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IN MORTE DI PROSPERO GALLINARI, IN VITA DEL GIUDICE CASELLI

DI MICHELE CASTALDO

“….La morte del brigatista rosso Prospero Gallinari ed i suoi funerali potevano essere l’occasione per chiudere definitivamente una
pagina tragica degli anni di piombo in Italia, e invece al suo funerale si sono risentiti slogan che rievocano quegli anni terribili”
.

Così aprivano i maggiori telegiornali italiani nella giornata in cui si sono celebrati i funerali. Di qualche giorno prima, Giancarlo Caselli, sul giornale ‘Il fatto quotidiano’ del 18/1/13, metteva in guardia le nuove generazioni e in un articolo intitolato “Il paese dei cattivi maestri” scriveva: Prospero Gallinari, prima di intraprendere la carriera di brigatista “culminata” con la spietata esecuzione (forse) del “prigioniero” Aldo Moro, si era reso celebre anche per certe singolari sfide che lanciava, tipo mangiare venti calzoni di fila o stare a torso nudo, sotto un albero tutta la notte. La sua morte ha ora scatenato sul web una pattuglia di nostalgici irriducibili, pronti ad osannare la lotta armata anche nel nuovo secolo. Risulta così confermata la patologia che, secondo Barbara Spinelli, affligge molti italiani, spesso vittime di una perdita di memoria che sconfina nell’amnesia e porta a una profonda sottovalutazione del pericolo che si corre occultando il passato per la mancanza continuativa di una coscienza etica. Così prosegue – con effetti devastanti – l’appropriazione indebita dei valori della resistenza partigiana e dell’antifascismo da parte di chi non ha l’intelligenza o l’onestà intellettuale di condannare la violenza organizzata praticata contro una democrazia: un arbitrario che ha potentemente contribuito all’indebolimento di quei valori.

Di qui possiamo partire per una più ampia riflessione su quanto accade oggi nel nostro paese. Gran parte della società italiana appare oggi giustamente impaurita, sconcertata, inquieta. Incerta di fronte al futuro, che teme indirizzato verso derive pericolose. Ed ecco che masse di giovani sempre più frequentemente invadono le strade e le piazze delle città italiane: per esprimere disagio, protestare contro la situazione disastrosa della scuola e del paese in generale, per comunicare forte preoccupazione e timore per il futuro. Tutte ragioni legittime e sacrosante per manifestare, esercitando l’inalienabile diritto costituzionale di riunirsi per far valere pubblicamente e liberamente le proprie idee.

Se proprio non sono le “meglio gioventù” sono certamente ragazzi che vogliono vivere il presente con radicalità, dove radicalità significa respingere la tentazione di adagiarsi su logiche meramente difensive. Non consolarsi pensando che tanto non ne vale la pena: perché i giochi sono irreversibilmente fatti e le cose – gira e rigira – finiscono sempre nello stesso modo. Sono giovani che pensano al futuro non come a un domani esterno, ma come a un qualcosa che è dentro di noi e ci corre incontro. Un qualcosa che è preparato proprio dalle scelte che facciamo oggi. Giovani quindi che non concedono spazi alla rassegnazione, all’indifferenza, al disimpegno e al riflusso, se non addirittura al trasformismo e all’opportunismo, mali che nel nostro paese sono purtroppo assai diffusi. Giovani che manifestando sono anche capaci di critiche argomentate e intelligenti. Tanto intelligenti quanto più impermeabili agli idoli della seduzione e capaci di allontanare da sé ciò che appare appunto suggestivo ma di fatto distrae e può portare fuori strada. Rischiano di portare rovinosamente fuori strada invece le suggestioni che erutta il mondo parallelo e cupo in cui si nascondono personaggi ambigui che teorizzano e alimentano la violenza, sempre pronti a mescolarsi alle manifestazioni pacifiche per trasformarle in altro, con progressiva escalation verso forme di guerriglia urbana. Un mondo che spesso può contare sull’alleanza della miope e vile sottovalutazione (o compiaciuta indifferenza) di forze politiche e culturali che balbettano qualche frasetta di circostanza, invece di condannare senza speciosi distinguo, ma con determinazione e chiarezza, le esplosioni di violenza che frequentemente si registrano a opera di frange organizzate. In un paese come il nostro, che ha già vissuto la tragica esperienza di una violenza cominciata per le strade in coda a qualche corteo e poi via via cresciuta fino a pratiche terroristiche, non si può scherzare col fuoco. Se si vuole che il nastro non si riavvolga – col rischio di un nuovo, inesorabile imbarbarimento della vita civile e di una progressiva involuzione del sistema – occorre opporsi ai tentativi di bieca strumentalizzazione della gioventù (sia essa la “meglio” o meno) da parte di chi vorrebbe piegarla a logiche devastanti per la democrazia. Ancora una volta il silenzio e la contiguità su questi temi sono complici.

