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IL PIANO PER LA FINE DELL'EUROPA: LA NUOVA URSS

DI JOHN RAPPOPORT

jonrappoport.wordpress.com

Se controlli il significato de “il bene” e possiedi illimitate risorse propagandistiche e il controllo sulla stampa, nonchè il controllo di forze armate e forze di polizia, puoi edificare una nuova società in tempi relativamente brevi. Puoi spazzare via secoli di tradizioni in poche decadi. Se hai pure il sistema dell’istruzione nelle tue tasche poi, puoi persino cancellare la memoria di ciò che è esisitito. Nessuno ricorderà e a nessuno interesserà. Sta già succedendo in Europa, dove l’ignoranza è ormai forza” (John Rappoport, The Underground)

Uno dei principi cardine del globalismo elitario è: fine dei confini, cessare l’esistenza di nazioni separate e distinte.

L’Unione Europea fu concepita a tale scopo ed edificata, a piccoli passi, a partire dalle macerie della seconda guerra mondiale: una superburocrazia ed un sistema di gestione politica per l’intero continente.

Ma questo non era ancora abbastanza. Doveva esserci pure un modo di demolire nazioni diverse tra loro e sovrane fino a lasciare una tabula rasa, un modo di alterarare radicalmente il paesaggio.

Aprire i confini, lasciare che i territori nazionali siano inondati da migranti. “sostituire le popolazioni”, flussi di gente che non ha la minima intenzione di accettare costumi e stili di vita in voga nelle loro nuove case.

Il risultato finale? Una riconfigurazione di fatto delle popolazioni nazionali, al punto che, guardando all’Europa tra vent’anni potremo dire: “Perchè mai parliamo di Germania, Francia o Inghilterra? Non esistono realmente. L’intera Europa è un miscuglio non omogeneo di vari migranti, l’Europa oggi è una sola nazione, è tempo di cancellare tutti questi confini artificiali”.

A un certo punto anche solo pronunciare parole quali “Svedesi, Norvegesi, Tedeschi, Francesi, Olandesi” sarà considerata una più o meno micro, o macro, aggressione contro “le genti d’Europa”.

Chiaramente una volta raggiunto questo stadio a ciò si accompagnerebbe un certo quantitativo di caos e violenza. La UE sta scommettendo sulla sua capacità di gestire il disordine, di reprimerlo quando necessario, e consolidare e mantenere lo status di unica forza di Governo effettiva in Europa.

Ad un livello culturale, nomi come Locke, Shakespeare, Goethe, Mozart, Beethoven, Bach, Lorca, Goya, Cezanne, Monet, Van Gogh, Michelangelo, Rembrandt, Dante, Galileo, Faraday e persino nomi “moderni” come Bartok, Stravinsky, Rimbaud, Orwell e Camus non resteranno che vaghi fantasmi polverosi in grado di provocare null’altro che sguardi di incomprensione. “Il passato è morto”.

“Ma non c’è nulla da temere, quel che conta è che ogni persona che vive in Europa è cittadino Europeo e gode dei benefici che ne derivano. E’ tutto molto umano, questo è il Bene, il trionfo dello Stato benevolo. Nient’altro conta”.

Tutte le lingue Europee cadranno progressivamente in disuso. Chi ha il diritto di esprimersi con parole che la maggioranza non è in grado di capire?

Questo schizzo che sto tracciando descrive la griglia che sta per essere lanciata sull’Europa.

E chiaramente, dal momento che l’automazione galoppa, molti “cittadini-lavoratori d’Europa” diventeranno inutili. Persino grandi multinazionali crolleranno, perchè non potranno più vendere i loro prodotti alle popolazioni impoverite. Non fanno che sperare che milioni di Asiatici, Cina ed India in testa, gli regaleranno nuovi mercati.

Su questo sfondo l’essere umano individuale sarà considerato, dall’alto, come una cifra, una astratta unità buona per “modelli e algoritmi”.

La domanda è: quanti individui abboccheranno e accetteranno di vedere sè stessi come semplici parti interscambiabili nel sistema generale?

