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IO NON SONO CHARLIE

DI FULVIO GRIMALDI

fulviogrimaldi.blogspot.it

Qui solo qualche veloce considerazione. L’attentato ha colpito un bersaglio perfetto per alimentare di magma vulcanico la “guerra al terrorismo”, tirarci dentro milionate di boccaloni destri e sinistri a sostegno di guerre e “misure di sicurezza”, fornire benzina ai piromani dell’universo mediatico e politico globalizzato. Tutto nel nome di quella sacra “libertà di stampa”, simbolo della nostra superiore civiltà, rappresentata da noi da becchini della libertà di stampa come la Botteri, Pigi Battista, Calabresi, Gramellini, Mauro, Scalfari e, nel resto dell’emisfero, da presstituti solo un tantino meno rozzi di questi. Un verminaio ora rimescolato e infoiato da un evento che gli dà la possibilità di coprire la propria abiezione con nuovi spurghi di odio e menzogne.

“Charlie Hebdo”, è una rivista satirica che ha la sua ragion d’essere nell’islamofobia, cioè nella guerra imperiale al “terrorismo” e contro diversi milioni di cittadini francesi satanizzati perché con nome arabo. Accanita seminatrice di odio antislamico, beceramente razzista, un concentrato di volgarità, vuoi di solleticamenti pruriginosi (Wolinski), vuoi da ufficio propaganda dei macellai di musulmani, al servizio del suprematismo euro-atlantico-sionista e, dunque, vessillo della civiltà occidentale a tutti cara, pure alle banche. Tanto che queste la salvarono dal fallimento e le infilarono economisti di vaglia, come Bernard Maris, pure dirigente nel Consiglio Generale della Banca di Francia. Rientra in questo ordine di cose l’entusiasmo con cui il mattinale ha accolto l’opera del sodale Michel Houellebecq, celebratissimo e ora protettissimo romanziere, il cui capolavoro, “La sottomissione”, è uscito in felice sincronismo con l’attentato. La sottomissione deprecata per tutte le centinaia di pagine è quella dell’Occidente che ha “rinunciato a difendere i suoi valori” e ha ceduto all’Islam, la più stupida delle religioni”. Non meraviglia che, su “Il Fatto Quotidiano”, il vignettista Disegni solidarizzi con i colleghi parigini e, in particolare, con il già citato amico e maestro Wolinski. Chissà perché m’è venuto in mente il giorno, al tempo del disfacimento Nato della Jugoslavia, quando collaboravo a una sua rivista, in cui Disegni mi cacciò dal giornale, spiegandomi che non poteva tollerare nel suo giornale uno che stava dalla parte dei serbi.

House Organ di sinistra, con altri (Liberation, Le Monde), dei servizi segreti franco-israeliani, è anello fintamente satirico della catena psicoterrorista che ci deve ammanettare tutti e trascinarci convinti alla guerra contro democrazia e resto del mondo. L’attentato parigino, preceduto dagli altri tre grandi episodi della campagna per il Nuovo Ordine Mondiale, Torri Gemelle-Pentagono, metrò di Londra, ferrovia di Madrid (ma noi siamo stati gli antesignani: Piazza, Fontana, Italicus, Brescia, Moro, le bombe del mafia-regime), si inserisce alla perfezione nella storia del terrorismo false flag. Minimo, o massimo, comune denominatore, un cui prodest che si risolve immancabilmente a vantaggio della vittima conclamata e a esiziale detrimento dei responsabili inventati.

L’apocalisse scatenata dal capitalismo terrorista in tutto il mondo, come di prammatica anche stavolta è stata firmata dall’urlo Allah-U-Akbar. Prova inconfutabile di chi siano i mandanti, no? A prima vista, l’operazione rientra nella campagna di destabilizzazione dell’Europa che, attraverso sfascio economico-sociale, conflitti interetnici e misure di “sicurezza”, deve rafforzare la marcia verso Stati di polizia, politicamente ed economicamente assoggettati all’élite sovranazionale, ma controllati da proconsoli e signori incontrastati della vita dei loro sudditi.

