crolli veri: come le “repubbliche” francesi, tanto per capirci, che ci hanno messo quasi due secoli per compiere il loro ciclo.
E in Italia? Come è potuto accadere tutto ciò?

Prima di passare al “come”, vediamo quale può essere uno sviluppo futuro: qualcuno afferma che la Consulta abbia “dato tempo” al governo per elaborare ed approvare una nuova legge elettorale. In sostanza: quello che per anni non è stato mai fatto.
Ma questo esula dai compiti della Corte e nemmeno nelle motivazioni della sentenza può esserci traccia di un tale “consiglio” giacché sarebbe illegittimo due volte: primo, perché anche parte della Corte – nominata negli ultimi 7 anni – è illegale, almeno per i nuovi membri ma, e soprattutto, perché la Corte (illegittima) mai potrebbe entrare così a gamba tesa in politica, dando “consigli” ad un altro potere, quello legislativo (illegittimo).
Dilettanti allo sbaraglio – verrebbe da dire – e non cospiratori internazionali di larghe vedute: mezze tacche, galoppini del seggio, lacché del potere, ecco cosa capita agli sprovveduti.
Vediamo un attimo com’è nata questa legge.

Se ben ricordate, la legge fu licenziata ancora da Ciampi e fu, ovviamente, precedente al referendum costituzionale (come norma prevede) che si svolse nel Giugno del 2006 e dal quale uscì bocciata dagli elettori la riforma costituzionale preparata dal governo di centro-destra.
Quella riforma trasformava il Senato in organo consultivo quasi “territoriale” – ossia una sorta di Parlamento delle Regioni, sul modello del Bundesrat tedesco – e per questo motivo Calderoli creò la porcata: il premio di maggioranza assoluta per un solo voto di scarto è un abominio.
La bocciatura della riforma, però, condusse ad un altro risultato: rimanendo il Senato assemblea legislativa quanto la Camera – ma con una legge elettorale pensata per una diversa architettura istituzionale – successe che ogni tornata elettorale contava solo più per le votazioni al Senato, essendo la Camera assegnata con il premio di maggioranza.
Solo il governo Berlusconi (2008-2011) ebbe una maggioranza chiara, tutti gli altri risicarono e rosicarono voto su voto, e sempre solo al Senato.

Chiarito questo passaggio, veniamo al successivo: può, questo Parlamento, legiferare in materia di legge elettorale? No, evidentemente, essendo illegittimo.
La soluzione, quindi, è semplice e Beppe Grillo l’ha indicata: non bisogna essere dei costituzionalisti per capire che l’ultima legge elettorale valida è stata il cosiddetto “Mattarellum” e da questo non si può sgarrare. Ogni altra soluzione, che coinvolgesse l’attuale parlamento, sarebbe inutile perché subito cassabile da un ricorso alla Corte.

Non dimentichiamo la portata dei provvedimenti che – a norma di legge – hanno perso legittimità: il 5 per mille per il volontariato, tutte le norme in materia di lavoro delle ultime tre legislature, la riforma Gelmini, la riforma del mercato dell’acqua, la riforma Fornero delle pensioni insieme alla precedente riforma Damiano, gli aumenti dell’IVA del 2%, quelli sulle accise sui carburanti…insomma, dal 2006 tutto cancellato e da rifare.
Viene da chiedersi come mai la Corte abbia osato tanto.

Una traccia c’è, poi si dovrà valutare se è valida, ed è una traccia europea.
Da molti anni – ossia dal caso Rete4/Europa7 – l’Italia è il Paese che più ricorre in sede europea: alla Corte di Giustizia Europea ed al Tribunale per i Diritti dell’Uomo. Quest’ultimo, addirittura, circa un anno fa se ne lamentò chiaramente: non è possibile – dissero i giudici europei – che metà del tempo sia assorbito dall’Italia e da fatti italiani! E che, una volta emanate le sentenze, nessuno in Italia le applichi!

