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IO SONO UNA BORGHESE DI MERDA

io sono l'amore

DI BARBARA TAMPIERI

ilblogdilameduck.blogspot.it

“Ma tu non eri di sinistra?” mi chiedeva con preoccupazione un mio follower twittarolo stamattina. Il fatto è, caro, che prima di tutto io sono una borghese di merda, e proprio per questo a vent’anni ero comunista. Non c’è da stupirsene perché sono i borghesi che scelgono la bandiera rossa senza averne la necessità. Marx, Lenin, Trockij, Che Guevara, Fidel Castro, erano tutti borghesi, perché è la borghesia che, quando l’élite esagera, che si tratti di incipriati aristocratici e pretacci o di latifondisti, capitalisti e padroni delle ferriere, fa le rivoluzioni. Sono stata di sinistra per un lungo tempo, prima che saltassero tutte le regole su chi dovesse stare dalla parte del popolo e chi invece doveva vendersi al Capitale. Perché qualcosa è successo, darling. Più o meno attorno al Sessantotto. E’ stato un processo lungo e difficile da allora, ma sta giungendo a compimento. La più grande operazione di pulizia sociale della storia. La fine della lotta di classe con la proclamazione del Capitale come vincitore. With a little help from his friends.

Ti spiego il mio percorso. Sono una borghese, dicevo, e la mia è la classe media che, ad un certo punto, nel secolo scorso, è riuscita storicamente ad inglobare emancipandola anche tanta parte della classe operaia. Merito delle lotte dei borghesi dalla coscienza infelice di cui sopra condotte assieme agli operai, certo, ma anche di un capitalismo che pensava che estendere la ricchezza a fasce più ampie della popolazione, facendo diventare i proletari classe media, significava più merci vendute, più profitti e più benessere per tutti. Il famigerato moltiplicatore. Ma già, Henry Ford era un nazifascista anche se pensava che aumentando il salario ai suoi operai questi avrebbero potuto comperare il modello T che fabbricavano.
Quello della mia gioventù sembra un mondo perduto ed estinto; una meraviglia, sai, in confronto a quello di oggi. E sono sicura che te ne ricordi, perché non sei di primo pelo neppure tu.
Uno stipendio in famiglia bastava a condurre una vita più che dignitosa dove non ti mancava nulla di veramente necessario. Esisteva ancora il concetto di superfluo e per quello c’era il “no, non ce lo possiamo permettere”. Quel no ti aiutava a crescere e a capire che, una volta grande, te lo saresti guadagnato con il tuo lavoro, perché il lavoro ci sarebbe stato, secondo quello che avevi studiato e imparato a fare.
Perfino con uno stipendio solo, con i risparmi (allora si riusciva a mettere da parte qualcosa ogni mese), la famiglia riusciva a comperarsi la casa dove viveva e, se lavoravano tutti e due i genitori, ci si comperava magari un’altra casa al mare o in campagna o in montagna. Perché allora esistevano ancora le ferie e le vacanze non duravano meno di venti giorni. Per le malattie c’era il welfare, ad una certa età arrivavano la pensione e la liquidazione con la quale ti potevi togliere qualche sfizio in più o farti la casetta di cui sopra, perché i nonni non erano costretti a mantenere nipoti disoccupati. Erano i tempi in cui l’Italia stava diventando, pur tra corruzione, mafia e caste, e sottoposta a sovranità limitata come paese sconfitto, la quinta potenza industriale del mondo.
Non erano tutte rose e fiori? Certo, c’erano come sempre i poveri e lo sfruttamento, il mondo era diviso in classi. C’erano la crisi petrolifera, il terrorismo di stato, le bombe, le guerre imperialiste. Poi arrivò la shock economy, prima dal Sudamerica (però così lontano da noi) e poi nel mondo anglosassone, con i primi vagiti del dominio finanziario sulle nostre vite ma la speranza di un futuro migliore non mancava, nessuno pensava che, pur lavorando da rompersi la schiena, da vecchio sarebbe stato povero e abbandonato perché gli avrebbero portato via tutto. Non avevamo nulla da perdere, caso mai ci sarebbe stato ancora qualcosa da ottenere. Il muro nero della depressione, dell’assenza di un futuro o dell’angoscia data dal pensiero di che cosa sarà il nostro futuro in balia della povertà non esisteva e nessuno sarebbe stato in grado di immaginarlo, a meno che non fosse vissuto al di là di qualche Cortina di Ferro.
Soprattutto nessuno si sarebbe mai immaginato che il benessere ottenuto in base alle lotte sindacali, nato dal sangue degli operai e di quei borghesi empatici e simboleggiato in maniera sacra dalla democrazia, dato ormai per acquisito perché certificato nella Costituzione, sarebbe stato possibile toglierlo al popolo per consegnarlo ad un’élite intenzionata a redistribuire la ricchezza esistente verso l’alto, accaparrandosela tutta e creando un mondo dove l’1% ha tutto e il 99% quasi nulla, senza più democrazia. Un mondo nuovo ma tremendamente simile al Medioevo che, per essere realizzato, ormai lo sappiamo, nei trent’anni previsti per il suo compimento non potrà che finire con l’eliminazione fisica della classe media, magari sostituita da carne da macello proveniente dal terzo mondo da impiegare per la pulitura dei cessi dove andranno a sedersi i culi imperiali.
Credo che, se qualcuno allora, negli anni sessanta-settanta, avesse visto un’anteprima del futuro, ovvero dei giorni nostri, lo avrebbe considerato il peggiore incubo mai vissuto e nessuno avrebbe potuto immaginare che coloro che si sarebbero offerti spontaneamente per farlo avverare sarebbero stati i partiti di sinistra, quelli più tradizionalmente (allora) vicini al popolo.
Eccoci, caro, al perché io non sono più comunista, non sono più di sinistra, anzi non sono niente, sono solo una borghese di merda ma molto, molto incazzata.
Sono incazzata e mi difenderò fino all’ultimo perché vogliono farmi fuori. Vogliono portarmi via ciò che la mia famiglia mi ha lasciato, affinché, assieme a ciò che mi guadagno con il mio lavoro, potessi avere una vecchiaia serena senza dover dipendere da nessuno. Penso a me stessa, certo. Gli altri hanno smesso di pensare a me.