Si possono individuare due motivazioni specifiche: una punizione USraeliana a Hollande, che non si era peritato di invocare la revoca delle sanzioni al mostro russo, inaccettabile incrinatura del blocco bellico del Nuovo Ordine Mondiale (avviso alla Merkel e ad altri devianti), con effetti a lungo termine di disgregazione sociale e conflitto inter-etnico; oppure un contributo della casta antropofaga francese, in questo caso concordato con i padrini d’oltremare, alla guerra infinita esercitata, fuori, contro le colonie recuperande (Mali, Chad, RCA, Maghreb) e, a casa, contro il cuneo sociale islamico e l’insubordinazione di massa che compromettono le mire dei correligionari dei maestri di Tel Aviv, Hollande, Fabius, Sarkozy, Lagarde.

Pensate alle ricadute della carneficina “islamista” di Parigi, ascoltate gli ululati delle mute di sciacalli che per un bel po’ avranno modo di cibarsi di cadaveri della verità. Quante ragioni di più avranno, agli occhi dei decerebrati dai media, i trogloditi nazifascisti e razzisti che si aggirano in sparuti ma vociferanti drappelli per l’Europa, e sono tanto utili a spostare il giudizio di estrema destra, di fascismo, dalla classe dirigente a queste bande di manipolati. Quanto si attenuerà la protesta per le immonde condizioni dei migranti invasori. Quanto ne saranno rafforzati l’impeto e l’impunità degli addetti alla repressione di “corpi estranei”, come dei dissidenti autoctoni: Ilva, Tav, Tap, Trivelle, basi militari, disoccupazione, miseria, Renzi che toglie gli ultimi lacciuoli ai grandi evasori (avete visto che chi guadagna di più potrà evadere di più) e a quelli in cui era stata costretta l’inclinazione a delinquere di Berlusconi. Sempre più degna dei suoi antichi e recenti titolari, si ergerà una civiltà partorita dai roghi e dagli squartamenti di mille Torquemada, dalle crociate da mille anni mai interrotte, dalla guerra infinita, dal dio bliblico, il più sanguinario e protervo della storia.

Bonus aggiuntivo, la distrazione di massa occidentale dalla dittatura neoliberista in progress, dal genocidio sociale euro-atlantico e dalle guerre militari ed economiche che portano avanti. La distrazione, da noi, dalle canagliate, una dopo l’altra, che ci infliggono il ciarlatano zannuto e le sue risibili ancelle. Tutto questo si ripete nei secoli della tirannia feudalcapitalista, monotonamente e anche con trasparente pressapochismo, salvaguardato, però, dalle coperture mediatiche. Coperture nelle grandi occasioni condivise con passione sfrenata dal “manifesto”: mobilitati tutti i furbi e i naives della redazione e del suo cerchio magico per ben 13 articoli fiammanti per 6 pagine, fotone e vignette, in difesa della libertà di stampa offesa. Ce ne fosse uno, tra questi pensosi guru del politically correct, che, sulla scorta di una storia clamorosa di false flag padronali, da Pearl Harbour al Golfo del Tonchino, dallo stesso 11 settembre al piano del Pentagono (Northwoods) di far saltare per aria, sotto etichetta cubana, palazzi governativi negli Usa e abbattere un aereo di studenti statunitensi nel cielo dell’Isola, avesse osato un assolo problematico, dubbioso.

Gli autori dell’eccidio, veri professionisti che non avevano nemmeno effettuato un sopraluogo sulla scena. Che bisogno c’era? Servono così, bruti selvaggi, tanto dietro hanno chi professionista lo è davvero. Kalachnikov alla mano e passamontagna sul viso, hanno sbagliato portone e cercato indicazioni da un passante. Sono stati identificati prima ancora che si asciugasse il sangue. Nuovamente esponenti di quella comunità islamica che stoltamente si è tollerata, che deve stare bagnata con la coda tra le gambe. Tre di quei 18mila tagliagole stranieri, perlopiù europei, di cui l’Intelligence e la polizia sapevano tutto e li tenevano fissi d’occhio e di intercettazioni, ma che potevano agevolmente espatriare, addestrarsi nelle basi governate da istruttori Usa-Nato, e gestite dai subalterni giordani, turchi, qatarioti, sauditi. Per poi altrettanto agevolmente rientrare, sotto lo sguardo comprensivo dei protettori dello Stato, e dedicarsi al mercenariato imperiale domestico. Di conseguenza, si ammette, sorveglianza zero sui “potenziali terroristi”, pur celebrati dall’ossessiva vulgata del “nemico della porta accanto”. Ora, vista la figuraccia del mancato controllo su uscite verso il Medioriente e rientro, cambiano versione: quelli lì non sono affatto stati in Siria. Invece si sono addestrati sparacchiando qua e là per Parigi, con tanto di istruttori di rango, sempre fuori da sguardi e cimici indiscreti. Figuraccia al cubo. E così, dal momento in cui è iniziata la sparatoria, subito ripresa e telefonata dai giornalisti di CH con telefonino e comunicata dal furgone della polizia sul posto, poi mitragliato, è passata quasi mezz’ora prima dell’arrivo di rinforzi, in una delle metropoli più sorvegliata e tecnologizzata del mondo.

