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IN MARGINE ALL'INCONTRO TRA BEPPE GRILLO E MATTEO RENZI. ECCO QUELLO CHE PENSO

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

L’immagine che vedete qui riprodotta in bacheca, a tutti coloro che sono nati dopo il 1970, non dice molto, perché appartiene alla memoria storica appresa sui libri e non al loro vissuto personale civile. Per i più anziani, invece, rimane un ricordo indelebile della nostra storia recente, della nostra eredità, il memento di come eravamo, di che cosa accadeva.

E’ un’immagine tragica per noi italiani, che ci ricorda la nostra provenienza, quali impervie strade siamo stati costretti ad attraversare, ed è emblematica dell’aspetto feroce della lotta politica per la conquista del potere.
Non a caso l’ho scelta oggi come “testimonial” di questo post che scrivo come mio commento personale all’incontro tra Beppe Grillo e Matteo Renzi.

L’immagine è relativa allo statista democristiano Aldo Moro, sequestrato dai terroristi delle brigate rosse, che finirono per scegliere di ucciderlo. La scelta estrema di eliminarlo fu provocata, allora, dalla posizione netta, dura, inconciliabile, intransigente, da parte dei due personaggi politici più importanti di quella tragica primavera del 1978: Enrico Berlinguer e Francesco Cossiga. Entrambi, in quei tragici momenti, parlavano con voce unica: “con i terroristi non c’è trattativa” dichiaravano ogni giorno; oppure “chi usa la violenza e si pone al di fuori delle istituzioni, provocando paura e terrore nella popolazione, non ha il diritto di essere considerato un interlocutore valido a nessun livello. Mai”.

Ci fu un terzo incomodo, allora, un giovane ambizioso, da poco giunto alla ribalta della grande politica, Bettino Craxi, che scelse, invece, di essere identificato come l’alfiere della trattativa.
Non credo che per Enrico Berlinguer sia stato facile, in nessun modo, compiere quella scelta; nonostante fossero oppositori politici, condivideva con Aldo Moro un sodalizio, un fronte di costante dialogo aperto, entrambi decisi a cambiare in meglio l’Italia.
Aldo Moro non era un santo, ma non era neppure un mascalzone corrotto.
La sua intuizione (nota soltanto agli storici e a chi si occupava allora di politica) nel 1973, durante la più grave crisi economica del dopoguerra -si chiamava “la crisi del petrolio”- si dimostrò vincente e cambiò davvero il paese. Nel pieno dell’occhio del ciclone, chiamò nell’ottobre di quell’anno Enrico Berlinguer per una serie di incontri privati finalizzati alla risoluzione dei gravi problemi del paese. Usando termini odierni era come avere oggi lo spread a 600 punti; la lira era stata svalutata tre volte in un anno; l’inflazione era arrivata al 18%, la gente era disperata e furibonda, il malessere poteva esplodere in un momento qualsiasi. L’Italia si trovava incastrata tra la Nato e il Patto di Varsavia e il PCI era ufficialmente legato a Mosca. L’esito di quei colloqui portò a una scelta nazionale e i due siglarono un patto. Forte dell’accordo, Aldo Moro partì per Washington con l’intento di riferire personalmente a Richard Nixon la nuova situazione: i comunisti erano disposti a lanciare ufficialmente “la via italiana al socialismo” sulla base di un compromesso dovuto alle circostanze, dichiarando fedeltà alla Nato; in cambio, gli americani davano il via alla DC per trattare con i comunisti considerandoli interlocutori politici alla pari affinché, insieme, risolvessero i conflitti sociali interni (la crisi stava erodendo i salari e la disoccupazione stava per esplodere) affidando a Francesco Cossiga il ruolo di grande tessitore del raggiunto accordo. Così fu.

