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IL SERVIZIO DI HOLLYWOOD ALL'IMPERO

Di PAUL STREET

counterpunch.org

“Propaganda, stereotipi e disonestà spudorata”. Ecco come il giornalista australiano John Pilger ha definito gli Oscar in un articolo del 2010 (“Perchè gli oscar sono una truffa” ). Dopo la la premiazione avvenuta la scorsa notte, una disamina lucida e impietosa della più “grande macchina dei sogni” planetaria.

La funzione dei media mainstream di trasmettere ideologia e propaganda al servizio di coloro che sono in cima al governo e alle interconnesse strutture dell’impero e della diseguaglianza non è affatto limitata ai TG. Altrettanto importanti a tale scopo, se non di più, sono i media dedicati all’intrattenimento, tra cui – di particolare interesse alla vigilia del Premio Oscar 2015 – l’industria cinematografica statunitense.

Lungi dal limitare la loro capacità d’influenzare i cuori e le menti verso deviazione, distrazione e infantilizzazione di massa in puro stile Aldous Huxley, i film USA (come peraltro le sit-com televisive, le fiction e i videogiochi) sono ricchi di contenuto politico e ideologico Orwelliano.

I cittadini americani non assistono semplicemente ad uno spettacolo quando si siedono davanti ai quasi 40.000 schermi cinematografici. Subiscono anche la propaganda di un’industria i cui proprietari e dirigenti sono profondamente orientati a compiacere le citate gerarchie.

Molti americani troverebbero strano pensare ai loro cinema rionali come siti di propaganda. Ma più di 65 anni fa, la concezione dei film americani come strumenti di questo tipo era difficilmente discutibile dalla destra Maccartiana determinata ad eliminare i “comunisti” da Hollywood. Come spiegò Bennett C. Clark al processo di appello per motivare la conferma della condanna di dieci sceneggiatori e registi di Hollywood che si erano rifiutati di “confessare l’adesione attuale o passata” al partito comunista nel 1949, la cinematografia gioca “un ruolo fondamentale” come “un potente mezzo di diffusione della propaganda” (citato da Ellen Schrecker, Many are the Crimes: McCarthyism in America , [Molti sono i Crimini: il Maccartismo in America], Boston 1998, pag 328).

Zero Dark Thirty: “Pura narrazione”?

In effetti è vero. Guardiamo, per esempio Zero Dark Thirty, un “action thriller” del 2012 e film di guerra che romanza la ricerca da parte degli USA di Osama bin Laden dopo gli attacchi aerei dell’11 settembre 2001. Diretto dal regista premio Oscar Kathryn Bigelow, il film ha ricevuto consensi dalla critica e fu un successo al botteghino. E’ stato anche un capolavoro di propaganda militarista, pro-CIA , che ha saputo dipingere le pratiche di tortura americane “come”, con le parole di Glenn Greenwald, “uno sporco, schifoso affare che è necessario a proteggere America.” “Tagliando corto su tutto il dibattito morale che ha imperversato sulle procedure d’interrogatorio durante gli anni di Bush,” fece notare giustamente Jean Mayer del The new Yorker, “il film… accetta quasi senza discutere che le ‘tecniche d’interrogatorio avanzate’ furono un fattore chiave nel permettere all’Agenzia di identificare il corriere che non li avrebbe certo condotti spontaneamente da Bin Laden.” Sotto la veste di una disamina neutrale e documentaristica, Zero Dark Thirty ha segnato una sconvolgente nuova frontiera nella cinematografia imbevuta di militarismo USA in cui i produttori ricevono dal Pentagono un supporto tecnico e logistico senza precedenti in cambio di un’elaborata opera di giustificazione della condotta dei militari.

I sostenitori del film e la Bigelow stessa risposero che il film non era né pro né contro la tortura: “Pura narrazione”; Mark Bowden ha scritto a difesa del film, “non è sempre questione di far discutere, indipendentemente dall’importanza dell’argomento. Può essere anche solo questione di dire la verità”. A conti fatti, in realtà, l’apparente imparzialità di Zero Dark Thirty nei confronti delle punizioni insolite, crudeli e stomachevoli inflitte dai torturatori della CIA porta come risultato la normalizzazione e l’approvazione della tortura in misura tanto più insidiosamente potente proprio per la sua patina sobria, distaccata, e “obiettiva”.