Chi fossero i tre, mica s’è saputo grazie al costante controllo su movimenti e discorsi scientificamente condotto dai modernissimi flic tecnologizzati francesi. Figurati, è bastata una carta d’identità abbandonata nella fuga da un attentatore che, comprensibilmente, terminata la sparatoria e in fuga frenetica dalla scena, ha ammazzato il tempo tirando fuori il portafoglio (per vedere se bastava per il taxi?) e frugatoci dentro, estratta la tessera, l’ha posta in bella evidenza sul sedile. Ricorda quel umoristico passaporto di Mohammed Atta, presunto capofila dei dirottatori dell’11/9, trovato lindo e intonso nel pulviscolo di tre grattacieli disintegrati. Con Atta che dal padre viene rivelato vivo, nella disattenzione assoluta dei gazzettieri. Visto che ovviamente la carta d’identità è stata lasciata a bella posta, quale sarà stato lo scopo? Indicare una testa di legno come autore e coprire quelle vere?

Vedremo, nei prossimi giorni, quanto questa operazioni prodest all’Obama in precipitoso calo di consensi (come lo era Bush al tempo delle Torri), a multinazionali, banche, Pentagono e armieri, tutti quelli che devono gestire il trasferimento di ricchezza dalla periferia al centro e dal basso verso l’alto. E poi, scendendo per li rami, a un’UE di nominati da business e arsenali, in crisi di credibilità e fiducia; a despoti europei reclutati per fare da capro espiatorio pagatore nella guerra alla Russia e al resto del mondo; a produttori di tecnologie per il controllo sociale; alle combine mafiose tra PD e soci e faccendieri. Allo sparaballe in carenza di aria fritta. Al papa che sollecita gli islamici, solo loro, a farla finita con il terrorismo. Dall’altra parte, vedremo di che prodest ci avvantaggeremo noi, comuni mortali, islamici, cristiani o niente, di che lacrime gronderemo e di che sangue….

Concludendo, un esercizio di fantasia. Immaginiamo cosa sarebbe successo, in termini di esecrazione e persecuzione degli antisemiti, se quelle vignette su Allah a culo all’aria e Maometto stupratore bombarolo avessero preso di mira Jahve, Mosé, o un qualsiasi “eterno ebreo” alla Himmler. E immaginiamo anche cosa risponderebbero quelli delle attuali chiassate per la libertà di stampa, nel paese al 69° posto per libertà di stampa, Ordine dei giornalisti e categoria tutta, se gli si chiedesse di manifestare per le centinaia di giornalisti assassinati nei paesi sotto tutela amica, Iraq, Messico, Honduras.

Sempre più urgente e credibile, fondata su potenzialità politico-economico-militari letali per la criminalità organizzata che regge un impero in decadenza, diventa la formazione del fronte antagonista avviato da Hugo Chavez e portato avanti con intelligenza e dinamismo da Vladimir Putin: blocco asiatico-latinoamericano di Russia, Cina, BRICS, governi e masse insubordinati. Ne consegue l’urgenza di smascherare e spazzare via i contractors della sedicente “Sinistra” che abitano nei sottoscala del menzognificio imperiale e ne ripetono le deformazioni della realtà finalizzate alla criminalizzazione dei diversi non sottomessi: lo “zar” omofobo Putin, “dittatori” vari, i musulmani, “violenti” asociali di varia estrazione, purchè non militari e poliziotti.

Fulvio Grimaldi

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.it

Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2015/01/ne-suis-pas-charlie-puntini-sugli-i-di.html

8.01.2015

Estratto da: NE SUIS PAS CHARLIE! Puntini sugli i di Charlie Hebdo, delle amichette dei jhadisti rapite, di Cuba, dell’ISIS, del “quotidiano comunista”

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Prendo decisamente le distanze dall’uscita del Grimaldi, anche se condivisibile nel tentativo di voler aprire uno squarcio storico sulle attività della redazione colpita dall’attentato e lo spirito del suo dirigente.
    Cioè dalla posa dell’articolo.