Fin qui l’articolo del giudice Caselli. Cerchiamo di capire bene alcune questioni che l’uomo delle istituzioni democratico-borghesi pone, a partire dalla morte di Prospero Gallinari, ovvero di un militante delle Brigate Rosse, una delle organizzazioni di un magmatico movimento di classe contro la ristrutturazione capitalistica in Italia, negli anni successivi al biennio 69/70.

Un primo rigoroso appunto al dottor Caselli: tutto il percorso politico del militante comunista Prospero Gallinari sarebbe inquinato fin dalla giovanissima età perché sfidava a mangiare calzoni e passare la notte a torso nudo sotto l’albero? Molto meschino come argomento, non si addirebbe ad un magistrato letterato, ma tant’è. Quando si ha la coscienza di classe sporca – e la magistratura in quanto struttura che si identifica con il principio de ‘La legge è uguale per tutti, quando non tutti, come si sa, sono uguali dinanzi alla legge – si scende molto in basso, si perde in dignità e pulizia intellettuale, non si va per il sottile, non servono argomenti, basta insozzare il soggetto incriminato,
criminalizzarlo, o magari ridicolizzarlo per renderlo del tutto poco credibile.

Il dottor Caselli parte perciò col piede giusto. Seppellito il morto, dopo averlo ridicolizzato, porge l’attenzione ai vivi, ai cattivi maestri, a quel mondo parallelo e cupo che strumentalizzerebbe giovani scemi alla Prospero Gallinari. Il povero dottor Caselli non potrebbe mai capire che le persone non sono cose che le si possono spostare da una parte all’altra o le si possano usare per fare questo piuttosto che quell’altro.

No, dottor Caselli, le persone sono esse stesse veicolo di necessità. In una società come quella capitalistica che da secoli produce – unitamente al progresso tecnologico – immani devastazioni, le necessità degli oppressi veicolano come esalazioni dal sottosuolo che emergono attraverso interstizi più svariati, e si esprimono in idee condensate fino a che i fattori determinati non ne contemplano la forza necessaria. Pertanto, tutte le idee e tutti i gruppi di persone che di quelle idee sono portatori, rappresentano il condensato di una ridotta forza di quelle necessità degli oppressi. Proprio perché quella forza appare separata e staccata, sembra ‘altro’ dagli interessi degli oppressi. Quelle
necessità che ad un certo stadio si esprimono in idee, dunque di forza ridotta, per forza di cose sono infantili e puerili, e veicolano attraverso “personaggi” dotati di una sensibilità, che sono il prodotto di fattori precedenti, nel caso in specie, di una generazione come quella degli anni 60/70, ovvero figli di una generazione afflitta dai disastri della guerra, di una guerra devastante.

Noi sessantottini e settantasettini che oggi siamo attempati e canuti, siamo il risultato delle ansie e delle paure dei nostri genitori, delle tragedie e dei lutti delle nostre famiglie, delle vedovanze e delle violenze delle nostre madri, dei pianti dei familiari dei nostri amici. Siamo il frutto della povertà e della fame patita per la vostra guerra.
In molti di noi c’era rabbia e voglia di bruciare il mondo intero, anche quando si aveva un posto di lavoro stabile, un buon impiego, una situazione familiare tranquilla. Era un fuoco che bruciava dentro e che nell’incandescenza di quegli anni andò lì dove l’istinto lo conduceva. Tutto ha una sua continuità storicamente materiale, niente nasce dal nulla, che un qualsiasi dottor Caselli, coccolato e ben pagato da un potere di sfruttamento e di oppressione, non è in grado di capire. Per lui proviamo, nonostante tutto, ma sì, umana commiserazione.

Se proprio si vogliono cercare dei cattivi consiglieri, dei cattivi maestri, ebbene bisogna cercarli in quei fatti e nei responsabili di quei fatti, in quella atroce perversione di un sistema come quello capitalistico che per accumulare ricchezza manda al macello milioni di uomini tanto in guerra quanto in pace.