Perno dell’accordo che portò nel 1977 a un governo di larghe intese gestito da Cossiga (appoggio esterno del PCI) era quello di fare “le riforme strutturali dello Stato”.
A Mosca, quell’accordo non piaceva.
A Washington, neppure.
Come ciliegia sulla torta della guerra fredda, arrivarono le brigate rosse.
I terroristi volevano trattare con lo Stato.
Cossiga e Berlinguer (entrambi amici intimi di Moro) si rifiutarono, spiegando al paese che la base dell’indipendenza, dell’autonomia, della libertà di una nazione sovrana, consisteva nel non trattare mai con chi non seguiva e non perseguiva un solido percorso di alternativa democratica finalizzata al bene comune.
E tennero duro, sapendo che sarebbe costata la vita al loro amico. Come accadde.
Molti, moltissimi (anche tra i democratici comunisti e tra i democratici democristiani) erano, invece, per trattare, nel nome della pietà, della compassione, del dialogo a tutti i costi.
Aldo Moro morì assassinato.

Fu l’inizio della fine delle brigate rosse e l’Italia voltò pagina riprendendosi, con la consapevolezza collettiva che esisteva uno Stato forte e le istituzioni erano in grado di poter reggere l’urto contro qualsiasi nemico.
Ma quella tragica lezione storica non venne incorporata.
Quindici anni dopo si ripresentò, per i motivi opposti, quando l’Italia era diventata la quinta potenza economica al mondo ed era leader industriale in Europa. Il comunismo non esisteva più e invece delle brigate rosse (scomparse) venne fuori la criminalità organizzata che voleva far parte -d’accordo con i circuiti cinici della finanza internazionale anti-italiana- del circolo dirigente politico nazionale per poter mettere le mani sulla dovizia di appalti sia pubblici che privati.
Lì, lo Stato cedette.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Fine del riferimento storico, utile come premessa, per ricordarci sempre da dove veniamo.

Leggendo gli svariati commenti di migliaia di cittadini, twittati e feisbuccati, sull’incontro tra Grillo e Renzi, mi è ritornato alla memoria questo passaggio del nostro background civico collettivo.
Oggi, nel mondo post-moderno a gestione mediatica, cavalcato dai social networks e dall’immediatezza emotiva di un evento, i teatri e gli scenari politici sono diversi.
Con l’aggiunta che la chiave di lettura della realtà politica passa attraverso i due paradigmi fondamentali della sintassi mediatica in Italia: il Paradosso e l’Ossimoro. Se non si comprende questo, si finisce per diventare vittime di un abbaglio, di una illusione ottica, di una manipolazione e si perdono i contorni che definiscono la realtà per ciò che essa è.
Veniamo dunque al punto: Matteo Renzi è un giovane politico. Il suo valore reale politico è pari a quello di Flavio Tosi, Ignazio Marino, Luigi De Magistris, colleghi che amministrano grandi città. E’ diventato il segretario di un partito che non ha vinto le elezioni e che ha costituito un governo con un altro partito che ha perso le elezioni, guidato da un pregiudicato che le istituzioni hanno stabilito non essere degno di far parte del Senato, condannandolo alla decadenza del suo ruolo e della sua funzione, in quanto condannato a “non poter svolgere nessuna mansione in ambito pubblico istituzionale”. Siccome messa così era davvero troppo perfino per i votanti piddini, a ottobre del 2013 si è verificata una specie di spaccatura nel PDL (che se è vera sembra finta). Il paradosso consiste nel fatto che la spaccatura si è verificata perché il PDL era “contro questo governo”, ma ha votato la fiducia al governo. Matteo Renzi, nel frattempo, dichiarava che non avrebbe mai fatto nè le larghe intese nè un accordo con Berlusconi su nessun punto. Lo ha accolto nella sede del PD e con lui ha stabilito il varo di una legge elettorale. Qui entriamo nell’ossimoro: i perdenti decidono le leggi. E qui proseguiamo nel grande paradosso: il sindaco di una città di media grandezza che non è stato mai votato a livello nazionale in una regolare votazione politica (le primarie sono un evento privato) ha comunicato al primo ministro in carica che lui era decaduto e l’ha licenziato. L’aspetto folle consiste nel fatto che il primo ministro ha accettato come se si trattasse di un evento normale. Anche il Presidente in carica l’ha ritenuto normale, così come ha ritenuto normale che non venisse fatto neppure un accenno, un dibattito, una votazione, nè alla Camera nè al Senato (perché non c’è tempo, è stato detto). Questo sindaco è diventato il Presidente del Consiglio incaricato comunicando che a) avrebbe fatto esattamente lo stesso tipo di alleanza e di governo che aveva fatto la persona da lui licenziata per aver fatto quel tipo di alleanza e di governo; b) che escludeva qualunque tipo di alleanza con la compagine di SEL che faceva parte della coalizione elettorale del suo partito.

