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IN MALESIA LA PROSSIMA PRIMAVERA ARABA?

Di Nile Bowie

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La Malesia possiede troppo petrolio, e’ un paese non allineato, non riconosce Israele e non e’ nemico di Cina ed Iran. Le prossime elezioni potrebbero essere importanti. Di seguito una traduzione (il piu’ aderente possibile) di un articolo che cerca abbastanza equidistantemente di sintetizzare i vari elementi che compongono il quadro della situazione attuale alla vigilia delle elezioni politiche generali in un paese che 20 anni fa condannava a morte George Soros per il tentativo di “distruggere” lo stato ed il cui delfino ora guida l’opposizione.
Nel Sud-Est asiatico la Malesia si prepara per le elezioni generali, i principali punti di discussione nei dibattiti politici a Kuala Lumpur sono stati: la sfiducia verso l’opposizione e le accuse di ingerenza straniera.

La “United Malays National Organization” (UMNO) guida il “Barisan Nasional” – la coalizione di governo del paese – al potere fin dall’indipendenza della Malesia nel 1957. Una delle figure più conosciute della Malesia è l’ex primo ministro Mahathir Mohamad, a cui viene riconosciuto di aver avviato nel paese l’economia su larga scala trasformando la Malesia da paese da esportatore di olio di palma, stagno, e altre materie prime grezze, a paese industrializzato in grado di produrre automobili e prodotti elettronici.
La coalizione di opposizione, Pakatan Rakyat, è guidata da Anwar Ibrahim, che già ricoprì la carica di Vice Primo Ministro nel governo di Mahathir, ma venne esonerato a seguito delle insanabili divergenze su come guidare l’economia della Malesia durante la crisi finanziaria asiatica del 1997. (1)
Oggi, il clima politico in Malesia è elettrizzato ed un senso di imprevedibilità incombe sulla nazione. L’attuale leader della Malesia, il Primo Ministro Najib Razak, ha perseguito un programma riformista abrogando la legislazione autoritaria del passato, liberalizzato norme in materia di pubblicazione di libri e giornali e allentato i controlli – introdotti durante il mandato di Mahathir – sulla libertà d’espressione favorendo così il pluralismo politico. Najib ha revocato la legge sulla sicurezza interna, che permetteva in determinate condizioni la detenzione indefinita senza processo.
Nel corso delle elezioni generali del 2008, la coalizione di governo Barisan Nasional ha registrato il suo peggior risultato degli ultimi decenni: per la prima volta, il partito di governo (2) è sceso sotto la maggioranza dei due terzi del Parlamento, quorum richiesto per l’approvazione di emendamenti alla Costituzione federale della Malesia, con la coalizione di opposizione (Pakatan Rakyat) che ha conquistato 82 seggi parlamentari.

Nella corsa alle elezioni che si terranno prima di aprile 2013, da entrambi gli schieramenti politici le domande convertono sui collegamenti dell’opposizione con Washington e sui fondi che finanziano l’opposizione.