Ma c’è qualche cosa che non quadra, egregio dottor Caselli. Perché se i gruppi politici che in quel magmatico movimento di classe contro la ristrutturazione capitalistica in Italia in quegli anni erano formati come lei sostiene da personaggi ridicoli, da scalmanati, sconclusionati, una sorta di armata brancaleone, come fa un moderno stato democratico a temerli? Perché li teme? Per cosa li teme? La risposta a questa domanda semplice, la fornisce lo stesso dottor Caselli: Gran parte della società italiana appare oggi giustamente impaurita, sconcertata, inquieta.. Ci permettiamo umilmente di aggiungere che i confini di tali preoccupazioni sono un poco più ampi del ristretto territorio nazionale. Ed allora vorremmo chiedere: perché è impaurita, sconcertata, inquieta? Cosa inquieta la gran parte della società italiana, una società opulenta di uno stato imperialista, una società democratica con le istituzioni salde e sicure? Venga al dunque dottor Caselli, non si nasconda dietro la foglia di fico. Cosa inquieta milioni di lavoratori, di proletari, di precari, di pensionati e cosi via, perché è questa la gran parte che è effettivamente impaurita, sconcertata e inquieta. E’ questa parte della società composta dai lavoratori dell’Ilva, della Fiat, della Richard Ginori, del Sulcis, delle comunità dove stanno sventrando le montagne per la costruzione della Tav, dei disoccupati, dei pensionati, dei precari, degli immigrati, dei giovani senza futuro e cosi via che preoccupa la tenuta dell’intero sistema di cui il dottor Caselli si fa interprete, e non dorme.

Ecco il vero fantasma che aleggia nuovamente sull’Europa, e non solo, cioè una crisi strutturale senza precedenti nella storia che produrrà un magma molto più incandescente di quello degli anni 60 e 70. Quando un operaio dice “non c’è prospettiva, siamo alla disperazione”, potrà anche suicidarsi, il singolo operaio – e quanti se ne sono suicidati! dottor Caselli – ma la massa si mette in moto, ed è un moto antisistema. In questo moto niente è prefigurato, niente è prestabilito, è un fiume in piena che rompe gli argini della civile convivenza, perché non c’è più civile convivenza. Questa è la verità.

Se è vero che la storia ha una sua connotata continuità è altrettanto vero che non si ripete mai uguale a sé stessa. Tutti noi militanti di quegli anni abbiamo questa consapevolezza, ovvero che si è chiuso un ciclo – dell’accumulazione del capitale – di cui noi, senza averne consapevolezza, fummo purtroppo facili profeti, e che come una “armata brancaleone” sotto l’insegna della falce e martello, raccogliendo dalla storia del movimento operaio e degli oppressi, frasi, slogan, concetti, tesi che per primi ci capitavano fra le mani, eravamo portatori di idee che condensavano alcune “banali” necessità, quelle di combattere le cause che portavano allo stillicidio di suicidi operai alla Fiat dopo
l’autunno 1980, le cause che portavano al disastro ferroviario di Viareggio, ai morti per cancro di lavoratori e cittadini per il Petrolchimico di Portomarghera, ai morti per tumore dei lavoratori e cittadini di Bagnoli, ai morti per l’incendio della Thissen Grupp, all’intossicazione dell’intero territorio di Taranto, degli oltre 20.000 omicidi sul lavoro, al criminale trattamento dei lavoratori immigrati, dei disastri ambientali, della distruzione del territorio, degli interventi militari all’estero per accaparrarsi le materie prime, dei bombardamenti sulla Yugoslavia per impossessarsi delle sue industrie e sfruttare a basso costo la sua manodopera e cosi via continuando all’infinito.

Certo, in quel cimitero di Coviolo, sabato 18 gennaio, si è voluta commemorare con fierezza questa consapevolezza, di essere stati cioè il veicolo di chi parla a futura memoria, di chi a suo tempo lanciò un urlo allarmante a quella classe operaia – da cui si proveniva e di cui si era parte integrante –, che si illuse di poter a lungo essere cooptata, integrata in un illimitato sviluppo capitalistico, facendosi cosi carico delle sorti dello stato, fino a farsi essa stessa attraverso il suo partito, ‘stato’, chiudendosi corporativamente alle aspettative delle nuove generazioni e che oggi paga amaramente le conseguenze di quella illusione, ovvero totalmente disintegrata come classe, senza un brandello di partito politico proprio, priva di vere strutture sindacali fuori e dentro i posti di lavoro, sfiduciata e impaurita. Sono i costi obbligati che storicamente una classe a fine ciclo deve pagare. Si sta aprendo una nuova fase, un nuovo ciclo, e quest’altro ciclo che si sta aprendo presenta delle incognite al cui confronto la tensione politica degli anni 60 e 70 ci fa la figura di una 16 volt rispetto all’alta tensione, perché il Sistema del Capitale, nella sua impersonale e folle corsa, ha accumulato tutte le contraddizioni racchiudendole in una sola gigantesca contraddizione: l’uomo e le forze produttive. Ovvero un Sistema vittima delle forze da lui stesso prodotte. Lo scoppio del quale sarà improvviso – come sempre nella storia – e violento, e quella straordinaria massa di lavoratori delle nuove generazioni, multirazziali e multicolori, che all’oggi sembrano – e in parte lo sono – dormienti e privi di nerbo, si desteranno e costituiranno il Nuovo Movimento Operaio, a cui i militanti di quegli anni non avranno parlato invano.