Quanti getteranno via ogni speranza e accetteranno il futuro solo come una funzione di quello che lo Stato è disposto a concedere e che dallo Stato possono ottenere gratis?

In quanti realizzeranno che il loro potere come individui è inconsequenziale, o meglio pura illusione?

Come mai ho avuto voglia di far salire a galla cose simili? Perchè, nonostante la prevalente mentalità collettivistica, propagandata, promossa e sfruttata al livello dell’elite, la repressione di Stato, a tutti i suoi livelli, colpisce ogni individuo.

Se il concetto stesso di individuo viene spezzato via, cosa ne resta?

Nel 1859 John Stuart Mill scrisse: “se ci fosse coscienza del fatto che il libero sviluppo dell’individualità è un fattore essenziale al benessere non ci sarebbe alcun rischio che l’importanza della libertà sia sottovalutata”.

Contrariamente, dove il libero sviluppo dell’individualità non è preoccupazione di nessuno, la libertà è destinata a morire.

Boris Pasternak, lo scrittore e poeta russo, che certamente sapeva un paio di cosette sulla repressione politica, scrisse (nel 1960): “Loro (i burocrati Sovietici) non pretendono molto da te. Soltanto di odiare le cose che ami e amare le cose che odi”.

Questa inversione viene riproposta oggi, in Europa.

I dissidenti della vecchia URSS lo riconosceranno in un lampo, dal momento che ci sono già passati. La versione europea ci tiene ad apparire più morbida e gentile, ma non è altro che questione di strategia. La cultura se la stanno cuocendo a fuoco lento.

Ma il semplice fatto che non abbiamo la polizia segreta che bussa alle nostre porte nel mezzo della notte per eseguire arresti di massa non è di per sè garanzia che la libertà individuale regna.

Parecchi politici europei dicono ai loro elettori “non avete il diritto di opporvi in nessun modo alla marea di migranti in arrivo. Dichiarare pubblicamente ostilità ai migranti è offensivo”.

Suona familiare?

Il sogno segreto di ogni collettivista sta divenendo realtà. Tutto il potere accentrato al vertice; e totale conformità (definita “unità”) ad ogni altro livello. La nuova URSS.

Ai vecchi tempi la polizia della Germania Est aveva un fascicolo su ogni cittadino e seminava per la popolazione spie e informatori. Il moderno stato di sorveglianza ha rimpiazzato questi sistemi, cercando piuttosto i “nodi del discontento”.

I collettivisti possono, a parole, anche denunciare all’occorrenza i rischi di uno stato di polizia, ma ogni volta che questi sistemi sono usati per sbarazzarsi di qualcuno che possiede la visione di un mondo migliore di quello basato, tra le altre cose, sull’assenza di confini allora è soltanto “il Bene” imposto a chi non sa riconoscere il bene da solo.

Se un tale nobile scopo umanitario ha bisogno di qualche spintarella per essere inculcato, perchè no?

Per i collettivisti fatti e finiti, la libertà non è solo un fastidioso blocco stradale, peggio, è una illusione irrilevante, non è mai esistita. Tutti gli esseri umani funzionano per come sono programmati a farlo, sin dalla nascita. Quindi, basta installare un programma migliore, inculcalo con ogni mezzo a disposizione, purchè si producano i desiderati “uomini-bambino”.

E’ un imperativo sia politico che tecnologico.

Confini aperti ed immigrazione illimitata sono un ottimo caso-prova. Per la gente che pensa gli venga imposta la frammentazione delle proprie comunità, che si sentono personalmente minacciate, che abbiano la percezione che sia una operazione coperta per trasformare l’Europa in una nuova URSS, urge rieducazione al livello più profondo possibile. Per il loro bene, perchè certamente questa gente soffre di gravi disturbi. I loro circuiti sono bruciati, dev’esserci qualche difetto hardware del cervello, sono incapaci di vedere le cose correttamente.

