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ISTRUZIONE E CAPITALE (PARTE PRIMA)

DI ROSANNA SPADINI E TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Abbiamo una delle più belle Costituzioni del mondo. Scritta con il sangue delle vittime della Seconda Guerra Mondiale, nella sua visione originaria si prometteva di offrire a tutti gli italiani la possibilità di vivere in pace in una società libera ed egalitaria. L’istruzione è uno dei punti cardini del pensiero che animò i Padri Costituenti: istruzione obbligatoria e gratuita per svariati anni e diritto al proseguimento dello studio per i più meritevoli anche se privi di mezzi economici.

“La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione” dirà Piero Calamandrei in un suo discorso storico.[1]

“La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente…non solo nel senso di classe politica..ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti.”

L’istruzione diventa così l’ossatura su cui ricostruire un Paese agricolo devastato dalla guerra che va traghettato verso una radiosa modernità. Persino i poeti, nell’immaginario postbellico, venivano elencati nella futura “classe dirigente”, poeti come Pasolini. Ogni persona ed ogni disciplina dava il proprio contributo nella ricostruzione, nessuna esclusione: lettere antiche ed ingegneria, Mattei e Guttuso. Un’intenzione grandiosa seguita da uno sforzo eccezionale. Basti pensare alla prima vera autobahn italiana che collegava nord e sud: l’autostrada del sole fu realizzata in tempi record. C’era una ineliminabile impellenza: lo Stato italiano voleva scrollarsi di dosso macerie e arretramento, e si lanciava verso il futuro delle industrie, dell’inurbamento che permetteva alla manodopera di vivere accanto alle fabbriche, delle strade (ferrate o meno) che permettevano alle valigie di cartone di arrivare nelle città industriali, dei mezzi di locomozione privati per raggiungere più agilmente i posti di lavoro prima e i luoghi di vacanza poi. Un fermento straordinario.

L’industrializzazione, in quel preciso momento storico, diventava il mezzo che permetteva ad una nazione di imporsi all’attenzione mondiale, ma per farlo bisognava istruire i quadri e contemporaneamente predisporre il territorio. Credo che il più significativo interprete di questo afflato modernista sia stato Stalin: lavori forzati per costruire infrastrutture e modernizzazione a passi rapidi regalarono all’URSS il primato spaziale (sintesi di scienza e tecnica come progetto sociale) negli anni ’60. Da Est ad Ovest il mondo si era reso partecipe del sogno modernista e lo stava portando alla sua massima espansione e potenza, e l’istruzione ricopriva un ruolo chiave in tutta questa faccenda.

Faccenda che, vista con l’italica lente, può essere rappresentata come segue

parlamentari

All’epoca della maggiore espansione modernista i parlamentari erano praticamente tutti laureati e pagati niente. Poi succede qualcosa. Il sogno si intasa, il progetto subisce cambiamenti. La mutata composizione del parlamento testimonia la necessità di dare spazio a subentrate esigenze: i quadri sono stati completati e l’istruzione non è più la virtù maggiore. Il capitale, nella sua fase espansiva postbellica, riesce in qualche modo a coalizzare destra e sinistra con il chiaro scopo di spianargli la strada perseguendo apparentemente la necessità “di elevare socialmente il popolo, di assicurare cioè condizioni dignitose di vita a tutti i suoi membri, eliminando ogni ingiusta sperequazione ed ogni sopraffazione”.[2]

Chi pronunciò questo accorato appello fu Aldo Moro, stratega della politica dell’inclusione.

“Tale inclusione cammina di pari passo con il già ricordato abbandono da parte delle citate forze delle loro appartenenze e ideologie..il rinnovamento della società italiana sta nell’armonizzazione di tutti i ceti sociali a un superiore livello economico, capace di emanciparli da ogni servitù e di costruirsi quale premessa per un’ulteriore elevazione culturale e morale. Secondo un’ottica siffatta tutte le forze politiche a largo seguito popolare (DC, PCI, PSI) devono lavorare insieme, accantonando ogni contrapposizione ideologica”. [3]

In effetti i numeri delle votazioni danno ragione a questa politica: sono relativamente pochi i casi in cui il PCI voti contro la maggioranza.

Rosanna

Stai parlando degli anni ’60, quindi è giusto ricordare un’importante riforma della scuola di quegli anni, cioè la Riforma della Scuola Media del 1962. [4] Dopo lunghe trattative venne approvata la legge n.1859 del dicembre 1962, che prevedeva l’abolizione della scuola di “Avviamento al lavoro”, con la creazione di una scuola media unificata che permettesse l’accesso a tutte le scuole superiori. Quella ad opera del ministro Luigi Gui fu sicuramente la più importante riforma scolastica del secondo dopoguerra.

Tutto cominciò con una circolare dell’allora Ministro per la Pubblica Istruzione, Aldo Moro, nei primi mesi del 1959. “A partire dal prossima sessione di esami – recitava la circolare – è abolita la prova scritta dall’italiano in latino nell’esame per la licenza della terza media.” Fu proprio allora che ripartì la campagna per “la difesa del Latino” che questa volta sarebbe sfociata, con sommo sconcerto dei suoi fautori, nel cambiamento forse più radicale che il sistema scolastico della Repubblica italiana abbia mai conosciuto. Sintomo forte del profondo cambiamento che stava investendo in quegli anni la società italiana, in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue componenti. L’Italia che usciva dalla guerra infatti era un misto di cambiamento e di continuità. La domanda di radicale cambiamento della scuola si concentra su due punti: la sua “defascistizzazione” nella cultura e il ripensamento delle sue stesse funzioni.

La richiesta di cambiamento della scuola media, dunque, non è solo culturale, ma anche di funzione sociale. È una richiesta che assume subito una forma precisa: proprio nel 1945, infatti, Concetto Marchesi interviene su Rinascita, la rivista di indirizzo culturale del PCI fondata da Palmiro Togliatti, per proporre a nome del partito la creazione della scuola media unica obbligatoria. L’idea è di realizzare una scuola “aperta a chiunque abbia possibilità di intendere e di apprendere”. Una scuola di massa che accolga anche i figli della “classe generale”: la classe operaia, alleata con la classe contadina. “È l’ora che i portici delle Università sentano passi ancora ignoti: quelli dei più meritevoli figli del popolo lavoratore”.

