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IL MISTERO DELLA SINISTRA SCOMPARSA

DI GUIDO ORTONA

goofynomics.blogspot.it

1. Il mistero. Nessuna componente del PD sta mettendo al centro del suo programma politico delle proposte per uscire dalla crisi. La cosa è tanto più strana, almeno a prima vista, perché nella cultura economica della sinistra queste proposte invece non solo esistono, ma sono ovvie; e non solo sono ovvie, ma sono ancorate molto solidamente alla teoria e alla storia economica. Questa clamorosa assenza deve essere spiegata. Non è sufficiente invocare la stupidità, la corruzione e l’ignoranza dei politici del PD, che sono peraltro sotto gli occhi di tutti. Perchè come vedremo essere ignoranti e stupidi può essere non tanto un caso quanto una scelta, come lo è ovviamente essere corrotti.

Cominciamo però dalle ovvietà storiche ed economiche. Eccole:

1. Non credo si sia mai dato il caso di una economia capitalista non minuscola che si sia sviluppata puntando solo sull’efficienza dei mercati. È sempre (o forse quasi sempre) stato necessario un massiccio intervento dello stato. Questo vale, a fortiori sul piano teorico e con tutta evidenza su quello storico, per l’uscita da situazioni di gravi crisi[1].

2. L’intervento dello stato a fini espansivi richiede l’uso della politica monetaria (espandere l’offerta di moneta e/o operare sui tassi di cambio) oppure della politica fiscale (espandere il debito pubblico e/o trasferire redditi mediante politiche redistributive); oppure, naturalmente, di entrambe.

3. Una politica monetaria espansiva è resa impossibile dalla partecipazione all’euro; una politica fiscale espansiva dal livello del debito pubblico. Un trasferimento di reddito sarebbe possibile, ma è evidentemente un tabù. Su quest’ultimo punto torneremo.

4. Quindi non si può uscire dalla crisi. Anzi, la crisi è destinata ad aggravarsi, perché ogni anno lo stato sottrae alcune decine di miliardi al circuito economico per pagare gli interessi sul debito. “Sottrae” perché la maggior parte del debito è sottoscritto dal sistema bancario internazionale; solo per un settimo circa è in mano alle famiglie italiane. Ciò significa che gli interessi pagati non stimolano la domanda italiana se non in minima parte, a differenza per esempio del Giappone, dove il debito è quasi tutto in mano a cittadini giapponesi, e quindi il pagamento di interessi si traduce quasi solo nella trasformazione di domanda pubblica in domanda privata.

Se preferite: chi nega quanto sopra sostiene che è possibile uscire dalla crisi (o addirittura che lo stiamo già facendo) riducendo la spesa pubblica, senza fare alcuna politica monetaria, e pagando ogni anno una tassa di alcune decine di miliardi senza che in cambio ne venga quasi nulla.

2. Gli indizi. Dato che nessuno può sostenere quanto sopra in buona fede, abbiamo un primo indizio per risolvere il mistero: in realtà il PD non vuole uscire dalla crisi. Ma perché? È evidente che chi avesse il coraggio di proporre delle soluzioni serie alla crisi avrebbe un cospicuo vantaggio elettorale; e tanto più se queste soluzioni implicassero una seria politica redistributiva ai danni di una minoranza e a favore di una maggioranza. I ricchi in Italia non sono mai stati così ricchi: difficilmente una politica di perequazione sarebbe impopolare. Senza entrare in dettagli, un’imposta dell’1% sulla ricchezza finanziaria dei ricchi basterebbe a risolvere il problema della povertà. Non solo non lo si fa; non lo si dice nemmeno. Abbiamo allora un ulteriore indizio per risolvere il mistero: non si vuole redistribuire il reddito mediante politiche fiscali. E poiché è ovvio che questa sarebbe una politica possibile e popolare, è evidente che il PD come partito di governo è disposto a rinunciare a massimizzare il consenso. A riprova di ciò, il colossale trasferimento di voti ai 5 stelle non ha destato particolari preoccupazioni.