La memoria storica, per certi aspetti è come un attrezzo riposto in cantina, si prende quando serve.

Michele Castaldo
24.01.2013

via mail Dino Erba

 

Pubblicato da Davide

  • Ercole

    Grandissima analisi M. Castaldo uno di noi…..le nuove generazioni che sembrano dormienti ,costituiranno il Nuovo Movimento Operaio,hai ragione in toto i germi gia ci sono ,e la crisi mondiale del capitalismo ci dara una grossa mano ,i riformisti non possono illudere le masse all’infinito, e la favola del migliore dei mondi possibili non regge piu,il capitalismo e fallito insieme ai suoi corifei,e solo una questione di tempo e neppure molto….ogni giorno che passa cerca di tappare qualche falla, ma si aprono continuamente nuove voragini, trasuda decadenza da tutti i pori .Organizziamo il nostro esercito di disoccupati ,il piu grande nel mondo e mettiamo fine a questa barbarie, BASTA SACRIFICI, BASTA SANGUE ,PER CHI CI OPPRIME QUOTIDIANAMENTE!!!!!

  • Primadellesabbie

    A nessuno passa per la testa che se anziché combattere quelle menti le si fosse, in qualche modo, conquistate ed utilizzate oggi non ci troveremmo in queste condizioni?

    La perdita di quella generazione ha aperto definitivamente la strada allo spettacolo della irrimediabile pochezza che abbiamo davanti agli occhi.

    A chi sarà convenuto ridurci così?

  • Kovacs

    O_o

    Le immagini di questo funerale e quello di rauti sono emblematiche del livello di questo paese

  • AB

    Ancor oggi la politica, la stampa, gli intellettuali continuano a rievocare ossessivamente “quegli anni “terribili”. Che noia, che mistificazione!
    Io, figlio di famiglia modesta, proprio in quegli anni studiavo in Statale a Milano, davo i miei esami, andavo a morose, partecipavo alle manifestazioni, vedevo le cariche, ascoltavo, mi informavo e intanto diventavo comunista (ideologicamente comunista, come poi son rimasto).
    Nè io, nè i miei compagni d’università, borghesi o proletari, liberali o comunisti ci siamo mai accorti di questa terribilità, eppure già avevamo l’età della ragione ed eravamo giusto in mezzo al casino.
    Erano certi politici, certi magistrati e certi giornalisti che invece se la facevano sotto, sopravvalutando peraltro il rischio reale.
    Quando sento parlare di “anni di piombo”, quando leggo che Moro “fu un martire” o quando qualche anziano del ’68 parla di Sofri e Scalzone come grandi leader mi scappa sempre da ridere.
    Andrea Breda

  • radisol

    Non sono mai stato nemmeno vago “simpatizzante” delle Brigate Rosse, anche in quegli anni tuttaltro che “terribili” avevo tuttaltra impostazione, a cavallo tra l’anarchismo ed il marxismo più innovativo ed “eretico”, Gallinari è sempre stato invece un “marxista – leninista” ortodosso, veniva dalla scuola del Pci emiliano e tale è rimasto poi per tutta la vita …

    Ma oggi Prospero lo sento “mio”, fino in fondo.

    Sarà la vecchiaia, sarà quello che è successo dopo … e che ancora sta succedendo … saranno tante altre cose … ma è così ….

    Scalzone è un mio amico, non ha mai preteso di essere un “grande leader” ed in effetti non lo è mai stato … i leader di Potere Operaio erano Toni Negri e Franco Piperno …

    Sofri “grande leader”, almeno per due o tre anni, invece lo è oggettivamente stato … ma credo che anche lui, oggi, sorriderebbe a questo tipo di definizione …

  • Jor-el

    Vorrei aggiungere anche che “in quegli anni terribili” l’amministrazione della mia città (e quelle di molte altre) potevano permettersi gli autobus gratis nelle fasce orarie di maggior traffico.

  • FreeDo

    Le analisi politiche dei brigatisti hanno letto quasi quaranta anni fa’ la realta’ che oggi si va sempre piu’ chiaramente delineando.Questo non posso non apprezzarlo.Sui metodi,loro stessi diversi anni fa’ hanno dichiarato fallita e conclusa quell’esperienza.Ma le idee rimangono,ed e’ chi le ha svendute per un piatto di lenticchie che dovrebbe vergognarsi.