Tra le cose che non potrebbero vedere ad esempio ad esempio, è la saggezza in queste parole di Zbigniew Brzezinski, ovvero l’alter ego di David Rockfeller, che nel 1969 scriveva:

“Lo stato nazione, inteso come unità fondamentale nella vita organizzata dell’uomo ha cessato di rappresentare la principale forza creativa: le banche internazionali e le corporazioni multinazionali agiscono e pianificano in termini che scavalcano ed eludono i concetti politici delllo Stato-nazione”

Qui vediamo il tattico globalista in azione, un uomo che apparentemente odia la vecchia URSS ma che in realtà punta all’istallazione del medesimo collettivismo attraverso altri mezzi.

Se Lenin fosse vivo oggi, guardando all’Europa sarebbe d’accordo che la sua agenda è in pieno corso e gode di ottima salute. Potrebbe obiettare solamente per il passo relativamente lento a cui procede. Potrebbe sostenere che serve maggiore violenza. Ma non potrebbe non riconoscere come i suoi successori hanno scoperto un bel po’ di utili trucchetti nuovi.

Approverebbe dell’ “altruismo umanitario”, il modo in cui viene presentato e manipolato, in modo che l’edificio del “Bene” appaia come una luce che brilla nell’oscurità.

Gran film. Bel lavoro di produzione. Le lacrime sulle gote degli spettatori.

Le menti ridotte a una sola costante: dobbiamo interessarci a chi è meno fortunato di noi.

Milioni di migliaia di migliaia di dollari spesi per instillare il sentimento, indipendentemente dalle circostanze o dalle vere intenzioni malevole sottostanti, o le indicibili sinistre intenzioni degli artisti elitari della realtà.

Jon Rappoport

Fonte: https://jonrappoport.wordpress.com

Link: https://jonrappoport.wordpress.com/2015/10/21/the-plan-for-the-end-of-europe-the-new-ussr/

21.10.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CONZI

Pubblicato da Davide

  • oriundo2006

    Vorrei solo aggiungere che il globalismo si avvale degli stati-nazione per autorealizzarsi: è come un virus che si replica all’interno del proprio portatore, infettandolo a sua insaputa, meglio all’insaputa dei cittadini-animali parlanti. Come ? Mantenebdo gli stati-nazione in una condizione per così dire, di ‘immutabilità’ coatta circa le linee guida dell’evoluzione. Ovvero, si sposta tutto il cambiamento nelle istanze internazionali mentre gli stati sono ridotti ad una obsolescenza programmata circa le politiche nazionali, gli interventi a favore del proprio popolo ( ad esempio qui in Italia le politiche a favore della natalità ), gli interventi a sostegno delle proprie industrie nazionali ( proibiti con sentimenti di orrore ), l’indirizzo di politica economica nazionale, cassata sempre a favore del ‘libero mercato’, le modifiche necessarie all’organizzazione interna, bypassata da direttive esterne ad origine internazionale, ecc. ecc. Insomma, alla fine rimarrannno solo due stati-nazione, gli Usa ed Israele, i quali NON accettano direttive esterne e NON le applicano nel loro territorio. Dunque, non si tratta di vero ‘internazionalismo’ ma di una variante moderna del dominio del mondo di antica data.

  • natascia

    Concordo con il Suo commento, aggiungo un riflessione sulla scuola pubblica. Istituto obsoleto ormai  accessorio. Strumentale alla massificazione degli individui e dei loro comportamenti. Luogo dove ogni sapere materiale e intellettuale utile alla formazione e alla difesa viene attentamente accantonato, al punto che il famoso leggere e far di conto risulta essere una variabile incerta.  Rivolta in primis alla istanza  dei figli di immigrati da altri luoghi. Ai livelli universitari, esamificio utile al nevrotico funzionamento dell’invincibile sistema burocratico. Certo esistono eccezioni volute  e sparse oculatamente giusto per dimostrare che il "bene " esiste e trionfa sempre. Non dimentichiamoci che l’uomo e tutt’altro. 