Gli indizi cominciano ad assumere una direzione precisa. È evidente che se un partito politico non ha più come obbiettivo quello di massimizzare i voti è perché ne ha qualche altro. Quale può essere? Qui salta fuori un altro indizio. Abbiamo detto che i ricchi non sono mai stati così ricchi. Il nocciolo della nuova classe ricca sono i padroni della finanza. Una volta il sistema finanziario funzionava sostanzialmente così: un imprenditore aveva bisogno di soldi per investire. Gli operatori finanziari glieli imprestavano. Se l’impresa andava bene, l’imprenditore rimborsava il debito più gli interessi. Se andava male falliva e i soldi prestati erano perduti.

Negli ultimi decenni si è creata un’enorme massa di titoli finanziari, praticamente senza rapporto con l’economia reale, i cui titolari vogliono essere pagati anche se l’economia reale non rende, e hanno il potere necessario per esigerlo. Non è solo potere di ricatto (“too big to fail”). È anche potere vero e proprio: i padroni del Monte dei Paschi hanno sperperato miliardi; ma ogni euro sperperato da qualcuno è un euro guadagnato da qualcun altro. E quei miliardi erano sicuramente abbastanza per creare un enorme sistema di potere. Non solo Mussari e compagni: un sacco di gente ha bisogno che i crediti del sistema bancario vengano pagati. È una lotta di classe. Da una parte i padroni della finanza, e i loro vassalli, vogliono che l’economia reale rimborsi i loro crediti e paghi i loro interessi; dall’altra l’economia reale, dato che è in crisi profonda (sopratutto in Italia) deve sottrarre queste cifre ad altri usi, come le pensioni, i salari e i servizi pubblici. Ciò naturalmente crea ulteriore depressione, e così via: come in Grecia, se vincono i primi ci si fermerà solo quando non ci saranno più ossa da spolpare.

Quindi: ci sono delle lobbies enormemente potenti ed enormemente ricche che vogliono che gli italiani paghino col sudore e col sangue i loro crediti. Un sacco di gente vive dei profitti (meglio, delle rendite) di costoro. Eppure – ecco il nuovo indizio – il partito democratico non denuncia questa situazione.

Mettiamo allora insieme gli indizi. Il partito democratico non vuole uscire dalla crisi; dalla crisi si esce solo contrastando il potere del capitale finanziario (per esempio uscendo dall’euro, il che svaluta il debito e rilancia le esportazioni, oppure congelando il debito o facendo default, il che riduce i pagamenti per interessi); il capitale finanziario è potentissimo; il partito democratico ha obbiettivi diversi dal massimizzare il consenso. La conclusione sembra chiara: il partito democratico è stato comprato dal capitale finanziario. Non è detto che questo sia sempre stato fatto con il vecchio metodo delle valigette piene di denaro. Fra questo estremo e la perfetta buona fede ci sono infinite gradazioni, e i dirigenti del PD, a partire dal Presidente delle Repubblica, hanno ampiamente dimostrato di sapere venire a patti molto bene con la loro coscienza. Se un dirigente del PD vuole pagare fior di quattrini per degli inutili F35 potrà essere perché è stato pagato, o perché è riuscito a convincersi che servono davvero. Sono affari suoi. La sostanza non cambia.

3. Indizi contrari. Ci sono però anche, apparentemente, degli indizi contrari. Vedremo che non sono attendibili. Il primo è risibile, ma viene spesso citato: e cioè che la base del PD è composta perlopiù da persone per bene. L’ovvia obiezione è che la base del PD ha ben poco a che fare coi suoi vertici. È un fenomeno noto e comune. Durante l’ultima guerra molti preti cattolici si comportarono molto bene, ma la posizione del Vaticano fu molto ambigua, a dir poco. “Mussolini deve essere informato” era un atteggiamento diffuso fra i fascisti onesti. Io stesso sono abbastanza vecchio per avere appoggiato la politica estera sovietica in quanto militante nel PCI. Il punto di svolta per me è stata l’invasione della Cecoslovacchia, ma molti militanti di base accettarono di considerare traditori coloro per i quali era stato, giustamente, quella dell’Ungheria.

