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INTO THE WILD – AFFASCINANTI RITRATTI DI EUROPEI CHE HANNO ABBANDONATO LA CIVILTA' PER VIVERE DA SELVAGGI…COME E' SEMPRE STATO

Vincent, Pirenei, Francia, 2012.

Vincent studiava matematica ed è vissuto a Ramounat per gli ultimi 7 anni.

DI JENNA GARRETT

features.com

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Ramounat, Pirenei, France, 2012.

Ramounat è conosciuta per essere il posto dove nacque il movimento “ritorno-alla-terra” in Francia. Qui Bruy ha incontrato Peter, un tedesco che vive in questo posto da 30 anni e che arrivò con la moglie e i figli, che se ne sono andati da una decina di anni.

In una epoca in cui per fare qualsiasi cosa non si può fare a meno della tecnologia e in cui tutti vivono nelle città, il desiderio di una vita “Waldenesque- di ritorno alla natura” è stato rimosso, non c’è mai tempo. Molti di noi possono solo sognare una vita più solitaria, semplice, abbandonati nella natura. Il Fotografo Antoine Bruy ha realizzato questo desiderio ed ha passato un periodo di tempo tra il 2010 e il 2013 facendo l’autostop e attraverando tutta l’Europa senza una meta precisa e senza un vero itinerario per realizzare la sua serie di Scrublands.

Guidato da incontri occasionali e dalla sorte, Bruy è andato a incontrare quelle persone che hanno sacrificato tutti i confort della vita di oggi per restare indipendenti e autonomi dalle aspettative della società e dal consumismo. Il fotografo si è fermato per quache giorno e a volte per settimane ad aiutare gente che lavorava in campagna o che alleva animali. Nel suo peregrinare in diversi paesi ha visto che le comunità hanno tutte qualcosa in comune, di omogeneo, nel vivere in costruzioni di fortuna, fatte con materiali di recupero e nel fondare la loro vita su una agricoltura di sussistenza. Per ragioni sia politiche che profondamente personali, Bruy ha trovato una bellezza differente, di un altro genere, in un mondo dove non si sente il ticchettio degli orologi e non esite la necessità disperata di andare sempre più avanti, ma solo un balletto di giorni e di notti, di stagioni e di cicli della luna.”

Antoine Bruy sta progettando di continuare Scrublands l’anno prossimo negli Stati Uniti.

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Urs, Pirenei, Francia, 2012.

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El Pardal, Sierra de Cazorla, Spain, 2013.

El Pardal è un posto in mezzo alle montagne, le Sierras de Cazorla, Segura e il Pardo de Las Villas Naturales, creato nel 1986. In questo posto Bruy ha incontrato Amiro, un tedesco che vive qui da 25 anni. Per raggiungere il paesino più vicino ci vogliono tre ore a piedi.

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Sabine, Alps, Svizzera, 2013.

Prima di arrivare nel minuscolo villaggio di Ces, Sabine era una professoressa di filosofia e letteratura e ora vive qui da almeno 15 anno e alleva mucche insieme a suo marito Christian.

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Due bambine fanno il bagno,

Carpazi, Romania, 2013.

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Julian lavora con una vasca, Sierra del Hacho, Spain, 2013.

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Laghetto, Alpi, Svizzera, 2013.

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Christian, Alpi, Svizzera, 2013.

Bruy ha incontrato Christian a Ces, un piccolissimo pasesino della Valle Leventina. All’inizio degli anni 70 un gruppo di giovani scoprirono che questo villaggio era stato abbandonato e cominciarono a ricostruirlo. Prima di arrivare qui Christian era un ingegneree ed ora vive a Ces da 30 anni e alleva mucche con sua moglie Sabine.

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Olivier cura una pecora, Ardèche-Francia,2010.

Olivier è un pastore francese che alleva pecore e capre. In questa foto sta curando una pecora morsa da un cane. Bruy è rimasto un mese con Olivier e con sua moglie per badare agli animali e per aiutarli a lavorare la terra.

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Toilets, Sierra Nevada, Spain, 2013.

Queste toilets sono state costruite da Kate, una signora inglese che venne in Spagna a cavallo di un mulo e ormai vive nella sua terra “La Granja”, vicino al villaggio di Bayacas nella Sierra Nevada da oltre 20 anni.

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Il “Laboratorio”, Pirenei, Francia, 2012.

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L’altalena, Sierra del Hacho, Spain, 2013.

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Marcel, Pirenei, Francia, 2012.

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Sierra de Cazorla, Spain, 2013.

Fonte: http://www.features.com

Link: http://www.featureshoot.com/2014/06/antoine-bruy/

giugno 2014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario.

Pubblicato da Bosque Primario

  • albsorio

    Mi sembrano dei disadattati che vivono nella sporcizia, ma quelle poche cose che hanno, vestiti, scarpe, utensili etc chi li ha costruiti? In altre parole non vivono fuori dalla società ma ai margini della stessa, si potrebbero definire dei barboni rurali.

  • Tonguessy

    Felice di sapere che esistono persone in grado di vivere lontane dalla "civiltà", ma purtroppo il modello non è esportabile su larga scala. L’Italia, ad esempio, ha una superficie di 300.000 kmq. Un cacciatore-raccoglitore necessita di circa 1kmq per potersi sfamare. 60 milioni di persone avrebbero quindi bisogno di 60 milioni di kmq. D’accordo, mettiamo pure che queste persone facciano vita non nomade ma sedentaria, quindi con una maggiore concentrazione ed una minore richiesta di territorio. Guardiamo com’era la densità demografica nei secoli scorsi: si va dagli 11 milioni del 1600 ai 17 milioni del 1800. Ben lontani dagli attuali 60.

    http://babilonia61.com/2010/09/27/popolazione-italiana-ed-europea-nel-xviii-secolo/

    Hitler parlava spesso di
    lebensraum, una scusa ottima per invadere stati esteri con la scusa di
    sfamare i tedeschi. 

    NON prendetela come una critica verso chi ha scelto una vita "diversa"….tutt’altro. E’ segno di enorme vitalità ed autonomia, che apprezzo.

  • ProjectCivilization

    e si direbbero anche alcolisti e di intelligenza persino inferiore alla media . Il che confermerebbe il mio sospetto , suggerito anche dalla Val di Susa , che , al momento , gli unici leggermente rivoluzionari sono i meno intelligenti . I medi vivono in trance , e  i , rarissimi , intelligenti …divengono prigionieri del sistema , per lanciare messaggi che solo dai pochi e irilevanti che fanno parte di questa fascia possono essere raccolti. Sono convinto che sarebbe  abile occuparsi molto di piu’ di questa fascia di prigionieri . Per consentir loro di vivere,  con pieno agio , in modo alternativo .E forse produrre la chiave per prendere in mano l’educazione dei medi .

  • Suntsu

    Concordo. In questo mondo popolato da esseri intelligenti, è un onore essere imbecilli… Come esperienza forse preferirei questo: http://www.aamterranuova.it/MappaEcovillaggi/IL-POPOLO-DEGLI-ELFI

  • No_Fear87

    l’avevo già visto un bel pò di tempo su facebook, e riprendo un’osservazione di un’utente: nessuno si è accorto di quanto siano tristi queste persone?

  • Rosberg

    In effetti hanno tutti delle espressioni tristi.

  • vic

    E’ vero c’e’ un certo numero di persone, anche giovani, che scelgono la difficile vita del contadino di montagna, magari a meta’ tempo, come quella giovane coppia di citta’, di cui la moglie venne sotterrata da un macigno enorme rotolato giu’ fin presso la sua abitazione in val Cama.

    In Svizzera il ruolo di questi contadini viene riconosciuto, tant’e’ che sopravvivono anche grazie agli aiuti statali di vario tipo. Se non ci fossero questi aiuti, valli piuttosto discoste come la val Calanca sarebbero del tutto disabitate. Sono aiuti non stratosferici, pero’ indispensabili per tirare avanti.
    Inoltre lo stato provvede alla manutenzione delle strade, se ci sono. Al laghetto di val Cama si arriva solo a piedi, per dire. Lo stato si occupa di sorvegliare il territorio e stabilirne il grado di sicurezza. Insomma costoro vivono fuori dalla civilta’ ma fino ad un certo punto.
    Pero’ il discorso dello spazio vitale ci sta tutto. Il Ticino ha un territorio che e’ per lo piu’ costituito da boschi e montagne. Lo spazio dove vive la prevalenza della popolazione sono i fondovalle. Che pero’ sono costantemente erosi dal cosiddetto progresso che avanza: autostrade, treni, centri commerciali, capannoni di logistica.
    Perfino la piu’ grande zona di pianura del cantone, quella che venne sottratta dall’uomo alla natura, che’ prima era un esteso acquitrino, insomma il piano di Magadino, sta subendo la stessa sorte. Quando il giovane stato del Canton Ticino, nel 1800 con enormi sforzi bonifico’ il piano, costruendo ben tre argini ai lati del fiume Ticino, il cui corso venne imbrigliato, l’idea fondamentale era di farne un piano dedicato esclusivamente alle attivita’ agricole. Invece quel che succede oggi e’ uno stravolgimento, lento ma costante, di questa visione. Ogni volta c’e’ una scusa per portar via all’agricoltura un pezzo di terreno pregiato e insostituibile. E’ una forma di depravazione dell’idea che avevano i nostri antenati.
    Ora incombe la votazione sull’iniziativa detta Ecopop, la quale si pone la questione del limite demografico: quanta popolazione sopporta il territorio (svizzero). Ad occhio e croce, dalle esternazioni emerse finora, tutti i partiti sono contrari a porre dei paletti all’aumento demografico, percio’ si oppongono ad Ecopop. L’iniziatica indica un aumento percentuale massimo (media su qualche anno) oltre il quale non andare. Oltre questi paletti scatterebbero delle forme di contingentamento sull’immigrazione.
    E’ lo stesso problema, ma a livello continentale e ben piu’ assillante, con cui e’ confrontata l’Africa: un aumento demografico altissimo, che contribuisce non poco alle spinte emigratorie.
    Dire che la soluzione e’ portare gente che e’ di troppo in un posto in un altro posto dove c’e’ gia’ troppa gente, e’ cosa piuttosto sciocca, mi sembra. Eppure e’ quel che sta succedendo in Europa.
    Fa eccezione la Russia che, bonta’ sua, il problema demografico proprio non lo conosce, anzi. Anche grazie a cio’ e’ in grado di esportare tutte quelle materie prime che esporta. Le foto qui sopra provengono dall’Europa, pensate forse che nella vastita’ della Russia non ci sia gente che vive cosi’? Ce n’e’, eccome che ce n’e’. Ma appunto e’ possibile perche’ il territorio e’ immenso e dunque v’e’ uno spazio vitale sufficiente anche per chi vuol vivere di pura caccia in una foresta siberiana, per dire.
    Da noi chi vive nelle zone di montagna tende ad essere contrario all’arrivo del lupo ed anche dell’orso. E’ sostanzialmente la gente di citta’, il verdismo di citta’, a tirar fuori argomenti per cui la convivenza e’ possibile. Balle, ci vadano loro a convivere con orsi che sbranano perfino gli asini. Ma siccome in politica la parte dominante e’ quella di citta’, passano idee del genere, che tutti i contadini di montagna del passato hanno sempre combattuto, perche’ li’ ci vivevano e osservavano coi propri occhi cosa significa avere un orso o un branco di lupi nei paraggi.
    Incredibilmente si parla del "problema del lupo", facendo finta di non sapere che il lupo tende naturalmente a vivere in branco, e che un branco di lupi e’ piu’ pericoloso di un leone. non c’e’ cane che tenga contro un branco di lupi, se vuole, ed e’ affamato, un branco spazza via in una notte mezzo gregge.
    Ma i politici "moderni" vedono la questione con occhi diversi. Son poi gli stessi che applaudono alle varie decisioni dell’UE, in altri ambiti.
    Ecco perche’ e’ importante avere una classe politica vicina alla realta’, che sappia di cosa sta parlando. Pure con una classe politica vicina alla realta’ i dibattiti sono piuttosto roventi.
  • glab

    mah … consentimi di dirti che essere tristi è una tua interpretazione della loro espressività esteriore, sei certo di aver interpretato quel che esprimono e non altro?

    quel che esprimono sorge da loro mentre quel che tu interpreti sorge da te.
    da parte mia direi che hanno un’espressività esteriore particolare, come fossero in uno stato esistenziale molto interiorizzato. 
     
  • mixmux

    ognuno di noi ha dei momenti di tristezza e di allegria nella stessa giornata, forse quello triste era il fotografo.

    Sulla vita "into the wild", credo che ognuno abbia il diritto di vivere come gli pare, l’importante è che la sua libertà non leda quella degli altri, credo che queste persone non arrechino nessun danno e il compromesso di avere degli stivali di gomma non sia una bestemmia ma solo una necessità; ognuno di noi cittadini è costretto a fare molti, troppi compromessi, chi rendendosene conto, chi nella più completa ignoranza, compromessi che riguardano il lavoro che facciamo, le cose che mangiamo, il tempo che impieghiamo per fare cose insulse. Chiaramente non c’è spazio per sostenere sessanta milioni di cacciatori raccoglitori, ma c’è spazio sufficiente per far vivere 30 milioni di persone di agricoltura a basso impatto ambientale, la maggior parte delle persone fanno lavori inutili e molto spesso nocivi alla comunità, andrebbe quindi agevolato un ritorno all’agricoltura, quella seria, che guarda alla tradizione e alle relazioni sociali, non parlo quindi di autarchia, ma di agricoltura legata al territorio e alla comunità. Fare una scelta simile non è semplice ma alla lunga ripaga, parlo di diventare agricoltori, anzi, AGRICULTORI, portatori di conoscenza e non "prenditori agricoli" che sfruttano il territorio (e il suolo) e poi chi s’è visto s’è visto.
  • Primadellesabbie

    Questa mi sembra una bella storia:

  • oriundo2006

    Perchè la vita E’ triste. Gli stupefacenti di massa, droghe televisive comprese, nascondono questa verità, ben presente al pensiero antico ed a chi ama raccogliersi ‘fra sè medesmo’. Si potrebbe dire che tutta la ‘civiltà’ cerca di redimere la vita da questa tristezza, durezza, solitudine, dolore, perdita, anestetizzandola con gli ‘idola’ che hanno da essere facili, alla portata di tutti, immediatamente comprensibili per fungere allo scopo: in primis il sesso, e poi il superlavoro ( che è quello cui molti tendono per dimenticare sè stessi ), e tutto il resto… L’istupidimento di massa serve a questo, a negare questa presa di coscienza elementare. Negandola la perpetua negli strati profondi, seppellendola insieme alla possibilità di creare un modo di vivere che possa conciliare la vita naturale con i nostri desideri extra-naturali: primo tra tutti spiegare/eliminare la morte. Che è il limite della vita stessa. Dunque il pensiero che pensa la vita ed i suoi limiti e si fa ‘triste’, si rende tale come atto d’amore verso la vita stessa. E chi ce l’ha donata/trasmessa. 

  • Stodler
    Come è vero quello che dici, ho scritto un paio abbastanza simili qualche giorno fa:
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=74276
  • pasquale50

    Ma pensi ancora ai cacciatori 1 ettaro di terreno è in grado di produrre 220 quintali di grano con le moderne tecniche con le antiche 110 ..ovvero 11000 kili..se consideri che una persona ne mangia circa 150 kg all’anno, 1Ha è in grado di dare da mangiare a 73 persone quindi 1 Kmq  puo consentire la vita di 730 persone.

    300000×730 sono 220 mln, ma sappiamo che solo il 12% del nostro territorio è coltivabile quindi in grado di sfamare 26,4 Mln di Persone , ma questo è fattibile se e solo se si diventa tutti vegetariani, o al massimo si allevano polli..i restanti 34 mln morirebbero comunque di fame..ecco perchè sarebbe sensato chiudere i confini..al fine di arrivare a una riduzione della propria popolazione..perchè permetterebbe al proprio popolo di sopravvivere anche quando il petrolio avrà raggiunto i 300$ al barile
  • Sax
    È curioso e interessante leggere i commenti e ascoltare le opinioni della gente quando si parla di casi di persone che ‘mollano tutto’ (ma sul serio). 
    C’è chi critica, anche motivatamente, parlando di disadattati sociali o di persone che comunque non abbandonano la società ma si collocano ai suoi margini, in quanto – bene o male – utilizzano i mezzi e gli ‘scarti’ che quella società produce.
    C’è chi invece ha una visione un po’ bucolica e romantica della cosa, alcuni magari sentendosi dentro la tentazione di fare lo stesso passo, ma senza avere assolutamente il coraggio di abbandonare ciò che si ha.
    Si potrebbe rispondere che ‘disadattati’ spesso diventavano anche i contadini che emigravano nelle grandi città per fare gli operai. Disadattato lo diventi per forza, quando si da un taglio netto a tutta la tua vita (magari a 40 o 50 anni); quindi non c’è da meravigliarsi degli sguardi apparentemente ‘tristi’ che si vedono in queste foto…
    Chi invece ha una visione romantica, dovrebbe fare mente locale a quante difficoltà ‘pratiche’ queste persone incontrano, soprattutto all’inizio – alle quali spesso si fa fronte ‘abbassando i requisiti vitali’: cibo, igiene, salute, fatica ecc…
    Bisognerebbe a mio avviso cercare di andare oltre, anche perché creare stereotipi è abbastanza facile, mentre ogni caso è una storia a sé. Secondo me, alla base c’è sempre la solitudine – subita o ricercata. Una solitudine che, però, può essere proprio figlia di quella società che ci siamo creati. 
    A me – e credo a molti – è capitato di vedere persone che, se sono da soli per più di cinque minuti, vanno in paranoia e si attaccano al cellulare, oppure che non riescono a sopportare il silenzio e devono per forza dire qualcosa (9 volte su 10, si tratta qualcosa di assolutamente stupido). Che tristezza…
    Beh, io ho molto più rispetto per quelli che mollano tutto….
  • Mattanza

    Io quando ero giovane (20+o -) incontrai un gruppo di "Elfi" in un "Rainbow" (incontro sociale) ad Acquacheta vicino a Forlì, ci offrirono da mangiare (sfamarono loro e oltre 100 giovani affamati estranei a loro) cucinando in un pentolone al centro di una radura (riso,semi e uva e altro)…poi comiciò una assemblea dove chi parlava teneva in mano un bastone nodoso e dall’aspetto magico, parlavano a turno gridando all’assemblea circostante dal centro della radura…ero troppo fuori per ricordare di più (svenni in seguito a congestione intestinale dovuta a ingestione di funghi allucinogeni e bagno in torrente freddo)

  • Detrollatore

    Ma che idioti che sono questi quà, vero? Usano i rottami della società in pratica. Gli utensili vecchi vanno BUTTATIIIIIIIIIIIIIII! Non facciamo come i barboni, di grazia. Un pò di decoro!

    Comprate cose nuove e buttatele nelle discariche (con due spicci la mafia sa farle sparire…al sud ovviamente). E poi, vuoi mettere l’economia che gira e tutto il resto?

  • Matt-e-Tatty

    Ne ho conosciuti e ne conosco, alcuni li vedo occasionalmente, quando ho voglia di passare una bella domenica allegra con vecchi amici.

    Ci sono esistenze di questo tipo estremizzate, altre che sono una via di mezzo, molto più frequenti. Quelli che conosco io non hanno rinunciato alla tecnologia, alcuni hanno l’illuminazione elettrica, il PC, la lavatrice e il frigorifero, oltre che qualche animale e qualche attività agricola che gli fornisce cibo e quel minimo di denaro necessario, altri più estremisti non hanno l’elettricità o ne hanno poca, e certi orpelli li fanno andare a trazione animale (tipo elettricità con pochi pannelli e qualche batteria per lampadine e PC e lavatrice a pedali).

    Gli estremisti sono rari, molto intelligentemente, la maggioranza non rinuncia a quel minimo di comodità utili che fanno risparmiare tempo, rinunciano prevalentemente a cose insulse, inutili, si ingegnano molto.

    per fare un esempio, ho amici che non hanno l’allacciamento all’acquedotto e non possono averlo perché vivono in zone in cui non c’è la rete, ma hanno l’acqua corrente perché a differenza degli uomini primitivi, hanno i tubi in PVC, sono legati anche se in maniera minore alla "civiltà" e alla tecnologia, ne usano le parti migliori, quelle utili.

    Di chi vive così, penso tante cose, ma tra le tante non penso siano tristi, penso il contrario anche se quelli nelle foto (piuttosto estremisti) non ridono come dei Renzi.

    Personalmente li stimo, estremisti e non, per certe cose tento di imitarli.

  • Matt-e-Tatty

    Dimenticavo, ultimamente ci sono persone che iniziano a vivere "ai margini" in montagna o campagna per problemi economici. Una sorta di barboni che a differenza dei barboni standard non chiedono l’elemosina, si lavano, non annegano i dispiaceri nell’alcool e cercano di reinventarsi.

    Barboni coraggiosi.

  • Matt-e-Tatty

    Il tutto è capire che cosa si intende per "persone che mollano tutto".

    Chissà perchè, quando si parla di civiltà (intesa come la nostra civiltà) mi viene in mente spesso Cipriani, un operaio che conoscevo morto 4 giorni prima della pensione… e ai suoi progetti di cui raccontava, per quando sarebbe finalmente andato in pensione dopo una vita di turni in fabbrica.

    E a pensarci bene ne ho conosciouti dei simil Cipriani… ora che sono rientrato dai mei 15 giorni di ferie mi sento un po Cipriani anche io.

  • Sax

    Infatti, cosa si intende per "persone che mollano tutto"? 
    Il problema è che se ‘molli tutto’ perché la società in cui vivi ti va troppo stretta, allora bisogna avere coraggio e reinventarsi da zero. Molto dura. Se invece è solo insoddisfazione, perché la vita che fai ha preso una piega che non riesci più a mantenere, allora forse è solo ‘voglia di ricominciare’: in questo caso, la variabile Tempo (che ti rimane da vivere) è determinante… e far la fine di Cipriani è un attimo…