  • oriundo2006

    Purtroppo la scuola è assolutamente trascurata, cara Natascia, e con essa tutto il bagaglio di competenze, cure, dedizioni che tanti insegnanti e tanti allievi hanno profuso a favore di un’idea nobile e proprio per questo oggi negletta: l’idea della cultura come il più nobile esercizio cui la mente umana potesse dedicarsi. Tralascio la spiritualità, cosa oramai defunta almeno in Italia, oppure demandata alla divisione del lavoro intellettuale ai preti, esperti in sodomia ed in economia ( e direi che le due cose nell’ora attuale mostrano sorprendenti affinità ). Morale: la nostra vita individuale significa sempre meno e quella collettiva è manipolata completamente perché l’antidoto ‘cultura’ è stato eliminato. 

  • fobia1984

    "Ai vecchi tempi la polizia della Germania Est aveva un fascicolo su ogni cittadino e seminava per la popolazione spie e informatori. Il moderno stato di sorveglianza ha rimpiazzato questi sistemi, cercando piuttosto i “nodi del discontento”.

    "Ecco quindi pronta un’altra rete capillare di cittadini che controllano altri cittadini (il protocollo dei Savi di Sion parla chiaro: ‘il trenta per cento dei cittadini controllerà il restante sessanta’

    http://www.poteriocculti.mastertopforum.biz/i-buoni-i-cattivi-e-il-controllo-in-aggiornamento-vt5538.html [www.poteriocculti.mastertopforum.biz]

  • andriun

    oriundo2006, ci possono e ci saranno sicuramente responsabilità esterne di quanto siamo costretti a subire dettate fors’anche o soprattutto dal mercato, ma è anche vero che noi il problema ce l’abbiamo interno alla nazione e ha il semplice il nome di femminismo e/o assoggettamento del maschio(che viene appunto detto effeminato) ai capricci femminili. 

    Provi a vedere, se e quante altre nazioni di estrazione maschilista sono presenti le stesse incongruenze con cui noi italiani ci ritroviamo a convivere giornalmente e poi mi saprà dire se ho ragione o torto. La verità mio caro signore è che noi italiacani i problemi ce li vogliamo solo per apparire più evoluti ed avanzati di altri Paesi e quindi per la regola di causa ed effetto è anche giusto se sotto queste incongruenze ci crepiamo. Giusto, sbagliato che sia, in fondo si tratta di una scelta, direi anche, di una libera scelta.
    Quello che appare semmai ipocrita è proprio quello di guadare agli altri Paesi che nei confronti della donna tengono un atteggiamento completamente diverso dal quello nostro, ammirandone l’efficienza e nel contempo fare gli "struzzi" cercando sempre di scaricare le responsabilità di quello che accade internamente al politico di turno(beccato con le mani nella marmellata) e/o a qualche causa esterna abboccando come pesci al solito depistaggio come se il problema si risolvesse guardando a valle e non a monte di esso.
    Non voglio dire con questo che dai nostri concittadini possiamo aspettarci un atteggiamento diverso, dal momento che si tratta proprio di un atteggiamento femminile e/o da effeminato; piuttosto mi preme evidenziare che per un osservatore esterno tutto ciò non può che apparire ipocrita e a ragion veduta pure patetico.
  • cardisem

    Trovo la citazione iniziale, ripresa e riportata (con rinvio alla fonte), in un altro blog, Civium Libertas, utilizzata in un differente contesto, ossia di un “dibattito fondato sul nulla”…

  • cardisem
  • natascia

    Eccellente  professionista: lavoro mirato, ripetitivo,gran risultati.

  • andriun

    natascia, stia tranquilla, gli effeminati non li ho definiti effeminati per nulla. 

  • Cornelia

    Puttanate.