Del resto la scuola era un tema politico, per eccellenza, e come tale era entrato nell’Assemblea Costituente dove laici e cattolici avevano posto il problema della “riforma globale” della scuola gentiliana più volte ritoccata dal fascismo. Tuttavia l’interesse per la scuola dei laici e dei cattolici muove da esigenze diverse, ha obiettivi diversi e tende ben presto a divaricarsi. In nome della Democrazia Cristiana, Aldo Moro chiede che la “riforma globale” sia fondata sulla libertà d’insegnamento, ovvero sulla sostanziale parità tra scuola pubblica e scuola privata, e dunque sul diritto dei cattolici a organizzare scuole proprie, con propri valori, riconosciute dallo Stato. In nome del PCI, ma più in generale della sinistra laica, Concetto Marchesi insiste invece sul valore assoluto dell’istruzione pubblica, l’unica in grado di assicurare il diritto universale all’istruzione. [5]

Il compromesso trova un’ espressione “alta” negli articoli 33 e 34 della Costituzione, che pongono le basi del sistema scolastico e che riconoscono sia il primato della scuola pubblica, sia il principio della libertà d’insegnamento e il diritto di libertà di scelta dei cittadini. Nell’articolo 33 viene affrontata la libertà di insegnamento, mentre nell’articolo successivo la Costituzione prevede la tutela dell’istruzione durante l’infanzia e la giovinezza. L’articolo in questione tratta del diritto-dovere di ogni bambino e dei ragazzi di iscriversi alle scuole prescelte. Dunque l’istruzione gratuita impartita per almeno otto anni, doveva essere considerata non solo come un diritto, ma anche un obbligo che i genitori erano tenuti ad osservare. L’obbligo scolastico aumentò poi negli anni successivi, fino ad arrivare ai 10 anni di oggi.

Conclusione

Come si vede da questi dati e pensieri, non esisteva contrapposizione tra le varie forze politiche, imprenditoria ed il capitale. Al contrario, tale coesione di idee ed intenzioni fu lo straordinario motore che permise la realizzazione di questo “miracolo italiano” in tempi brevissimi. Passato però il periodo d’oro di questa unione idilliaca, il capitale troverà altri modi per fare facili guadagni, ed abbandonerà tanto l’imprenditoria (che però non se ne renderà immediatamente conto e vivrà di rendita per parecchi anni ancora) che la politica, destinata a diventare semplice comparsa dopo essere stata attrice principale. La globalizzazione richiede un ripensamento totale dei ruoli politici ed in modo particolare della sovranità nazionale. Tutto questo avverrà a seguito di un fattore determinante: il crollo del muro di Berlino che rappresentava l’ultima paura di uno spostamento politico ad Est. Una volta crollato quel muro e neutralizzato il “pericolo rosso” i piani potevano proseguire secondo lo schema. Il precedente modello statalista dovrà conoscere tempi duri ad iniziare proprio da coloro che, memori della centralità dell’istruzione nel pensiero di Calamandrei, erano i maggiori responsabili del memorabile spostamento di classi nel “secolo breve”: l’istruzione e quindi il corpo insegnanti e, per fallout culturale più generale, tutto l’apparato statale. Questo nuovo scenario sarà analizzato nel prossimo articolo.

addio scuola

Rosanna Spadini e Tonguessy

Fonte: www.comedonchisciotte.org

28.11.2014

[1]http://it.wikisource.org/wiki/Roma,_11_febbraio_1950_-_Discorso_pronunciato_da_Piero_Calamandrei_al_III_Congresso_dell’Associazione_a_difesa_della_scuola_nazionale

[2] A. Moro, “La sinistra italiana” febbraio 1945

[3] M. Fotia “Il consociativismo infinito” pg 65 e 87

[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27istruzione_in_Italia#La_riforma_della_scuola_media_del_1962
[5] http://matematica.unibocconi.it/articoli/la-nascita-della-scuola-media-unica

Pubblicato da Truman

  • Davide71

    Ciao a tutti:

    la Costituzione è uno specchio per le allodole. A fronte di un mucchio di belle parole fa molto poco per difendere il cittadino sia dallo Stato sia dalla criminalità. Non solo consente allo Stato di decidere della vita di tutti gli Italiani in caso di guerra, ma soprattutto consente allo Stato di appropriarsi di tutto ciò che i cittadini guadagnano o possiedono o ereditano. Inoltre essa pone la magistratura in una posizione di intoccabilità che la rende virtualmente l’oligarchia dominante. In uno Stato normale la Costituzione avrebbe il compito di difendere i cittadini dallo strapotere dello Stato (o del Re…) ed essa non lo fa!

  • Tonguessy

    Stai confondendo la Costituzione con le leggi. La prima è l’ossatura su cui vanno costruite le seconde. Ma, anche se l’art.11 parla di "ripudiare la guerra", questo non ha impedito la partecipazione al massacro libico, iracheno o afgano. La Costituzione c’è ed è importante solo se la si rispetta. In ogni altro caso succede quello che lamenti.

  • MarioG

    Chi lo ha stabilito che e’ una delle Costituzioni piu’ belle al mondo?
    Benigni?

  • MarioG

    Chissa’ perche’,  le uniche Costituzioni che "ripudiano" la guerra sono quelle di chi ha perso la guerra.

  • thepatriot87

    in realtà anche quella statunitense dovrebbe ripudiare la guerra
    E’ per questo che creano sempre false flag per giustificarla

  • thepatriot87

    La scuola/università attuale  è completamente inutile nella formazione.

    Il suo unico scopo è creare operai specializzati e non pensanti

  • Davide71

    Mi spiace ma il problema è proprio la Costituzione. Essa non prevede in alcun modo  che il Cittadino possa opporsi ad un’eventuale tassazione al 100% dei propri redditi. Anzi prevede che non lo possa fare impedendo di proporre referendum sulle leggi fiscali. Uno Stato può dare tutti i diritti di questo mondo, ma se non ti permette di guadagnarti da vivere, di vivere di quello che guadagni è una dittatura. Uno Stato che non permette al cittadino di difendersi dalla criminalità è una dittatura. Uno Stato che impone 13 anni di obbligo scolastico è una dittatura totalitaria della peggior specie, soprattutto se dopo una tortura del genere uno non ha niente in mano per trovare lavoro! Uno Stato che ti costringe a lavorare fino alla morte perché non può pagarti la pensione è una dittatura. Nella Costituzione non vi è nulla che difenda il Cittadino dallo Stato! Finora lo Stato non ha approfittato dei poteri che la Costituzione gli garantisce appunto perché vorrebbe far credere che la Costituzione sia "buona", ma non lo è!

