Home / ComeDonChisciotte / IL PIANETA DELLA PAURA
15941-thumb.jpg

IL PIANETA DELLA PAURA

DI PEPE ESCOBAR

strategic-culture.org

Stare di fronte al luccicante skyline di Doha nell’inverno del Golfo Persico è una vista meravigliosa. Molte nazioni lì attorno si stanno disintegrando e le rimanenti – eccezion fatta per l’Iran – non hanno né la leadership politica né le infrastrutture economico-politiche per opporsi a qualsiasi tsunami colpirà le loro spiagge. Non sono altro che spettatori spaventati.

L’Impero del Caos ha un arsenale da guerra dispiegato a distanza di tiro sufficiente a ridurre il Sudest Asiatico in cenere – dato che un gruppo dei soliti sospetti nella Beltway, neocon e neoliberalcon, continua a non trovare pace per i propri pruriti per “vincere davvero la prossima guerra”, in una sorta di Shock and Awe in crescita esponenziale.

La Paura la fa da padrona. Jim Rickards, autore di Guerra della valuta, economista al servizio della CIA, ha appena scritto un nuovo libro, La grande caduta [The Big Drop], il quale trasmette un oscuro messaggio. Dal canto suo Jim Rogers, alias “Il saggio di Singapore”, che per la maggior parte del proprio tempo fa da consulente d’investimento per le elite cinesi, continua a sostenere la sua visione di un Occidente che getta tutta la colpa del subbuglio economico sulla Cina.

Secondo Rogers, “Sì, la Cina sta rallentando. Ma tutto il mondo lo sta facendo. Il Giappone, uno dei suoi maggiori partner commerciali, è ufficialmente in recessione. La maggior parte dell’Europa è messa peggio. Il mercato azionario statunitense perdeva nel 2015, mentre quello cinese era uno dei più forti al mondo”.

Rogers aggiunge “le cose peggioreranno a livello mondiale, per cui ognuno subirà e ‘ne sarà incolpato’. La fonte originale è la FED, assieme ai suoi grotteschi ed artificiali tassi di interesse, originati dall’ossessiva stampa di valuta, la quale è stata replicata da tutto il mondo. Aggiungiamo l’enorme aumento del debito statunitense (altro atteggiamento replicato da tutto il mondo) e presto si scatenerà l’inferno”.

Non c’è da stupirsi che apocalittiche voci di guerra sono la nuova normalità – anche se i nostalgici parlano “solo” di una “sana guerra mondiale vecchio stile”, come se le schermaglie nucleari non facessero parte dell’equazione. Alcune menti illuminate dell’asse atlanticista temono che se Il Duce Trump vincerà le prossime presidenziali, ci saranno una sicura bancarotta degli USA e – cosa se non altro – la guerra, se Il Trumpissimo metterà in atto la metà di quanto millanta.

Svendete tutto il petrolio che potete

Sta per iniziare il summit annuale di Davos, questo è una delle occasioni in cui i Padroni dell’Universo – i quali di solito prendono a porte chiuse le proprie decisioni – inviano i propri scagnozzi a “discutere” del futuro delle loro proprietà. Il dibattito odierno ruota attorno a stabilire se siamo ancora in mezzo alla Terza – digitale – Rivoluzione Industriale e l’Internet delle Cose oppure se stiamo già entrando nella Quarta.

Nel mondo vero però tutto ruota ancora attorno al buon vecchio petrolio. Il che ci riporta alla miriade di conseguenze della strategia messa in atto dalla Casa di Saud su ordine di Washington, la svendita di petrolio.

I trader del Golfo Persico, non ufficialmente, sono convinti che non ci sia più un vero surplus di petrolio, dato che tutte le riserve sono state buttate sul mercato su ordine di Washington.

Petroleum Intelligence Weekly stima che il surplus sia al massimo di 2.2 milioni di barili al giorno, ai quali il prossimo anno si aggiungeranno 600.000 barili al giorno provenienti dall’Iran. Il consumo degli USA – 19.840.000 barili al giorno, il 20% della produzione mondiale – non è cresciuto, è il restante 80% che ha assorbito il petrolio svenduto.