Il secondo controindizio è la crisi che investe l’organigramma del partito dalla base (esclusa) in su, compresi i massimi vertici. A prima vista sembra difficile che un partito così pasticcione e pasticciato possa essere un buon strumento nelle mani di chi l’ha comprato. Nuovamente però la storia ci insegna che la contraddizione è solo apparente. Per fare qualche esempio, la lotta fra satrapi nazisti ha raggiunto il suo massimo livello di violenza nel periodo fra il 1935 e il 1939, quando il potere era saldamente nelle mani di Hitler. La lotta politica americana non è mai stata così becera come nel periodo di massimo fulgore del pensiero unico. Le tensioni che stanno esplodendo adesso nella chiesa cattolica si sono accumulate sopratutto durante il papato di Woytila, sotto il quale la potenza della chiesa nei confronti del mondo secolare ha raggiunto un livello altissimo. E si potrebbe continuare. Ma la generalizzazione è semplice: la lotta fra strapi di partito diventa violenta (nel caso del PD la si potrebbe definire, con Karl Kraus, una lotta disperata ma non seria) quando la ricollocazione del partito stesso apre da una parte prospettive ricchissime per chi sa posizionarsi bene, e dall’altra una tragica fine per chi sbaglia scelta. Lo slogan del festival nazionale del PD a Genova era “perché l’Italia vale”. Non deve essere stato facile trovare una frase così stupida e soprattutto così priva di significato: ma questa mancanza indica appunto quanto sia grande la paura di spaventare qualcuno che domani potrebbe essere vincente.

Il terzo controindizio è di gran lunga il più importante, e anche quello che a prima vista appare il più convincente. Molti esponenti intermedi del PD sono seri professionisti, che fanno il loro mestiere e non sono corrotti, o pensano di non esserlo. Anzi, non hanno tempo da perdere con tutte queste beghe politiche. Ci sono comuni da gestire, appalti da assegnare, concorsi da indire e da effettuare, insomma tutta la vita politica normale. Se il partito ha deciso di comprare gli F35 a lui spetta il compito di amministrare i fondi che ne derivano alla sua istituzione. La decisione ormai è presa. Chi riceveva soldi dal Monte dei Paschi non aveva né tempo né interesse a chiedersi da dove venivano.
Ma supponiamo che invece se lo fosse chiesto. Cosa cambiava? Se avessero dato l’allarme avrebbero ottenuto solo di perdere il posto, senza in realtà produrre nessun cambiamento nel sistema. Meglio tacere. Ora, in realtà c’era, e c’è, una soluzione ancora migliore del tacere: non sapere. È molto più rapido e sicuro non porsi le domande piuttosto che dovere gestire delle risposte scomode. Essere ignoranti e apparentemente sciocchi non è quindi necessariamente una caratteristica antropologica (anche se naturalmente in molti casi uno sciocco è più utile di un non sciocco): può benissimo essere una scelta.

A questo proposito si può ricorrere con fondatezza al concetto di egemonia. Dato un certo sistema di potere e una certa “cultura” economica che ne consegue, è perfettamente possibile per un politico professionista considerarli normali, senza porsi problemi riguardo alle loro conseguenze più generali. L’ignoranza diventa buon senso; la limitatezza delle vedute diventa realismo; e così via. Anche qui la storia è piena di esempi: il sistema di potere Craxi-Andreotti-Forlani era appunto un sistema di potere, “normale” per chi vi operava, come ha coerentemente e nostalgicamente ricordato Fassino non molto tempo fa. Così come c’erano molti preti coraggiosi e onesti, in una chiesa che appoggiava il fascismo europeo c’erano anche molti vescovi che si occupavano con dedizione all’organizzazione della chiesa in tempi tanto difficili; e che ragionevolmente ritenevano di non avere tempo di occuparsi dei rapporti fra il papa e Hitler, e che comunque questi non erano affari loro. La loro miopia non può però in alcun modo essere considerata una prova della correttezza della politica della chiesa.

Una previsione di questa ipotesi, cui assistiamo con tutta evidenza e che quindi la suffraga, è la tragica scomparsa del livello reale dei problemi dal dibattito politico. I dirigenti del PD parlano alternativamente (per esempio) di “Europa dei popoli” o di funerali di Priebke (ottobre 2013), passando da livelli stratosferici a livelli terra terra e viceversa, e saltando il livello in cui la gente normale vive e soffre.