    Teniamo a mente che queste redazioni sono comuni se rivolte alla politica occidentale, sono fenomeni che si radicano già dal 1800 e diventano critici adesso che se si rivolgono ai nuovi fenomeni interculturali che attraversano la nostra epoca.
    Ma qui dobbiamo anche intenderci: non stiamo parlando di una redazione critica con l’islam in uno stato islamico, ma critica di un certo fenomeno di radicamento culturale islamico in Europa.
    Che non aiuti alla comprensione e all’integrazione, questo è un argomento complesso e secondo me non è ne ne la sede ne il momento per affrontare la questione in modo così grossolano.

    Certo è che che esiste un problema serio di indottrinamento della massa a considerare negativamente l’immigrazione (a prescindere da qualunque discussione seria sul fenomeno, partendo magari dalle responsabilità enormi che come europei e consumatori abbiamo verso il terzo mondo) che secondo me è utile quando meno sottolineare, indubbiamente fenomeno entro cui va inscritta la redazione del giornale satirico fracese, forse più come prodotto che come causa.

    Consiglio a questo proposito un bel documentario di Y. Shamir (QUI) per capire come si ottiene un consenso implicito, a partire dall’imbottigliamento dogmatico entro certi valori, professati non senza crederci (ovviamente). Aggiungo che fu forse la chiesa cristiana, attraverso l’opera Gesuita precursore caposcuola dello studio di questi fenomeni psico-diamici a iniziare il vincolo del dogma. Le Bon e Bernays crearono poi le basi concettuali e scientifiche che resero possibile la propaganda di massa per lo stato demoniocratico, ripresa poi a piene mani dal nazismo. Ma nei campi di sterminio, come ci ricorda bene Primo Levi, fu operato anche un "gigantesco esperimento politico e sociale", de diverso (cioè qualunque cosa stabilisse il nazismo come diversa) unilateralmente. Quindi senza dialogo.

    Tò, pare proprio come le demoniocrazie odierne stabiliscono i loro nemici. Unilateralmente. Perché ovviamente, con i terroristi, come con le bestie, non si dialoga. No?
    Peccato che come nel nazismo, poi c’è sempre quel piccolissimo cavillo: chi stabilisce chi è il terrorista? Obama? La Cia? I politici europei? I giornalisti?

    Augurii! 🙂

  • MarioG

    Riguardo all’esercizio di fantasia dell’ultimo paragrafo e’ facile rispondere: infatti ha una esemplificazione reale,  il caso Diedonne’.

    Ovviamente, il retaggio dell’autore non lo preserva a dallo spargere le sue proprie manifestazioni di troglodismo:
    " Quanto si attenuerà la protesta per le immonde condizioni dei migranti invasori"
    Eh gia’! Lo sappiamo di che indirizzo e’ la protesta.
    Inoltre mentre rilevava come la rivista sia
    Accanita seminatrice di odio antislamico, beceramente razzista, un concentrato di volgarità, vuoi di solleticamenti pruriginosi (Wolinski), vuoi da ufficio propaganda dei macellai di musulmani, al servizio del suprematismo euro-atlantico-sionista”
    poteva ricordare anche le altre volgarita’ becere, come quella della, diciamo, ‘sodomia trinitaria’, evidenziata in uno dei commenti del forum. L’unico difetto e’ che non era razzista.  
    Per il resto, poco da obiettare.
  • Aironeblu
    Prendo decisamente le vicinanze con l’articolo di Grimaldi. È consolante di tanto in tanto leggere qualcuno che disobbedisce ai precetti della neolingua sionisticamente corretta e chiama le cose con il loro nome. 
    Ci sarebbe da continuare parecchio poi sulle incongruenze della vicenda e sulle numerose evidenze di questo ennesimo fake montato ad arte povera per un pubblico di bocca buona che l’11 set 2001 faceva un minuto di silenzio e oggi dichiara di essere Charlie.
    Ma tanto basta per aizzare le bestie che già sbavano contro il nuovo nemico.
  • ottavino

    Ottima analisi, direi.