  • Eracle

    Non capisco come si possa considerare la nostra come una delle più belle Costituzioni al mondo.
    E’ sempre fumosa e generica in ogni articolo. Ha bisogno di essere sempre interpretata da una corte, che può esercitare il suo arbitrio senza risponderne al popolo in nessun modo.
    Una bella Costituzione dovrebbe essere di facile lettura, comprensibile anche dal più semplice dei cittadini, senza bisogno di intermediari e di interpreti.
    Ogni articolo dovrebbe avere un valore assoluto e non interpretabile in base alla corrente o al pensiero politico dominante.
    E poi come si può considerare bella una Costituzione che come primo articolo mette una necessità e non un principio?

    Una Repubblica fondata sul lavoro, quando la maggior parte di esso diventa precario, non è forse anch’essa una Repubblica precaria?

  • Tonguessy

    Lascia stare Benigni ed il suo recente saltare sul carro del vincitore. Lo dice anche il Sole 24 ore, giornale distante da Benigni.

    "Se fino agli anni Settanta siamo stati l’unica democrazia del Mediterraneo, un Paese capace di superare la drammatica stagione del terrorismo rosso e una nazione in grado di ridurre a triste caricatura i tentativi di golpe della destra, il merito è anche di quel testo redatto dai Padri fondatori della nostra Repubblica."
    Poi ovviamente dice che bisogna riformarla per dare all’imprenditoria quello spazio che il capitale, una volta suo alleato, adesso gli sta negando. Privatizzare i profitti e statalizzare i costi, ti suona nuova? Beh, questo passaggio richiede qualche ritocco costituzionale….
  • Tonguessy

    "È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà." Art. 13. 

    "I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici."
    Ti pare che i casi Cucchi o Aldovrandi siano la necessaria conclusione delle indicazioni costituzionali? Cose del genere ce ne sono a centinaia.
    Sul lavoro:
    "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese." art. 3

    "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società." art. 4

    Ora ti sembra che i dettami costituzionali siano stati rispettati o, piuttosto ampiamente violati? Che so Stato se ne stia fregando di dare al cittadino quella che la Costituzione gli impone, è un dato di fatto e l’ho spiegato nell’articolo. Ma la Costituzione che c’entra qui? 
    Prova a immaginare lo scenario attuale con una Costituzione diversa, più "tollerante" verso il neoliberismo e poi sappimi dire.
  • Tonguessy

    Una Repubblica fondata sul lavoro, quando la maggior parte di esso diventa precario, non è forse anch’essa una Repubblica precaria?


    Certamente, ma all’epoca la precarietà postbellica l’avevano combattuta così come abbiamo provato a spiegare nell’articolo: con l’industrializzazione, che faceva il gioco del capitale. Oggi non lo fa più e abbiamo una classe politica connivente ed irresponsabile nei confronti dei cittadini. Le leggi sul precariato e sulla deregulation salariale (che sfocia necessariamente nel dumping) sono leggi dello Stato. La costituzione, nei suoi primi articoli, dice cose ben diverse.
  • Tonguessy

    operai specializzati? A che servono, visto che le fabbriche stanno chiudendo una dopo l’altra?

  • MarioG

    Magari creasse operai specializzati! Ci metterei tre firme. Il problema e’ che crea per lo piu’ personale inoccupabile. Come altri diceva poco piu’ sopra, e’ fra l’altro per lo meno insano imporre 13 l’obbligo scolastico per tutti. Sicuramente sarebbe insano in una societa’ piu’ funzionale della nostra. Nel nostro caso forse ha una ragion d’essere, ma come ente assistenziale, non della terza, ma della prima eta’, visto come girano le cose.  Ma almeno non confondiamo cio’ con le finalita’ di una scuola.
    Si sa, la logica in Italia e’ capovolta: non abbiamo gli educatori in funzione degli educandi, ma gli educandi in funzione delle logiche occupazionali degli educatori. Anche essi formano una casta, magari di straccioni, ma una casta.

  • Georgios

    La Costituzione e’ un patto tra i cittadini di un paese circa il loro vivere in comune per un certo periodo di tempo non meglio precisato.

    La Costituzione ha un carattere dinamico e quindi dipende dai rapporti di forza tra le varie correnti della società dette anche classi sociali. In questo senso la Costituzione italiana e’ effettivamente una delle più belle del mondo perché e’ stata scritta in un tempo quando le classi più povere avevano trovato un espressione di rappresentanza forte (leggere armata).

    Ma la Costituzione appunto perché di carattere dinamico non e’ eterna e, in un modo non sempre chiaramente esplicito, viene continuamente messa in discussione, c’è chi vuole limitarne le libertà garantite, renderla più autarchica e chi (le classi più deboli) vuole il contrario.

    Non basta denunciare a parole la violazione dei suoi articoli, bisogna difenderli coi fatti e cercare di estenderli e renderli più forti. E’ a ciò che servono le assemblee costituenti.

    Insomma si può giocare al calcio e sentirsi garantiti dalle regole del gioco, fino a quando non ti verrà detto che all’avversario non verrà mai fischiato un calcio di rigore contro. E’ allora che bisogna fare qualcosa con ogni mezzo disponibile. Diversamente la partita e’ persa.

  • MarioG

    La Costituzione italiana e’ stata scritta in uno stato a sovranita’ limitata. Punto. Detto questo e’ irrilevante stare a discutere se e’ la piu’ bella o un po’ meno brutta, se e’ stata seguita o e’ stata tradita.

  • Georgios

    Non correre troppo.

    Anche in Grecia era stata scritta in uno stato a sovranità limitata. Ma se vai a paragonare le due ti accorgi di confrontare un asino con un cavallo.

    Nella società non si può fare il discorso della donna poco o molto gravida che sempre gravida e’. Questi sono discorsi semplicistici per chi e’ allergico all’uso della testa.