4. Conclusioni. Parafrasando Sherlock Holmes, “quando tutte le ipotesi assurde devono essere rifiutate, allora rimangono solo quelle plausibili.” È molto plausibile che il PD si sia venduto ai padroni, sia pure a padroni tipo nuovo, diversi dai loschi commendatori di un tempo, e le obiezioni che si possono fare a questa ipotesi non sono convincenti. Qui però si apre un altro discorso: perché anche SEL, l’unico partito di sinistra che rimane, dimostra una analoga mancanza di coraggio nel fare proposte chiare per uscire dalla crisi? Voglio sperare che si tratti solo di ignoranza e di inadeguatezza. Ma non ne sono sicuro.

Guido Ortona, Università del Piemonte Orientale

Fonte: http://goofynomics.blogspot.it

Link: http://goofynomics.blogspot.it/2014/01/il-mistero-della-sinistra-scomparsa.html

17.01.2014

[1] Qualcuno potrebbe citare l’esempio del Regno Unito di Tony Blair. A torto: l’espansione dell’economia inglese si è accompagnata ad un consistente aumento dei dipendenti pubblici. Erano 5.221.000 nel 1999, e sono passati a 6.276.000 nel 2010 (e già che ci siamo, in Italia sono meno di 4.000.000, e in calo). Dati BIT.

Pubblicato da Davide

  • brezzarossa

    Con tutto il rispetto per lo scrivente, relativamente al titolo, non riesco a capire come si possa collegare il PD alla Sinistra (e faccio finta di non capirne il perché). L’abbandono da parte del PD di quell’area era già evidente quando si chiamavano DS e nonostante tutto, per alcuni, si continua a pensarli a sinistra. Nella più ottimistica delle ipotesi sono di centro (per me centro-destra)

    Il capitale finanziario s’è comperato, oltre al centro, anche la destra e sta togliendo loro la gestione del potere ad un livello tale che alcune frange di quella realtà si stanno incazzando di brutto, non possono più comandare, comanda il denaro. Se qualcuno si aspetta politiche redistributive da un partito di centro destra come minimo non ha fatto una analisi politica corretta ed aspettarsele dal PD significa non averne capito la collocazione.
  • lucamartinelli

    Temo che Ortona non abbia capito nulla, che peccato! La sinistra è sempre stata l’altra faccia della medaglia del potere. Non sono stupidi o corrotti, caro Ortona, sono complici!!!!! Possibile che tu non abbia ancora capito che la divisione destra-sinistra è un inganno per il popolo? Che serve solo a dividere i cittadini? Se non l’hai ancora capito sei molto indietro e ne devi mangiare così di polenta, come si dice dalle mie parti….per crescere.

  • alvise

    Caro lucamartinelli, io penso che Ortona non sia un ingenuo e che non abbia capito, per quello che mi riguarda ha fatto trasparire con macchiavellica retorica, quello che dici, e cioè che la sinistra non è mai stata quella che i vertici ci propinavano, o quello che ci diceva la CGIL.Questo ho recepito e questo mi ha suggerito il post, ma magari hai ragione tu.

    ps. ovviamente queste cose le abbiamo capite da tempo, su questo hai ragione

  • oggettivista

    Ottimo articolo. Speriamo illumini le menti di potenziali elettori del PD.

  • Tao
    “Ieri mattina, alla Camera dei Deputati, i rappresentanti politici dei partiti che sono stati eletti dai cittadini lo scorso 25 febbraio, hanno avuto la possibilità di dare avvio a un cambio di passo, inoltrandosi su una strada europea diversa da quella consueta, ovvero: non più servi compiacenti, non più esecutori passivi, ma negoziatori alla pari con il resto delle 26 nazioni che compongono l’Unione Europea.

    Era, soprattutto, un banco di prova per avere una prova “oggettiva” del doppiopesismo del PD, dell’ipocrisia di ruolo interpretata dai loro esponenti, e avere una inoppugnabile documentazione – basata su atti parlamentari legali – che consentisse di uscire fuori dalla griglia delle interpretazioni soggettive, delle manipolazioni, delle mistificazioni, e avere finalmente un quadro chiaro del progetto strategico di politica economica del PD. E così capire dove vogliono portare il paese.

