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ISRAELE: SARA' POSSIBILE ESPRIMERE ALMENO OPINIONI ?

DI ALESSIO MANNINO

ilribelle.com

Tocca pure difendere Piergiorgio Odifreddi. Il matematico torinese è uno di quei razionalisti atei fermi più o meno alle posizioni del positivismo ottocentesco: la scienza unica via di vera conoscenza (tu chiamalo, se vuoi, scientismo), il principio di causa-effetto assolutizzato, l’anti-religiosità come paradigma, un certo stucchevole tono da Voltaire per meno abbienti. Insomma, non esattamente il tipo con cui parleremmo volentieri di quel giocondo e orribile mistero che è la vita: troppe noiose certezze, troppa insensibilità numerica per l’Ineffabile.

Ma per come l’hanno recentemente trattato in occasione della sua candidatura a presidente di giuria del premio Campiello, ci siederemmo stravolentieri accanto a lui. L’improvvido Odifreddi pensava di poter conquistare il posto in base ai suoi meriti di scienziato, visto che prima di lui altri del ramo ce l’avevano fatta (Carlo Rubbia, Renato Dulbecco, Margherita Hack e Umberto Veronesi). E invece non aveva fatto i conti con Riccardo Calimani, capo della comunità ebraica in laguna. A quanto se ne sa, questi non gradirebbe affatto l’Odifreddi polemista che in passato mostrò dubbi sulla ricostruzione storica dell’Olocausto, per non dire delle sue ripetute critiche alla politica israeliana contro i Palestinesi. Di qui il veto, a questo punto puramente politico.

Ammesso e non concesso che sia così importante presiedere il tal consesso (pare di sì per Odifreddi, che a occhio un bel po’ narciso dev’esserlo), è semplicemente inqualificabile che un uomo di cultura, discutibile finché si vuole ma di cultura, debba vedersi respinto per l’accusa parziale di essere un “negazionista”. Prima di tutto, perché a leggere quanto scrisse due anni fa (qui), non si trova una riga in cui è sostenuta l’inesistenza dello sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti, ma semmai l’interrogativo (che è cosa diversa dall’affermativo) su cosa e quanto ci sia di vero. Da un illuminista sfegatato come Odifreddi, il minimo che ci si possa aspettare è che ponga il Dubbio anche su quanto zucchero mettere nel caffè. Figuriamoci su questioni di portata storica. Avrebbe potuto essere meno ostinatamente maniacale in questo suo dubbismoradicale? Forse sì. Resta che il negazionismo addebitatogli è falso. Con buona pace dell’altro membro della giuria schieratoglisi contro, un deludente Philippe Daverio (così deludente da averlo accusato anche di essere un «rozzo ateo»: potrà rappresentare un limite ma non risulta che sia una colpa, l’essere atei, neanche se rozzamente, cosa anche questa non vera se l’ex papa Benedetto XVI, finissimo intellettuale, ha scritto pure un libro con il matematico miscredente, “Caro papa teologo, caro matematico ateo”, Mondadori).

Oppure, il sospetto è che abbia pesato di più il suo convinto anti-israelismo. E allora siamo alle solite: chi mette in discussione Israele per quel che ha fatto e quel che fa, viene marchiato a fuoco come persona indegna, un antisemita sotto mentite spoglie, praticamente un cripto-nazi da cacciare come un lebbroso. Che gli déi mi perdonino, ma per questa volta je suis Odifreddi.

Alessio Mannino

Fonte: www.ilribelle.com

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9.02.2015

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Un nazione che non esiste come fa a unire un popolo che si riconduce solo a un identità nominale e sommaria "gli ebrei", dispersi nei quattro angoli della terra?
    Un popolo ha un identità storia, territoriale e culturale (in gran parte orale e tramandata da generazione in generazione). Chiaro che un "popolo", non può esistere come identità disperso e mescolato tra altri popoli e poi ritrovarsi a condividere al suo interno esperienza di territorio, cultura, storia, solo perchè si riconosce sotto un unico cappello nominale, tipo una discendenza matrilineare con "antiche radici uniche". Anche io sono allora ebreo, cosacco, cipriota e forse pure keniota, se scavo nel mio DNA.