    Puttanate di americani che vedono comunisti dappertutto.
    La Russia di Lenin aveva molto chiaro cosa significasse l’identità nazionale, ed è grazie a questo sentimento che ci hanno liberato dai nazisti morendo in 20 milioni di persone.
    Nazisti che invece, proprio loro, sognavano "l’Europa unita". Ma questo all’anglossasone non piace ricordarlo. Meglio fare analisi campate per aria ed ancora vòlte ad offendere la Russia.
  • GioCo

    La differenza tra i popoli è sempre stata una differenza all’adattamento territoriale e inscritto in una tradizione storica.
    Non è dietro l’algolo la costruzione di una tradizione comue europea, quindi è fuori discussione un’appiattimento del tipo proposto dall’articolo.
    C’è di sicuro un pesante indebolimento del concetto di stato-nazione che a sua volta era servito per indebolire il conceto di regno e di fede (verso la patria e verso la religione, cioè potere temporale e potere secolare.
    Oggi quel concetto è un intralcio e deve essere riscritto in favore di una territorialità estesa, sfumata, cioè da certi (ben determinati) confini nazionali incerti ma entro una geografia di scala maggiore, dove i confini invece rimangono chiari e definiti. Ci si sposta lentamente da un conetto di Stato Nazione verso un concetto di Continente Nazione … o almeno questo era l’evidente direzione politica generale fino a qualche anno fa … ma adesso non so.
    La spinta è per una convenienza sociale, quindi non è in nessun modo contrastabile e le migrazioni di certo favoriscono la transizione, ma la questione è davvero deprimente vederla così banalizzata.
    Inziamo da un problema territoriale: se con la tecnologia la tua faccia non si spiccica dal computer e dai mezzi di comunicazione di massa (TV, smartphone, etc.) e questa cresce la sua pressione propagandistica ogni giorno, la realtà diventa quella circoscritta entro le strette cornici di senso del mezzo tecnico. Già mia nonna sintetizzava la questione (quando era ancora viva) con la frase emblematica "l’ha detto la TV" come a dire che era per forza vero o per lo meno aveva una probabilità molto elevata di essere vero, quindi comunque non era contestabile.
    Questo cancella le differenze territoriali, perché la TV che vedi qui è grossomodo quella che si vede ovunque ed è quella costruita dai palistesti di origine anglofona.
    Gli ambienti urbani tendono quindi tutti a uniformarsi a quelli veicolati dai modelli unici, come i modelli di trasporto pubblico, alimentazione, abbigliamento e stili di vita (sport e tempo libero inclusi). In questo modo, abitare a Milano o a Berlino, non è un passaggio poi tanto traumatico, ci si adatta con poca fatica. Un pochino peggio se si va a Pechino o Città del Messico, ma qui i confini sono quelli appunto continentali.

    Quindi certi stili e differenze etnocentriche sono conservate come pure certi localismi, ma il primo fenomeno di appiattimento è certamente dovuto a una spinta adattiva interna tecnofrenica, che distoglie l’attenzione dal territorio e le sue differenze geografiche, geologiche e metereologiche permettendo di uniformare lo stile di vita del cittatino medio. La TV, l’automobile, il cellulare, diventano non solo oggetti famigliari in terra straniera, ma anche mezzi attivamente ricercati dal singolo per mitigare il senso di isolamento e mantenere vivi i legami con le proprie origini. Così si estremizzano le mescolanze e ci troviamo pezzi di Brasile, di Cina o di Equador importati qui a casa nostra, costantemente aggiornati dei fatti di casa loro come fossero sempre abitati da migranti freschi. La tecnologia produce quindi un tipo specifico di mescolanza etnica ancora poco studiata dagli antropologi.

    Questo però non può non sortire un effetto di ricaduta a medio e lungo termine, nell’istruzione ad esempio. Si creano delle necessarie mescolanze e quindi delle sicresi di credo e di tradizione che costruiranno le società del futuro.
    Però credo proprio che il localismo non solo non verrà cancellato, ma emergerà in nuove forme più complesse e articolate e per via della seconda spinta entocentrica, la storia individuale.
    Ognuno di noi nasce (che lo sappia o meno è indifferente) entro uno spazio di tempo che è fortemente influenzato dalle generazioni che hanno abitato il territorio. Questo in modo molto chiuso per via delle tradizioni delle ritualità conservate. Modi approcciare l’altro, di intendersi e di costruire le relazioni che sono definiti entro stabili costrutti sociali e che impariamo alla nascita entro il brodo etnico in cui ci troviamo. Un migrande fatica a trovare un dialogo stabile e a capire il contesto in cui si trova, le coppie miste di solito non ne traggono molto beneficio.

