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IL PONTE DELLA CONCORDIA

ponte savona

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Mentre a Gaza gli israeliani massacrano deliberatamente (job is usually, la scadenza è bi o triennale) bambini israeliani, oppure si disserta sulla futura guerra mondiale sui confini orientali europei di là da venire o, ancora, si riconosce che Schettino ha fatto meglio di Renzi – lui sì che ha creato migliaia di posti di lavoro, altro che Bangladesh o Turchia per la demolizione della Concordia – anche qui a Savona (nel suo piccolo, ovvio) si lavora alacremente per costruire e demolire, com’è d’uso oggi – nel fulgore dell’iperliberismo – per fare i soldi.

Qui, i dollaroni si fanno costruendo ponti e demolendo quelli vecchi. Che male c’è, direte voi. Aspettate.

Intanto, scorporiamo i ponti romani perché quelli, da duemila anni, se la ridono e campano d’ottima salute: con le loro “schiene d’asino” al vento di Tramontana, osservano i poveri ponti moderni che le alluvioni si portano via.

Il problema, quando per un po’ di anni non vengono alluvioni e Giove Pluvio sta calmo, è come costruire ponti nuovi! Altrimenti? Gli appalti? Come avevo preannunciato, si demolisce.

Cosa si demolisce? I vecchi ponti, ovvio. Già, ma quelli antichi stanno in piedi per secoli, quelli di qualche decennio crollano da soli quando c’è un’alluvione…non rimangono che i ponti nuovi.

Il ponte nuovo che andrà demolito è un modesto ponticello levatoio che conduce da una riva all’altra del vecchio porto, sfruttando un punto dove le acque si restringono: il guaio è che ha solo 16 anni. E’ scassato? Fatiscente? Non funziona?

Niente di tutto questo: non va bene per i disabili.

Costruite i montascale! Ci sono già, ma non funzionano.

A questo punto, le persone con ancora un po’ di sale in zucca se la sono grattata: chiamate la ditta e fateli riparare…no, “non vale la pena”. Riparare due montascale per le carrozzelle?!?

Gratta gratta e la verità salta fuori.

I croceristi della Costa si sono lamentati perché devono trascinare i trolley su per l’ardua scalinata del ponte: ben trenta scalini! Ma si sa: Costa chiama e Casta risponde. Come sa fare, ovviamente.

A parte tre quisquilie:

a) i croceristi della Costa arrivano in gran parte a Savona con gli autobus, quelli che arrivano via treno trovano il bus navetta. Insomma, è solo qualche turista “fai da te” che si trova quella specie di “Everest” da 30 scalini, che comunque possono evitare facendo il giro della darsena, 500 metri.

b) Non è, per caso, che è possibile costruire sull’altro lato dove non ci sono i montascale due “monta-trolley”?

c) A chiudere il porto, hanno costruito un mega-palazzo a forma d’anfiteatro con scaloni (per arrivarci) veramente mozzafiato: lì, nessuno fa questioni di handicap. Tanto non c’è nessuno: la costruzione megalitica è praticamente vuota – adesso, visto che è stato un fallimento immobiliare, ne costruiscono un’altra – come il grattacielo che osservate sullo sfondo: costo di un appartamento di 3 stanze, 1,3 milioni di euro. Mia figlia l’ha ribattezzato “La tomba di famiglia più grande del mondo”.

La soluzione trovata è stata di costruire un secondo ponte e demolire il primo: tutto normale, niente da dire, i soldi li ha messi l’Ente Porto e via così. Ma chi comanda all’Ente Porto? Le solite propaggini della Casta.

Veniamo ai conti.

Il nuovo ponte (che potete osservare nella fotografia sullo sfondo, dove c’è la ruspa gialla ferma) fu appaltato ad una ditta di Parma per 1,2 milioni di euro. Il vecchio, generosamente, lo regalarono al Comune che fece marameo, così ci saranno anche 200.000 euro per la demolizione.

E veniamo ai tempi.

Il nuovo ponte è “partito” nel 2012, doveva essere pronto nella Primavera del 2013, ma…

All’inizio del 2013, la Cometal di Parma (ditta vincitrice dell’appalto) presenta i libri in Tribunale e la procedura fallimentare impone lo stop a qualsiasi attività fino a Giugno 2013. Attualmente, sembra che i lavori dovranno riprendere, ma…nel guazzabuglio delle carte, della gare d’appalto e tutto il resto nulla è certo…insomma, il solito pasticcio italiano.

Dulcis in fundo, quando sarà terminato, il nuovo ponte sarà molto basso sull’acqua ed avrà un “tirante d’aria” (lo spazio fra la superficie del mare ed il piano del ponte) insufficiente per far passare anche le barchette da pesca. Prima, invece, con il “vecchio” ponte levatoio, era necessario aprirlo solo quando transitava una barca a vela oppure un grande cabinato.