Quindi, oltre a non rispettare nessuna promessa elettorale, non è stato rispettato neppure l’alleato di coalizione, il quale (Vendola) -anche questo incomprensibile- non ha protestato più di tanto, considerando normale che l’alleato scelga di allearsi con l’oppositore: altro paradosso inspiegabile. Il Presidente ha ricevuto al Quirinale le delegazioni, accogliendo un senatore decaduto, condannato in via definitiva, che per Legge non può esercitare funzioni pubbliche, facendola apparire come prassi normale.
L’immagine che si è offerta al Paese è stata inevitabilmente quella delle istituzioni che sono state sequestrate dai privati, perchè le scelte di governo, le cariche, i ruoli, le mansioni, le modalità di legiferare, avvengono tra soggetti privati che decidono sulla base di un loro capriccio personale -sorretto dai media- di andare ad occupare dei luoghi pubblici.

E veniamo quindi all’incontro tra Grillo e Renzi.
E’ l’incontro tra il leader che rappresenta le istanze di gran parte dell’elettorato italiano e un segretario di partito che non si sa nemmeno se e quanto rappresenti la base di quel partito.
Poichè gli italiani sono, oltre che spaesati, avviliti, depressi, stanchi, demoralizzati, immotivati, soprattutto addormentati, non hanno preso atto della gravità di ciò che sta avvenendo.

Il leader di M5s, facendosi carico delle istanze della base, comunica il suo punto di vista: “è inutile andare all’incontro, si tratta di una farsa” ma prende atto dell’umore generale e lancia un sondaggio il cui esito viene rispettato e allora si va.
Il tutto a Palazzo Chigi, luogo ormai completamente esautorato da ogni funzione di autorevolezza esecutiva pubblica, si svolgono incontri tra soggetti privati.
C’è quindi l’incontro che Grillo gestisce sapendo che sta vivendo un paradosso e finisce come tutti sanno: a pesci in faccia.
Meno male.
Avevano ragione Enrico Berlinguer e Francesco Cossiga: con i terroristi non c’è trattativa.
I poteri forti hanno sequestrato le istituzioni della Repubblica.
Hanno scelto e deciso di non rispettare la formalità del dettame della Legge.
Dicono notizie false, danno cifre false e bugiarde, e vengono smentiti dall’Europa.
Diffondono paura e terrore che aumentano la depressione sociale e la disperazione.

La mia parte interiore di sincero democratico e di grande amante del dialogo e della comunicazione con ogni tipo di interlocutore (sono uno che parla anche con i sassi) era a favore dell’incontro.
La stessa parte di sincero democratico è stata contentissima dell’esito: pesci in faccia da parte di chi ha vinto le elezioni ed è costretto a vedersela con un vero intruso nelle istituzioni.
Ci hanno sequestrato l’anima e vogliono anche trattare.
Hanno diffuso soltanto paura e terrore psichico.
A coloro che sono rimasti delusi perché si aspettavano da Grillo un armonico dialogo, non posso che dire: aveva ragione lui, si trattava di una farsa.
Io sono rimasto deluso da me stesso, per aver pensato che valesse la pena l’incontro.
Ho esagerato in ottimismo.

L’unica possibilità per le istituzioni italiane di dimostrare di non essere una società privata consiste nel prendere atto della situazione attuale e indire nuove elezioni politiche, immediatamente.

Avevano ragione Enrico Berlinguer e Francesco Cossiga: con i terroristi non c’è trattativa.
Mai, e per nessun motivo.
Chi non rispetta la Legge, è fuori dal sistema.