  • Skoncertata63

    Utilissima questa sua analisi, soprattutto per chi allora non c’era o era un bambino piccolo e non ha vissuto quegli anni in prima persona (e in prima linea).

    E’ vero che ogni uomo ha la sua storia, e nel quadro di questa va letta la sua vita e le sue azioni.

    Ma uccidere è sempre, comunque, totalmente, sbagliato. Uccidere un uomo giusto, poi, e’ ancora più crudele.

    E Machiavelli può consumare la penna a ripetere all’infinito che il fine giustifica i mezzi: perche’ non e’ cosi’, quando il mezzo implica l’eliminazione di un innocente.

  • rebel69

    Sono d’accordo con te e non intendo giustificare non solo chi uccide,ma nemmeno chi augura la morte.Però se lo stato che dovrebbe garantiti un lavoro ed una vita dignitosa,adottando il sistema capitalistico(o finanza speculativa)ti toglie ogni speranza,visto che non siamo tutti Santi martiri,alla fine qualcuno s’incazza,magari si organizza ed il morto ci scappa.Poi chi muore non è mai nemmeno il vero responsabile del depauperamento,ma un esecutore di ordini.Se devo concedere delle attenuanti,io senz’altro le concederei a chi si ribella ad una ingiustizia.

  • consulfin

    le associ o le differenzi?

  • radisol

    Ma “l’uomo buono”, l’ “innocente”, chi era, Moro ? Come già detto non ho mai simpatizzato per le Brigate Rosse …. e nemmeno per il cosiddetto “lottarmatismo diffuso” … e non per propositi non violenti ma perchè tatticamente la lotta armata fu proprio un madornale errore politico …. che contribuì a chiudere definitivamente la stagione più che positiva del “decennio rosso” …. ma sostenere che chi ha gestito per almeno 40 anni quel mostro politico che è stato la Democrazia Cristiana, che è peraltro all’origine di molti anche dei nostri guai di oggi …. era “buono” ed innocente” è veramente fuori dal mondo … su Moro la penso come diceva Gaber che se la prendeva con le Br perchè gli impedivano di dire ( ma lui comunque lo diceva ) che “Aldo Moro e tutta la Democrazia Cristiana sono i principali responsabili della cancrena italiana ” …

  • consulfin

    Immagino che per una persona come Caselli, forse abituata a frequentare, nei momenti di più alta trasgressione, lucidi e risplendenti salotti, arredati da signore inghirlandate e col birignao a portata di lingua, “certe singolari sfide che lanciava, tipo mangiare venti calzoni di fila o stare a torso nudo, sotto un albero tutta la notte” potrebbero sembrare roba da trogloditi scarsamente acculturati. Io ci vedo lo spirito di un mondo contadino, cui, a quanto pare, Gallinari apparteneva con orgoglio. Un mondo da cui provengo e che ha provveduto a riempire il piatto del dottor Caselli, il quale, altrimenti, in mancanza di gente come Prospero e in abbondanza di gente come caselli, avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e imbracciare la zappa, e sottrarre tempo prezioso alle frequentazioni che tanto lustro hanno dato alla sua immagine. Ne ho vista di gente pendere dalle sue labbra!
    Rivoluzionari da salotto.
    Detto questo, sarebbe troppo bello se le aspettative dell’Autore si realizzassero. Per quanto mi riguarda, temo di no.
    Paura, sconcerto e inquietudine, sì, pervadono gran parte della gente in circolazione: proprio oggi, alla riunione di condominio c’era chi si rallegrava per il fatto che, nel palazzo, non mancano mai poliziotti belli e robusti (che tanto fascino esercitano sulle signore intervenute) che non mollano mai il controllo su una moschea che un pugno di musulmani ha pensato di allestire in un garage seminterrato. Paura, sconcerto ed inquietudine albergano nella moltitudine democristiana che non ha mai smesso di essere larghissima maggioranza di questo paese (ma, oserei dire, del Mondo intero). Paura, sconcerto ed inquietudine albergano negli animi dei più perchè la massa, non nascondiamocelo, è pavida e, per questo, pericolosa. Nemica del progresso. Guardona. Pregna di invidia. Tenuta in stato di semicattività da un sistema totalitario, che rinfocola le paure, alimenta i terrori, rintuzza gli odii e i razzismi, mette gli uni contro gli altri…
    Di questo sistema, il dottor Caselli, stando a quanto ci è dato sapere, è parte integrante. La lotta senza quartiere che sta conducendo contro i pericolosi terroristi No Tav, è il sigillo di questa appartenenza. Il sistema può contare su gente come Caselli. E, ancor di più, può contare sulle persone che pendono dalle sue labbra.