    Alle ore undici del 15 gennaio 2014, è arrivata la prova decisiva. Era l’ultima possibilità per l’Italia.
    Gli eletti del M5S, infatti, presentavano una mozione al governo sulla quale hanno preteso un voto dell’aula. La richiesta dei parlamentari pentastellati non aveva niente di pretestuoso, nè – in verità – nulla di rivoluzionario, nè tantomeno poteva rappresentare un ostacolo per la stabilità dell’attuale governo in carica, e men che meno rappresentare un pericolo per la nazione.

    Anzi. Ciò che i deputati M5S hanno chiesto al governo è stato di “rimodulare la propria posizione nazionale come Stato sovrano e avviare una immediata consultazione per rinegoziare le condizioni imposte dal Fiscal Compact e dal Mes“: tutto qui.

    E’ bene che sia molto chiaro a ogni cittadino ciò che si è verificato, perchè il futuro dei 60 milioni di italiani dipendeva da questo voto.
    Non si trattava di prendere alcuna decisione unilaterale, non si trattava di protestare alcun Trattato in vigore, non si trattava di venir meno a nessun tipo di accordo inter-governativo e inter-statale firmato da questo governo e da quelli precedenti.

    Si trattava soltanto di approvare la “pretesa da parte della cittadinanza italiana di andare a rinegoziare i meccanismi del Fiscal Compact“, tradotto in parole semplici e povere: far passare alla Camera un provvedimento che consentisse ai nostri governanti di poter telefonare alle specifiche commissioni europee e al Presidente della Banca Centrale Europea e dir loro: “salve signori, dobbiamo vederci subito perchè il Parlamento e la Legge della Repubblica Italiana ce lo impongono: dobbiamo aprire una trattativa per fuoriuscire dal limite imposto del 3%, dobbiamo rivedere il nostro ruolo e negoziarne i tempi di applicazione perchè non siamo più in grado di sostenere economicamente i punti sottoscritti, pena il varo -al massimo entro due mesi- di suppletive manovre finanziarie di ulteriore grave tassazione e pesanti tagli ai servizi sociali nazionali che la cittadinanza italiana non è in grado a nessun livello di poter più sopportare, pena il crollo definitivo della nazione“.

    Si trattava, detto in parole ancora più semplici, di offrire su un piatto d’argento ai nostri governanti l’opportunità di rendere reale la loro ambizione: sostenere la stabilità del paese. Si trattava di consentire “l’apertura di un negoziato“. Soltanto di questo. La votazione alla mozione M5S ha dato i seguenti risultati: il 72% dei deputati l’ha rigettata votando contro (Forza Italia, Nuovo Centro Destra, PD, Lista Civica Monti, Udc, tutti compatti). Il che vuol dire che la cosiddetta sinistra italiana -ovvero il PD- non vuole “ufficialmente” andare a negoziare a Bruxelles, a Francoforte, a Strasburgo. Lo ripeto a scanso di equivoci perchè non esistano ambiguità di sorta: neppure una trattativa. Questa posizione passiva di totale svendita della nazione ha chiarito – al di là di ogni ragionevole dubbio – la politica economica del PD: “non c’è niente su cui trattare, noi eseguiamo gli ordini della Troika in maniera piatta e passiva e basta“. Da oggi, 15 Gennaio 2014, il PD è diventato ufficialmente il curatore fallimentare dell’Italia. La possibilità e l’opportunità di poter dimostrare che non è così l’hanno avuta. Questa, per come appare, è la loro piattaforma elettorale per l’Europa: evitare ogni negoziato, evitare ogni discussione in merito ai trattati, evitare che il Ministero del dell’Economia e delle Finanze della Repubblica Italiana possa dire alla cittadinanza: “ecco qui i 100 miliardi di euro di cui siamo debitori nei confronti della piccola e media impresa, ce li abbiamo in cassa perchè abbiamo rimandato la data di scadenza del pagamento degli interessi, grazie alla trattativa vincente con l’Europa“.

    Il PD, ieri, in Parlamento, scientemente, ha suicidato la nazione.