Ti pare impossibile che l’orrendo scenario che ti ho descritto possa realizzarsi? Cosa ti stanno ripetendo giorno e notte, tutti i giorni e a tutte le ore, caro amico? Che quel mondo che ti ho descritto e che abbiamo vissuto, che ci ha permesso di crescere ed arrivare fin qui dobbiamo scordarcelo perché NON POSSIAMO PIU’ PERMETTERCELO. E, di grazia, ti stai chiedendo il PERCHE’? Perché le risorse mondiali sono limitate? Per quello basterebbe uno sviluppo più responsabile. Basterebbe quella cosa che si chiama progresso e che nasce dall’ingegno di persone molto creative in ogni epoca e che in poco più di cento anni ci hanno dato l’elettricità, la mobilità di persone e merci e la comunicazione. Progresso che serve da sempre a migliorare la vita delle persone e a renderla più facile. Basterebbe tendere a realizzare uno di quei mondi futuribili ideali che nessun romanzo di fantascienza ha più il coraggio di immaginare.
Il nostro benessere non possiamo più permettercelo perché ciò che abbiamo lo vuole qualcun’altro, e non sono certo coloro che non hanno nulla ma quelli che hanno già tutto. Vedi, in fondo, da borghese di merda, con queste parole sto pensando anche a te, sto cercando di avvertirti del pericolo, anche se non meriteresti affatto di essere salvato.

Non sono direttamente le élite che ti annunciano la fine del tuo diritto al benessere perché un domani conterà solo il loro, perché la scusa delle risorse limitate è un’occasione ghiotta per fare un po’ di pulizia sociale e vincere la Lotta di Classe. Te lo fanno dire dai loro servi. Quelli che si sentono superiori perché non sono razzisti ma democratici, a favore delle minoranze, antifascisti, ammiratori dell’Europa e della serietà teutonica, progressisti, internazionalisti, contro tutte le diversità perché devoti all’OMOLOGAZIONE. Che si sentono importanti perché con il 99% possono masturbarsi sulle grandi cifre e non si accorgono che la loro maggioranza è destinata a diventare il Soylent Green.
Sono quelli che ogni mattina ringraziano non si sa chi per non essersi svegliati trasformati in scarafaggi piccoloborghesi.

Quando tutto iniziò, con i primi attacchi ai diritti sociali acquisiti e l’avvento della dittatura del mercato, avrebbero dovuto riconoscere subito il progetto reazionario e revanchista dell’élite. Certo avrebbero dovuto difendere il benessere generale, le conquiste ottenute fino a quel momento e la democrazia, distinguendo tra capitalismo accettabile e capitalismo disumano, alleandosi con quella borghesia di merda che però sa fare le rivoluzioni e che un minimo di riconoscenza se la meriterebbe.
Invece, pur di non rinnegare la lotta antiborghese di principio, hanno ascoltato le sirene della globalizzazione travestita da internazionalismo ed hanno scelto l’omologazione nel concime, il “semo tutti uguali” come materia organica anfibia, per potere essere ancora più merda della borghesia e in fondo distinguersi. Perché in fondo sono dei neoaristocratici pure loro.
Si sono alleati con il Capitale contro il resto del mondo e di fatto contro loro stessi. Perché credono di appartenere ad un corpo speciale e privilegiato per essersi guadagnati con il tradimento l’onore di poter dare il colpo di grazia all’odiata borghesia (rinnegando Marx, Lenin e gli altri che ho nominato) ma sono anche loro feccia destinata a soccombere. Li tengono per ultimi per compostarli meglio. Concimeranno con onore i giardini degli ingiusti di Elysium.

Barbara Tampieri
Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.it
Link: http://ilblogdilameduck.blogspot.it/2014/05/io-sono-una-borghese-di-merda.html
29.05.2014

Pubblicato da Davide

  • spadaccinonero

    non leggevo qualcosa di questo livello da mooolto tempo…

    complimenti alla Tampieri
    un articolo ECCELSO
  • Onilut

    Siamo Fottuti.

  • mircea79_MI

    Finalmente un articolo borghese scritto da una borghese  che usa il cervello e non le scemenze terzomondiste buone solo a portare carne da macello ai manager del capitale

  • ottavino

    Su questo sito non si riesce a leggere più nulla di buono.

    In generale internet sta diventando una discarica e una terra di conquista della pubblicità. Meno male che almeno quella qui non c’è. Però il livello degli articoli è bassino.
  • mazzam

    Grazie Tamp, grazie cdc. Gran bel pezzo. 

    Si siamo fottuti.
  • mazzam

    Scrivilo tu un’articolone che lo leggiamo.

  • Ercole

    Finalmente un’analisi Marxista della realtà questo è materialismo dialettico applicata al pensiero del  modus vivendi  contemporaneo  complimenti per l’articolo ,nulla a che vedere con tanti altri commenti inutili sul M5S e castronerie simili.

  • haward

    Ottima analisi della penosa situazione attuale rispetto a quella di alcuni anni fa. Il problema, purtroppo, è che le premesse, ancorchè mascherate, c’erano proprio tutte e solo alcuni spiriti ispirati dal loro genio, come Pasolini, le avevano colte. 

  • sickboy

    E’ un bell’articolo, ricco di suggestioni che personalmente condivido. E’ scritto bene e, cosa più importante a mio avviso, è scritto con cuore e cervello.

    Tuttavia vorrei fare una domanda all’articolista: ma se la vita fino anche solo a 30 anni fa era così come la descrive (e lo era) PERCHE’ DIAVOLO ERA DI SINISTRA??!? Perché giocava alla rivoluzione?? Non è che…forse…magari…
    Io temo che finché si continua il muro contro muro ("Stato merda" dice uno, "No, mercato merda!" dice l’altro) non arriveremo mai da nessuna parte. Eppure io credo che siamo su questo sito a leggere e commentare spinti prima di tutto da pulsioni etiche. Vogliamo giustizia, per Dio! Non vogliamo una società dominata non tanto dai ricchi quanto da ricchi stronzi. Non vogliamo subordinare il "come" si è arrivati ad un risultato al risultato stesso (Steve Jobs è e rimane uno stronzo, apple o non apple, miliardi o non miliardi).
    Allora avanzo la mia modesta proposta:
    • chi difende il mercato, sostenendo che esso non c’è ma anzi, col controllo centralizzato della moneta siamo in pieno e forte socialismo, si impegna a farsi capire, eventualmente a definire un nuovo linguaggio e cercare punti di equilibrio; chi difende il "profitto" si impegni a spiegare che non di profitto finanziario si parla e che cosa c’è dietro quella parola, profitto appunto, sta all’individuo e alla sua etica definirlo. Per fare un esempio, quando si dice che non c’è niente di male se un giocatore tradisce la squadra di cui era bandiera per un linguaggio più elevato perché "è la legge del mercato" si dice qualcosa di falso e orribile. La legge del mercato autorizza solo a fare un’offerta ed il giocatore ad accettarla. Si chiama libertà. E io rivendico la mia di giudicare negativamente un comportamento del genere: chi si comporta così non è nient’altro che una puttana;
    • chi invece il mercato "lo odia", e blatera di capitalismo ogni 10 secondi, si impegni invece a studiare i risultati della scienza economica. In particolare il soggettivismo e la marginalità dell’utilità. Non si va da nessuna parte se non si sa cosa si sta facendo e si combineranno solo danni. Si studino gli inganni del socialismo e di Keynes, si studi il sistema a riserva frazionaria. E si studino veramente, cercando SEMPRE la smentita. Non si facciano follie come Barnard, che non ha capito nulla (cambiare il proprietario della stampante magica di denaro non è la soluzione). La regolamentazione è accettabile, la mappa non è il territorio. A patto che uno sappia cosa sta facendo.
  • sickboy

    *per un INGAGGIO più elevato

  • lucamartinelli

    mah, a prima vista mi è sembrato un bell’articolo. Rileggendolo percepivo che qualcosa non quadrava pur rimanendo un bell’articolo. Poi ho capito: roba vecchia, per me. E’ roba vecchia parlare ancora di schieramenti destra-sinistra. Significa non avere ancora compreso che il potere è altra cosa e che gli schieramenti sono una trappola..etc etc.