La questione dei finanziamenti stranieri

L’ ex PM Mahathir Mohamad ha da tempo attirato l’ira dei funzionari di Washington e di Tel Aviv, e anche se è formalmente in pensione, ha concentrato molte delle sue energie nel “Global Perdana Peace Foundation”, che tra le altre cose ha recentemente ospitato una conferenza internazionale a Kuala Lumpur nella quale sono state richieste nuove indagini sugli eventi dell’11/9 ed ha richiesto di indagare sui crimini di guerra commessi a Gaza, Iraq e Afghanistan. Mahathir è stato un ardente critico di Israele e di organizzazioni come l’AIPAC; recentemente ha accusato organizzazioni statunitensi come la National Endowment for Democracy (NED) e l’Open Society Institute (OSI) di avere l’intenzione occulta di influenzare le politiche interne della Malesia attraverso il finanziamento delle ONG locali e di gruppi direttamente collegati ad Anwar Ibrahim ed al partito d’opposizione Pakatan Rakyat.
In un articolo pubblicato sul New Straits Times, un quotidiano conservatore locale, Mahathir accusa il finanziere George Soros e la sua organizzazione, l’Open Society Institute, di “promozione della democrazia” in Europa orientale per spianare la strada alla colonizzazione da parte della finanza globale. Mahathir afferma come l’O.S.I. abbia pompato milioni di dollari nei movimenti di opposizione e nei media indipendenti in Ungheria, Ucraina e Georgia, con il pretesto di rafforzare la società civile, solo per far andare al potere individui nominati dalla fondazione Soros.
L’ex primo ministro ha anche sottolineato come l’Egitto (prima che Mohamad Morsi prendesse il potere) abbia usato la mano pesante nei confronti delle ONG affiliate al National Endowment for Democracy, vale a dire verso gruppi come il National Democratic Institute, l’International Republican Institute (IRI) e Freedom House, che sono tutti beneficiari dei finanziamenti dal Dipartimento di Stato americano. In Malesia, ONG di alto profilo e media hanno ammesso di aver ricevuto finanziamenti da OSI e da organizzazioni satellite della NED.
Premesh Chandran, amministratore delegato del più diffuso media alternativo nazionale Malaysiakini (3), è un beneficiario della Fondazione di George Soros (Open Society Institute) ed ha avviato l’agenzia di stampa grazie ad una concessione $ 100.000 provenienti da Bangkok ed in particolare dalla Sud-Est Asia Press Alliance (SEAPA), un’altra organizzazione con affiliazioni dubbie presso il Dipartimento di Stato americano. Malaysiakini è sotto pressione da parte dei giornalisti locali per la mancanza di trasparenza nella gestione finanziaria e per la titubanza nel rivelare il valore ed i detentori delle proprie azioni.
Inoltre, Suaram, una ONG che promuove i diritti umani, ha ricevuto pesanti critiche sul suo finanziamento e la struttura organizzativa. La “Companies Commission of Malaysia” (4) ha avviato indagini nei confronti della “Suara Inisiatif sdn Bhd”, una società privata legata alla Suaram, e ha accertato che la società è un serbatoio nel quale vengono convogliati fondi dal NED, senza alcuna smentita da parte della Suara. Suaram è stato lo strumento utilizzato per legittimare le accuse di un possibile insabbiamento dell’omicidio di una modella di moda, Altantuya Shaaribuu, di origine Mongola avvenuto in Malesia nel 2006 e collegata a funzionari governativi implicati in uno scandalo di tangenti per l’acquisto di sottomarini dalla Francia, da parte del Governo. Il senatore Ezam Mohd Nor, egli stesso un destinatario del Suaram’s Human rights Award, ha accusato l’organizzazione di impiegare metodi di ricerca superficiali tentando di screditare il governo:
“I Malesiani (*) hanno il diritto di sentirsi sospettosi nei loro confronti. Essi hanno fatto accuse personali nei confronti del Primo Ministro [Najib Razak] sull’assassinio di Altantuya e molti altri casi senza prove … le loro motivazioni sono molto discutibili soprattutto quando sono inclini verso il ridicolizzare e sminuire il governo al potere. ” . L’ambasciata tedesca a Kuala Lumpur ha ufficialmente riconosciuto di aver elargito fondi al progetto Suaram nel 2010. Il ministro degli Esteri della Malesia, Anifah Aman, rilasciò forti dichiarazioni ufficiali riguardo l’ambasciatore tedesco e dichiarò che le azioni della Germania potrebbero essere viste come un’ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano.
Dal 2007, Bersih, un’associazione di ONG autodefinatasi “coalizione per le elezioni pulite e giuste”, ha messo in scena tre proteste di piazza, in cui alcune migliaia di manifestanti vestiti di giallo sono scesi in piazza a Kuala Lumpur chiedendo riforme elettorali. Dopo un attento esame a seguito alle accuse di offuscamento delle fonti di finanziamento, Ambiga Sreenevasan capo della coalizione Bersih ha ammesso che la sua organizzazione riceve finanziamenti dal National Democratic Institute e dall’Open Society Institute. Sreenevasan stessa è stato insignita dal Dipartimento di Stato USA del riconoscimento per le “donne internazionali di coraggio”, assegnato a Washington DC nel 2009 quando ha ricevuto tale premio direttamente dalle mani di Michelle Obama e del segretario di Stato Hillary Clinton. E se l’organizzazione di Sreenevasan sosteneva di essere apartitica e apolitica, membri dell’opposizione politica hanno apertamente appoggiato il movimento ed alcuni hanno anche partecipato alle manifestazioni. Nonostante le affermazioni di essere non di parte e non affiliate ad alcun partito politico, principale leader dell’opposizione del paese, Anwar Ibrahim, ha pienamente approvato il movimento Bersih.