American Sniper: “Mi fa venir voglia di andare a sparare a qualche fottuto Arabo”

Il blockbuster 2014-2015 American Sniper, diretto dal repubblicano Clint Eastwood, è un altro buon esempio di “ruolo fondamentale” di Hollywood come “potente mezzo di diffusione della propaganda [imperialista e militarista US].” Si presume che il pubblico del film si meravigli di fronte alle supposte nobili gesta, al sacrificio, e all’eroismo di Chris Kyle, un robusto, patriottico militante, e cristiano-fondamentalista cecchino dei Navy SEALS che partecipò all’invasione USA dell’Iraq per combattere il “male” e vendicare gli attacchi aerei di Al-Qaeda dell’11 settembre 2001. Kyle uccise 160 Iracheni in quattro missioni di “servizio”, nell’ambito della “Operational Iraqi Freedom”. Che importanza ha se l’invasione fu uno degli atti più egregiamente criminali, spudoratamente imperialisti e di strage di massa (c’erano dei malvagi?) nella lunga e sanguinosa storia dell’Impero? E che importanza ha se l’Iraq non aveva nulla a che fare con l’11/9 e con al Qaeda?

Come gli apologisti di Zero Dark Thirty, i sostenitori di American Sniper affermano che il film assume una prospettiva neutrale di semplice e vera narrazione, né pro né contro l’occupazione statunitense dell’Iraq. Eastwood ha anche affermato che il film riflette la sua opposizione alla guerra. Tuttavia, in effetti, il film rigurgita talmente di distorsioni e di censure reazionarie, razziste, e imperialiste da funzionare a tutti gli effetti come pura e semplice propaganda di guerra.
Nonostante la pretesa opposizione alla guerra del regista, American Sniper non riesce a spiegarci perché Kyle credeva falsamente che l’Iraq fosse connesso agli attacchi dell’ 11/9. Ciò significa affrontare uno dei numerosi falsi pretesti di Washington per avviare quella guerra criminale.

American Sniper raffigura acriticamente Kyle che si riferisce alle forze di resistenza all’occupazione irachena come “selvaggi”, un termine razzista usato dai coloni bianchi americani per giustificare la distruzione genocida della popolazione indigena nordamericana nel 19° secolo.

Ritrae gli Iracheni che hanno resistito all’invasione USA platealmente criminale e imperialista come fondamentalmente malvagi, in linea con la percezione, di stampo cristiano-fondamentalista, che Kyle aveva ancor prima di essere inviato al fronte.

Il film suggerisce che tutti gli Iracheni che hanno preso le armi contro gli occupanti americani lo hanno fatto per nessun altro motivo se non quello di essere sanguinari assassini, come se gli “insorti” non avessero motivi legittimi per resistere alla conquista imperialista da parte di invasori americani di una fiera nazione e regione indipendente.

American Sniper parla di al Qaeda in Iraq dimenticandosi del fatto che l’organizzazione terroristica arrivò al seguito degli Stati Uniti nel Paese, non essendo presente in Mesopotamia fino al devastante assalto USA.

Ritrae la città irachena di Fallujah (dove Kyle era stato inviato nel 2004) come una comunità misteriosamente devastata, senza alcun riferimento al precedente massiccio bombardamento USA.

Suggerisce falsamente che le truppe USA in Iraq sarebbero state soggette ad arresto e incarcerazione come criminali di guerra dai militari USA se avessero erroneamente ucciso civili iracheni (niente sarebbe stato più lontano dalla verità).

Presenta i principali torturatori e assassini di civili iracheni come le “malvage” forze di resistenza all’occupazione – e Kyle e le altre truppe statunitensi come i loro protettori. L’opposto sarebbe stato molto più vicino alla verità trattandosi di una micidiale invasione americana che uccise più di un milione di Iracheni.

American Sniper descrive anche un soldato americano che diventa imperdonabilmente debole, perciò provocando e meritando la propria morte in quanto arriva a mettere in discussione l’invasione.