Di certo questa sentenza non gioca a favore dei potentati finanziari internazionali sorretti da tutti i governi in carica, soprattutto negli ultimi anni, che hanno messo in un angolo proprio la Costituzione (addirittura il Presidente!) ed ogni legge di garanzia.
Per loro, di meglio che le garanzie del Porcellum è difficile trovare ed è anche faticoso pensare ad una riscrittura di un corpus legislativo così copioso da parte di un nuovo Parlamento eletto con il Mattarellum: che la rivoluzione l’abbiano fatta i giudici? Mah…

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/12/italia-illegittima.html
5.12.2013

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Incostituzionale, punto. Incostituzionale la legge elettorale con cui si è votato dal 2006 in poi e incostituzionale, quindi, tutto ciò che ne è conseguito: vale a dire, tra l’altro, l’ascesa di Napolitano al Quirinale e, per il suo tramite e sotto i suoi auspici, la nomina alla presidenza del Consiglio prima di Mario Monti, nel novembre 2011, e poi del suo successore Enrico Letta, nella scorsa primavera e in abbinamento a quel rivoltante pateracchio che è stato, e che resta dopo il restyling, il governo di “larghe intese”.

    A essere oggettivamente incostituzionale, perciò, è innanzitutto l’arrivo in Parlamento di quelli che vi sono approdati nel corso degli ultimi otto anni, sulla base di una normativa che ieri, finalmente, è stata cassata dalla Consulta, non già in qualche dettaglio collaterale ma nei suoi due assi portanti, ovvero il premio di maggioranza e le liste bloccate che impediscono ai cittadini di scegliere i candidati che preferiscono. Altrettanto incostituzionale, provenendo da assemblee la cui genesi è gravemente viziata da procedure illegittime, è la generalità degli atti che si sono via via compiuti. A cominciare, naturalmente, da quelli che hanno forza di legge. Vedi i provvedimenti ad personam pro Berlusconi. Vedi le sciagurate riforme alla Fornero in materia di pensioni e di lavoro. E chi più ne ha più ne metta.

    La sostanza è questa, e in termini politici equivale a una condanna onnicomprensiva e inappellabile. Come minimo, dovrebbero immediatamente rassegnare le dimissioni lo stesso Napolitano, eletto entrambe le volte da un Parlamento che era figlio di un clamoroso arbitrio, e gli attuali deputati e senatori, con l’ovvia conseguenza di rimuovere all’istante anche il governo in carica. E di tornare alle urne. Quanto alle leggi promulgate nel frattempo, sull’arco delle due legislature che ci siamo lasciati alle spalle e di quella tuttora in corso, bisognerebbe quantomeno enucleare le più importanti e sottoporle a un’eventuale nuova ratifica, da parte delle Camere a venire.

    Manco a dirlo, invece, si farà finta di nulla. Da un lato perché la legge lo consente, visto che nella fattispecie gli effetti della dichiarazione di incostituzionalità non investono il passato ma solo l’avvenire; dall’altro perché gli interessi in gioco, a partire da quelli connessi all’asservimento finanziario del nostro Paese ai voleri della Troika, sono troppo cospicui e ramificati perché i politici – questi politici – possano o vogliano prenderne le distanze. Restituendo al popolo sovrano una vera facoltà di decisione.

    Da oggi in poi, quindi, scatta la corsa al riposizionamento, che al di là delle singole tesi avrà come filo conduttore universale l’autoassoluzione. Motivo di più per sottolineare alcuni aspetti da non dimenticare. Il primo è di carattere “storico”: il Porcellum venne approvato il 21 dicembre 2005, quando al Quirinale si trovava ancora Ciampi e a Palazzo Chigi c’era Berlusconi. Ciampi non fece una piega, nonostante le molteplici voci che si levarono fin dal primo momento per segnalare i vizi di legittimità costituzionale, e Berlusconi figurarsi: lui e i suoi, allora riuniti in quella Casa delle Libertà che ricomprendeva in un sol colpo Forza Italia, l’Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, l’Udc di Pierferdinando Casini e la Lega Nord di Umberto Bossi (nonché un po’ di ascari di seconda e terza fila), ne erano i promotori e riuscirono a imporla.