Anatomia dell’opposizione politica in Malesia

La Malesia è uno stato multi-culturale e multi-religioso, e sia il governo sia i partiti di opposizione tentano di rappresentare tre maggiori gruppi etnici della nazione. Circa il 60 per cento dei malesiani sono gruppi malesi o di altro tipo o etnie indigene e sono per lo più elencati come musulmani, mentre un altro 25 per cento sono di etnia cinese, prevalentemente buddisti, con il 7 per cento indiano-malesiani per lo più indù.
La “United Malays National Organization”, la “Malaysian Chinese Association” e il “Malaysian Indian Congress” guidano il Barisan Nasional (coalizione di governo). La coalizione d’opposizione, Pakatan Rakyat, che attualmente controlla quattro stati federali, è guidata dal partito di Anwar Ibrahim “Keadilan Rakyat”, e composta dal partito cinese “Democratic Action Party” (DAP) e dall’integralista islamico “Malaysian Islamic Party “(PAS).
Mentre una grande percentuale di abitanti delle città con legittime rivendicazioni sono pronti a riconoscere le carenze del governo, molti sono riluttanti a sostenere Anwar Ibrahim a causa dei suoi legami con pensatori neo-conservatori di Washington, e a causa della non omogeneità all’interno dell’opposizione. Anwar Ibrahim mantiene stretti legami con alti funzionari degli Stati Uniti e le organizzazioni come il National Endowment for Democracy. Nel 2005, Anwar ha presieduto l’americana “Foundation for the Future”, istituita e finanziata dal Dipartimento di Stato USA per volere di Elizabeth Cheney, figlia dell’allora vicepresidente Dick Cheney, in gran parte grazie al suo rapporto intimo con Paul Wolfowitz.
Mentre Ibrahim era sotto processo per accuse di sodomia nei confronti di un suo aiutante uomo (cosa per la quale fu assolto), Wolfowitz e l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore, sono autori di un articolo di opinione sul Wall Street Journal a sostegno di Ibrahim, al tempo stesso il Washington Post pubblicato un editoriale chiedendosi quali saranno le conseguenze che possono influenzare le relazioni tra la Malesia e Washington se Ibrahim sarà riconosciuto colpevole.
Ibrahim ha fatto infuriare molti quando ha dichiarato che si sarebbe schierato a sostegno della politica per la sicurezza di Israele in un’intervista al Wall Street Journal, questo è particolarmente sentito in Malesia, dove il sostegno alla Palestina è in gran parte unanime. Il politologo malese Dr. Chandra Muzaffar scrive:
“E ‘ovvio che, riconoscendo com priorità la sicurezza di Israele, Anwar ha voluto inviare il messaggio chiaro e profondo a Tel Aviv ed a Washington, che potevano fidarsi di lui.
Al contrario, il governo Najib, nonostante i suoi tentativi di avvicinarsi a Washington, rimane critico riguardo l’aggressione israeliana e la sua intransigenza. Najib ha descritto il governo israeliano come un ‘serial killer’ e un ‘gangster’ “.
I membri del Barisan Nasional hanno relazionato al Parlamento Malesiano riguardo i legami tra Ibrahim National Endowment for Democracy ed il Parlamento Malesiano, compresa la sua partecipazione all’evento NED ‘Democracy Award’ tenutosi a Washington DC nel 2007. Giornalisti indipendenti hanno scoperto delle lettere scritte da Anwar Ibrahim, due delle quali sono state inviate a Washington DC, destinatario il Presidente del NED, Carl Gershman, nelle quali si parlava dell’invio di osservatori elettorali e di questioni generali in materia di riforma elettorale. Una terza lettera è stata inviata a George Soros, richiedendo di collaborare con una società guidata da Ibrahim e della quale è responsabile. Documenti la cui autenticità è stata verificata dal direttore del Pakatan Rakyat Communications – Nik Nik Nazmi Ahmad.
Ciò non sorprende molto dato che le politiche economiche di Anwar Ibrahim si sono storicamente allineate con quelle di istituzioni come il FMI e la Banca Mondiale, a differenza di Mahathir, il cui protezionismo e le politiche economiche contro le istituzioni finanziarie internazionali hanno permesso alla Malesia di ammortizzare e riemergere indenne dalla crisi finanziaria asiatica finanziaria del 1997.