Di fronte a tutto questo e molto altro, la pretesa di Eastwood di aver fatto un film contro la guerra è ridicola. È difficile non concordare con il giudizio di Rania Khalek che “American Sniper è pericolosa propaganda che purifica un killer di massa e riscrive la guerra in Iraq”. Il film di Clint “Dirty Harry” Eastwood candeggia l’occupazione ultra-criminale USA e glorifica un razzista, e fondamentalista cristiano, massacratore di Musulmani ingiustamente invasi. Invia un messaggio veramente oscuro e brutto.

Dopo aver visto American Sniper, non ho trovato sorprendente apprendere che un gran numero di Americani sono stati influenzati dal film a pubblicare commenti come questi su Twitter:

“Fottuto gran film e ora ho una gran voglia di uccidere qualcuno con un fottuto turbante”.

“American Sniper mi fa venir voglia di andare a sparare a qualche fottuto Arabo”.

“Appena visto American Sniper e mi sento pronto a uccidere tutti i beduini negri del fottuto pianeta”.

“Con American Sniper non vedo l’ora di uccidere beduini”.

“American Sniper era così bravo. Mi fa venir voglia di unirmi ai Seals staccare qualche testa fasciata dal collo”.

“Dannate congratulazioni al regista di American Sniper che mi fa venir voglia di sparare a qualche testa fasciata/negro beduino”.

“American Sniper mi ha fatto apprezzare i soldati 100x di più e odiare i Musulmani 1000000x di più”.

“American Sniper miglior film MAI uscito. Ti fa veramente capire come sono pazzi i Musulmani in Iraq e Siria”.

“Bello vedere un film in cui gli Arabi sono raffigurati per quello che realmente sono – feccia parassita che ci vuole annientare”.

“American Sniper è un film su uno dei nostri EROI guerrieri ma espone anche la cultura malata dei musulmani e il loro modo di vivere”.

Clint Eastwood potrebbe voler dare un occchiata a questi e numerosi altri messaggi su Twitter, Facebook e Instagram prima di fare il suo prossimo film “contro la guerra”.

Non fa presagire nulla di buono per l’impegno dell’élite hollywoodiana di tenere a bada tali sentimenti terribili e fascistoidi se American Sniper ottiene dei riconoscimenti questo weekend degli Oscar, dove il film è in concorso come “Miglior Film”.

Tempismo perfetto per una nuova guerra e la negazione

Il film è perfettamente sincronizzato per la recente richiesta al Congresso del cocco di Hollywood Barack Obama di concedergli essenzialmente carta bianca all’uso della forza militare per dichiarare un’estesa guerra americana allo Stato islamico (ISIS o ISIL) e alle sue “forze e persone associate” – beninteso fondamentalmente “malvagie” e “refrattarie alla civilizzazione” (come gli insorti iracheni di Eastwood ) agli occhi del Presidente e del governo americano.

American Sniper capita a proposito anche rispetto al discorso del Presidente Obama al recente “Vertice sulla lotta contro l’estremismo violento” a Washington. Nelle sue insulse riflessioni su come e perché milioni di giovani Musulmani siano stati attirati da al Qaeda, ISIS e altri organismi della jihad, il Presidente ha evitato ciò che è di gran lunga il principale e più importante fattore di reclutamento: le ripetute, devastanti, genocide e petro-imperialiste incursioni, interferenze e invasioni USA nel Medio Oriente ricco di petrolio, che hanno portato alla morte e alla fuga di milioni di Arabi e Musulmani. L’omissione non stupisce visto che Obama “ha lanciato 2300 raid aerei in Iraq e Siria dall’ 8 agosto 2014. In questi sei anni come Presidente,” nota Marjorie Cohn , “ha ucciso più persone di quante ne siano morte l’11/09 con i droni e altre forme di omicidio mirato in Pakistan, Yemen e Somalia – Paesi con cui gli Stati Uniti non sono in guerra.” Ora il Presidente sta promuovendo una guerra allargata degli USA, certo di coinvolgere considerevoli forze di terra, nel Medio Oriente, mirando ad un’Autorizzazione del Congresso senza scadenza all’uso della forza militare – con la certezza di ottenerlo con qualche piccolo emendamento – per una nuova escalation nell’eterna guerra imperialista che in primo luogo spinge “l’estremismo violento” in Medio Oriente.