Siccome, in passato, ci sono state polemiche sulla “solerzia” di chi doveva aprire il ponte…apriti cielo, quando dovranno aprirlo ogni mezzora!

Chissà perché, gli inglesi costruirono il Tower Bridge in 8 anni e lo inaugurarono nel 1896: il ponte, dopo numerosi ammodernamenti, è ancora oggi un elemento importantissimo per il traffico stradale e quello fluviale.

Soprattutto, non ci sono pazzi in giro che lo vogliono demolire per far posto ad un ponte girevole: quello di Taranto è molto diverso per funzione, poiché usato soltanto per far transitare dal Mar Piccolo al Mar Grande (e, quindi, al mare aperto) le grandi navi della Marina Militare o poco altro. E’ l’unico in Italia.

Dopo questa istruttiva storiella (tutta verificabile, basta buttare due parole su Google) ci rendiamo conto del livello organizzativo/amministrativo della nostra classe politica, locale e nazionale?

Tralasciando che erano fondi dell’Ente Porto, con quei soldi si sarebbe potuto fornire – per un anno – un reddito di cittadinanza (o di disoccupazione) di 500 euro mensili per 233 persone.

Perché “il ponte della concordia”? Perché – almeno fino a quando qualcuno non ha cominciato a ridere loro dietro – erano tutti d’accordo, destra, sinistra, alto, basso, ex di tutte le parti…non so come abbia votato (se era già in Comune all’epoca) il M5S, immagino contro, gli unici.

Questa vicenda potrebbe addirittura essere definita banale – 1,4 milioni di euro – poiché gli scandali ai quali ci hanno abituati sono colossali: l’EXPO, il Mose, la TAV e tutto il resto di grandi dimensioni.

Però sono tante ruberie: una per ogni città, piccole o grandi che siano, ci sono le piccole e le grandi corruzioni. Riflettiamo che, quando per far soldi si giunge a demolire ciò che funziona col solo scopo d’avere la possibilità di un nuovo appalto, abbiamo superato Kafka, probabilmente anche Orwell, giacché nessuno fiata.

Cadono come la neve, su di noi, nuove teorie economiche “facili” e risolutive: m’astengo dal commentarle perché non sono un economista, però non ho gran fiducia nei miracoli. Ad esempio: il reddito del signoraggio può essere goduto da due soggetti diversi, ossia dalle banche private oppure dalla banca statale pubblica. Già: e chi governa la banca pubblica? I cognati, i figli, i fratelli, gli amici di quelli che fanno i MOSE, l’EXPO e via discorrendo.

Altri economisti sostengono che la situazione italiana è senza sbocco perché il prelievo truffaldino (il teorema di Craxi, su ogni appalto il 30%) è troppo alto e ampio, diffuso sul territorio. Ciò ha condotto il rapporto debito/PIL al 135%. Perché le cosiddette “riforme” di Monti non hanno dato nessun frutto? Poiché, parallelamente all’aumento dei gettiti (Equitalia, leggi Fornero, ecc) sono aumentati gli appetiti. In altre parole, ci hanno tosati per far soldi: la Casta, nessun altro, ha goduto.

Si torna da capo: come sbarazzarci di questa gentaglia che s’è impossessata del potere e lo sta consolidando, grazie a manovre di palazzo che esauriranno qualsiasi spazio di democrazia? Siamo tornati ai “senatori” (e deputati) “del Re”, in una situazione ben peggiore del 1861, quando nacque il Regno d’Italia. Paradossalmente – se i senatori erano di nomina regia – almeno i deputati erano eletti (con modalità diverse da oggi, si rifletta sul non voto alle donne), però qualcuno li sceglieva.

Per qualche tempo s’è pensato che il M5S ce l’avrebbe fatta a sgominare la Banda Bassotti al potere, invece la Banda ha serrato i ranghi ed ha messo in difficoltà il M5S stesso, poiché digiuno di politica. Quando hanno iniziato a “macinare” meglio ciò che succedeva, oramai l’asse di ferro fra il PD e Berlusconi era cosa fatta e non ci sarà più spazio per nessuno.

Ci vuole un “cambio di passo” all’interno del movimento stesso, un mutamento lento e sostanziale: non servono le chiamate alle armi e nemmeno le sterile polemiche, anche se condite con molto umorismo.

Se si desidera andar oltre, e fare in modo che un plafond più ampio della popolazione comprenda, bisogna iniziare a presentare situazioni, problemi, malgoverno, idiozie, ecc…ed indicare le soluzioni.