  • Giancarlo54

    Veramente un bell’articolo, bello e terribilmente vero, tantè che concludo anche io come molti altr: SIAMO FOTTUTI e non possiamo farci niente.

  • Primadellesabbie
    "…avrebbero dovuto riconoscere subito il progetto reazionario e revanchista dell’élite…Si sono alleati con il Capitale contro il resto del mondo"

    Fingere di non vedere che non "la sinistra", ma chi si é impossessato della plancia dei partiti di sinistra, secondo un disegno ben orchestrato, ha manovrato in questo modo é solo uno dei numerosi giochetti insinuati sapientemente in questo articolo tutto pervaso da uno spirito squisitamente "femminile".

    Ercole, ci sei cascato anche tu?
  • lucamartinelli

    Totalmente d’accordo!! Ma come mai spesso dimentichiamo quello che veniamo con fatica a sapere?
    La cosiddetta sinistra fin dall’immediato dopoguerra è stata infiltrata da spie e finti-comunisti. Da Renato Mieli, primo direttore dell’Unità (spia degli inglesi) a Napolitano (agente Cia) passando da D’Alema, affiliato alla P2.

  • OlausWormius

    I “veri” comunisti, quelli della rivoluzione bolscevica, invece erano immuni da influenze straniere e occulte? Sei sicuro?
    Non è così ovviamente.

  • OlausWormius

    Per qualche decennio ha funzionato l’ipocrisia del “ribelle” da giovane e “borghese” da maturo.
    Ora il meccanismo si è inceppato, non è più possibile questo giochino, gli aspiranti borghesi si sono accorti di non contare nulla e strepitano e diventano riVoluzionari.
    Evidentemente a molti andava bene questo sistema e molti vorrebbero semplicemente tornare indietro agli anni ’60 o agli anni ’80 anziché riscoprire i valori spirituali senza i quali la parola “umanità” è un termine vuoto e privo di significato.

  • Giaurro

    Articolo debole, fondato su
    una comprensione autocentrica dei problemi e sull’ignoranza
    storica
    della loro portata e ricorrenza. Ma proprio per questo
    l’articolo è anche utile, a mostrare le estreme ragioni della falsa
    coscienza
    ovvero ideologia conservatrice di cui dispongono
    per larga condivisione le popolazioni ricche dell’Occidente del
    mondo.

    Comprensione autocentrica, perché il
    presupposto e fine del discorso è sempre quella circoscritta parte
    del mondo che coincide con lo spazio geografico e culturale dei ceti
    occidentali, intesi come designati beneficiari di un disegno
    provvidenziale per cui la storia coincide necessariamente alla
    realizzazione del loro benessere. E negli effetti tale impostazione
    autocentrica (di cui l’egocentrismo e l’eurocentrismo non sono che
    necessari corollari) è esplicitata dalla stessa autrice, che
    proclama: "Sono incazzata e mi
    difenderò fino all’ultimo perché
    vogliono farmi fuori
    […]
    Penso a me stessa, certo" [cit., corsivi
    miei].

    Ignoranza storica, perché l’autrice è al
    completo oscuro del fatto che le dinamiche socio-politiche di
    trasferimento del potere e della ricchezza cui oggi assistiamo sono
    ricorse infinite altre volte nella storia, sol che l’autrice sapesse
    che la storia non è
    storia provvidenziale
    dell’ascesa europea
    , ma storia di un assieme più vasto e
    antico di componenti planetarie. È all’oscuro del fatto che la
    diabolica finanziarizzazione è, come dimostrato da Giovanni Arrighi, la fase di chiusura di un ciclo
    d’accumulazione capitalistico già manifestatasi e ri-manifestatasi
    più volte nella storia moderna e meno moderna. È all’oscuro del
    fatto che lo sprezzante "semo tutti uguali"[cit.] accettato
    dalle sinistre coincide esattamente, come dimostrato da Norberto
    Bobbio, col principio che anima l’eterno processo di collisione tra
    ceti che non hanno da perdere se non catene e ceti che difendono disperatamente i privilegi
    acquisiti in forza dello sfruttamento di quelli.

    In virtù di quest’impostazione
    l’autrice vive come uno scandalo e un delitto perpetrato ai danni del
    destino il processo di impoverimento progressivo cui dovranno andare
    incontro i ceti occidentali coniugato all’ascesa alla dignità simbolica dei ceti poveri del Mondo.
    Infatti, allorché il benessere dei privilegiati occidentali debba
    prendere a declinare, deve necessariamente trattarsi, per l’autrice,
    della "più grande operazione di pulizia sociale della
    storia
    "[cit., corsivi miei]. Naturalmente, le dimensioni
    assolute e destinali dell’evento devono chiamare in causa altrettanti
    assoluti e destinali avversari, che operano mediante la "scusa
    delle risorse limitate"[cit.]. Non è nemmeno opportuno
    menzionare in questa sede che l’innegabile ovvietà della finitudine
    delle risorse opposta alla metafisica della volizione industriale e
    consumista moderna coincide, come ricorda il grande storico John McNeill, al grande esperimento, non
    controllato e di dimensioni gigantesche cui "il genere umano ha
    sottoposto la Terra […] col passare del tempo, questo si rivelerà
    l’aspetto piú importante della storia del XX secolo: piú della
    Seconda guerra mondiale, dell’avvento del comunismo,
    dell’alfabetizzazione di massa, della diffusione della democrazia,
    della progressiva emancipazione delle donne"[cit. Qualcosa di
    nuovo sotto il Sole, McNeill]. Fenomeno che non potrebbe
    discendere in alcun modo da un "progetto revanchista e
    reazionario"[cit.], a patto che, come sembra credere l’autrice,
    sia un progetto del Demonio in persona.

