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IL VINCITORE DELLE LEZIONI NON E' MATTEO RENZI. SONO IO

DI MASSIMO FINI

ilfattoquotidiano.it

Il vincitore delle elezioni non è Matteo Renzi. Sono io. Faccio parte infatti del più grande movimento politico italiano, quello degli astenuti, delle bianche e delle nulle che raggiunge il 45,8% guardando dall’alto dei cinque punti in più di percentuale il miserando 40,8% del Pd.

Di questo movimento sono un veterano. Non voto da decenni. Me lo impedisce la mia religione. Ho scritto un libro Sudditi. Manifesto contro la Democrazia , noncredo nella democrazia rappresentativa. È una truffa. Un imbroglio ben congeniato, sofisticato, “per metterlo nel culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso”(Sudditi).

Non è la democrazia, ma un Sistema di oligarchie, politiche, economiche e spesso criminali, strettamente collegate fra loro o, nella migliore delle ipotesi, di aristocrazie mascherate che oltretutto non hanno nemmeno gli obblighi delle aristocrazie storiche.

Credo alla democrazia diretta esercitata in ambiti circoscritti. La democrazia è esistita quando non sapeva d’esser tale (è sempre così, quando una cosa comincia a essere nominata vuol dire che non esiste più, si è parlato di comunismo dopo che era scomparso il comunitarismo medioevale che senon era proprio comunismogli si avvicinava parecchio). Nella comunità di villaggio preindustriale e preborghese l’assemblea dei capifamiglia decideva assolutamente tutto ciò che riguardava il villaggio: “Votava le spese e procedeva alle nomine, decideva della vendita, scambio elocazione dei boschi comuni, della riparazione dellachiesa, del presbiterio, delle strade e dei ponti. Riscuoteva au pied de lataille , cioè proporzionalmente i canoni che alimentavano i bilanci comunali, poteva contrarre debiti e iniziare processi, nominava oltre ai sindaci, i maestri di scuola, il pastore comunale, i guardiani delle messi, gli assessori e i riscossori di taglia. L’assemblea intervenivanei minimi dettagli della vita pubblica in tutti i minuti problemi dell’esistenza campagnola” (Pierre Goubert, L’ancien Régime).

L’assemblea aveva poi la fondamentale funzione di fissare la ripartizione delle tasse reali li (in genere il 5%, ma anche meno) all’interno della comunità e provvedere alla riscossione. Le decisioni prese a Versailles – se parliamo di Francia – cioè dal governo centrale non avevano alcuna ripercussione sulla comunità di villaggio, a meno che non avesse la sfortuna che una qualche guerra passasse proprio sul suo territorio (ma alle guerre partecipavano solo i nobili e quindi un numero assai ridotto di individui, l’idea folle della coscrizione obbligatoria venne a Napoleone, questo teppista corso, che mandò sul campo eserciti di quattro milioni di soldati costringendo anche i suoi antagonisti ad adeguarsi).

Questo sistema, che aveva funzionato benissimo per secoli, fu cambiato nel 1787, due anni prima della Rivoluzione francese, sotto la spinta degli interessi della borghesia e della sua smania di regolare ogni aspetto della vita, anche privata, cosa che nello Stato moderno ha raggiunto eccessi grotteschi quanto intollerabili, vennero cambiate le carte in tavola: non era più l’assembleaa decidere direttamente ma doveva nominare dei delegati. Era nata la democrazia rappresentativa.

Ma non mi convince nemmeno la democrazia diretta via web propugnata da Grillo.
Perché il contadino decideva del suo e sul suo, che conosceva benissimo, mentre chi vota nel web possiede solo un’infarinatura delle questioni su cui è chiamato a decidere e questo sarà tanto più vero quanto più questo tipo di democrazia tenderà a globalizzarsi.

