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IL SEGRETO DA NASCONDERE: L' OMICIDIO DI GHEDDAFI

DI FAUSTO BILOSLAVO

ilgiornale.it

Il raìs sarebbe stato eliminato per coprire i 50 milioni per la campagna di Sarkò

Cinquanta milioni di euro sborsati da Muammar Gheddafi per la corsa all’Eliseo e la sospetta esecuzione del colonnello sono i cadaveri nell’armadio dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy.

Non a caso la guerra della Nato in Libia è scattata il 19 marzo 2011 con un bombardamento dei caccia francesi sulle forze di Gheddafi, che stavano per travolgere i ribelli a Bengasi.

I fantasmi libici, sempre seccamente smentiti con sdegno da Sarkozy, sono riapparsi con il clamoroso fermo di ieri. Nelle telefonate intercettate e con le pressioni su un giudice, l’ex capo di stato si preoccupava proprio delle indagini sui presunti fondi di Gheddafi alla sua campagna elettorale che lo portò all’Eliseo nel 2007.

Il primo ad accusare Sarkozy di aver accettato i milioni di Tripoli per farsi eleggere era stato Saif el Islam, figlio ancora vivo del colonnello, tre giorni prima dell’attacco Nato. Il 25 ottobre 2011 l’ex primo ministro libico, Baghdadi Ali al-Mahmoudi, fuggito ed arrestato in Tunisia ammetteva durante un interrogatorio: «Ho supervisionato personalmente il dossier del finanziamento di Tripoli alla campagna di Sarkozy».

Un anno dopo l’attacco Nato in Libia, fra smentite e querele salta fuori che Brice Hortefeux, diventato ministro durante la presidenza Sarkozy, chiuse l’accordo il 6 ottobre 2006 in una riunione con Abdullah Senussi, cognato del colonnello ed il trafficante d’armi Ziad Takieddine. L’accordo era riportato in un documento firmato da Mussa Kussa, allora capo degli onnipresenti servizi segreti libici ed oggi riparato in Qatar. I soldi sarebbero stati versati segretamente da Bashir Saleh, capo di gabinetto del colonnello. La storia è stata confermata da Moftah Missouri, l’interprete personale del rais libico.

Sarkozy accoglieva Gheddafi dei tempi d’oro a Parigi, come «il fratello leader». Se è vera la storia del finanziamento illecito il colonnello l’avrebbe resa pubblica, per sbugiardare il presidente francese, nel caso fosse stato processato. Il 20 ottobre 2011, quando la colonna di Gheddafi venne individuata e bombardata da due caccia Rafale francesi, il rais era stato preso vivo, ma poi gli hanno sparato il colpo di grazia. «Nei giorni precedenti c’erano state diverse missioni tattiche di almeno 9 elicotteri su Sirte (dove si nascondeva il colonnello nda) – racconta a il Giornale una fonte Nato – Uno inglese e gli altri francesi, che colpivano obiettivi mirati». La fine di Gheddafi iniziò con una telefonata a Damasco, dal suo apparecchio satellitare, intercettata dalla Nato. I piloti dei caccia francesi ed un Predator americano fornirono continue informazioni sulla colonna del colonnello in fuga alla base Nato di Napoli e a Poggio Renatico, che gestiva le operazioni aeree. Parte di queste informazioni venivano girate ai corpi speciali e all’intelligence alleata, al fianco dei ribelli a Sirte.

«L’impressione è che dopo il primo gruppo di insorti che catturarono Gheddafi vivo sia arrivato un secondo, che sapesse esattamente cosa fare e avesse ordini precisi di eliminare i prigionieri» ha spiegato una fonte riservata de il Giornale allora impegnata nel conflitto. Una parte dei rivoluzionari voleva portare Gheddafi a Misurata, come testimoniano le urla nei video registrati dai telefonini. Poi qualcuno del secondo gruppo, con l’ordine di uccidere, dev’essersi avvicinato al colonnello sanguinante, ma vivo, per il colpo di grazia in mezzo alla confusione.

Mesi dopo, Mahmoud Jibril, che è stato primo ministro ad interim, dopo la caduta del regime, confermava alla tv egiziana: «Un agente straniero mescolato ai rivoluzionari ha ucciso Gheddafi».