  • tobiashome

    forse aveva ragione Montanelli: questa costituzione porta male i suoi anni da quando aveva 1 giorno,  era chiaro dall’inizio quali erano i suoi difetti denunciati da personaggi come Calamandrei o Paggi. Aveva due difetti: il primo era nella ripartizione dei lavori (600 membri eletti nella prima elezione per la costituente con lo spiegamento partitico che portò i suoi candidati, giuristi, che facevano capo ognuno alla propria ideologia 35% democristiani, 21%socialisti, 19% comunisti). questi 600 non potevano lavorare tutti insieme, quindi i lavori furono devoluti ad una commissione (dei 75) che si frazionarono in sottocommissioni, che lavoravano ognuno per conto proprio, non c’è stato un vero lavoro collettivo, anche Calamandrei disse: stiamo montando una macchina che pezzo per pezzo sarà anche ben fatta ma le cui giunture non coincidono con le giunture di altri pezzi. Non è stata fatta una sintesi perchè nessuno volle rinunciare al proprio elaborato. Il secondo motivo fu come i nostri costituenti partirono dal punto di vista opposto da cui sarebbero partiti i costituenti tedeschi. Il Nazismo fu il frutto dell’impotenza del potere esecutivo, la Germania rimase nel caos, nella babele dei partiti, non riuscivano a trovare maggioranze stabili e Hitler vinse. i nostri costituenti partirono dal presupposto contrario, il Fascismo che governava senza i partiti e senza controlli quindi noi dobbiamo esautorare completamente il potere esecutivo (instabilità politica, di breve durata, onnipotenza dei partiti) tutti i partiti avevano un potere di ricatto e il governo doveva per forza essere di coalizione.

  • Davide71

    Una cosa del tipo: "Lo Stato non può imporre una tassazione GLOBALE superiore al 50% (altro che liberismo!) dei redditi dei cittadini." oppure: "Lo Stato non può imporre un obbligo scolastico superiore agli 8 anni" oppure "Lo Stato non può impedire alla gente di curarsi come meglio crede." e potre i continuare

  • Hamelin

    La Costituzione Italiana è ottima , l’unico problema è che non viene rispettata .

    I Politici Italiani e il Presidente della Repubblica hanno usurpato il potere popolare e fatto stracci della costituzione stessa.

    La Repubblica è diventata fondamentalmente una dittatura degli organi dello Stato a danno della popolazione stessa .

    Quando la corruzione si infiltra nelle cariche massime di uno Stato , lo Stato è morto cosi’ come la libertà .

  • Primadellesabbie

    Per il discorso sulla scuola aspetto di leggere la seconda parte.

    Propongo questa lettura riguardo la Costituzione.
    Possiamo dire che la Costituzione serve a porre delle norme per limitare e regolamentare l’azione di chi esercita il potere all’interno di una struttura sociale sovrana?
    Ci sono Paesi, l’Inghilterra e la Francia, per non fare nomi, nei quali i limiti all’azione del potere sono stati conquistati ed imposti, in forza di ribellioni memorabili, dai soggetti stessi che ne godono e subiscono gli effetti.
    Se le vicende successive hanno annacquato le conquiste non ne hanno potuto modificare la qualità e la natura originaria.
    E, come ha detto recentemente qualcuno nel forum:"Il passato nessuno stato, nessuna istituzione se lo leva di torno".
    Da noi si é trattato di un lavoro intellettuale, orientato ad immaginare e costruire degli equilibri che avrebbero dovuto essere l’esito di un confronto naturale, che é stato interrotto dalla dittatura al suo primo apparire, e dagli interessi dei vincitori poi. 
    Lavoro intellettuale sicuramente di buon livello, nonostante sia stato mediato da tendenze politiche, in un clima da guerra civile, all’ombra incombente dei vincitori della guerra appena conclusa, vincitori dei quali avevamo per giunta assoluto bisogno per risollevarci dal disastro.
    Questa genesi avrebbe richiesto una scrupolosa cura nella realizzazione del dettato, cura che non c’é stata mai.
  • Ossimoro

    Art. 75.
    È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono  cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
    Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di in dulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
    Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
    La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
    La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

    ———————

    Immaginiamo una (lenta) deriva prevaricatrice (es. nomina parlamentari con liste bloccate, imposte dai partiti sempre più "unipersonali").
    Questo articolo impedisce che il popolo possa in modo legittimo ripristinare la situazione preesistente (se non migliorarla).
    – Non può imporre referendum propositivi;
    – Non può decidere di liberarsi di un giogo fiscale neanche se diviene eccessivo al punto da invalidare tutti i bei princìpi citati nel documento
    – Non può proporre l’abrogazione di trattati internazionali sottoscritti (anche se per firmarli non è stato interpellato)

    I requisiti del quorum nei referendum dovrebbero essere analoghi al quorum previsto per legiferare in Parlamento…

    insomma, già le limitazioni di questo articolo pongono in posizione di grande sudditanza il popolo… e in serio pericolo tutto il resto dell’impianto…

    se poi si aggiunge l’ultimo comma dell’art. 138 "Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti", tanto basta a comprendere che forse tutto il resto potrebbe essere stato un fumo negli occhi…

  • Tonguessy

    forse tutto il resto potrebbe essere stato un fumo negli occhi…


    La Costituzione fu intesa come una struttura ad albero: i primi articoli sono quelli principali, di carattere generale, mentre quelli successivi specificano i dettagli. Quindi l’intenzione era che l’art.1 (sulla sovranità popolare) fosse il più importante, e quello che citi fosse 75 volte meno importante.
    Quello che metti in rilievo è comunque vero ma….renditi conto che 60 anni fa l’Europa di oggi non esisteva, nè si poteva immaginare cosa sarebbe diventata. Credo che quella postilla fosse indirizzata ai comunisti: non potete indire referendum per allearvi all’URSS. Infatti siamo sempre stati, ope legis, alleati USA.
  • MarioG

    Grazie per le informazioni. Mi sembra che gli Svizzeri siano ben avanti a noi. Non so a che gradino siano nella scala delle costituzioni piu’ belle.

  • Simulacres

    "Una Repubblica fondata sul lavoro, quando la maggior parte di esso diventa precario, non è forse anch’essa una Repubblica precaria?" 


    In teoria non fa una piega ma l‘Italia è una Repubblica "democratica" (please;) – checome un presupposto per una vita degna di essere vissuta –  ha elevato il lavoro a essenza di esistenza immodificabile e lo impone nelle forme e nei limiti illimitati della Costituzione; pertanto "chi non lavora non mangia! perché a quelli che dovrebbero applicarla non frega un cazzo!"

  • leone_zingales

    La Nostra
     Costituzione attuale E’ IL TRATTATO DI
    LISBONA. Solo e solo a causa di ciò Oggi non abbiamo più diritti.