    Questa spinta non solo manterrà i localismi ma ne accentuerà i particolarismi anche se il fenomeno andrà attenuandosi dopo un certo picco che segna la fine della tolleranza verso la diversità etnica (cioè la comunicabilità entro le cornici di senso etnico). In altre parole ci sarà un crescere delle tensioni sociali che potranno sfociare in ribellioni anche violente, ma la cosa andrà negli anni scemando e lasciando dietro di sé un crogiuolo di paricolarismi divisi in costrutti artificiosi in quanto esteticamente definiti, tipo "i quartieri neri" delle metropoli americane.

    Tuttavia con l’arrivo della realtà virtuale e le tecnologie di nuova generazione, la comunicazione diverrà un altra cosa ancora. Diverrà l’incorporeità. Si potrà essere presenti entro un mezzo meccanico a centinaia di migliaia di chilometri o nello spazio, si potrà presentare uno spettacolo senza aver abbandonato il salotto di casa, si potrà andare a ballare con gli amici, senza che nessuno abbandoni i proprie abitazioni, avere contatti anche fisici senza portare fisicamente il corpo dove occorre per averli. Il corpo diverrà sempre più una zavorra e lo spazio esterno avrà un altra occasione potente per essere uniformato, poiché un territorio abitato senza un corpo non ha più un riferimento geografico, ne geologico, ne metereologico.

    Ma a quel punto (se non ho fatto male i conti dovranno passare tra i trenta e i cinquan’anni) anche l’istruzione sarà completamente diversa. Ma a quel punto avremo già passato il picco del collasso demografico. Un punto critico che le élite hanno cercato di ammorbidire in questi decenni (sapevate che secondo le statistiche di crescita e accellerazione degli anni ’70 avremmo dovuto sfiorare i 20 miliardi oggi?) con discreto successo.
    Non perché ci vogliono bene, più probabilmente perché spaventati dalla prospettiva di gestire un collasso demografico di 20 miliardi di zombie.
    Ho detto "zombie" non a caso perché siamo già stati pre-programmati in modo predittivo all’evenienza del collasso (tramite la sci-fi horror in tema). Collasso che ad oggi per quanto si riesce a capire molto probabilmente verrà innescato dalla crisi alimentare già in atto. Dipende se quella ambientale in forte stato di squilibrio arriverà prima. In effetti il tentativo penso sia di provare a provocarla per prima con mezzi militari e tramite la microconflittualità diffusa perché (credo) in questo modo è più gestibile l’ingegneria sociale (tipo "sicurezza a oltranza"), rispetto alla sola crisi alimentare (perchè stia "in ombra").

    Tutto questo non è per domani ne per dopodomani. Anche se i primi segni sono osservabili, dovrebbe avere un tempo di incubazione di 10 o 15 anni. Nel frattempo però i pesi politici globali si stanno spostando velocemente. Probabilmente vasti territori non verranno interessati o verranno interessati in misura minore dalla manovra. La Russia ad esempio per via della sua minore densità di abitanti, altri territori per motivi simili come l’Australia e certe grandi isole che infatti stanno già godendo di un allentamento della stretta monetaria e mercantile. La Cina sarà interessata ma in modo differente, dato che il regime assicura già un modello di dittatura forte, capace di costringere gli abitanti a comportamenti di contenimento demografico coercitivi impensabili per n
    oi. L’india probabilmente invece subirà una sorte simile all’europa e ai territori sotto tutela (più o meno diretta) anglofona.
    L’Africa sta anticipando le tendenze già da parecchio, non credo andrà quindi molto peggio di così per loro.