Sergio Di Cori Modigliani

Sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2014/02/in-margine-allincontro-tra-beppe-grillo.html

19.02.2014

Pubblicato da Davide

  • haward

    Una bella favola da raccontare ai bambini dell’asilo (quelli delle elementari capirebbero che si tratta solo di una favola). Non oso pensare che Di Cori Modigliani creda, realmente, a quello che ha scritto su Berlinguer, Moro e Cossiga. Già la retorica e la demagogia fanno sufficientemente schifo quando provengono dalle fonti politiche ufficiali (in quanto servono a occultare la verità), ma, se possibile, risultano ancora più vomitevoli e ingannatrici quando sono utilizzate dai presunti "avversari" del sistema.

  • clausneghe

    Vedo che il Blogger dai quattro nomi si sta quasi migliorando in termini di lunghezza degli articoli, questo mi sembra sufficientemente conciso e valido.

    Mi ricordo quel giorno 16 marzo 78 come fosse ieri.
    Anche perchè seppi della notizia dalla tv , in un Bar, dove stavo bevendo qualcosa, in compagnia di un gran pezzo di gnocca, dopo aver fumato ottimo nero pakistano. Bei tempi. Pensai subito, che bella notizia, cominciano a prenderli. Dopo con gli anni capii che era tutto un trucco e le BR per le quali nutrivo simpatia, altro non erano che un barbatrucco dei servizi segreti.
    Paragonare l’ebetino dalla voce gracchia a Renato Curcio mi sembra eccessivo, come paragonare Superciuk a Batman, per dire.
    Questo non si merita la qualifica di terrorista, questo non è un combattente ma è solo una marionetta in mano ai massoni e ai banKster, null’altro.
    E l’acqua dove nuota è composta dalla coscienza irretita ed offuscata dei militonti piddioti e ciarpame vario ipnotizzato dal tubo catodico, non certo da gente che sa cosa vuole e dove andare.
    Ritengo il paragone Renzi -Brigate Rosse estremamente offensivo per questi ultimi. Un grande applauso a Beppone, che se lo è mangiato in un boccone, il povero co…one di Firenze. 
  • Tao

    Ho seguito il confronto fra Renzi e Grillo. Nel merito sono d’accordissimo con il giudizio espresso da Grillo su Renzi, come persona che rappresenta i poteri forti a cominciare da quelli finanziari. Nessun dubbio in proposito e ricordarlo non è male. Così come è bene tener presenta anche la scarsa credibilità del personaggio che smentisce quello che ha detto 1 ora prima. Quello che mi ha lasciato perplesso è stato il modo con cui Grillo si è giocato l’incontro.

    Capiamoci: ognuno ha le sue strategie comunicative e si muove in funzione degli obiettivi che intende raggiungere. Per cui, non mi sogno nemmeno  di dire cosa avrebbe dovuto fare o dire Grillo, perché il M5s ed il suo principale esponente sono gli unici titolati a decidere in merito. Dico solo che, da “spettatore della partita”, non mi è parsa la performance più efficace, ma è solo una mia impressione.

    Ferma restante l’indisponibilità del M5s a votare la fiducia o anche solo ad astenersi di fronte ad un esecutivo come questo, mi sarei aspettata una prosecuzione nell’atteggiamento già  manifestato sia dai capigruppo che da Casaleggio: “Giudicheremo le proposte caso per caso”. E magari si poteva rilanciare: “Se ci porti in parlamento una legge convincente sul conflitto di interesse, o contro il duopolio televisivo fatta come si deve, o una revisione della recente normativa su Bankitalia, per esempio sulla commerciabilità delle quote, che attenui lo scempio che avete combinato, non abbiamo difficoltà a votartele.

    Ma tu hai intenzione davvero di farlo? Ti aspettiamo in Parlamento e lì vediamo”. Insomma si poteva rilanciare, sempre ribadendo i motivi di opposizione. Ho l’impressione che la linea scelta sia funzionale a galvanizzare la base, ma conquisti pochi consensi fuori.