Massimo Fini

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

31.05.2014

Pubblicato da Davide

  • robotcoppola

    Vantarsi di appartenere alla razza "eletta" degli astenuti prova solo che le ALLUCINAZIONI della propria mente hanno vinto sulla realtà!
    So che è molto difficile da capire per questi "eletti" ma non c’è nulla da vantarsi in una condizione del genere. Infatti, fino a prova contraria, nessuno di questi "super uomini" è indipendente dalla MATRIX, cioè da tutto il sistema socio-economico attuale.
    Chi si produce tutto il cibo, l’energia, i servizi primari, ecc ?
    Nessuno!
    E se qualcuno si illude di farlo, la sua situazione percettiva è ancora più grave della media.
    Grazie a questi fenomeni, ora ci dobbiamo subire i deliri del partito unico e della TROIKA, con pochissime armi per contrastarli.
    Avete fatto un bel lavoro. Complimenti!

  • codroipo

    Intervengo per un appunto sui dati:
    “astenuti, delle bianche e delle nulle che raggiunge il 45,8% guardando dall’alto dei cinque punti in più di percentuale il miserando 40,8% del Pd.”
    il Pd raggiunge il 40,8 di quanti sono andati a votare, cioè il 22,12% del totale degli aventi diritto al voto.

    Queste le percentuali:
    ASTENUTI, NULLE, BIANCHE: 45,80%
    Pd: 22,12%
    M5S: 11,47%
    FI: 9,12%

    Tanto per dare un immagine da visualizzare in mente: se riempiamo una stanza con 100 persone 46 NON hanni votato, 22 Pd etc etc…
    Insomma altro che 5 punti percentuali.

  • Petrus

    Concordo.

  • Petrus

    Dai, la matematica è per menti di livello superiore rispetto a Fini, non è colpa sua: è lobotomizzato.

  • vic

    Gia’, il limite della democrazia diretta, o anche di quella semidiretta, e’ il territorio. Nel senso stretto, zona in cui vivono quelli che alzano la mano o votano. Dev’essere sufficientemente piccolo perche’ i problemi siano comuni e perche’ ci si conosca. Se vien proposto qualcuno per un incarico, devo sapere chi e’, non solo per sentito dire, ma perche’ l’ho visto all’opera, l’ho sentito parlare, l’ho incontrato, lo conosco bene.