    Il secondo, invece, è di assoluta attualità. Il fatto che solo adesso si sia arrivati alla sentenza, peraltro su ricorso di alcuni cittadini capitanati dall’avvocato 79enne Aldo Bozzi, non può non insospettire: guarda caso, dopo anni e anni di inconcludenza parlamentare, la decisione della Consulta sopraggiunge proprio adesso che si mira a rinsaldare il bipolarismo ripristinando una qualche forma di maggioritario che si presti allo scopo. A tutto danno, evidentemente, del MoVimento 5 Stelle, o di qualsiasi altra iniziativa “populista” che dovesse scaturire al di fuori dei partiti irreggimentati al servizio dell’establishment.

    Al pari di innumerevoli altri casi, quindi, il Porcellum non è che uno dei tanti, tantissimi trucchi adoperati da chi tira i fili della messinscena fintamente democratica. Così come in passato è stato utile introdurlo, e servirsene a più riprese, oggi è diventato utile sbarazzarsene. E chi va in brodo di giuggiole per il riconquistato privilegio di poter esprimere le agognate preferenze – le stesse, peraltro, che a suo tempo assicurarono i ripetuti trionfi dei vari capi, capetti e sottopanza della Prima Repubblica, dalle superstar alla Andreotti e alla Craxi, fino agli accorti tirapiedi che gli stavano in scia – dimostra di non aver capito niente: anche nei casinò si può scegliere il numero su cui puntare, ma ad avere la meglio è sempre il banco.

    Federico Zamboni
    Fonte: http://www.ilribelle.com
    5.12.2013

  • Firenze137

    Da assoluto analfabeta della politica però la “logica” ed il tempismo dell’operato della Consulta ( da notare la presenza di Amato..) è abbastanza chiara.

    Ingessare il tutto, quel tanto che basta per “escludere” turbative esterne ( Grillo, Renzi .. il prossimo blocco dell’Italia del 9 Dicembre ecc) e continuare “sottobanco” ad operare secondo direttive – ormai lo hanno capito anche gli ignorantoni come me – dichiarate “politiche” ma in realtà mano longa e diktat dei vari Comitati d’Affari nazionali ed Internazionali.

    Da notare che in caso di “marcati” dissensi di piazza la possibilità di militarizzare il Paese con l’uso della gendarmeria europea che se non sbaglio è già operativa a tutti gli effetti…

    Mi pare che se non ci sbrighiamo a raccogliere quei due o tre euro che ci rimangono in tasca e levare le tende poi sarà davvero troppo tardi.

  • Hamelin

    Concordo.
    Chi puo’ dovrebbe prendere quello che ha e filare via alla velocità della luce dall’Italia.
    Questi atti sono il preludio di una perenne destabilizzazione interna per lasciare carta Bianca ai poteri internazionali per farci a pezzi ed impoverirci.
    A mio parere cercheranno di riportare gli anni di piombo per le strade in tutti i modi ed a qualunque costo…

  • Truman

    C’è parecchia confusione in giro.

    Art. 134. La Corte Costituzionale giudica:
    sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; …

    Art. 136. Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

    Allora contrariamente a quanto affermato da molti, le decisioni della Corte non sono retroattive, e questo è già stato dichiarato pubblicamente.

    “La Corte Costituzionale ha dichiarato L’illegittimità costituzionale delle norme che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza, sia per la Camera dei deputati che per il Senato della repubblica, alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla camera, 340 seggi e, al senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna regione”.

    “Le motivazioni saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici”.

    “Resta fermo che il parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali”.

    Così in una nota della Consulta.

    Mi appare evidente che:

    – Verranno abrogate, alla pubblicazione della sentenza, le sole parti dell’attuale legge elettorale che sono incostituzionali;

    – Non viene ripristinata alcuna legge precedente a quella attuale;

    – il Parlamento, almeno formalmente, resta pienamente legittimo (con una piccola nota nel seguito);

    – dopo la pubblicazione della sentenza non potrà essere approvato alcun atto in base alla legge elettorale di oggi, se esso sarà legato al premio di maggioranza o alle liste bloccate;

    – poichè le nomine di parecchi (o tutti) i parlamentari non sono ancora approvate, il Parlamento (la Camera, nel caso in questione) dovrebbe preoccuparsi di convalidare subito le nomine, prima che venga invalidata la legge elettorale da parte della sentenza della Corte;

    – in caso contrario c’è il rischio reale di blocco istituzionale;

    – non c’è più urgenza di fare una legge elettorale, in pratica l’ha già fatta la Corte, cancellando il premio di maggioranza e le liste bloccate;

    – da un punto di vista meno formale, resta l’insulto fatto a tutti i cittadini per diverse legislature, nominando i parlamentari da parte dei partiti, senza dare possibilità di scelta agli elettori;

    – se i politici avessero un minimo di buon senso, si preoccuperebbero subito dopo le convalide degli eletti di andare a nuove elezioni con il porcellum aggiustato in senso proporzionale dalle Corte (per le modalità di espressione della preferenza potrebbe essere praticabile un decreto).

