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ISRAELE CAMBIA CAMMELLO

DI PIERO LA PORTA

pierolaporta.it

Israele, dopo i missili dell’estate, fronteggia coltelli e asce dei palestinesi. #israelelasciaobama

Che cosa non si fa per tirare su il greggio precipitato a 75 dollari al barile. Israele sembra aver usurpato suo malgrado il ruolo a Golia. I palestinesi invece paiono Davide e sarebbero contenti di lasciare agli ebrei persino la maschera di Sansone.
Sembra così, ma Israele può contare su un fatto incontrovertibile: in questo inizio di secolo le fratture nel mondo mussulmano sono acuite, non abbastanza tuttavia da tranquillizzare il governo di Gerusalemme, tanto più perché sono gli Usa e la Gran Bretagna a controllare i giochi delle alleanze, delle “primavere” e delle azioni/reazioni a favore o contro le magmatiche formazioni che si spartiscono o contendono la scena dalla Libia all’Iraq.

Chi cerca spiegazioni nell’attentato di oggi alla sinagoga sulla via Agasi, nel sobborgo di Har Nof, osservi il diagramma del prezzo del greggio. Da quando è andato sotto gli 80 USD, il Dipartimento di Stato tradisce nervosismo.

«Benjamin Netanyahu è un chickenshit», merda di gallina, codardo. L’insulto è partito da un anonimo funzionario della Casa Bianca, trapelato non casualmente, per di più sbeffeggiando Israele sul nucleare iraniano “che non può più essere contrastato da Netanyahu”. Dimenticava, quel funzionario, che contro le centrifughe iraniane Obama ha fatto solo chiacchiere, se non peggio. Se Israele avesse attaccato l’Iran il greggio oggi sarebbe a 200USD al barile, mentre oggi costa 76 USD e la previsione a un anno in questo momento è 86 USD.

Per di più Israele s’è tenuto distinto e distante dalle primavere mussulmane, mandando di traverso i brindisi di chi si augurava di coinvolgere i soldati ebrei, per tirare al rialzo il greggio. Peggio ancora, Netanyahu s’è avvicinato a Vladimir Putin, il canchero che fa venire l’orticaria allo staff di Obama, il quale è convinto, e non ha torto, che le sue sfortune elettorali abbiano il certificato di nascita a Mosca e Gerusalemme.

Chi ha fatto investimenti sul petrolio nel 2010-2011, contando sul barile oltre i 150USD oggi si trova con grossi buchi da riempire, grossi almeno quanto quelli che vorrebbe aprire nel cranio di Obama. Da Washington e da Londra dicono che loro hanno mandato giù il prezzo del greggio per mettere in difficoltà Putin. E non pochi fessi in Europa e in Italia (non all’Eni, per fortuna) danno mostra di credergli.

Perdonateci l’autocitazione, era novembre 2012: «Petrolio quasi finito, tambureggiò il web pochi anni fa. Passati quei rincari, i medesimi tamburi certificano gli Usa in sorpasso sull’Arabia saudita entro il 2020 nella produzione di petrolio e gas. Entro il 2035 il risparmio energetico sarà pari a un quinto della domanda globale del 2010 e gli USA saranno net exporter di gas e quasi autosufficienti produttori di energia. Nel contempo, la domanda globale di petrolio passerà da 7 a 99 milioni di barili/giorno e il 90% del petrolio mediorientale andrà verso l’Asia. L’Iraq nel 2020 sarà secondo esportatore mondiale di greggio, superando la Russia. Osservate da Washington, queste cifre appaiono rosee. Tutto il contrario se viste dalla Cina. Ohibò, “primavera musulmana” preludio d’uno scontro entro il 2020? Lo chiedo a Cesare Marchetti, analista di sistemi e già forecaster di vaglia, per una dozzina d’anni coi top ten di General Electric. Il cesaremarchetti.org reputa le guerre in sintonia coi cicli di Kondratiev e vede fosco: il 2020 è alla fine del ciclo cominciato nel 1968-70. La fase critica precedente fu superata con le “guerre stellari” di Ronald Reagan, costose al punto da costringere l’Urss a gettare la spugna. Oggi la gara con la Cina è insostenibile per gli indebitatissimi Usa. Chissà se Pechino saprà costringere gli Usa a onorare la cambiale. Difficile rispondere con certezza. Piuttosto della guerra o della fine del mondo, profetizzata dai Maya per il 21 dicembre, ci affannano spread, tredicesima e Imu. A pensarci bene, se scampiamo la fine del mondo, un’altra guerra mondiale, sarà cosa da nulla specie se… Mica usano i Maya per rendere telegenico il disastro?» [da Il Corriere delle Comunicazioni 27 nov.2012]

In realtà, la previsione era sbagliata sull’incremento della domanda globale di greggio. Di conseguenza non è conveniente oggi sfruttare le scisti. Questo lascia aperta una sola strada a quanti hanno sbagliato gli investimenti nel 2010-2011: scatenare una guerra che sparigli i giochi e soprattutto non consenta alla Cina di aprirsi la strada verso il Mediterraneo e l’Europa.

Qual è il ruolo di mussulmani, cattolici ed ebrei, in questo frangente? Lasciamo i cattolici per ultimi e cominciamo dai mussulmani perché la loro condizione è più critica che mai.

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Pubblicato da Davide

  • Jor-el

    I sionisti contro Israele. Grande analisi!

  • AlbertoConti

    Ma chi è questo Piero? Mi sembra molto meglio quello di De Andrè: "sparagli
    Piero, sparagli ancora …." almeno quello non sparava cazzate.

  • Truman

    L’inizio sembrava buono, ma ciò che compare sul suo sito è illeggibile.

    Ho apprezzato molto poco la sua visione per cui Israele ha ragione a non voler trattare con i palestinesi che non lo riconoscono (visione che è in sostanza falsa), mentre La Porta non ha niente da dire sul fatto che Israele considera la Palestina come un campo di sterminio e non come uno Stato.

  • MassimoContini

    inizia bene – poi lentamente precipita – pessimo.

  • Jor-el

    La disponibilità dei dirigenti israeliani al dialogo dipende dalle circostanze, cioè da chi è più facile infinocchiare in un dato momento. Se ci fai caso, Israele alterna sapientemente "disponibilità" e massacri, in realtà con le chiacchiere riescono a non pagar dazio per i massacri e, mentre dialogano, i coloni si prendono sempre più terra. Alla fine i finti negoziati vanno immancabilmente in vacca e i palestinesi ne escono con un po’ meno terra di prima. L’idea del "ritiro" da Gaza è stata geniale, in questo modo si mangiano la terra in Cisgiordania e nel frattempo ammazzano più palestinesi a Gaza. Lo stato palestinese che molte nazioni hanno riconosciuto, diventa sempre più piccolo e frammentato. L’articolo, inoltre, supporta l’immagine che Israele diffonde della popolazione di Gaza: gente che non chiederebbe altro che essere aiutata da loro ma che è tenuta in ostaggio da un pugno di terroristi. Nega, cioè, l’esistenza stessa di una resistenza popolare.