    L’unica cosa che è andata storta in questa storia, è il fatto che il tizio che ha fatto le riprese video mentre i tipi erano in strada, non avesse avuto un’arma. Altrimenti avrebbe almeno potuto stenderne uno, e lì si sarebbe visto chi erano.
  • Aironeblu

    Non si tradiscono così i complici. 

  • MartinV

    "Concludendo, un esercizio di fantasia. Immaginiamo
    cosa sarebbe successo, in termini di esecrazione e persecuzione degli
    antisemiti, se quelle vignette su Allah a culo all’aria e Maometto
    stupratore bombarolo avessero preso di mira Jahve, Mosé, o un qualsiasi
    “eterno ebreo” alla Himmler. E immaginiamo anche cosa risponderebbero
    quelli delle attuali chiassate per la libertà di stampa, nel paese al
    69° posto per libertà di stampa, Ordine dei giornalisti e categoria
    tutta, se gli si chiedesse di manifestare per le centinaia di
    giornalisti assassinati nei paesi sotto tutela amica, Iraq, Messico,
    Honduras."

    Non c’è bisogno di nessuna fantasia… basta la realtà della persecuzione mediatico giudiziaria contro Dieudonné in Francia…

  • mimmogranoduro

    E chi lo stabilisce,che in europa con tutta la disoccupazione che c’è,vi è bisogno di immigrati?

    Chi lo stabilisce,che io,italiano,non ho il diritto di rivendicare per mè e la mia famiglia il territorio che occupo da più generazioni?
    Chi lo stabilisce,che io debba essere tollerante con chi viene qui,in casa mia e pretende di fare come cazzo gli pare,fregandosene della mia presenza storica su questo territorio?
    Chi lo stabilisce,che io come individuo non debba avere la presunzione di rivendicare la mia appartenenza ad un territorio,ad una nazione,ad una cultura e pretendere che qui in casa mia ci si stà come dico io?
    Chi vieta a coloro che sono in disappunto con mè,di trasferirsi in altro loco visto che il mondo è tanto grande?
    Basta con queste chiacchiere- 
  • Tonguessy

    Al solito bravo Grimaldi.
    Minimo, o massimo, comune denominatore, un cui prodest che si risolve immancabilmente a vantaggio della vittima conclamata e a esiziale detrimento dei responsabili inventati.

     Provo a suggerire qualcosa.Trovo interessante che articoli di questo tipo, che tratta temi quitidianamente ben evidenziati dai media, abbia suscitato così tante reazioni mentre altri articoli (come quelli sull’euro, che i media non divulgano) invece no. Probabilmente la sindrome da frequentatore di bar sport ci è stata sapientemente inoculata a nostra insaputa, e tutto ciò che è novità (fosse anche il solito sbaglio di arbitraggio nell’ultima partita) diventa così attraente (seppure effimero quanto il risultato di una partita, appunto) da catalizzare comunque l’attenzione generale. Attenzione che ci riporta alle solite matrici dicotomiche: ma gli immigrati sono amici o nemici? Ha ragione Salvini?
    Il problema è che questa abitudine al consumo di notizie nasconde sempre la trappola, esattamente come tutti gli altri consumi. La prossima partita vedrà l’arbitro sempre sul banco degli imputati, e la prossima notizia di cronanca nera l’immigrato sarà sempre sottoposto ad analisi incrociate.
    L’immigrato, insomma, diventa il circenses postmoderno: tutti sugli spalti ad applaudire o fischiare il disgraziato di turno costretto a dare spettacolo comunque. Viviamo o non viviamo nella "societé du spectacle" (Debord)? Vive la France!

  • cardisem

    Non capisco la “presa di distanze”: avevo scritto un commento più lungo, ma è andato perso…

  • oldhunter

    Concordo totalmente…
    tanto più perché Grimaldi, anche se di "sinistra", ma spirito libero in un mondo di gazzettieri che liberi non sono, rifugge sempre dalla vulgata del sistema.


  • lucamartinelli

    Grande Fulvio, al solito. Onore al tuo coraggio e indipendenza di giudizio. Buon sangue non mente, sin dai tempi della "Bloody Sunday" che ti vide, unico giornalista, a documentare quei terribili fatti Nord Irlandesi, il 30 gennaio 1972. Sono tutte e solo tue le foto che raccontano la strage. Ad maiora!!

  • ildieffe

    un solo appunto: il passaporto ritrovato sotto le torri non è di Atta ma di Satam al-Suqami

    ovviamente non cambia il senso del discorso ma è solo per amore della verità