    Peraltro devo dire che anche Renzi l’ha giocata piuttosto male, perdendo inutilmente il tempo che Grillo gli ha lasciato all’inizio. Mi sarei aspettato che fosse partito dalla presa d’atto della mancanza di fiducia del M5s (non ci sarebbe stata male neppure una autocritica sulle sguaiate accuse di squadrismo rivolte allo stesso movimento) e dopo una o due proposte concrete su cui chiedere la sua possibile convergenza. Se Grillo avesse risposto (come ha fatto): “Non sei credibile qualsiasi cosa dica per i ben noti precedenti” avrebbe potuto rispondere: “Proprio perché siamo in diretta, mi impegno formalmente a presentare il Disegno di Legge una settimana (o un mese) dopo il voto di fiducia”.

    Invece non è stato nemmeno un dialogo fra sordi, ma uno scambio di invettive fra sordi. A quel punto uno si chiede: ma per dirsi cose del genere valeva la pena di incontrarsi?

    Quello che mi lascia molto perplesso è, più in generale, questa totale incomunicabilità fra forze politiche che non riguarda solo M5s e Pd, ma tutto e tutti. La politica è per sua natura mediazione. Mi rendo conto che oggi i margini di mediazione con queste forze politiche siano quasi inesistenti, ma almeno si cerchi di far emergere l’indisponibilità degli altri. In questo modo, siamo ad un muro contro muro che non ha altro sbocco che la misurazione dei rapporti di forza e non è neppure detto che stiamo parlando di rapporti di forza puramente elettorali.

    Ma se siamo a questo punto, ripeto, a che serve incontrarsi?

    Aldo Giannuli

    Fonte: http://www.aldogiannuli.it [www.aldogiannuli.it]

    20.02.2014

  • Tao

    Guardate che c’è tutta anche fuori dallo streaming, quell’incomunicabilità lì.

    Quella tra due fette di Paese reale che dopo vent’anni di berlusconisLOmo e cinque di recessione  hanno due approcci esistenziali completamente opposti.

    Da una parte, infatti, c’è un pezzo di Paese che ancora qualcosa ha (un lavoro, magari perfino qualche risparmio e una casa di proprietà); dall’altra c’è chi non ha niente tranne precarietà, incertezza, delusione e rabbia.

    È normale che i primi puntino a salvare il salvabile, ad aggiustare e scrostare qua e là: avendo paura di perdere il poco che hanno se tutto dovesse crollare, oggi ripongono le loro speranze nel giovane stuccatore che sta entrando a Palazzo.

    È altrettanto normale che ai secondi non freghi nulla di salvare il salvabile, non avendo più nulla da salvare.

    Questo è un po’ dove siamo, oggi, in Italia.

    E lo show di ieri ne è stato una rappresentazione limpida, per quanto ben preparata da entrambi gli attori.

    Da una parte il neopremier che tentava di sciorinare i suoi intenti per rappattumare il presente, per rafforzare la trincea; dall’altra, l’uomo che rappresenta l’anti-establishment totale, la cesura radicale verso tutto quel che c’è ora, la tempesta purificatrice un po’ messianicamente attesa da chi non teme più niente.

    Che cos’hanno da dirsi, due pezzi d’Italia così? Niente, e niente si sono detti.

    Sono rimasti solo, dopo lo show, i caroselli delle due curve esaltate, ciascuna urlante ‘l’abbiamo asfaltato’.

    E che cosa ci sia da esultare, in un quadro così, Dio solo lo sa.

    Alessandro Giglioli
    Fonte: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/ [gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it]
    20.02.2014

  • pierodeola

    Dunque dopo tanti anni e molte scandalose rivelazioni stiamo ancora parlando di Moro e brigate rosse?
    Lei non sa dunque qualcosa sulla sporca vicenda che coinvolge Servizi di Italia e USa e qualche presidente della repubblica come per esempio Cossiga?
    Saputello Modigliani smetta di raccontare balle.