    La Nostra
    Carta Costituzionale Era  realmente la
    più bella del mondo. Una magnifica “fonte del diritto” creata per il benessere di
    un popolo che sapeva riconoscere e sapeva lottare contro il suo vero nemico.  Oggi siamo troppo pigri, troppo
    spaventati  e troppo ignoranti per
    accettare la realtà.  Solo quando
    impareremo a riconoscere il nostro vero nemico potremmo sperare di essere
    considerati nuovamente esseri umani con dei diritti da tutelare. Fino a quel
    giorno continueremo a vivere come animali sottomessi  nella povertà, schiacciati e maltrattati,
    osannando i nostri carnefici e denigrando il Nostro passato di libertà. E’
    triste vivere in questa realtà. E’ triste assistere alla morte di un popolo
    che, disperso nell’oblio, non ha neppure la capacità di riconoscere il proprio assassino.

    Ristabilire
    la Carta Costituzionale nella sua forma originale sarebbe la nostra unica
    ancora di salvezza, ma siamo troppo stupidi per capirlo. Buona fortuna a Tutti
    Noi, ne avremo veramente bisogno. 

  • alsalto
    la costituzione piu’ bella scritta col sangue!

    io ho realizzato un inginocchiatoio in stile barocco piemontese cesellato con le caccole del naso dei morti sotto le presse.

    la base d’asta parte da ottanta euro, chi dice di piu’?

  • Georgios

    Scusami ma devo contestare con forza una parte di una tua frase:

    "vincitori dei quali avevamo per giunta assoluto bisogno per risollevarci dal disastro"

    Questo tipo di argomentazione e’ stato sempre usato dai potenti di turno per minare alla base l’autostima di un popolo e aver gioco facile alla sua sottomissione. E’ stata usata anche in Grecia dopo la 2a GM nella quale il paese aveva ottenuto da solo la sua liberazione ed aveva tutti i presupposti per uno sviluppo economico forte. Ci sono documenti a provarlo non lo affermo semplicemente io. A tale scopo prima ci hanno portati alla guerra civile (anche in questa affermazione ci sono dei documenti a riprova) e poi hanno avuto gioco facile perché la nuova classe dirigente e i suoi pappagalli ripetevano la stessa canzonetta: "La Grecia e’ un paese povero e infelice ed ha bisogno di un protettore", canzonetta che d’altronde i servi e i pappagalli di professione ripetevano fin dai tempi dell’esistenza della Grecia come stato moderno (1821-1827).

    E poi questa tattica non l’hanno applicata solo in Grecia. Tutta l’Europa e’ stata legata mani e piedi dal famoso "aiuto" Marshall che si presentò come "European Recovery Program" ma si dimostrò come l’ennesimo prestito con il quale hanno finanziato i loro affari in Europa (guerra civile greca inclusa). E i figli dei servi di allora stanno nei governi europei oggi per completare l’opera. E a noi che dicono? La variante della stessa canzonetta: "Non c’è vita fuori dall’Europa".

    Per quel che riguarda l’Italia basta solo un nome per la demolizione della favola dei popoli impotenti e bisognosi: Enrico Mattei. 

  • thepatriot87

    All’Italia non servono… Servono solo ad essere esportati

  • thepatriot87

    Inoccupabile perchè l’operaio specializzato al contrario dell’Ingegnere , del Medico , de Professore (con la maiuscola) ha una formazione rigida ed infatti, come dici tu, la rigidità lo rende inoccupabile.

    Per esperienza , a cosa serve insegnare all’università di medicina Microbiologia se poi non si fa provare nulla in laboratorio? Tempo 10 gg e tutto è dimenticato invece che fissato dall’esperienza.

    La scuola cambia troppo lentamente rispetto alla realtà o cambia in peggio…

  • Georgios

    Io invece sono sicuro che l’Europa di oggi la preparavano già dall’immediato dopoguerra. E siccome il diavolo si nasconde nei dettagli sono convinto che il senso dell’articolo 75 non e’ sottomesso a quello dell’articolo 1 ma una sua ritrattazione nascosta.

    L’Europa poi era già stata divisa con l’URSS in modo molto chiaro prima della fine della guerra. Quindi l’impossibilità di abrogazione di trattati internazionali sottoscritti che Ossimoro mette bene e giustamente in evidenza non mirava a est. Insomma, mirava a Bruxelles.

    Se non altro ora sappiamo che cosa va cambiato per correggere in questo campo la Costituzione. Naturalmente previa Assemblea Costituente. Il che significa previa azione popolare. 

  • Georgios

    Mi permetto di affermare che ti capisco più di ogni altro in questa sede.

    Immagino avrai capito perché. Noi in Grecia viviamo già le conseguenze più estreme di un processo che voi avete intrapreso con un certo ritardo rispetto a noi.

    Questa e’ l’unica ragione. E’ per questo che cerco di avvisare e, in un certo senso, di "consigliare".

    La fortuna non c’entra. Bisogna capire la verità manifesta. L’ovvietà: ogni popolo ha il destino nelle proprie mani. L’unica cosa che gli impedisce di agire e’ la macchina della propaganda che cerca di convincerlo di essere incapace di agire. Che le rivoluzioni si fanno solo nei sogni. Che non sono dei normalissimi atti di obbiezione e di azione civile ma che sono degli incubi sanguinosi. Che la volontà popolare sono soltanto belle parole e che bisogna aspettare l’arrivo di un fantomatico salvatore.

    Sono sicuro di una cosa: l’ora della conferma della legge del ricambio storico arriverà anche stavolta. Quello di cui non sono sicuro e’ quanto ci verrà a costare. Non però in termini di azione popolare. Ma in termini di inattività individuale.

  • Primadellesabbie

    Non c’é bisogno di scuse e puoi contestare con tutta la forza che vuoi quel passaggio o altri. Però ti avverto che il gioco a chi diffida o detesta di più gli americani non mi attira e non serve a nessuno.