    Lo stesso racconto dell’autrice enumera
    con fare trasognato (inconsapevolmente calcando il modello
    provvidenzialistico e finalistico della creazione
    teologica del Mondo) le fasi del prodigioso ciclo che contiene
    l’annuncio, lo svolgimento, e la crisi della tragica e maestosa
    ascesa occidentale: "Quello della mia gioventù sembra un mondo
    perduto ed estinto; una meraviglia […] qualcosa è successo
    […] La più grande operazione di pulizia sociale della
    storia
    […] La fine della lotta di classe con la
    proclamazione del Capitale come vincitore"[cit. corsivi miei]. I
    consistenti richiami al sangue del martirio e al carattere
    sacro dell’istituzione garante del benestare occidentale (la
    democrazia, non a caso forte di una tradizione storica che, da Esiodo
    a G. W. Bush, ne fa materia di vanto identitario nei confronti dei
    popoli extra-europei), i toni solenni da fine della storia e
    da compianto romantico per l’unità perduta non
    fanno che sancire il tono patetico e tragico che, secondo l’autrice,
    sembra doversi ascrivere a una narrazione che ritragga una dimanica
    enorme quanto lo sarebbe il crollo del cielo. Oltre il quale, ci
    assicura l’autrice facendo ricorso ad altro collaudata espressione
    ideologica dei moderni, starebbe soltanto l’oscurità: "Un mondo nuovo ma
    tremendamente simile al Medioevo" [cit.]. Non è, nuovamente,
    nemmeno opportuno accennare in questa sede che il grado di povertà
    assoluta e concentrazione proprietaria medievali sono, per tutta la
    durata del periodo che la categoria descrive, risibilmente inferiori
    rispetto a quelli del mondo d’età moderna, ed in particolare proprio
    della contemporaneità dorata che è la meraviglia europea.

    Soltanto dopo un’opera di
    ridimensionamento del cospicuo apparato ideologico messo in opera
    dall’autrice ci si rende conto che i meritevoli concimati della
    storia
    saranno proprio i ceti che si esprimono nel grossolano
    tentativo di falsificazione teorica di cui è essa stessa abile strumento
    sintetico.

  • Fernesto

    Chapeau . Te ( e pochissimi altri ) stonate un pò su questo sito : qui la linea
    editoriale è che la finanziarizzazione del capitalismo si spiega con
    il complottoplutodemo ( mica si sognano nemmeno lontanamente di fare un
    accenno a Giovanni Arrgihi .. ) .

  • Primadellesabbie

    E allora? Questo cosa proverebbe? L’ingenuità dei rivoluzionari? Per questo non c’é bisogno di prove. L’attitudine degli strumentalizzatori? Nemmeno per questo c’é bisogno di prove.

    O giochiamo a chi ha la camicia più bianca? Non sarebbe ora di finirla?
  • ottavino

    Ottimo, sottoscrivo.

    Una volta leggendo un libro di buddismo zen, trovai questa frase che indicava quello che era successo a noi occidentali.
    La frase diceva che eravamo "formiche cadute in una zuccheriera". 
    Trovo che questo dice tutto dei nostri comportamenti, anche dei comportamenti di quelli che si autoproclamano "alternativi".
    Poi, nel commentare il brano in oggetto, non si può evitare di esprimere un giudizio estetico. E quello che si percepisce è che l’autrice ha macchiato, e probabilmente macchia tutto con la sua acidità.
  • Primadellesabbie

    La spiritualità, caro Olaus, prevede di crescere senza spingere in basso gli altri e senza sfruttarne le sfortune, o causarle.

    Credo ti sfugga questo dettaglio da quello che scrivi abitualmente, e sfugge anche ad altri, per la verità.
  • cdcuser

    sono d’accordo ….. potresti "postarglielo" su twitter. kkkkkkkk

  • Nauseato

    Acidità?.. Ho letto e ascoltato donne che l’autrice al confronto stilla dolcezza mielosa a ogni sillaba… 

  • ottavino

    Si può sempre far peggio, non lo dubito.

  • Georgejefferson

    Spacci opinioni,tue e di altri come dati di fatto.Non male come "confutazioni"…"scientifica" anche.Una pappardella intrisa fino al midollo di pregiudizio ideologico.Attribuisci all’autrice una valanga di opinioni tutte da te pensate.

  • Fernesto
    Ma quale "pappardella intrisa fino al midollo di pregiudizio" ? Ma se
    è l’unico commento con un ragionamento…. se non ce la fai a confutarlo
    nemmeno un pò i tuoi insulti rimangono per quel che sono …. ad minchiam

  • OlausWormius

    Dicevo che i leader avevano influenze straniere ed occulte ed essendo leader evidentemente non erano degli ingenui. Ingenui al limite erano i loro seguaci.
    Il comunismo (quello vero) non è stato che un antipasto del totalitarismo futuro. Credo che la gente dovrebbe capire quali sono le origini (almeno quelle moderne) del comunismo.
    Do un indizio che può essere utile per chi vuole approfondire: Adam Weishaupt – 1 maggio 1776 (1 maggio, data simbolica interessante…).

  • Fernesto

    Ercole , questa volta mi sa che ti sei fatto freagare dal titolo.. rileggi
    meglio l’articolo… non c’è nessuna analisi marxista… è propaganda
    reazionaria..

  • OlausWormius

    Non ho capito cosa significa.
    Forse se ti spieghi meglio..

  • Georgejefferson

    Fernestello idiologicizzato fascista nazista bu bu.Il tuo livello di "ragionamento".

  • Georgios

    Tu sei sempre stata una borghese. Da piccola, da grande o da vecchia. Magari anche da… rivoluzionaria.
    Tanta di quella lagna, c’è da scrivere una soap opera a puntate.

  • Allarmerosso

    Hai detto cose che ho sempre pensato ma che non sarei mai riuscito a descriverle così nero su bianco … bello.Terra a terra 

    me lo salvo in PDF . 
  • Primadellesabbie

    Non capisci? Come fai a non capire?

    Affermi disinvoltamente: "…molti vorrebbero semplicemente tornare indietro agli anni ’60 o agli anni ’80 anziché riscoprire i valori spirituali senza i quali la parola "umanità" è un termine vuoto e privo di significato."

    Ci sono persone che, dal punto di vista materiale non arrivano alla fine del mese. Che, in altre parole significa che hanno un sacco di problemi con tutto quello che costituisce la loro presenza materiale su questa terra.

    E tu, generosamente, (li) inviti a riscoprire i valori spirituali.

    Bel gesto! É stato molto popolare per secoli (detti "bui", non solo per questo) in determinati ambiti (detti abusivamente religiosi)!

    Qui il pretesto é fornito dalla rivendicazione impudica del diritto all’irresponsabilità da parte della finta pentita che ha concepito, senza troppo sforzo ne’ fantasia, questo outing ad effetto ed a misura.

    Ma qualsiasi occasione sembra essere buona.