    Un popolo prima di tutto deve percepirsi tale, ma come già osservato nell’unificazione delle Germania nell’epica ricerca dei fratelli Grimm, non serve che ci sia un popolo, basta inventarselo e dopo un po’ gli abitanti di un territorio possono percepirsi sotto un ombrello più ampio di identità che parte da un nome: l’identità germanica. Che è come dire "il pirla vestito da prete" o "l’arlecchino servo di infiniti padroni", tutti uguali, tutti grigi e tutti idioti.

    Ci vuole in buona sostanza una propulsione emotiva ad essere parte di qualcosa di più grande del proprio singolo egoismo pirata, di cui non solo gli ebrei, ma tutti gli uomini soli nel mondo sono da sempre eccelsi protagonisti nonché cavalieri sommi di idee. Si vedano a proposito i pomposi "capitani di industria" del glorioso inizio ‘900.
    Ma se voglio fare qualcosina di più di una industria dello sfruttamento, come faccio a riunire un identità collettiva che non c’è mai stata? Beh, partendo da una retorica pubblicitaria, nel senso propriamente propagandistico del termine, di "relazioni pubbliche" volte a manipolare la coscienza dei dispersi e dei loro oppositori. Perchè l’identità noi non l’abbiamo dentro, ce la danno gli altri (principalmente).
    Ma non basta, ho bisogno di altro, ho bisogno di una propulsione emotiva forte, perché per sradicare una piantina di menta ci metto un secondo, ma per sradicare una quercia, senza ucciderla per giunta, potrei metterci mesi e comunque ho bisogno di una forza in proporzione ben diversa.

    Allora basta che quella identità possa sentirsi come tale in funzione dell’odio che gli altri nutrono per la sua supposta identità. Lo posso fare perché la retorica ha già forzato il riassumersi dentro un etichetta "ebreo" quella di "perseguitato politico storico" dimostrandolo empiricamente con la shoah.
    Non c’è dialogo con una tale esigenza politica e storica di qualcuno che cerca alleanze con più o meno realistici popoli e utopie, c’è solo la demenza del raglio nel volersi confrontare con il ragionamento razionale, rispetto a qualcosa che è eminentemente ragionato per altre vie e che non può che reagire con veemenza e con brutale repressione, dato che difende la propria identità territoriale, storica e sociale fondante.

    Ci sarebbe da obbiettare che forse un tale popolo non ha radici desiderabili per nessuno, nemmeno per chi le pratica. Ma chi le pratica non può esistere dentro un territorio (mentale) di senso compiuto che non sia quello del "timore di come mi giudicano gli altri in funzione del mio essere ebreo".
    Quindi non si può che pregare per questi fratelli umani, perchè ritrovino il senno e un altro senso di identità, giustamente desiderata, un po’ meno bellicosa ed esplosiva.

  • Tetris1917

    con una premessa del genere: "Tocca pure difendere Piergiorgio Odifreddi. Il matematico torinese è uno
    di quei razionalisti atei fermi più o meno alle posizioni del
    positivismo ottocentesco: la scienza unica via di vera conoscenza (tu
    chiamalo, se vuoi, scientismo), il principio di causa-effetto
    assolutizzato, l’anti-religiosità come paradigma, un certo stucchevole
    tono da Voltaire per meno abbienti. Insomma, non esattamente il tipo con
    cui parleremmo volentieri di quel giocondo e orribile mistero che è la
    vita: troppe noiose certezze, troppa insensibilità numerica per
    l’Ineffabile."

    Qualsiasi considerazione successiva viene meno. Forse è più contemporaneo per Mannino il neoconservatorismo piccolo borghese con i riti pagani dell’oggi, ossia la santificazione assoluta della merce. Dove trovare l’"umano" oggi è diventato un bel dilemma; fugurarsi poi di pretendere un pensiero da XXI secolo in grado di superare "l’ottocento" dileggiato da Mannino, e in grado veramente di interpretare con una nuova dialettica i fatti contemporanei; pazzia assoluta. Tristemente ci rimane, la religione (guerre), il denaro (guerre), l’oggetto (sfruttamento), l’ipad (il monadismo)…

  • adriano_53

    che male ci sarebbe a difendere Odifreddi da un attacco di un farlocco sionista?

    Il problema è che hanno costruito ( una situazione tale per cui qualsiasi imbecille si trasforma da imbecille locale in un imbecille globale: vedi quel che è successo nelle terre della regina al musicista GILAD ATZMON.
    Pure il vecchio Shakespeare in America ha i suoi problemi, per via di Shylock.