  • Cataldo

    In questo articolo ci sono una serie impressionanti di inesattezze e cavolate sia per la parte storica ed ancor di più per l’analisi presente. Intanto il PD le elezioni le ha perse come gli altri, tra PD e PD-L hanno perso milioni di voti non vediamo solo le percentuali relative, il loro consenso si è eroso in modo incredibile !!!!
    Per il passato qualche minima precisazione,  prima di Moro in USA era già stato Napo Orso Capo, la svolta del PCI non nasce dagli incontri (privati ??? ) tra Moro e Berlinguer. Moro era molto più inviso agli USA di Berlinguer e soci, o delle stesse BR, perchè portatore di una politica economica autonoma dell’Italia nel mondo. Le BR erano tollerate dai servizi USA, ma l”unica volta che le BR bersagliarono un militare USA lo liberarono in un amen 😉 cosa che non fu fatta per Moro anche quando arrivo comunque una sorta di spiata interna da alcuni  ambienti USA più vicini ai cattolici democratici, in forma ectoplasmatica ovviamente, non si  spezzò la spirale tragica dell’eliminazione di Moro. Non ho tempo di confutare l’enormità di inesatezze una ad una, ma sarebbe opportuno limitare il cabotaggio di certi articoli, senno si fa veramente confusione.
    Comunque, per chiudere, l’amicizia tra Moro e Cossiga è una circostanza inesistente che potrebbe venire in mente solo ad uno che non ha idea di cosa fosse veramente la DC, nel bene e nel male, comunque è una minchiata sesquipedalica, ma forse ha letto gli scritti di Cossiga senza gli speciali occhiali necessari 🙂

  • Allarmerosso

    <Lei non sa dunque qualcosa sulla sporca vicenda che coinvolge Servizi di Italia e USa e qualche presidente della repubblica come per esempio Cossiga?>


    Vedi che l’ha scritto eh …. rileggi va che forse sta volta non ti sfugge
  • Tao

    Grillo e Renzi: dietro il caos il nulla. Mentre tutti si domandano chi ha vinto la coppa streaming tra Renzocchio ed il Grillo parlante, nessuno si accorge che sul gradino più alto del podio svetta raggiante solo l’idiozia.

    Immemore dell’esito della storia collodiana, il neo Presidente del Consiglio ha cercato un colloquio impossibile col fri(g)nente arzillo anziché mandarlo subito all’altro mondo, cioè a quel paese di mavaiamoriremmazzati come favola comanda. Avrebbe dovuto incollarlo al muro delle sue contraddizioni, dai computer distrutti prima delle infatuzioni internettare alle palle sesquipedali nelle lavatrici che hanno fatto pulizia unicamente del buon senso e dell’intelligenza. Invece, è rimasto incollato alla sedia a balbettare frasi retoriche con la lingua impastata dei rinsecchiti freschi di nomina.

    Il Sindaco d’Italia si è lanciato in un dialogo infattibile che non avrebbe mai potuto concludersi nel verso giusto per l’assoluta intraducibilità di un verso nell’altro. Renzi non conosce il grillesco essendosi allenato, in tutti questi mesi, soprattutto a fare il canto del Gallo, quello che annuncia, come dice Brecht, dai tempi dei tempi, un tradimento. Grillo non comprende nemmeno quello che dice egli stesso, essendo riuscito a saltare negli anni da un’idea a quella contraria, sempre nel tentativo di farci mangiare la foglia ed ingrassare il suo portafogli. Forse il ruolo istituzionale ha costretto Renzocchio a mantenere un contegno al quale il comico sparlante non era tenuto. Ciò non toglie che la scenetta è stata davvero penosa e rappresentativa del livello infimo della nostra classe politica. Roba da fattoria degli animali senza nemmeno l’astuzia dei maiali.

    Grillo continuava a ripetere che Renzi è l’uomo delle cricche finanziarie e di quelle bancarie mentre lui è certamente quello dell’inviluppo eco-compatibile e della decrescita (in)felice. L’uno rappresenta i poteri storti e l’altro quelli morti. Forse, il più vicino a De Benedetti è proprio il giullare degli ortotteri che nonostante i fallimenti evidenti ad ogni latitudine prosegue a propugnar le bufale delle energie alternative, dall’eolico al solare. Ne tenga conto Cidibì ché se vuol salvare Sorgenia, il suo galoppino sopraffino è proprio il grillino.

    Ma non si badi troppo a questa ennesima buffonata tra gente che finge di accalorarsi per i destini nazionali. La sintesi tra la rottamazione renziana e la rivoluzione pentastellata la farà la solita ambasciata dove questi attori compassati sono di casa.