    Faccio notare che se l’invito a riscoprire i valori spirituali fosse rivolto con la medesima assiduità e con successo, alle cosiddette classi agiate, dopo averlo opportunamente calibrato, si rischierebbe di divenire credibili, di togliere di mezzo secolari ostacoli alla solidarietà, di rendere alla parola "umanità" un significato appropriato, di svuotare di senso politico e di utilità pratica la parola "comunismo", di consentire ai più sfortunati di riscoprire i valori spirituali non come umiliante strada obbligata agli impotenti, come fin qui proposto dai pelosi ambienti già citati.

    Naturalmente qualcuno potrebbe sostenere che…l’invito a riscoprire i valori spirituali é rivolto a tutti… .





  • Fernesto

    Il mio livello di ragionamento . Non quello di Giaurro .

  • Cataldo

    Forse sei rimasto al secolo passato, se ci pensi bene,  nell’era digitale la mappa è il territorio 😉 anche per questo forse  tante analisi ci sembrano sempre un po rabberciate.

    Qualche generazione addietro i pensatori economici e politici potevano dire guardando i loro predecessori  "siamo nani sulle spalle dei giganti", ma noi si cavalca  lombrichi .

  • Cataldo

    Caro Giaurro, che vogliamo scoprire ? che i sessantottini non hanno mai studiato ? che i borghesi parlano del mondo ma in realtà si tratta della loro pancia ? 🙂

    Le tue contestazioni sono tutte giuste, ma ne faccio io una al tuo interessante intervento, la storia non si ripete, men che mai in economia, i "cicli" di cui parli sono solo dei riferimenti concettuali, ma non rappresentano strumenti previsionali, anzi, sono diventati fuorvianti, e ormai francamente inutili.
    I ricorsi della storia, se visti bene sono solo apparenti: l’interpretazione di un evento come  "ricorso" storico dura solo fin quando non si è capito bene cosa è successo davvero 😉

  • Fernesto
    "I sessantottini non hanno mai studiato" ? Se con "sessantottini" intendi la
    sinistra radicale anti-stalinista , un bordello di professori vengono da lì …
    dubito che non abbiano mai studiato …
    Comunque la tipa più che
    "sessantottina" mi sembra un pò confusa…  

  • OlausWormius

    In realtà il problema è alla radice. Una persona che è stata educata al materialismo (e lo siamo stati quasi tutti sopratutto nelle scuole pubbliche che sono dei centri di indottrinamento per spegnere l’anima), nel momento in cui si ritrova in condizioni economiche disperate o precarie, avrà molta più difficoltà ad uscirne fuori che non una persona che non ha perduto i valori spirituali. Questo perché legando tutte le ambizioni alla materia le cadute sono inevitabili.
    In qualche caso inoltre si finisce in difficoltà proprio per la mancanza di valori spirituali eccedendo in vizi e consumismo ed egoismi (sebbene ciò non verrà mai ammesso se non da una ristretta minoranza di persone che poi sono le uniche che hanno la possibilità di risolverle).
    La realizzazione materiale non porta necessariamente più felicità e soddisfazione che non quella spirituale, anzi, direi il contrario.
    Mantenere la gente nell’abisso di ignoranza del materialismo fa comodo solo alle elites che invece alla religione, alla spiritualità, all’esoterismo, all’occultismo danno molta importanza. Mantenendo la gente ignorante su questi temi, facendo credere loro che non esiste Dio e che il materialismo è l’unica certezza, loro si assicurano un’umanità inoffensiva, demoralizzata e strumentalizzabile a piacimento, esattamente com’è avvenuto durante il comunismo che non era quel mito che viene propagandato.
    Quindi non serve fare un invito alla spiritualità a tutti, le elites lo sono già, sebbene in una maniera a noi ostile. Loro ci considerano materiali, se non quasi delle bestie, ma hanno tutto l’interesse a mantenerci in quello stato.
    Non so se i secoli cosiddetti “bui” (quali che siano) sono stati così peggiori di quelli di “luminosi” come quelli attuali. Io sono convinto di no.
    Dai per scontato che io mi interesso di questi argomenti perché non ho preoccupazioni di tipo economico ma questa è una classica visione materialista, chi lo dice quali sono i bisogni primari e secondari?
    Certo mangiare e avere un tetto è un bisogno primario. Ma quante persone attualmente sono realmente a rischio di morire di fame in Italia? Forse vale la pena di accontentarsi e di realizzarsi senza seguire gli stereotipi indicati dalla società consumista attraverso i mass media, viceversa si finirà sempre per rincorrere qualcosa senza mai raggiungere nulla e rimanendo alla fine con un grosso interrogativo sullo scopo della vita, lasciato inespresso per l’aver sprecato decenni della propria esistenza ad adeguarsi ad un sistema che non tiene in considerazione le necessità dello spirito.

  • OlausWormius

    Cosa ci avrebbero guadagnato poi i nostri nonni o bisnonni ad emigrare in massa dalle campagne alle città inseguendo il mito del benessere o presupponendo che il lavoro nelle fabbriche sarebbe stato migliore di quello della terra? A quali promesse hanno creduto? A quelle dei capitalisti o a quelle dei positivisti e delle loro idee di progresso? Io penso più alla seconda.
    Abitare in cubi di cemento è stato un progresso? Perdere il contatto con la natura è stato un progresso? Non era meglio accontentarsi dell’orto, degli animali, di qualche piccolo commercio etc..? Mantenendo nel frattempo una fitta rete di rapporti sociali e familiari di cui oggi non vi è più traccia, immersi come siamo in illusioni sempre più virtuali (dalla tv a internet).
    Il tutto per seguire delle utopie.
    E’ stato poi un progresso quando i loro figli hanno perduto la fede grazie alla propapaganda inseguendo chimere che li hanno portati a perdere la propria integrità fisica e morale (quali droga, sesso, sirene di ricchezza etc…)?

  • Chigi

    Ma ci credi che non ho capito un cazzo di quello che hai scritto?
    E tu?

  • Giaurro

    Sono d’accordo che si debba vedere la progressività nel ricorso delle forme storiche (mutandone i contenuti delle quali, mutano esse stesse). Come sicuramente hai capito, il mio intento era di mostrare in compendio il deleterio autocentrismo (che interpreta tutto come evento capitale, come fatto di provvidenza) che domina l’articolo.

  • Giaurro

    E’ vero, ma tutto sommato la cosa non mi da fastidio. Anzi, in certo senso, leggere opinioni che generalmente sono piuttosto diverse dalle mie, mi aiuta a conoscere e formulare meglio le mie stesse, di opinioni. Alla fine è perlomeno un buon esercizio.