    Comunque non mi aspetto buon senso da questa classe politica che starnazza come le oche del Campidoglio invece di pensare a ciò che va fatto nell’interesse dell’Italia.

  • IVANOE

    Non vi preoccupate è unaì’altra manovra del napoletano soros dipendente con consulta ad orologeria.
    Ma quando mai la casta fa un favore al popolo ? Appunto mai !!!
    E allora ecco la chiave di lettura che parte dalla strana e finta spaccatura del Pdl un ritritato FI e un’anonimo acronimo NCD… poi il renzi che da perfetto sconosciuto ha sostituito berlusconi imperversando in tutte le tv italiane che più che un politico è diventato uno spot…
    poi il silenzio di letta e le tre anime finte pure quelle del PD che prima delle elezioni si spaccheranno, poi tutti i tirapiedi dei granid partiti da fratelli d’italia a sel e sulla rampa di lancio per la prossima carriera parlamentare vedremo ritornare pure fini, casini mastella bersani ecc. ecc.
    Tutto pilotato per creare quei vecchi partiti siepe voluti già dal pci di togliatti quando svendette già nel 1950 la classe operaia al becero capitale. E il napoletano è figlio di quei tempi, quindi si è fatto bocciare il maggioritario che rischierebbe di mandare al governo il M5S e farà ripristinare il proporzionale presentandosi alla partenza una miriade di partiti e partititini e una miriade di programmi e si riprenderanno i voti clientelari di quanti disperati con la crisi del lavoro di oggi saranno pronti pure a stracciare le bandiere con falce e martello e votare pure il MSI se si ricostituirebbe.
    Dividi et impera e così i n napolitano per lasciare dopo di lui l’eredità alla casta di magnon ie ruba poltrone ci farà andare al voto con il proporzionale raggiungendo l’obbiettivo finale di bilanciare il fiume di voti al M5S con una coalizione di partiti e partitini fusi in una mega-coalizione per giustifcare nuovamente un governo del presidente.
    Questo è lo scenario presumibile, e al napoltano frega poco visto i pochi anni che gli rimangono… se adesso molti di quelli che hanno fregato con le loro leggi illeggittimime reclameranno di diritto proprio alla consulta le pensioni rubate e/o tutte le altre gabelle messe in piedi per svuotare le loro tasche.
    Tanto come sempre gli altri fanno i cocci e gli altri li raccolgono…

  • mendi

    “E così siamo tutti illegittimi…anzi, sono loro ad essere illegittimi…tutti: da Grillo a Letta ad Alfano.”

    Grillo cosa c’entra? Non è in parlamento, non è stato eletto-
    Un po’ d’attenzione sig. Bertani.

  • Mattanza

    Esatto,sa ben da colpo basso questa.

  • gm

    Quest’articolo è solo un cumulo di fesserie!
    E’ sufficiente che il parlamento convalidi tutti gli eletti (o almeno tutti quelli che hanno approvato le leggi che interessano…magari escludendo dalla convalida proprio i parlamentari grillini e qualche altro che dà fastidio) e, con buona pace dell’articolista e dei grillini, il gioco è fatto e tutto è legittimo.
    Ma perché mai si alimentano tante false speranze confondendo i sogni e le speranze con la realtà?

