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IL PROFESSOR PADOAN HA CONFESSATO CHE IL MINISTRO NON CAPISCE NIENTE

DI ALBERTO BAGNAI

ilfattoquotidiano.it

Ho iniziato la mia carriera nel dipartimento fondato da Federico Caffè alla Sapienza, dal quale provengono tanti personaggi illustri. Voglio parlarvi di un paio di loro, cominciando dal più giovane, Pier Carlo Padoan. Lo ricordo negli anni ’80 salire a piedi le scale della facoltà, severo, assorto, il corpo sbilanciato dal peso di una borsa stracolma di libri e tabulati (erano i tempi delle stampanti a catena). Per me, giovane laureando, Padoan era una figura autorevole, carismatica. Per un po’ scomparve: era al Fmi. Poi tornò. Lo ricordo, sempre per le scale, sopraffatto da una quantità esorbitante di compiti da correggere. Nel frattempo io, diventato ricercatore, ironizzavo sul regalo che gli avevano fatto i suoi colleghi, assegnandogli un affollatissimo corso del primo anno. Lui, burbero ma spiritoso, stava al gioco. Partì per Parigi, e io, più modestamente, per Pescara.

L’ho poi rivisto, come voi, in televisione, dove gli ho sentito dire cose che il suo ruolo istituzionale gli imponeva di dire, ma della cui assurdità, ne sono certo, era lui stesso, per primo, dolorosamente consapevole: annunciare nel 2014 una ripresa che non era nei numeri, difendere nel 2015 riforme dell’offerta (come il jobs act) che non avevano alcuna logica in una crisi di domanda. Poi, all’improvviso, nel 2016, forse provato dalla Caporetto bancaria, Padoan, in un attimo di cedimento, ha confessato. È successo il 26 gennaio, e se ne sono accorti in pochi. Parlando a Bruxelles, Padoan ha detto che occorre un sussidio di disoccupazione europeo, perché in assenza dell’aggiustamento del cambio, la risposta alle crisi avviene “con la compressione del mercato del lavoro”. Quest’idea “risale agli anni ‘70”, e la misura deve essere “di natura temporanea”, perché “sarebbe controproducente se ci fosse un trasferimento permanente di risorse da un Paese all’altro”.

L’espressione “compressione del mercato” è pudica al limite del criptico. Ve la traduco. Se il resto del mondo va in crisi, compra di meno da noi. Visto che il cambio non può flettersi, per rilanciare le esportazioni dobbiamo far calare i prezzi dei nostri prodotti, e quindi i rispettivi costi, primo fra tutti quello del lavoro. Ma siccome nessuno accetta volentieri un taglio del salario, ecco che con austerità e jobs act si crea un po’ di disoccupazione, sperando che chi si trova a spasso accetti di farsi pagare di meno, e che ciò renda più “competitivi” (cioè più convenienti per l’estero) i nostri prodotti. Unico neo: senza lavoro non si campa. Per rimediare a questo effetto collaterale, mamma Europa dovrebbe raccogliere risorse dai paesi in crescita, e ridistribuirle via sussidio di disoccupazione a quelli in crisi. Chiaro? Padoan ha confessato che quando l’aggiustamento non si fa col cambio, lo si fa con la disoccupazione, e che questa cosa è nota fin dagli anni ’70. In effetti, a quei tempi Luciano Barca ammoniva che l’integrazione monetaria europea era “una politica di recessione e di deflazione antioperaia”, e Padoan oggi, a danno fatto, ce lo conferma. Allo studioso fattosi politico mi viene da porre una sola domanda: caro Pier Carlo, visto che tutti sapevano che questo sussidio era necessario, secondo te perché nessuno ha imposto che lo si allestisse prima di entrare nella moneta unica? Forse per lo stesso motivo per il quale i nostri governi hanno accettato il Fiscal compact prima che si approvassero gli eurobond, o l’Unione bancaria prima che si creasse un’assicurazione europea sui depositi bancari.

Mi umilia questo comportamento dei nostri governi, che prima accettano patti penalizzanti per noi, e poi mendicano pietà; e mi scottano le parole di Wolfgang Munchau, che ha definito questa prassi “un miscuglio di codardia e incompetenza”: se dicono Nein i tedeschi, in effetti, potremmo dirlo anche noi. Certo, da loro abbiamo molto da imparare: come truccare un motore Diesel, come imbottire di subprime Deutsche Bank, come salvare con 16 miliardi di denaro pubblico Nordbank, e così via… Ma non mi sentirei troppo in soggezione per questo. Aggiungo due parole su un altro preclaro personaggio proveniente dallo stesso dipartimento: Mario Draghi. Di lui non posso avere alcun ricordo personale: ci separano anagrafe e carriera. Però, in qualche modo, gli sono affezionato: gli devo la più azzeccata delle mie previsioni, quella emessa il 30 luglio 2012, quando specificai sul mio blog che non sarebbe riuscito a far nulla di risolutivo per la crisi dell’Eurozona. Infatti non c’è riuscito, e l’ha ammesso: il 4 febbraio ha detto che forze globali congiurano a mantenere bassa l’inflazione. Abbiamo così appreso due cose: che l’inflazione bassa è un problema (ma non era un vantaggio?), e che creare un impero europeo per contrastare i mercati globali non serve a nulla. Prevederlo era facile, anche perché, se ci fate caso, le forze globali c’entrano ben poco: la colpa è nostra.