    E’ un atto parlamentare. E’ un dato oggettivo. E’ una votazione valida. E’ una indicazione politica. E’ la parola d’ordine da eseguire. Non c’è niente da interpretare, non esistono punti di vista diversi. Si può soltanto commentare e sostenere: “mi piace/non mi piace“. Dobbiamo cominciare ad abituarci a parlare su dati oggettivi, inoppugnabili. E’ l’unica – e ultima – possibilità di poter riagguantare il Senso: far decidere ai fatti e ai documenti. Tutto il resto è fuffa che serve ad alimentare inutili chiacchiere fuorvianti della cupola mediatica, per portare acqua al mulino di chi ha scelto di mettersi al servizio di coloro che considerano l’Italia una nazione di livello talmente basso ma talmente basso, da non poter avere neppure l’ardire (e l’ardore) di aspirare a sedersi a un tavolo di trattative internazionali.

    Non dico vincere, ma almeno discuterne. E poi ci stupiamo se il governo dell’India o del Kazakistan ci prendono a schiaffi in faccia?” 

    Sergio Di Cori Modigliani

    Fonte: http://www.beppegrillo.it [www.beppegrillo.it]

    Link: http://www.beppegrillo.it/2014/01/italia_a_sovranita_limitata.html [www.beppegrillo.it]

    16.01.2014

     

  • Black_Jack

    Infatti il titolo è "Il mistero della sinistra scomparsa".
    Dove la vedi in parlamento la sinistra che fa opposizione?
    Non c’è; perché? Perché, come dice il titolo, è "scomparsa".
    Il PD "dovrebbe" essere la sinistra perché proviene dal PCI, ma ormai è un partito omologo al potere e quindi si può dire, giustamente, che la sinistra "è scomparsa".
    Quando la sinistra tornerà nelle piazze con rivendicazioni che non siano solo di categoria, quando porterà almeno una ventina di persone in parlamento allora non sarà più "scomparsa".
    Ma per questo sarebbe necessario che alcune persone aprissero i loro orizzonti intellettuali e a sinistra non ne sono capaci e i pochi che lo fanno sono subito accusati di tradimento dei sacri principi della coscienza di classe.

  • karson

    Quoto in pieno!

  • karson

    Concordo con te ma sarà difficile… gli elettori del pd sono al 90% gente che in vario modo è legata ai politici… ti faccio un esempio: Se in Calabria ( spero di nn offendere i Calabresi) i forestali di quella sola regione ci costano il doppio dei ranger del Canada… tutti abbiamo presente il Canada no? beh quelli sono e saranno (loro e le loro famiglie) elettori di pd e pdl… e chi glie li toglie quei voti? l’Italia è piena di queste contraddizioni purtroppo x noi…  

  • Ercole

    IL proletariato o  è rivoluzionario o non è nulla .Il problema è che la  sedicente "sinistra"parlamentare  non è scomparsa per il semplice motivo che non è mai esistita :spetta a noi internazionalisti questo compito storico è la necessità di far chiarezza di fronte a questo falso storico.

  • consulfin
    come ha già accenato qualcuno con commenti precedenti, sarebbe finalmente ora di collocare il PD dove deve essere collocato: a destra. Il PD non è altro che un vero e proprio partito di destra: è vicino alla finanza, parla di privatizzazioni (e le fa pure!), idolatra la concorrenza, il merito (!), la competizione… tutti valori di destra, lontanissimi dai valori solidali della sinistra. Il compito di collocarlo dove merita spetta, non serve neanche dirlo, alla stampa.