    Poi c’e’ la nozione di territorio in senso lato, ed e’ rappresentato da quel che chi e’ emigrato sul territorio in senso stretto si porta addietro, nel bene e nel male, come esperienza diversa.
    Per distinguere le due cose, fino a poco tempo fa’, in Ticino esistevano due tipi di democrazia sovrapposte nello stesso comune: 1) il comune vero e proprio con sindaco, municipio e consiglio comunale 2) il patriziato che comprende(va) le famiglie radicate da piu’ generazioni nel comune. Il patriziato gestiva i beni patriziali, tipicamente boschi e pascoli, e ne permetteva l’usufrutto ai soci patrizi: tot animali che possono pascolare nei pascoli, tot castagne che si possono raccogliere, tot legna da ardere a disposizione. Era una forma di comunismo ante litteram, limitato a quelli radicati li’. I patriziati erano i veri possessori territoriali. Se arrivava un forestiero e faceva un’offerta d’acquisto di un pezzo di terreno sul suolo del comune, siccome spesso il terreno era patriziale, era l’assemblea del patriziato a decidere sul da farsi.
    Qua e la’ sopravvivono ancora i patriziati. Non in tutti i comuni e non tutti sopravvivono bene. Hanno perso notevolmente peso rispetto al passato nemmeno cosi’ lontano.
    Sono soprattutto i partiti di sinistra ed i verdi a ritenere l’istituzione del patriziato obsoleta. Non si rendono conto che potrebbe rappresentare perlomeno un argine all’invasione troppo spinta di gente che vien da fuori. Fa da calmiere, come per dire: ci vuole pazienza per integrarsi, pazienza di qualche generazione. E’ l’esatto contrario di quel che predica la globalizzazione con la libera circolazione. di persone merci e criminalita’.  Gia’ ora si nota il cambio di mentalita’, proprio dovuto a gente che non ha la cultura locale, che la recepisce a modo suo e troppo spesso la stravolge. Andate a leggere la requisitoria di ieri del procuratore pubblico Perugini contro un tenutario (italiano) di bordello (processo Lumino’s). Gli sbatte in faccia proprio questo, il voler infiltrare sul territorio del canton Ticino una mentalita’ di tipo mafioso, il pensare di poter comandare su tutto, al di sopra della legge.
    Bene, volevo vedere se il bordello Lumino’s fosse stato su terreno patriziale se i patrizi l’avrebbero accettato o no! Vien da dire: avete voluto relegare l’istituto patriziale a reperto museale? Volete gestire il territorio secondo il libero mercato? Tenetevi i tenutari di bordelli a mentalita’ "aperta" (che evadono il fisco e tengono una contabilita’ ridicola), ma soprattutto che importano un modo di concepire la societa’ tipico delle famiglie mafiose.
    Per venirne fuori da questo guazzabulgio della globalizzazione sfrenata occorre riscoprire un’ovvieta’: le cose van gestite dal basso. Occorre sentire anche la gente di campagna e non solo quella di citta’. Occorre inventare un modo per rilanciare l’economia locale, far si’ che sia interessante economicamente fare l’artigiano locale. Reinventare l’istituto patriziale forse darebbe un bel segnale a chi vuol confondere il possesso del passaporto con il possesso della cultura locale. 
    Fra qualche giorno partono i mondiali di calcio. Sono l’esaltazione dello spirito nazionale da dare in pasto alla folla dei tifosi. Per quel che mi riguarda tifo per la compagine svizzera. Ma da disilluso. In quella nazionale li’ di patrizi ce ne sono forse tre o quattro. Gli altri sono immigrati. Chiamare ticinese Behrami fa sorridere. Il pur bravo Behrami ha frequentato le scuole dell’obbligo in Ticino. Tutto li’. Stesso discorso vale per quasi tutti gli altri. Certo, sono cresciuti in Svizzera, ma fino a che punto hanno assimilato i valori di chi questo paese l’ha voluto e costruito, pian piano, fra mille difficolta’, imparando dalla storica sconfitta di Marignano che e’ meglio astenersi da sogni di conquista territoriale? Che ne sanno di Niklaus von Flue? Che ne sanno del generale Dufour, di Stefano Franscini, di Guisan? Sanno chi era Paracelso e chi era Eulero? Sanno che l’Europa unita sognata da de Rougemont era l’esatto contrario di questa UE?
    Si puo’ anche dire che forse sono proprio questi figli di immigrati che esprimono l’essenza del mondo d’oggi: la perdita di radici. O meglio, le radici sono i soldi esagerati, i lauti guadagni che l’indossare una maglia nazionale procura e procurera’. Privilegiati e milionari, ecco cosa sono. Va bene applaudire i milionari, cosa che si fa gia’ con i cantanti e con gli attori. Ma senza illudersi troppo che siano come noi.
    I deputati mandati a Strasburgo non saranno milionari come i calciatori e gli attori, pero’ si beccano pur sempre dei salari stratosferici.
    Viene anche da questo fatto la disillusione dei votanti e degli astenuti dal voto.
    Caro Fini, il modo di vita campagnolo non era alla fin fine cosi’ male.
    Se non altro si sapeva di cosa si parlava e si sapeva cosa si toccava. Se si spaccava la ruota del carro non occorreva andare in Cina a ripararla.
    Oggi tutto quel che si tocca viene da una fabbrica chissa’ dove. Fosse solo quello. In realta’ non si ha la piu’ pallida idea di come sia fabbricato ne’ secondo quali primcipi funzioni. Fosse un oggetto magico sarebbe la stessa cosa. Stiamo diventando degli ignoranti bestiali, illusi di essere moderni solo perche’ maneggiamo aggeggi sofisticatissimi. Spremi spremi, di quegli aggeggi non sapremmo fabbricare praticamente nemmeno il componente piu’ banale, l’involucro. Immaginiamo il resto!
    La politica si avvia sulla stessa china: sta diventando un oggetto misterioso.
    Non solo per i patrizi, ma per tutti, anche per gli immigrati che han fatto fortuna, con o senza maglia nazionale.
    Cerchiamo di evitarlo. 
    Magari partendo dalla democrazia in piccolo, sul territorio comunale, pardon patriziale.
    😉
  • searcher

    i lobotomizzati siete voi che non riuscite a capire le cose più elementari..e Fini le spiega fin troppo bene.

