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IL METODO-TORTURA DI ISRAELE: ALIMENTAZIONE FORZATA

DI NEVE GORDON

informationclearinghouse.info

Miri Ragev (nella foto), Ministra della Cultura e dello Sport dello Stato di Israele, supporta la tortura.

Non è la sola. La accompagnano il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e quasi tutti i ministri e membri della Knesset che la hanno seguita nel suo appello.

Sebbene più della metà dei membri della Knesset si sia opposta al disegno di legge, il governo di Israele supporta la tortura, e quindi, non presenta alcuna differenza con i governi di Egitto, Siria e altri suoi vicini del Medio Oriente.

Israele, apparentemente, non è un’oasi nel deserto, come molti dei suoi esperti vorrebbero credere.

Con il termine tortura, mi sto riferendo specificamente alla legge appena passata che legalizza l’alimentazione forzata che, secondo l’Associazione Mondiale dei Medici, la Croce Rossa, e le Nazioni Unite, è definita crudele, inumana, e un trattamento e punizione degradante oltre che una violazione in flagrante del diritto internazionale.

Senza dubbio, la legislazione della Knesset non è un unicum, anche tra le democrazie liberali occidentali.

Tra i paesi che schierano l’alimentazione forzata contro gli scioperanti della fame c’è anche l’illuminato alleato di Israele, gli Stati Uniti.

Mentre gli Stati Uniti hanno sottoposto all’alimentazione forzata gli inquilini di Guantánamo per molti anni, questa pratica, in realtà, ha radici profonde nello scenario storico americano.

All’inizio del XX secolo, la suffragetta Alice Paul, incarcerata per aver richiesto il diritto di voto per le donne, diede inizio a uno sciopero della fame in prigione e fu forzata ad alimentarsi a più riprese dagli ufficiali del governo.

La scena Hollywoodiana del film Uron Jawed Angels cattura l’orribile parallelismo di alcuni prigionieri. Documenta le difficoltà del movimento delle donne e dell’alimentazione forzata come un’orrenda forma di tortura.

La nuova legge di Israele non è, almeno per i nostri giorni, diretta contro i suoi stessi cittadini, ma piuttosto contro gli oltre 5750 prigionieri politici palestinesi dei territori palestinesi occupati.

Circa 400 di questi prigionieri sono stati in una cosiddetta detenzione amministrativa senza processo; alcuni fino a otto, dieci e undici anni.

La presunzione di innocenza, che dovrebbe sottostare a tutti i sistemi di giustizia progressisti e democratici, dovrebbe essere stata applicata a queste persone.

Così non è stato.

E qui ritorna la metafora dell’oasi nel deserto.

Negli ultimi anni, molti prigionieri politici palestinesi hanno iniziato scioperi della fame come una forma di protesta non violenta contro le autorità e al momento si stima che ci siano 180 prigionieri in sciopero.

Comunque, l’analisi della giustificazione di Netanyahu per il fatto di appoggiare un disegno che legalizzi l’alimentazione forzata rivela una contraddizione nella sua logica contorta.

I detenuti amministrativi sono tenuti in prigione contrariamente al diritto internazionale e al principio di un giusto processo.

A questi uomini non è stato garantito il fondamentale diritto al giusto processo, perché prigionieri come Muhammad Allaan, che è stato in sciopero della fame per 60 giorni, non sono considerati come degli essere umani nella loro integrità di individui cui sono riconosciuti dei diritti.

Allo stesso tempo, comunque, la giustificazione per l’avanzamento della legge sull’alimentazione forzata da parte di Netanyahu deriva dall’imperativo morale di salvare vite umane.

La contraddizione vede da una parte i prigionieri politici palestinesi trattati come una sottospecie; ma dall’altra, la giustificazione per la legge in questione che viene dipinta come gesto di umanità.

In ogni caso, c’è un aspetto di questa mossa legislativa che è consistente: il desiderio di danneggiare i soggetti palestinesi attivi e violare il loro diritto all’integrità del corpo.

Ma la contraddizione tra la sottospecie e la specie non è l’unica distorsione che abbraccia il legislatore di Israele che supporta il disegno di legge.

È fondamentale sottolineare che nei loro sforzi contro la violazione del giusto processo da parte di Israele, i prigionieri hanno iniziato uno sciopero della fame, che è riconosciuto come un mezzo di protesta non violento.

Ironia della sorte vuole che il modo scelto dal governo israeliano per trattare questa protesta non violenta contro la sua pratica anti-democratica dell’amministrazione detentiva sia l’istituzione di un’altra pesante violazione di diritto internazionale: la tortura, una delle forme più gravi di disumanizzazione.

Non tutto, tuttavia, è perduto. Come insegna la grande filosofa Hannah Arendt, anche nei tempi più difficili, ci si imbatte in un’azione umana che emana un raggio di luce nell’oscurità.