Abbiamo fatto l’euro per comprimere i salari, e ora ci lamentiamo che i prezzi non crescano abbastanza. Recriminazioni che, se la gente non crepasse di fame, farebbero crepare dalle risate.

Alberto Bagnai

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

10.02.2016

Pubblicato da Davide

  • Xeno

    Ho sempre diffidato di questo ectoplasma.Ma non sapevo se ci faceva o c’era.
    Ora ho la risposta ai miei dubbi

  • roberto4321

    se non si fosse da piangere ci sarebbe da ridere. Peccato non abbia ripetuto il nome e cognome di questo miscuglio tra codardia e incompetenza (Partito Democratico) ma a questo punto basta fare due più due per capirlo. E mi conforta il fatto che non ci sia quasi più nessuno tra i miei conoscenti che si dichiari piddino, quelli che lo facevano o lavorano per cooperative rosse (che stan fallendo a cascata) oppure mi chiedono terrorizzati dove mettere i loro risparmi (hanno tuttto in banche piddine magari in subordinate). Ed io (che lavoro nella finanza e da mesi ho tutto in Bund) gli dico: "hai l’euro e un governo di sinistra che ti proteggono, vai tranquillo".

  • gix

    A parte che bisogna intendersi su cosa significa "la colpa è nostra", un grazie comunque a Bagnai per il punto della situazione, ma è ora di passare oltre, ovvero cominciare a chiedersi con chiarezza non cosa hanno fatto, ma perché hanno fatto tutto questo

  • illupodeicieli

    Che rimedi abbiamo , invece , noi da proporre? come uscirne o riuscire a migliorare la vita di tutti quelli che finora sono stati fottuti? Il mio punto di vista non è quello favorevole a bloccare gli effetti di una certa cosa, ma al contrario fare qualcosa e non solo frenare le crisi. 

  • whugo

    Mah, le forze globali in realtà c entrano eccome, che poi Draghi ne faccia parte o sia solo un esecutore questo non è dato sapere.

    Allo stesso modo credo sia evidente che Padoan conosca esattamente le dinamiche economiche, cosi come i governi che accettano patti penalizzanti per noi siano consapevoli, almeno ai vertici degli stessi, che sono contratti dove il popolo sarà massacrato, d altra parte se Padoan vuol fare un certo tipo di carriera e i governi vogliono restare in carica, devono fare esattamente questo, cose contrarie alla logica.
    Capisco che il professor Bagnai, che apprezzo particolarmente, non voglia scendere al livello degli ignobili complottisti dei quali per altro ha più volte detto di non condividerne le tesi, però il suo " è colpa nostra" assomiglia a quei "è colpa nostra" tirati in ballo quando si parla di poverta del terzo mondo, di ecologia, di banche ecc.
    Purtroppo senza dare l idea di voler dare lezioni ad alcuno, tanto meno a una persona del livello di preparazione di Bagnai, bisogna iniziare ad affermare c he ci sono alle spalle di determinate scelte economiche, politiche, finanziarie e di dinamiche sociali oltre all arricchimento vergognoso di alcune elite globali ( eh si) anche delle precise direttive culturali che portano alle medesime, senza le quali, non sarebbero possibili giustificazioni logiche, ed infatti Bagnai ma anche Grimaldi ( altra persona che apprezzo moltissimo ) tendono, negandole alla radice, a rifugiarsi nel " è colpa nostra" molto, troppo spesso.
  • RenatoT

    Padoan appartiene alla classe dei Nosferatu come Mastropasqua per fare un esempio. 🙂

  • AlbertoConti

    Forse se fallisse DeutscheBank cadrebbe il mito del "troppo grande per fallire".

    Ma dovrebbe essere un fallimento spontaneo, sotto il peso dell’insostenibile pesantezza dell’essere "derivati", non come Lehman fatta fallire per salvare il sistema, come fosse un 11 settembre economico.

    Questa esperienza storica sarebbe salvifica, spazzando via tutti i cagasotto sistemici come Padoan, ma anche come la maggioranza silenziosa che lo ha espresso, fatta di conformisti peggio che durante il fascismo.

    Col necessario coraggio riconquistato si scoprirebbe allora che esiste anche l’Ungheria, l’Islanda, l’Equador, e se ce la fanno loro a maggior ragione possiamo farcela noi ad uscire dal matrix della finanza truccata e dell’esistenza sbagliata.

  • giop

    Capisco perchè il prof Caffè sia scomparso ha capito che danni inconsapevolmente ha combinato