  • Giaurro

    Sono ideologico, questo è vero. Nutro simpatia nei confronti delle parti sociali che, al contrario della nostra, non sono altrettanto privilegiate nel vasto panorama del Mondo (sebbene mi sforzi di dissociare questa simpatia dall’auspicabile obiettività di quello che sostengo). Non credo però che qualcuno possa non esserlo, ideologico. O, per meglio dire, non ho mai conosciuto qualcuno che non lo fosse in qualche modo. Non mi sembra di aver ritenuto arrogantemente la "scientificità" (non perlomeno sul
    modello delle scienze naturali, che con la storia o la società poco
    hanno a che fare) delle mie opinioni, sebbene creda fermamente nella loro fondatezza. Ho fatto riferimento a qualche nome di studioso come a
    un’autorità garante, questo è vero, ma anche per rimandare a cose che
    sarebbe stato lungo scrivere. Quanto al pensiero dell’autrice, ovviamente mi sono permesso di ricostruire quello che credo sia il pensiero da lei espresso nell’articolo, con tutti i limiti del caso. L’ho fatto col il grado di arbitrio che in questi casi è, pur variabilmente, sempre presente, ma non credo di averlo fatto con disonestà. Lo stesso dicasi per l’operazione con cui ho ritenuto di individuarvi un compendio della falsa coscienza dei ricchi occidentali (dei quali noi, pur sorprendentemente per molti, siamo parte).

  • Georgejefferson

    Infatti,su Giuarro ho gia detto.Opinione mia sommaria dato che ci vorrebbero almeno 2 ore per ribattere la mole di pregiudizi del post in modo serio,e non banale quale del tipo tuo"fascista/comunista bu bu…"

  • Giaurro

    In sintesi il senso è quello che sta nella replica dell’utente Cataldo:

    I borghesi [termine, se crediamo, sostituibile a piacere con il ceto che oggi, della borghesia storica, ne esercita la funzione: i ricchi e meno ricchi dell’Occidente] credono di parlare del mondo quando in realtà parlano della loro pancia.

  • Georgejefferson

    Questa e’ la tua opinione,caro giaurro,intrisa di pregiudizio fondato su "bibbie",quindi opinioni altre da te,prendiamo di petto ogni singola parola?vediamo "la sostanza",ci devo perdere 2 ore,se vuoi lo faccio,puo divenire discussione infinita che esprime opinioni diverse,ma sempre opinioni sono i concetti umani,al piu condivisibili ma mai assoluti.Puo anche essere interessante condividere (come condivido) alcuni punti,se non fosse il tono arrogante tipico delle "bibbie rivelate" che rovina alla radice un dialogo.E non conta neppure che si leggano fans ad elogiare uno scritto,dove la condivisione,non e’ causa di verita,e dovresti ben saperlo,essendo di sinistra.Se vuoi ci faccio un thread,perdo 2 ore e ne parliamo.E’ grazie all’arroccamento autoreferenziale intellettuale che le elite hanno vinto l’ennesima battaglia,una larga parte venduta al nemico,una piccola di duri e puri a cantarsela da soli e mentre sperava nell’aiuto della grande borghesia per eliminare la classe dei piccoli e schifosi borghesi prezzolati,fu cosi che essa,il nemico vero,quella grossa borghesia dei mezzi di produzione,li ha fregati,pappandosi in un sol colpo sia la piccola borghesia,che i popoli.E’ solo che la guerra non finisce,loro lo sanno bene,non lo sanno i nostrani intellettuali annochiliti su se stessi e diventato cinici e arroganti

  • Georgejefferson

    Come Lenin,Marx,keynes,guevara e 100 altri,perche,quando parli tu,non parla la tua soggettivita?O meglio chiamarla pancia quando c’e’ da far critica?

  • Fernesto
    Ma guarda che non ci vogliono
    2 ore . La tua tesi la puoi anche argomentare sinteticamente
     rimandando a dei testi  ( come ha fatto
    Giaurro con Arrighi , Bobbio o McNeill ) . Altrimenti se rispondi sempre e
    solamente “questa e’ la tua opinione intrisa di pregiudizio” non si
    va da nessuna parte . 

  • Georgejefferson

    Non si va da nessuna parte se si parte dall’accusa "all’altro" sulla base di giudizi a priori in forma assoluta.Ma con giaurro un discorso serio 

    lo si puo fare,scusandomi anche se giusto,con te no fernesto.

  • Georgejefferson

    Bene,e’ l’approccio giusto e ti ringrazio.Potremmo definire "l’essere ideologico"?,forse stabilire in coscenza principi e valori in funzione di spiegazione degli eventi della vita?Se come descrizione sommaria e’ buona,come dici infatti,non esiste l’essere non ideologici.Il problema e’ che hanno inculcato nell’inconscio collettivo l’equazione "ideologico = fanatico",per quello dalla fine del secolo e’ tutto un fuggi fuggi generale dall’essere ideologici.Ma questo e’ stato funzionale per certe elite a ridurre le masse a quello che sono oggi (con le dovute eccezioni),cioe "non ideologiche" nel senso buono del termine,cioe distanziarsi dal fanatismo (un tempo era chiamato dogmatismo).Le stesse masse che alle domande profonde della vita rispondono "Boh…che ne so…non ci penso…non pensarci perche diventi fanatico".

    Ecco,un lavoro perfetto,masse anonime annichilite e rese docili esecutori del solo loro interesse personale,che,come ovvio,in virtu di questo,verra progressivamente depredato "col consenso",illudendosi che verranno tolti i "privilegi" degli altri,e non i propri.
    Allora dicevamo non esistono i "non ideologici"se non quelle masse di persone che fuggono dalla verita,aderendo alla "ideologia unica del darwinismo socile"senza saperlo in coscienza.
    ….."Nutro simpatia nei confronti delle parti sociali che, al contrario della nostra, non sono altrettanto privilegiate nel vasto panorama del Mondo"

    Ti stimo per questo,e nutro anche io quella simpatia.E’ la stessa simpatia che prova la coscienza infelice,e’ il motivo che ha spinto valori e principi "altri"dalla tradizione in funzione di speranza per l’emancipazione umana.E allora tocchiamo questo punto,cosi ci si chiarisce meglio.

    Una diatriba fondamentale riguardo alla disputa destra/sinistra e’ stata quella risalente alla natura umana,lo saprai meglio di me.Il fatto che il privilegio di alcuni esiste in virtu del disagio ed oppressione di altri.Non "tutto",non in modo assoluto,ma l’oggetto della contesa e’ questa presunta natura umana che da una parte,si dichiara appunto "naturale"alludendo all’inevitabilita della disuguaglianza,dall’altra,la contestazione di cio,richiamando il principio di storicità,cioè che le disuguaglianze estreme sono prodotto costruiti dall’uomo,nei secoli e secoli.