    Non sono così addentro alle cose del PD per poter dire che quanto si afferma nell’articolo è giusto o sbagliato. Mi sento però di dire che certamente, l’affermazione secondo cui gli interessi pagati sui titoli di stato non stimolano (come si afferma nella prima parte dell’articolo) la domanda italiana perchè il debito è in mano soprattutto alla finanza, mi sembra completamente fuori dal reale e, tirando in ballo il Giappone per rafforzare questa tesi, non si fa altro che dimostrare il contrario. In Giappone la domanda interna è depressa da tempi immemorabili e, se quel paese è ancora a galla, lo deve alla domanda estera. La rendita finanziaria non è strumento di redistribuzione del reddito perchè i detentori di titoli pubblici sono soprattutto ricchi. Questi ultimi non usano gli interessi per aumentare i consumi ma, molto probabilmente, per incrementare gli investimenti finanziari. Così, la spesa pubblica prende due strade per far finire gran parte delle entrate fiscali nelle tasche dei ricchi: da un lato, direttamente, tramite il giochetto degli appalti delle opere pubbliche; dall’altro, pagando interessi sul debito a chi ha disponibilità finanziarie. Quindi, se proprio si vuole far rientrare la spesa pubblica fra gli strumenti di redistribuzione, essa produce una redistribuzione a favore della classe dominante.

  • Hamelin

    Non a caso lo sponsor PD numero uno è De Benedetti il vecchio compagno di merende di Prodi ai tempi dell’IRI.
    La sinistra è un idea per vecchi nostalgici piu’ o meno come dall’altro lato il fascismo.

  • consulfin
    guarda, io sarò pure un vecchio nostalgico, però propendo per una società più egualitaria, in cui l’individuo sia libero, in cui tutti (ma proprio tutti) possano trovare il loro posto e dare un senso alla propria vita.
    Una società nevrotica, in cui l’Uomo sia prigioniero, condannato a lavorare per lavorare, senza la possibilità di riscattarsi, di prendersi un po’ di tempo per sé, di interrogarsi sul senso della sua esistenza, ecc. non mi garba.
    E così, essendo la prima amministrata e indirizzata secondo i canoni della sinistra e la seconda secondo i canoni della destra, la mia scelta è obbligata: scelgo e mi identifico con la sinistra e la destra, che è la parte politica di chi sta in alto e di chi aspira ad arrivarci, la rifiuto e la combatto.
    Un saluto.
  • Truman

    Inserisco qui un commento di Giovina.

     

    La corruzione, il vendersi, il lasciarsi comprare interessano tutto il meccanismo della politica, a prescindere dal colore.

    E’ la politica che ha la predisposizione intrinseca a lasciarsi manipolare (e a manipolare di conseguenza) – con contropartita, ovviamente – dal potere del denaro.

    E’ puro e semplice conflitto d’interesse.

    Tutti hanno la soluzione e il metodo ma nello stesso tempo non si riesce a capire come attuare questo metodo e a chi affidarne la messa in atto. Tutti in stallo. E’ come avere tutti gli ingredienti di una ricetta ma non il cuoco, come avere la formula magica ma non il mago.

    Bagnai, anche lui e’ un personaggio in cerca d’autore.

    A uno sguardo e a uno studio piu’ scientifici della situazione, scevri da passioni politiche di partito, si riuscirebbe a individuare che le soluzioni che si offrono e si applicano sono proprio sempre quelle che di tale grande conflitto d’interesse poco si curano, che anzi, hanno sempre generato esse stesse i problemi cronici, postulando addirittura il potenziamento delle competenze economiche e finanziarie del potere statale invece di quelle che sono le  vere e uniche competenze dello Stato, ossia quelle volte a garantire l’eguaglianza di tutti i cittadini, l’indipendenza dei settori principali della societa’ ma nel rispetto totale dell’equilibrio della loro naturale e necessaria trama di inter-relazione.

    Invece abbiamo il settore culturale manipolato e schiavo, quindi mendace e addirittura traviante la cultura in formazione e quella futura: abbiamo una cultura che non puo’ partorire e consegnare di conseguenza veri uomini alla societa’, quelli di cui avrebbe bisogno.

    Abbiamo il settore politico che non riesce a garantire l’uguaglianza per tutti, ma gestisce ed elargisce – a seconda delle pressioni che riceve, e a seconda degli interessi – privilegi e possibilita’, non curandosi di chi ha necessita’ e vive nell’indigenza materiale e culturale.

    Cio’ che dovrebbe essere il frutto naturale ed equilibrato di una libera cultura e di una giusta politica statale, ossia una corretta distribuzione e scambio di beni per tutti, dunque un sano processo economico, e’ chiaro che viene contaminato e reso malato proprio dal mancato rispetto delle competenze ma soprattutto dalle ingerenze e aggrovigliamenti mortali reciproci di questi importanti e principali settori.