Alcuni trader di spicco sostengono che il petrolio risalirà nella seconda metà del 2016. Ciò spiega perché la Russia non sia spaventata alla vista del prezzo che va verso i 30$ al barile. Mosca è conscia di quali “partner” stiano manipolando il mercato ai danni dell’economia russa e al contempo sa che ciò non può durare a lungo.

Ecco perché il Vice Ministro delle Finanze Maxim Oreshkin ha diffuso un messaggio di “state calmi ed andate avanti”, si aspetta che il prezzo resti nel range di 40-60$ al barile per i prossimi 7 anni e la Russia può convivere con una situazione del genere.

I Padroni dell’Universo – proprio come i Russi – si sono resi conto che la manipolazione non può durare per sempre. L’isteria, come da previsione, ha preso i sopravvento. Ecco perché hanno ordinato ai maggiori colossi di Wall Street di svendere il petrolio sfruttando la propria liquidità. Ai media compiacenti è stato ordinato di sostenere che il crollo durerà per sempre. L’obiettivo è portare il prezzo del petrolio a 7$ al barile, se possibile.

L’originale strategia dei Padroni dell’Universo dovrebbe portare ad un cambio di regime in Russia e il rimettere al comando i soliti oligarchi, per riprendere i saccheggi degli anni ’90.

Una Casa di Saud terrorizzata è solo una pedina di questa partita. Supponendo che il piano funzioni, la Casa di Saud governata da Re Salman – probabilmente pazzo -, attualmente confinato in una stanza del suo palazzo, subirebbe a propria volta un cambio di regime, portato avanti da ufficiali dell’esercito addestrati in occidente e reclutati da agenti occidentali. Come bonus, la Repubblica Islamica dell’Iran crollerebbe a sua volta, con i “moderati” (ribelli?) a prenderne il controllo.

Per cui l’obiettivo della strategia dei Padroni dell’Universo è il cambio di regime in Russia, Iran e Arabia Saudita, a favore di elite e vassalli amici dell’Eccezionalistan. In breve: il capitolo finale della guerra alle risorse. L’unica cosa sicura al momento è che la Casa di Saud non ha la benché minima idea del proprio destino: i reali di Riyadh magari pensano di aver messo i bastoni tra le ruote ad Iran e Russia, ma in fin dei conti hanno probabilmente accelerato la propria scomparsa.

Losing my religion

In Europa sembra di essere tornati al 1977, quando gli Stranglers cantavano No more heroes. Al giorno d’oggi non ci sono più eroi e non ci sono più ideali. Nonostante alcune delle migliori giovani menti abbiano provato ad opporsi all’immensa violenza del neoliberalismo, attraverso la alter-globalizzazione, i più poveri tra i giovani si danno alla violenza ed al nichilismo suicida – o al Wahabismo estremo che hanno appreso online. Tutto ciò non ha nulla a che fare con l’Islam, non è una guerra di religione, a differenza di quanto sostengono i partiti di estrema destra in tutta Europa.

In tutto il mondo, spinto dalla paura, il mix di instabilità economico-politica continua a diffondersi, lasciando intendere ad alcuni insiders che sia la FED sia il Comitato Permanente dell’ufficio politico del Partito Comunista Cinese non abbiano idea di quanto sta accadendo.

Le orde guerrafondaie si nutrono di tutto questo, per loro una “bella guerra mondiale vecchio stampo” è il miglior biglietto d’uscita. Cancellare tutto il vecchio debito e crearne di nuovo, trasformare vomeri e iphone in cannoni e mitragliatrici. Dopo un piccolo scambio termonucleare, dimenticarsi della disoccupazione e buttarsi nel mondo (desolato) delle opportunità.

In questo contesto, sotto il vulcano, affiora un saggio di Guido Preparata, un economista politico italoamericano, attualmente accademico in Vaticano. In The Political Economy of Hyper-Modernity (“L‘economia politica dell’ipermodernità”, ndt), a breve edito da Palgrave/McMillan, Preparata offre un resoconto degli ultimi 70 anni di storia e dinamica monetaria statunitense/internazionale sfruttando un solo indicatore: la bilancia dei pagamenti complessiva degli USA – mai diffusa dal 1975.