  • perniceblu

    Leggo con angoscia questo articolo con la sua coda di commenti deliranti. Prospero Gallinari non è un eroe nè un martire, non rappresenta nessuno se non pochi rancorosi provocatori. Le BR stanno agli anni 70 come il napalm alle risaie vietnamite. Erano fuori dal movimento, assolutamente autoreferenziali e hanno lavorato non contro ma a favore del sistema.

    Moro in realtà era molto più a sinistra di un PCI che scalpitava per entrare nei salotti buoni della politica e dell’economia. La condanna di Moro è stata pronunciata dai poteri forti ed eseguita dalle BR.

    Altro che rivoluzionari, è gente che non merita nessun rispetto, nessun onore delle armi, nessuna comprensione.

    Che servano anzi da monito per il futuro: qualsiasi movimento di un certo impatto sociale e politico farà prima o poi i conti con infiltrati, provocatori, entristi, avanguardie e dovrà imparare a tenere le piazze, a serrare i ranghi e a incassare le botte.

  • Kovacs

    Le associo, il primo schiattato era un criminale dello stato, il secondo un criminale omertoso……..ma entrambi criminali, ed entrambi supportati da una masnada di idioti decerebrati

  • Kovacs

    finalmente un’analisi seria

  • pantos

    nella mia beata quanto pigra ignoranza ho sempre letto ultimamente di BR=servizi
    non importa di quale stato. che sia mossad, cia o kgb.
    certo è che se via gradoli ospita un intero palazzo in uso all’aisi (marrazzo docet) qualche sospetto anche uno stupido come me dovrebbe porselo

  • RicBo

    Quoto il commentatore che accomuna i funerali di Rauti e Gallinari, se quello che intende è vederli come eventi che hanno chiamato a raccolta i patetici reduci di una generazione perdente, le cui scelte hanno condizionato l’orrido presente della nostra generazione.
    E’ ovvio che quelli come Castaldo non potranno mai riconoscerlo, li porterebbe alla depressione acuta, i più deboli forse al suicidio.
    Non parlo dell’errore della lotta armata, troppo facile, ma di una serie enorme di errori grossolani, tra cui la cieca fiducia nell’avanguardismo e l’assenza totale di analisi della realtà sociale in cui si muovevano, per non parlare della totale noncuranza della memoria storica di classe di cui Castaldo si riempie la bocca. Nonostante non stimi Caselli e i servi del Potere come lui, è vero che i cattivi maestri esistevano ed esistono ancora, e sono mediocri presuntuosi incapaci di cambiare metodi e strategie.
    Ma come dice lo stesso autore dell’articolo, l’età avanza, e il futuro è ora in mano a ventenni che al nome di Gallinari associano il giocatore della NBA. Meno male.

  • Kovacs

    Ricbo per una volta siamo sulla stessa linea

  • luca

    “chapeau”

  • Primadellesabbie

    Non c’é niente da fare, é una lotta impari. Vedo che piano piano, inesorabilmente emerge irresistibile la lezione assorbita da Rai, Repubblica, Corriere…che d’altronde hanno martellato per anni.

    Non rimane che affidare preziose testimonianze e lampi di verità alle fiabe, che le conservino per il giorno (che certamente verrà) in cui i giudici saranno onorati perché portatori di una cultura che permetterà loro di giudicare, “giornalismo” sarà una brutta parola e “giornalista” un sanguinoso insulto.

  • luca

    “”Che servano anzi da monito per il futuro: qualsiasi movimento di un certo impatto sociale e politico farà prima o poi i conti con infiltrati, provocatori, entristi, avanguardie e dovrà imparare a tenere le piazze, a serrare i ranghi e a incassare le botte.”””
    …si “I SOLITI” INFILTRATI… gli AGIT-PROP DI STATO… quelli in mano ai soliti ignoti…
    magari gli stessi che hanno eliminato Moro e altri, in tempi recenti.. lasciando i volantini coi vari marchi : prima neri poi rossi sulla R4, per arrivare a Bologna e ai due attentati di Sicilia… i soliti meccanismi.. che lorsignori si servono “usually correct”… nobody could image…

  • Viator

    Tutte chiacchere, e l’articolo di Castaldo vale gli sproloqui di Caselli. In primis si deve chiarire che lo stato – qualsiasi stato – altro non è che un terrorismo a cui il gregge si è abituato, e che quindi vive nella sua dimensione rassicurante di garanzia dell’ordine (tutto quel che vuole la canaglia è campare tranquilla).

    A sua volta, ogni terrorismo è uno stato in potenza, una violenza allo stato liquido che ambisce a coagularsi in uno ‘stato di normalità’. Lo stato ha il monopolio della violenza, il terrorismo ambisce a conquistarlo; lo stato inculca i suoi pregiudizi aggregativi nelle povere teste del gregge tramite scuola e televisione, il terrorismo ambisce a farlo una volta conquistato il potere. Ecco l’unica differenza fra i due.