    A quel tempo di sospetti ce n’erano pochi e c’é voluto del tempo per venire a capo della faccenda Mattei, tanto per dirne una.
    Gli schieramenti non erano esattamente quelli di oggi, gli alleati avevano fornito le armi e legittimato la resistenza, i fascisti non sapevano con chi stare e non avevano abbastanza seguito per stare da soli.
    La dipendenza, vissuta con maggiore o minore eleganza, si toccava con mano perché non c’era da mangiare, per il pane e per il burro servivano le tessere e, negli oratori distribuivano i cubetti di marmellata che venivano da oltre Atlantico. Di tanto in tanto un’organizzazione assistenziale americana apriva dei centri in cui distribuivano coperte, piatti ed altre cose di prima necessità. Non immaginare ci andassero solo "i poveri", perché poveri erano tutti, meno pochi, almeno nel nord del Paese.
    De Gasperi era sceso dall’aereo sventolando un assegno frutto della rottura tra la DC e i comunisti (tutti i poliziotti comunisti furono licenziati dall’oggi al domani).
    Forse tu non ricordi la quantità di film in costume dell’antica Roma che imperversavano nelle sale in quegli anni (e la quantità di attori americani che infestavano stabilmente via Veneto). Bene, quelli erano fatti con i guadagni che le aziende americane che si erano installate in Italia dovevano reinvestire qui, e non potevano far uscire dal Paese.
    Adesso, é la mia volta di chiederti anticipatamente scusa: con me, se credi, puoi risparmiarti certe tirate o levate di scudi a buon mercato.
  • Georgios

    Il mio "scusa" era chiaramente retorico, una introduzione di quel che volevo dire, ma se a te dispiace o se lo consideri un preambolo per una levata di scudi ne posso benissimo e con piacere fare a meno.

    Mi sarei aspettato una risposta sulla frase citata che te la ricordo ancora era "vincitori dei quali avevamo per giunta assoluto bisogno per risollevarci dal disastro". Se per risposta intendi il racconto della miseria che c’era nei paesi europei di allora (film in costume e via Veneto a parte che non considererei degli esempi tipici di miseria, più di decadenza direi oltre che degli investimenti favolosi) allora benvenuto nella Grecia del dopoguerra.

    Una cifra su tutte: la percentuale alla fine della guerra dei morti rispetto alla popolazione del 1939 nel mio paese era di 11.2%. Il corrispondente numero per l’Italia era 1.03%. Immagino concorderai che anche il resto (distruzioni, fame, miseria etc) sia proporzionale. Stai tranquillo, le code della miseria gestite dall’UNRRA (leggi USA) le abbiamo conosciute molto bene anche qui.

    Eppure noi dell’assegno di De Gasperi con la conseguente divisione interna (intendo popolare non partitica) non avevamo proprio bisogno e potevamo benissimo farcela da soli (e per questo ci portarono alla guerra civile – ma questo e’ una storia molto lunga). E se noi sì, perché voi no?

    Qui non si tratta di fare a gara sul chi diffida o detesta di più o di meno gli americani. Si tratta di dimostrare o almeno di essere consapevoli del valore, della dignità e delle capacità di un popolo e ciò non per ragioni di sciovinismo nazionalista ma per oggettiva necessità storica dati i tempi che corrono.

    La faccenda Mattei non l’ho citata per denunciare i cattivi americani (chi fa le tirate a buon mercato?) ma per dare un esempio tangibile delle potenzialità economiche italiane nel primo dopoguerra opposte al servilismo verso il grande fratello alleato che ci comprava per due soldi indebitandoci nel frattempo.

    Senza scuse.

  • Quantum

    La scuola attuale è stata pensata in epoca illuminista e preindustriale, esattamente per creare ingranaggi del sistema produttivo.

    Nell’era dell’automazione di specializzati ne servono sempre meno.
    Anzi ora più che mai ci vogliono individui generalisti che sappiano fare più cose e anche convertirsi velocemente a nuovi lavori.
    Il problema è che va rivista totalmente l’istruzione.
    Ed a parte i nuovi paradigmi educativi dell’esperto di educazione inglese Sir Ken Robinson, io non ho visto nessuna proposta concreta per modificare la scuola come è concepita oggi.
  • Quantum

    La costituzione italiana non ha nulla di ottimo, perché fonda la repubblica sul lavoro.

    Fondarla sul lavoro è un concetto voluto dai padri fondatori massoni. Che erano anche i padroni, i "feudatari", perché è col lavoro che si crea il sur-plus prelevato dai padroni che costruiscono le loro ricchezze ed il loro potere.
    Nessuna costituzione al mondo si basa sul lavoro, o cita il lavoro come mezzo di emancipazione o libertà o felicità.
    Le altre costituzioni si basano sulla felicità, l’uguaglianza e la dignità dell’individuo.
    In un’epoca in cui la meccanizzazione sta togliendo lavoro, che senso ha avere una costituzione che lo esalta?
  • Primadellesabbie

    Georgios, gioca da solo, qui non c’é trippa per gatti.

  • Quantum

    Sai quanto è strano che Euro ed Europa furono teorizzati e presentati alle oligarchie europee già nell’immediato dopoguerra dall’economista filo-nazista François Perroux?

    Cito Paolo Barnard:
    "L’Euro fu pensato nel 1943 dal francese Francois Perroux con il dichiarato intento di "Togliere agli Stati la loro ragion d’essere". La moneta unica è infatti un progetto franco-germanico da quasi mezzo secolo (Attali, Delors, Issing, Weigel et al.), col fine di congelare le svalutazioni competitive d’Italia e Spagna, e col fine di deprimere i redditi del sud Europa per delocalizzare in esso manodopera industriale per l’esclusivo vantaggio del Neomercantilismo franco-tedesco."
  • thepatriot87

    Non proprio… Oggi servono sia operai ultraspecializzati (ingegneri , medici , etc ) che sappiano fare solo cose specifiche e manovalanza.

    Tutta la zona in mezzo va via via scomparendo a causa dei macchinari sempre più user friendly creati anche grazie ai  primi.

    Come fai a dire che non servono operai ultraspecializzati se ora esistono ad esempio chirurghi che sanno operare solo particolari parti del corpo oppure ingegneri che si occupano dello studio di un tipo di materiale per tutta la vita?

  • Georgios

    Almeno ho imparato un modo di dire che non conoscevo (o almeno credo di averlo imparato).

    Non c’è trippa per gatti.

  • Georgios

    Anche se il nome di questo Perroux mi dice qualcosa non riesco a ricordare cosa esattamente.

    Quello che so di certo (lo scrive wikipedia peraltro) e’ che la UE trae le sue origini dalla CECA (ECSC in inglese), l’unione europea del carbone e dell’acciaio, fondata nel 1951, cioè poco dopo la fine della guerra:

    "La CECA e’ stata la prima organizzazione internazionale basata sui principi del sovranazionalismo e ha aperto la strada alla fondazione dell’Unione Europea".