Un problema che riguarda gli elettori malesiani laici e non musulmani è il ruolo del Partito Islamico Malese (PAS) come parte dell’opposizione. In netto contrasto con l’islam moderato predicato dall’UMNO, l’obiettivo primario del PAS è la fondazione di uno Stato islamico. Il PAS ha dichiarato di voler operare nel contesto della democrazia parlamentare della Malesia, ma tiene ferma l’intenzione di adottare la legge della sharia su scala nazionale, che porterebbe a confuse implicazioni per la considerevole parte di popolazione non musulmana. Il dibattito circa l’attuazione del codice penale islamico è una cosa che gli altri membri della coalizione Pakatan Rakyat, guidata dal Partito cinese di Azione Democratica (DAP), non sono stati in grado di accogliere. Il PAS gode del sostegno delle popolazioni rurali musulmane malesi prevalentemente negli Stati conservatori del Kedah, Kelantan e Terengganu (nel nord della Malesia), mentre hanno seguito molto limitato nelle città. Mentre alcuni individui del PAS hanno sollevato dubbi riguardo le ONG che ricevono finanziamenti esteri, Mahathir ha insinuato che la leadership PAS è stata in gran parte complice: “Loro [gli ingerenti stranieri] vogliono far cadere il governo con una manifestazione e Nik Aziz [leader spirituale del PAS] ha detto che è consentito far cadere il governo in questo modo. Vogliono far diventare la Malesia come l’Egitto, la Tunisia, che sono stati abbattuti attraverso rivolte e ora la Siria …. quando il governo non cade, loro [Pakatan Rakyat] possono appellarsi alla potenza straniera per aiutare ad abbattere il paese, anche se ciò significa utilizzare armi da fuoco. ”
Pakatan Rakyat, la coalizione di opposizione contrapposta al partito di governo, non ha ancora offerto un programma organizzativo completamente coerente, e se la coalizione salirà al potere, mai avvenuto finora, la disomogeneità delle sue componenti e la loro incapacità di accordarsi su politiche fondamentali sarebbe sufficiente a evocare la rabbia popolare e far scendere la gioventù disincantata per le strade, forse, in gran numero. Questo è fortemente ironico alla luce della lettura dell’articolo scritto da artisti del calibro di Wolfowitz e Al Gore, nel quale vi è una pioggia di applausi per Malesia come uno stato modello progressivo e islamico moderato.

Fattibilità dei racconti sul ‘cambio di regime’

Si deve riconoscere che l’attuale amministrazione guidata dal primo ministro Najib Razak ha fatto passi da gigante verso il miglioramento delle relazioni con Washington. Nel corso di una riunione con il presidente Barack Obama nel 2010, Najib ha offerto l’assistenza della Malesia a collaborare con gli Stati Uniti per collegarsi fattivamente con il mondo musulmano; Najib ha anche espresso la volontà di inviare uomini in Afghanistan e, presumibilmente, hanno convenuto sulla necessità di mantenere un fronte unito sul programma nucleare iraniano; inoltre ha apparentemente abbracciato la leadership economica americana nella regione attraverso il suo sostegno all’accordo di partenariato commerciale “Trans-Pacific”. Najib ha avviato a Washington società di pubbliche relazioni, APCO, per migliorare l’immagine della Malesia negli Stati Uniti. Alcuni potrebbero sostenere che Najib è forse il leader più filo-americano che la Malesia abbia mai avuto – in netto contrasto con l’audacia di Mahathir. Nonostante Najib abbia un buon rapporto con i leader occidentali formali è però chiaro verso chi, i think tank, le lobbi sioniste e le fondazioni amiche hanno riposto la loro fiducia.
Il sentimento diffuso tra i giovani della Malesia e tra gli attivisti “pro-democrazia”, che costituiscono una minoranza piccola ma rumorosa, tende ad essere del tutto sprezzante del racconto del ‘cambio di regime’, vedendolo come una retorica pre-elettorale o come un diversivo del partito al potere. Anche se spauracchi sionisti sono spesso invocati nei discorsi politici in Malesia, sarebbe negligente ignorare gli effetti della ‘promozione della democrazia’ sponsorizzata da Washington nel contesto globale, che negli ultimi tempi si è avvalsa di elementi mercenari e ribelli per colorate lotte per la libertà, che hanno mascherato con successo la ristrutturazione geopolitica e l’avvento del capitalismo neo-liberale grazie a colpi di stato nel segno del “people power”. Questo mentre gli Stati Uniti continuano ad aumentare la propria presenza militare nella regione del Pacifico, in linea con la strategia politica di spostamento verso l’Asia orientale, secondo la quale i responsabili politici a Washington vorrebbero vedere in questi paesi dei capi di Stato che agiscano per incrementare gli interessi americani nella regione ASEAN.