    L’errore di tanti "fanatici" di sinistra e’ stato quello di illudersi che nell’arco di breve tempo storico (100/200 anni sono un breve periodo storico)si sarebbe potuto scardinare alla radice tutta la mole millenaria di tradizioni costruite dall’uomo in funzione di un ritrovato"risveglio"emancipatico e ripartire da zero con una nuova e migliore e di pace costruzione umana in senso umanistico.Cioe,il lavoro fin dai primi umanisti (anche massoni) di opposizione alla tradizione degli oppressori,lavoro millenario per definizione,lo hanno sputtanato con questa foga illusoria del"balzo in avanti"naturalmente,alle spalle di milioni di persone mandate al macello.Questa foga che cieca e sorda,si fanatizzo al punto di stravolgere anche quelle parti di tradizione millenaria,che erano buone,solo sulla equazione stupida "tradizione = brutto"per definizione,la piu classica smania umana di "veder risultati" nell’arco della propria vita,e quindi atteggiamento infantile ed egoistico sulle spalle degli altri.

    E’ lo stesso inganno della globalizzazione,perche non stupisce che molti vecchi nostalgici marxisti,in fondo in fondo,ci godono nel vedere "le contraddizioni" e le tragedie di questa globalizzazione?Perche seguono lo stesso modello psicologico,quello del "balzo in avanti"non comprendendo che le oscure elite,quelle famiglie storiche della grande borghesia,da sempre illudono sulla fattibilita del"balzo in avanti" per far tornare indietro tutti nel lungo termine.Altrimenti,se ci fosse la buona fede,in questa globalizzazione,la si sarebbe spalmata nel corso dei secoli,che e’ tra l’altro il lavoro degli umanisti prima,illuministi/romantici poi,pur con le dovute differenze ideologiche.

    Ma tutto questo sono mie opinioni,solo,ti chiedo,per quale leggittimo motivo ti ritieni nel giusto accusando l’autrice del testo come "un compendio della falsa coscienza dei ricchi occidentali" non dandogli la giusta riconoscenza di coscienza infelice,quale tu hai espresso giustamente nella"simpatia verso i paesi poveri"?Perchè e’ sempre la coscienza infelice ad essere sotto accusa,e non la malafede della grande borghesia che ha represso da sempre in forma ereditaria di tradizione,questa coscienza?

    La manipolazione delle masse al consumismo usa e getta e nichilismo egoistico in funzione della diffusione del darwinismo sociale delle coscenze generali parte dalla sovrastruttura,lo dimentichiamo?
  • Giaurro

    Ti segnalo che più sopra c’è una mia replica (che forse non hai letto, ma, se hai già letto, è comunque opportuna rispetto al contesto di questo tuo intervento) forse utile a chiarire alcune cose.
    Quanto alla mia supposta autorenferenzialità… francamente non capisco
    come si faccia ad attribuirmela. Sono qui che scrivo su una piattaforma web, tentando sempre di chiarire, in modo più o meno approfondito, quello che scrivo, e sempre aperto (che lo voglia o meno, dato il contesto pubblico e la libertà di accesso per ogni commentatore), ai commenti altrui. Se tu
    volessi perdere 2 o più ore, per discutere ogni singola parola, chi ti
    ha detto che non sia disposto a farlo?

  • Georgejefferson

    Piu sopra c’e’ una risposta al volo.

    Per il post tuo principale devo prendermi piu tempo,vediamo quando posso
  • Giaurro

    Sulla parte analitica non ho nulla da
    replicare (oppure avrei da replicare cose nel contesto ininfluenti).
    Sulle domande, invece:

    "per quale legittimo motivo ti
    ritieni nel giusto accusando l’autrice del testo come "un
    compendio della falsa coscienza dei ricchi occidentali" non
    dandogli la giusta riconoscenza di coscienza infelice, quale tu hai
    espresso giustamente nella"simpatia verso i paesi poveri""

    Ritengo l’autrice un compendio
    ideologico conservatore perché l’unica povertà di cui sembra
    preoccuparsi è quella degli europei. Una povertà, peraltro, ancora
    del tutto prospettica, se si considera il persistente enorme scarto,
    in materia di benessere, che separa l’Occidente dalla maggior parte
    del resto del Mondo. Una povertà, in sostanza, inesistente, dal
    punto di vista della relazione con ciò che è esterno al mondo
    europeo (che è poi l’unico punto di vista analiticamente
    attendibile, in quanto completo). Spia convincente di tale
    atteggiamento mi pare l’attitudine sprezzante che porta l’autrice a
    ritenere il principio d’uguaglianza un "semo tutti uguali"
    [cit.] illusorio, invece che una conquista nel senso
    dell’affermazione di ogni uomo come scaturigine dell’unica umanità.
    Il discrimine è in sostanza questo: di fronte alla prospettiva di un
    impoverimento generalizzato degli europei in opposizione ad un
    parallelo e proporzionale arricchimento dei poveri del mondo, cosa
    scegliamo? La difesa del benessere europeo, costi quel che costi? Se
    la risposta è questa, a me è sufficiente per affermare che tale
    risposta sia inequivocabilmente conservatrice, e non riflesso di
    un’infelicità coscienziale. La scappatoia si porrebbe se si potesse
    scegliere di arricchire i poveri e preservare il benessere degli
    europei ad un tempo, senza dover scegliere l’un fenomeno contro
    l’altro. Ma a me sembra altamente improbabile, come prospettiva. Non
    solo e non tanto perché è assai azzardata l’idea che esista la
    capacità e (soprattutto) il desiderio di creare un universale
    consesso di essere razionali atti a questo scopo (vena utopistica
    peraltro ormai quasi definitivamente tramontata dopo i tragici esiti
    cui è andata incontro nella storia). Non solo e non tanto perché
    tale giustizia distributiva, se perseguita mediante i correnti
    modelli di produzione e consumo, sarebbe sì una qualche forma di
    giustizia sul piano sociale, ma ingiustizia e danno assoluti nei
    confronti della capacità di carico ambientale del pianeta che
    abitiamo. Ma soprattutto, invece, perché europei e poveri del Mondo
    appartengono a ceti diversi, legati da un’opposizione di lunghissima
    data. E di solito tra ceti opposti non ci si accorda per un "pari
    e patta".

    "La manipolazione delle masse al
    consumismo usa e getta e nichilismo egoistico in funzione della
    diffusione del darwinismo sociale delle coscienze generali parte
    dalla sovrastruttura, lo dimentichiamo?"