Il Dr. Leonid Eidelman, a capo dell’Associazione Medici di Israele, ha richiamato tutti i dottori di Israele affinché rifiutino la pratica dell’alimentazione forzata anche se la legge la richiede.

L’alimentazione forzata negli scioperi della fame, sostiene Eidelman, rompe i principi di prevenzione del dolore e mantenimento dell’autonomia sul proprio corpo da parte del paziente, violando quindi il codice etico dei medici.

Il codice etico, ha sostenuto, è al di sopra della legge.

Eidelman ha ragione. La questione ora attiene a tutti i medici di Israele, se accoglieranno l’appello di disobbedienza civile e rifiuteranno di obbedire alla legge.

La possibilità che ciò accada, sfortunatamente, è molto bassa.

Neve Gordon

Fonte: www.informationclearinghouse.info

Link: http://www.informationclearinghouse.info/article42640.htm

16.08.2015

Traduzione per www.comerdonchisciotte.orh a cura di GUENDALINA ANZOLIN

Pubblicato da Davide

  • Fedeledellacroce

    Ma come? Non si ricorda costui dell’olocausto?!!!
    Come si permette questo tizio di insultare gli olocaustati.
    E’ punibile dalla legge!!

  • cardisem

    Bene fa la Redazione a pubblicare traduzioni di articoli su Israele. Avevo accesso il computer per fare un’ampia analisi/riflessione sull’articolo di Israel Shamir, ed ecco che invece mi trovo un nuovo articolo sempre su Israele…

    Mi soffermo brevemente su quest’ultimo articolo e poi se avrò del tempo tornerò a Shamir.

    Tesi: Lo «stato ebraico di Israele» non è soltanto una “bestemmia” al cospetto di Dio, come da sempre sostengono i rabbini di Neturei Karta (insultati e vilipesi per il fatto di essere “quattro gatti” all’interno delle attuali “comunità ebraiche” e come se l’essere “quattro gatti” indebolisca per questo i loro argomenti, rispettabili, e le loro ragioni), ma è anche la negazione di ogni diritto, sia interno sia internazionale…

    La favola propagandistica della «unica democrazia del Medio Oriente» è davvero stucchevole e non merita ulteriore perdita di tempo. Se essere una “democrazia” significa avere delle regole e delle procedure allo stesso modo in cui anche una banda di Ladroni può deliberare secondo a maggioranza e con numero legale, allora tutto può essere una “democrazia”…

    Lo Stato di Israele è una costruzione CONTRO il diritto sia positivo sia naturale, è una minaccia costante alla pace nel mondo. La guerra contro l’Iraq è stata imposta agli USA da una ristretta Lobby che compra e vende sfacciatamente tutti i parlamentari americani…

    Un simile stato si regge perché sono stati corrotti i vertici al potere sia negli USA sia negli Stati europei… Al momento, la loro forza sta nella capacità di condizionare la politica americana, sotto il cui tallone l’Italia giace dal 1945 ad oggi…

    Il discorso non è finito e devo interromperlo, ma plaudo comunque alla linea editoriale che fornisce sempre nuovi spaccati della società israeliana (“una società di successo”, come mi era capitato di sorridere ascontando ad un convegno un signore americano che così si esprimeva…)

    Si tenga infine conto e mai lo si dimentichi, che per puntellare il suo potere lo Stato di Israele oltre ad avere la proprietà di tutti i media mainstream, si serve anche di un esercito di Troll stipendiati che sono anche fra di noi presenti…
    Si legga la “Confessione di un Troll pentito” tradotta anche in italiano su Civium Libertas: Ero pagato per fare ill…
    Troll sionista pro-israehttp:// civiumlibertas.blogspot.it/2015/07/ero-pagato-per-fare-il-troll-sionista.html [civiumlibertas.blogspot.it]

  • GioCo

    Curioso notare che dopo c.ca 2mila anni fatichiamo a capire cosa sia la democrazia. In effetti, negli studi umanistici di sociologia si fatica a capire cosa sia un popolo, in quelli antropologici a capire dove inizia a dove finisce una cultura, in quelli politici a definire lo Stato Sociale.
    Manco a dirlo, dopo tanto argomentare filosofico, dai sapienti arriva più nebbia che lumi su cosa sia l’Uomo, da dove arrivi e dove sia diretto.