A fianco del “popolo” incazzato del M5S, servono persone esperte che sappiano indicare le soluzioni dei problemi: basta con ‘ste teorie monetarie che un altro contesta e non si giunge mai alla fine. Meno Wall Street e più Main Street.

In tutta Europa (mettiamo il naso fuori, ogni tanto) non si discute sulla forma di governo o su quella delle assemblee elettive: si dà per scontato che le assemblee sono elette – con preferenze – da apposite liste. Sbagli le persone che metti in lista? Perdi voti.

In Europa il dibattito che tiene banco è (soprattutto dopo Fukushima) quello dell’energia, accoppiato al clima, che sembra mutare con una velocità impressionante. Vi siete accorti che il 2014 sarà un anno senza Estate? Un altro dibattito è la produzione agricola, gli OGM…per noi italiani sarebbe meglio riflettere sulla principale industria italiana, il turismo.

Tutto questo deve essere presentato, spiegato, scritto per gli italiani dal M5S – perché è l’unica forza politica in grado di farlo – e allora i consensi non saranno più “ballerini” e non soffriranno per il mutar del vento politico, per i bei faccioni dei giovanottoni simpatici che piacciono tanto, oppure per le belle donnine che li circondano. Che, a volta, fanno addirittura i ministri.

Smontare e rimontare una cultura di governo, è l’unica strada da seguire: ci vorrà tempo, certo, ma non vedo altra soluzione.

Carl Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2014/07/il-ponte-della-concordia.h

29.07.2014

Pubblicato da Davide

  • Stodler

    Cadono come la neve, su di noi, nuove teorie economiche “facili” e
    risolutive: m’astengo dal commentarle perché non sono un economista,
    però non ho gran fiducia nei miracoli. Ad esempio: il reddito del
    signoraggio può essere goduto da due soggetti diversi, ossia dalle
    banche private oppure dalla banca statale pubblica. Già: e chi governa
    la banca pubblica? I cognati, i figli, i fratelli, gli amici di quelli
    che fanno i MOSE, l’EXPO e via discorrendo.

    Teorie facili? A dire il vero sono teorie ormai comprovate dall’esperienza accumulata come minimo dagli ultimi due secoli. Se lo stato è sovrano nell’emettere la sua moneta può anche decidere come deve essere impiegato il denaro senza subire ricatti dal settore privato.

    Altri economisti sostengono che la situazione
    italiana è senza sbocco perché il prelievo truffaldino (il teorema di
    Craxi, su ogni appalto il 30%) è troppo alto e ampio, diffuso sul
    territorio. Ciò ha condotto il rapporto debito/PIL al 135%. Perché le
    cosiddette “riforme” di Monti non hanno dato nessun frutto? Poiché,
    parallelamente all’aumento dei gettiti (Equitalia, leggi Fornero, ecc)
    sono aumentati gli appetiti. In altre parole, ci hanno tosati per far
    soldi: la Casta, nessun altro, ha goduto.

    Il debito pubblico è aumentato sia in valore assoluto che in rapporto al pil perchè abbiamo una crescita nominale asfittica per non dire inesistente, mentre comunque lo stato è in deficit perciò i debito aumenta. Ma il problema di certo non si porrebbe se lo stato potesse regolare tassi di interesse, emissione monetaria e politiche economiche e fiscali a seconda delle esigenze della popolazione e della produzione di beni e servizi.

  • gentes
    Una nefandezza immonda, hanno anche sbagliato l’apertura e conseguentemente hanno spostato praticamente in acqua un braccio.
    Sono dei pressappochisti.
  • PG

    La solita penna felice di CB che ci illustra un pezzo di storia patria post moderna, che andrebbe moltiplicata per diverse decine di migliaia; ovvero per tanti quanti sono i focolai di piccolo / grande malaffare nell’ex bel paese.

    Vent’anni fa pensavo di avere un futuro splendente, esattamente come la mia Italia che era in grande spolvero. Al giorno d’oggi ho ripiegato su una posizione di (quasi) pura sopravvivenza e noto come il paese abbia fatto lo stesso, mescolando i toni dell’agonia a quelli della semplice indolenza, al ritmo della retorica che vuole convincerci, su base di mandolini, in una sera frizzante di fumi targati Ilva, della bontà della pizza che ci ammannisce. Peccato solo che il pizzaiolo abbia quasi settantanni e mescola una bestemmia alla legge Fornero con un parlato post-dialettale che non sa di Di Giacomo né di Dante ma si avvicina all’analfabetismo strutturale.
    Peccato anche che i fetori del tratto di mare prospiciente non siano trattenuti dalla siepe di edera malaticcia che ce ne separa.
    Peccato, infine, che la "pizza" che si propina nella Trattoria Italia sappia del malsano melenso che fa tanto ventennio e istituto Luce.