  • Shivadas

    Permettetemi di fare un po di chiarezza essendo materia mia.
    la Corte Costituzionale pronuncia moltissime sentenze di incostituzionalità di norme aventi efficacia di legge ordinaria. La norma dichiarata illegittima cessa di avere vigore dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. Gli atti emessi fino al giorno prima sulla base della norma dichiarata incostituzionale restano validi ed efficaci salvo che altra norma di rango costituzionale non disponga diversamente. E’ il caso delle leggi penali, poichè la nostra costituzione prevede che nessuno può essere punito per un fatto che per una legge successiva non è più reato. Pertanto se uno sta in galera in forza di una norma dichiarata incostituzionale la condanna cessa di avere effetto e viene rimesso in libertà. Così non è per la legge elettorale, in quanto nessuna norma di rango costituzionale prevede l’illegittimità degli atti fatti o emessi in forza della legge dichiarata solo oggi illegittima ma che fino a ieri era perfettamente in vigore..
    Scusate il tecnicismo, ma se non si sanno le cose si rischia di scrivere delle inesattezze. A questo punto posta la piena legittimità degli atti (comprese le elezioni) posti in essere sulla base della legge oggi dichiarata incostituzionale, gli effetti della pronuncia della Consulta saranno quelli di non rendere più applicabile l’attuale legge elettorale e di fare rivivere la legge in precedenza vigente. Su questo punto occorre valutare se la Consulta abbia travolta l’intera norma elettorale o solo pezzi della medesima. In questo secondo caso non si ha l’applicazione della vecchia legge elettorale, ma si andrà a votare con l’attuale legge al netto delle parti costituzionalmente illegittime. Salvo che il parlamento faccia una nuova legge..

  • gm

    grato per le informazioni. Mi piacerebbe che ci chiarissi le idee anche riguardo alla questione della convalida o meno dei parlamentari eletti in base alla legge dichiarata parzialmente incostituzionale. Risponde al vero che essi (i parlamentari) decadrebbero in caso di una loro mancata convalida da parte del parlamento prima che la sentenza della corta produca effetti?

  • Petrus

    Mancano 45 giorni al mio espatrio, spero di farcela dannazione!!!

  • andyconti

    Scusate ma, a parte i tecnicismi, credete che se si andasse a votare con un’altra legge cambierebbe la sostanza di un Parlamento che e’ frutto di un popolo in larga maggioranza specchio di coloro che attualmente siedono su quegli scranni? Il cambiamento politico e’ questione tecnica o sociologica?

  • Ercole

    Noi Internazionalisti di illeggitimo abbiamo sempre denunciato il capitalismo e le sue pratiche è da sempre ci battiamo per cancellarlo dal pianeta .Le discussioni da bar le lasciamo a gli utili idioti della democrazia borghese è dei servi del capitale .

  • searcher

    data la mia ignoranza in materia,non riesco a cogliere un passaggio dell’articolo e dell’intera faccenda e la domanda,probabilmente banale,visto le mie premesse, che mi sarei dunque posto e’ questa; perché se era illegittima,la corte costituzionale all’epoca dei fatti non fece niente per impedirla?
    così ad intuito mi viene solo da pensare che non era un caso manco quello…
    o no?!

  • Gracco

    per favore, cerchiamo di non cadere nell’ingenuità! Questo verdetto della Corte puzza tanto di partigianeria lontano un miglio…

    per esempio, il premio di maggioranza sarebbe incostituzionale perché “eccessivo”: c’è da chiedersi se e dove la Costituzione indica la “giusta misura” del premio.

    Al contrario l’aspetto più vistoso di incostituzionalità del porcellum, cioè l’obbligo di indicare sulla scheda elettorale il nome del futuro presidente del consiglio (facendo credere al popolo che quello sarà, se vincerà le elezioni) non viene preso in considerazione. Eppure alla fine del 2011 il presidente che in base al porcellum era stato “eletto dal popolo” fu cacciato dalla Troika e sostituito con un commissario voluto da Napolitano e accettato supinamente dal parlamento. Fu un golpe? Tecnicamente no, perché ci fu l’avallo del parlamento (imbelle, ma pur sempre parlamento), quindi tutto avvenne secondo la prassi costituzionale, che ovviamente sconfessò la lettera e lo spirito anticostituzionali del porcellum secondo il quale Berlusconi avrebbe dovuto finire il mandato, oppure avrebbero dovuto esserci subito nuove elezioni.