  • natascia

    Le Sue analisi sono sempre ottime.

  • ilsanto

    se il 30% controlla il 60% il restante 10% sono quelli che comandano senza controlli ?

  • ilsanto

    Nel 1859 John Stuart Mill scrisse: “se ci fosse coscienza del fatto che il libero sviluppo dell’individualità è un fattore essenziale al benessere non ci sarebbe alcun rischio che l’importanza della libertà sia sottovalutata”.

    Ma nel 1859 per lo più erano contadini con la propria terra e animali, si produceva quello che serviva e non avevano bisogno di molto altro per campare e avevano una doppietta ben in vista in cucina.
    Oggi nasci su una striscia d’asfalto senza nulla per cena se non facendo lo schiavo,
    che tu sia bracciante od operaio cassiera o impiegato ballerina o quadro sempre schiavo sei e perennemente a rischio licenziamento, quindi di che libero sviluppo vai parlando ? Sai qual’è la massima aspirazione, un bel posto statale per dormire sereno o nascere in una famiglia dove andare a lavorare non serve proprio.
    Se invece per libero sviluppo intendi che alcuni pur di emergere ne fanno di tutti i colori a spese altrui o dello stato beh allora speriamo che non ne nascano più.


  • ilsanto

    Su questo sfondo l’essere umano individuale sarà considerato, dall’alto, come una cifra, una astratta unità buona per “modelli e algoritmi”.

    Ma per piacere siamo sempre stati considerati un numero, non è stato così per i Faraoni o per Napoleone o per Hitler o per la mafia e credimi anche nelle aziende è cosi o che dire di quelli che passano accanto ad un ferito e tirano diritto o chi volge altrove lo sguardo a chi tende la mano.

  • fobia1984

    in realtà non si sa mai con esattezza chi sta al vertice della struttura piramidale, il sistema per quanto ci si possa sforzare di renderlo uniforme ai vari metri di misura disponibili rimane comunque un ingranaggio abbastanza complesso e variegato, occorrono per poterlo comprendere piu’ a fondo strumenti che esulano dai metodi di indagine tradizionale, strumenti non alla portata di tutti, strumenti che io non possiedo. Dal mio punto di vista (peraltro decisamente esiguo e irrilevante) non dico che non ci è concesso sapere chi sta al vertice, semplicemente quel restante 10% appartiene a coloro che stanno sopra di noi, ma anche se all’apparenza sembra che non debbano rispondere e dare conto al popolo delle loro azioni, in realtà proprio perché anche loro fanno parte dell’ingranaggio, sono in un certo dipendenti da noi, cioè noi del popolo dipendiamo da loro e viceversa loro dipendono da noi. Quindi ci comandano senza però avere un controllo stabile su loro stessi, è l’ingranaggio che gestisce il tutto, in un certo senso si gestisce da solo grazie alla forza che quotidianamente gli diamo. L’ingranaggio è la somma di tutti i pensieri, gli stati d’animo e le azioni di tutti coloro che condividono lo stesso segmento di realtà percepita. Se dovessi darti una risposta diretta e immediata ti risponderei di si, cioè quel 10% sarebbe la famigerata ‘elite’. Questo restante 10% ci comanda poiché conosce bene i punti deboli del popolo e sanno sfruttarli a loro vantaggio, ma a loro volta nella scala evolutiva sono subalterni a qualcosa di non ben definibile che li manipola, qualcosa che per quanto ci si possa sforzare di esaminare sfugge a ogni logica ordinaria. In realtà non c’è nessun vero potenziale nemico se non in noi stessi, ma più che di nemico, piu’ che altro c’è un equilibrio che si regge sulla compensazione del bilanciamento della sintesi degli opposti. Quel 10% non può prevalere in modo indefinito e assoluto sulla restante popolazione perché c’è sempre in agguato quel fattore che manda in malora la robotizzazione transumanista del genere umano.

  • fucik

    E’ un delirio totale. Ci sarebbe da ridere se non fosse che queste puttanate sono credute anche da una discreta massa di persone