    Nello stesso sito c’è una formidabile ragnatela di istituzioni di vari tipi che man mano e col passare degli anni vengono integrate nel mostro odierno.

    http://en.wikipedia.org/wiki/European_Coal_and_Steel_Community#Timeline_of_treaties

    Si vede che cominciarono col carbone e finirono con le persone.

  • Tonguessy

    La legge di Pareto è abbastanza chiara: serve il 20% di manodopera per fare l’80% della produzione. In agricoltura si è arrivati al 2%. La domanda è: cosa ne facciamo della montagna di tempo residuo? Mentre nei paesi dell’ex blocco orientale quel tempo serviva per svago, cultura e socialità, nel capitalismo postmoderno serve solo per generare disoccupazione e dumping salariale,

    L’istruzione va vista in questo contesto: o è un bonus che permette all’individuo di emanciparsi (evoluzione "spirituale") oppure diventa un modo per assumere magazzinieri e cassiere laureate (talenti sprecati).
    Insomma l’istruzione è una funzione sociale, e dato che chi dirige la società capitalista ha oggi pochi interessi nell’offrire evoluzioni individuali e di classe di qualsivoglia tipo, resta solo la prospettiva di talenti sprecati. O esportati a spese nostre (noi li istruiamo, loro ne beneficiano)
  • Rosanna

    Carissimi amici del blog, nei vostri commenti avete messo l’accento soprattutto sulla Costituzione, ma l’articolo trattava invece della nascita della scuola pubblica, nell’immediato dopoguerra, aperta a tutti i ceti sociali, anche ai meno abbienti, proprio perché c’era bisogno di dare vita ad una nuova Italia,

    uscita sì vinta dalla guerra, ma pure dotata di una classe dirigente politica, capace di difendere la sovranità, pur limitata che fosse, che però ha permesso agli italiani di trovare il benessere economico
    per diversi decenni, e ai loro figli di frequentare una scuola pubblica, gratuita, di altissima qualità, dove vigevano principi di valore, quali la gratuità, la libertà di insegnamento e la libertà di scelta.

    Una scuola che verrà purtroppo prossimamente demolita dalla volontà neoliberista postmoderna, che ha il preciso progetto di liberalizzare il welfare state e dunque anche la scuola pubblica, che è stata un gioiello invidiabile, e che ricorderemo con nostalgia.

  • Ossimoro

    "Il mio vecchio maestro […] ricordava spesso che il nostro Paese non ha avuto né la Magna Charta nė la rivoluzione francese, per cui l’unico vero criterio interpretativo del diritto costituzionale è avere la maggioranza o non averla."

    In sostanza la forza.
    "[…] se domattina la maggioranza delle forze politiche e di quelli che lei chiama poteri invisibili del Paese decidessero che, in base alla Costituzione, l’Italia è una monarchia anziché una repubblica, buona parte dei più raffinati giuristi su piazza avallerebbe senza remore la tesi e quella diverrebbe la corretta interpretazione della lettera costituzionale".

    Da "Fotti il potere" di Francesco Cossiga, ed. Aliberti, pagg 79-80

    E aggiungo che occorre vigilare sulla sventolata necessità delle riforme che accrescono il premio di maggioranza per garantire la governabilità. I governi instabili sono una caratteristica della democrazia. governi stabili lo sono invece di regimi totalitari. 
    Un premio di maggioranza eccessivo che facilitasse il raggiungimento dei 2/3 di consenso, grazie all’ultimo c. Dell’art.138 consegnerebbe per sempre la ns democrazia nelle mani di forze che potrebbero legalmente stravolgerla definitivamente, eliminandola. 
  • Georgios

    E’ vero Rosanna ma a parte il fatto che l’argomento sulla scuola non e’ ancora chiuso, per cui aspettiamo il 2o articolo, c’è qualcosa che bisogna notare:

    Se il "popolo" si occupa molto della Costituzione vuol dire che questo argomento lo considera molto importante. Per cui, e siccome il popolo (come il cliente) ha sempre ragione, non si può far altro che tenerne conto.

    Magari il prossimo articolo lo dedicate interamente alla Costituzione?

  • Ossimoro

    Non solo il Trattato di Lisbona prevale sulla ns. Carta costituzionale (in barba al ns art. 11), ma la modifica fatta ad hoc dell’art 283 c.p. Lascia la ns. carta completamente vulnerabile.

    L’art 283 c.p. Attentato contro la Costituzione dello Stato prima del 2006 recitava: Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato , o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.".

    Nel 2006 (prima della firma del trattato di lisbona) ė diventato così:
    Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di Governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni. 

    Quindi in assenza di violenza si può fare qualunque "attentato" alla nostra costituzione.
    E la violenza non ė presumibile… Per esistere deve manifestarsi… Quindi pensiamo davvero che sia possibile affibbiare ben 5 anni di reclusione a chi faccia un colpo di Stato… Ma solo DOPO che lo abbia fatto? E se gli riesce? 
    Art.11 Cost. l’Italia [..]consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;[…]
    Evidentemente non partecipare al mercato comune è stato ritenuto pericoloso per la pace (sic!), dal momento che non abbiamo limitato, ma ceduto parte della ns sovranità… Peraltro non in condizioni di parità! Anche nel SEBC abbiamo un "peso" diverso da Francia e Germania e UK.
    Come abbiamo potuto consentire ciò? Troppe partite di calcio in TV?
  • Primadellesabbie

    Va bene, aspetto la seconda parte ma una cosa la metto.

    Gli animi erano ancora tesi, molte famiglie, offese, portavano ferite difficili da rimarginare.
    In queste condizioni gli insegnanti, si può dire tutti gli insegnanti, hanno avuto la capacità di guardarsi scrupolosamente dal manifestare le proprie idee politiche. Il comportamento personale, a ben osservare, poteva tradire il modo di pensare, ma l’attenzione a non suscitare tensioni era massima.
    Non so se ci fossero indicazioni al proposito, non ne sono a conoscenza.
    La scuola era gratuita ma i poveri, e ogni classe ne ospitava, erano ben distinti, andavano alla refezione e ricevevano calzature che non descrivo.
    Allora non si usava commentare l’attualità a scuola, e si cercava di trasmettere una immagine edificante del Paese…poi abbiamo scoperto il Gronchi rosa.
    La gente rifletteva dentro di sé e cercava di dimenticare e aveva bisogno di tempo, di molto tempo.
    Ripensandoci, credo ci fosse una forte volontà di rinascere che investiva tutti, di lasciar rinascere e di salvare ciò che era rimasto, e c’era la coscienza che fosse indispensabile mettere da parte le divisioni, per quanto possibile, per non compromettere questa possibilità.
  • ottavino

    Basta progressismoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!