    La cosa più scandalosa è che la Corte si accorga dopo ben otto anni dell’incostituzionalità del porcellum, per due aspetti certamente negativi, anzi orrendi dal punto di vista della sostanza, ma non della forma (premio di maggioranza e liste bloccate)

    La verità è che la Corte lavora con un fine politico ben preciso, che è lo stesso fine di Napolitano: forzare il parlamento a votare una legge che ripristini il vecchio mattarellum assai congeniale al liberalismo imperialista di marca anglosassone (abolendo anche la quota proporzionale del 25%: il sogno di Pannella e Di Pietro, per chi ricorda le cronache di 10 anni fa)

    Certo è un rischio, nel senso che allo stato, se il parlamento non facesse nulla, ritornerebbe in vigore il proporzionale puro ante 1993 ma è un rischio calcolato, certamente evitabile: Napolitano al solito ha già messo le mani avanti, indicando subito al parlamento l’improrogabile “superamento” dell’odiato proporzionale. L’ha fatta ancora, per l’ennesima volta, fuori dal vaso ma nessuno (neanche i 5 stelle) gliela farà pagare.

  • sisifo

    Si può anche espatriare, per carità, ma se la logica di questi eventi è sovranazionale può succedere dappertutto.

  • Truman

    La Corte costituzionale non esegue alcun controllo sulle leggi nel momento in cui vengono promulgate. Essa interviene solo quando viene esplicitamente sollevata eccezione di incostituzionalità in una delle sedi competenti.

    Comunque negli ultimi anni si è visto bene che il Presidente della Repubblica tende a valutare i risvolti costituzionali delle leggi prima di firmarle. Non è esplicitamente suo compito, ma se firmasse una legge palesemente incostituzionale sarebbe criticabile. Nel caso in questione, Ciampi avrebbe avuto buon senso a rimandare la legge alle camere almeno una volta.

  • gm

    finalmente qualcuno che ha capito il significato “politico” (piuttosto che giuridico) di questa ben poco dirompente sentenza della corte…
    Questa sentenza rappresenta nient’altro che il supporto giuridico utile a quel furbacchione del quirinale per forzare il parlamento in una certa direzione: quello del totale allineamento del sistema elettorale (e quindi politico) italiano ai dettami anglofoni con l’ abolizione di ogni pur minima parvenza di proporzionale.
    Lasciamo a grillini e sognatori vari il gusto di agitare inesistenti debacle del sistema per delegittimazione di questi e di quelli!
    Pensare che un organo dello stato (la corte costituzionale) , oltrettutto diretta da un uomo di fiducia del quirinale, potesse mettere in ginocchio l’intero sistema con una sentenza, nella migliore delle ipotesi è segno della preoccupante debolezza ideologica di chi ha ostentato e diffuso questa tesi da testate giornalistiche o da blog o addirittura da banchi del parlamento.