    Quello che qui mi limito a osservare è
    questo: se si sostiene che le masse siano "manipolate"
    dalla "sovrastruttura", si sostiene necessariamente anche
    che le masse siano prive della capacità di autodeterminarsi, ovvero,
    strutturalmente incapaci di libertà, giusto? Perché, se le masse
    fossero capaci di autodeterminazione, ovvero di libertà, allora non
    potrebbero essere manipolate. Ma, se le masse sono incapaci di
    autodeterminarsi, ovvero non-libere, perché si dovrebbe ritenere che
    la loro "manipolazione" sia contro i loro interessi? Non è
    subire la "manipolazione", ovvero l’essere determinato da
    altro, il destino necessario, e dunque l’unico interesse, di chi non
    è capace di autodeterminarsi, ovvero del non-libero? E, d’altro
    canto, se la "sovrastruttura" è dotata non solo della
    capacità di autodeterminare sé stessa, ma anche di determinare
    altro, perché, quando dovesse trovarsi di fronte a masse incapaci di
    autodeterminarsi, dunque strutturalmente destinate alla
    "manipolazione", non dovrebbe manipolarle? In sostanza: il "consumismo",
    il "nichilismo egoistico", il "darwinismo sociale"
    a me paiono obiettivamente (per quanto possano piacermi o non
    piacermi) espressione degli interessi delle masse tanto quanto lo
    sarebbe una forma opposta di intendere la coesistenza sociale; e
    questo perché, se si sostiene che esiste una "sovrastruttura"
    capace di manipolare e delle "masse" strutturalmente
    disposte ad essere manipolate, non esiste modo di ritenere che in
    questo rapporto qualcuno contravvenga agli interessi dell’altro, e
    viceversa.

  • Georgios

    Mi intrometto perché leggendo la tua risposta ho voluto fare qualche annotazione. Spero di avere afferrato il concetto delle tue parole, se no, mi scuso anticipatamente.
    Annot. 1: 
    "Non "tutto",non in modo assoluto,ma
    l’oggetto della contesa e’ questa presunta natura umana che da una
    parte,si dichiara appunto "naturale"alludendo all’inevitabilita della
    disuguaglianza,dall’altra,la contestazione di cio,richiamando il
    principio di storicità,cioè che le disuguaglianze estreme sono prodotto
    costruiti dall’uomo,nei secoli e secol
    i."
    Secondo me la natura umana comporta l’inevitabilità della diversità, non della disuguaglianza che e’ opera umana.
    Annot. 2:
    Sono d’accordo nel virgolettare i "fanatici", sono d’accordo circa la "foga illusoria del"balzo in avanti", come anche sul, (riportato liberamente), "travolgimento delle parti buone di una tradizione millenaria".
    Ma mi chiedo, se i fanatici sono, appunto, virgolettati, cioè se hanno "visto la verità" e ci hanno creduto, perché incolpare loro per i "milioni di persone mandate al macello"? Questi "fanatici" non erano dei generali e poi molti di quei milioni mandati al macello ci hanno creduto pure loro. La verità, si sa, e’ un bagliore molto intenso che può anche accecare specie se si e’ vissuti per tanto tempo nel buio.
    Annot. 3:
    "molti vecchi nostalgici marxisti,in fondo in fondo,ci godono nel vedere "le contraddizioni"
    Chi si sente cosi solo "marxista" non si può chiamare. Solo un "borghese di merda" secondo il titolo dell’articolo ci può godere di tanta disperazione, perché, da borghese di merda, confonde il credo ad una teoria sociale con l’appoggio huligano calcistico. Altra cosa e’ trovare conferma in questa teoria che certamente non porta al godimento ma ad una ulteriore verifica del proprio credo. Inoltre credo sia inopportuno l’uso della parola "nostalgici" che di solito si riferisce o a qualcosa di estinto o a qualcosa di brutto, da dimenticare.
    Annot. 4:
    "accusando l’autrice del testo come "un compendio della falsa coscienza dei ricchi occidentali" non dandogli la giusta riconoscenza di coscienza infelice"
    Si tratta, secondo me, proprio di falsa coscienza, perché l’autrice provocatoriamente si rifà ai tempi quando "era di sinistra" e con riferimento al 68 (il che può anche comportare un ruolo decisamente attivo nelle cose della sinistra, quella vera, di allora), per poi sentirsi nostalgica dei vecchi e buoni valori borghesi che ora le vengono tolti da sotto i piedi. Mentre, si suppone, da persona di sinistra (quella vera), doveva poter capire.

    Sull’annotazione No 2, ho una riserva nel caso che tu ti riferisca al periodo dell’URSS o della Cina come poteri costituiti. Questi casi meritano un discorso a parte.

  • Georgios

    E’ la prima volta che mi capita di intervenire in un dialogo e perciò devo chiedere scusa un’altra volta. Non vorrei portare confusione. Cercherò di essere breve.
    Sulla prima questione, per quanto sia giusta la teoria dei cicli del capitalismo (personalmente mi attrae), non si può ragionare cosi all’infinito perché non ne usciremo mai. Ci sarà sempre uno che "indietreggia" e uno che "avanza" per poi, ancora una volta, scambiarsi i ruoli. In parole povere la lotta di classe non conta, e’ come se non esistesse, il che e’ un’antinomia. Per cui, ognuno deve farla nel proprio spazio, paese, periferia o semi-periferia.
    Sulla seconda questione c’è qualcosa che non mi torna. Se uno e’ incapace di libertà e quindi manipolato (intendiamoci, incapace non perché stupido ma perché costretto, ossia non libero), come e’ possibile che siano soddisfatti i suoi interessi? E l’altro, che lo priva della sua libertà, perché lo fa? Per aiutarlo nei suoi interessi? Da quando devo essere sottomesso affinché i miei interessi siano soddisfatti? E’ una contraddizione in termini.

  • Georgejefferson
  • Georgejefferson

    Georgios,mi ci vorrebbe almeno 1 ora per rispondere anche a te,non ho tanto tempo,vedremo piu avanti,hai interpretato cose in modo errato comunque,se avro il tempo apro un’altro thread.Ciao,buona giornata

  • Georgios

    Fai con comodo. Solo che non sono pratico delle discussioni nei forum. P. es. vedo un "postreply" in alto e uno in basso. E’ lo stesso?
    Ma comunque non e’ la fine del mondo se non ho capito esattamente quello che intendevi. Possiamo semplicemente lasciar perdere. Ciao.

  • Shivadas

    Complimenti. Avrei voluto scriverlo io. Condivido al 100%

  • Georgejefferson

    Cadi in errore perche assolutizzi il presente posto (spacciato come dato in natura).Non ci e’ permesso di costruire coscienza libera,al tempo presente.

    Non tieni conto del divenire storico e ti illudi (come i dogmatici deterministi di un tempo) che il tempo presente rappresenti il "tutto" della natura umana,dove e’ stata proprio la critica dialettica,e sorgere del concetto di "sinistra" a porlo in discussione.Da questo punto di vista sei ultra conservatore (assolutizzi il presente…si e’ liberi/non si e’ liberi,spacciandolo per natura con una sua identita)senza saperlo.