    Partendo da questa considerazione della realtà, Caselli è un miserrimo corifeo dell’attuale regime plutocratico, che ha il dono oratorio e la volgarità d’animo per caricare di valenze emozionali la scelta fra l’istituzione-repubblica italiana e l’istituzione-brigate rosse, trapassando da una presa di coscienza sradicata (quindi esatta e invivibile) della realtà politica a una caricata di giudizi di valore, cioè di apologie e diffamazioni (le prime rivolte al regime, le seconde ai brigatisti).

    Castaldo invece è un corifeo della religione socialista che tanti credenti ha avuto fra XIX e XX secolo, e vuole forzare la situazione attuale nei termini di una promessa di riscatto della medesima (dopo trent’anni di umiliazioni impartitele dal pensiero unico liberale). Sfortunatamente per lui il gregge (operaio e non), svirilizzato dal benessere e inebetito dai media di regime, aspira soltanto a reiterare l’orgia consumistica sotto la supervisione della cupola finanziaria.

    Ragion per cui allorché il sistema si avviterà in picchiata, molto più che a una riedizione in grande stile dell’ottobre rosso o del maggio francese, assisteremo allo sbriciolarsi e poi al libanizzarsi di una società corrotta e parcellizzata. Un processo in cui le orde migratorie introdotte dal regime per falcidiare la forza contrattuale dei lavoratori giocheranno un ruolo di primo piano, finché una dittatura – mediocre quanto la società che la rende necessaria – non verrà a mettere assieme i pochi cocci rimasti.

  • ale5

    Se quella generazione è stata perdente la nostra non si è nemmeno qualificata.
    L’uso della violenza. Chi scrive non sarebbe mai capace di terminare una vita o provocare danni gravi ad una persona, però non posso non rilevare una banalità: tutti i cambiamenti epocali sono passati attraverso essa. Cambiamenti che consideriamo passaggi importanti.
    Mi sembra di ricordare un utente che considerava l’esperienza spagnola degli anni trenta come un momento considerevole. Qualche morto ci fù, come durante la resistenza,ecc.
    Quindi per questo qualcuno la violenza, anche terribile, è accettabile ma solo in determinate situazioni.
    Io non ho un parere preciso sull’esperienza della lotta armata degli anni 60 70 80. Non sò se in quel momento era leggittimo far uso di quel tipo di violenza, forse no.

    Rimane che se quella era una generazione perdente(quindi si stà parlando di una totalità) ha anche raggiunto obiettivi di cui beneficiamo ancora adesso ed ha opposto resistenza a ben altri cambiamenti, come vogliamo interpretare la nostra?
    Una generazione composta da diverse persone il cui massimo impegno si quantifica nello scribbacchiare 3-4 commenti. L’alto contributo è puntare il dito e secernere un paio di sentenze. Pieni di sè, saccenti.
    Io poi queste contrapposizioni generazionali non le ho mai sentite più di tanto, al contrario c’è curiosità.
    Caselli ovviamente è meglio che stia zitto, dato che è orgogliosamente parte di quello stato che muove guerra e crea inferni ad altre nazioni.
    Lo stesso stato che ha usato tortura, non stò solamente parlando dei pestaggi mortali recenti, ma la torura tecnicamente più avanzata(elettrodi, water boarding, penetrazioni nelle zone intime, stupri,ecc.) anni ’80 con gli autori premiati e promossi.
    L’elenco di contraddizioni è lunghissimo ma per questa gente poco conta, se mai provassero ad essere coerenti con quello che dicono dovrebbero ammettere la totale disfatta della loro vita, professionale e umana.

  • yakoviev

    Contesto il fatto che quando si rievocano di quegli anni si parli di “una generazione” che ha scelto la lotta armata. Io ho fatto parte del movimento ed ero attivo politicamente, e la lotta armata non l’ho scelta, come così hanno fatto la stragrande maggioranza dei militanti politici e a maggior ragione la stragrande maggioranza di coloro che partecipavano ad assemblee, cortei etc. Direi anzi che la lotta armata, sia da parte delle organizzazioni strutturate tipo BR, sia da parte di quelle dello “spontaneismo armato”, e anche la ricerca spasmodica della guerriglia urbana hanno segnato la morte della contestazione come fenomeno di massa.

  • Viator

    Ma quale disfatta. La vita di questa feccia consiste nel riempirsi le tasche di soldi leccando il culo a chi sta sopra, sfrutttando chi sta sotto e raccontando balle al mondo. E sotto questo punto di vista la loro vita è un pieno successo.