  • CarloBertani

    Mi permetto d’intervenire – Truman – giacché la confusione è veramente tanta su questo punto, e il motivo è che si ragiona e si discute su due piani distinti. Voglio solo ricordare che l’articolo è stato buttato giù in fretta, soprattutto per dar modo ai lettori di dibattere, perciò qualche imprecisione (Grillo, Letta, Alfano al posto di M5S, PD, PdL, ecc) si può anche capire. Ma veniamo alla logica che qui, per quanto io penso, è stata violentata.
    Come tutti sappiamo, la logica aristotelica è alla base del pensiero occidentale: inutile scomodare altre, lontane fonti filosofiche giacché è qui, fra di noi, che i fatti si sono svolti.
    Il famoso sillogismo di Aristotele è soltanto questo: A uguale a B. Se C è uguale a B deve per forza essere uguale ad A. Se diverso da B deve per forza essere diverso anche da A. Fine: non a caso, viene completato da quel “tertium non datur”. Non è concepibile una terza soluzione.
    Ora, nel nostro caso, prendiamo in esame due aspetti: la logica e la logica giuridica, che deve fare i conti con la realtà, innegabile.
    Così, le procedure della Corte Costituzionale indicherebbero che le sentenze emanate non sono retroattive: va bene, prendiamo per buono. Notando solo un particolare: la Corte – nel suo lavoro – usa una sorta di “modus operandi” (le procedure, appunto che ha una loro ragion d’essere), ma che si distanzia dal “modus vivendi”.
    Ora, il “modus vivendi” (politico) per forza deve sempre trovare un raffronto nella Costituzione, altrimenti va in briciole quel rapporto di natura prettamente Ottocentesca che ha stabilito le norme alle quali il cittadino e chi gestisce il potere devono conformarsi, pena la nullità.
    Se la legge elettorale è fasulla – inutile girarci attorno: quando sono invalidati il premio di maggioranza e le modalità di voto, ossia la mancanza di elezione diretta (ossi, un nome) tutta la legge va in briciole.
    Se applichiamo la logica aristotelica al processo, otteniamo questo risultato: valido il parlamento uscito dalle ultime elezioni? No, perché diverso da quello che sarebbe dovuto essere per logica (sancito dalla Consulta).
    Validi i parlamenti delle elezioni del 2008, 2006, più tutti gli atti che ne discendono? No, perché approvati ed emanati da parlamenti e da governi nati da un insulto (a dir poco) della Costituzione.
    La Corte perché non ha esaminato prima la legge? Non me ne può fregar di meno: adesso l’ha fatto e questi – per logica, non vorrei dover citare Montesquieu e « L’esprit de loi » per continuare questa sterile polemica – devono assumersene le conseguenze.
    Mi rendo conto che non si può invalidare – ad esempio – il decreto per gli aiuti alla Sardegna, ma almeno i grandi nodi della politica italiana – finanza, banche, lavoro, pensioni, scuola, sanità ecc. – riformati (spesso con vere e proprie controriforme) dal 2006 in poi, andrebbero rivisti, ripresi in mano e riapprovati.
    Se volete una ulteriore prova di tipo empirico, notate che anche il decadimento morale alla “bunga-bunga” e tutto il resto, la corruzione dilagante, il dileggio della Costituzione, ecc, ecc, ecc è iniziato dopo il 2006. Prima, almeno, c’era una parvenza di rispetto e di decenza.
    Perciò, stare sulla linea di Grillo, Travaglio, ed illustri giuristi che sostengono la nullità di questi atti è non solo un atto logico, ma rivoluzionario. Perché la verità è rivoluzionaria.

  • Truman

    Sue due piani su cui si può articolare la discussione mi sembra che non ci siano problemi. C’è un piano formale, in cui la Corte rende esecutiva la sentenza dalla pubblicazione in avanti, ed un piano sostanziale, in base al quale già da ora tutte le principali istituzioni sono invalidate.

    Ma qui vedo ripetutamente il tentativo di credere che esista una macchina del tempo, azionata da qualcuno (dalla Corte C., nel caso in questione) e in base a questa supposizione tirar fuori le conclusioni che si giudicano più adeguate. Ma la macchina del tempo non esiste (o forse ancora la devono costruire) quindi il tempo non torna indietro.

    Comunque chi vuole ha memoria e ricorda che in altri periodi le istituzioni erano delegittimate in modo praticamente totale (dal 1943 in poi) e lentamente la loro credibilità fu ripristinata. Insomma si può passare sopra al passato. Altrimenti dovremmo dedurre che nessun parlamento è stato legittimo, perchè le modalità con cui fu eletta l’Assemblea Costituente erano alquanto discutibili.

    E quindi in sostanza io mi ritrovo d’accordo con Grillo e Travaglio, nel momento in cui convengo che questo parlamento e questi presidenti (tutti) prima se ne vanno e meglio è. Ciò su cui non concordo con loro è la macchina del tempo. La Corte ha indicato come andare avanti. E quello si farà.

    Ricordo ancora una volta che in quegli articoli che ho riportato c’è la sovranità, non quella di Kelsen, ma quella di Schmitt. E quindi sono articoli importanti, posti in quella zona della Costituzione che i banchieri considerano terra di conquista. Questo parlamento delegittimato non può toccare la Costituzione. Su questo bisognerebbe insistere.

    Una piccola nota su Aristotele:
    “Per chi vuole diventare un logico – scrisse [Bertrand] Russel – posso suggerire un consiglio sul quale non insisterò mai abbastanza: non impari la logica tradizionale. Ai tempi di Aristotele ciò rappresentava uno sforzo degno di rispetto, ma lo stesso può dirsi dell’astronomia tolemaica” (Citato da Martin Gardner).