La conclusione più importante del saggio sembra essere che “il motore neoliberale, alimentato principalmente da carburante domestico, ha dimostrato una notevole capacità di ripresa”. Il Tesoro USA e la FED “insieme” sono riusciti ad erigere un “muro di denaro”.

Ma “I tecnocrati statunitensi sembrano essere disillusi riguardo la macchina neoliberale”. Quindi “come alternativa temporanea, i tecnocrati si sono appesi ad una sorta di ‘bilanciamento globale’ “. Il sistema guidato dagli USA “sembra virare verso un regime neo-mercantilista”. La Risposta sono il TPP e il TTIP che, insieme, “metteranno gli USA al centro di una zona di libero scambio che coprirà due terzi della produzione mondiale”.

Ciò porterebbe ad una conclusione del tipo “Fate affari non fate la guerra”. Per cui perché tutta questa paura? Perché nella guerra intestina all’interno dei Padroni dell’Universo, i neoliberalcon non schierati non hanno ancora messo i puntini sulle i. Per cui attenti ai franchi tiratori.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: http://www.strategic-culture.org/

Link: http://www.strategic-culture.org/news/2016/01/19/planet-of-fear.html

19.01.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Pubblicato da Davide

  • giannis

    siamo sicuri che il petrolio a 15 dollari per 2-3 anni creerebbe una crisi economica cosi’ forte in russia da togliere di mezzo PUTIN ?

  • GioCo

    Analisi assolutamente lucida e coerente ma chiusa in se stessa. Senza andare a riprendere i massimi sistemi, basta orientarsi su due dati:
    1) non possiamo abbadonare il pianeta al suo destino, ancora non abbiamo spazioporti operativi su larga scala e probabilmente non ne avremo fino ai prossimi trent’anni
    2) attualmente il dato demografico mondiale è in crescita e ovunque solo nei posti sbagliati, ciò crea il motore di base migratorio che come le correnti oceaniche per la stabilità della temperatura è essenziale per la stabilità economica, peccato che sia per l’economia un cibo velenoso, perché incentiva unicamente i mercati illegali, lo sfruttamento di qualunque risorsa senza porre limiti, la circolazione schizofrenica delle merci, l’accumulo dei rifiuti.

    Per come è configurata attualmente la merceofrenia globalista aggancia gli affari a doppio filo con l’impoverimento progressivo di risorse finite e la sovrappopolazione. Per la seconda, guerre e inquinamento saranno un freno ma anche largamente insufficiente. Per il primo non c’è rimedio attualmente in vista. Quindi una corsa contro il tempo ovunque per accappararsi certezze per il futuro in un gioco dove suona l’ochestra del titanik e in cui le sedie a ogni giro diminuiscono vistosamente.

    Per ora all’orizzonte si profila come evidente il problema della scarsità di approvigionamenti idritici (acqua pulita) ma è probabile che al momento giusto l’inquinamento dell’acqua sarà solo un ottimo fattore di controllo geopolitico (chi vuole acqua pulita con apposite tecniche, dovrà sottostare a leggi marziali ferree). Ma ci sono problemi più gravi e meno evidenti, come l’inquimaneto derivato dal particolato disperso nella parte alta dell’atmosfera e i sottoprodotti  derivati dalla prima e seconda reazione chimica in ambiente libero delle masse inquinanti disperse (come i liquami del zootecnico o i detersivi). Tutti questi fattori renederanno sempre più complicato l’approvvigionamento dei beni di prima necessità a tutti. Compresa l’aria che respiriamo che è anche quella un bene finito.

    Quindi l’intera macchina produzione-consumo se si dovesse attestare su una "traquilla e pacifica" convivenza del "fare affari e non la guerra", avrebbe due dirette conseguenze: l’impossibilità di contenere gli affari sporchi contro gli interessi collettivi del pianeta e tutti guasti che possono derivare e l’impossibilità di smaltire gli scarti su scala industriale massiva. Perchè gli affari banalmente si fanno su decisioni prese su base egoistica, privata, non su decisioni in base al bene comune, essenziali per condurre qualunque politica di Governo di qualunque tipo a prescindere dallo stampo politico.