Dalla prospettiva della Casa Bianca e di altri membri della vasta lobby bipartisan pro-guerra di Washington, film come Zero Dark Thirty e American Sniper forniscono un battage propagandistico largamente benvenuto. Qui pensiamo che Obama e i suoi aiutanti staranno tifando affinché il pericoloso film di propaganda del repubblicano Clint Eastwood ottenga maggiori riconoscimenti di Selma – un film liberal su Martin Luther King Jr e la battaglia del Movimento per i Diritti Civili per guadagnare il diritto di voto per i Neri negli Stati del Sud a metà degli Anni Sessanta – agli Academy Awards. Cosa importa che Obama debba la sua carriera politica all’eroico attivismo di King e degli altri attivisti per i Diritti Civili cinquanta anni fa? Il grande leader dei Diritti Civili (il cui busto giace vergognosamente dietro alla scrivania del corporativista e militarista Obama nell’Ufficio Ovale) diventò un aperto oppositore dell’Impero Militare USA non molto tempo dopo la sua vittoria del 1965 per il Diritto di voto, un retaggio che l’imperialista Obama non può più condividere a meno che non riconosca il socialismo democratico di King. Fosse vivo oggi, non approverebbe sicuramente la guerra senza fine di Obama al mondo islamico. Per questa e altre ragioni, il Presidente è molto più vicino nella sua essenza a Clint Eastwood e a innumerevoli altri agenti (più o meno zelanti) in larga maggioranza bianchi dell’Impero militare USA.

Paul Street

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2015/02/20/hollywoods-service-to-empire/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=hollywoods-service-to-empire

20.22.02.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Delio Guidato

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Un impero si dota dei suoi giusti mezzi di sostentamento. Se lo sappiamo, non cadiamo nel tranello di considerarli "neutri".
    Ma se poi andiamo al cinema o guardiamo la TV con i pop-corn a goderci "un paio d’ore in santa pace", è evidente che l’intrattenimento non può che disegnare schemi di comportamento, socialmente fruibili, cioè suggerire le soluzioni precotte del supermercato dell’impero, tra l’altro mentre ti masturba emotivamente.
    Non è che puoi andare da un masturbato emotivo compulsivo e dirgli "ehi, la realtà è un altra" perché si incazza ed è giusto così. Nel suo confuso modo di intendere le cose significa dirgli "ehi, rinuncia alla masturbazione". Il che gli farebbe solo bene, ma avete mai visto un alcolizzato o un fumatore incallito smettere perchè "fa male"? Saperlo non aiuta a uscire dalla dipendenza, nemmeno sapere che è una dipendenza.
    E’ una trappola per la mente e non ci si esce facilmente, si guardi bene chiunque dal dire che ne è fuori, perché ne siamo tutti (chi più chi meno) pesantemente condizionati. Anche chi si astiene.

  • Gtx1965

    bravo gioco…

  • castigo

    veramente io fumavo quasi 2 pacchetti di marlboro al giorno, eppure ho smesso perché "fa male".
    mai dare per scontato che non si possa rinunciare a qualcosa, soprattutto dopo aver capito dove stai sbagliando.
    per questo non dobbiamo mai smettere di spiegare ai masturbati perché stanno facendo una cazzata…..

  • PinoRossi

    Vero. Anche pornografia e videogiochi.

    Chi é senza peccato scagli la prima pippa.
  • Jor-el

    Non bisogna perdere di vista il significato più profondo di American Sniper, che è l’ambiguità. 

    Cè uno strato superficiale che è propaganda bellica, ed è ben descritto dall’articolo di Paul Street. 
    Ma c’è uno strato più profondo che è [i]davvero[/i] contro la guerra. Anzi, per ogni scena  propagandistica ce n’è una, subito dopo, che ne rivela il lato oscuro. 
    Ma sotto ancora c’è un altro strato, ancor più profondo, che è la sospensione di giudizio, lo smarrimento, l’intimidazione terrorista. 
    Ed è questo il vero messaggio del film: "che faccia bene o faccia male, l’Impero è invincibile". 
  • AlbertoConti

    Qualcuno ha detto che la verità (storica) si trova nella letteratura, nei
    romanzi di qualità.

    Vale anche il contrario, ma visto che ormai si legge
    poco, Hollywood ha supplito in questo senso, oltre alle tonnellate di merda a
    puntate che sforna quotidianamente.