    Gianni Petrosillo
    Fonte: http://www.conflittiestrategie.it/ [www.conflittiestrategie.it]
    Link: http://www.conflittiestrategie.it/la-favola-di-renzocchio-e-del-grillo-sparlante [www.conflittiestrategie.it]
    20.02.2014

  • Tao

    Non mi metterò certo a ipotizzare chi abbia vinto nel duello streaming tra Grillo e Renzi, a strologare se il guru del M5S sia “fascista” come dice qualche piddino posseduto dagli alieni o se Renzi abbia fatto scena muta semplicemente perché appena fuori dal mellifluo ambiente di partito o dei media amici, non ha nulla da dire. Lascio il compito ai mass mediologi veri o presunti perché la cosa vera è che ancora una volta hanno perso i cittadini.

    Grillo è andato da Renzi a dirgliene quattro che è poi quello che volevano gli iscritti e lo ha fatto nel suo modo da uomo di spettacolo, è stato come un torrente in piena a cui Renzi non ha saputo far fronte, non perché sia un “democratico”, ma proprio perché al di fuori di un contesto in cui non può far valere il perso dell’autorità, non è stato in grado di sfoggiare la solita parlantina e si è limitato a qualche battuta. Figuriamoci come sarà loquace di fronte alla sua grande elettrice, ossia la Merkel, che non è simpatica come Grillo, ma che è una specie di panzer quando vuole raggiungere uno scopo come sa chi è in grado di seguire le conferenze stampa della cancelliera o le sue repliche in Parlamento. Tuttavia è stata un’occasione mancata per Grillo di stringere all’angolo l’avversario, di stanarlo dall’antro degli slogan e  magari per Renzi di mostrare che invece dietro lo spot c’è davvero un prodotto: forse perché entrambi erano impari rispetto a questo compito. I cittadini sono stati privati di un momento di verità per capire chi è davvero il premier in pectore, ancora una volta sono stati defraudati di un’informazione che non fosse quella autoreferenziale dello scontro di fronte alla telecamera.

    Se fossi stato nel “portavoce” del M5S dopo aver sottolineato i voltafaccia dell’ultimo mese invece di affermare tout court che Renzi è l’uomo dei finanzieri (non quelli in divisa, s’intende) avrei semplicemente chiesto a Renzi dove concordava e dove dissentiva rispetto alla lettera che un gruppo di economisti tra cui Guido Rossi e Luciano Gallino avevano scritto un anno e mezzo fa proprio sulla carenza e la distorsione della realtà operata dai media e dalle istituzioni:  “La politica è scontro d’interessi, e la gestione di questa crisi economica e sociale non fa eccezione. Ma una particolarità c’è, e configura, a nostro avviso, una grave lesione della democrazia. Il modo in cui si parla della crisi costituisce una sistematica deformazione della realtà e un’intollerabile sottrazione di informazioni a danno dell’opinione pubblica. Le scelte delle autorità comunitarie e dei governi europei, all’origine di un attacco alle condizioni di vita e di lavoro e ai diritti sociali delle popolazioni che non ha precedenti nel secondo dopoguerra, vengono rappresentate … come comportamenti obbligati … immediatamente determinati da una crisi a sua volta raffigurata come conseguenza dell’eccessiva generosità dei livelli retributivi e dei sistemi pubblici di welfare. Viene nascosto all’opinione pubblica che, lungi dall’essere un’evidenza, tale rappresentazione riflette un punto di vista ben definito (quello della teoria economica neoliberale), oggetto di severe critiche da parte di economisti non meno autorevoli dei suoi sostenitori.” 

    Ecco credo che sarebbe stato l’ideale per saggiare la consistenza del monologhismo di provincia del Renzi, direttamente derivato da Amici miei, ma anche il modo per gettare una luce più generale sul depistaggio sistematico a cui siamo esposti dalla lente anamorfica dell’informazione. Cosa avrebbe detto Renzi che sceglie i propri consiglieri, padrini e finanziatori proprio nel campo del liberismo?  Capisco che lo scontro fra due personalità sia più appassionante dal punto di vista dello spettacolo, ma per questo esiste la fiction. E forse sarebbe bene cominciare a rendere la politica un genere a parte se vogliamo scrivere il copione del nostro futuro. 