Fausto Biloslavo ( www.gliocchidellaguerra.it)
Fonte: www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/news/interni/ra-s-sarebbe-stato-eliminato-coprire-i-50-milioni-campagna-1033768.html
2.07.2014

Pubblicato da Davide

  • Eshin
  • Primadellesabbie

    La storia sarà sicuramente come la racconta Biloslavo, il finanziamento e tutto il resto, ma si deve considerare che sullo sfondo c’é Parigi. E Parigi non é Roma, lì c’é un gruppo di potere rigido e chiuso che non tollera di essere sfidato e Sarkozy, per quanto possa apparire strano, é evidentemente un estraneo che si é insinuato dove non doveva (forse proprio grazie ai soldi libici).

    Adesso la paga, come, ai suoi tempi, Tapie.
     
    I fenomeni alla Berlusconi non sono accettati da quelle parti (mi riferisco  anche all’arricchimento prima della politica), non c’é spazio per nuovi ricchi a quel livello. Tanto é vero che quando tentò l’assalto alla telè di oltralpe, alleandosi col Figarò, durò pochi giorni e fece le valige. Quando Agnelli, che non era il primo arrivato, si impossessò di una blue chip, dovette lasciare la polpa nel piatto e portarsi a casa gli ossi.
  • glab

    non molto tempo fa rideva insieme alla c****a; come cambiano rapidamente le cose!

  • Tao

    Sarkozy1Qualcuno ha stoppato Sarkozy proprio nel momento in cui tentava di riemergere grazie al disastroso Hollande e alla crescita della Le Pen. Per la prima volta un ex presidente francese è in stato di fermo, anche se le vicende giudiziarie di Nicolas sono state molte e lui è riuscito sempre a cavarsela grazie al fatto che in Francia i pm sono nominati dal ministero della giustizia e dunque non godono di vera autonomia rispetto al potere politico: non a caso i governi Berlusconi hanno sempre tentato la separazione delle carriere in magistratura in vista di arrivare al sistema francese.

    Famosa è stata l’inchiesta sull’affaire Bettencourt nella quale i il pm a cui era stato affidato il caso si rivelò un amico personale dell’indagato che dall’alto dell’Eliseo aveva ampio spazio di manovra. Ma insomma credo che ci sia un’ampia documentazione in rete su Sarkozy e sulle sue tante zone d’ombra, ciò che invece mi interessa è mettere in luce la disinvoltura etica e morale del personaggio che oggi viene a ricompattare il retroterra di molte inchieste, sussurri, soffiate e infine vox populi che lo vorrebbero al centro della trappola allestita per impedire a Strauss Kahn di presentarsi alle presidenziali del 2012 alla testa dei socialisti.

    Qualcuno dirà che è scorretto, ma in realtà è esattamente ciò che si è fatto con l’unico personaggio di rilievo e dotato di carisma che militasse nella socialdemocrazia francese: doveva essere colpevole perché era un noto tombeur de femme e aveva avuto anche una liason finita in acido con Piroska Nagy da lui nominata alla testa del dipartimento Fmi che si occupa dell’Africa. Ma qui val la pena di raccontare le tappe di una storia politica perché non del solo Sarkozy si tratta, ma di qualcosa di molto più ampio.

    Dunque nel 2007 Sarkozy la spunta su Segolene Royale che l’aveva a sua volta spuntata alle primarie del Ps su Strauss Kahn, in primis perché compagna di Hollande, segretario -padrone del partito e poi perché i socialisti, molto in difficoltà sui temi sociali, avevano pensato di buttarla sulla novità di una donna all’Eliseo nonostante che l’atto  politicamente più significativo di Royale fosse stato il riconoscimento del marchio dop al formaggio chabichou e i dispetti a Martine Aubry. La campagna elettorale con le molte gaffes di Segolene delude l’elettorato e va molto oltre la sconfitta contro Sarkozy, mette in crisi anche Hollande e la dirigenza socialista e fa rinascere la stella di Strauss Kahn considerato da molti il salvatore della patria.

    Nicolas intuisce che lui è il vero pericolo per le prossime presidenziali e vuole liberarsene per tempo: arriva quasi a mettere in crisi le relazioni con gli Usa pur di mandare Strauss Kahn a dirigere l’Fmi, si fa aiutare in questo da Juncker e da Prodi, non lesina compensi a Putin che invece sostiene un altro candidato. Senonché una volta sedutosi sullo scranno del Fondo monetario internazionale, Strauss Kahn si rivela una completa delusione per Washington e per i poteri finanziari: i suoi accenni a un cambiamento di linea rispetto al neo imperialismo monetario sono visti con grande scontento e pochi giorni dopo un discorso sulla necessità per il Fondo di mutare atteggiamento scoppia la vicenda Nagy. E’ un avvertimento.