  • Hamelin

    Vabbè dai bisogna anche guardare al contesto .

    La maggioranza degli Americani a livello di cultura sono pari a 0 .

    E’ istruttivo vedere quanto facciano film architettati per un preciso target mentale .

    Indubbiamente questi film sono in grado di plagiare le menti deboli , ma il vero marcio sta nella loro non cultura scolastica propagandata come la saggezza dell’umanità .

    Prendili da piccoli…le possibilità sono infinite…

  • Coilli

    Ho guardato american sniper perchè mi era piaciuto gran torino sempre di clint…
    Il messaggio che ha passato a me è opposto a quello di molti articoli compreso questo. Ho visto la storia di un decerebrato a cui è stato messo in mano dal padre un fucile fin da bambino. Uno che pensava solo ai cavalli e alla birra per poi passare ad ammazzare la gente. Sposa una decerebrata che confronto a lui sembra quasi normale perchè riesce a tirare fuori due frasi sensate in tutto il film (LUI:devo servire il mio paese… LEI: sono tutte cazzate. LEI: se parti di nuovo forse non ci troverai più) E invece parte e la ritrova.
    Agghiacciante il reduce mutilato che sente di avere di nuovo "le palle" solo quando lo portano a sparare.
    Agghiacciantissima la vita condita da fucilate dall’inizio alla fine, da bambino, per svago, in guerra, dopo la guerra e persino al funerale. Sparano pure al funerale questi qua…
    A me ha fatto l’effetto di un film contro la guerra, finito il film volevo partire per un altro pianeta ma purtroppo non si può.
    Cosa hanno nella testa gli amerreghani mi sfugge… Forse niente. Sarà il vuoto cosmico riempibile con le peggio hahate…

  • amaryllide

    "Il messaggio che ha passato a me è opposto a quello di molti articoli
    compreso questo. Ho visto la storia di un decerebrato a cui è stato
    messo in mano dal padre un fucile fin da bambino."
    Questo stupisce te in quanto italiano, per uno yankee è assolutamente normale cominciare a sparare fin da piccoli, per cui PER LORO la cosa che stupisce te è una semplice descrizione di vita quotidiana, come vedere in un film italiano un genitore che porta i figli a scuola e poi va a lavorare.
    Quello che invece fa la differenza è che viene esaltato non lo sparare fine a sè stesso, ma farlo per ammazzare gente sconosciuta CHE HANNO INVASO!
    I commenti di twitter, in generale quelli "ho proprio voglia di far saltare la testa dei fottuti musulmani" in particolare quello "i musulmani ci vogliono uccidere" rendono chiaramente l’idea di dove ha colpito la propaganda, aver ribaltato la realtà, ovvero trasformato un’invasione genocida in un atto di autodifesa, un cecchino che ammazza gente indifesa in Iraq uguale a un padre di famiglia che sente i rumori di un ladro in casa e prende la pistola per difendere sè e i propri figli.
    Ricordo che negli USA la propaganda di regime è tendenzialmente isolazionista (specialmente dopo il Vietnam, quando si è abolita la leva obbligatoria e a fare il soldato ci vanno solo i morti di fame), ovvero "Noi siamo i migliori del mondo, tutti gli altri ci invidiano, se combattiamo, è perchè  ci odiano e dobbiamo difenderci".
    A corollario di tale propaganda c’è un’"educazione" scolastica in cui il resto del mondo, semplicemente, NON ESISTE. Negli USA che esistano altri paesi oltre agli USA  lo si apprende per la prima volta ALLE SUPERIORI! Fino a 15 anni nei programmi di geografia non è previsto il resto del pianeta!
    E a 15 anni, psicologicamente, una persona è formata. A quest’età l’unica cosa che lo può cambiare sono le più o meno piacevoli esperienze sessuali, ma la forma mentis è creata. L’idea che il resto del pianeta è abitato da alieni ormai è fissata nella testa di quel 99% di yankee che non frequenta le scuole d’élite o che non vive da cittadina del mondo, sempre in giro nei posti più lussuosi del pianeta, per cui che ci sia qualcosa al di là dei confini USA lo impara fin da piccola (certo, "imparerà" a memoria le vie dello shopping di lusso di tutto il mondo, e quindi la ripetizione globale delle stesse cose, ma è pur sempre di più di chi pensa DAVVERO che fuori dagli USA non esistono nemmeno esseri umani).