    Agli inizi del ‘900 l’idea di uno Stato completamente sociale, colonizzò le menti dei più pii per un certo periodo. Pareva una soluzione perfetta: lo Stato che coccola i suoi cittadini, come una chioccia i pargoletti. Un immagine bucolica da pubblicità per frollini.
    Eh, ma Stato inizia con la "S" di Serpente Biblico e "porco giuda" più sibillina di quell’idea ce ne poche. Ma facciamo un minimo di ordine. Prima che la rivoluzione francese e poi Napoleone facessero della libertà dei popoli una galoppante sciroccata, con seguito di sfracelli e macelli vari di massa, lo Stato fisico era il Re, tanto che ancora oggi la fisica materialità dell’esperienza la chiamiamo "realtà" (attinente al Re). Lo Stato come concetto vivo non umano e il conseguente scorporamento dell’idea di Governo da quella di "persona umana" è una conseguenza moderna, che ha caricato i simboli di essenza vitale, come la bandiera. Di conseguenza siamo passati dal fare guerre sotto i gonfaloni e per capriccio di nobiltà varia a farla sotto le banidere degli Stati-Nazione e senza più sapere bene chi comandava cosa e perché. Nello stesso periodo in cui nasceva l’industria e con essa la necessità di istruire le masse, venendo così a cadere il dogma del "sapiente controlla ignorante" che aveva retto per secoli la nobiltà, menti militari concepivano le prime istituzioni scolastiche pubbliche e la politica sociale veniva sapientemente divisa da quella economica: in questo modo il contadino poteva delimitare il suo orticello e il nobile furbo l’accesso alle risorse generali da cui tutti dipendevano, come la gestione e la realizzazione di opere pubbliche (che già amministravano "per conto di Dio".
    In un colpo grazie all’idea di proprietà (a vantaggio dei dominanti) ci si liberò dell’ingombro eclesiastico e pubblico rappresentativo. In cambio della schiavitù eterna, alla massa bastarono le briciole, promesse e piccole concessioni, anche perché dal niente di prima, fu per almeno un secolo (anche se a intermittenza) una vera sbronza di grazia divina discesa dal cielo … per le formiche.
    Se qualcuno però immagina che tutto ciò abbia rappresentato davvero una rivoluzione culturale a vantaggio dei disperti, degli emarginati, dei poveri e dei derelitti, cioé del pane e del vino della festa demoniocratica che va avanti da sempre, o è cieco oppure vive nelle grotte a zero lumen.
    Io credo che Israele rappresenti solo una compagine umana, un aspetto della irrisolta prismatica appartenenza a un continuità di coscienza che è nella sua propria essenza indivisibile. Per ciò, se dico che Israele non è altro che quella coscienza che pensa a una propria parte come migliore rispetto a un altra e come parlassi idealmente di un corpo e delle sue parti cancerogene o virali, o micotiche.
    Nell’insieme del complesso umano accettare una alimentazione forzata come mezzo per sostenere l’Uomo è quindi accettabile come deriva e spia di un profondo stato di malessere sociale oppure del suo aggravio, della incompetenza delle cure ricevute e del conseguente stadio di necrosi aggravata che può solo consumare il Corpo dello Stato dall’interno.
    Non penso serva poi corpire con veli e profumi, la putrescenza i vermi e l’olezzo di quest’opera di ingegno sociale. In fondo, volendo, già si mostra da sola in tutta la sua luminosa evidenza.

  • cardisem

    Io credo che Israele rappresenti solo una compagine umana, un aspetto
    della irrisolta prismatica appartenenza a un continuità di coscienza che
    è nella sua propria essenza indivisibile. Per ciò, se dico che Israele
    non è altro che quella coscienza che pensa a una propria parte come
    migliore rispetto a un altra e come parlassi idealmente di un corpo e
    delle sue parti cancerogene o virali, o micotiche.
    ————-

    Non ci capisco molto e non trovo chiara la prosa…

    Per me di Israele, intendo dello «Stato ebraico di Israele», si può parlare sempre soltanto male. Se qualcuno cerca di attenuare o di sviare il discorso, siccome so con certezza che esistono migliaia di agente che si muovo sulla rete in servizio permante attivo di propaganda e manipolazione di ogni genere, allora sempre sospetto di trovarmi in presenza di uno di questi agenti…

    Naturalmente, posso anche sbagliarmi, si potrebbe trattare di un disinformato, di uno che è caduto nella rete della propaganda, ma egli stesso potrà dimostrare che così non è ed il mio metodo di circospezione sistematica conserva tutta la sua validità.

    Ricordo che alcuni mesi fa, in Gran Bretagna, all’università di Soutempton, avrebbe dovuto tenersi un convegno di grande respiro scientifico per esaminare la relazione dello Stato di Israele con il sistema del diritto internazionale… Intuito, il pericolo la Lobby impedito che il convegno si tenesse… Il fatto che ci sia riuscito è una spia della forza e delle collusioni di cui dispone… La cosa dovrebbe far riflettere….

    Poiché qualcosa ne so, dico che è stato ormai distrutto quel diritto internazionale che si era sviluppato dal trattato di Westfalia in poi…. Siamo ormai alla legge della giungla….