  • radisol

    E infatti hai letto un sacco di minchiate … e te le sei pure bevute tutte ….

  • radisol

    Via Gradoli ( dove peraltro non c’è mai stato Moro ) ospita un intero palazzo in uso all’ AISI … si, qualche anno fa, ai tempi di Marrazzo, non nel 1978 … quando l’Aisi nemmeno esisteva … a proposito di minchiate lette e bevute …

  • pantos

    moro in via gradoli non c’è mai stato???
    e nelle BR non c’erano infiltrati in grado di manipolare le povere ottuse menti in “buona fede”?

    leggiamo cose diverse.

    P.S.
    AISI, SISDE, SISMI, MINCHI. se ti soffermi sulle parole allora soffermati su sta’ MINCHI.

  • Ercole

    Il SOCIALISMO non e una religione ,e una scienza e come tale va studiata,il consumismo non dura all’infinito e la realta e sotto gli occhi di tutti ,la societa non e statica ,ma dinamica,non puoi dire a priori di che morte dobbiamo morire, traendo gia le conclusioni ,mi sembra che tu abbia una visione meccanicista,lasciamo che la storia faccia il suo corso , il capitalismo non regnera in eterno, ai posteri l’ardua sentenza….

  • radisol

    Moro in Via Gradoli non c’è mai stato … fu portato subito in Via Montalcini, appartamento acquistato da Laura Braghetti nel 1977 coi soldi del sequestro Costa, dove, nel garage dello stesso appartamento, fu ucciso 55 giorni dopo …. una certa “vulgata complottista” parla di un suo trasferimento nella zona del ghetto ebraico, dove fu poi ritrovato il corpo nella Renault … ma nemmeno i “complottosti” più accaniti hanno mai parlato di Moro in Via Gradoli … Via Gradoli, l’appartamento in affitto in uso alle Br, era praticamente una eredità delle Formazioni Comuniste Armate di Morucci, poi confluite a fine 1976 nelle BR … i primi ad abitarci furono appunto Valerio Morucci ed Adriana Faranda … poi Mario Moretti e Barbara Balzerani … durante il sequestro Moro c’era solo, saltuariamente, la Balzerani … Moretti si era trasferito pure lui in Via Montalcini per gli interrogatori di Moro e se ne era allontanato solo 2 volte per raggiungere in treno Firenze, dove era riunito in pianta stabile Il Comitato Esecutivo delle Br … l’appartamento di Via Gradoli non ebbe quindi alcun ruolo particolare nel sequestro Moro e probabilmente fu abbandonato e volutamente fatto scoprire dalle stesse Br per depistare rispetto a Via Montalcini …. del resto non vi fu trovato nulla di particolarmente interessante rispetto alle indagini … questo hanno stabilito ben 7 diversi processi in qualche modo riferibili alla vicenda Moro e la stessa commissione parlamentare di inchiesta …. il luogo fu a suo tempo scelto da Morucci ( ripeto, quando ancora non era nelle Br) perchè essendo il classico condominio pieno di “case di scortico” ed anche di vere e proprie case di prostituzione, non avrebbe dato nell’occhio qualche particolare andirivieni ….. probabile che lo stesso ragionamento possano averlo fatto, allora ed anche oggi, anche poliziotti o gente dei servizi che avevano le stesse necessità di riservatezza …. comunque nel 1978, semplicemente in Via Gradoli abitava ( ma materialemnte non ci stava quasi mai ) un importante funzionario dell’ Antiterrorismo, peraltro pure originario della stessa cittadina marchigiana di cui era originario Moretti ( che però l’aveva lasciata da adolescente per trasferirsi a Milano ) …. da questo tutte le “follie complottiste” sull’argomento ….
    il resto è noia, puttanate da “spy story” …. a cui piace credere agli ingenui …. e a chi non vuole ammettere che potesse esistere un partito armato non etero-diretto da chissà chi …. lo stesso “luogo comune”, falsissimo, che Moro fosse detenuto in Via Gradoli … che spesso dice anche qualche giornalista male informato, ne è la lampante dimostrazione …. i rapporti delle Br col Kgb ( e con altri servizi dell’Europa orientale “comunista”, nascono almeno un anno dopo la vicenda Moro, con le azioni antiamericane contro Hunt e Dozier …. e con la fornitura alle Br di armi dell’Olp di Arafat, portate dal Libano in Italia da Moretti e Dura con lo yacht Papago … ma anche qui non era “etero-direzione”, semplicemente rapporti di reciproca convenienza … e comunque col “mondo comunista”, non con Cia, Mossad ed affini …. ve l’immaginate Arafat che fornisce armi a gente in odore di Mossad ? Non diciamo corbellerie …