    Fonte: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com

    Link: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2014/02/20/streaming-your-self/

    20.02.2014

  • rebel69

    Non so se i tratti di incomunicabilità.La mia impressione è che nei dibattiti pubblici, certi argomenti come quelli su cui "avrebbe dovuto rilanciare", quando se ne parla si tende sempre ad essere poco incisivi o non se ne parla proprio.Fermo restando che anche io penso che con certe persone non si tratta, rimane sempre il paradosso dell’incontro fra queste due figure,che alla fine non si dicono nulla ma che hanno alimentato il dibattito al punto da riesumare Moro.Certo che almeno fino a che non iniziano i campionati del mondo di calcio, qualcosa per trastullarci ce lo devono trovare. 

  • BIGIGO

    Il paragone è assai semplificato, le cose come al solito hanno sfumature e dettagli che fanno la differenza. Però il paragone rende senz’altro l’idea. Un ottimo Articolo. Almeno rende perfettamente l’idea di quanto la realtà sia oggi completamente rovesciata, ai tempi di Moro vi era una classe politica corrotta che doveva fare i conti con i terroristi (insieme o contro) oggi è tutto l’opposto alle istituzioni ci sono i terroristi che devono fare i conti con la Politica… speriamo non corrotta.

  • radisol

    Mah … che Moro fosse non dico un santo ma anche solo un onestuomo …. avrei i miei dubbi …. quel 16 Marzo 1978 Paese Sera ( peraltro quotidiano romano legatissimo al Pci) se ne era uscito in prima pagina che era Moro il famoso Antelope Cobbler dello scandalo Lockeed … poi naturalmente dopo i fatti di Via Fani quel quotidiano fu ritirato dalle edicole … ed ora è un pezzo raro per collezionisti …

    E dopo l’uccisione di Moro tutti i suoi principali collaboratori finirono in galera per lo "scandalo dei petroli", largamente antecedente, come fatti, alla mattina di Via Fani …. lui non ne sapeva niente ? Poco credibile …
    Vogliamo poi parlare della sua "protezione" accordata per anni al golpista Miceli, capo dei servizi segreti militari ? Uno che finirà eletto nelle liste neo-fasciste del Msi e condannato appunto per "tentato golpe" …. ma non era un "fascista" nel senso classico/tecnico del termine …. era l’uomo di Moro nei servizi …. altro bell’esempio del "progressimo" del "santo e martire"….
    Certo, dopo che è stato nominato appunto "santo e martire" ( si parlò persino di una "beatificazione" vaticana, poi non se ne fece più nulla ) nessuno ha più ricordato queste cose …. provò a farlo Gaber negli ottanta con una strofa in "Io se fossi Dio" …. e per un pò a quel disco fu impedito di uscire … alla fine lo promosse privatamente Dario Fo con una etichetta improvvisata per l’occasione …
    Una volta detto tutto questo … e ce ne sarebbe molto altro da dire sulla lettura "complottista" di molti rispetto alle Brigate Rosse …. ma francamente sarei stufo di dibattere qua sopra su questo argomento, l’ho già fatto fin troppo … il paragone del blogger è del tutto campato in aria ….
    Renzi non è un "terrorista" … è semplicemente, come ha ben detto Grillo, dopo il fallimento totale di Monti e Letta l’ultimo "campione" di certi precisi interessi … in primo luogo certe banche d’affari italiane e non …. il resto è noia …. o autocompiacimento da blogger ….
  • spadaccinonero

    quando trovo un articolo di sdcm mi limito a leggerne i commenti, le sue banalità faziose e opportuniste si notano sin dal primo rigo

  • maluco

    ma come si fa ancor oggi a credere alla favoletta delle BR? signor modigliani, quello che lei ha scritto, lo leggevo trent’anni fa sui libri di scuola. poi sono cresciuto…

  • maluco

    salve, mi interesserebbe leggere quello che lei dice di aver scritto sulle BR. 

    cordialmente
  • radisol

    Nel forum c’è di tutto e di più ….. basta cercare tra i miei messaggi … oppure fare una ricerca col nome "moro" o "br" ….