    Comunque,  attribuire ad Odifreddi "un certo stucchevole tono da Voltaire per meno abbienti", m’induce ad accomunare il redattore all’affermazionista lagunare.

  • oriundo2006

    E’ un po’ fuori tema, ma ricordo quanto emerso adesso proposito degli ‘ultimi’ Quaderni di Heidegger circa le sue affermazioni sulla Shoà come autoannichilimento degli ebrei in vista dell’adempimento del ritorno alla ‘terra promessa’ dopo l’esilio millenario. Tutte queste affermazioni possono essere contestate sotto tanti aspetti, politico, filosofico, fattuale ecc., eccome, ma appunto nella sede di un dibattito in cui la parola, il ragionamento abbiano la loro parte e non l’accusa senza possibilità di difesa o di semplice contraddittorio. Israele si ritiene al di sopra della Legge tanto da poter giudicare ed emettere il suo inappellabile verdetto ‘a prescindere’. Quale è la vera base di tutto ciò ? I suoi poteri esoterici ed il suo disprezzo conclamato verso l’intero genere umano. Ma forse, e qui il caso-Grecia soccorre come esempio a chi ha avuto studi filosofici, è semplicemente il riflesso dell’odio verso la parola e la discussione ragionata, verso il pensiero logico e la discussione dei suoi fondamenti: percorrerli sino in fondo demolirebbe i fondamenti che stanno alla base della pretesa ‘superiorità’ dei pretesi ‘semiti’.  Annichilire la Grecia significa anche negare l’origine del pensiero nella sua facoltà critica e di accertamento della Verità. Che proprio per questo la Verità NON sia presente nell’albero sefirotico ?

  • cardisem

    Un "diritto costituzionale” come la "libertà di pensiero” e di sua "manifestazione” lo si difende sempre e comunque, a prescindere da Odifreddi che non è l’ultimo cazzone…

    Ma lo si difende invece a incominciare dall’ultimo dei cazzoni, qualunque cosa abbia detto e senza assumere un tono di sufficienza su ciò che può aver detto: se proprio si vuol discutere sul “merito” lo si potrà fare SOLO DOPO CHE siano state garantite tutte le condizioni di libertà.

    In altri termini: un diritto fondamentale e costituzionale (vita, sicurezza, pensiero, dignità, eguaglianza…) lo si difende SOPRATTUTTO nella sua situazione marginale (il più povero, il più stupido, il più ignorante, il più sprovveduto, il più indifeso…), altrimenti quel diritto è perso per ognuno di noi…

    Se si ha il diritto di stare sicuri dentro la propria casa (o di aprire bocca e di dire cose che per giunta non riguarda l’onorabilità della moglie del vicino, ma giudizi sulla prima o sulla seconda guerra mondiale, o perfino sulle guerre puniche e su Annibale…), questo diritto non lo si garantisce a seconda della qualità della persona (è parente di…, appartiene alla Tal Primaria Comunità…), ma a… Chiunque…. al Signor Nessuno…

    Trovo altamente IPOCRITA la posizione di quegli storici che hanno prima insultato e offeso in tutti i modi i cosiddetti "negazionisti”, per concludere che la limitazione della libertà di pensiero e di ricerca in materia storica non conveniva manco a loro, che in questo modo ipso facto diventavano TUTTI dei prezzolati di regime…

    Incredibile, ma queste Sublimi Intelligenze di Regime non si rendevano conto che se l’articolo della costituzione sulla libertà di pensiero è scritto al numero 21, ancora prima al numero 3 vi è scritto quello ancora più fondamentale e prioritario dell’eguaglianza, della non discriminazione, della pari dignità per le opinioni espresse (altra cosa la loro validità scientifica… ma la “dignità” attiene alla persona, non a ciò che dice…: per mille anni sarebbe stato considerato folle chi avesse sostenuto che la Terra gira attorno al Sole…).