Non dobbiamo ignorare l’elefante nella stanza, il vero scopo della rinascita di interesse americano nel blocco ASEAN è quello di fortificare la regione contro Pechino. I ministeri della difesa della Malesia e della Cina hanno stabilito nel settembre 2012 una linea comune di riferimento per difesa e sicurezza, oltre a frequenti visite di Stato bilaterali e una maggiore cooperazione economica. E ‘stato il padre dell’attuale leader della Malesia, il secondo – in ordine di tempo – primo ministro Tun Abdul Razak, che ha tracciato il sentiero e normalizzato le relazioni con Pechino nel 1974, e sotto il governo di suo figlio Najib i rapporti e la cooperazione sino-malese non sono mai stati migliori. In seguito alla crisi economica globale del 2008, Najib ha guardato verso Pechino per rilanciare l’economia della Malesia tipicamente orientata all’esportazione. Ha quindi sottolineato l’aumento degli investimenti cinesi in Malesia e ampliato le basi delle relazioni sino-malesi non solo nel commercio ma anche in settori come l’istruzione, finanza, sviluppo delle infrastrutture, la scienza e la tecnologia, con risultati reciprocamente vantaggiosi. La Cina è il principale partner commerciale della Malesia, le statistiche indicano in 90 miliardi di dollari l’interscambio nel 2011; La Malesia è anche il principale partner commerciale della Cina tra le nazioni dell’ASEAN.
Nel porre la domanda riguardo il cambiamento di regime in Malesia, il dottor Chandra Muzaffar riflette sulle mosse di Washington per rafforzare la sua presenza militare e il dominio sulla regione Asia-Pacifico: “….Creazione di una base militare a Darwin [Australia], riattivare l’alleanza militare degli Stati Uniti ‘con le Filippine, convincere il Giappone a svolgere un ruolo più militare nella regione, istigazione del Vietnam contro la Cina riguardo le contese isole Spratly, e incoraggiare l’India a controbilanciare il potere cinese, sono tutti parte integrante dell’ordine del giorno principale degli Stati Uniti cioè quello di circondare e contenere la Cina. Nel perseguire questa agenda, gli Stati Uniti vogliono alleati affidabili – non solo gli amici – in Asia. A questo proposito, la Malesia è importante per la sua posizione di “stato litorale” che attribuisce diritti sovrani sullo Stretto di Malacca, che è la più critica via di rifornimento della Cina e che trasporta la maggior parte del petrolio e di altri materiali di vitale importanza per il suo sviluppo economico. Il contenimento della Cina porterà ad una situazione dove l’egemonia – determinata a continuare il suo potere dominante – cerca di esercitare il controllo sullo stretto, al fine di frenare l’ascesa cinese? Un alleato fidato a Kuala Lumpur faciliterebbe un controllo del genere? L’attuale leadership malese non si adatta al disegno. ”

[…]

27.12.2012
Nile Bowie
Nile Bowie è un commentatore politico indipendente e fotografo con sede a Kuala Lumpur, Malesia. Può essere raggiunto a nilebowie@gmail.com

fonte: http://www.globalresearch.ca/us-attempting-regime-change-in-malaysia-fact-or-fiction/5316984

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(*)Nella traduzione i termini malesiano e malese sono utilizzati nel modo che va per la maggiore in Malesia vale a dire “malese” traduce “Malay” (gruppo etnico autoctono che rappresenta il 65/70% della popolazione, per lo piu’ musulmani) mentre “malesiano” traduce Malaysian (riferito all’intera popolazione della Malesia).

(1) In particolare sul seguire o meno le direttive del FMI e della Banca Mondiale che Mahathir rifiutò di applicare.
(2) Il candidato del BN alle elezioni 2008 era il primo Ministro in carica Badawi che, visto il “pessimo risultato” fu indotto a dimettersi in favore di Najib.
(3) Edito a Singapore e diffuso in Malesia
(4) Autorità di controllo governativa.

Articolo proposto da fabKL

Pubblicato da Truman