    Non credo che l’attuale societa’ occidentale – ma mondiale – abbia problemi di crisi specificatamente di colore politico.

    Se la politica ha un problema, non e’ di colore quanto piuttosto di competenze statali, e i fondamenti di uguaglianza dei cittadini non sono appannaggio di un determinato manifesto politico; e’ lo Stato in se’ che come fondamento massimo deve garantire ed esigere l’applicazione di questo fondamento: non e’ cioe’ un particolare manifesto politico che puo’ assicurare la giustizia. Tutto il resto che lo Stato fa e’ un di piu’, e’ conflitto d’interesse che va proprio a rendere inefficace, sterile e impotente, inapplicabile quella che deve essere la sua funzione precipua: l’uguaglianza di tutti i cittadini.

  • Giovina

    La corruzione, il vendersi, il lasciarsi comprare interessano tutto il meccanismo della politica, a prescindere dal colore.

    E’
    la politica che ha la predisposizione intrinseca a lasciarsi manipolare
    (e a manipolare di conseguenza) – con contropartita, ovviamente – dal
    potere del denaro.

    E’ puro e semplice conflitto d’interesse.

    Tutti
    hanno la soluzione e il metodo ma nello stesso tempo non si riesce a
    capire come attuare questo metodo e a chi affidarne la messa in atto.
    Tutti in stallo. E’ come avere tutti gli ingredienti di una ricetta ma
    non il cuoco, come avere la formula magica ma non il mago.

    Bagnai, anche lui e’ un personaggio in cerca d’autore.

    A
    uno sguardo e a uno studio piu’ scientifici della situazione, scevri da
    passioni politiche di partito, si riuscirebbe a individuare che le
    soluzioni che si offrono e si applicano sono proprio sempre quelle che
    di tale grande conflitto d’interesse poco si curano, che anzi, hanno
    sempre generato esse stesse i problemi cronici, postulando addirittura
    il potenziamento delle competenze economiche e finanziarie del potere
    statale invece di quelle che sono le  vere e uniche competenze dello
    Stato, ossia quelle volte a garantire l’eguaglianza di tutti i
    cittadini, l’indipendenza dei settori principali della societa’ ma nel
    rispetto totale dell’equilibrio della loro naturale e necessaria trama
    di inter-relazione.

    Invece abbiamo il settore culturale
    manipolato e schiavo, quindi mendace e addirittura traviante la cultura
    in formazione e quella futura: abbiamo una cultura che non puo’
    partorire e consegnare di conseguenza veri uomini alla societa’, quelli
    di cui avrebbe bisogno.

    Abbiamo il settore politico che non
    riesce a garantire l’uguaglianza per tutti, ma gestisce ed elargisce – a
    seconda delle pressioni che riceve, e a seconda degli interessi –
    privilegi e possibilita’, non curandosi di chi ha necessita’ e vive
    nell’indigenza materiale e culturale.

    Cio’ che dovrebbe essere il
    frutto naturale ed equilibrato di una libera cultura e di una giusta
    politica statale, ossia una corretta distribuzione e scambio di beni per
    tutti, dunque un sano processo economico, e’ chiaro che viene
    contaminato e reso malato proprio dal mancato rispetto delle competenze
    ma soprattutto dalle ingerenze e aggrovigliamenti mortali reciproci di
    questi importanti e principali settori.

    Non credo che l’attuale societa’ occidentale – ma mondiale – abbia problemi di crisi specificatamente di colore politico.

    Se
    la politica ha un problema, non e’ di colore quanto piuttosto di
    competenze statali, e i fondamenti di uguaglianza dei cittadini non sono
    appannaggio di un determinato manifesto politico; e’ lo Stato in se’
    che come fondamento massimo deve garantire ed esigere l’applicazione di
    questo fondamento: non e’ cioe’ un particolare manifesto politico che
    puo’ assicurare la giustizia. Tutto il resto che lo Stato fa e’ un di
    piu’, e’ conflitto d’interesse che va proprio a rendere inefficace,
    sterile e impotente, inapplicabile quella che deve essere la sua
    funzione precipua: l’uguaglianza di tutti i cittadini.