  • Davide71

    Ciao a tutti: vi sono forme più sottili di propaganda. Per esempio tutti credono che Apocalypse Now sia un film contro la guerra in Vietnam. Ma notate i seguenti particolari:

    1. Una delle scene clou del film è il monologo del colonnello Kurtz; (vale la pena di perdere 4 minuti per vederlo)
    2. l’attore che impersona il Colonello Kuntz è uno degli attori Hollywoodiani più acclamati dell’epoca: Marlon Brando;
    3. Nel suo monologo egli INNEGGIA alla capacità dei vietcong di compiere qualunque gesto, per quanto raccapricciante possa essere;
    4. Egli è considerato un uomo manifestamente pazzo (e alla fine muore), ma è comunque circondato da un’aura di grandezza;

    In sostanza vi è un messaggio antimilitarista per le masse, ma per "qualcuno" vi è un messaggio nascosto, molto diverso, e considerato quanto successo abbia avuto quel film (considerato un "cult" e chiedetevi perché…), è un messaggio che ha raggiunto tutti!

  • Truman

    Hollywood è sempre propaganda. Tutti i film di Hollywood sono per gli scopi dell’impero.

    Ciò vale in particolare per Apocalypse Now. Dice Kleeves “Queste pellicole trasmettono l’idea che si trattò solo di una guerra davvero molto dura e molto sporca, e si suggerisce che le atrocità furono da ripartire equamente fra le parti. Platoon addebita le atrocità americane a gesti di singoli irresponsabili, nella fattispecie il sergente Barnes. Apocalypse Now, addirittura, senza mostrarlo apertamente elogia il governo statunitense: come suggerito dal personaggio del colonnello Curtz i soldati sul campo, esasperati da un avversario difficile, volevano “la bomba”, ma il governo seppe resistere (per somma saggezza? per rispetto dell’umanità? per bontà pura? Lo decida lo spettatore). Il tema centrale della guerra del Vietnam, una guerra neo-coloniale condotta con metodi di genocidio, è stato sempre accuratamente omesso come il famoso episodio del massacro di My Lai del 1968, che Hollywood si è sempre guardata bene dal trattare.

    Da notare che il cattivo Kurtz, come tutti i cattivi dei fil di Hollywoood ha un nome straniero, tedesco nel caso in questione. Che capita ci fa un soldato americano con nome tedesco in Vietnam?

    L’attore è Marlon Brando. Qui Kleeves nota: Si veda, per esempio, il caso di Marlon Brando e del vespaio che
    suscitò quando mise il dito nella piaga sul trattamento subito dagli indiani, o di Jane Fonda quando nel 1972 si fece fotografare accanto a una postazione antiaerea nordvietnamita.
    Entrambi furono poi naturalmente puniti con l’inserimento nella lista nera, che dura mediamente una decina d’anni. Per farsi perdonare, Brando dovette accettare poi la parte del colonnello Curtz in Apocalypse Now di Francis Ford Coppola.

    Ancora: Non tutti i film di Hollywood sono realizzati avendo in mente una sceneggiatura univoca e girando così le sole scene necessarie. Spesso sono girate scene e interi episodi con una sovrabbondanza mirata, in modo che il montaggio possa far sortire due, tre e anche quattro o più versioni del film, diverse o per qualche episodio o per l’inizio o per il finale. Ci sono molti casi documentati del genere e ricorderò solo Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, del quale sono stati girati sul momento tre finali diversi ( di questo film è stata presentata all’ultimo Festival di Cannes una versione 50 minuti più lunga di quelle uscite nel 1979 : contiene tre episodi girati allora e mai mostrati ; non so quale finale gli sia stato attaccato ). Ciò capita soprattutto per i film ad alto contenuto propagandistico ed il motivo è di far pervenire ad ogni Paese o area estera la versione più adatta. Ad esempio, sempre con Apocalypse Now, in Europa esso finisce con il cap. Willard ( M.Sheen ) che ordina il bombardamento del folle col. Kurtz ( M.Brando ), ma in America Latina lo lascia indisturbato e nel Sud Est asiatico prende il suo posto.

  • Davide71

    Grazie per l’informazione