    Per qualche tempo DSK, come è chiamato in Francia, deve segnare il passo, ma intanto la crisi infuria, la disoccupazione comincia ad aumentare in maniera esponenziale, mentre le classi medie tendono ad essere compresse e a scomparire, secondo i sacri dettami del liberismo e così si fanno sempre più insistenti i richiami di Strauss Kahn alla crescita delle disuguaglianze e alla necessità anche per l’Fmi di porvi rimedio. Rispolvera persino Keynes che per i liberisti è come l’aglio per i vampiri, insomma comincia a sentirsi isolato e circondato dall’ostilità di chi vuole portare a compimento l’operazione Grecia. E commette anche un altro errore: accenna alla possibilità di rinunciare al trono del Fondo per presentarsi alle presidenziali francesi dove secondo i sondaggi avrebbe un vantaggio clamoroso, attorno al 20 per cento: un mese dopo, prima di prendere un aereo per Berlino e tentare di convincere Angela Merkel ad intervenire per evitare il collasso della Grecia, scoppia la vicenda della cameriera che lo accusa di averla violentata, una vicenda destinata a toccare corde delicate anche se non particolarmente acute. Anzi la protagonista della storiaccia di avvenenza assai incerta sembra scelta per essere l’archetipo della vittima e per suscitare rabbia verso il potente che pensa di avere su di lei ogni diritto: cameriera precaria in un hotel, nera, ragazza madre che vive in un alloggio affittato a sieropositivi. Insomma la diseredata, l’esclusa, la sommersa per antonomasia. E quello stesso sistema che l’esclude se ne fa però paladino, non per sensibilità, ma perché l’obiettivo vero è proprio il potente.

    Una volta cacciato dal Fmi e resa impossibile una sua candidatura all’Eliseo la storia si è arenata ed è finita in una bolla di sapone con la sua archiviazione per l’evidente assurdità del fatto. Non senza però uno stillicidio di tentati sciacallaggi di pelo da parte di personaggi in cerca di notorietà, comprese insipienti mitomani di casa nostra. Rimangono le strane telefonate giunte dalla Francia al procuratore che si occupava del caso proprio nel giorno dell’arresto di Strauss Kahn e il fatto che il Sofitel della grande mela dove alloggiava  DSK faccia parte del gruppo francese Accor i cui azionisti principali sono stati finanziatori delle campagne elettorali di Sarkozy. E che uno di questi, il multi milionario Sebastien Bazin, sia un suo amico personale e legato all’ex inquilino dell’Eliseo da legami di gratitudine.

    Insomma chi la fa l’aspetti. Tutto questo, insieme alla vicenda Sarkozy che riguarda i finanziamenti di Gheddafi alla campagna elettorale di Nicolas, motivo per la quale la Francia ha voluto ad ogni costo la guerra in Libia e l’uccisione del colonnello di Tripoli, dimostra da una parte a che cosa si sia ridotta la governance in Occidente e come sia facile condizionare l’opinione pubblica a vedere solo alcune cose e non altre.

    Fonte: https://ilsimplicissimus2.wordpress.com

    Link: https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2014/07/01/sarkozy-chi-la-fa-laspetti/

    1.07.2014

     

  • albsorio

    Gheddafi ha commesso due errori gravi, il Dinaro d’oro e voler unire il nord d’africa, se restava buono al suo posto tutti i nani francesi ed italiani continuavano a riceverlo col massimo riguardo, forse pensava che con i soldi poteva appartenere a quel mondo di merdosi che creva essergli amici.

  • amaryllide

    se Gheddafi fosse stato così fesso da non sapere che un leader di un paese non occidentale che ha l’assurda pretesa di dare ricchezza al suo popolo NON può avere amici a occidente, ma solo, quando gli va bene, leader corrotti che sono disposti, a caro prezzo, a rimandare il momento in cui fartela pagare per il cattivo esempio che stai dando agli altri paesi (dove il cattivo esempio è arricchire il popolo), non sarebbe durato al potere oltre 40 anni.
    Considerate quanto tempo ci ha messo il gran capitale neocolonialista occidentale a fare fuori qualsiasi leader che volesse usare i prodotti del paese per farlo sviluppare (i vari Lumumba, Sadat, Allende, ecc.ecc.), che Gheddafi sia sopravvissuto così tanto testimonia che è stato davvero un leader fuori dal comune!

  • Cataldo

    Ben detto, quoto in toto