  • Saysana

    Potrei anche essere d’accordo con Fini, pero’ mi deve anche spiegare cosa si dovrebbe fare perche’ proprio non l’ho capito.

    O forse lui propugna un bel ritorno al quel bel periodo storico chiamato medioevo con bucolici villaggi autarchici e belle assemblee di capofamiglia dove tutti erano alla pari, ma proprio pari pari, eh? 
    Siamo alle solite seghe mentali che non portano a nulla.
  • nu

    bravo massimo fini, uno dei pochi giornalisti che ci sono in questo paese spazzatura, uno non pagato, come le varie pravde che ci sono in italia con giornalisti stipendiati dallo stato, vedi unità manifesto…e ruberie rosse continue…caro massimo, un solo piccoli errore, i rattocomunisti non hanno preso il 40$  ma rispetto a 100  il 20 per cento…ciao e continua così

  • yakoviev

    La democrazia rappresentativa borghese, soprattutto quella moderna, è senz’altro da criticare aspramente, ma non c’è nessuna "eta’ dell’oro" medievale da osannare. I contadini morivano come mosche, le carestie e le malattie decimavano le popolazioni, la fame le rendeva pazze, per lavorare e per vincere la fame si faceva largo uso di droghe (papaverina, segale cornuta): Leggere Camporesi farebbe bene. Inoltre mai sentito cazz@te sesquipedali come quelle che dice Fini sulla guerra: la guerra la combattevano solo i nobili (ma anche questo non è del tutto vero), ma i contadini erano le prime vittime: appena cominciava la bella stagione iniziavano le cavallate, le gualdane con le quali le masnade "portavano il guasto" nel territorio del vicino e nemico. Per prima cosa si saccheggiava e poi bruciavano i raccolti e si amazzavano i contadini. Era norma comune e accettata che se si conquistava un borgo o una citta’ si saccheggiasse, si violentassero le donne e si uccidessero gli abitanti. Fini farebbe bene a leggere qualche libro di storia sull’argomento, se vuole qualche titolo (molto modestamente) glielo suggerisco io.

  • fromagnol750

    Ok, caro Fini..ma le scelte fanno parte della vita di tutti i giorni e a volte bisogna scegliere anche il male minore, altrimenti fai scegliere gli altri..ma poi zitto!!, quando a votare ci andranno solo qualche migliaia di elettori, allora "se la suoneranno e se la canteranno" alias "se la voteranno e se la governeranno" come vorranno..lo fanno pure adesso?, perfetto, aboliamo le elezioni, così risparmieremo anche un bel pò di denaro, altrimenti accettiamo democraticamente il voto e partecipiamo in prima persona al cambiamento di questo paese – ci piaccia o no!!

  • LaoTzu

    Anche io non voto, più o meno per gli stessi motivi, ma è bene sapere che il non voto non serve a nulla esattamente come il voto.
    Giusto per informazione: in Rep. Ceka (paese che ha effettuato ben tre defenestrazioni), in quest’ultima tornata elettorale, hanno votato il 15% degli aventi diritto e in Slovacchia il 13%!
    Pensate sia fottuta qualcosa a qualcuno ?

  • yakoviev

    Giustissimo

  • Gibilee

    Fini la seguo da un pò di tempo e ritengo per una buona parte i suoi giudizi condivisibili, e in molti casi la provocazione è stimolante.

    Resta il fatto che qualche volta insieme alle autopsie bisogna occuparsi dei parti.
    Fuor di metafora, bisognerà capire anche nella più lontana e rosea teoria come affrontare il problema presupponendo una popolazione di 60 milioni; con la Svizzera, Finlandia o Lichtenstein tutto può essere più facile.
    Pars costruens? Unità federate, kibbutzim, o cosa, tanto per iniziare a ragionare insieme ??
  • despair

    D’accordismo. Meglio la monarchia assoluta di una democrazia illusoria, dove a decidere sono i media di regime. Almeno un despota illuminato può capitare ma anche un sovrano mediocre sarà sempre meglio di Renzusconi.

  • pacoloco

    Concordo sulla visione di una"organizzazione contadina" che parte dal basso e sopratutto in scala ridotta. Si vota per alzata di mano, e a chi ricorda come si viveva e sopratutto a come si moriva nel medioevo, ricordo che il medioevo dei nobili che ti facevano "volare" la testa con un colpo di spada è finito da un pezzo! siamo noi (popolo, gente, persone, individui) che continuiamo a vivere come schiavi! Come altri commenti fanno notare, di gente che non vota c’e ne’ parecchia, aggiungo che è cosi numerosa da costringere il sistema a trovare dei meccanismi per non prendere in considerazione quello che esprime! anzi, quella è "brutta gente" da demonizzare! non fa il propio dovere! dice bene vic "Oggi tutto quel che si tocca viene da una fabbrica chissa’ dove. Fosse solo quello. In realta’ non si ha la piu’ pallida idea di come sia fabbricato ne’ secondo quali principi funzioni. Fosse un oggetto magico sarebbe la stessa cosa. Stiamo diventando degli ignoranti bestiali, illusi di essere moderni solo perche’ maneggiamo aggeggi sofisticatissimi. Spremi spremi, di quegli aggeggi non sapremmo fabbricare praticamente nemmeno il componente piu’ banale, l’involucro. Immaginiamo il resto!". Ignoranti e spaventati (come nel medioevo) ma nonostante le conoscenze tecnologiche (quelle acessibili a tutti) che invece ci "intrattengono"(da che cosa?) siamo incapaci di provvedere indipendentemente alle nostre esigenze e quindi abbiamo bisogno di "istituzioni" che ci rappresentino per gestire le "risorse". Abbiamo delegato eternamente la nostra volonta ad altri. Ecco la trappola della paura, che la dice lunga sulle capacita della macchina propagandistica che non ci permette neanche di immaginare una vita al di fuori del modello di societa  in cui viviamo dove nonostante sia ovvio che le istituzioni non rappresentino il bene della comunita, rimangono a rappresentarci! La delega non è eterna, ma bisogna riprendersela!

    Esempi di individui, famiglie ed intere comunita che hanno imparato a vivere e vivono in forma pressoché indipendente sono facilmente reperibili sul web, e sarebbe sicuramente auspicabile un sua immediata implementazione a scala planetaria (con tutti i rischi connessi) alla dittatura tecnocratica in cui stiamo gia vivendo. Ma quanti preferiscono pensare di barattare dei semi con i vicini invece che dei "mi piace" su feccia libro? io voto la prima.
  • Roma

    le solite farneticazioni di Fini. Dietro ad argomentazioni indubbiamente affascinanti si celano idee quanto meno grottesche: ma cosa ci vuol far credere Fini, che si stava meglio nel 1787???? Fini, vuoi un consiglio? Vatti a nascondere, tu e tutti i falsi profeti che vogliono riportare indietro le lancette della storia per riportare in auge i fasti di una società sorpassata e sconftta dalla storia: la società feudale e dell’aristocrazia. Ma visto che il Fini non è nuovo a queste argomentazioni, viene spontaneo sospettare che egli abbia degli interessi di parte da difendere, e non sono sicuramente quelli della gente comune!

  • Primadellesabbie

    Bravo vic, una bella base di discussione e di ispirazione. Sistemi molto simili esistevano nell’Impero Absburgico.