    Basta progressistiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.
    NON SAPETE LEGGERE LA REALTA’
    Non c’è bisogno di dare la scuola a tutti! Non è vero che hai realizzato l’egualitarismo!!
    I VOSTRI SCOPI, FINI, METE, OBIETTIVI SONO SBAGLIATI!!!! ECCO PERCHE’ NON SI REALIZZANO!!! E SE SI REALIZZANO COMBINANO PIU’ CASINO DI QUELLO CHE C’ERA!!
    LEGGI L’ARTICOLO DI FINI CHE E’ APPARSO OGGI SULLA DEMOCRAZIA E IMPARA QUALCOSA!!!
  • Rosanna

    Carissimo ottavino,

    forse non hai letto bene il titolo, che promette una seconda parte, quindi l’argomento non è esaurito;

    che progressismo del cavolo, sei tu che non hai capito, scusa, non hai capito che parliamo di MODERNITA’, cui seguirà una disamina sulla dimensione della POSTMODERNITA’, quella condizione che stiamo vivendo oggi, in tempo reale, qui e ora, quindi nessun tipo di progressismo, anzi il contrario …

    Quanto a Fini, lui ha ragione quando dice che la democrazia rappresentativa è finita, ma questo non cambia nulla, non farà crollare il sistema, che prosegue per la sua strada vivo e vegeto, blindato su macchine che scaricano i Renzi di turno dalle porte retrostanti, difeso dalla  Eurogendfor, alimentato dai ghostwriter, rinforzato dai massmedia,

    negli Usa per esempio vota in genere il 40% della popolazione, ebbene, è cambiato qualcosa? è saltato il sistema? la popolazione si è ribellata? per niente … anzi …

    non si possono poi fare confronti tra le elezioni regionali e quelle europee, sono due cose totalmente diverse, due fedeltà differenti, scenari inconsueti. Non è vero che Salvini ha perso le regionali, ma non le ha nemmeno vinte in maniera spettacolare, come vuol far credere.

    Ti riporto altri dati da chi sa fare bene i conti:


    PD: 16,5 %
    Lega: 7,5 %
    M5S: 5,5 %

    FI+FDI+NcD: meno del 6

    Queste sono le percentuali reali del voto in Emilia-Romagna. Se
    ad esse si aggiungono i risultati raggiunti da liste minori, si arriva
    al 38% di aventi diritto al voto. Alle scorse regionali, nel 2010, il
    dato era stato del 68%. Alle politiche di un anno e mezzo fa del 82%.

    Le ragioni di quanto avvenuto sono molto, molto più profonde. Ed hanno a
    che fare con la trasformazione del regime politico in cui viviamo. Regime che , bada bene non ha nessuna intenzione di crollare, così come gli italiani non hanno per il momento nessuna intenzione di fare una rivoluzione.

    Quindi non è avvenuto il collasso della classe politica, ma la sua più spettacolare vittoria, l’affermazione di un REGIME AUTORITARIO, in cui una MINORANZA BLINDATA governa su di una MAGGIORANZA  di cittadini ormai disillusi, che però non sanno che pesci pigliare, e dunque continuano a subire senza capire quello che sta accadendo.

    Questa è purtroppo la realtà, c’è poco da stare allegri …

    http://il-main-stream.blogspot.it/2014/11/la-caporetto-del-ceto-politico.html

  • ottavino

    Va bé allora aspetto la seconda parte 🙂

  • Ossimoro

    Aspettando la II parte… Riflessioni "spot"

    La scuola dell’obbligo è stata una conquista in senso assoluto? Dipende.
    La scuola è uno strumento e in quanto tale, per capire se sia un bene o un male, occorre vedere l’uso che se ne fa. E’ fuor di dubbio che le menti dei bambini siano più plasmabili degli adulti.

    Dagli anni ’50 velocemente la società è mutata; le madri sono divenute lavoratrici ed i bambini in un certo senso sono stati sottratti all’educazione familiare, per avviarli ad una educazione di massa… per certi versi standardizzante.

    Ho notato che negli anni ’90, molti adulti sostenevano che i diplomati dell’epoca fossero "asini"se posti a confronto di chi aveva conseguito la licenza media negli anni ’60.
    Attualmente molti adulti sostengono che i laureati di oggi siano "asini" rispetto ai diplomati degli anni ’80.

    La scuola cambia… si evolve o involve?
    Assistiamo a genitore 1 e genitore 2 sui libretti…
    all’annullamento della festa del papà in un asilo perché un bimbo ha solo due mamme (genitori gay)..
    all’arresto di genitori perché la bimba si rifiuta di partecipare alle lezioni di educazione sessuale di una scuola elementare…

    http://www.tio.ch/News/Svizzera/Politica/1007279/Bocciata-l-iniziativa-contro-l-educazione-sessuale-nelle-scuole-elementari

  • Tonguessy

    L’istruzione (e questo è il nocciolo dell’articolo) dipende da fattori esterni. Un’istruzione dura di un certo tipo viene richiesta da situazioni dure maturate in un certo contesto. Cambiando contesto cambia la necessità, anche se ci sono strascichi di vario tipo come, appunto, la memoria di studi passati. O il rimpianto di antiche possibilità lavorative, una volta conseguito il titolo.
    Insomma l’istruzione è la punta dell’iceberg, ed un ricercatore "onesto" ficca la sua testa sott’acqua per capire cosa ci sia sotto. Ho l’impressione che sotto ci sia solo un uso strumentale degli Stati da parte del capitale, e l’istruzione non possa che seguire le regole dettate a tavolino. Magari a Bruxelles.

  • Ossimoro

    Impressione condivisa.

    "La popolazione ottima" disse ancora Mustafà Mond "è modellata come un iceberg; otto noni al di sotto della linea d’acqua, un nono sopra".
    "E sono felici sotto la linea d’acqua?"
    "Più felici che sopra[…]"
    "Nonostante il lavoro ingrato?"
    "Ingrato? Essi non lo trovano tale. Al contrario, lo amano. E’ leggero, è infantilmente semplice. Niente sforzo della mente e dei muscoli. Sette ore e mezzo di lavoro leggero e non estenuante, e poi la razione di soma e le copulazioni senza restrizione e il cinema odoroso. Che cosa potrebbero chiedere di più?
    "

    da Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley.