Home / ComeDonChisciotte / INDAGINE SU FABIO VOLO E LE SUE 28.000 COPIE VENDUTE IN UNA SETTIMANA. DI CHI E’ LA COLPA ? DELLE LIBRERIE, DELLA SOVRAESPOSIZIONE, DEL POPOLO ITALIANO O DEL DEGRADO COMPLETO ? “MURDER” SHE WROTE
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INDAGINE SU FABIO VOLO E LE SUE 28.000 COPIE VENDUTE IN UNA SETTIMANA. DI CHI E’ LA COLPA ? DELLE LIBRERIE, DELLA SOVRAESPOSIZIONE, DEL POPOLO ITALIANO O DEL DEGRADO COMPLETO ? “MURDER” SHE WROTE

DI NATHAN RANGA
idoloridellagiovanelibraia.blogspot.it

Come ho scritto nel post sui miti e le leggende della libreria, molti clienti pensano che le classifiche vengano manipolate in favore di alcuni autori per aiutarli a vendere di più. Non ci si capacita che primo in classifica ci sia Fabio Volo e non Pietro Citati (per quanto anche costui grazie a Fazio abbia vissuto una settimana di gloria col suo libro su Leopardi).

In questi giorni, il nuovo imperdibile libro di Fabio Volo sta creando sconquassi un po’ ovunque. Quest’uomo, recitano le statistiche (e a vedere il venduto della mia sola libreria ci credo) ha venduto 28.000 copie in una settimana. Cioè, solitamente 28.000 copie totali per un libro sono già un megatraguardo e lui le ha vendute in una settimana.

Perché?L’ipotesi più accreditata da chi si rifiuta di vedere la verità è che: la sovraesposizione mediatica unita alle pile di libri davanti agli scaffali ai cartonati alle vetrine a lui dedicate, abbiano indotto la popolazione italiana ad un delirio Fabio Voliano, come sotto ipnosi. Beh, se così fosse allora perché non abbiamo un nuovo talento da milioni di copie ogni mese? Come mai le case editrici incappano in flop straclamorosi?

La primavera scorsa eravamo inondati di copie di un libro di una novella penna italiana che grazie a dio è colata a picco prima ancora di esistere. Si trattava di un’opera dal titolo anche pretenzioso “Le affinità alchemiche” e narrava la mai sentita storia di due gemelli cresciuti separati che si incontrano di nuovo adolescenti e sbam scoppia la passione. La copertina di Johnny e Selvaggia (questi i loro nomi) campeggiava copiosa in vetrina, i cartonati con frasi sensazionali stazionavano davanti alle porte e ce n’erano arrivate un numero di copie assurdo. Ha venduto pochissimo. Mi direte, ma questa era una ventenne con la fissa dell’incesto, non una che sta sempre in tv o in radio.

E allora vi propongo il caso Melissa P. che è emblematico per il boom iniziale e per lo schianto finale. Questa sedicenne siciliana non la conosceva nessuno, aveva pubblicato i famosi “100 colpi di spazzola” con la Fazi che allora non era una casa editrice particolarmente blasonata e sì, narrava delle pornoavventure ma come tanti altri, anzi, in un momento editoriale in cui (non come adesso) l’erotico non era da prima pagina. Vendette se non ricordo male 2 milioni di copie, e non parliamo di  Henry Miller.

Due anni fa è uscito l’ultimo libro di Melissa P. ora astrologa, opinionista, personaggio televisivo, si intitolava “Tre” e narrava l’altrettanto originale storia di un menage a trois edito da Einaudi (di cui non posso fare a meno di far notare che astutamente la protagonista si chiama Larissa). Ricordo pile di questo libro, interviste su ogni rivista femminile e non. Fu un flop colossale, tanto che l’unico libro della cara Melissa che si trova ancora facilmente in commercio è appunto i famosi “100 colpi di spazzola” di quando era ancora miss nessuno.

Cos’è allora che decreta un successo? Non lo sappiamo, non lo sa nessuno.
 

Un mio insegnante di sceneggiatura ci parlava di complesse circonvoluzioni della trama, archi narrativi dei personaggi, climax, colpi di scena, ma diceva che se manca quel più, quella magia impalpabile, irraggiungibile il successo non viene, neanche se è studiato a tavolino.
 

Fabio Volo ha questa magia?
No, Fabio Volo non ce l’ha. E’ il contesto culturale-storico che conferisce alle storie di Fabio Volo (posso assicurare scritte meglio di tante altre) la magia che gli fa vendere 28.000 copie. 

Il mio discorso si può facilmente tradurre
in questa pubblicità che ho visto personalmente.

 Il livello culturale del nostro paese è straordinariamente basso, le biblioteche chiudono, i lettori forti sono una percentuale ignobile, chi si è laureato deve quasi vergognarsi per aver studiato invece di essersi messo a lavorare prima di subito. Malgrado uno dei tassi di laureati più basso dell’Europa senti continuamente dire in giro che ci sono troppi specializzati, troppi qualificati, troppa gente con un pezzo di carta e nessuna esperienza. Un ministro in Italia ha chiaramente detto che con la cultura non si mangia, Pompei cade a pezzi, si vendono isole in Sardegna, la Bignardi è un’intellettuale di peso, Fabio Fazio fa oscillare le vendite, la De Filippi è la mamma di tanti aspiranti cantanti e ballerini e l’amica fidata di decinaia di casalinghe e anziani. 

In un contesto che condanna da anni la cultura e getta l’eccellenza sotto una cattiva luce per quale motivo in  classifica dovrebbe essere prima la raccolta di racconti di Cheever o l’ultimo Pulitzer? 

Le stesse persone che fanno l’audience di “Uomini e donne” entrano in libreria e leggono la trama del libro medio di Fabio Volo: uomo con qualche problema esistenziale di poco conto (non è mai una grave malattia, quella di un figlio, lo sfratto, la depressione ecc.) va in crash alla soglia di qualche fatidico momento della vita, conosce una donna bellissima con cui fa tanto sesso, ma con cui le riesce faticoso impegnarsi e poi finisce tutto a tarallucci e vino. 

 Ordine esistenziale momentaneamente perso subito ristabilito. In mezzo tante frasi da baci perugina che circolano per il web come un virus. 

Voi direte che in tanti scrivono robe alla Fabio Volo e invece no, è un’alchimia (per citare la tizia dei gemelli incestuosi di cui sopra), che non è così semplice. In Italia l’unico altro suo degno epigono è il vicedirettore di buon cuore de La Stampa, Massimo Gramellini. Anche lui scrive in modo scolastico e scorrevole, ama i buoni sentimenti, tocca il cuore delle madri e delle casalinghe, fa pensare ad un mondo più giusto senza mai diventare (né manco aspirare) ad essere pesante (e mi verrebbe da dire pensante). Il suo “L’ultima riga delle favole” vendette tantissimo, il secondo che parla della sua infanzia travagliata da un pesante lutto famigliare ha sfondato il muro del milione di copie. Qui il dramma esistenziale serio c’è, ma è tutto scritto in modo talmente elementare, semplice, immediatamente commovente che la casalinga che il pomeriggio stira e la sciura che legge “Donne che amano troppo” non può rimanervi indifferente.

La magia sta nel beccare l’argomento giusto (e per questo un talento ci vuole lo assicuro, non scrittorio, ma almeno pubblicitario e nell’epoca della comunicazione è TUTTO) e riproporlo a oltranza. Fabio Volo ha capito quali sono i tasti giusti, è uno con la terza media che è venuto dal niente, ha lavorato, si è divertito, nell’intervista che Pif gli ha fatto ne “Il testimone” si vede che lui crede a quello che dice e scrive. Lui sogna, pensa, vede così.

Fabio Volo sogna, pensa, vede quello che sognano, pensano e vedono tanti tanti troppi italiani. Per questa settimana almeno 28.000 accertati. Che diventeranno e sono milioni.
E non è colpa delle vetrine e delle librerie malvagie che propongono solo quelli che vendono (e per la cronaca è quello che deve fare una libreria: vendere), ma perchè è quello che il pubblico si beve e neanche in modo passivo come in tv. La lettura ha una parte attiva, di responsabilità: cercare un libro, leggerlo, interpretarlo. Non ti scivola addosso come tre deficienti che strillano in tv.

La responsabilità delle classifiche italiane è tutta nostra. Di questo nostro paese che affonda.

Nathan Ranga
Fonte: http://idoloridellagiovanelibraia.blogspot.it
Link: http://idoloridellagiovanelibraia.blogspot.it/2013/11/indagine-su-fabio-volo-e-le-sue-28000.html
6.11.2013

Pubblicato da Davide

  • MrStewie

    Tutto giusto, davvero, tranne l’ultima riga. Basta con questa pelosa, smemorata, offensiva ed insignificante conclusione che gli italiani si meritino tutto. Questo paese si è beccato anni di stragismo di stato, servizi deviati, terrore per le strade e morti ignobili di personaggi chiave. Dovendosi poi ciucciare brodosi intellettuali con i soldi e propaganda politica filostatunitense da destra, da sinistra e dal centro (e dalla chiesa). Dopo aver scritto la storia di questo paese, gli stessi 4 personaggi con i fili in mano hanno spianato la strada al bipolarismo spinto, ai berlusconi ed ai radical chic di questi coglioni per l’agenda unica. E tutto quello che sappiamo dire è che è solo colpa nostra? Davvero siamo così ingenui da credere che contiamo così tanto, che la democrazia partecipata esista e che possa cambiare qualcosa? Come se neanche 1 anno fa gli italiani non avessero ribadito la centralità dell’acqua pubblica e del no al nucleare (e del no a berlusconi). O come se la Diaz e Manganelli al G8 di Genova non fossero mai esistiti. Alla fine del giorno, ogni giorno, ci ripetiamo che è solo colpa nostra. E che c@zzo! Questo è cattolicesimo da 2 soldi: “per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa”. E Basta!

  • massi

    Beh che ti devo dire… Fabio Volo non si compra i libri da solo. Se dopo vent’anni il dibattito politico verte ancora intorno al settantasettenne Silvio Berlusconi è solo perché alle prossime elezioni tanti lo voteranno ancora stai pur sicuro. Se “il nuovo” in Italia è rappresentato dalla nullità assoluta di Matteo Renzi, oppure da un cialtrone populista fascistoide e il suo socio in affari guru di internet, di chi è la colpa? Della P2? della CIA? Dai… lo so che è dura… ma facciamocene una ragione.
    Pasolini quarant’anni fa ci definiva “il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d’Europa”.
    Pensa come siamo messi oggi.

  • Albertof

    quoto

  • mazzam

    Quoto e aggiungo che la parte produttiva italiana ( per dire quella che poi, in parte, ti becchi alle vernici di questo e quello con in mano un bicchiere di bollicine) si è affidata a gente come bossi and company e la stessa, solo l’altro giorno, ha votato maroni in regione. Gente che, in qualunque impresa, gli si darebbe in mano una ramazza indicandogli il cortile da pulire. la verità è che dovremmo ammettere al consiglio delle nazioni la nostra incapacità intellettiva (non considero neppure quella intellettuale).

  • Nauseato

    L’ho sentito nominare svariate volte. Ma, proprio senza offesa, lo trovo più insignificante di un filo d’erba in un prato sconfinato.

  • andyconti

    primi 10 di questa settimana

    La strada verso casa
    di Fabio Volo – Mondadori
    Il bordo vertiginoso delle cose
    di Gianrico Carofiglio – Rizzoli
    La banda Sacco
    di Andrea Camilleri – Sellerio Editore Palermo
    La festa dell’insignificanza
    di Milan Kundera – Adelphi
    Una sera a Parigi
    di Nicolas Barreau – Feltrinelli
    Via XX Settembre
    di Simonetta Agnello Hornby – Feltrinelli
    Storia di Irene
    di Erri De Luca – Feltrinelli
    Argento vivo
    di Marco Malvaldi – Sellerio Editore Palermo
    L’ amore, la sfida, il destino. Il tavolo dove si gioca il senso della vita
    di Eugenio Scalfari – Einaudi
    Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale
    di Elena Ferrante – E/O

  • ilsanto

    Ma che ti frega di quanti libri vende questo qui ? ma pensa alle stupidaggini che ci sono nelle librerie e nelle biblioteche. Non è che si vendono solo i capolavori a volte alla gente piace distrarsi un pò, sognare, illudersi, lasciarsi trasportare etc etc. Grazie al cielo legge ancora e magari un giorno leggerà anche il capolavoro. Non ti preoccupare di questo ci sono tante cose più serie su cui indignarsi, non trovi ?.

  • pantos

    ma con cui LE (anzichè: GLI) riesce faticoso impegnarsi e poi finisce tutto a tarallucci e vino.

    mi pare tutta invidia.
    io ho letto 2 suoi libri e non mi sento affatto cretino.
    scrittura scorrevole e leggera. non è che tutti i giorni uno debba necessariamente leggere cechov ogni giorno per fare la rivoluzione!!!
    per quella basterebbe osservare solo come e chi si sta devastando. e non certo fabio volo. lui non si assurge ai varii falsi salvatori della patria saviano, fazio, mario tozzi, grillo, di pietro, gabanelli, travaglio!!

  • Tao

    Sul suo bel blog I dolori della giovane libraia, Nathan Ranga ha pubblicato un interessante post che analizza la situazione del mercato librario italiano, partendo dall’oggettivo e indiscutibile successo anche dell’ultimo romanzo di Fabio Bonetti, in arte Fabio Volo, La strada verso casa.

    Volo da quando pubblica per Mondadori ha sempre stra-venduto, ma forse quest’ultimo suo lavoro – forte delle 28.000 copie comprate in una settimana – è riuscito a stupire in modo più profondo tanti osservatori. Ranga infatti nota: non è solo la sovraesposizione mediatica di questo autore a determinare un successo così clamoroso, e porta in esempio altrettanto clamorosi flop recenti che pure hanno goduto di una campagna mediatica di uguale entità, da Tre di Melissa P. per Einaudi in giù. Conclude la blogger: Volo non è dotato di “quella magia impalpabile” che fa raggiungere il successo a certi autori; il suo immane successo sarebbe dovuto “al contesto culturale-storico” italiano di oggi, unanimemente considerato “straordinariamente basso” e, secondo Ranga, perfettamente abbracciato dal livello culturale di Fabio Volo.

    Se andiamo ai crudi numeri, i dati statistici del Censis denunciano come meno di un italiano su due (il 49,7% della popolazione) legga almeno un libro all’anno, con un calo rispetto all’anno precedente del 6,5% (46° rapporto Censis, 2012). Lo stesso rapporto definisce come “lettori forti” quegli italiani che leggono “almeno dieci libri all’anno” – oggettivamente un numero assai basso: meno di un libro al mese – e ricorda come questi nel 2012 sono scesi al 13,5% della popolazione, più che dimezzati rispetto solo al 2007, quando erano il 25,6%. Alla base di questo dimezzamento certo c’è la crisi economica e il fatto che i libri, nel passaggio dalle lire all’euro, sono uno di quei prodotti su cui è stato attuato di solito un cambio disonesto, così che gli economici a 8000 lire sono passati a quasi 8 euro, anziché a quasi 4, e via così, con i volumi oggi in prima uscita spesso attorno ai 18 euro, che sono vecchie 34mila e 850 lire: tanti quattrini, specie se nel contempo il lavoro e i soldi scarseggiano per tutti.

    Per quanto l’analisi di Ranga non possa dirsi né folle, né disonesta, io mi permetto di dissentire. Con i miei 60-80 libri letti all’anno, le statistiche del Censis non mi calcolano proprio; diciamo che sono un lettore assiduo. Assiduo, ma non snob. E anche se non sono un dotto conoscitore dell’opera di Fabio Volo – di cui ho letto appena tre lavori: Esco a fare due passi, E’ una vita che ti aspetto e Il tempo che vorrei – non ho difficoltà a dichiarare che Fabio Bonetti ha talento ed è un talento. Ha talento quando fa il radio o video deejay, ha talento quando s’improvvisa attore al cinema. Ha talento quando si mette a raccontare una storia. E probabilmente aveva talento anche quando faceva il panificatore o il garzone di bottega, o il pubblicitario. E’ un uomo a cui riescono bene le cose che dipendono quasi solo da lui.

    Non è uno scrittore, forse, perché il livello dei suoi romanzi è unimodulare e nel complesso ha uno stile molto elementare, adatto al grandissimo pubblico, e penso all’intervista del calciatore Francesco Totti letta qualche tempo fa, che ammetteva di aver letto solo un libro in tutta la sua vita, da bambino, e di ritenersi per questo “forse ignorante, ma non stupido”. Tuttavia, se non come scrittore allora come scrivente, Fabio Bonetti ha talento. Sa raccontare una storia, ha letto a sufficienza per aver carpito qui e lì le tecniche principali della narrazione. E soprattutto, ha sempre delle storie da raccontare. Sa organizzare delle trame, e scusate se è poco.

    A termine lettura, se i suoi libri sono fatti su commissione, non appaiono così. Appaiono come delle esigenze sue personali. D’accordo: i suoi personaggi sono monotoni: è sempre la storia della sua vita, la storia di un ragazzo attorno a trent’anni, e del suo interagire a vista con il mondo femminile e quello del lavoro. Sono temi banali – “inflazionati” come direbbero gli editor – e universali; non a caso sono i temi del tanto sopravvalutato Andrea De Carlo con le sue inverosimili Marsha Mellows e del 90% degli scrittori italiani eterosessuali sotto i 40 anni.

    La riflessione che a mio modo di vedere andrebbe fatta è che purtroppo nell’Italietta di oggi Fabio Volo verrebbe pubblicato anche se scrivesse molto peggio, per via del nome che si è fatto, della sua fama televisiva e radiofonica. Tuttavia i libri di questo ex-panificatore bresciano andrebbero pubblicati anche nell’ipotesi in cui lui non fosse famoso. Perché anche se lontani dall’idea di “letteratura” che viene insegnata a scuola e in università, sanno rendere un’atmosfera e sanno trasmettere delle emozioni a milioni di lettori deboli. Cinque milioni, per la precisione. Cosa che spesso altri autori, convinti di essere infinitamente migliori di Volo, proprio non riescono a fare. In questa capacità del sor Fabio Bonetti risiede l’aspetto propriamente culturale dei suoi libri: rispecchiano e rappresentano la cornice italiana d’inizio XXI secolo, con tutti i limiti che ciò comporta. Ma anche con alcuni indiscutibili pregi.

    Sciltian Gastaldi
    Fonte: http://www.ilfattoquotidano.it
    8.11.2013

  • steion

    Mah, è uno scrittore molto bravo nel suo genere.
    è un po’ il discorso della grigliata di pesce-ratto di Filini, che può piacere o non piacere… ma giudicare le persone da quel che leggono può portare ad errori di valutazione, anche se certo può essere un indice. Se non piace il genere passare altrove, le librerie sono sovraffollate di libri in continua uscita, se uno non è nel target di riferimento cambia settore della libreria e fine della storia, non vedo dove sia il problema, finchè c’è scelta.
    A me il suo genere non piace, ma non sono (per fare un esempio tipo e banalizzando) una quattordicenne in tempesta ormonale con tanta voglia di innamorarsi e scoprire la vita dalle pagine di un libro. Ma neanche mi sento di giudicarla male una così…crescerà, forse, leggerà poi altro, se ne avrà voglia.
    E se anche mi vien voglia di leggermi un suo libro non vorrei esser giudicato per questa mia scelta. Altrimenti finisce che diventiamo le cose che compriamo.
    Ad esempio io a Bruno Vespa gli schiaccerei le dita nella portiera della macchina, ma non è che penso siano tutti dei mentecatti quelli che leggono i suoi libri.
    O forse sì, ma non ne faccio un assoluto, non credo sia un dato di fatto…solo non piace a me. Ma liberissimi di leggere quel che si vuole. Incluso Volo. Che è un po’ l’Allevi della letteratura.