    Insomma, trovo ipocrita prendere prima le distanze e poi fare le difese…
    Ipocrita! Prima difendi la persona, soccorrilo, dagli da mangiare, curale, riportalo in vita… e POI, ma POI, dissenti da lui su quel che ti pare…

    In realtà, tutta la questione si colloca su un piano più ampio:

    Nel 1945 non bastava aver debellato i belligeranti Italia, Germania…, ma bisognava per tutte le generazioni a venire svuotare le loro teste, per impedire loro qualsiasi velleità di riarmo, anche spirituale…

    Avrebbero dovuto sentirsi in colpa per almeno un paio di millenni… In pratica, il meccanismo con cui si fonda una nuova religione… Si pensi ai tre monoteismi: giudaismo, cristianesimo, islamismo… La loro influenza si proietta nei millenni…

    Nel 1945 si è pensato di istituire una nuova religione: la religio holocaustica!
    E si sa che le religioni non ammettono dubbi, critiche, irriverenze…

    La “storia” qui non c’entra proprio nulla…
    Si tratta della fondazione di una nuova religione: ne hanno i mezzi (esercito, finanza, media, scuole, università…) e pensano di poterci riuscire: guai a chi si ribella, alza la testa, mantiene la schiena dritta…

    Non Odifreddi, non Pallavidini, non Provincia estrema…, ma se ognuno di noi non ha il coraggio di dire forte e chiaro, siamo tutti fottuti, ma attenzione, non si deve dire:

    Odifreddi sei un cretino, ma ti difendo perché io sono un Liberale, uno Figo…
    Se si incomincia così, in realtà si è condannata quella persona che si dice di voler difendere: gli si toglie con una mano quell’aiuto che gli si dà con l’altra…

    Non so se sono riuscito ad esser chiaro…

  • PinoRossi

    Perchè contestare l’incipit dell’articolo? Qualche ateo si sente pizzicato sul vivo? E’ una visione personale, evidentemente l’autore considera il fondamentalismo ateo come qualcosa a lui repellente. Ok. Non fermatevi lì. Fate uno sforzo…. oooohhhhhh… dai…. anche i non atei convinti forse hanno qualcosa da dire…

  • MatteoV

    Quella ebraica è una lobby fortissima capace di stroncare la carriera ai migliori intellettuali. Se osi mettere in discussione la politica di Israele (dicesi GENOCIDIO) allora sei marchiato a vita per l’establishment mediatico. Quell’ebreo sionista di Daverio è solo un esempio, si possono offendere i paesi musulmani, cristiani, induisti, atei… ma Israele non si tocca.

  • cardisem

    Se a me che ti riferisci, io non contesto nessun incipit e poco, assai poco mi appassiona la questione dell’«ateismo», che per quel che mi riguarda considero superata…

    Io ho cercato di porre una questione diversa e forse sono prolisso nel farlo, per cui schematizzo di nuovo in questo modo:

    Se pensi di dover difendere qualcuno, per giunta difendendo anche un eguale diritto di tutti, lo fa e basta: senza se e senza ma, senza condizioni di nessun genere…

    Una volta che la difesa si sia mostrata efficace e il diritto violato sia stato reintegrato, allora ti vedi a quattr’occhi o anche in pubblico con la persona che si doveva difendere e magari ci fai pure a botte (metaforicamente) per le questioni su cui dissenti…

    Ma incominciare con il dire: è vero che sei un lavativo, tuttavia spendo qualche parola in tua difesa perché perché…

    Questo non mi sembra una bella difesa e nessuno si augura questo genere di avvocati.

    Non so se così sono riuscito ad esser più chiaro…

  • edoro

    " Non sono altro che cortigiani servili. Solo sconfiggendo un potente avversario si può dimostrare il proprio valore. Quando un governante malvagio, per distruggere la vera Legge, si allea con preti eretici e bandisce un uomo saggio, chi ha un cuore di leone otterrà sicuramente la Buddità"
    Così scriveva Nichiren, un monaco buddista nel Giappone di 800 anni fa, per descrivere il rovesciamento di valori e la stupidità del potere che lo aveva esiliato.

    Piergiorgio Odifreddi difendendo la logica difende l’umanità, un grande insomma.
    Mi ricorda il Lars Von Trier che era riuscito a farsi cacciare dal festival di Cannes facendo emergere l’intolleranza delle merde sioniste e dei loro zerbini.

  • tamerlano

    Sei stato chiarissimo e, per quello che vale, condivido.

  • cardisem

    Attenzione!
    Oggi 10 febbraio 2014. alle 16.30, va in discussione al Senato la Legge per introdurre il "reato" di «negazionismo»….