    Francamente credo che, tranne nella specialissima realtà della Federazione, non esistano e non siano ricostituibili gli indispensabili titolari, con le caratteristiche adatte a ripristinare o rivitalizzare questi usi, ma tenerli presenti consente di non doversi affidare a fantasie vaporose o a reazioni scomposte.
  • Ercole

    Fini ti aspettiamo nei  circoli degli operai astensionisti internazionalisti  puoi unirti al nostro programma ,anche le nostre schede elettorali non le vedranno mai nelle urne il nostro nemico lo abbiamo individuato da sempre :noi al non voto  (a differenza dei qualunquisti è dei ciarlatani ) facciamo seguire la lotta e  non ci facciamo ingannare dalla ideologia borghese anzi  la denunciamo  in tutte le sue varianti : democratica,riformista ,pacifista , liberale ,socialdemocratica ,fascista,razzista  ecc..ecc..

  • vic

    L’istituzione del patriziato ha funzionato piuttosto bene fino all’immediato dopoguerra, cioe’ fin quando lo stile di vita di tipo rurale era molto diffuso. E’ interessante notare che l’emigrazione era importantissima. C’era emigrazione di talenti (architetti, pittori, scultori), di utopisti (Mose’ Bertoni in Paraguay) e di disperati che non avevano da mangiare (molti finirono come cow boys negli USA). Il patriziato teneva salde le radici e con esse il possesso territoriale da parte della comunita’.

    Gia’ durante il periodo bellico della 2a guerra mondiale comincio’ a far capolino un’altra forma di organzzazione comunitaria, limitata alla distribuzione del cibo. L’ispiratore fu un imprenditore di quelli veri, alla Olivetti, per intenderci. Si chiamava Duttweiler ed ebbe l’idea di organizzare una vera flotta sterminata di camion equipaggiati come piccoli negozi alimentari ambulanti, che raggiungevano praticamente ogni villaggio, anche il piu’ sperduto, due volte a settimana, garantendo cosi’ a tutti l’accesso alle provviste alimentari. Nasceva la Migros, che oggi e’ ancora sulla carta una cooperativa di soci ed e’ credo il maggior distributore di consumo del paese. L’idea di Duttweiler attecchi’ cosi’ bene che cominciarono a formarsi cooperative di consumo, stanziali pero’: le Cooperative appunto. Il comunismo non c’entrava un fico secco. Era pragmatismo. Ogni villaggio aveva la propria Coop. La logistica migliorava di anno in anno, fino agli anni ’60-’70. Poi arrivarono i manager moderni con la mentalita’ odierna. Cominciarono a smantellare cio’ che i loro padri avevano messo assieme con tenacia e disinteresse. Pian piano le cooperative di consumo (i negozi di paese) vennero fatti sparire dai villaggi per costruire i noti centri commerciali nelle cittadine o nelle loro immediate vicinanze. Fini’ che intere valli rimasero senza un negozio alimentare. Roba da matt.
    Quello che era stato costruito dal basso in periodi difficili come il periodo bellico e’ stato distrutto dalla mentalita’ manageriale nota come globalizzazione.
    La globalizzazione esaspera la modalita’ di centralizzare i servizi in pochi punti strategici e trascura alla grande i benefici della ridondanza che offre una concezione distribuita.
    Il mio timore e’ che vada persa la memoria di questi vari tipi di organizzazione comunitaria che esistevano parallelamente ad altre organizzazioni della societa’. La Svizzera non e’ mai stata comunista nel senso del PC, pero’ ha avuto organizzazioni di tipo comunitario, nate dal basso, e talvolta anche dall’alto (Duttweiler con la sua Migros, il piano alimentare federale Wahlen durante la guerra) che di fatto mettevano in pratica un tipo di organizzazione comunitario utile a tutti quanti. A ben vedere anche la nozione di esercito di milizia ha le radici in questa mentalita’.
    Insomma di esempi che mostrano come istituzioni di vario tipo possano convivere a beneficio di tutti ce ne sono a iosa. Solo a Bruxelles fan finta di non conoscerli e stanno dando da bere a tutti l’idea che c’e’ solo una possibilita’ per organizzarsi nell’UE: quella di eseguire i loro diktat. Che sono poi i diktat insegnati omogeneamente nelle famose scuole di manager d’alto bordo. Manager che non sono imprenditori, ma semplici funzionari ben remunerati. Sacerdoti della globalizzazione con tutti gli sprechi ed inquinamenti che essa genera. Altro che ottimizzazione, hanno creato un sistema usa e getta, l’esatto contrario di quel che faceva la societa’ rurale, in cui tutto era utilizzato, anche l’ultimo metro quadrato d’erba in cima ad un’impevia scarpata.
    Per chi non lo conoscesse, cercate in biblioteca "Il fondo del sacco" di Plinio Martini.
    Racconta in modo mirabile la dura vita nelle valli. E’ anche da queste realta’ che e’ nata la nazione, non solo dalle benestanti realta’ cittadine. Ma a Bruxelles se ne infischiano.
    Fischia bene chi fischia ultimo.
    😉
  • Primadellesabbie

    In Svizzera riuscirono a dare un contributo positivo anche quelle tendenze cultural filosofiche che ispirarono, almeno in parte, l’Olivetti e che altrove sarebbero, temo, impraticabili.

    Ad un certo punto osservi: "Poi arrivarono i manager…".
    Si tratta di un fenomeno, quello del managerismo, oggi dato per scontato, ma le conseguenze della sua adozione e generalizzazione sull’industria, sulla finanza e sulla vita quotidiana di tutti noi é ampiamente sottovalutato, si pensi solamente alla totale deresponsabilizzazione della proprietà che ne consegue. Lo ritengo uno dei costumi più deleteri della modernità, all’origine di molti i guai contemporanei e di quelli apparentemente privi di soluzione per giunta: consente la costituzione e l’esistenza delle multinazionali, tanto per dirne una.
  • Nauseato

    Trovo difficile dar ragione a te e torto a Fini, ma onestamente anche viceversa.

    Sono non convinto ma STRA-convinto, che chiunque altro avesse avuto anche ampissimo consenso, pur avendo come obbiettivo quello di scalzare quei ben oliati meccanismi di potere che tutti qui avversiamo, non avrebbe avuto alcuna reale possibilità di concretizzarlo. Neppure parzialmente o vagamente.
    Tanto per capirci poi, chi c’era di alternativo a quel gioppino di Renzi? Forse Grillo?.. Nessuna antipatia per Grillo e M5s, anzi, ma anche avesse stravinto, escluse le salutari ripercussioni nazionali, ho molti fondati dubbi che avrebbe potuto non farci subire i deliri del partito unico e della TROIKA. Tsipras? I rinegoziatori del debito?.. Suvvia. Chi altri?.. PDL ? Fratelli d’Italia? La Lega?.. Siamo seri. Tutti dei cialtroni allo stesso infimo livello. 
    Certo sarebbe stato un gran bel "segnale" incoraggiante la sconfitta di Renzi. Ma niente di più. Purtroppo.
    In tal senso non mi sento di dar del tutto torto a Fini e a chi ha scelto di non votare. Personalmente non ho votato per problemi personali, ma se non li avessi avuti, avrei votato giusto "per inerzia". Come dire. Forse anche un po’ sforzandomi probabilmente.
    Perché piaccia o no, i nostri voti servono solo a legittimare un nuovo o vecchio potere. Che è solo un diverso colore (e già sarebbe tanto…) della stessa putrida sostanza.
    Purtroppo.
    Non lo so. È davvero tutto una gran merda. Sono decenni che in questo paese chi a destra, chi a sinistra, vota turandosi il naso. E basta. C’è un limite a tutto.
  • Arcadia

    dov’è la lotta?
    in giro nn se vede na pippa!
    ma solo bla bla bla…

  • Vocenellanotte

    Sono un estimatore di Fini da parecchio tempo, ma questa bufala  dell’astensionismo non l’ho mai digerita. Forse vuol dire che non sono abbastanza profondo. Ma mi accontento così. 

    Nella mia semplicità accosto la posizione di Fini sul voto a quella della Merlin sulla prostituzione. L’approccio è il medesimo:  i puri non cedono mai e sono per loro natura  antipragmatici.